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sabato 27 giugno 2026

Ultime di... cronaca


Un lettore informa che la Parasenegalia visco di una viuzza - quasi centrale - di Bordighera deriva dai semi che la vecchia proprietaria, appassionata di lunghi viaggi, aveva colto in lande lontane, forse in Sud America, visto che altri amanti di botanica suggeriscono, per lasciare qualche traccia nella memoria dei profani, di definire l'albero Acacia del Sud America.

Prosegue intensa dal Belgio la campagna promozionale delle foto dello sterminato archivio ormai storico di Fabrizio La Torre, quelle già esposte in alcune mostre, come quelle di Bruxelles, Liegi, Parigi, Monaco, Bangkok, un'attività perseguita con tenacia dal nipote François Bayle.

Ci si imbatte di recente in due tesi, una di laurea, l'altra di dottorato, entrambe riferite alla partecipazione di italiani alla guerra di Indocina (1946-1956) nella Legione straniera francese. Almeno due persone di questa provincia fecero quella esperienza, ma nella sterminata mole di documenti, consultati e sintetizzati dai ricercatori, non se ne è trovata alcuna specifica traccia, anche se è vero che quasi tutte le situazioni esaminate dipendono da incartamenti con codici particolari, quindi con rese del tutto anonime. Risulta che siano stati più di 500 gli italiani morti in quel conflitto, mentre, soprattutto per la reticenza in proposito delle autorità francesi, gli studiosi non hanno potuto concludere sul numero di disertori italiani, disertori che in genere dovevano poi arruolarsi tra i Vietminh. Non risultano punizioni esemplari a carico dei fuggiaschi che rientravano nei ranghi della Legione, meno che mai delle fucilazioni. Si fa questa sottolineatura pensando al partigiano di Sanremo, amico di Italo Calvino, la cui tragica fine nel lontano Oriente in quel contesto appare, pertanto, ufficialmente ancora misteriosa. Sul piano della buona letteratura va menzionato un volta di più in materia il romanzo "Asce di guerra" del collettivo Wu Ming.

Prosegue da Bordighera una polemica condotta su Facebook, tesa a dimostrare - libri alla mano - che capitan Bresca di Sanremo non avrebbe mai ottenuto per sé e per i suoi discendenti il privilegio di fornire al Vaticano le foglie di palma per le Domeniche, appunto, delle Palme: forse sta crollando il mito della frase "acqua alle corde" e del contesto in cui sarebbe stata pronunciata, i cui dettagli qui si danno per scontati.

Sempre su Facebook, ma nell'interessante gruppo VivImperia, sono state pubblicate immagini e congrue informazioni sulla vecchia distilleria in zona Prino ad Imperia, lo stabilimento che accompagnava un tempo con le emissioni delle sue dolci fragranze le competizioni studentesche provinciali di atletica leggera.

Ancora su VivImperia si può notare una fotografia - un bel fotomontaggio - dello scalo di Porto Maurizio, dalla quale sembra quasi che da quelle parti si siano portati via da Ventimiglia la statua del Corsaro Nero, personaggio di fantasia che non tanto con la lettura degli specifici romanzi di Emilio Salgàri quanto con le ripetute rievocazioni folcloristiche locali ammalia tanti abitanti della città di confine. A meno che non si sia trattato di ironia di carattere imperiese, esposta in modo cifrato per gli estranei. Risalendo in quei post, non si è, tuttavia, rintracciato nulla di pertinente.

Adriano Maini

lunedì 2 marzo 2026

Aubagne, ancora

Aubagne. Foto: Florian Fèvre. Fonte: Wikipedia

Cercando sul web qualche conferma, meglio ancora, qualche immagine rispetto ad un singolare episodio, su questo blog già raccontato, episodio della primavera del 1983 avvenuto ad Aubagne, un centro di 46.000 abitanti vicino a Marsiglia, si sono trovate solo notizie sparse di vario genere, ma non quello che si voleva.
Conviene partire dal citato aneddoto. Arrivato a Marsiglia in treno un giovane funzionario della Federazione comunista di Imperia venne accompagnato in auto da due "colleghi" della città dei Focesi ad Aubagne - comune retto dai comunisti - per tenere nel salone di una bocciofila ad emigrati italiani del posto un discorso di propaganda per le imminenti elezioni politiche italiane. Se ci si ricorda bene in quel periodo per esercitare i loro diritti i connazionali dovevano ancora tornare ai luoghi italiani di residenza, non potendo votare presso i consolati, come già avveniva per il Parlamento Europeo. Finito quell'incontro, i compagni francesi - dei veri birboni - portarono l'ospite - ignaro di tutto - in un normale bar per una classica bevuta prima del rientro a Marsiglia. Ad un certo punto, quasi di sicuro per un ammiccamento dei due, si avvicinò al tavolo la proprietaria, una vera matrona, di non tenera età e molto truccata in viso come tante altre sue compatriote all'epoca, che, fatte due parole di circostanza, andò al bancone per tornare ad esibire trionfante allo sprovveduto forestiero una copia di una rivista popolare italiana che l’aveva "immortalata" con almeno tre pagine, corredate di varie fotografie, dal titolo più o meno corrispondente alla frase "La mamma dei legionari". L'inviato della Riviera dei Fiori si sentì subito ribollire di sdegno perché non aveva - ad usare un eufemismo - una grande considerazione dei soldati della Legione Straniera, ma fece - come si suol dire - buon viso a cattivo gioco: del resto, non aveva potuto sin lì sospettare nulla, perché non si erano nè scorti visi giovani tra gli scarsi avventori, né viste divise di sorta. E neppure sapeva che ad Aubagne c'era l'unica caserma - per essere precisi, la sede del comando per il reclutamento - della Legione sul suolo metropolitano.
Tornando all'attualità, si ripete che non si è rinvenuta alcuna traccia di quella particolare "consolatrice" dei tipacci in kepì, ma si sono acquisiti altri ragguagli di carattere più generale. Ad esempio, che nel secondo dopoguerra e sino al conclusione (1954) della guerra francese in Indocina furono circa diecimila gli italiani che combatterono con la Legione in quel conflitto: non si conosceva l'entità di questa tragica vicenda, ma su questo blog per combinazione si era già potuto scrivere di qualche similare esperienza. Impressionante, poi, è stato imbattersi in un "forum", nel quale, dietro l'anonimato dei nomi di fantasia, si possono leggere velleità di diversi partecipanti di raggiungere in oggi la Legione; il tutto in genere sotto forma di domande, con tanto di botta e risposta, ad un tizio che dovrebbe già essere arruolato - o si spaccia per tale - e che ribadisce che ancora adesso entrare nella Legione Straniera è un modo per mettersi al riparo dai pericoli del mondo, visto che si viene esclusi - forse - solo se si sono compiuti crimini molto efferati; questo animatore non si tira indietro dal riferire gli aspetti più rudi, compreso un certo nonnismo, di quella vita, incontrando per lo più vivo interesse e quasi suscitando maggiori aspettative.
Consola sapere che Aubagne significa oggi, come nella sua lunga storia, tante altre congiunture positive, per cui viene spontaneo aggiungere, a titolo indicativo, che già due anni fa un lettore segnalava che ad Aubagne aveva abitato un cugino di suo padre, che aveva fatto parte della resistenza a Marsiglia.

Adriano Maini