Il ragazzo, sollevando appena i calzoni per quel tanto da mostrare i calzini, improvvisava una sorta di ballo can can sulla pedana della cattedra in quella classe a pianterreno del Liceo Classico di Ventimiglia. Correva il 1967. Lo affiancava in quell'improvvisata il compagno che, arrivata l'estate, sarebbe andato a Londra, per essere pronto a fare specifici corsi, che in seguito gli avrebbero consentito di andare a lavorare in Africa come croupier. Era l'ora di lezione del professore supplente, molto preparato nelle sue materie, storia e filosofia, ma molto bonario nella disciplina: subito assente, rientrando forse vide la scena, ma lasciò, come altre volte, correre. Eppure era il parroco di Mortola, abituato al rapporto con i giovani della zona, ai quali aveva anche insegnato a fare teatro: Roberto Rovelli racconta che in pratica aveva ravvisato la futura vocazione al giornalismo di Nico Orengo, quando aveva sollecitato i due a fare un esperimento ben riuscito di carta stampata nei locali delle chiesa.
Tornando al nostro ragazzo - e a quell'anno - questi non partecipò, al contrario della sorella, a quel sali e scendi da Marina San Giuseppe di Ventimiglia (la città nel racconto è sempre questa) a Via Due Camini, compiuto in una serata sul finire della bella stagione da ragazze e ragazzi clienti del comune stabilimento balneare, una piccola gita che il suo amico di Nervia avrebbe sempre ricordato come una giovanile occasione di leggera spensieratezza, imperniata su improvvisate calde amicizie, destinate ben presto inevitabilmente a tramontare.
Il ragazzo per almeno due anni trovava come sodali in quell'impianto sul mare, soprattutto in alcuni momenti di attività ricreative, due altri compagni di scuola, gli stessi di cui si sono qui già rammentate le amicizie con un futuro poeta e le precedenti escursioni sino a Castel d'Appio. Del resto, i tre in quel periodo si dedicavano insieme anche al gioco del tennis: il nostro ragazzo, che aveva il senso dell'umorismo, avrebbe spesso riferito con disinvoltura alcuni episodi brillanti, ma in particolare di quella volta in cui, avendo trovato casualmente sul mezzo pubblico mentre si recavano ai campi di Bordighera il loro compagno di Nervia, quest'ultimo creava scompiglio sulla corriera affollata, essendosi deciso in extremis, attardato come era stato a confabulare con gli altri, a scendere alla fermata precedente alla loro.
Il ragazzo era stato ben attivo in altre storie di quella combriccola studentesca della leva del 1949, come, ad esempio, per il "tutti al mare" a Punta Mortola del 1965, di cui recentemente si è potuto purtroppo appurare che il già evocato filmino è stato più un esperimento espressionista che, qualora riversato in digitale, un video da riguardare per il piacere di riconoscere tanti volti di sedicenni.
Il ragazzo fece l'ultimo anno di Liceo ad Alassio, soggiornando in collegio. Non mancò di rivedere gli amici, come per quel Capodanno, che per lui significò anche la conquista di un nuovo cuore femminile.
Ad Alassio per conoscere gli esiti concernenti il suo diploma di maturità si recò guidando la sua automobile in compagnia di due vecchi compagni: non c'era ancora l'autostrada, ma il viaggio sulla Via Aurelia non destò in loro particolare impressione - neppure con Capo Mele -, tutti presi com'erano a raccontarsi i fatti loro.
Non più ragazzo, anni dopo indicava dalla zona del foce del fiume Roia i nomi - quelli che non tutti gli escursionisti, una volta scesi a valle, ancora oggi sanno riconoscere - dei monti di là visibili al suo amico già abitante di Nervia, che almeno di Monte Bego si sarebbe sempre ricordato: il suo amico che si sarebbe inoltre sempre ricordato dei libri sui nativi d'America avuti da lui in prestito da adulti o di quando, ancora studenti, insieme agli due compari che qui sono più volte apparsi, lo andava a prendere di sabato sera in quella periferia di levante della città per portarlo al cinema, e di tanti altri simpatici intermezzi.
Adriano Maini
Tornando al nostro ragazzo - e a quell'anno - questi non partecipò, al contrario della sorella, a quel sali e scendi da Marina San Giuseppe di Ventimiglia (la città nel racconto è sempre questa) a Via Due Camini, compiuto in una serata sul finire della bella stagione da ragazze e ragazzi clienti del comune stabilimento balneare, una piccola gita che il suo amico di Nervia avrebbe sempre ricordato come una giovanile occasione di leggera spensieratezza, imperniata su improvvisate calde amicizie, destinate ben presto inevitabilmente a tramontare.
Il ragazzo per almeno due anni trovava come sodali in quell'impianto sul mare, soprattutto in alcuni momenti di attività ricreative, due altri compagni di scuola, gli stessi di cui si sono qui già rammentate le amicizie con un futuro poeta e le precedenti escursioni sino a Castel d'Appio. Del resto, i tre in quel periodo si dedicavano insieme anche al gioco del tennis: il nostro ragazzo, che aveva il senso dell'umorismo, avrebbe spesso riferito con disinvoltura alcuni episodi brillanti, ma in particolare di quella volta in cui, avendo trovato casualmente sul mezzo pubblico mentre si recavano ai campi di Bordighera il loro compagno di Nervia, quest'ultimo creava scompiglio sulla corriera affollata, essendosi deciso in extremis, attardato come era stato a confabulare con gli altri, a scendere alla fermata precedente alla loro.
Il ragazzo era stato ben attivo in altre storie di quella combriccola studentesca della leva del 1949, come, ad esempio, per il "tutti al mare" a Punta Mortola del 1965, di cui recentemente si è potuto purtroppo appurare che il già evocato filmino è stato più un esperimento espressionista che, qualora riversato in digitale, un video da riguardare per il piacere di riconoscere tanti volti di sedicenni.
Il ragazzo fece l'ultimo anno di Liceo ad Alassio, soggiornando in collegio. Non mancò di rivedere gli amici, come per quel Capodanno, che per lui significò anche la conquista di un nuovo cuore femminile.
Ad Alassio per conoscere gli esiti concernenti il suo diploma di maturità si recò guidando la sua automobile in compagnia di due vecchi compagni: non c'era ancora l'autostrada, ma il viaggio sulla Via Aurelia non destò in loro particolare impressione - neppure con Capo Mele -, tutti presi com'erano a raccontarsi i fatti loro.
Non più ragazzo, anni dopo indicava dalla zona del foce del fiume Roia i nomi - quelli che non tutti gli escursionisti, una volta scesi a valle, ancora oggi sanno riconoscere - dei monti di là visibili al suo amico già abitante di Nervia, che almeno di Monte Bego si sarebbe sempre ricordato: il suo amico che si sarebbe inoltre sempre ricordato dei libri sui nativi d'America avuti da lui in prestito da adulti o di quando, ancora studenti, insieme agli due compari che qui sono più volte apparsi, lo andava a prendere di sabato sera in quella periferia di levante della città per portarlo al cinema, e di tanti altri simpatici intermezzi.
Adriano Maini


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