mercoledì 19 aprile 2023

A Lalla Romano a Bordighera hanno dedicato una viuzza del tutto secondaria

Bordighera (IM): Lungomare Argentina

Si racconta che Bruno Fonzi avesse preso in carico una borsa di svariati appunti, tutti di Giacomo Ferdinando Natta, una volta defunto quest'ultimo, con l'impegno di condividere, in funzione di future occasioni di valorizzazione, il materiale per così dire ereditato con diversi attori dei cenacoli letterari ed artistici che facevano perno anche su Bordighera: da quel lontano 1960 si sono perse, purtroppo, le tracce di quel prezioso retaggio.

Francesco Biamonti sapeva di trovare spesso Sergio "Ciacio" Biancheri sul lungomare di Bordighera intento ad abbozzare talune delle sue splendide "Marine": capitava altrettanto di sovente che chiedesse ed ottenesse in dono dall'amico pittore alcuni degli schizzi di prova, che al futuro scrittore di San Biagio della Cima sarebbero in seguito serviti per atti delicati di galanteria in ambito femminile.

Un altro amico pittore di Biamonti, Ennio Morlotti, introdotto casualmente in quella compagnia (i nomi che qui corrono ed altri ancora che non verranno citati animarono irripetibili stagioni culturali di Bordighera, talvolta anche della zona e del ponente) da Guido Seborga, trovò nella vicina Ventimiglia un mecenate molto discreto che, ospitandolo vicino a Porta Marina, gli diede l'occasione di studiare con calma i paesaggi, in particolare quelli aspri, e la natura del ponente ligure.

Guido Seborga, dal canto suo, non pago di avere già suscitato alti pensieri e valorizzato giovani di intelletto, una volta dedicatosi anche alla pittura, ben volentieri impartiva in Bordighera, sul finire degli anni Sessanta, disinteressate lezioni in materia, molto apprezzate da freschi virgulti.

Nico Orengo, il vero scopritore di Francesco Biamonti, quando presente nella zona di Ventimiglia e Bordighera, si teneva in genere più defilato in prossimità del confine francese e in Val Nervia, in località che furono per lui (come noto) grandi fonti di ispirazione.

Di Lalla Romano e di Francesco Biamonti esiste una fotografia che li colse in un intenso, plastico conversare. La scrittrice - ed artista - che già in gioventù aveva frequentato la Riviera, segnatamente Sanremo, cui in seguito la legarono anche altri affetti, nella sua intensa vita, conclusa in un luogo altamente evocativo, quale Brera in Milano, fu anche una grande amica di Bordighera, come tante tracce lasciate ancora documentano. A Lalla Romano in Bordighera è stata intestata una viuzza pressoché di campagna, a settentrione di regione Due Strade, non discosto dalla Frazione Borghetto San Nicolò.

Quasi a chiudere un minuto racconto, non si può dimenticare che Enzo Maiolino, sodale apprezzato da tanti personaggi, qui menzionati e non,  e da sempre al fianco di Luciano De Giovanni, il quale non disdegnava, pertanto, frequentazioni di Bordighera, meditava ancora poco prima della morte, sulla base di scritti che forse si illudeva di ritrovare ancora, e proprio nella città delle palme, di realizzare un'opera altamente compiuta sulla figura di Giacomo Natta, a cui, peraltro, aveva continuamente dedicato forte attenzione sotto forma di saggi critici e, addirittura, di cura di ristampa di talune opere.

Adriano Maini

mercoledì 22 marzo 2023

Hotel Angst - Posto degli sfollati - Terzo Piano 109 - Bordighera

Bordighera (IM): lavori di ristrutturazione in corso in questi mesi all'ex Hotel Angst

Roberto Muratore scriveva in una data non precisata, alla vigilia della sua esecuzione, alla moglie Antonietta Lorenzi una breve missiva così carica di dignità personale e di affetto per i suoi cari, che meriterebbe di essere citata tra le "Ultime Lettere dei Condannati a Morte della Resistenza Italiana".
Essa, tuttavia, non risulta sinora pubblicata nel sito "ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana".   
Ci sono diverse annotazioni da effettuare in proposito.
La prima consiste nel fatto che il documento in questione - rinvenuto da Paolo Bianchi di Sanremo - è conservato nell'Archivio di Stato di Genova insieme ad altri incartamenti riferiti a processi di epurazione antifascista dell'immediato secondo dopoguerra: se ne può dedurre, per analogia, ma anche alla luce di quanto segue, che lo scritto corrisponda alle ultime volontà di una vittima della furia nazifascista e non di un deliquente qualsiasi, che, anzi, difficilmente in quei tempi oscuri veniva perseguito.
La seconda che per quante altre ricerche - via Web, va da sè - si siano fatte, come nel caso degli elenchi delle persone morte a qualsiasi titolo nel conflitto, realizzati a suo tempo dal Comune di Ventimiglia, i cognomi Muratore e Lorenzi (tipici della città di confine e delle sue Frazioni) non appaiono o come nel caso del memoriale dei Martiri della Strage del Turchino, per la quale le vittime furono barbaramente selezionate tra detenuti nelle carceri di Genova (e nella quale vennero trucidate tre persone di Camporosso, un uomo di Olivetta San Michele, un partigiano di Oneglia ed il patriota antifascista Renato Brunati, che aveva la residenza alla Casa del Mattone di Bordighera). In verità, nell'archivio online dell'Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea "Raimondo Ricci", appare un Roberto Muratore, ma come partigiano della 4a Brigata Val Bormida Giuliani Divisione Autonoma Fumagalli: un caso a parte, dunque.
Ancora. Il biglietto di Roberto Muratore venne scritto a macchina con molti errori di ortografia e di grammatica. Ad esempio, la lettera era indirizzata a "Lorenzi Antonietta - Otel Lans Posto degli sfollati - Terzo Piano 109 - Bordighera". Viene il dubbio - dato il tragico contesto - che sia stato compilato da un'altra persona: si potrebbe persino supporre un furiere tedesco.
Sembra giusto riportarne qualche brano un po' aggiustato in italiano. "Cara moglie mi hanno fatto il processo e mi hanno condannato a morte... la colpa della mia pena è di tuo padrino che ha raccontato tutto quello che ha voluto per salvarsi lui stesso... io di male non ho mai fatto nulla come ben sa tutto il nostro paese. Noi siamo stati disgraziati perché la nostra vita di matrimonio é stata molto breve, ma pensa al bambino che ti conforta. Sono gli ultimi Saluti e baci a te ed al mio piccolo Tino che non ha potuto conoscere suo padre e che ha avuto la medesima sorte di me che non ho conosciuto la mamma. Saluti al fratello e al Padre..."
 

Uno stralcio del documento qui citato. Fonte: Archivio di Stato di Genova

Per essere la signora con il figlioletto sfollata in albergo a Bordighera i coniugi dovevano per forza essere abitanti di un borgo della zona Ventimiglia-Bordighera. A Bordighera venivano fatti trasferire gli abitanti delle zone di confine con la Francia (quelli della val Roia addirittura anche a Torino, inoltre con marce forzate). Nelle strutture turistiche requisite furono, del resto, ricoverati gli abitanti della Città delle Palme che avevano avuto le case colpite dai bombardamenti, in genere navali. Tutto ciò lascia inquadrare la possibile data della missiva in oggetto nel periodo compreso tra l'assestamento (settembre 1944) delle forze armate alleate sulla vecchia linea di confine italo-francese e la fine della guerra.
La tragica vicenda di Roberto Muratore forse lascia aperto un altro interrogativo, assodata l'attuale giacenza in Genova del nominato biglietto: quello del suo arrivo o meno fra le mani della moglie e degli oggetti lì segnalati, la fede nuziale, l'orologio e le cento lire.
Adriano Maini

giovedì 2 marzo 2023

A Vallecrosia c'è ancora la vecchia casetta...


A Vallecrosia c'è ancora la vecchia casetta da cui si proiettavano un tempo le pellicole di un cinema all'aperto: anzi, è ancora conservato il foro adattato allo scopo.


Gli spettacoli avevano luogo a ridosso dell'ormai demolito Mercato dei Fiori, molto vicino a Camporosso.


A Ventimiglia una rinomata enoteca nello stesso posto esisteva già negli anni Trenta del secolo scorso, probabilmente meno elegante di oggi, perché allora era una semplice osteria o giù di lì: si raccontava di una mula che si fermava da sola davanti al locale per consentire al conduttore - non proprietario - di bersi colà in santa pace un bel bicchiere di vino. Quanti avvenimenti sono accaduti e quante persone si sono avvicendate tra quelle mura! In proposito, Gaspare Caramello vi ha proprio ambientato gran parte di un suo racconto, molto interessante e assai divertente.


Sempre a Ventimiglia, il Mercato dei Fiori c'è ancora come denominazione - riportata con orgoglio sul frontone di ingresso - ma da tanto è un mercato annonario, anzi, un mercato coperto attrezzato: anche volendo, non vi si potrebbero più tenere le favolose serate danzanti di cui si tramanda ancora l'eco.


A Bordighera almeno una delle storiche fontane - quella di zona Villa Ortensia - è stata spostata, anche per più di cento metri: non ci sono più in loco - o non possono più aspirare ad essere tali - utenti alla ricerca di acqua fresca, forse sorgiva...


... sorgiva di sicuro nel caso della vecchia fontana - e già abbeveratoio per animali - di Via Romana, in prossimità della Civica Biblioteca Internazionale, sempre meta di appositi pellegrinaggi di squisiti intenditori del prezioso liquido.

Adriano Maini

mercoledì 14 dicembre 2022

Subito dopo la Liberazione, Meiffret e Porcheddu non sempre furono capiti

Sanremo (IM): un angolo dell'attuale Via Matteotti prossimo alla dimora di Lina Meiffret

Di recente Daniela Cassini e Sarah Clarke hanno scritto un libro dedicato alla figura di Lina Meiffret (Lina, partigiana e letterata, amica del giovane Calvino, Fusta 2022), eroina della Resistenza, che pagò le sue battaglie per la libertà con torture, sevizie, fatiche e stenti con la deportazione nei campi di lavoro nazisti, rimanendone per sempre minata nel fisico e nello spirito. Nella richiamata opera campeggia anche la memoria di Renato Brunati, compagno di vita di Lina che, arrestato insieme a lei, venne fucilato al Turchino, dopo aver subito, come si racconta nel lavoro fondamentale di Mario Mascia sulla Resistenza Imperiese, un calvario ancora più impressionante di quello subito dalla sua fidanzata. Nelle pagine di Cassini e di Clarke emergono personaggi di rilievo, quali Italo Calvino e Guido Seborga, che intrattennero con l'amica di sempre, Lina, anche dopo la guerra una diversificata, ma significativa corrispondenza. Si parla anche di Giuseppe Porcheddu, detto Beppe: del resto, a lui Brunati e Meiffret affidarono, quasi presaghi della loro imminente cattura, i due ufficiali britannici, già prigionieri di guerra, i quali solo più di un anno dopo, attraverso ulteriori avventure, riuscirono a rientrare nelle linee alleate. Nel libro, va da sé, compaiono altri patrioti ed altri partigiani. 

Una pagina di un memoriale, senza data ma del secondo dopoguerra, scritto da Giuseppe Porcheddu

Alcuni documenti - di cui si riportano qui di seguito degli stralci -, relativi agli atti del processo presso la Corte d'Assise Straordinaria (Cas) di Imperia a carico di Egidio Ferrero e depositati presso l'Archivio di Stato di Genova, fotocopiati pochi giorni fa da Paolo Bianchi di Sanremo, riportano testimonianze e deduzioni, le quali, mentre intendevano minare il valore delle attenuanti da loro prodotte a favore di Ferrero, sembravano altresì, sminuire il ruolo svolto nella Resistenza da Lina Meiffret e da Giuseppe Porcheddu, soprattutto di quest'ultimo. L'impegno antifascista di Porcheddu è attestato sia in Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968 che in Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Garzanti, 1971. A riassumere, a ben guardare, i rischi corsi nella cospirazione libertaria da Porcheddu sono sufficienti le seguenti note scritte da Sergio Favretto (Il Piccolo, venerdì 16 ottobre 2020 ): "Per garantire la sicurezza alla famiglia, alla moglie Ada Sabbadini e alla figlia Lidia, Concetto coinvolse il fratello Salvatore Marchesi (Salvamar), dottore in chimica, esponente della Resistenza ed antifascismo fra Sanremo e Bordighera, ispettore del Cnl [circondariale di Sanremo] e capo delle Sap di Bordighera. Il fratello Salvatore riuscì, fra dicembre '44 e gennaio '45, a far ospitare in incognito Ada e Lidia dall'amico Beppe Porcheddu, nella propria villa di via Arziglia di Bordighera. In quel periodo, sempre nella villa vi erano nascosti due ufficiali inglesi collaboranti con i partigiani. Erano Michael Ross e George Bell. Uno di essi diventerà genero del Porcheddu".

I mentovati documenti dell'Archivio di Stato di Genova riportano - non tutto, invero - oltre al riepilogo inquisitorio curato dalla Questura di Imperia (Vice Commissario Rosanova) e destinato al pubblico ministero, l'autodifesa dell'imputato, alcune denunce, alcune testimonianze a favore.

Esaminare, anche se sommariamente, l'insieme porterebbe fuori tema. Si procede, pertanto, di qui in avanti, a produrre un certo numero di esempi di quanto sopra tratteggiato.

Egidio Ferrero paradossalmente, come agente di polizia, all'indomani della Liberazione stese in Bordighera un verbale dell'interrogatorio a carico di un certo Garzo, che aveva tra il 1943 ed il 1944 denunciato anch'egli Meiffret e Brunati, pur essendo stato loro amico (così come di Guido Seborga, il primo a fare la sua conoscenza, e di Giuseppe Porcheddu). Ferrero era indagato per avere compiuto e partecipato come milite della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) ad azioni efferate anche in provincia di Savona. Rimane singolare, intanto, come Ferrero con i suoi trascorsi fosse riuscito - sia pure per breve tempo: interrogava Garzo il 24 maggio 1945 nella Caserma dei Carabinieri di Via Cadorna, stendeva il verbale per il Pubblico Ministero della Cas l'8 giugno 1945 e ad ottobre 1945 era sotto processo - a diventare poliziotto (anzi, Ispettore Capo Dirigente l'Ufficio di Bordighera). Forse perché era stata l'amministrazione alleata a conferirgli l'incarico. In effetti, nel già citato documento indirizzato al P.M. della Cas di Imperia in data 10 dicembre 1945 a firma del Vice Commissario di P.S., Dirigente la 2^ divisione, Questura di Imperia, Dr. Mario Rosanova, è data l'opportunità di leggere: "In data 1° giugno c.a., per interessamento delle Autorità alleate, su attestazioni di esponenti del movimento di liberazione, il Ferrero Egidio in oggetto generalizzato, già brigadiere dell'UPI della g.n.r., fu assunto nelle forze di Polizia della Provincia e destinato all'Ufficio di P.S. di Bordighera, perché ritenuto un benemerito della lotta per la liberazione. Senonché sono pervenute a questo Ufficio varie denunzie [...]".

Dichiarazione di Lina Meiffret, controfirmata da Renzo Rossi. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Renzo Rossi, già segretario del CLN di Bordighera, nonché responsabile del collegamento del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia con gli alleati, interveniva a controfirmare come Presidente del CLN di Bordighera in data 13 agosto 1945 una dichiarazione di Lina Meiffret indirizzata alla Questura di Imperia che, tra l'altro, per quanto attiene il Ferrero riferiva che "nel febbraio del 1944 il sig. Ferrero Egidio, allora Brigadiere della Squadra Annonaria di Torino, trasferito ad Imperia al servizio dell'U.P.I. quale comandante di detto nucleo, è stato incaricato da Renato Brunati, allora capo di una banda di partigiani nella zona di Bajardo, ad assumere tale posto, entrando in tal modo a far parte del servizio informazioni partigiano (S.I.P.). Il suo comportamento è stato ottimo, anche in seguito, come potete constatare dall'allegata dichiarazione del C.L.N. di Alassio".

Il piemontese Ferrero, imputato nel processo in parola, ormai residente a Bordighera a Villa Estella, dichiarava il 30 ottobre 1945 che"... riassunto in servizio e destinato a Imperia nella prima decade di febbraio. Faccio presente che allorché fui trasferito ad Imperia mi fermai ad Alassio non avendo intenzione di continuare a prestare servizio nella g.n.r., senonché fui sollecitato dal capo partigiano Brunati Renato e dalla Maifré Lina a prendere servizio per favorire eventualmente il movimento di liberazione. Mi era stata data istruzione di riferire e prendere ordini dal sig. Porcheddu di Bordighera con il quale sono sempre stato in contatto".

Lettera del CLN di Bordighera, pervenuta alla Questura di Imperia il 9 dicembre 1945. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Il CLN di Bordighera con lettera - retrodata al 6 giugno 1945? preparata alle prime avvisaglie di accuse a carico di Ferrero? - con timbro di arrivo alla Questura di Imperia in data 9 dicembre 1945 sosteneva che il Ferrero "dal mese di febbraio 1945 presta opera fattiva ed intelligente per la causa dei patrioti". "Procurò la liberazione a infinite persone segnalate dal CLN di Bordighera e San Remo; ottenne la revoca di numerose esecuzioni". La dichiarazione soggiungeva di altri tentativi del Ferrero non sempre andati a buon fine. "Quantunque una tragica fatalità abbia distrutto la preziosa vita del nostro primo capo "Renato Brunati", lo zelo [del Ferrero] laonde scagionarlo dalle mani della polizia nazi-fascista fu intenso ed esposto ai peggiori rischi. Non minore solerzia esplicò nella sua funzione di collaboratore allorché si trattava di recuperare ai nostri fini armi ed esplosivi individuati dalla polizia nemica, armi raccolte con infinita fatica dal Brunati e dalla Meyffret. Il nostro attuale Presidente B.P. [di tutta evidenza Giuseppe Porcheddu], schedato, sovversivo pericoloso e propagandista antifascista, occultatore di prigionieri inglesi e capeggiatore di gruppi partigiani venne tempestivamente prevenuto dalle irruzioni polizische in casa sua e salvati quasi miracolosamente dal Ferrero...". Continua con altri esempi di azioni del Ferrero a favore degli antifascisti, sino a spingersi ad affermare che "l'aiuto che il Ferrero ci prestava scaturiva nella sua simulata situazione di Maresciallo della G.N.R., situazione che egli assunse per ordine del CLN di Alassio e del Comando Divisione Garibaldini Bonfante". Confrontata, invero, con il "manoscritto" già citato, sembrerebbe, per stile ed enfasi retorica, dettato da Giuseppe Porcheddu.
Esiste una copia di questa missiva, questa, sì, firmata da Porcheddu, "vidimata" da un notaio, che termina con queste parole: "Copia conforme all'originale esibitomi. Altra copia come la presente venne da me rilasciata in data odierna al N. 225 di Rep. Bordighera trentun Dicembre millenovecentoquarantacinque [31 dicembre 1945]. Dr. Pompeo Lomazzi Notaio".

Il 16 novembre 1945 Giacomo Castagneto, segretario provinciale del Partito Comunista, interrogato dalla polizia affermava "ho tenuto tale carica [fondatore del C.L.N. provinciale] fino al gennaio del 1944, epoca in cui mi dovetti allontanare e fui sostituito dal sig. Ughes Gaetano, pur rimanendo a contatto col Comitato, anche per il successivo mese di febbraio, in cui svolgevo un altro incarico in quel di Sanremo. Posso affermare che in tale epoca il Sig. Porcheddu Giuseppe di Bordighera non era ufficialmente, né io ero a conoscenza che egli fosse in contatto col C.L.N.P., ragione per cui non mi risulta che il medesimo abbia svolto alcuna attività cospirativa in quell'epoca o successivamente. Escludo che a Sanremo esistesse in quell'epoca un Comitato di Liberazione Nazionale funzionante ma che l'attività cospirativa era concentrata esclusivamente nelle mani del P.C.I. di cui fino allora ero il dirigente provinciale, ragione per cui sia il Porcheddu che il Ferrero Egidio fu Armando non potevano essere a contatto con elementi organizzati del movimento di resistenza clandestina di Sanremo. Per maggior chiarezza di quanto ho detto, unisco una lettera a me inviata dietro mia richiesta di informazioni dal compagno Frontero Tommaso, datata Bordighera 8.11.1945, nella quale egli mi dava assicurazione che il Porcheddu non era stato mai in contatto ufficiale con elementi cospirativi organizzati. Il Frontero, fino al maggio del 1944, epoca del suo arresto, era responsabile in Bordighera del P.C.I. e come tale faceva parte del C.L.N. di detta città ed era elemento di collegamento fra il Comitato di Liberazione di Bordighera e quello Provinciale".
 
Anche la lettera di Tommaso Frontero a Castagneto veniva fatta mettere a verbale agli atti del processo contro Ferrero, anzi, conserva nell'originale la dicitura scritta a matita "Far mettere a verbale anche questa dichiarazione...". Nella medesima si può individuare la seguente illuminante frase: "il compagno Porcheddu agiva indipendentemene dai C.L.N. e, invitato dal Brunati a prendere contatto diretto con me, io non l'ho mai visto".

Riassumeva, sempre nel suo cospicuo fascicolo del 10 dicembre 1945, indirizzato al pubblico ministero, il Vice Commissario Rosanova: "Il 18/2/1944 partecipa alla perquisizione nel domicilio e all'arresto del prof. CALVINI Giobatta di Bussana, che successivamente viene deportato in Germania (vedi denunzia di Calvini Anna del 5/7/1945). Il Ferrero, invero, mentre conferma la sua partecipazione al fatto, oppone una finalità diversa e cioé il tentativo di venire in aiuto al professore stesso facendo scomparire gli eventuali documenti compromettenti, e ciò su invito di elementi antifascisti di Bordighera. Dichiarazioni in atti del Prof. Porcheddu e della signorina Meifret di Bordighera starebbero ad avvalorare l'assunto del Ferrero, senonché la testimonianza del rag. Castagneto Giacomo, segretario provinciale del Partito Comunista Italiano e fondatore dei C.L.N. della provincia mette in forte dubbio la veridicità di tali tardive dichiarazioni (vedi verbale interrogatorio dello stesso in data 16/11/1945)".

A marzo 1946 Carmelita, nome di battaglia di una partigiana o di un partigiano già - o in veste collaborativa - di uno dei SIM (Servizio Informazioni Militare) garibaldini in I^ Zona Operativa Liguria, scrivendo una "Pratica. Lina Meiffrett" di una pagina (documento IsrecIm, copia di Giorgio Caudano)  a Fuoco (altro ex partigiano) confermava a parte - forse senza sapere del processo contro Ferrero - la sostanza del contesto qui delineato: "[...] durante la loro detenzione ad Imperia i due compagni [Brunati e Meiffret] ebbero occasione di conoscere il maresciallo dell'UPI Ferrero Egidio [...] Il Ferrero fu messo in seguito in contatto con il Prof. Porcheddu di Bordighera  [...] Il Porcheddu, elemento strano e poco equilibrato, non aveva contatti con nessun elemento militante nella cospirazione ma semplicemente con elementi antifascisti che non davano alcun contributo alla lotta".

Senza voler entrare più di tanto nei dettagli delle varie ricostruzioni - e di molte interpretazioni - e nel merito dei giudizi registrati (come definire i gruppi di cospiratori, alcuni dei quali infine riuscirono a costituire i CLN?), si può, forse, soggiungere che da un lato Meiffret (Meiffret e Brunati ben conoscevano ed ebbero ripetuti contatti, ancora alla vigilia del loro arresto, con Bruno Erven Luppi, infaticabile - prima di diventare un valoroso comandante partigiano - tessitore del rafforzamento del PCI clandestino e della stessa costruzione del CLN di Sanremo) e Porcheddu eccedettero di zelo nella difesa del Ferrero e che dall'altro un certo grado di incomunicabilità o di lettura diversa dei fatti era fatale sussistesse durante la lotta di liberazione tra i diversi gruppi di patrioti e di livelli dirigenziali della Resistenza, come ad esempio, capitò con un altro caduto per la Libertà, il capitano Gino Punzi, conosciuto da molti partigiani, tra i quali, per combinazione, proprio Giuseppe Porcheddu, ma non da tanti altri.

Prima pagina della richiesta dei difensori del Ferrero circa testimoni e documenti. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Il 26 maggio 1947 il PM della Cas di Imperia emette un ordine di cattura a carico di Egidio Ferrero. Il 1° novembre 1947 i difensori del Ferrero per l'udienza del successivo giorno 7 chiedevano (si veda immagine sopra) alla Cas la citazione dei testi Robutti, Meiffret e Porcheddu e la lettura di diversi documenti, tra i quali non solo la dichiarazione del CLN di Bordighera, bensì anche quelle dei CLN di Alassio e di Stellanello; nonché di una lettera del capitano Ross che, a quella data, era ormai sì genero di Giuseppe Porcheddu, ma poteva ben testimoniare - come ampiamente noto - l'impegno resistenziale del suocero.

Lettera alla Cas di Giuseppe Porcheddu. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Il 4 novembre del 1947 Giuseppe Porcheddu lamentava in una lettera scritta (vedere sopra) a mano (per una volta con grafia leggibile, se confrontata con una pagina del suo memoriale, che costituisce un discorso a parte, pagina che qui appare come seconda immagine di questo articolo!) il ritardo con cui gli era arrivato l'ultimo atto di citazione per il processo a carico di Egidio Ferrero. E non si limitava solo a questo! Mancavano, tuttavia, solo due mesi scarsi alla definitiva uscita di scena da parte di Beppe Porcheddu. Infatti come scrisse Leonardo Bizzaro su la Repubblica il 20 ottobre 2007: "1947, le figlie sono in Austria con i mariti, padre e madre le raggiungono per assistere alla nascita di un nipote, poi Beppe torna a Bordighera, prima di partire per Roma, dove si sta organizzando una mostra delle sue opere. È l'amico Piero Giacometti a occuparsene ed è lui a costringerlo a lasciare l'albergo per trasferirsi a casa sua. Passano insieme il Natale. Il 27, nel pomeriggio, Porcheddu esce, lasciando bastone e passaporto in camera. Non si avranno più sue notizie. Rimane l'ultima lettera, spedita da Bordighera alla sorella Ambrogia: «La vita è un continuo tradimento. I più bei sogni... restano sogno. Chissà quando ci rivedremo?». Molti nel corso dei decenni hanno provato a investigare sulla vicenda, nessuno ha mai trovato spiegazioni".

Adriano Maini

domenica 9 ottobre 2022

Di aerei e di colline nella zona Ventimiglia-Bordighera durante l'ultima guerra

Bordighera (IM): uno scorcio della collina Mostaccini

Un gruppo di bambini, mentre giocava vicino alle sponde del torrente Borghetto in prossimità della Via Romana di Bordighera, vide cadere un aereo in collina. Si affrettarono a salire, spinti dalla pericolosa curiosità, naturale in quella fase della vita umana, ma furono respinti dai soldati tedeschi accorsi ben prima sul sito dell'impatto. Riuscirono, tuttavia, a capire che il pilota era rimasto immolato con l'apparecchio; forse, addirittura, riuscirono a scorgerlo da lontano. Un recente articolo, apparso sulle pagine locali di un noto quotidiano nazionale, rispolvera la vicenda, fornendo diverse informazioni tecniche e storiche, reperite dal giornalista, ma non indica il punto preciso della conclusione di quel disastro. D'altronde, le scarse notizie reperibili sul Web sino a pochi giorni fa erano - e rimangono - contraddittorie. Fuori discussione  la data del tragico evento, 12 settembre 1944, il nome della vittima, Lewis K. Foster, il tipo di aereo, Republic P-47D-23-RA Thunderbolt, la nazionalità di entrambi, statunitense, la località di partenza, Poretta, Corsica, la squadriglia, il gruppo e così via. Una fonte sostiene che il caccia in questione - di questo tipo di apparecchi si trattava - "si schiantò mentre mitragliava il bersaglio ad un miglio a nord est di Bordighera"; un'altra, quella più ricca di dettagli, mentre conferma la precedente asserzione, aggiunge che l'aereo "era stato visto l'ultima volta ad un miglio, un miglio e mezzo a nord ovest di Bordighera". In effetti, nell'articolo citato ci sono ampi riferimenti al rapporto di un altro pilota, di cui si fa pure una breve storia di quella e di altre avventure di guerra, un pilota, il tenente John M. Lepry, che, mentre la squadriglia era in picchiata, aveva sentito dietro di sé l'esplosione del mezzo guidato da Foster, senza poterne capire le cause. Il giornalista fa ruotare il suo pezzo intorno al fatto che si sia persa la memoria di questo tragico evento. 
 
Vallebona (IM)

Eppure, qualcuno nella vicina Vallebona ancora ricorda che un compaesano parlò diverse volte di essere accorso, mentre lavorava in un appezzamento di terreno dalle parti della collina Mostaccini di Bordighera, sul luogo di un disastro aereo, riuscendo anche a vedere il cadavere straziato del pilota, di cui raccontava anche particolari raccapriccianti. Il Notiziario, invece, della fascistissima Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) aveva comunicato il 1° ottobre ai capoccia di Salò che il mezzo incursore 'precipitava in località "Camporosso". Un pilota caduto e l'altro, ferito gravemente, è stato catturato'. C'è da dubitare che sul singolo aereo i piloti fossero stati due. Millantato credito?

La collina di Collasgarba

In quel torno di tempo, più o meno, a distanza in direzione ovest di circa due chilometri lungo la linea di costa, sulla piccola collina di Collasgarba, divisa tra Ventimiglia e Camporosso, anche questa affacciata su di un torrente, in questo caso il Nervia, un gruppo di bersaglieri della repubblica fascista di Salò, capeggiati dal sergente Bertelli, stava maturando la convinzione di disertare, ma alcuni patrioti li convinsero a rimanere al loro posto per aderire in modo clandestino alla Resistenza: con la discesa al mare ad un presidio in Vallecrosia questa loro scelta si rivelò molto utile per il buon esito di diverse missioni di contatto dei partigiani con gli alleati insediati nella vicina Francia.

Pigna (IM)

Non si sentiva molto sicuro - racconta il figlio Massimo - Stefano Leo Carabalona, mentre si trovava a bordo di un apparecchio a compiere una ricognizione su Pigna e dintorni, forse foriera dei bombardamenti di fine dicembre 1944 su questo centro della Val Nervia, che dovevano colpire obiettivi militari strategici - secondo lo storico Giorgio Caudano eliminare - uno scopo fallito - il generale Lieb, comandante della 34^ Divisione dell'esercito tedesco, quella di stanza nel ponente ligure -, ma che uccisero, invece, cinque donne ed una bimba di 21 mesi e causarono vari danni, pesanti per un piccolo paese. Non si sentiva sicuro Carabalona, non perché temesse la contraerea tedesca, probabilmente installata in seguito, ma per la fragilità del mezzo. Eppure Carabalona era stato coraggioso - e decorato con due medaglie di bronzo al valor militare - in guerra come ufficiale del Regio Esercito, un eroe partigiano nella difesa di Rocchetta Nervina, un protagonista delle battaglie di Pigna - e verso l'epilogo di queste riusciva a dare precise indicazioni alla Missione FLAP - battaglie che portarono alla costituzione della Libera Repubblica democratica dalla vita, purtroppo, breve, ed era appena sbarcato in Francia come responsabile del collegamento della V^ Brigata partigiana "Luigi Nuvoloni" con i comandi alleati di Nizza. Neppure immaginava che, appena rientrato in Italia, sarebbe stato gravemente ferito a febbraio 1945 in un agguato a Vallecrosia e che sarebbe occorso quasi un mese perché i sappisti del Gruppo Sbarchi Vallecrosia riuscissero via mare a portarlo definitivamente in salvo per avere infine le cure del caso a Nizza.

Da un rapporto di settore della Marina da guerra statunitense, operante nel teatro del nord-ovest del Mediterraneo (U. S. Atlantic Fleet, Task Force 86 Operations and Action of the Support Force Eighth’ Fleet During Invasion Of Southern France)

Del resto, la lunga strada per la Liberazione passò anche in provincia di Imperia, da un capo all'altro, per bombardamenti aerei e navali - anche con artiglierie di terra in prossimità del confine - , non sempre mirati su obiettivi militari, sempre con effetti devastanti sulla popolazione civile.

Adriano Maini

sabato 1 ottobre 2022

Tanti immigrati alla costruzione delle strade militari nell'estremo ponente ligure

Magauda, Frazione di Camporosso (IM): una zona circondata a suo tempo da strade militari

Come è ben noto, durante la Grande guerra a Ventimiglia vennero adibiti a ospedali militari l'Orfanotrofio San Secondo e l'Ospizio di Latte; a Bordighera vennero adattati a simile scopo il nuovo Casinò e diverse ville private, anzi, fu persino impiantato un nosocomio attendato; e così via. Del personale inglese (infermiere, ufficiali, soldati) passato in zona si conoscono alcune vicende di battaglia, ma poco risulta scritto dei fatti d'arme che coinvolsero uomini di questa zona del ponente ligure (da segnalare nel contesto il bel lavoro di Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019, ma, trattandosi di una rassegna di quasi tutti i combattenti della zona intemelia partiti all'epoca per il fronte, le relative informazioni per forza di cose, fatte salve alcune eccezioni, sono necessariamente molto sintetiche), per cui in proposito nel secolo più o meno appena trascorso sono girati alcuni racconti orali, all'apparenza scarni ed imprecisi, anche quelli compiuti da successivi immigrati.

Alla metà degli anni Trenta - ed ancora poco prima - alla costruzione delle strade militari, che sarebbero dovute servire da infrastruttura alla cosiddetta (e presunta) Maginot fascista delle Alpi Marittime, parteciparono in prevalenza come operai e manovali tanti e tanti immigrati - non tutti provvisori - da altre parti d'Italia. Dovette occuparsene anche il poeta Salvatore Quasimodo, allora quadro del Genio Civile di Imperia.

Scoppiato il secondo conflitto mondiale, il regime pensò di prodursi in un altro gesto di propaganda dei suoi, facendo (obbligando a) rientrare tredicimila tra bambini e ragazzini, figli di connazionali trapiantati in Libia, da far vivere poi tra edifici di colonie estive, alberghi, costruzioni varie (in genere pertinenze della Gioventù Italiana del Littorio, la G.I.L.). Secondo il compianto presidente dell'ANPI di Bordighera, Vincenzo Ridi, che nel 2013 ne promosse la memoria, ben quattromila dimorarono a Bordighera. Diversi anche nella vicina Sanremo, ma chi scrive non ha ancora trovato cifre in merito. In ogni caso, su questa drammatica vicenda, poiché si trattava di piccoli lontani dalle famiglie, dei quali molti perirono sul suolo nazionale e tanti altri non rividero più i loro cari, ha ben scritto da adulta una protagonista, Grazia Arnese Grimaldi, nel suo "I tredicimila ragazzi italo-libici dimenticati dalla storia" (Marco Sabatelli Editore, Savona, 2012).

In alcuni diari di nostalgici, in genere bersaglieri repubblichini, dei loro trascorsi di guerra nei pressi di questo confine con la Francia emergono memorie goliardiche, ed anche sporadiche retoriche commemorazioni di camerati caduti, ma non risultano mai parole di pietà per le loro vittime.


Esempi di documentazione O.S.S.

Non saranno tutti così i documenti pertinenti in materia, contenuti negli archivi statunitensi, i N.A.R.A., ma da quello che si rinviene desegretato dalla CIA in Rete, tra interrogatori in italiano condotti - si presume - per le Corti d'Assise Straordinarie (C.A.S.) del secondo dopoguerra, confluiti in atti O.S.S. (antesignana della CIA) ed altri appunti della medesima Organizzazione, tutti afferenti in qualche modo la provincia di Imperia, non difettano, accanto alle certificazioni di efferatezze nazifasciste (qui, qui e qui qualche esempio), aspetti secondari che sconfinano nel pettegolezzo: non solo la presenza ridondante di amanti donne, cui si è fatto già cenno altra volta, ma anche azioni da profittatori di guerra, coinvolgimento in trame di contrabbando e di borsa nera di alcuni commercianti di fiori, incombenze pressoché usuali di domestici, albergatori ed autisti (con viaggi a destra e a manca, soprattutto attraverso il confine con la Francia, sinché non divenne il fronte, con meta prevalente - guarda caso! - Montecarlo), quasi a dimostrazione del fatto che da accusati e testimoni non si intendesse ricavare molto di più.

Adriano Maini

lunedì 5 settembre 2022

... e i biscottelli di Bordighera


Sul finire degli anni '40 in un rinomato bar del centro di Ventimiglia molti clienti pretendevano di bere il caffé solo se fatto dal cameriere più giovane.

In quegli anni si diffondevano in tutta la zona alcune contaminazioni tra cucina locale ed altre regionali, tutte usanze all'insegna del necessitato risparmio: singolare il fatto che nelle arbanelle di pomodori secchi sott'olio venissero sempre più spesso aggiunti aglio e basilico.

A Bordighera era ancora su piazza una caratteristica venditrice ambulante di farinata, ancora oggi ricordata con tanta nostalgia.

Ad un altro esercizio di Ventimiglia al primo quarto degli anni '50 affluivano anche da Sanremo gruppi di giovanotti della piccola borghesia per degustare baguette - rigorosamente acquistate in giornata dal titolare a Mentone - farcite con acciughe e cipollotti nostrani ed intrise di burro ed aceto.

E diversi erano i siti per quelle che si potrebbero definire "merende fuori porta", in genere ubicati in campagna o in collina.

Sempre sul piano della memoria, si rincorrono e si accavallono tuttora le voci sulle migliori "pisciadele" della città di confine, tutte realizzate - altri tempi! - in condizioni di igiene che lasciavano molto a desiderare.

I locali in linea con la decenza gareggiavano giocoforza per attirare i ghiottoni non con la singola specialità, ma con l'offerta complessiva di prodotti da forno: l'eccellenza di uno di questi viene tramandata di generazione in generazione.

Un'insidia era, tuttavia, in agguato, perché, soprattutto a Bordighera, le panetterie offrivano la possibilità di cottura a buon prezzo a frotte di massaie dalle mani d'oro, per un tripudio di verdure ripiene, di torte verdi e di dolci.

Ancora nei primi anni Sessanta per tante persone, non solo immigrate di recente, che non si potevano permettere che molto raramente di comprarli, le ricette concernenti le castagnole di Ventimiglia e i biscottelli di Bordighera - per non dire di altre prelibatezze del posto! - apparivano, invero, misteri esoterici, così come è ancora alla data odierna per le "bane" di Camporosso.

Al fianco di ristoranti prestigiosi, meta di personaggi famosi, erano ancora diffuse, soprattutto nell'entroterra, locande e trattorie dai piatti caratteristici - coniglio, capra e fagioli, ecc - ma con l'apertura del primo esercizio che vendeva pizza al taglio (si potrebbe, tuttavia, pure scegliere un altro esempio) - forse si può intravvedere simbolicamente un deciso cambio di assetto strutturale, quale si prolunga in età contemporanea, non solo connotato di raffinatezze o di novità, d'ambiente e di portate, o di veloce consumo, ma anche di diffusione di manuali di cucina dalla più o meno facile consultazione, di negozi di gastronomia varia e di altro ancora.

Chissà se nel suo ultimo libro, di cui qui sopra si mette l'immagine della copertina, in uscita a fine mese e, come pare dal titolo, dedicato - come quasi tutte le sue fatiche letterarie precedenti - a tanti aspetti di storia e di vita locale, Arturo Viale ha trovato lo spazio, come ha fatto in precedenza, a temi come quelli trattati in queste righe: ne avrebbe la competenza, non fosse altro che per le vicende della sua famiglia.

Adriano Maini