lunedì 2 marzo 2026

Aubagne, ancora

Aubagne. Foto: Florian Fèvre. Fonte: Wikipedia

Cercando sul web qualche conferma, meglio ancora, qualche immagine rispetto ad un singolare episodio, su questo blog già raccontato, episodio della primavera del 1983 avvenuto ad Aubagne, un centro di 46.000 abitanti vicino a Marsiglia, si sono trovate solo notizie sparse di vario genere, ma non quello che si voleva.
Conviene partire dal citato aneddoto. Arrivato a Marsiglia in treno un giovane funzionario della Federazione comunista di Imperia venne accompagnato in auto da due "colleghi" della città dei Focesi ad Aubagne - comune retto dai comunisti - per tenere nel salone di una bocciofila ad emigrati italiani del posto un discorso di propaganda per le imminenti elezioni politiche italiane. Se ci si ricorda bene in quel periodo per esercitare i loro diritti i connazionali dovevano ancora tornare ai luoghi italiani di residenza, non potendo votare presso i consolati, come già avveniva per il Parlamento Europeo. Finito quell'incontro, i compagni francesi - dei veri birboni - portarono l'ospite - ignaro di tutto - in un normale bar per una classica bevuta prima del rientro a Marsiglia. Ad un certo punto, quasi di sicuro per un ammiccamento dei due, si avvicinò al tavolo la proprietaria, una vera matrona, di non tenera età e molto truccata in viso come tante altre sue compatriote all'epoca, che, fatte due parole di circostanza, andò al bancone per tornare ad esibire trionfante allo sprovveduto forestiero una copia di una rivista popolare italiana che l’aveva "immortalata" con almeno tre pagine, corredate di varie fotografie, dal titolo più o meno corrispondente alla frase "La mamma dei legionari". L'inviato della Riviera dei Fiori si sentì subito ribollire di sdegno perché non aveva - ad usare un eufemismo - una grande considerazione dei soldati della Legione Straniera, ma fece - come si suol dire - buon viso a cattivo gioco: del resto, non aveva potuto sin lì sospettare nulla, perché non si erano nè scorti visi giovani tra gli scarsi avventori, né viste divise di sorta. E neppure sapeva che ad Aubagne c'era l'unica caserma - per essere precisi, la sede del comando per il reclutamento - della Legione sul suolo metropolitano.
Tornando all'attualità, si ripete che non si è rinvenuta alcuna traccia di quella particolare "consolatrice" dei tipacci in kepì, ma si sono acquisiti altri ragguagli di carattere più generale. Ad esempio, che nel secondo dopoguerra e sino al conclusione (1954) della guerra francese in Indocina furono circa diecimila gli italiani che combatterono con la Legione in quel conflitto: non si conosceva l'entità di questa tragica vicenda, ma su questo blog per combinazione si era già potuto scrivere di qualche similare esperienza. Impressionante, poi, è stato imbattersi in un "forum", nel quale, dietro l'anonimato dei nomi di fantasia, si possono leggere velleità di diversi partecipanti di raggiungere in oggi la Legione; il tutto in genere sotto forma di domande, con tanto di botta e risposta, ad un tizio che dovrebbe già essere arruolato - o si spaccia per tale - e che ribadisce che ancora adesso entrare nella Legione Straniera è un modo per mettersi al riparo dai pericoli del mondo, visto che si viene esclusi - forse - solo se si sono compiuti crimini molto efferati; questo animatore non si tira indietro dal riferire gli aspetti più rudi, compreso un certo nonnismo, di quella vita, incontrando per lo più vivo interesse e quasi suscitando maggiori aspettative.
Consola sapere che Aubagne significa oggi, come nella sua lunga storia, tante altre congiunture positive, per cui viene spontaneo aggiungere, a titolo indicativo, che già due anni fa un lettore segnalava che ad Aubagne aveva abitato un cugino di suo padre, che aveva fatto parte della resistenza a Marsiglia.

Adriano Maini 

giovedì 26 febbraio 2026

Divagazioni?




In questo blog si sono sparsi riferimenti ai Piani di Borghetto di Bordighera, ma si è sinora trascurato di accennare ad un aspetto che era molto caro a Giulio, che ci teneva molto a quella zona dove era nato quando era ancora comune di Borghetto San Nicolò: i resti di una noria, pozzo cui si attingeva l'acqua con trazione animale, singolare traccia di storia.


Si pubblica un'immagine d'anteguerra della terrazza di Villa Palmizi di Bordighera, ma non si sapeva ancora che quella scuola materna privata negli anni Cinquanta era stata frequentata anche da bambini dei Gallinai.

Così come non si era edotti del fatto che una primina, una prima elementare cui accedere prima dell'età canonica per uscirne con un esame di stato, a Ventimiglia in quel periodo era attiva - a cura delle stesse religiose che ne mandavano avanti una simile a Ventimiglia Alta - presso la sede della Croce Rossa di Via Dante, la stessa dove era ubicata la scuola media del vecchio ordinamento.


Si sono fatte due parole sull'ex - anzi, la scomparsa - conceria di Via San Secondo a Ventimiglia, una zona oggi molto cambiata - decisamente strutturata - rispetto ad un tempo, ed un lettore cortesemente aggiunge i nomi degli ultimi artigiani e commercianti che là furono attivi.


Si è poi scritto qualcosa di Marsiglia, dimenticandosi di alcune vecchie foto di famiglia.



Altri ormai vetusti scatti di archivio, invece, sul retro riportano magari la data, ma al momento non si è del tutto in grado di riconoscere i soggetti.


Nelle ricerche si fa, inoltre, spesso fatica a riconoscere i luoghi di fotografie più recenti.

Si potrebbe continuare...

Adriano Maini

lunedì 23 febbraio 2026

Incontri


Si è già riferito in altra occasione che andando in giro a fare fotografie in posti un po' isolati può capitare di essere scambiati per ladri in ricognizione per successivi furti da compiere.
Succede anche che inquilini o condomini vicino o addirittura in centri urbani protestino per scatti a loro dire non legittimi, ancorché effettuati su arterie pubbliche.
Anche quando alla casa in questione ci si è magari avvicinati per uno scorcio panoramico visibile da un cancello, come ad esempio in una zona di Nervia di Ventimiglia per un'immagine poi persa per sbadataggine e qui allora sostituita da una vista più generale della regione.
Ma per fortuna non sempre è così. Si possono, anzi, fare nuove conoscenze, per non dire amicizie.
 

A titolo indicativo.

 



A San Biagio della Cima per riprendere più da vicino, ma comunque rimanendo su una strada, la Cappella (privata) della Madonna della Neve, per ridiscendere era quasi inevitabile fare manovra con l'auto sconfinando un po' nel vialetto d'accesso di una villetta: anziché essere "sgridati", si veniva invitati a bere un caffé...
 



A Cian de Ca' di Camporosso un gentile abitante, facendo da cicerone per vari aspetti, suggeriva inoltre che là si poteva arrivare anche passando - nella buona stagione - nel letto asciutto del Nervia, per un guado posto qualche chilometro a valle, a fianco del centro urbano, per ammirare così anche quel lato della sponda sinistra del torrente.
 



A Massabò di Perinaldo si veniva condotti a visitare gli interni di un vecchio frantoio ormai in disuso.
 


Se poi si incontrano persone già note le trame di possibili racconti si infittiscono, come nel caso accaduto in un punto imprecisato in altura tra Soldano e Perinaldo, da cui sono derivate diverse successive minute vicende - sempre connesse alla fotografia amatoriale - che possono essere riportate altre volte.

Adriano Maini
 

martedì 17 febbraio 2026

Anche ai Gallinai si coltivavano i garofani


Capitava che per essere sicuri della data della fotografia pubblicata all'inizio del precedente articolo di questo blog si andasse a cercare un riscontro sul cartaceo. Succedeva allora non solo di trovare una conferma al quesito posto, ma anche di fare maggiore attenzione ad altre vecchie immagini sin lì trascurate. Ciò avveniva perché ci si ricordava che la pubblicazione mesi fa di uno scatto relativo ad un carro della Battaglia di Fiori di Ventimiglia aveva suscitato il commento di un lettore (Roberto Rovelli) che precisava l'evento come quello di domenica 8 giugno 1958. A quel punto, per via di una serie di dettagli noiosi da spiegare, veniva e viene facile riferire a quel lasso di tempo tutta una serie di fotografie. Va aggiunto che nell'occasione ci si accorgeva anche di alcune singolari immagini di altre - imprecisate (quasi sempre è così!) - date, immagini anche quelle sin lì lasciate nel dimenticatoio, riguardanti ad esempio gite in campagna di signorine e giovanotti nei primi anni Cinquanta, immagini sulle quali varrà la pena prima o poi di ritornare.
Risulta più agevole soffermarsi su quei giorni di giugno del 1958.
Non era ancora stato qui pubblicato, come si fa adesso, lo scatto relativo al carro "La corrida" del gruppo "E parme", terzo classificato nella categoria "carri grandi fuori concorso". Viene in proposito altresì in mente che almeno all'epoca al terzo giro dei carri sul circuito della manifestazione veniva dato l'accesso libero anche agli spettatori non paganti: un'usanza indubbiamente simpatica e non bisognosa di altre parole. 


Si scopre, poi, che ai Gallinai di Bordighera venivano anche coltivati i garofani. Siccome questi fiori, quelli avanzati a fine stagione - non più appetibili per il mercato - e lasciati a libera disposizione degli interessati che per utilizzarli se li dovevano tagliare (quest'ultima raccolta aveva in gergo anche un numero), servivano per addobbare i carri della Battaglia di Fiori, viene da pensare che per la compagnia "I Galli del Villaggio", molto legata agli abitanti dei Gallinai, venisse alla bisogna quantomeno risparmiato qualche viaggio. 


Circa Sanremo, poi, si può notare la famosa fontana ancora posizionata vicino al forte di Santa Tecla. 


Ma anche ammirare quella dei Giardini "Alfredo Nobel". 


Oppure sorridere per il quasi immancabile scatto davanti al Casinò.

Adriano Maini

venerdì 13 febbraio 2026

Motocicletta


Riguardando in archivio una fotografia del 1951 (sul retro c'è solo una data), in cui sullo sfondo di un paesaggio per logica quasi sicuramente dell'entroterra imperiese si notano una ragazza ed un giovanotto di Bordighera chi vicina chi seduto su una due ruote (uno scooter?), torna in mente un recente racconto di Gianfranco Raimondo.
Scriveva nell'occasione Gianfranco che a Ventimiglia solo a metà anni '50 iniziarono a vedersi (e forse questo capitava un po' in tutta Italia) abbastanza numerose Vespe ("la Vespa era mezzo di aggregazione... gite in montagna... le allegre scorribande con gli amici") e lambrette e rimarcava in proposito altri particolari pittoreschi, soprattutto circa le escursioni in campagna di fidanzati veri e potenziali. Sottolineava che prima erano più diffusi dei mezzi di fortuna, sorta di biciclette con dei motorini applicati in qualche modo, e dei 50 cc di cilindrata, di cui rammentava dei nomi, quali Mosquito e Cucciolo: anzi per quest'ultimo rievocava una canzonetta, "Vieni con me, ti porterò sul Cucciolo".
Aggiungeva altre intriganti note di costume, nel delineare le quali è molto ferrato, ma si fermava a quel periodo. Ora non si intende fare la storia - e neppure entrare in dettagli tecnici - di ciclomotori, motociclette e quant'altro in tema, ma pensando sempre a Gianfranco, già presentatore di spettacoli, anche canori, quindi discreto esperto di musica (come si è già capito), qui si cede alla tentazione di sottolineare certi versi cantati da Lucio Battisti "Motocicletta, 10 HP / Tutta cromata, è tua se dici: 'Sì' ".  E, ricordandoci ancora di Gianfranco che ama altresì il cinema, di interrogarci sul fatto se il noto film "Easy rider" non avesse per caso in proposito influenzato Mogol, il paroliere del famoso riccioluto artista.
 










E di andare ancora avanti per quantomeno riportare all'attenzione veicoli al giorno d'oggi dalla tecnologia sempre più raffinata; aspetti variabili sul lungo periodo, quali motocross e similari (che tanto affliggono per danni veri e presunti alla natura gli amanti dei boschi); il fenomeno (tanto più visibile nel ponente ligure a Sanremo) del crescente, sistematico ricorso a ciclomotori, motociclette e scooter, comunque denominati, per fronteggiare traffico stradale e carenza di parcheggi.

Adriano Maini

venerdì 6 febbraio 2026

Ferragosto con vento di mare


Un fenomeno strano per la stagione, un forte vento di mare a Bordighera, ad un Ferragosto di diversi anni fa. Un vento di sud-ovest, che, quindi, spirava su tutta la Costa Azzurra. Vengono in mente tante immagini e tante situazioni. Pensando alla vicina Provenza, rammentare un dicembre poco prima della metà degli anni ‘90 con una Marsiglia veramente flagellata: dal sagrato di Notre Dame de la Garde sembrava che l’isolotto d’If venisse, insieme a tutte le memorie del Conte di Montecristo, da un momento all’altro inghiottito dalla furia del mare. E pensare ad un vento (dei venti) che ha (hanno) altre provenienze e che quasi sempre si accompagna (accompagnano) allo scorrere tumultuoso di torrenti e di fiumi montani, il vento (i venti) che spira (spirano) nelle Alpi di Bassa Provenza nelle pagine di Pierre Magnan, dense di omicidi gotici, di personaggi comunque indimenticabili anche perché quasi tutti avulsi dallo scorrere della storia, dei variopinti colori di cime, foreste, prati, rocce, forre, giardini segreti; della natura e di pietre, pregne di storia, insomma. Nel Ponente Ligure quasi in ogni stagione, invece, la furia del vento spinge il mare a devastare litorali di difficile, anche per l’incuria dell’uomo, ripascimento, spesso con conseguenze devastanti per gli stabilimenti balneari e per le stesse opere di fabbrica delle passeggiate a mare. Sul piano letterario pagine sublimi sugli effetti cangianti, di luce, di colore, di forma, del vento su questo mare dell’estremo ponente ligure ha scritto un insigne autore di questa terra, Francesco Biamonti.
Adriano Maini 

giovedì 5 febbraio 2026

Un grande fotografo vissuto a lungo in incognito a Bordighera

Bordighera (IM): nelle vicinanze di una delle abitazioni di Fabrizio La Torre

Fabrizio La Torre abitava a Bordighera quando - nel 2010 - ebbe luogo a Parigi la prima mostra di sue fotografie, scattate tanti anni prima: nonostante che avesse fatto vita riservata ci sono in questa zona alcune persone che lo ricordano ancora con simpatia.
Si entra meglio in argomento, indicando subito il sito di grande spessore dedicato a lui e alla sua famiglia, una famiglia che ha attraversato sul serio la storia. Il sito in questione è curato con affetto e competenza dal nipote François Bayle.
Va subito aggiunto che Fabrizio La Torre aveva già smesso da lungo tempo di dedicarsi alla sua grande passione, che aveva esercitato al di fuori dei suoi reali impegni professionali. Questi ultimi, tuttavia, gli furono - al netto di suoi viaggi privati - utili per estrinsecare il suo impegno amatoriale: nel caso della Thailandia la sua costante ricerca di emozioni lo portò ad una scoperta storica da lui prontamente immortalata, in quel caso anche con una sua rara, pregressa pubblicazione.
Il fatto è che La Torre teneva per sè le immagini realizzate - 150.000 clichés -, sviluppate da pellicole nel miglior laboratorio di Roma, concedendole al massimo per libri di carattere scientifico, ma sempre dietro lo schermo dell'anonimato.
Vedendo i suoi lavori, come è molto parzialmente possibile all'indirizzo web già citato, risulta difficile resistere alla malia "realistica" dei suoi scatti, soprattutto per la città eterna, ma seppe catturare risvolti sociali dappertutto, in modo esemplare, poi, negli Stati Uniti degli anni '50.
In questo senso si sarebbe trovato bene a conversare con Alfredo Moreschi, il quale non solo per questo ponente ligure in quella direzione si era esercitato con altri amici alla fine dei Sessanta, ma aveva una verve ironica particolare, quella coltivata anche da La Torre.
Fabrizio La Torre a Bordighera frequentava ex partigiani ed ex ufficiali britannici, un aspetto singolare se si tiene conto che suo padre era stato un ufficiale del SIM, il servizio segreto militare, che dopo l'8 settembre 1943 fu decisamente impegnato sul fronte antifascista e che, come tale, ebbe notevoli e svariati contatti, talora ritrovandosi a fianco di vecchi amici di famiglia: in diversi avvenimenti, del resto, fu convolto lo stesso Fabrizio.
Sono aspetti, questi che, pur riportati nel richiamato sito, meritano ulteriori approfondimenti, al pari di quelli su altri cari di Fabrizio, ad esempio la madre Gabriella: il che non è escluso che qui possa avere luogo.
Tralasciando in questa occasione di mentovare i soggiorni di Fabrizio a Bordighera già negli anni Trenta (la fantasia induce a pensare che potrebbe avere conosciuto Guido Seborga e il giovane Gian Antonio Porcheddu) e i legami dei La Torre con Cap d'Ail, non si può terminare questo scritto se non sottolineando che François Bayle è un giornalista, un esperto di politica ed uno scrittore molto sperimentato.

Adriano Maini