martedì 12 ottobre 2021

Nissa la Bella


Quella volta Enzo, da me interpellato circa un qualcosa relativo al capoluogo delle Alpi Marittime, mi rispose parlandomi delle riunioni di anarchici cui colà aveva partecipato ed intonandomi la dolce nenia di "Nissa la Bella", che io all'epoca non conoscevo affatto.

Certo i miei interlocutori locali del partito comunista francese, da me sufficientemente frequentati nel corso degli anni '70 del secolo scorso, ma ancora nei primi '80, pur non avari nel dare notizie anche di folclore, molte faccende se le erano dimenticate o non le sapevano o non le ritenevano abbastanza interessanti: non solo la canzonetta da me citata, ma anche, pescando a caso, la leggenda di Caterina Segurana, le denunce di Graham Greene circa la Baia degli Angeli, la contemporanea grande rapina di Nizza, trascritta da Ken Follett in tempo reale e ripresa da poco da Arturo Viale nel suo Oltrepassare.

In proposito di anarchici, non è molto che Silvia mi ha raccontato della grande amicizia - altro aspetto a me in precedenza ignoto - che legava a mio padre un suo zio, un anarchico, per l'appunto, da tanti anni trasferito nella città della Promenade des Anglais, una persona che ai suoi ritorni frequenti a Ventimiglia non mancava mai di passare a salutare il Maini senior: mi dispiace non averlo conosciuto, ma sono in attesa di vedere tramite la nipote una parte del suo grande archivio di libri, giornali, documenti, carte.

Tra i pochi rimpianti che ho riguardo Nizza uno è di sicuro non essere più salito a La Madonette a trovare gli amici di origine italiana.

Il compianto Giuseppe Mac Fiorucci, invece,  con le sue trascrizioni di testimonianze di partigiani del mare - Gruppo Sbarchi Vallecrosia -, azioni temerarie di collegamento tra i patrioti di questo estremo ponente ligure ed i loro referenti alleati, insediati in Costa Azzurra, azioni che spesso facevano perno su Nizza,  mi trascina tuttora nella dimensione più che mai attuale dei valori dell'antifascismo.

Scivolando sul ludico, invece, io e pochi altri pensiamo che la famosa scena in cui Cary Grant in "Caccia al ladro" di Alfred Hitchcock precipita tra i fiori del caratteristico mercatino di Nizza non sia stata girata nell'attuale sede, ma un po' più in là rispetto al centro storico, a ridosso della stazione degli autobus: chi partecipò nel 1970 ad una bella comune gita sino a Grasse passando per Vallauris (che emozione la Cappella della Pace dipinta da Picasso!) concorda con me. 

Venendo a momenti più recenti, Nizza per me é stata soprattutto il Palais Exposition. Avevo pubblicato per motivi del tutto professionali una fotografia relativa ad un certo evento, cui partecipavo per lavoro: qualcuno mi fece notare, celiando sulla supposta importanza che intendevo darmi, che compariva pure, ricoprendo ancora altra carica, il tuttora sindaco di Nizza, che in quel frangente era anche ministro della Repubblica Francese, ma io di tutto ciò non mi ero affatto accorto. Ed in effetti mi emozionò di più in un precedente caso sotto le volte della richiamata grande costruzione fare conoscenza e conversare con due espositori che abitavano nella frazione di Gorizia, dove avevano casa e campagne alcuni cugini di mia madre.

Nizza, pertanto, mi offrirebbe altri spunti ancora.

A ben guardare potrei applicare, anche se non sono mai stato un gran viaggiatore - oggi meno che mai! - lo stesso criterio ad altre località: dovrei solo trovare la voglia di scrivere!


martedì 31 agosto 2021

Tornando ad Alfredo

Fonte: Archivio Moreschi

Tornando ad Alfredo, Alfredo Moreschi (e non si pensi al giochino "Bond, James Bond"!), magari riguardando questo articolo e quest'altro ancora, mi accorgo che sul suo sito qualche fotografia del suo archivio di fotocamere d'epoca è pur stata pubblicata, per cui mi affretto a corredare questo piccolo articolo con alcune delle immagini succitate, anche a compendio di discorsi già fatti in proposito.

Fonte: Archivio Moreschi

Non aggiungo commenti, né spiegazioni di sorta, perché non sono in grado di farne.

Fonte: Archivio Moreschi

Neppure di capire - e di regolarmi di conseguenza nell'esposizione - l'anzianità dei "pezzi". Non si pretenda troppo dal sottoscritto! Dunque, l'ordine di presentazione è quello che è.

Fonte: Archivio Moreschi

In ogni caso questi parlano - si fa per dire - da soli!

Fonte: Archivio Moreschi

Non ringrazierò mai abbastanza il "veterano" Alfredo, per l'amicizia che mi concede e per tanti aspetti connessi. 

Fonte: Archivio Moreschi

Uno di questi, avermi fatto conoscere, là, da lui, a Sanremo,  Marco Innocenti.
 
In ogni caso, rivolgo un caldo invito a visitare, a questo collegamento, la pagina del sito Moreschi, dove si possono vedere, anche mediante successivi passaggi, altre immagini di fotocamere d'epoca.


venerdì 9 luglio 2021

Uno sciopero storico, un corteo di provincia, alcuni attenti fotografi, un poderoso archivio


Per questo post mi è venuto in mente di cercare un titolo ad imitazione - spudorata! - di quelli di tanti film di Lina Wertmüller.


L'altro giorno Alfredo Moreschi, di cui recentemente ho di nuovo scritto qualcosa a questo collegamento, mi ha fatto l'ennesima gradita sorpresa, inviandomi diverse fotografie alquanto datate, ma significative, appartenenti al suo munitissimo archivio. Ne pubblico alcune, a caso.


E a caso procedo nel discorso, anche per rendere conto del contesto e della data di queste immagini. Alfredo me le aveva spedite anche confidando - il perché apparirà chiaro in fondo a questo articolo - in miei pertinenti commenti. Io, invece, continuo a non rammentare nulla, neanche dopo avere ricevuto chiarimenti di cui man mano andrò a riferire. Con l'aiuto di Lorenzo Trucchi posso solo ora sottolineare che gli scatti in questione sono riferiti al corteo sindacale unitario per lo sciopero generale nazionale sulla casa - un evento centrale di quell'"Autunno Caldo", ormai entrato nella Storia - un corteo che ebbe luogo in Ventimiglia (IM) mercoledì 19 novembre 1969. Tutto questo mi era passato di mente: neanche adesso, vedendomi in una foto (che non pubblico, per non esagerare nel personalismo, ma averla è stata un'insolita combinazione. Ed Alfredo non poteva certo accorgersene!) riesco a rivivere quella giornata. Mi permane tuttora la sensazione di avere imboccato la strada dell'impegno politico qualche mese dopo l'evento qui riportato. Senza le spiegazioni di Lorenzo Trucchi avevo persino pensato ad una manifestazione di qualche anno dopo. Così pure ha fatto Giorgio Loreti, altro amico da me interpellato.

Mi è stato, invece, facile riconoscere tante persone, anche cari amici. Qualche nome dubbio mi è stato chiarito da Lorenzo Trucchi. 

Mettere, poi, alcune di queste immagini su alcuni social media, prima di scrivere queste righe, ha fatto sì che in alcuni casi delle persone abbiano potuto rivedere con emozione dei loro cari: anche di questo sono grato ad Alfredo.


Giorgio Loreti, nella nostra specifica corrispondenza, ha tenuto, tra l'altro, a sottolineare la dignità di quei lavoratori che andavano in genere eleganti alle manifestazioni sindacali.



Lorenzo Trucchi, all'epoca segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia e che non appare in nessuna delle immagini, perché era sulla 500 in testa al corteo a scandire slogan, mi ha anche messo in evidenza che egli era stato poi uno dei tre sindacalisti che tennero il comizio conclusivo nel Mercato  dei Fiori di Ventimiglia, oggi alquanto trasformato. In un primo momento - vedendo persone di quella cittadina - lo avevo addirittura scambiato per il Mercato dei Fiori di Vallecrosia, ormai demolito! Mi è doloroso, invece, pensare alle piccole fabbriche, i cui operai erano in gran parte presenti in quella mattinata autunnale a Ventimiglia, piccole fabbriche della nostra zona, piccole fabbriche ormai scomparse!


Arturo Viale, invece, in proposito di quel 1969 mi ha parlato di un'assemblea studentesca a Ventimiglia, su cui mi riprometto di indagare.


Mi sembra giusto attribuire finalmente gli accrediti di queste fotografie. Lo faccio pubblicando qui sopra una sorta di tabella, creata, credo, da Moreschi. Reputo anche che del gruppo così menzionato egli fosse l'unico professionista. Mi verrebbe da fare una divagazione su film a passo ridotto, non solo documentari, ma anche di finzione, su cineclub e su cineforum, sulle cui vicende di tanto in tanto Alfredo nelle nostre discussioni mi concede briciole di informazione. Mi preme sottolineare la valenza, oggi soprattutto storica, degli scatti di quegli amici. Ne avevo già pubblicato. Cercherò di farlo ancora, a cominciare da quelle che metto qui di seguito.




Moreschi ed i suoi amici avevano saputo cogliere, a mio avviso, alcuni tratti delle trasformazioni economiche, sociali, culturali, in atto nel ponente ligure a cavallo tra gli anni '60 e quelli '70 del secolo scorso. Io, tuttavia, proseguendo con la pubblicazione di loro fotografie, mi limito a quelle più curiose.


Questo pregesso obbrobrio mi sembra fosse ubicato in Camporosso. Non posso chiedere ogni volta a Moreschi spiegazioni su singole immagini. Non solo per via del tempo che è volato via, ma anche perchè egli non era presente a tutte le attività di quel sodalizio: gli incarichi quegli amici se li erano proprio divisi. In ogni caso, a questa data, il peggio sul nostro fronte ecologico forse è passato.


Una vista sulla piazza di Apricale direi che vada sempre bene.


Una Ceriana - tale mi sembra! - ormai d'epoca in quanto alla donna qui ritratta, anche per non limitarmi a questa mia zona intemelia, forse ci può anche stare.



E questa è di sicuro Ceriana.


Mi avvio a chiudere, tornando dalle mie parti, con Dolceacqua. Sempre che non sia incorso in un errore.

Ma l'archivio di Alfredo Moreschi è sterminato, composto com'è dalle fotografie fatte da suo padre, dal loro collaboratore, da Alfredo stesso, da quelle acquisite - ad esempio molte del grande Ezio Benigni di Bordighera - e così via.

Anche se di queste - come mi sembra logico - ne ho poche, ho sufficiente materiale  per procedere con altri prossimi articoli.

sabato 19 giugno 2021

Vanno e vengono come le onde del mare

La nuova pista ciclabile in Località Cian de Ca' di Camporosso (IM)

Sulle nostre passeggiate a mare, qui, nell'estremo ponente ligure, oggi come oggi è tutto un gran correre, un marciare, tutt'al più un andare a passo spedito, anche un grande sfoggio di biciclette tecnologicamente avanzate, condotte da persone in abbigliamenti confacenti. Non solo l'immutabile strascichio di piedi, insomma. Si potrebbe dire: "è il progresso, bellezza!".

Eppure, come ho letto ancora di recente circa gli esordi di grandi atleti italiani, negli anni '60 del secolo scorso chi si affannava per strada veniva guardato quasi come veniva osservate le prime zebre approdate in Europa.

Forse non per niente un giovanotto delle nostre parti, che pur era stato in predicato di fare la riserva al grande Abdon Pamich nella marcia alle Olimpiadi di Roma del 1960, preferiva tenersi in forma, inanellando giri - sbilenchi, in verità! - su giri intorno - si fa sempre per dire, data la bizzarria del terreno! - al campo di calcio di Camporosso Mare, una ex Piazza d'Armi, in verità, di cui in tanti serbano ancora nel parlare la denominazione.

A quei tempi se si doveva fare una selezione per la campestre provinciale delle scuole medie superiori si poteva finire - bontà d'animo dei gestori! - sulla pista d'asfalto dei go-karts di Ventimiglia: d'altronde lo stesso appuntamento provinciale - alla faccia del nome! - non si svolgeva certo per rustici sentieri, ma sulla normale tratta iniziale Borgo Prino Dolcedo.

Di palestre degne di questo nome c'era solo quella di Ventimiglia, già casa fascista della gioventù del littorio, ma il terreno esterno - oggi un bel parcheggio per auto! - per le varie prove di atletica non consisteva certo in morbida terra rossa, per non dire delle curve che si dovevano imprimere alle piste per gli scatti veloci.

Al calcio ci si iniziava come andava andava. In tanti - e probabilmente molti di questi furono destinati a diventare i più bravi in loco nella specialità - sul cemento dei Salesiani di Vallecrosia. Ma anche intorno, per non dire, a rischio e pericolo, pure dentro il campo di aviazione delle Braie di Camporosso: tanto, una volta chiuso questo, non passò molto tempo per fare sbaraccare tutta la zona.

Per il nuoto ci si arrangiava in mare. Per il ciclismo, a prescindere da chi usava i due pedali per lavoro o semplici passeggiate-spostamenti, chi ci si azzardava con mezzi più o meno confacenti veniva catalogato come mosca bianca ancor più che per gli altri casi già citati.

A distanza di anni, invero, ho messo a fuoco che forse, fatte le debite proporzioni, c'era un congruo numero di persone dedite a forme varie di motociclismo e di rally automobilistici, forse più come conseguenza dei mestieri praticati che come sincera esigenza di dissipare sudati risparmi.

A pesca in un torrente del ponente ligure nei primi anni sessanta. A sinistra, un dilettante allo sbaraglio per eccellenza, mio padre

Certo, allo stato attuale non mancano campi di calcio, piscine, palestre ben attrezzate, piste ciclabili, persino un campo di atletica leggera - invero, difficile da conservare al meglio - sorto sulle "ceneri" del vecchio spiazzo di atterraggio, maneggi con cavalli. Il quadro non è completo, così come non mi sono sforzato di indagare meglio sul passato, trascurando ad esempio il tiro al volo e la pesca per diletto, sia dalle spiagge - questa sì ancora ben praticata - sia in barca, sia nei torrenti o nel nostro unico fiume: ma i ricordi - si sa! - vanno e vengono come le onde del mare...


lunedì 17 maggio 2021

Good Morning Babilonia


"[...] uno scrittore messicano, Federico Campbell, mi ha dato la risposta: ricordare è lo stesso che immaginare. Non sono capace di scrivere romanzi, ma c'è forse qualcosa di più fantastico della realtà?" così si è espresso Federico Scianna, valente fotografo e grande amico di Leonardo Sciascia, con Michele Smargiassi, che ha riportato la frase nel suo articolo Scianna. Scrivere, che bella visione, apparso su il venerdì di Repubblica, n° 1730, dello scorso 14 maggio.

Si tratta di un'espressione che mi spinge per l'ennesima volta ad attingere ai ricordi di racconti uditi in questo lembo di ponente ligure che va da Bordighera al confine con la Francia e comprensivo dell'entroterra: fatti non necessariamente accaduti da queste parti, ma in ogni caso rammentati da chi in questa terra era nato o era venuto ad abitare.

Piccole cose - ben inteso - ma anche inediti più o meno singolari. Ed in questa occasione mi precludo la strada dei fatti di famiglia, pur singolari, sui quali posso sempre ritornare.

Mi riemerge, in tale contesto, la spinta a proclamare - con alquanta spavalderia! - che la storia si compone di mosaici realizzati con tante minuscole tessere. A prescindere - logicamente - da attestazioni di ordine letterario o di afflato lirico.

Procedo con qualche esempio, allora, talora abborracciato, perché quasi mai ho avuto l'accortezza di tenere acconce tracce.

La fuga di una coppia di giovani, poco più che adolescenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento, da un paesello arroccato in altura per coronare un contrastato sogno d'amore. L'idillio finito. Un paio di figli in collegio ad Alassio. La fuga di lui negli Stati Uniti. Il suo ritorno per partecipare alla Grande guerra. Un altro viaggio, definitivo, oltre oceano. Quali intermezzi alti e bassi di carattere economico. Una nuova famiglia negli States. Fratellastri e loro discendenti che tempo dopo si conoscono. Un trama degna, anche se più leggera, di Good Morning Babilonia dei fratelli Taviani.

Gli eventi di un bersagliere, non più di leva, di un altro nostro piccolo borgo. Ad iniziare dall'obbligo che più di un secolo fa questi soldati avevano di svolgere, una volta conclusa la ferma, ulteriori periodici addestramenti. Fu così che ebbe occasione di conoscere o di vedere da vicino i protagonisti del famoso caso della contessa Tiepolo. Nel grande conflitto portò in salvo sulle spalle il compaesano gravemente ferito della vicina vallata, il quale serbò sempre grata memoria anche ai suoi discendenti. Ebbe a compiere qualcosa del genere anche con un suo ufficiale a cui, quando presente al soggiorno militare in Sanremo, in seguito con una figlia faceva spesso visita, recando modesti doni prodotti nella sua campagna: seppe, poi, che da generale fu uno degli eroi tra gli italiani che si opposero ai tedeschi in Corsica dopo l'8 settembre 1943.

Il prossimo grande avvocato ed il futuro insegnante, nonché capitano di navi da guerra e mercantili, che facevano chilometri a piedi  per completare gli studi.

Un altro docente, misconosciuto studioso di grande levatura, il quale, rimasto orfano, non ben assistito dagli zii, una parte del Liceo Ginnasio la fece in Seminario, evitando - va da sé - di diventare prete.

Il pescatore, in seguito floricoltore, destinato ad aiutare ebrei stranieri in fuga dall'Italia, che ai premilitari imposti dal fascismo si presentava scalzo, sostenendo che in famiglia non c'erano soldi per le scarpe, di modo tale che regolarmente veniva rimandato a casa.

Un mezzo di fortuna in mezzo al mare dopo l'affondamento della nave che era di scorta ad un convoglio italiano di rifornimento. Senza acqua e cibo sotto un sole implacabile. Poi, un sommergibile inglese in salvataggio dei superstiti. Destinazione: un campo di prigionia.

Nel piccolo racconto che segue una fotografia la ricordo. Ritrae il mio personaggio, quasi superbo a cavallo, egli, invero, persona signorile ed affabile, ma al momento ufficiale di complemento nella tragica campagna di Russia della seconda guerra mondiale. Senonché, io rammento soltanto i suoi occhi umidi quando mi descriveva le sue peripezie non della ritirata da quel fronte, ma del dopo Armistizio, quella volta in fuga da Alessandria verso l'Irpinia per riabbracciare i suoi cari. Non era ancora per lui il tempo di arrivare a Ventimiglia.

Un bambino di cinque anni che dall'altura di Colasgarba assiste all'avvio del terribile bombardamento aereo su Nervia. Subito dopo, con la famiglia, sotto un robusto tavolo in un vano seminterato adiacente al soggiorno. Il nonno vuole vedere o chiudere ancora qualcosa. Una pioggia di microscopici pezzi di vetro lo investe in pieno (ed il medico avrà il suo bel da fare per rimuoverli tutti!): un ordigno aveva appena scavato una profonda buca davanti alla Villa.

Se ci penso ancora, mi vengono in mente altri personaggi ed altre storie...

sabato 17 aprile 2021

Rosa Genoni e Sanremo

Rosa Genoni - Fonte: Fabiana Podreider Lenzi

Anch'io qualche giorno fa ho ammirato su Rai 3 l'affascinante storia di Rosa Genoni. Anzi, l'ho pure riguardata nella replica su Rai Storia. E nel piccolo mi ero marcato che questa grande donna aveva fatto importanti prove professionali nella a noi vicina Nizza. Non avevo pensato, dato il rilievo delle trasmissioni in esame, di compiere, come d'abitudine, citazioni in merito su qualche mio blog. Ha provveduto, invece, tra le persone che conosco, l'amico Eraldo Bigi, con studio da avvocato e abitante in Sanremo, che ha saputo cogliere, oltrettutto, la presenza della Genoni nella città dei fiori.

Pubblicando il suo articolo su SANREMO, Storia e Tradizioni, Gruppo Pubblico di Facebook, Bigi ha, altresì, intercettato l'interesse della signora Fabiana Podreider Lenzi, bisnipote della Genoni.

Non resisto ora alla tentazione di riprodurre - sperando che i vari protagonisti non me ne vogliano - una parte del richiamato dibattito, come mi affretto a fare qui di seguito, benché con qualche approssimazione di troppo:

R. M.
solo queste 2 righe, trovate in questo ampio articolo sulla sua vita: " Negli anni successivi alla guerra, Rosa si dedicò ancora all’insegnamento (smise nel 1933 per non giurare fedeltà al fascismo) e allo studio degli scritti antroposofici di Rudolf Steiner. La famiglia si trasferì a Nervi e poi a Sanremo, dove Alfredo morirà nel 1936. "https://www.elle.com/.../a20.../rosa-genoni-stilista-storia/

Fabiana Podreider Lenzi
Buongiorno io sono la bisnipote di Rosa Genoni , @D. G. che fa parte di questo bellissimo gruppo mi ha segnalato le vostre domande e sono felice di poter dare alcune risposte:
Alfredo Podreider marito di Rosa soffriva di un qualche tipo di malattia polmonare e la famiglia si trasferì a Nervi per un periodo poi a San Remo, dove lui poi morí nel 1936.
Rosa e la figlia Fanny trascorsero gli anni della guerra a Sanremo nella Villa in Corso degli Inglesi 100.
La casa fu poi venduta alla fine degli anni ‘50, crediamo sia stata demolita per costruirvi un condomino.
Rosa si spostò a Sanremo anche per sfuggire dalla troppa attenzione della questura di Milano che le faceva perquisizioni frequenti per la sua attività femminista e socialista.
[...]  Era [la casa della dimora Genoni] al numero 100 di Corso degli Inglesi, non so se può essere un indizio sufficiente per recuperare il nome.
[...] Mia madre si ricorda con nostalgia la sua infanzia trascorsa a Sanremo
[...] Casa Haart&fils era inizialmente un negozio di biancheria francese per la casa in Corso Vittorio Emanuele, quando Rosa ne diviene direttrice. L' attività si espande prima aggiungono il primo piano superiore con la sartoria , ma il lavoro cresce e apriranno quattro piani di esposizione e laboratori e impiegheranno 100 lavoranti , ampliando le attività al disegno di abiti da sera , da cerimonia , pellicceria .
Rosa aprì diverse boutique, una a San Remo, una a St. Moritz, le località meglio frequentate dall’aristocrazia del tempo .
Rosa dirigerà la casa di moda fino al 1914 quando allo scoppiare della prima guerra mondiale il richiamo per il pacifismo la coinvolge totalmente facendole decidere di licenziarsi e dedicarsi alla Wilpf. Viaggerà con una delegazione per le maggiori capitali europee per cercare di fermare lo scoppio della guerra.
Era proprio a Londra a colloquio col Primo Ministro quando l'Italia decide di entrare in guerra.

M. F.
@Eraldo Bigi grazie per aver condiviso con a storia di questa signora “pioniera” di modernità! Quale era il negozio con cui collaborava? All’epoca Sanremo aveva parecchie Boutique di moda

Fabiana Podreider Lenzi
@M.F. casa Haardt&fils
[...] rosagenoni, colei che inventò il Made in Italy: è la pagina ufficiale gestita dalla famiglia, se vi piacciono le foto d’epoca e per saperne di più vi invito a seguirla

Rosa Genoni - Fonte: Giusi Sartoris in pagina ufficiale Rosa Genoni

Eraldo Bigi
@Fabiana Podreider Lenzi fatto. Grazie.

Dino Taulaigo
Ringrazio Eraldo Bigi e Fabiana Podreider Lenzi per averci fatto conoscere questa importante personaggio delle nostra citta' e per tutte le notizie su di lei che Fabiana ci ha fornito!!! Infinitamente Grazie!!!

Fabiana Podreider Lenzi
@Dino Taulaigo grazie a voi! Spero di non essere stata troppo prolissa, il fatto di scoprire la casa è stata una novità anche per me!

Dino Taulaigo
Tutte le notizie che ci ha fornito sono un piacere per noi!!! Siamo onorati di averci fatto conoscere tante notizie su Rosa Genoni e di averle pubblicate sul nostro Gruppo!!!


lunedì 12 aprile 2021

E se mi mandano fotografie su Alfredo


Avevo trascritto due settimane fa qualche pregressa bella riga di Chiara Salvini, dedicata ad Alfredo Moreschi in quanto noto fotografo di Sanremo, nonché grande esperto della storia di questa affascinante richiamata arte (l'ottava?). Senonché, Alfredo non è solo un poeta di immagini, come ho sommariamente tentato di documentare con vari articoletti in questi ultimi anni. E provo un po' più avanti a riprendere questo aspetto.


C'è stata una combinazione, su cui mi sono attardato alquanto a riflettere, che mi dava e mi fornisce tuttora qualche spunto per soffermarmi, più che dilungarmi, su alcuni temi che mi interessano.

Da sinistra: Pietro Raneri ed Alfredo Moreschi

L'occasione mi derivava e mi deriva dal fatto che avevo appena pubblicato le note su Moreschi, di cui qui in premessa, quando Pietro Raneri mi inviava alcune immagini, non propriamente recenti, che vanno a corredare queste mie presenti considerazioni.


Con queste fotografie si attesta, tra l'altro, che da qualche anno lo storico Studio Moreschi di Sanremo è stato, come attività per così dire classica, chiuso, ma non si specifica che il nome brilla ancora, connesso ad altra similare azienda, che, oltrettutto, ospita alcuni preziosi reperti. In proposito di questi ultimi devo sottolineare che sono stato, giustamente, criticato perchè ho osato pubblicarne alcuni scatti non degni dell'artista, Alfredo, soggetto principale di queste mie riflessioni.

Mi occorre dire subito qualcosa di Pietro Raneri che, come me, abita a Bordighera. Da un ventennio circa mi onora del dono continuo di suoi pertinenti scatti, talora da me, qua e là, pubblicati, ma spesso importanti sul mio piano privato. In questo momento mi preme soprattutto sottolineare altre sue proficue informazioni di ordine storico, tra le quali vado a sfilare, a titolo di esempio, quella che per me ha comportato un certo lavoro di approfondimento sulla figura del professore Raffaello Monti, in oggi ripresa, giustamente in modo divulgativo, anche da altre persone, come Giancarlo Traverso.


Di Alfredo aggiungo che i suoi interessi sono molteplici, spaziando dalla botanica alla letteratura, anche di un certo tipo, spesso, invero, alla ricerca dei cultori del nonsense, passando per pubblicazioni varie, la collaborazione a diverse mostre e le ricerche storiche a lui commissionate, che lo tengono tuttora impegnato - come per la Conferenza di Sanremo del 1920 -, nel rispetto dei parametri di isolamento da pandemia in corso, se pur è vero, come è vero che sono sospese quelle conferenze pubbliche alle quali il nostro ormai novantenne amico non potrebbe - conteso da più parti com'è - sottrarsi di partecipare come oratore non solo competente, ma anche molto brillante. Su queste sue esibizioni, in oggi forzatamente accantonate, gli ho anche chiesto una volta se non si sentiva sfruttato quasi fosse una sorta di talismano: l'ironia, l'autoironia e l'umorismo del conseguente dialogo restano una cosa tuttora nostra. Senza sottacere - risvolto se si vuole scontato - il rilievo del grande archivio storico di fotografie, che reca, lo ripeto, il suo nome, patrimonio arricchito anche di tante ricerche nel tempo fatte sul campo. 


Ripensandoci, ci sarebbero tante fotografie da pubblicare, non solo quelle qui indicate di Pietro Raneri. Ma forse è meglio che io ritorni ancora su tutto questo.