In quel periodo il Bar Irene, piuttosto noto come ritrovo di persone di sinistra, era frequentato anche da missini, giovani ed adulti: in quel locale non ci furono mai - a memoria - problemi di ordine pubblico.
Subito dopo su di un altro treno, da Ventimiglia a Roma, fecero insieme il lungo viaggio un futuro assessore comunale democristiano, per motivi connessi al suo lavoro, ed un giovane comunista, che tornava alle lezioni della scuola del Partito comunista, anche questi residente all'epoca ancora a Nervia: anche per il fatto di essere compaesani la conversazione fu anche amabile, ma il più anziano, che aveva già una professione, non si tirò indietro dal raccomandare all'altro di completare gli studi e di non impegnarsi troppo in politica, aspetti poi trascurati dal suo interlocutore.
Sempre in quel torno Silvano - attivista comunista - non solo frequentava, ma trascinava in diverse zingarate il giovane assessore comunale democristiano di Ventimiglia, colui che quando si recava a Roma non trascurava di andare a salutare e pranzare insieme ad Angelo Oliva, suo ex compagno di scuola alle superiori, ma ormai vice responsabile della Sezione Esteri della Direzione Nazionale del Pci.
Arrivati agli anni Ottanta - e sempre a Ventimiglia - si verificavano altre scenette.
In consiglio comunale il giovane comunista, commentandone una relazione, apostrofava con un "viso pallido, lingua biforcuta!" il giovane assessore democristiano, che da parte sua non batteva ciglio e nella replica metteva frasi invero argute e spiritose.
Ritrovandosi davanti al Municipio, l'assessore democristiano, già anziano, residente in Val Bevera, poteva dilungarsi con un giovane avversario comunista, il cui padre era nato da quelle parti, sulle soddisfazioni che provava recandosi di tanto in tanto al paese della moglie, situato più o meno a monte di Fornovo Taro in provincia di Parma.
Sarà stato per la confidenza, derivata da una ormai quarantennale conoscenza, ma nella stessa piazza un altro assessore democristiano prese alla sprovvista giovane avversario comunista, di cui si è appena detto, spiattellando davanti ad una terza persona una vecchia birichinata di cui il suo avversario era ormai completamente dimentico: che quando abitava a Ventimiglia Alta un giorno dall'alto gli era arrivato in testa un certo liquido organico, ma senza sottolineare a dovere che il cosiddetto monello non aveva più di tre anni di età e che un altro elemento di sfortuna era stato dovuto alla chiusura in basso della sovrastante finestra non con una normale muratura, bensì con una grata in ferro.
Ed il sindaco socialista, pur grande uomo di cultura, qualche volta non si tratteneva, come quando citò, con intenti denigratori di una circostanza connessa ad un concerto in Ventimiglia, ma non - così almeno si era capito! - del musicista, il piffero, anziché il flauto di Severino Gazzelloni.
Adriano Maini










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