Un ferroviere di Nervia, a Ventimiglia, verso la fine degli anni Sessanta, un po' prima di trasferirsi nel centro urbano con la famiglia, andava a sviluppare una certa dimestichezza con un nuovo residente, Ginetto, originario di Soldano, probabilmente perché l'uomo era il cognato di un suo vecchio amico, da sempre abitante in quella zona.
Le conversazioni tra i due erano varie ed articolate, simpatiche e briose al punto da interessare anche i figli del capotreno, quasi sempre condotte davanti a bicchieri di vino, di Barbera e non di Rossese, il tipico vino locale, che era il fiore all'occhiello del magazzino all'ingrosso che nel cortile dall'altra parte dell'imbocco della strada provinciale di vallata il nuovo arrivato intanto aveva aperto.
Nello scambio di notizie tra i due affabulatori non prevaleva tuttavia l'interesse per il prezioso e tipico prodotto - e connesse lavorazioni - delle vigne di Soldano, ma il rilievo dato ad abitanti di quel paese, colleghi del padrone di casa, uno dei quali in particolare in grande intimità ed uso a passare di persona al rientro dal lavoro a comunicare, se del caso, i cambiamenti nei turni di servizio.
A guardare bene, però, il Rossese di Ginetto non era di Soldano, ma di Località Curli di Perinaldo, nella quale ancora oggi si coltiva un tipo di uva da cui si produce un vino a suo tempo molto elogiato da Luigi "Gino" Veronelli e da Mario Soldati e curata da nuovi appassionati, che godono ancora di quella fama acquisita. L'intervento dei due famosi esperti era avvenuto quando il conduttore del fondo era Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo: si asserisce in proposito che Veronelli e Soldati si fossero avventurati da quelle parti sulla base di qualche segnalazione, ma che, appena incontrato il vinicoltore ricercato, fossero costretti ad aspettare ed assistere alle particolari procedure di purificazione del mosto, imperniate sul passaggio tra strati sovrapposti di saggina del nuovo prodotto. Ed il buon nome del Rossese di Curli, quel Rossese di Curli, rimane tuttora garantito tra i veri intenditori, come attestato da vari articoli presenti sul web.
A Curli, quantomeno in quel lontano periodo, avevano campagne altri abitanti di Soldano, che per accedere ai loro poderi potevano utilizzare solo una faticosa mulattiera in salita.
La famiglia di Ginetto aveva anche gestito a Curli, prima di Emilio Croesi, la campagna di un certo "colonnello" non ben identificato, che aveva dimora nella vicina Suseneo, Frazione del comune di Perinaldo, ma un episodio curioso riconduce ad un loro lavorante ed a un loro mulo molto robusto, in grado di portare molti pesanti sacchi - ciascuno di 130 chili - di uva appena raccolta. Capitava una volta che, non volendo lasciare incustoditi di notte alcuni sacchi, di cui prima del buio ormai incombente non si era potuto caricare l'animale, si incaricassero dell'ultimo sforzo il bracciante e Ginetto: solo che il primo, arrivato in fondo alla discesa, risaliva e faceva in tempo a prendersi cura per una buona metà del tragitto anche del fardello del suo datore di lavoro, che oltrettutto era di un solo acco, dunque, metà della sua "soma".
Nei paesi sono questi i generi di narrazione che si tramandano con particolare attenzione.
Adriano Maini
Le conversazioni tra i due erano varie ed articolate, simpatiche e briose al punto da interessare anche i figli del capotreno, quasi sempre condotte davanti a bicchieri di vino, di Barbera e non di Rossese, il tipico vino locale, che era il fiore all'occhiello del magazzino all'ingrosso che nel cortile dall'altra parte dell'imbocco della strada provinciale di vallata il nuovo arrivato intanto aveva aperto.
Nello scambio di notizie tra i due affabulatori non prevaleva tuttavia l'interesse per il prezioso e tipico prodotto - e connesse lavorazioni - delle vigne di Soldano, ma il rilievo dato ad abitanti di quel paese, colleghi del padrone di casa, uno dei quali in particolare in grande intimità ed uso a passare di persona al rientro dal lavoro a comunicare, se del caso, i cambiamenti nei turni di servizio.
A guardare bene, però, il Rossese di Ginetto non era di Soldano, ma di Località Curli di Perinaldo, nella quale ancora oggi si coltiva un tipo di uva da cui si produce un vino a suo tempo molto elogiato da Luigi "Gino" Veronelli e da Mario Soldati e curata da nuovi appassionati, che godono ancora di quella fama acquisita. L'intervento dei due famosi esperti era avvenuto quando il conduttore del fondo era Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo: si asserisce in proposito che Veronelli e Soldati si fossero avventurati da quelle parti sulla base di qualche segnalazione, ma che, appena incontrato il vinicoltore ricercato, fossero costretti ad aspettare ed assistere alle particolari procedure di purificazione del mosto, imperniate sul passaggio tra strati sovrapposti di saggina del nuovo prodotto. Ed il buon nome del Rossese di Curli, quel Rossese di Curli, rimane tuttora garantito tra i veri intenditori, come attestato da vari articoli presenti sul web.
A Curli, quantomeno in quel lontano periodo, avevano campagne altri abitanti di Soldano, che per accedere ai loro poderi potevano utilizzare solo una faticosa mulattiera in salita.
La famiglia di Ginetto aveva anche gestito a Curli, prima di Emilio Croesi, la campagna di un certo "colonnello" non ben identificato, che aveva dimora nella vicina Suseneo, Frazione del comune di Perinaldo, ma un episodio curioso riconduce ad un loro lavorante ed a un loro mulo molto robusto, in grado di portare molti pesanti sacchi - ciascuno di 130 chili - di uva appena raccolta. Capitava una volta che, non volendo lasciare incustoditi di notte alcuni sacchi, di cui prima del buio ormai incombente non si era potuto caricare l'animale, si incaricassero dell'ultimo sforzo il bracciante e Ginetto: solo che il primo, arrivato in fondo alla discesa, risaliva e faceva in tempo a prendersi cura per una buona metà del tragitto anche del fardello del suo datore di lavoro, che oltrettutto era di un solo acco, dunque, metà della sua "soma".
Nei paesi sono questi i generi di narrazione che si tramandano con particolare attenzione.
Adriano Maini







