La prossima estate dovrebbe essere presentato anche a Bordighera, con la partecipazione della coautrice architetta, il libro di Enrico Laerte Corona e Daniela Re "Giovanni Antonio Porcheddu, 're del cemento armato'. Il sardo che rivoluzionò l´edilizia italiana", Editore Abbà.
Un breve cenno a questo importante personaggio su questo blog era stato fatto due anni fa in occasione dell'avvio dei lavori di recupero dell'ex silos granario del porto di Genova, da lui costruito nel 1901 utilizzando il sistema di cemento armato brevettato da François Hennebique, da cui il nome, Hennebique, appunto, che ha sempre contraddistinto quel grandioso edificio. E si aggiungeva che avevano onorato la città di Bordighera - e la circostante zona intemelia - il figlio Giuseppe, detto Beppe, artista poliedrico dalla grande statura antifascista, sulla cui figura, pertanto, qui spesso ci si è soffermati, ed il nipote Gian Antonio, pittore originale e uomo dalla vaste frequentazioni sociali.
Non si era mai detto nulla del padre di quest'ultimo, Mario, che pure aveva sposato una zia di Guido Seborga, altro protagonista di molti campi della cultura, qui certo non trascurato. E non a caso la figlia di Seborga, Laura Hess, oltre a ripercorrere più volte l'impegno resistenziale di Giuseppe Porcheddu, si è talora soffermata nei suoi scritti sull'intensa attività di Giovanni Antonio Porcheddu.
Torna, dunque, alla mente, una trama che aveva coinvolto Alfredo Moreschi di Sanremo, il quale, sentendo qualche anno fa alcuni amici parlare del ruolo partigiano di Beppe Porcheddu, andava a rinvenire nel suo poderoso archivio di immagini alcuni negativi fatti dal padre Gianni nel 1938, da cui ricavava, digitalizzate, fotografie di Mario Porcheddu in serate di gala al Casinò di Sanremo, e di suo figlio Gian Antonio, nonché di sua moglie con l'allora ragazzo, ripresi davanti alla caratteristica abitazione di quella famiglia, prossima al torrente Borghetto, in Via Vittorio Emanuele di Bordighera.
Moreschi desumeva anche dagli appunti connessi a quel ritrovamento notizie interessanti sulla professionalità e sulle conoscenze di Mario Porcheddu: giova adesso ricordare soltanto che era il direttore artistico della casa da gioco della città dei fiori.
Dovrebbe, poi, oggi essere a buon punto - se si è capito bene - un lavoro di Filippo Pinna di Sassari su Giuseppe Porcheddu: alla luce di quanto sopra non si può non rimanerne in trepida attesa.
Adriano Maini
Un breve cenno a questo importante personaggio su questo blog era stato fatto due anni fa in occasione dell'avvio dei lavori di recupero dell'ex silos granario del porto di Genova, da lui costruito nel 1901 utilizzando il sistema di cemento armato brevettato da François Hennebique, da cui il nome, Hennebique, appunto, che ha sempre contraddistinto quel grandioso edificio. E si aggiungeva che avevano onorato la città di Bordighera - e la circostante zona intemelia - il figlio Giuseppe, detto Beppe, artista poliedrico dalla grande statura antifascista, sulla cui figura, pertanto, qui spesso ci si è soffermati, ed il nipote Gian Antonio, pittore originale e uomo dalla vaste frequentazioni sociali.
Non si era mai detto nulla del padre di quest'ultimo, Mario, che pure aveva sposato una zia di Guido Seborga, altro protagonista di molti campi della cultura, qui certo non trascurato. E non a caso la figlia di Seborga, Laura Hess, oltre a ripercorrere più volte l'impegno resistenziale di Giuseppe Porcheddu, si è talora soffermata nei suoi scritti sull'intensa attività di Giovanni Antonio Porcheddu.
Torna, dunque, alla mente, una trama che aveva coinvolto Alfredo Moreschi di Sanremo, il quale, sentendo qualche anno fa alcuni amici parlare del ruolo partigiano di Beppe Porcheddu, andava a rinvenire nel suo poderoso archivio di immagini alcuni negativi fatti dal padre Gianni nel 1938, da cui ricavava, digitalizzate, fotografie di Mario Porcheddu in serate di gala al Casinò di Sanremo, e di suo figlio Gian Antonio, nonché di sua moglie con l'allora ragazzo, ripresi davanti alla caratteristica abitazione di quella famiglia, prossima al torrente Borghetto, in Via Vittorio Emanuele di Bordighera.
Moreschi desumeva anche dagli appunti connessi a quel ritrovamento notizie interessanti sulla professionalità e sulle conoscenze di Mario Porcheddu: giova adesso ricordare soltanto che era il direttore artistico della casa da gioco della città dei fiori.
Dovrebbe, poi, oggi essere a buon punto - se si è capito bene - un lavoro di Filippo Pinna di Sassari su Giuseppe Porcheddu: alla luce di quanto sopra non si può non rimanerne in trepida attesa.
Adriano Maini















