Capita sul gruppo Facebook "Savona scomparsa" di vedere fotografie della vecchia stazione ferroviaria "Savona Letimbro", che sorgeva in pieno centro urbano: vicino a quel sito c'è oggi il Palazzo della Provincia, dove rimane qualche traccia che ricorda in qualche modo il vecchio fascio di binari.
A tutti gli anni Sessanta - e forse anche un po' oltre - i ferrovieri di Ventimiglia avevano poche occasioni di servizio a Savona, fatte salve le circostanze di cui si dirà più avanti.
Un po' prima del periodo citato arrivavano nel ponente ligure di confine con la Francia anche da Savona novità, in genere portate proprio dai ferrovieri, novità da grandi città, quali almeno un grande magazzino, privo ancora di reparto alimentare, sui cui scaffali apparivano prodotti singolari e curiosi: due esempi tra i tanti erano le penne biro ed i quaderni scolastici dalle copertine multicolori. Ma anche negozi di abbigliamento maschile dai prezzi molto convenienti.
Sul piano del costume si può ancora registrare che sul finire degli anni Cinquanta giocarono nell'altra squadra di calcio di Savona, la Veloce, due giovanotti di Bordighera: va da sé che per loro l'arrivo ed il ritorno da casa - e tante trasferte con la loro compagine - passavano per la Stazione di Savona Letimbro.
Tornando ai ferrovieri di Ventimiglia, va specificato che a loro toccava sovente di lavorare sui treni merci composti nel Parco Doria di Savona, proprio là dove da tempo è stata trasferita la nuova stazione passeggeri. Per arrivare a quei convogli, i ferrovieri si incamminavano a piedi sulla massicciata dalla Letimbro per un discreto tragitto. D'inverno, pur essendo rotti per mestiere alle intemperie, sentivano freddo, più freddo che in altri punti della linea Ventimiglia-Genova a loro abituale. Era una prestazione che si cercava di evitare. Fioccavano a tutto andare bestemmie ricamate sulle iniziali del nome del loro luogo di destinazione.
Su "Savona scomparsa" questi aspetti non sono ancora emersi. In compensazione - strana - si è accennato di recente ad una casa per macchinisti, ribattezzata all'epoca in modo pesante con l'allusione alle lunghe assenze da casa di quegli operatori. Sembra quasi una nemesi storica per quanto qui si aggiunge, ma ad andare giù sul greve circa i passeggeri - come qui già riportato - dei treni "Avevina" erano stati, invero, gli uomini del personale viaggiante di Ventimiglia: in effetti, per come si tramandano le cose, un umorismo sovente da caserma era molto diffuso tra i ferrovieri di tutta la Liguria.
Andrebbe sottolineato, ma con altra penna, che Savona e provincia hanno alle spalle una storia ricca ed articolata, che hanno dato un contributo essenziale all'epopea della Resistenza e che hanno affrontato con esemplari fermezza e dignità le terribili prove dei sanguinosi attentati terroristici neofascisti del 1974.
Adriano Maini
A tutti gli anni Sessanta - e forse anche un po' oltre - i ferrovieri di Ventimiglia avevano poche occasioni di servizio a Savona, fatte salve le circostanze di cui si dirà più avanti.
Un po' prima del periodo citato arrivavano nel ponente ligure di confine con la Francia anche da Savona novità, in genere portate proprio dai ferrovieri, novità da grandi città, quali almeno un grande magazzino, privo ancora di reparto alimentare, sui cui scaffali apparivano prodotti singolari e curiosi: due esempi tra i tanti erano le penne biro ed i quaderni scolastici dalle copertine multicolori. Ma anche negozi di abbigliamento maschile dai prezzi molto convenienti.
Sul piano del costume si può ancora registrare che sul finire degli anni Cinquanta giocarono nell'altra squadra di calcio di Savona, la Veloce, due giovanotti di Bordighera: va da sé che per loro l'arrivo ed il ritorno da casa - e tante trasferte con la loro compagine - passavano per la Stazione di Savona Letimbro.
Tornando ai ferrovieri di Ventimiglia, va specificato che a loro toccava sovente di lavorare sui treni merci composti nel Parco Doria di Savona, proprio là dove da tempo è stata trasferita la nuova stazione passeggeri. Per arrivare a quei convogli, i ferrovieri si incamminavano a piedi sulla massicciata dalla Letimbro per un discreto tragitto. D'inverno, pur essendo rotti per mestiere alle intemperie, sentivano freddo, più freddo che in altri punti della linea Ventimiglia-Genova a loro abituale. Era una prestazione che si cercava di evitare. Fioccavano a tutto andare bestemmie ricamate sulle iniziali del nome del loro luogo di destinazione.
Su "Savona scomparsa" questi aspetti non sono ancora emersi. In compensazione - strana - si è accennato di recente ad una casa per macchinisti, ribattezzata all'epoca in modo pesante con l'allusione alle lunghe assenze da casa di quegli operatori. Sembra quasi una nemesi storica per quanto qui si aggiunge, ma ad andare giù sul greve circa i passeggeri - come qui già riportato - dei treni "Avevina" erano stati, invero, gli uomini del personale viaggiante di Ventimiglia: in effetti, per come si tramandano le cose, un umorismo sovente da caserma era molto diffuso tra i ferrovieri di tutta la Liguria.
Andrebbe sottolineato, ma con altra penna, che Savona e provincia hanno alle spalle una storia ricca ed articolata, che hanno dato un contributo essenziale all'epopea della Resistenza e che hanno affrontato con esemplari fermezza e dignità le terribili prove dei sanguinosi attentati terroristici neofascisti del 1974.
Adriano Maini








