giovedì 22 agosto 2019

Rosamunda, ma non solo

Fonte: Alessandra Maini
Michele F. mi ha raccontato nei giorni scorsi che ai tempi delle nostre elementari (ma lui non era in classe con me) a Nervia di Ventimiglia (IM) ogni tanto, soprattutto dopo la mensa (alla quale io non mi fermavo), saliva al primo piano a recare scompiglio nel collegio, soprattutto buttando all'aria letti appena fatti, con disperazione delle suore dai larghi cappelli. In effetti, il particolare dei copricapi l'ha rimarcato Franco V., che per caso era presente alla nostra conversazione: lui un anno in quell'istituto l'aveva pur trascorso. Mi sono, allora, venute in mente due cose. Che ho avuto dei compagni di classe che soggiornavano in quel collegio. E che all'epoca era un uso abbastanza diffuso, nonostante le condizioni materiali in genere non buone, mandare figli in collegio.
Una strana sorte, poi, quella della palazzina in questione: da collegio femminile a clinica, a scuola pubblica con soprastante già mentovato collegio, ad ospedale, a semplice presidio sanitario.


Bruno B., presente anche lui a quel valzer di ricordi, mi aveva appena fornito (l'avevo previamente pregato di investigare un po'!) l'informazione che mi mancava in proposito di una casa d'angolo di levante all'inizio della provinciale di Val Nervia. Ai tempi, di cui volevo sapere io, era ancora un appartamento privato. Vi si riunivano quattro amici a fare musica. D'estate di sicuro. A fineste e porte aperte si sentiva tutto quel liscio. Lo ascoltavano in tanti. Un po' dopo appresi che uno di quei musicanti, forse proprio un mio vicino di casa, addetto alla fisarmonica, veniva soprannominato, dal titolo di una nota, vecchia canzone, Rosamunda. Era ironia o invidia? Bruno B. mi ha aggiunto che, in effetti, la famiglia di quegli inquilini, era di persone impegnate in orchestrine. Qualcuno ancora attivo in quel campo, se non ora, certo di recente. Di loro mi ero proprio scordato. E per combinazione qualche sera fa rivedendo in televisione un documentario sulla seconda guerra mondiale andavo a riascoltare Rosamunda messa come accompagnamento alle immagini che sottolineavano momenti della tenacia di resistenza e della voglia di vivere di tanti inglesi nel periodo dei più duri bombardamenti aerei tedeschi.


Mi sto attardando sugli ultimi anni 1950. Al mare, data la nostra età, si andava ancora accompagnati dai grandi, più spesso in sponda sinistra del torrente Nervia, dunque, in territorio di Camporosso. In merito le storie più singolari mi appaiono forse quelle successive. Da raccontare, a mio parere.


Michele B., invece, mi ha più volte rammentato tanti nomi - che avevo dimenticato - di persone di quella zona, ad esempio quello di un signore che compare nella soprastante fotografia in occasione del passaggio di carri in procinto di partecipare ad una ormai lontana edizione della Battaglia di Fiori di Ventimiglia.

Quella Nervia mi fa, invero, tornare in mente tanti aneddoti, vuoi che quegli anni dal 1956 al 1971, nei quali ho abitato con la mia famiglia colà, abbiano visto tanti cambiamenti di costume, come si suol dire, e di civiltà materiale, vuoi che in quella zona, in effetti un crocevia per la Val Nervia ed altre parti, si registrarono tanti piccoli accadimenti, di cui mi preme sottolineare solo quelli più simpatici, vuoi che mi capita ora di riparlare di continuo di cose di Nervia con chi ha fatto più o meno le mie stesse esperienze o con chi, come Bruno B., vi dimora adesso, al punto che mi riprometto di ritornare presto su temi connessi. Mi urgono prima di tutto altri ricordi legati al citato angolo di levante di quell'incrocio, ma non è detto che saranno i primi che andrò ad affrontare.


mercoledì 14 agosto 2019

Whiskey, tartarughine e cartoline


Franco I. ha lavorato per buona parte degli anni 1960 nell'ex Africa Occidentale Francese. Ha toccato con mano il neocolonialismo quando gli proibirono di retribuire meglio i manovali indigeni.

Una gentile signora mi raccontò che da bambina, prima della guerra, era stata in Nigeria al seguito del padre ingegnere, ma le sue erano memorie di una privilegiata.


Da uno sbarco in Tunisia due piccole tartarughe donateci nel 1958 da un vicino di casa, in temporaneo  "congedo" - di cui oggi non so spiegarmi l'autorizzazione - dalle ferrovie per un'esperienza da marconista su una nave mercantile. Dal medesimo anche una cartolina da Cartagine, ormai persa.

In qualche estate a Bordighera (IM) giocavo con miei coetanei adolescenti, venuti dalla Libia per vedere nonni e zii materni: dopo il 1969, espulsi, si stabilirono definitivamente qui. 

Marrakech, Marocco
Un mio conoscente asseriva che in Marocco negli anni 1980 in casa di clienti si poteva bere di nascosto con loro, musulmani, del buon whiskey.

Davide A. qualche anno fa mi ha regalato un atlante dell'Africa Orientale Italiana e un codice italiano di diritto coloniale, tutti rigorosamente di epoca fascista.


Mio padre fu alla prima battaglia navale della Sirte.

Non ritrovo le belle fotografie della Namibia, mandatemi dal compianto Salvatore S. Né cartoline più recenti di altre parti dell'Africa, neppure quelle delle Cascate Vittoria.



Solo da poco ci è tornato in mente chi ci ha regalato tante cartoline d'epoca, anche di varie parti dell'Africa, viaggiate e no.


Non mi interessano i resoconti di crociere o di soggiorni balneari contemporanei.

L'Africa di persona devo averla, comunque, da qualche parte intravvista talvolta all'orizzonte...


mercoledì 7 agosto 2019

Quel mulo di Rocchetta Nervina


Parlando con Gianfranco Raimondo, che, tra l'altro, ha un cognome tipico del paese cui voglio fare qui qualche accenno, vale a dire Rocchetta Nervina (IM), mi ricordo talora di un aspetto di pregressa civiltà materiale. La mia famiglia si rifornì a lungo da un contadino del luogo di un delizioso olio d'oliva. Ed anche, per un primo periodo, di legna da ardere, perché quelli erano i tempi. Solo che, ancora alla svolta degli anni '60 del secolo scorso, prima di dotarsi di furgoncino, quel signore, con cui poi tante volte scambiai saluti e impressioni in quel borgo, faceva i suoi trasporti con un carretto trainato da un mulo. Alle provviste della stufa della nonna materna in Bordighera (IM), quel signore contribuì, invero, più a lungo. 


E mi sembra di vedere ancora quel paziente animale davanti ad una casetta, da tanto ormai demolita, dall'altra parte della strada provinciale rispetto al nostro cortiletto di allora, in zona Nervia di Ventimiglia (IM).

Rocchetta Nervina (IM) rappresentò per molto tempo per me un arcano mistero, nonostante la conoscenza di tante persone del posto, che visitavano spesso casa nostra, distante solo una dozzina di chilometri, o che ebbi per compagni, se non di classe, quantomeno di istituto. E, per ormai perse ragioni, da adolescente le tante mie scampagnate in bicicletta lungo la Val Nervia non ebbero mai una deviazione verso quel luogo.

Mi sono avvicinato fisicamente per la prima volta in occasione di un personale esperimento di viaggio in motorino: senonché, ormai vicino a quell'abitato, rimasi in panne, da cui non avrei proprio saputo trarmi, se l'autista - pietoso - dell'autobus di linea, parcheggiato vicino a dove ero stato costretto a fermarmi, non mi avesse prima spiegato che avevo inavvertitamente interrotto... l'alimentazione dell'olio e non avesse, poi, direttamente provveduto a rimediare all'inconveniente.
Dopo di che mi affrettai a tornare indietro ancora senza visitare Rocchetta Nervina.

Vennero, tuttavia, presto le occasioni per recarmi spesso a Rocchetta Nervina, facendomi diversi amici ed accumulando discrete esperienze.

Ma per oggi concludo sul tema, appuntandomi a casaccio per altre occasioni una partita amatoriale di pallone elastico (sport in cui si cimenta ancora, ben superati i settanta, Alberto G.) ed un ripresa (ma credo che quella volta Bruno B., di solito presente a queste esperienze, non ci fosse) di interviste con video-camera da fare vedere come prologo del comizio serale.




mercoledì 31 luglio 2019

C'è chi del Rex...

© Archivio Moreschi di Sanremo (IM)
C'è chi, Alfredo Moreschi, del Rex, dopo aver sbirciato il mio specifico articoletto, mi manda una fotografia d'epoca, probabilmente scattata da suo padre e da Sanremo (IM). Mi sono sinora dimenticato di chiedergli conferma del luogo. Eppure l'ho anche visto di persona pochi giorni fa. Mi sono pure scordato di domandargli se avesse visto qualche passaggio di quel transatlantico qui nella nostra Riviera. Penso in una risposta affermativa, anche se è più giovane - ma non di tanto! - di Mario A., l'amico della mia famiglia, che con il racconto delle sue dirette memorie mi ha stimolato a procedere nella mia personale rivisitazione dei lontani transiti di quella bella nave da queste parti.

C'è chi, Enrico B., del Rex, anche lui dopo avermi letto, mi scrive di avere ancora provato vive emozioni nel trovare rievocate le grandi onde provocate da quel dominatore dei mari: solo che lui le vedeva  a suo tempo arrivare a Porto Maurizio, Imperia.

C'è chi, Luca G., del Rex ha conosciuto e tiene tuttora contatti con il nipote del comandante, Francesco Tarabotto, delle prime traversate, compresa quella dell'agosto del 1933 con cui la nave riportò la conquista del Nastro Azzurro. A questo aspetto siamo arrivati casualmente ieri, una volta iniziato a discorrere di ormai antichi trascorsi nella Marina Militare Italiana di nostri intimi. Luca G. conosce bene Mario A., legati come sono da nascita e trascorsi in Bordighera Alta, ma non ne aveva mai sentito - o non ricorda - questo specifico racconto. Già ufficiale di complemento della Marina, quando in occasione di un prossimo raduno - in occasione di una ricorrenza di cui ho già dimenticato il nome - di ex allievi dell'Accademia Navale di Livorno, Luca G. rivedrà il coetaneo Tarabotto, che da comandante continua, invece, a navigare come il nonno, forse gli dirà qualcosa anche di queste nostre rimembranze.



giovedì 25 luglio 2019

Un ciclista di Perinaldo (IM) in Germania alla fine degli anni ‘30


In fondo verso sinistra Emilio Croesi; a destra Guido Ardissono, già citato nel precedente articolo da me dedicato allo storico sindaco di Perinaldo - Fonte: Mina Farace Richieri
Alberto mi ha raccontato come aveva conosciuto Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo (IM), alla cui figura io ho già fatto qualche riferimento in questo post
Circa cinquant'anni fa Alberto era salito a quel borgo per una partita amatoriale di pallone elastico (o palla pugno o "balun"), disciplina a quel tempo dalle nostre parti molto più praticata e molto più seguita dal pubblico che adesso. Mi sembra di ricordare che la squadra di Alberto avesse nell'occasione sconfitto quella del posto. Finita la competizione, Croesi, pur essendo molto tifoso dei suoi compaesani, aveva cercato e fatto cercare a lungo Alberto per complimentarsi con lui per come aveva giocato bene. E fargli assaggiare il suo ottimo vino Rossese. Non ci fu nessuna degustazione quella volta per Alberto, una volta individuato, perché aveva già troppo indugiato in alcune cantine di suoi conoscenti, ma iniziò un suo rapporto con Croesi, che ebbe un discreto seguito. 
Alberto ne ha ricavato diversi aneddoti, ma oggi voglio cogliere un semplice ricordo, mutuato dalle parole di Emilio, e relativo alla carriera di corridore ciclista professionista di Croesi. Mentre io, come ho già sottolineato, ho pensato a lungo che Emilio fosse stato solo un corridore dilettante. Nella narrazione di quest'ultimo sembrava proprio di vederlo quel viale alberato in Germania dove si concludeva una certa gara. Forse si trattava - notizia che ho rilevato da una mia ricerca sul Web - della 9^ tappa del Giro di Germania del 1938, allorquando si piazzò al terzo posto. Per combinazione quell'anno aveva gareggiato sia per la francese Urago - Wolber che per la tedesca Wanderer. Sempre che le informazioni che ho scovato siano giuste, perché mi sembra di scorgere tra queste qualche contraddizione. Come nel caso del piazzamento al 58° posto di Croesi nella Milano-Sanremo del 1937, anno in cui risulterebbe per una piattaforma ciclista indipendente - come per il 1939 -, con la casacca della Urago, invece, per www.bikeraceinfo.com. Aggiungo, a titolo di cronaca, un terzo posto di Croesi al Grand Prix d'Antibes del 1938.


L'amico Gianfranco Raimondo scriveva qualche anno fa su di una pagina Facebook l'avventura quasi picaresca di un pittoresco personaggio di Ventimiglia (IM), Armando Lissa, sul quale è opportuno che aggiunga altra volta qualche parola, quel Lissa che si era recato in bicicletta nel capoluogo lombardo insieme ad un certo Croesi di Pigna (IM), per partecipare il giorno dopo, da indipendenti, alla Milano-Sanremo: i due dormirono in stazione ferroviaria, "disturbati" inoltre dalla polizia, e gareggiarono, ma, sia per la fatica pregressa che per le loro caratteristiche, arrivarono buoni ultimi fuori tempo massimo. Nei commenti che seguirono alle righe dedicate da Gianfranco all'episodio, ne venne fuori uno che attribuiva in modo perentorio quell'esperienza ad Emilio Croesi, così che Gianfranco fu costretto a prenderne atto. Parlandone in quei giorni con Alberto, questi mi riferì che in effetti un Croesi ciclista di Pigna c'era pur stato. Altri interlocutori, sempre in quel periodo, mi aggiunsero, proprio per non sminuire il rilievo del nostro Croesi, che Emilio aveva addirittura preso parte - da indipendente! - ad un Tour de France. Gianfranco, da me subito debitamente informato, riprecisò il suo tiro, ma io a tuttoggi non rinvengo sul Web traccia della partecipazione di Emilio Croesi ad una qualche edizione del Tour de France.

Si può affermare in ogni caso che anche nel ciclismo Emilio Croesi è stato davvero una piccola gloria locale!


sabato 20 luglio 2019

Due parole su Milano


Non ho mai viaggiato molto, né sono stato particolarmente assiduo di Milano, ma il ciclo dei miei contatti si é sviluppato lungo l'arco di circa sessant'anni. Trascurando i ricordi di Duomo, Castello Sforzesco, modellino dell'Andrea Doria che, salendo, spiccava a sinistra dei binari della Stazione Centrale e Zoo, posso sottolineare che circa ad otto anni venni accompagnato a vedere la Pietà Rondanini, tutto trepidante perché già informato che era l'opera lasciata incompiuta dal grande Michelangelo. E che, più o meno, in quel periodo ho visto, se non rammento male, non lo specifico Museo, ma una vera grande Mostra del Risorgimento. Il costruendo Pirelli e la costruenda Metropolitana. 

Rapporti di famiglia, in seguito lavoro, manifestazioni, nuovi rapporti di famiglia hanno accompagnato la mia relazione con Milano.

A Milano da sempre, per me, il fascino del tram con il suo scampanellio particolare; in seguito, anche quello del metrò. A Milano o andando e venendo da Milano ho assistito a fatti curiosi; talora qualcosa di più che curiosi. 

Tante storie, insomma. Forse qualcuna da raccontare una volta di più. Ma se la malia esercita da una grande città su di un bambino degli anni '50 può essere retrospettivamente, soprattutto se inquadrata nel processo di crescita della civiltà materiale, abbastanza compresa, trovare da adulto bello, superata la fase giovanile tipica di ogni generazione, ma indifferente a tanti particolari, l'insieme, come é capitato a me, di strade e di case qualunque ha veramente qualcosa di misterioso.


lunedì 15 luglio 2019

Il Rex!

Un Boeing Y1B-17 vola accanto al Rex nel 1938 a circa 800 miglia ad est di New Yoork - Fonte: fotografia di U.S. Air Force, riprodotta in Wikipedia
Mio padre mi aveva raccontato quella volta che, da poco arrivato con la famiglia a Ventimiglia (IM), aveva visto dalla collina di Collasgarba il viaggio inaugurale del Rex, il famoso transatlantico italiano d'anteguerra. E aveva aggiunto che tanti passaggi di quella splendida nave davanti alla nostra costa erano a gran voce annunciati, a richiamo degli amici, dal primo di quegli adolescenti che l'avesse individuata al largo di Capo Ampelio a Bordighera (IM).
Pochi giorni fa sono stato a trovare un ex collega di mio padre, già compagno di scuola di mia madre alle elementari, nonché nipote di care persone che ho ben conosciuto e cugino, molto più anziano, di un mio coetano, con me sodale ai tempi in cui si abitava a Nervia. Quella Nervia su cui spicca la modesta, appena citata, altura detta Collasgarba.
Così, tra le altre cose, ho ricordato a M., ringraziandolo ancora una volta, di avere fatto, prima di pubblicarlo su di una rivista di un sodalizio del posto, anzitutto a me un bel racconto sul Rex.
Capitava, questo, circa nove anni fa, proprio - guarda caso! - a ridosso delle specifiche rimembranze di mio padre.
Andò in questo modo. M. mi disse in quell'occasione che era ancora bambino quando, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la bella nave dovette interrompere i suoi maestosi viaggi. Ma due ricordi gli erano e gli sono ancora nitidi. Certi bambini avventurosi, tra cui lui, si buttavano tra le forti onde causate sino a riva dal transatlantico. E l'orgoglio della nostra Marina in genere provocava questi sconquassi, perché navigava tutto impavesato a grande festa rasente Bordighera quando recava in viaggio di ritorno momentaneo in patria un ricco signore americano all'epoca residente nella splendida Villa Garnier (sì, quella che fu già del grande architetto!), sempre di Bordighera. Seguivano almeno quattro, cinque poderosi fischi della sirena di bordo. "Amarcord" della Riviera dei Fiori! 

Bordighera (IM): Villa Garnier
Ma se quel giorno, mentre io e M. eravamo in attesa di un treno in stazione a Bordighera, non si formavano sotto riva dei marosi che spazzavano la passeggiata di Bordighera, forse non scattava in  lui lo stimolo di queste interessanti memorie! 
Memorie di episodi, di eleganze e di emozioni che, nonostante il progresso tecnico, gli attuali yachts e navi da crociera, che incrociano numerosi nel Mar Ligure, sono ben lungi, secondo me, da  suscitare!