mercoledì 20 maggio 2026

Casualmente...




La pubblicazione in un social "indipendentista" di fotografie (diverse da quelle messe qui sopra) relative ad Isolabona, ridente paesello della Val Nervia, ha suscitato un primo criptico commento imperniato su di un aspetto pittoresco: "Magari non è il caso di dire come si chiama il torrentello che a valle di Isolabona si immette nel Nervia, ma lo ha citato Calvino in 'Il barone rampante'".
La spiegazione (se ce ne fosse bisogno) dell'arcano ed un piccolo riferimento all'incrocio di spiritosaggini e di informazioni varie che colà si sono sviluppate possono essere adesso riferite in termini sintetici. Il nome del piccolo corso d'acqua in questione è Merdanzo. Mancava al promotore di quel singolare dibattito una notizia piuttosto interessante: Nico Orengo fu presente da quelle parti ad agosto 2008 ad una recita all'aperto - in loco - di pagine del noto libro di Italo Calvino, in particolare - aspetto che aveva intrigato lo scrittore al punto da suggerire a suoi amici di realizzare quella iniziativa - dove si riporta che "il Barone faceva i suoi bisogni da un ontano nel Merdanzo".
 



Il rio confluisce nel torrente Nervia all'altezza del centro storico di Isolabona, la sua piccola valle è discretamente lunga, scorre più vicino ad Apricale che alla sovrastante Perinaldo: motivi per i quali quella piccola commedia venne recitata un po' a monte di Isolabona.
E forse l'attenzione al tema in quel punto del web da cui qui si è partiti si è (per il momento?) fermata dopo altre parole dell'"agitatore di popolo": "Consiglio, a chi ha un buon allenamento in bici e non ha paura delle salite, l'anello Poggio di Sanremo (quello della Milano-Sanremo) - San Romolo - Perinaldo - Apricale - Isolabona (per vedere tutta la valle del Merdanzo e cercare il celebre ontano) - Dolceacqua - Vallecrosia. Sono tutti luoghi meritevoli di una visita...".
 


Va ricordato, per concludere, che ad Isolabona in onore di Nico Orengo il 23 luglio 2011 venne fatta una rappresentazione di brani del suo romanzo "Islabonita".
 

Vallecrosia al Mare (IM)

Una indiretta ed involontaria, ancorché garbata tirata d'orecchie è arrivata, invece, da parte di un gentile signore in proposito delle tradizionali cassette postali rosse di Poste Italiane, quelle sparite da Bordighera, come qui si è riportato, perché a suo avviso ne sussistono - e sono quelle che egli è abituato ad usare - una in centro a Vallecrosia al Mare ed una a Nervia di Ventimiglia. Inutile sottolineare che si è compiuta, anche per rimediare ad una grossolana distrazione, una veloce ricognizione sotto forma di immagini scattate all'insegna del "mordi e fuggi". Nel secondo caso viene solo ora il dubbio, perché al momento di usare l'apparecchio si è incorsi in quasi abituale disattenzione, che il contenitore (vedere sotto) sia ormai inibito al pubblico.
 

Ventimiglia (IM), zona Nervia, Corso Genova

In ogni caso, non si sono rinvenute le versioni "Smart" 2.0 di quei contenitori, "unità dotate di sensori digitali che rilevano la presenza di corrispondenza, temperatura, umidità e qualità dell'aria..." come si legge su Internet. 
 


Per quanto attiene il comune di Vallecrosia al Mare è d'uopo aggiungere che la nuova denominazione ha sostituito quella storica di "Vallecrosia" come esito di un recente referendum, indetto per incentivare il turismo: ed allora la conservazione delle "buche per le lettere" potrebbe essere un modesto contributo.
 


Cedendo alla tentazione di essere curiosi, ma anche birboni, si riporta, infine, che a Vallecrosia al Mare sulla Via Aurelia all'ingresso di ponente (lato Ventimiglia), un nuovo cartello stradale c'è già. 
 


A levante, entrando da Bordighera, ancora no. 
 


Sfogliando per caso vecchi incartamenti, sinora trascurati, ci si accorge che in un libretto di risparmio postale del 1934 il cognome sloveno di un vigile urbano di Bordighera, in pieno regime fascista, non era ancora stato "italianizzato".
 



Il passaporto del 1975 del figlio reca i visti della scomparsa Repubblica Jugoslava in occasione di una visita nella regione degli antenati.

Adriano Maini

sabato 9 maggio 2026

Ancora il ciclismo, ancora il Giro d'Italia

Diano Marina. 30 maggio 1965

È iniziato il Giro d'Italia di ciclismo, il Giro per eccellenza, che il prossimo 21 maggio farà partenza da Imperia verso Novi Ligure. 
Non è la prima volta che la grande manifestazione interessa la Riviera.
Vengono in mente aspetti singolari per l'arrivo di tappa del 30 maggio 1965 a Diano Marina. La cittadina fu cara per motivi familiari a Felice Gimondi, il cui suocero, che colà abitò a lungo, era amico, se non collega, di tanti ferrovieri del "viaggiante" di Ventimiglia: con il passare del tempo si sono perse le conoscenze di tanti dettagli. Le cronache dicono, poi, che Novi Ligure, la città di Costante Girardengo, il primo "Campionissimo", ma anche per tanti versi di Fausto Coppi, tra breve interessata in senso inverso, fu per la prima volta sede di partenza di una tappa, quella tappa per l'appunto.
Il ponente ligure ospita da sempre la "classicissima", la Milano-Sanremo, di cui esistono molte fotografie d'epoca nel munito Archivio Moreschi.
All'inizio del secolo scorso nella città dei fiori c'era anche un velodromo con pista in legno, la cui presenza - con connesse attività - risulta documentata, ancora nel repertorio Moreschi.
In base a questi brevi cenni si può ben capire quante storie e aneddoti sul ciclismo riservino queste zone, alcuni noti, altri meno.
Non si può dimenticare che queste strade sono state per decenni quasi le uniche interessate dagli allenamenti invernali delle squadre italiane di professionisti. Destava, ad esempio, una certa impressione a metà febbraio 1975 vedere le magliette dei corridori dell'allora compagine di Eddy Merckx tutte appese ad asciugare alle persiane di diverse stanze ad un piano non molto alto di una pensione di Alassio. E, se in certa letteratura ci si può imbattere in giovani personaggi che riuscivano ad affiancare per un po' Gino Bartali nelle sue escursioni di preparazione, una tradizione orale attesta come accadute analoghe esperienze d'anteguerra di giovanotti nostrani che accompagnarono per un tratto il campione toscano già dalla salita che porta al centro storico di Ventimiglia. Si riportano, inoltre, tante presenze in un lungo periodo di famosi corridori nei negozi specializzati della zona intemelia, da Fausto Coppi a, più di recente, di Eddy Merckx.
Esiste in materia, insomma, una vera miniera di racconti.
Tornando al Giro d'Italia, su questo blog già sfiorato come argomento, si aggiungono pochi cenni curiosi.
Nino Defilippis, di cui qui si è già pubblicata una fotografia che lo ritrae all'altezza di Ventimiglia Alta mentre era in fuga per andare a vincere il 16 maggio 1955 la tappa Cannes-Sanremo, aveva, una volta ritiratosi dalle gare, trovato diversi amici proprio a Ventimiglia e dintorni, come rammenta Gianfranco Raimondo, che frequentava in quei suoi soggiorni il Cit, il ragazzo, come era affettuosamente denominato l'atleta torinese. Gianfranco che tramanda vicende, a volte eroicomiche, di ciclisti del suo territorio che nel dopoguerra gareggiavano da indipendenti e, facendo questo, incrocia pregresse esperienze di almeno un professionista, ma più sovente di esordienti e seniores suoi conterranei.
 
Ventimiglia, Nervia. 21 maggio 1961

Uno scatto riprende il passaggio in discesa - in direzione Bordighera - del cavalcavia a Nervia di Ventimiglia il 21 maggio 1961: viene da chiedersi quanti sportivi, data la velocità presa dalle loro biciclette, abbia potuto riconoscere l'unico spettatore. 
 



Nel 1998 a Ventimiglia ci fu una tappa volante, come si dice in gergo: tutti gli spettatori cercavano con lo sguardo Cipollini, il velocista che all'epoca si faceva vedere spesso, salutato con calore da tutte le persone che sui marciapiedi erano in grado di riconoscerlo, in allenamento sulla Via Aurelia partendo dal Principato di Monaco.

Adriano Maini  

mercoledì 6 maggio 2026

Ma i tabaccai vendono ancora francobolli?


Il pezzo più intrigante da pubblicare, selezionato da un repertorio da cui si potrà sempre attingere, forse sarebbe una cartolina della Grande Muraglia Cinese, di sicuro spedita in epoca imperiale, poiché, assodato che il mittente non aveva messo la data, tale indicazione risulta dalla dicitura in inglese del francobollo (ma anche la didascalia dell'immagine è in tale lingua), dunque, risalente al primo decennio del secolo scorso. Ma è già stata anni addietro mostrata sul web, per cui adesso si preferisce andare oltre.
Si parte, allora, da una Singapore forse qui inedita (articolo "viaggiato" nel 1904), una Singapore dove Somerset Maugham non era ancora arrivato (ma neppure Ernest Hemingway) per soggiornare all'Hotel Raffles, orgoglio dell'imperialismo britannico, trascurando, a titolo indicativo, tra le altre località, una New York del 1908 e diverse viste di Vienna di quei tempi, per fare alcune modeste considerazioni.
Risulta prima di tutto molto alta la possibilità che un po' tutte le famiglie abbiano conservato alcune vecchie cartoline, non fosse altro come ricordi personali. Del resto, i più giovani un tempo tentavano una qualche forma di collezione, magari entrando in quei giochi di scambi, tentativi di giochi di Sant'Antonio, che raramente funzionavano al meglio, ma da cui comunque qualcosa si rimediava sempre.
Le cartoline d'antan incontrano sempre notevole attenzione, come dimostrato dalla loro immancabile presenza nei banchetti dei tanti mercatini dell'usato.
Di sicuro con l'ampia diffusione delle immagini digitali è sempre più raro il caso che venga spedita da un viaggiatore una cartolina tradizionale (ma anche una lettera o un biglietto di auguri, prevalendo ormai, tramite internet, altre forme di comunicazione, pressoché istantanee).
Ma, se una persona, affezionata alle tradizioni o per compiacere un corrispondente, volesse oggi spedire una cartolina, si imbatterebbe in qualche piccolo ostacolo. A Bordighera, ad esempio, sarebbe obbligata a recarsi per una affrancatura all'ufficio postale, perché di sicuro per le strade nella città non ci sono più le vecchie cassette. E forse sarà così in tante altre parti d'Italia. Da una rapida ricerca sul web si capisce solo che sono sempre meno le tabaccherie che vendono francobolli. Il turista frettoloso è avvisato!

Adriano Maini

sabato 2 maggio 2026

Miscellanea (1)

Domenica 5 giugno 1960 alcuni carri della Battaglia di Fiori passano, per partecipare alla manifestazione, da Nervia di Ventimiglia

Su questo blog ci sono di tanto in tanto delle ripetizioni, forse inevitabili.
 

Carro: "Don Chisciotte e Sancio Panza. Compagnia: "I Galli del Villaggio". Giugno 1963

Può capitare per le vecchie Battaglie di Fiori di Ventimiglia, quelle anteriori al 1969, un tema molto caro agli abitanti della zona, ma che non offre una riserva propriamente inesauribile di fotografie.
Accade anche, però, di incorrere in omissioni, più o meno volute, se non di particolari, di immagini, o di necessitare per alcuni articoli di successive integrazioni.
 


Sul porto antico di Genova, ad esempio. Un sito che, quando era accessibile solo per gli addetti o i passeggeri, veniva comunque in qualche modo visto ed ammirato dai passanti, specie vicino alla Stazione Marittima, un contesto che creava occasioni di casuali e simpatici incontri, destinati a rimanere nei ricordi, incontri di amici e conoscenti del ponente ligure, i ferrovieri appena assunti, il giovane appena laureato e così via.
 


Per la rivisitazione dell'epoca dei primi scooter. Con uno scatto, ora aggiunto, che riporta al piccolo rione Gallinai di Bordighera, di cui non si era ancora specificato che corrispondeva in tutto a Via dei Giacinti, che mantiene tuttora fuori da quel diruto complesso di case un solo numero civico. 


La demolizione e conseguente ricostruzione della zona sembra di nuovo bloccata, per cui ci sarà ancora da attendere per capire dove sarebbero piazzate le vecchie cifre, che ancora parlano ad ex residenti e ad ex frequentatori. 


Per finire, un po' di recente cronaca. Continua su noto social la polemica tesa ad accreditare i "parmureli" di Bordighera, ricavati da foglie di palma, piante di cui la città da sempre abbonda, ed il cui invio era stato bloccato dal precedente commissario prefettizio, come i più aderenti alla tradizione per la celebrazione della Domenica delle Palme nella Basilica di San Pietro a Roma: per fare questo, si citano adesso documenti che dovrebbero invalidare la nota vicenda di capitan Bresca. Al profano, invero, sfugge qualcosa.
 

E per quanto riguarda la stazione ferroviaria di Vallecrosia si aggiungono per ogni senso di marcia due treni in più al giorno.

Adriano Maini

lunedì 27 aprile 2026

Un costume da bagno traforato per... un concorso di bellezza




Ancora nel 1970 le Feste de l'Unità a Ventimiglia, che poi ebbero a lungo come sede i vicini Giardini Pubblici, si svolgevano alla foce del fiume Roia, in un grande spiazzo ricavato in sponda sinistra, oggi inibito a larghi accessi di pubblico - come qui si è già ricordato - per motivi di sicurezza, nella brutta come nella bella stagione. 
Un po' prima di quell'anno in quelle sagre di partito per un certo periodo si tenevano anche concorsi di bellezza, come sottolinea Gianfranco Raimondo, che nei suoi racconti specifica che non solo era il presentatore di quegli eventi, ma anche di altri analoghi che nella città di confine furono diversi pure in seguito.
Nei primi anni Cinquanta i principali partiti, la Democrazia Cristiana e, per l'appunto, il Pci, avevano, invero, polemizzato sulle tante elezioni di stelline, perché temevano lo sfruttamento dell'immagine della donna, ma infine si erano adeguati - in particolare il secondo - ad una diffusa passione popolare, anche promuovendo competizioni alternative o che si ritenevano tali, la DC "La Donna Ideale", i comunisti "Miss Vie Nuove" e così via.
Tornando agli aspetti locali, occorre mettere in evidenza che le specifiche reminiscenze di Gianfranco gli sono state stimolate dopo avergli fornito una notizia a lui inedita: la pubblicazione - con tanto di didascalia - della fotografia di una "miss" di Ventimiglia dal nome d'arte esotico su un numero de "l'Unità" - guarda caso! - del luglio 1965.
 

Gianfranco conosceva bene - come molte altre persone - questa giovane, che all'epoca abitava in una zona periferica della città di confine. Aggiunge in proposito che l'articoletto in questione con ogni probabilità era stato opera di un estroso corrispondente da Sanremo del giornale comunista: in effetti, c'è quasi un perfetto pezzo di colore, tra l'immagine - alquanto sfocata nella riproduzione sul web - di tutta evidenza scattata su di una spiaggia della ragazza in costume da bagno intero, bensì traforato in maniera castigata, immobile come una statua, e sorpassata da un uomo abbronzato a torso nudo ma in sandali, pantaloni lunghi di tela e berretto, il quale sembra portare a mano una radio a transitor, e lo scritto di accompagnamento "scoperta nelle selezioni nazionali di 'Ciak Set' di Bordighera è tra le 'traforate' della riviera di ponente [..] parteciperà alle finali di Lady Italia [sic!] che si svolgeranno in agosto a Cortina d'Ampezzo", il tutto sovrastato dal titolo "Sguardo al 'traforo'".
 

Del resto, Gianfranco, tra le tante attività intraprese nel suo tempo libero, è stato anche un pubblicista, per cui ha potuto frequentare in varie circostanze la costellazione dei cronisti locali - e non solo questi -, partecipando a tanti episodi curiosi, in particolare pranzi gratuiti. Come quando - precisamente il 10 marzo 1959 - in un noto locale danzante di Ventimiglia venne organizzata dall'Azienda di Soggiorno e Turismo una cena di gala con successiva serata danzante per il passaggio della corsa ciclistica Parigi-Roma: giornalisti ed altri ospiti fecero molto onore al tutto, ma non certo i corridori che la mattina dopo dovevano ripartire per le loro fatiche e che, dunque, erano già a dormire. Come in analoghe occasioni, in Riviera e pure nella vicina Costa Azzurra: e forse ancora oggi gli organizzatori di eventi non trovano di meglio per ingraziarsi la stampa che ricorrere agli inviti alla buona tavola.
 

Si dà il caso che per associazione di idee Gianfranco si sovvenga, infine, di quando partecipava, senza nulla pagare come i tanti presenti, ai banchetti approntati in locali del Paese Alto di Bordighera per le premiazioni dei concorsi culturali "Cinque Bettole": il che fa pensare che a quelle discrete folle di golosi ben poco interessasse degli uomini di cultura che creavano quegli appuntamenti, i Balbo, i Seborga, i Biamonti, gli Oliva, i Calvino e così via.

Adriano Maini 

martedì 21 aprile 2026

Alfredo Moreschi ritrovava fotografie di Mario Porcheddu


La prossima estate dovrebbe essere presentato anche a Bordighera, con la partecipazione della coautrice architetta, il libro di Enrico Laerte Corona e Daniela Re "Giovanni Antonio Porcheddu, 're del cemento armato'. Il sardo che rivoluzionò l´edilizia italiana", Editore Abbà.
Un breve cenno a questo importante personaggio su questo blog era stato fatto due anni fa in occasione dell'avvio dei lavori di recupero dell'ex silos granario del porto di Genova, da lui costruito nel 1901 utilizzando il sistema di cemento armato brevettato da François Hennebique, da cui il nome, Hennebique, appunto, che ha sempre contraddistinto quel grandioso edificio. E si aggiungeva che avevano onorato la città di Bordighera - e la circostante zona intemelia - il figlio Giuseppe, detto Beppe, artista poliedrico dalla grande statura antifascista, sulla cui figura, pertanto, qui spesso ci si è soffermati, ed il nipote Gian Antonio, pittore originale e uomo dalla vaste frequentazioni sociali. 
Non si era mai detto nulla del padre di quest'ultimo, Mario, che pure aveva sposato una zia di Guido Seborga, fine intellettuale altro protagonista in molti campi della cultura, qui certo non trascurato. E non a caso la figlia di Seborga, Laura Hess, oltre a ripercorrere più volte l'impegno resistenziale di Giuseppe Porcheddu, si è talora soffermata nei suoi scritti sull'intensa attività di Giovanni Antonio Porcheddu.
Torna, dunque, alla mente, una trama che aveva coinvolto Alfredo Moreschi di Sanremo, il quale, sentendo qualche anno fa alcuni amici parlare del ruolo partigiano di Beppe Porcheddu, andava a rinvenire nel suo poderoso archivio di immagini alcuni negativi fatti dal padre Gianni nel 1938, da cui ricavava, digitalizzate, fotografie di Mario Porcheddu in serate di gala al Casinò di Sanremo, e di suo figlio Gian Antonio, nonché di sua moglie con il figlio, ripresi davanti alla caratteristica abitazione di quella famiglia, prossima al torrente Borghetto, in Via Vittorio Emanuele di Bordighera. 
Moreschi desumeva anche dagli appunti connessi a quel ritrovamento notizie interessanti sulla professionalità e sulle conoscenze di Mario Porcheddu: giova adesso ricordare soltanto che era il direttore artistico della casa da gioco della città dei fiori.
Dovrebbe, poi, oggi essere a buon punto - se si è capito bene - un lavoro di Filippo Pinna di Sassari su Giuseppe Porcheddu: alla luce di quanto sopra non si può non rimanerne in trepida attesa.

Adriano Maini

giovedì 16 aprile 2026

Petardi da nebbia ed altre storie


Capitava ancora a metà anni Sessanta che i figli di ferrovieri del personale viaggiante con base nella stazione di Ventimiglia potessero guardare con un certo stupore curiosi oggetti, mostrati loro dai padri, simili a grosse scatole di lucido da scarpe, senza etichette, ma con l'aggiunta ai lati di voluminose - in proporzione - linguette: si trattava dei cosiddetti petardi da nebbia, necessari, quando applicati, per fare intendere con i loro scoppi ai macchinisti di quelli in arrivo, in genere dietro, che non molto visibile, data la foschia, c'era un treno fermo sui binari.
Va subito svelato l'arcano per cui ne fossero dotati per ragioni di servizio quei capitreno e quei conduttori: la risposta è che sino a quel periodo quei lavoratori erano spesso impegnati anche sino a Milano, - passati gli Appennini la bruma era un fattore normale -, in genere sui rapidi - gli antesignani degli odierni Intercity - ma ancor più sui convogli merci, rispetto ai quali si è tramandato - per fermate impreviste in una qualche tratta scoperta in mezzo alla caligine - l'uso specifico di quegli ordigni in scala ridotta.
Succede ora che diversi blog trattino l'argomento anche con dovizia di fotografie, sottolineando, da un lato, che quegli utensili erano nell'equipaggiamento dei casellanti e di altri addetti stanziali per essere collocati in opera quando non visibili per le richiamate circostanze atmosferiche gli appositi segnali, quindi non cogliendo in pieno che i treni per varie cause potevano fermarsi, come tuttora possono, anche lontano da punti attrezzati, e, dall'altro, che in ferrovia con nuovo regolamento e con nuova strumentazione di avvisi si smise di ricorrere ai petardi da nebbia, già "mezzo di segnalamento a mano", intorno al 1995.
Il vecchio sistema riguardava anche la neve e "altra perturbazione atmosferica che riduca la visibilità dei segnali" e sarebbe noioso entrare nei dettagli della sua operatività, cioé dei collocamenti in opera, ma rimane il fatto che, se prorogato, forse qualche successivo incidente, di cui si è letto sui giornali, si sarebbe potuto evitare. 

Uno scorcio di Roverino, Frazione del comune di Ventimiglia (IM)

Luca Giovannetti è ritornato nei giorni scorsi sugli esordi del web in provincia di Imperia, non solo rievocando la ditta di cui era socio con sede prima a Ventimiglia e poi a Sanremo, ma soprattutto sottolineando le sfide economiche affrontate e vinte, tra le quali le spese telefoniche per le quali risultarono avvantaggiate altre grosse imprese. Gli faceva eco Angelo Pallanca rammentando altri pionieri di quelle esperienze. In ogni caso, tornava in ballo la solita fotografia dello stand di quegli avventurosi ad un'esposizione commerciale a Roverino di Ventimiglia. 


"54" del collettivo Wu Ming riporta tante notizie e tante curiosità d'epoca, anche relative alla Costa Azzurra, come per la rievocazione di retroscena della realizzazione del noto film "Caccia al ladro" (di Alfred Hitchcock, con attori protagonisti Cary Grant e Grace Kelly), ma è soprattutto un plastico afflato storico. Quasi come in "Asce di guerra", in cui i Wu Ming l'anima ce l'hanno messa sul serio: l'avevano già fatto in "Q", quando questo bravo gruppo si chiamava Luther Blisset. Poi, chissà, in altri libri per manifestare la loro ansia di protesta sociale si sono un po' troppo limitati al "nozionismo" o così sembra. 

Una formazione del "Grande Torino"

Sul calcio d'antan: Nordhal che buttava fuori la palla, che era già praticamente in rete, perché si accorgeva che il difensore che lo voleva falciare si era fatto male, per cui lo volle soccorrere; mitici calciatori degli anni '20 e '30 (non c'erano le sostituzioni) che continuavano a giocare con la testa fasciata; l'epopea del Grande Torino; la Grande Ungheria; la disponibilità - già accennata in questo blog - ai più larghi contatti sociali di Kopa, Fontaine e Puskás. 

Bordighera (IM): un vicolo in Località Arziglia

Bordighera (IM): una vista di Località Arziglia

Il partigiano Martino Blancardi (Martinetto) chiedeva in prestito, ma di fatto, spalleggiato dalla madre della ragazza, sequestrava la bicicletta ad una amica ventenne di Arziglia di Bordighera perché serviva a Salvatore Marchesi, fratello del grande latinista Concetto Marchesi, che era dedito a tenere i contatti tra il CLN di Sanremo e i patrioti di Bordighera e di Vallecrosia: il mezzo non rientrò più alla proprietaria, ma vi è da pensare che fosse stato ben presto sequestrato dai tedeschi.

Adriano Maini