Su Facebook vengono sovente pubblicate fotografie attuali di tram di Milano, in particolare di mezzi anche anzianotti, che, sottoposti ad attente manutenzioni, continuano a circolare in servizio: in effetti, hanno tutti un loro fascino. Del resto ancora oggi i bambini, soprattutto quelli in visita in quella metropoli, sono molto attratti dai tram, dai vecchi tram in particolare, con le loro panchine di legno allineate sotto i finestrini.
L'Azienda Trasporti (ATM) meneghina da decenni ha fatto costruire a Bordighera in Località Selvadolce una casa di soggiorno turistico o centro climatico per i suoi dipendenti, una casa vacanze, realizzata nel 1961, progettata dall'architetto Giancarlo De Carlo: uno studio destinato ad essere elogiato dagli specialisti di settore ed un aspetto forse non del tutto noto in provincia di Imperia.
I primi dirigenti di quella struttura furono poi sindacalisti lombardi sperimentati che diedero il loro contributo anche nel ponente ligure: ma questo discorso porta lontano.
Su "Nice vitrine du mond", sempre di Facebook, fra tante menzioni di storia anche antica e di illustri personaggi, è spuntato poco tempo fa un piccolo ritratto del ciclista Jean, soprannome Apo, Lazaridès (leva 1925), di famiglia greca immigrata: il fratello maggiore Lucien (leva 1922), anche lui corridore, era ancora nato in Attica. Una circostanza singolare è che dei due fratelli si era parlato su questo blog, sottolineando che il maggiore era stato brevemente compagno di classe di un futuro ferroviere di Ventimiglia, che, come tale, li aveva poi incontrati diverse volte, per cui divulgava volentieri le loro imprese agonistiche, in particolare che Jean-Apôtre Lazaridès aveva vinto il piccolo Tour de France del 1946, di sole cinque tappe, perché destinato solo a rimpiazzare la grande competizione non ancora ripristinata dopo la guerra: avessero rifatto per intero la gara già quell'anno Apo sarebbe stato il più giovane vincitore in maglia gialla, anche rispetto al grande campione di adesso Tadej Pogačar.
E in proposito di assi del ciclismo, ma del passato, viene da sottolineare che proprio a Nizza cominciò la sua carriera - ed a vincere - Alfredo Binda, che in Costa Azzurra dopo la Grande guerra si era trasferito per fare lo stuccatore.
In tale contesto si apprende pure che a Nizza ci furono quattro velodromi, l'ultimo chiuso nel 1956, ma i primi due per anzianità erano quasi a fare da contraltare a quello di Sanremo, di cui si conservano preziose immagini nel munito Archivio Moreschi.
Sul ciclismo negli anni Cinquanta le pubblicazioni erano alquanto diverse da quelle odierne. Prima di entrare in qualche particolare, è d'uopo rammentare che almeno per l'edizione 1957 del Tour de France, il primo vinto da Anquetil, il quotidiano sportivo L'Équipe, forse in Europa antesignano nell'uso di allegati, aveva stampato un dovizioso inserto corredato da svariate fotografie anche a colori, che documentava tutte le tappe di quella corsa: i nomi dei vincitori e delle sedi di giornata suonavano se non musicali, quasi esotici: Darrigade, Geminiani, Stablinski, Bauvin, Privat... Caen, Rouen, Cannes, Alès, Saint-Gaudens, Pau, Libourne ...
In Italia, invece, dal 1952 al 1966 venne edito il settimanale "Il Calcio e il Ciclismo Illustrato", su carta verdina ma stampato in bianco e nero. I riparatori di biciclette, numerosi all'epoca, appendevano sui muri e dove capitava nelle loro botteghe copie di quella rivista: si può rammentare il simpatico artigiano di Nervia di Ventimiglia, che utilizzava per la sua professione anche una baracca all'angolo di levante della strada provinciale di valle con la statale Aurelia, come persona che consentiva ai bambini del posto, anche se non sempre e sempre brontolando, di sfogliare quelle pagine allora molto attraenti.
Adriano Maini
L'Azienda Trasporti (ATM) meneghina da decenni ha fatto costruire a Bordighera in Località Selvadolce una casa di soggiorno turistico o centro climatico per i suoi dipendenti, una casa vacanze, realizzata nel 1961, progettata dall'architetto Giancarlo De Carlo: uno studio destinato ad essere elogiato dagli specialisti di settore ed un aspetto forse non del tutto noto in provincia di Imperia.
I primi dirigenti di quella struttura furono poi sindacalisti lombardi sperimentati che diedero il loro contributo anche nel ponente ligure: ma questo discorso porta lontano.
Su "Nice vitrine du mond", sempre di Facebook, fra tante menzioni di storia anche antica e di illustri personaggi, è spuntato poco tempo fa un piccolo ritratto del ciclista Jean, soprannome Apo, Lazaridès (leva 1925), di famiglia greca immigrata: il fratello maggiore Lucien (leva 1922), anche lui corridore, era ancora nato in Attica. Una circostanza singolare è che dei due fratelli si era parlato su questo blog, sottolineando che il maggiore era stato brevemente compagno di classe di un futuro ferroviere di Ventimiglia, che, come tale, li aveva poi incontrati diverse volte, per cui divulgava volentieri le loro imprese agonistiche, in particolare che Jean-Apôtre Lazaridès aveva vinto il piccolo Tour de France del 1946, di sole cinque tappe, perché destinato solo a rimpiazzare la grande competizione non ancora ripristinata dopo la guerra: avessero rifatto per intero la gara già quell'anno Apo sarebbe stato il più giovane vincitore in maglia gialla, anche rispetto al grande campione di adesso Tadej Pogačar.
E in proposito di assi del ciclismo, ma del passato, viene da sottolineare che proprio a Nizza cominciò la sua carriera - ed a vincere - Alfredo Binda, che in Costa Azzurra dopo la Grande guerra si era trasferito per fare lo stuccatore.
In tale contesto si apprende pure che a Nizza ci furono quattro velodromi, l'ultimo chiuso nel 1956, ma i primi due per anzianità erano quasi a fare da contraltare a quello di Sanremo, di cui si conservano preziose immagini nel munito Archivio Moreschi.
Sul ciclismo negli anni Cinquanta le pubblicazioni erano alquanto diverse da quelle odierne. Prima di entrare in qualche particolare, è d'uopo rammentare che almeno per l'edizione 1957 del Tour de France, il primo vinto da Anquetil, il quotidiano sportivo L'Équipe, forse in Europa antesignano nell'uso di allegati, aveva stampato un dovizioso inserto corredato da svariate fotografie anche a colori, che documentava tutte le tappe di quella corsa: i nomi dei vincitori e delle sedi di giornata suonavano se non musicali, quasi esotici: Darrigade, Geminiani, Stablinski, Bauvin, Privat... Caen, Rouen, Cannes, Alès, Saint-Gaudens, Pau, Libourne ...
In Italia, invece, dal 1952 al 1966 venne edito il settimanale "Il Calcio e il Ciclismo Illustrato", su carta verdina ma stampato in bianco e nero. I riparatori di biciclette, numerosi all'epoca, appendevano sui muri e dove capitava nelle loro botteghe copie di quella rivista: si può rammentare il simpatico artigiano di Nervia di Ventimiglia, che utilizzava per la sua professione anche una baracca all'angolo di levante della strada provinciale di valle con la statale Aurelia, come persona che consentiva ai bambini del posto, anche se non sempre e sempre brontolando, di sfogliare quelle pagine allora molto attraenti.
Adriano Maini




