sabato 23 marzo 2019

Qualcosa su Nizza


Mi piace talora ricordare Nizza nel seguente modo.
Che per andare a Grasse nel settembre del 1955 abbiamo per forza di cose fatto tappa nel capoluogo del dipartimento delle Alpi-Marittime.
Che non posso non associare la mia prima visita a Nizza Vecchia all'assaggio nella vicina Piazza Garibaldi della caratteristica farinata locale, la socca.
Che nelle tante scorribande, di cui dovrei dire a parte, di sabato pomeriggio del 1966 e del 1967 in Costa Azzurra con G., orgoglioso della sua nuova automobile e della sua passione per le canzoni di Jimi Hendrix, i cui dischi nei viaggi mi faceva ascoltare a manetta non so più con quale mezzo, non ci siamo mai fermati a Nizza.
Che nella campagna elettorale per la difesa della legge sul divorzio, condotta tra gli italiani della Costa Azzurra, avevo imparato a conoscere tanti nomi di zone di Nizza, talora molto caratteristici, come Magnan, Terron, La Madonnette.
Che anni dopo ancora, recandomi spesso a Nizza per motivi professionali diversi da quelli della mia gioventù, dalle finestre di un ufficio, che per breve tempo potei considerare anche mio, contemplavo attento gli edifici più caratteristici di Nizza Vecchia.
Che anche in queste appena citate occasioni avevo fatto tante nuove conoscenze, di italiani e non, tutte giocoforza perse.
Che... 

Adriano Maini

Quando giocava Kopa



Nel 1960, credo, ci recammo io, papà, fratellino e zio materno a vedere una partita di calcio del campionato di serie A francese, Monaco-Reims, nel vicino Principato, nel vecchio stadio a dimensione quasi familiare. 

Eravamo vicini ad una linea laterale prossima ad una porta, ma un gruppo di spettatori sulla nostra sinistra era ancora più affacciato di noi sul rettangolo (come si suol dire) di gioco. Anzi, ad un certo momento, si consentì agli stessi di avanzare ancora, sino a portarsi a ridosso del portiere: in questo movimento rivedo ancora la fulminea mossa di una signora a riprendersi trafelata il fiaschetto di vino scordato indietro per potersi poi finire beata il suo bel picnic nella nuova agognata posizione.
Finita la partita, dobbiamo avere indugiato un po’ da qualche parte, perché altrimenti non mi spiego la scena seguente. 

Su due sedie malandate, davanti ad un baretto qualsiasi (come oggi a Montecarlo non ce ne sono più), lo zio riconobbe per primo un calciatore, io un attimo dopo il secondo. Si trattava rispettivamente di Kopa, migliore giocatore europeo del 1958, e di Fontaine, tuttora recordman con 13 reti (1958, in Svezia) di un singolo mondiale, quella volta con una gamba ingessata (e, quindi, non era sceso in campo, ma aveva accompagnato la squadra) come avevo già letto in uno dei miei prediletti giornalini dell’epoca: entrambi del Reims e nazionali (i galletti) di Francia, il primo oriundo polacco, il secondo a suo tempo esordiente in Marocco. Si avviò un’amabile conversazione tra adulti, di cui ora io ricordo solo i continui complimenti fatti anche in spagnolo (aveva appena finito di militare nel Real Madrid), rivolti da Kopa al mio fratellino.

Ed alla morte di Kopa, poco tempo fa, ho riscontrato dalla lettura dei giornali la grande umanità di questo oriundo polacco, partito dal lavoro in miniera per diventare il grande calciatore che in tanti ancora ricordano.
 
Adriano Maini  


giovedì 7 marzo 2019

Un medico del ponente ligure in Cina dal 1913 a metà anni '20

Fonte: Alberto Moreno

Faccio esordire con molta personale soggettività questa affascinante storia, che avevo scoperto nel gennaio del 2012, dall'edificio ritratto in questa fotografia d'epoca.
Aggiungo subito che Alberto Moreno, nipote della persona, la cui attività cercherò nelle seguenti righe di sintetizzare, ha raccontato con passione, competenza e acume di inquadramento e completamento storici tutta l'inusuale vicenda sul suo blog, in oggi da rivisitare. E lì ho, inoltre, attinto tutte le immagini che corredano questo articolo.

I miei accenni saranno, dunque, dedicati, al dottor Giacomo Rastello, che ha illustrato negli ultimi anni di vita la città di Bordighera, nipote dal lato materno del professore Ludovico Isnardi di Pigna (IM), "primario dell’Ospedale Maggiore di Torino, docente universitario e vero luminare della chirurgia", titolare della clinica in zona Nervia di Ventimiglia (IM), raffigurata nel primo scatto, che, prima di tornare ad essere ospedale e, attualmente, presidio sanitario, ospitò al piano terreno le scuole elementari frequentate dal sottoscritto.

Fonte: Alberto Moreno

Questa dovrebbe essere la prima cartolina che il giovane medico mandò alla famiglia dalla Cina, dove andò nel 1913 per un incarico procurato dallo zio chirurgo.
"Ti avverto che il Comm. Schiaparelli, Presidente dell'Associazione Nazionale per soccorrere i Missionari cattolici italiani, ha bisogno di due medici e specialmente chirurghi per la Cina, in due luoghi diversi: si va con le Missioni composte da Sacerdoti e Suore e si dirige un piccolo ospedale per indigeni."

Fonte: Alberto Moreno

Fonte: Alberto Moreno

La Cina era sconvolta, come noto, in quel periodo soprattutto dai torbidi scatenati dai signori della guerra: i viaggi di Rastello furono avventurosi e i pazienti da accudire in massima parte poveri popolani cinesi. "L'estate del 1913 è per Giacomo molto impegnativa... Scortato da un centinaio di soldati mandati dal governatore dell'Honan in segno di stima, Giacomo lascia Chumatien e, alternando percorsi a piedi e l'uso della portantina che gli sembra imbarazzante, raggiunge in una settimana Nanyang; dopo altri 5 giorni di cammino entra nella  provincia dell'Hupè."


Fonte: Alberto Moreno

Questa fotografia documenta il salvataggio di una neonata, che era stata, come costume largamente diffuso in quel grande paese, abbandonata. Fa, anche, parte di un archivio a mio avviso semplicemente straordinario.
Nel 1916 il medico scrive: "Nella scienza medica del resto come in tutti i rami dell'attività del pensiero umano la Cina ha fatto una lunga sosta; si è attardata sui ruderi della sua vecchia civiltà; ora però pare che voglia riprendere il suo cammino."

Fonte: Alberto Moreno

Questa immagine ritrae una parte dei festeggiamenti fatti al ritorno del dottor Rastello a Laohokow nel 1921.

Fonte: Alberto Moreno

Ecco Shanghai in quel torno di tempo.

Fonte: Alberto Moreno

Tornato in Italia a metà anni '20, il medico non sa ancora che non tornerà più in Cina, di cui conserverà un grande ricordo, notevole documentazione e ancora tanti contatti.
Aprirà una clinica a Bordighera. La seconda guerra mondiale la renderà "una struttura d'emergenza medica per la popolazione civile molto simile all'Ospedale di Laohokow."

Nella vicenda familiare del medico rientrerebbe anche un riferimento ai Giardini Moreno di Bordighera, ma questa é proprio una storia da lasciare completare ed arricchire dal nipote.

Nipote che forse riprenderà ad interagire con la documentazione cui io ho fatto qui un rapido riferimento, ma che, intanto, sta lavorando ad un prezioso sito dedicato a Giuseppe Balbo, un artista che illustrò anche il nome di Bordighera.
 
Adriano Maini