venerdì 10 dicembre 2021

Carolina

Fonte: Wikipedia

In Antella di Firenze, entrai, diciottenne, per la prima ed unica volta in vita mia in una Casa del Popolo. Per le le letture già fatte in merito vi arrivai tutto emozionato, ma, alla luce di successive, ancorché striminzite esperienze, ne riportai l'impressione di una semplice sala da ballo, per di più quasi vuota, data l'afosità di quella domenica pomeriggio di agosto. Guardando le foto che ho trovato sul Web vado in confusione: che abbia sbagliato località?

Io a Gignese nel 1959

C'era ancora a quel tempo a Nervia di Ventimiglia un signore che per il Natale del 1956 - complice di sicuro anche la giovanissima moglie - mi aveva regalato i primi - ad aprire un'immediata lunga serie - due libri in edizione per ragazzi su cui mi buttai subito avidamente in lettura a sette anni lì lì da compiere: "Sui sentieri del Far West" e "I corsari delle Bermude" di Emilio Salgàri (l'anno dopo il padre di Sandro C. mi diede da leggere del medesimo autore in versione integrale "I misteri della giungla nera", un volume rilegato con della vera e propria carta da zucchero; ancora un anno e a Gignese sopra Stresa il nonno materno di due giovanissimi cugini di mio padre, simpatico sarto, mi diede da leggere due tomi pressoché originali della serie "Il Corsaro Nero" del romanziere di Verona ed una vetusta edizione in italiano de "I tre moschettieri" di Dumas, probabilmente anche altro - passai un mese intero lassù, quella volta! - , ma quelli tengo a mente con particolare emozione; del resto, a parte altri libri adatti alla mia età, in casa di mia nonna materna c'erano tanti altri volumi di cui non ricordo i titoli - esclusione fatta per "La luce che si spense" di Kipling - ma che passai in accurata rassegna).

Il muretto del nostro piccolo cortile di Nervia

Ripensando a quella persona di Nervia, ferroviere come mio padre, devo aggiungere, come ho già scritto altrove, che egli sempre a quell'epoca si prese - non so proprio quale regolamento lo consentisse - prima di tornare sui treni qualche mese "sabbatico", che spese come radiotelegrafista su di una nave mercantile. Alla nostra famiglia ne riportò - ne ho già parlato, ripeto, ma questa storia mi piace troppo! - due belle tartarughine. Una venne "smarrita" subito: mio padre sosteneva di sapere chi se la fosse presa senza neanche entrare nel nostro cortiletto che dava sulla strada provinciale di Val Nervia, tanto l'animaletto si era avvicinato al nostro piccolo cancello. L'altra, nominata, chissà perché, Carolina, divenne oggetto di curiosità di tanti bambini della zona, in particolare amici di mio fratellino: non visse ancora lungo, perché - sosteneva mio padre - era stata sin troppo disturbata - più volte al giorno per farla ammirare veniva sollevata la coperta in cui era avvolta - nel corso del suo primo letargo su suolo italiano.

L'esterno della nostra casa di Nervia appena arrivati

Non è che volessi proprio farmi rivedere, ma dovevo pur dare l'idea del giardinaggio praticato da mio padre!

Uno scorcio, più o meno attuale, dell'esterno della nostra vecchia casa di Nervia

Sempre quel collega di mio padre aveva iniziato una bella opera di giardinaggio sulla striscia di terra in salita che divide la scala esterna di quel nostro "condominio" (all'epoca in quella casa non si usava ancora quel tipo di amministrazione!) dal bastione delle case popolari: forse fu di sprone per mio padre che lo imitò di buon grado per rendere molto verde lo spazio a nostra disposizione in quel pianterreno, un aspetto che tanti amici e conoscenti ricordano, oggi che le cose sono un po'... cambiate, con piacere se non con nostalgia

Di Varese rammento solo un sentiero polveroso ed un cinema scalcinato: neppure un frammento di storia del Risorgimento, per dire!

C'è ancora qualche persona che non ha tuttora messo a fuoco la presenza dell'ultima montagnola o promontorio - qualche anziano del luogo definiva il sito "gobba del cammello" (che ne ha due, però...) - che conclude la visione al nostro occidente della costa francese. Talvolta, salendo tra Nizza e Villafranca per imboccare l'autostrada, o a Seborga dopo un bell'acquazzone, mi sembra di avere visto più in là, ma oggi non ne sono più tanto sicuro.  Di sicuro ho già narrato di come abbia chiesto ripetutamente a diverse persone, presunte esperte di mare, senza ottenere precisa risposta, di quale punto geografico si tratti: forse Le Maure? Chissà dove ho messo o perso il bel portolano che mi era stato regalato? Forse sarei stato in grado di capirlo e così provare a decifrare quel perdurante mistero.

Adriano Maini


sabato 13 novembre 2021

Se a Roma piove



E l'alberghetto scalcagnato davanti al quale i miei due accompagnatori mi lasciarono, ormai nel cuore della notte, fu un po' come un tocco finale. A me sembra ancora adesso, per farla breve, tratto di peso da un qualche romanzo dove compare Maigret, con la differenza che io mi trovavo a Marsiglia e non a Parigi. Solita tappezzeria un po'... trasandata, solito rubinetto che sgocciolava, solita persiana che cigolava al vento, solite voci di donne e uomini: queste cose, nonostante il... mal di testa me le ricordo, così come mi ricordo di avere dormito ben poco. Il mio... autista, dalla guida invero spericolata, sì che per tutto il viaggio di andata e ritorno per e da Aubagne - altra vicenda! - mi ritrovai ad essere teso come poche volte nelle mie esperienze, ed il suo... secondo di bordo mi avevano - oltre a giocarmi lo scherzetto della "mamma dei legionari" - sommerso di gustosi aneddoti riferiti a Gaston Deferre, che stava per diventare in quel momento - primavera 1982 - ministro, ma già storico sindaco della città dei Focesi d'Occidente e di Pitea il Navigatore. E la statua di Pitea in quella che era stata la polis dell'uomo che per primo aveva visto l'ultima Thule - narra la leggenda! - l'avrei rivista con maggior comodo una decina di anni dopo.

Circa Marsiglia non posso, poi, trascurare almeno un accenno a Jean-Claude Izzo, un uomo impegnato sul fronte sociale ed antirazzista, che da scrittore trasfigurava i suoi valori in cupe storie noir: nei suoi libri quella città e i suoi dintorni, non molto lontani da questa riviera, assumono contorni quasi magici: si sentono l'odore del mare, i profumi dei fiori e delle erbe mediterranei, i sapori di cibi cosmopoliti. E si palpita per personaggi che sembrano usciti da una canzone di Francesco De Gregori, nel contempo in cui certi "cattivi" sembrano (almeno a me) un po' esagerati, anche se fanno rinviare con il pensiero a tante trame criminali realmente esistenti...

La prima volta che venni portato a Milano avevo poco più di due anni, come testimoniato da una fotografia di famiglia, scattata in Piazza Duomo con l'immancabile cornice di piccioni, uno in mano a mio padre, ma non posso certo ricordarne nulla.
Ricordo bene, invece, che, prima dell'età scolastica, dalla finestra di un piano ben alto posizionato in Via Santa Radegonda mi sembrava di toccare con una mano quel Duomo che mi affascinava tanto.
Quella casa non c'é più, sostituita da un orrendo silo-parcheggio, quasi adiacente alla Galleria. Ed il Duomo non mi appare oggi poi così vicino.

N., d'immigrazione dal Polesine (e al secondo matrimonio di Silvano Z. mi raccontò di sue ricerche storiche locali), faceva il bracciante nella campagna epicentro de "La curva del Latte" di Nico Orengo. Ma alle due di notte teneva testa a Francesco Biamonti in quelle lunghe discussioni nelle quali il romanziere di San Biagio della Cima, che non aveva ancora esordito come tale, dimostrava una sua grande dote, mai appieno oggi rammentata: la sua grande signorilità. N., dalla grande dialettica e dalla grande erudizione da autodidatta, conobbe una graziosa insegnante di Milano. Ne conseguirono l'amore e il trasferimento a Milano. In una di queste tappe, forse quella definitiva, lo accompagnammo io e Silvano. Gustoso l'episodio delle strelitzie, dimenticate a mollo, che stavano per trasbordare dalla vasca da bagno.

A Roma. Quasi una gag. Il collega, che senza chiedermi nulla mentre ne ero un po' consapevole, interpella in quella notte di inizio primavera un passante circa Fontana di Trevi, salvo accorgersi (su questo, invece, io ero out!) un attimo dopo che era un noto attore. Indicazioni vaghe come risposta. Che era dietro l'angolo, praticamente!
Camminate, tante camminate. Non solo alle manifestazioni. D'altronde, per fare i turisti per caso non si può agire diversamente. Altri colleghi, in queste peregrinazioni molto post-lucane, a dirmi che conoscevo bene storia e monumenti. Di lì, forse, personali intensi ripasso e studio di tante cronache passate e di tante guide recenti. Ma, più si sa, più ci si accorge di sapere poco!
A Trastevere case che negli interni ricordano quelle quasi turrite dei borghi liguri. E locali pubblici dove gli avventori discutendo bonariamente, ma in modo colorito, forse (anzi, penso che vada tolto questo condizionale, se rifletto su cronache relative a parole, motti, suggestioni carpiti per strada da soggettisti e sceneggiatori di capolavori della "commedia all'italiana) forniscono tanti spunti ad artisti che vanno per la maggiore.
Se a Roma piove, le cose vengono fatte per bene. Memorie di fortunate fughe in taxi sotto l'infuriare degli elementi.

Se distrattamente penso a Genova inopinatamente rivedo uno scorcio del Porto Antico prima che l'ultima galleria in prossimità della Stazione Principe accolga il mio convoglio.

Il mio cognome viene da case sparse su collinette non lontane da Fornovo Taro, in provincia di Parma. Anche la famiglia della nonna del lato paterno aveva radici nel comune di Medesano, ché di questo si  tratta. Insomma, da quelle parti i miei antenati ci stavano da secoli: qualche storia forse interessante me la ricordo ancora. C'é anche una singolare assonanza tra il nostro cognome e il nome di quella frazioncina, che curiosamente coincide con quello di un sobborgo di Napoli: Miano. Indubbiamente film come "Novecento" di Bertolucci, ma ancor più "Questa specie di amore" di Bevilacqua, alla loro uscita mi fecero d'improvviso ripensare con intensità a queste mie origini che ormai, preso dal mio pieno ingresso nell'età adulta, stavo discretamente trascurando. Questi film, non altri, non altre opere letterarie, per diverse motivazioni, alcune proprio d'impatto con una mia personale rivisitazione della nostra saga familiare: da cui adesso estrapolo tuttavia solo il forte messaggio sociale, democratico ed antifascista contenuto in quelle pellicole, perché mi sembra di forte, stringente, amara attualità.

Quella volta a Bologna in Piazza Maggiore mi sembrò di sentire odore di buona cera nell'aria, ma forse era solo la suggestione causatami da quella magnifica quinta teatrale che facendo principio anche da Palazzo di Re Enzo, continuando per la Basilica, termina con Palazzo d'Accursio. E i crocchi improvvisati di persone che discutevano civilmente, soprattutto di politica, li ho visti forse prima che qualcuno li consegnasse alla pagina scritta, memoria di nobile costumanza ampiamente decaduta.

Su quel trenino con motore diesel, che da Imperia Oneglia faceva la spola due volte al giorno con Cuneo (o Torino? oggi è abolito) quando facevo il pendolare ancorché di breve tragitto, ero infine, dai tempi in cui da bambino mi era già capitato, tornato a fianco di un macchinista per guardarmi con angolo visuale diverso i pochi scorci panoramici che rimangono dopo l'avvenuto spostamento a monte della ferrovia tra San Lorenzo al Mare ed Ospedaletti...

Adriano Maini

 

martedì 12 ottobre 2021

Nissa la Bella

 

Quella volta Enzo, da me interpellato circa un qualcosa relativo al capoluogo delle Alpi Marittime, mi rispose parlandomi delle riunioni di anarchici cui colà aveva partecipato ed intonandomi la dolce nenia di "Nissa la Bella", che io all'epoca non conoscevo affatto.

Certo i miei interlocutori locali del partito comunista francese, da me sufficientemente frequentati nel corso degli anni '70 del secolo scorso, ma ancora nei primi '80, pur non avari nel dare notizie anche di folclore, molte faccende se le erano dimenticate o non le sapevano o non le ritenevano abbastanza interessanti: non solo la canzonetta da me citata, ma anche, pescando a caso, la leggenda di Caterina Segurana, le denunce di Graham Greene circa la Baia degli Angeli, la contemporanea grande rapina di Nizza, trascritta da Ken Follett in tempo reale e ripresa da poco da Arturo Viale nel suo Oltrepassare.

In proposito di anarchici, non è molto che Silvia mi ha raccontato della grande amicizia - altro aspetto a me in precedenza ignoto - che legava a mio padre un suo zio, un anarchico, per l'appunto, da tanti anni trasferito nella città della Promenade des Anglais, una persona che ai suoi ritorni frequenti a Ventimiglia non mancava mai di passare a salutare il Maini senior: mi dispiace non averlo conosciuto, ma sono in attesa di vedere tramite la nipote una parte del suo grande archivio di libri, giornali, documenti, carte.

Tra i pochi rimpianti che ho riguardo Nizza uno è di sicuro non essere più salito a La Madonette a trovare gli amici di origine italiana.

Il compianto Giuseppe Mac Fiorucci, invece,  con le sue trascrizioni di testimonianze di partigiani del mare - Gruppo Sbarchi Vallecrosia -, azioni temerarie di collegamento tra i patrioti di questo estremo ponente ligure ed i loro referenti alleati, insediati in Costa Azzurra, azioni che spesso facevano perno su Nizza,  mi trascina tuttora nella dimensione più che mai attuale dei valori dell'antifascismo.

Scivolando sul ludico, invece, io e pochi altri pensiamo che la famosa scena in cui Cary Grant in "Caccia al ladro" di Alfred Hitchcock precipita tra i fiori del caratteristico mercatino di Nizza non sia stata girata nell'attuale sede, ma un po' più in là rispetto al centro storico, a ridosso della stazione degli autobus: chi partecipò nel 1970 ad una bella comune gita sino a Grasse passando per Vallauris (che emozione la Cappella della Pace dipinta da Picasso!) concorda con me. 

Venendo a momenti più recenti, Nizza per me é stata soprattutto il Palais Exposition. Avevo pubblicato per motivi del tutto professionali una fotografia relativa ad un certo evento, cui partecipavo per lavoro: qualcuno mi fece notare, celiando sulla supposta importanza che intendevo darmi, che compariva pure, ricoprendo ancora altra carica, il tuttora sindaco di Nizza, che in quel frangente era anche ministro della Repubblica Francese, ma io di tutto ciò non mi ero affatto accorto. Ed in effetti mi emozionò di più in un precedente caso sotto le volte della richiamata grande costruzione fare conoscenza e conversare con due espositori che abitavano nella frazione di Gorizia, dove avevano casa e campagne alcuni cugini di mia madre.

Nizza, pertanto, mi offrirebbe altri spunti ancora.

A ben guardare potrei applicare, anche se non sono mai stato un gran viaggiatore - oggi meno che mai! - lo stesso criterio ad altre località: dovrei solo trovare la voglia di scrivere!

Adriano Maini

martedì 31 agosto 2021

Tornando ad Alfredo

Fonte: Archivio Moreschi

Tornando ad Alfredo, Alfredo Moreschi (e non si pensi al giochino "Bond, James Bond"!), magari riguardando questo articolo e quest'altro ancora, mi accorgo che sul suo sito qualche fotografia del suo archivio di fotocamere d'epoca è pur stata pubblicata, per cui mi affretto a corredare questo piccolo articolo con alcune delle immagini succitate, anche a compendio di discorsi già fatti in proposito.

Fonte: Archivio Moreschi

Non aggiungo commenti, né spiegazioni di sorta, perché non sono in grado di farne.

Fonte: Archivio Moreschi

Neppure di capire - e di regolarmi di conseguenza nell'esposizione - l'anzianità dei "pezzi". Non si pretenda troppo dal sottoscritto! Dunque, l'ordine di presentazione è quello che è.

Fonte: Archivio Moreschi

In ogni caso questi parlano - si fa per dire - da soli!

Fonte: Archivio Moreschi

Non ringrazierò mai abbastanza il "veterano" Alfredo, per l'amicizia che mi concede e per tanti aspetti connessi. 

Fonte: Archivio Moreschi

Uno di questi, avermi fatto conoscere, là, da lui, a Sanremo,  Marco Innocenti.
 
In ogni caso, rivolgo un caldo invito a visitare, a questo collegamento, la pagina del sito Moreschi, dove si possono vedere, anche mediante successivi passaggi, altre immagini di fotocamere d'epoca.
 
Adriano Maini


venerdì 9 luglio 2021

Uno sciopero storico, un corteo di provincia, alcuni attenti fotografi, un poderoso archivio


Per questo post mi è venuto in mente di cercare un titolo ad imitazione - spudorata! - di quelli di tanti film di Lina Wertmüller.


L'altro giorno Alfredo Moreschi, di cui recentemente ho di nuovo scritto qualcosa a questo collegamento, mi ha fatto l'ennesima gradita sorpresa, inviandomi diverse fotografie alquanto datate, ma significative, appartenenti al suo munitissimo archivio. Ne pubblico alcune, a caso.


E a caso procedo nel discorso, anche per rendere conto del contesto e della data di queste immagini. Alfredo me le aveva spedite anche confidando - il perché apparirà chiaro in fondo a questo articolo - in miei pertinenti commenti. Io, invece, continuo a non rammentare nulla, neanche dopo avere ricevuto chiarimenti di cui man mano andrò a riferire. Con l'aiuto di Lorenzo Trucchi posso solo ora sottolineare che gli scatti in questione sono riferiti al corteo sindacale unitario per lo sciopero generale nazionale sulla casa - un evento centrale di quell'"Autunno Caldo", ormai entrato nella Storia - un corteo che ebbe luogo in Ventimiglia (IM) mercoledì 19 novembre 1969. Tutto questo mi era passato di mente: neanche adesso, vedendomi in una foto (che non pubblico, per non esagerare nel personalismo, ma averla è stata un'insolita combinazione. Ed Alfredo non poteva certo accorgersene!) riesco a rivivere quella giornata. Mi permane tuttora la sensazione di avere imboccato la strada dell'impegno politico qualche mese dopo l'evento qui riportato. Senza le spiegazioni di Lorenzo Trucchi avevo persino pensato ad una manifestazione di qualche anno dopo. Così pure ha fatto Giorgio Loreti, altro amico da me interpellato.

Mi è stato, invece, facile riconoscere tante persone, anche cari amici. Qualche nome dubbio mi è stato chiarito da Lorenzo Trucchi. 

Mettere, poi, alcune di queste immagini su alcuni social media, prima di scrivere queste righe, ha fatto sì che in alcuni casi delle persone abbiano potuto rivedere con emozione dei loro cari: anche di questo sono grato ad Alfredo.


Giorgio Loreti, nella nostra specifica corrispondenza, ha tenuto, tra l'altro, a sottolineare la dignità di quei lavoratori che andavano in genere eleganti alle manifestazioni sindacali.



Lorenzo Trucchi, all'epoca segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia e che non appare in nessuna delle immagini, perché era sulla 500 in testa al corteo a scandire slogan, mi ha anche messo in evidenza che egli era stato poi uno dei tre sindacalisti che tennero il comizio conclusivo nel Mercato  dei Fiori di Ventimiglia, oggi alquanto trasformato. In un primo momento - vedendo persone di quella cittadina - lo avevo addirittura scambiato per il Mercato dei Fiori di Vallecrosia, ormai demolito! Mi è doloroso, invece, pensare alle piccole fabbriche, i cui operai erano in gran parte presenti in quella mattinata autunnale a Ventimiglia, piccole fabbriche della nostra zona, piccole fabbriche ormai scomparse!


Arturo Viale, invece, in proposito di quel 1969 mi ha parlato di un'assemblea studentesca a Ventimiglia, su cui mi riprometto di indagare.


Mi sembra giusto attribuire finalmente gli accrediti di queste fotografie. Lo faccio pubblicando qui sopra una sorta di tabella, creata, credo, da Moreschi. Reputo anche che del gruppo così menzionato egli fosse l'unico professionista. Mi verrebbe da fare una divagazione su film a passo ridotto, non solo documentari, ma anche di finzione, su cineclub e su cineforum, sulle cui vicende di tanto in tanto Alfredo nelle nostre discussioni mi concede briciole di informazione. Mi preme sottolineare la valenza, oggi soprattutto storica, degli scatti di quegli amici. Ne avevo già pubblicato. Cercherò di farlo ancora, a cominciare da quelle che metto qui di seguito.




Moreschi ed i suoi amici avevano saputo cogliere, a mio avviso, alcuni tratti delle trasformazioni economiche, sociali, culturali, in atto nel ponente ligure a cavallo tra gli anni '60 e quelli '70 del secolo scorso. Io, tuttavia, proseguendo con la pubblicazione di loro fotografie, mi limito a quelle più curiose.


Questo pregesso obbrobrio mi sembra fosse ubicato in Camporosso. Non posso chiedere ogni volta a Moreschi spiegazioni su singole immagini. Non solo per via del tempo che è volato via, ma anche perchè egli non era presente a tutte le attività di quel sodalizio: gli incarichi quegli amici se li erano proprio divisi. In ogni caso, a questa data, il peggio sul nostro fronte ecologico forse è passato.


Una vista sulla piazza di Apricale direi che vada sempre bene.


Una Ceriana - tale mi sembra! - ormai d'epoca in quanto alla donna qui ritratta, anche per non limitarmi a questa mia zona intemelia, forse ci può anche stare.



E questa è di sicuro Ceriana.


Mi avvio a chiudere, tornando dalle mie parti, con Dolceacqua. Sempre che non sia incorso in un errore.

Ma l'archivio di Alfredo Moreschi è sterminato, composto com'è dalle fotografie fatte da suo padre, dal loro collaboratore, da Alfredo stesso, da quelle acquisite - ad esempio molte del grande Ezio Benigni di Bordighera - e così via.

Adriano Maini

 

sabato 19 giugno 2021

Vanno e vengono come le onde del mare

La nuova pista ciclabile in Località Cian de Ca' di Camporosso (IM)

Sulle nostre passeggiate a mare, qui, nell'estremo ponente ligure, oggi come oggi è tutto un gran correre, un marciare, tutt'al più un andare a passo spedito, anche un grande sfoggio di biciclette tecnologicamente avanzate, condotte da persone in abbigliamenti confacenti. Non solo l'immutabile strascichio di piedi, insomma. Si potrebbe dire: "è il progresso, bellezza!".

Eppure, come ho letto ancora di recente circa gli esordi di grandi atleti italiani, negli anni '60 del secolo scorso chi si affannava per strada veniva guardato quasi come veniva osservate le prime zebre approdate in Europa.

Forse non per niente un giovanotto delle nostre parti, che pur era stato in predicato di fare la riserva al grande Abdon Pamich nella marcia alle Olimpiadi di Roma del 1960, preferiva tenersi in forma, inanellando giri - sbilenchi, in verità! - su giri intorno - si fa sempre per dire, data la bizzarria del terreno! - al campo di calcio di Camporosso Mare, una ex Piazza d'Armi, in verità, di cui in tanti serbano ancora nel parlare la denominazione.

A quei tempi se si doveva fare una selezione per la campestre provinciale delle scuole medie superiori si poteva finire - bontà d'animo dei gestori! - sulla pista d'asfalto dei go-karts di Ventimiglia: d'altronde lo stesso appuntamento provinciale - alla faccia del nome! - non si svolgeva certo per rustici sentieri, ma sulla normale tratta iniziale Borgo Prino Dolcedo.

Di palestre degne di questo nome c'era solo quella di Ventimiglia, già casa fascista della gioventù del littorio, ma il terreno esterno - oggi un bel parcheggio per auto! - per le varie prove di atletica non consisteva certo in morbida terra rossa, per non dire delle curve che si dovevano imprimere alle piste per gli scatti veloci.

Al calcio ci si iniziava come andava andava. In tanti - e probabilmente molti di questi furono destinati a diventare i più bravi in loco nella specialità - sul cemento dei Salesiani di Vallecrosia. Ma anche intorno, per non dire, a rischio e pericolo, pure dentro il campo di aviazione delle Braie di Camporosso: tanto, una volta chiuso questo, non passò molto tempo per fare sbaraccare tutta la zona.

Per il nuoto ci si arrangiava in mare. Per il ciclismo, a prescindere da chi usava i due pedali per lavoro o semplici passeggiate-spostamenti, chi ci si azzardava con mezzi più o meno confacenti veniva catalogato come mosca bianca ancor più che per gli altri casi già citati.

A distanza di anni, invero, ho messo a fuoco che forse, fatte le debite proporzioni, c'era un congruo numero di persone dedite a forme varie di motociclismo e di rally automobilistici, forse più come conseguenza dei mestieri praticati che come sincera esigenza di dissipare sudati risparmi.

A pesca in un torrente del ponente ligure nei primi anni sessanta. A sinistra, un dilettante allo sbaraglio per eccellenza, mio padre

Certo, allo stato attuale non mancano campi di calcio, piscine, palestre ben attrezzate, piste ciclabili, persino un campo di atletica leggera - invero, difficile da conservare al meglio - sorto sulle "ceneri" del vecchio spiazzo di atterraggio, maneggi con cavalli. Il quadro non è completo, così come non mi sono sforzato di indagare meglio sul passato, trascurando ad esempio il tiro al volo e la pesca per diletto, sia dalle spiagge - questa sì ancora ben praticata - sia in barca, sia nei torrenti o nel nostro unico fiume: ma i ricordi - si sa! - vanno e vengono come le onde del mare...
 
Adriano Maini
 
 


lunedì 17 maggio 2021

Good Morning Babilonia


"[...] uno scrittore messicano, Federico Campbell, mi ha dato la risposta: ricordare è lo stesso che immaginare. Non sono capace di scrivere romanzi, ma c'è forse qualcosa di più fantastico della realtà?" così si è espresso Federico Scianna, valente fotografo e grande amico di Leonardo Sciascia, con Michele Smargiassi, che ha riportato la frase nel suo articolo Scianna. Scrivere, che bella visione, apparso su il venerdì di Repubblica, n° 1730, dello scorso 14 maggio.

Si tratta di un'espressione che mi spinge per l'ennesima volta ad attingere ai ricordi di racconti uditi in questo lembo di ponente ligure che va da Bordighera al confine con la Francia e comprensivo dell'entroterra: fatti non necessariamente accaduti da queste parti, ma in ogni caso rammentati da chi in questa terra era nato o era venuto ad abitare.

Piccole cose - ben inteso - ma anche inediti più o meno singolari. Ed in questa occasione mi precludo la strada dei fatti di famiglia, pur singolari, sui quali posso sempre ritornare.

Mi riemerge, in tale contesto, la spinta a proclamare - con alquanta spavalderia! - che la storia si compone di mosaici realizzati con tante minuscole tessere. A prescindere - logicamente - da attestazioni di ordine letterario o di afflato lirico.

Procedo con qualche esempio, allora, talora abborracciato, perché quasi mai ho avuto l'accortezza di tenere acconce tracce.

La fuga di una coppia di giovani, poco più che adolescenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento, da un paesello arroccato in altura per coronare un contrastato sogno d'amore. L'idillio finito. Un paio di figli in collegio ad Alassio. La fuga di lui negli Stati Uniti. Il suo ritorno per partecipare alla Grande guerra. Un altro viaggio, definitivo, oltre oceano. Quali intermezzi alti e bassi di carattere economico. Una nuova famiglia negli States. Fratellastri e loro discendenti che tempo dopo si conoscono. Un trama degna, anche se più leggera, di Good Morning Babilonia dei fratelli Taviani.

Gli eventi di un bersagliere, non più di leva, di un altro nostro piccolo borgo. Ad iniziare dall'obbligo che più di un secolo fa questi soldati avevano di svolgere, una volta conclusa la ferma, ulteriori periodici addestramenti. Fu così che ebbe occasione di conoscere o di vedere da vicino i protagonisti del famoso caso della contessa Tiepolo. Nel grande conflitto portò in salvo sulle spalle il compaesano gravemente ferito della vicina vallata, il quale serbò sempre grata memoria anche ai suoi discendenti. Ebbe a compiere qualcosa del genere anche con un suo ufficiale a cui, quando presente al soggiorno militare in Sanremo, in seguito con una figlia faceva spesso visita, recando modesti doni prodotti nella sua campagna: seppe, poi, che da generale fu uno degli eroi tra gli italiani che si opposero ai tedeschi in Corsica dopo l'8 settembre 1943.

Il prossimo grande avvocato ed il futuro insegnante, nonché capitano di navi da guerra e mercantili, che facevano chilometri a piedi  per completare gli studi.

Un altro docente, misconosciuto studioso di grande levatura, il quale, rimasto orfano, non ben assistito dagli zii, una parte del Liceo Ginnasio la fece in Seminario, evitando - va da sé - di diventare prete.

Il pescatore, in seguito floricoltore, destinato ad aiutare ebrei stranieri in fuga dall'Italia, che ai premilitari imposti dal fascismo si presentava scalzo, sostenendo che in famiglia non c'erano soldi per le scarpe, di modo tale che regolarmente veniva rimandato a casa.

Un mezzo di fortuna in mezzo al mare dopo l'affondamento della nave che era di scorta ad un convoglio italiano di rifornimento. Senza acqua e cibo sotto un sole implacabile. Poi, un sommergibile inglese in salvataggio dei superstiti. Destinazione: un campo di prigionia.

Nel piccolo racconto che segue una fotografia la ricordo. Ritrae il mio personaggio, quasi superbo a cavallo, egli, invero, persona signorile ed affabile, ma al momento ufficiale di complemento nella tragica campagna di Russia della seconda guerra mondiale. Senonché, io rammento soltanto i suoi occhi umidi quando mi descriveva le sue peripezie non della ritirata da quel fronte, ma del dopo Armistizio, quella volta in fuga da Alessandria verso l'Irpinia per riabbracciare i suoi cari. Non era ancora per lui il tempo di arrivare a Ventimiglia.

Un bambino di cinque anni che dall'altura di Colasgarba assiste all'avvio del terribile bombardamento aereo su Nervia. Subito dopo, con la famiglia, sotto un robusto tavolo in un vano seminterato adiacente al soggiorno. Il nonno vuole vedere o chiudere ancora qualcosa. Una pioggia di microscopici pezzi di vetro lo investe in pieno (ed il medico avrà il suo bel da fare per rimuoverli tutti!): un ordigno aveva appena scavato una profonda buca davanti alla Villa.

Adriano Maini

 

sabato 17 aprile 2021

Rosa Genoni e Sanremo

Rosa Genoni - Fonte: Fabiana Podreider Lenzi

Anch'io qualche giorno fa ho ammirato su Rai 3 l'affascinante storia di Rosa Genoni. Anzi, l'ho pure riguardata nella replica su Rai Storia. E nel piccolo mi ero marcato che questa grande donna aveva fatto importanti prove professionali nella a noi vicina Nizza. Non avevo pensato, dato il rilievo delle trasmissioni in esame, di compiere, come d'abitudine, citazioni in merito su qualche mio blog. Ha provveduto, invece, tra le persone che conosco, l'amico Eraldo Bigi, con studio da avvocato e abitante in Sanremo, che ha saputo cogliere, oltrettutto, la presenza della Genoni nella città dei fiori.

Pubblicando il suo articolo su SANREMO, Storia e Tradizioni, Gruppo Pubblico di Facebook, Bigi ha, altresì, intercettato l'interesse della signora Fabiana Podreider Lenzi, bisnipote della Genoni.

Non resisto ora alla tentazione di riprodurre - sperando che i vari protagonisti non me ne vogliano - una parte del richiamato dibattito, come mi affretto a fare qui di seguito, benché con qualche approssimazione di troppo:

R. M.
solo queste 2 righe, trovate in questo ampio articolo sulla sua vita: " Negli anni successivi alla guerra, Rosa si dedicò ancora all’insegnamento (smise nel 1933 per non giurare fedeltà al fascismo) e allo studio degli scritti antroposofici di Rudolf Steiner. La famiglia si trasferì a Nervi e poi a Sanremo, dove Alfredo morirà nel 1936. "https://www.elle.com/.../a20.../rosa-genoni-stilista-storia/

Fabiana Podreider Lenzi
Buongiorno io sono la bisnipote di Rosa Genoni , @D. G. che fa parte di questo bellissimo gruppo mi ha segnalato le vostre domande e sono felice di poter dare alcune risposte:
Alfredo Podreider marito di Rosa soffriva di un qualche tipo di malattia polmonare e la famiglia si trasferì a Nervi per un periodo poi a San Remo, dove lui poi morí nel 1936.
Rosa e la figlia Fanny trascorsero gli anni della guerra a Sanremo nella Villa in Corso degli Inglesi 100.
La casa fu poi venduta alla fine degli anni ‘50, crediamo sia stata demolita per costruirvi un condomino.
Rosa si spostò a Sanremo anche per sfuggire dalla troppa attenzione della questura di Milano che le faceva perquisizioni frequenti per la sua attività femminista e socialista.
[...]  Era [la casa della dimora Genoni] al numero 100 di Corso degli Inglesi, non so se può essere un indizio sufficiente per recuperare il nome.
[...] Mia madre si ricorda con nostalgia la sua infanzia trascorsa a Sanremo
[...] Casa Haart&fils era inizialmente un negozio di biancheria francese per la casa in Corso Vittorio Emanuele, quando Rosa ne diviene direttrice. L' attività si espande prima aggiungono il primo piano superiore con la sartoria , ma il lavoro cresce e apriranno quattro piani di esposizione e laboratori e impiegheranno 100 lavoranti , ampliando le attività al disegno di abiti da sera , da cerimonia , pellicceria .
Rosa aprì diverse boutique, una a San Remo, una a St. Moritz, le località meglio frequentate dall’aristocrazia del tempo .
Rosa dirigerà la casa di moda fino al 1914 quando allo scoppiare della prima guerra mondiale il richiamo per il pacifismo la coinvolge totalmente facendole decidere di licenziarsi e dedicarsi alla Wilpf. Viaggerà con una delegazione per le maggiori capitali europee per cercare di fermare lo scoppio della guerra.
Era proprio a Londra a colloquio col Primo Ministro quando l'Italia decide di entrare in guerra.

M. F.
@Eraldo Bigi grazie per aver condiviso con a storia di questa signora “pioniera” di modernità! Quale era il negozio con cui collaborava? All’epoca Sanremo aveva parecchie Boutique di moda

Fabiana Podreider Lenzi
@M.F. casa Haardt&fils
[...] rosagenoni, colei che inventò il Made in Italy: è la pagina ufficiale gestita dalla famiglia, se vi piacciono le foto d’epoca e per saperne di più vi invito a seguirla

Rosa Genoni - Fonte: Giusi Sartoris in pagina ufficiale Rosa Genoni

Eraldo Bigi
@Fabiana Podreider Lenzi fatto. Grazie.

Dino Taulaigo
Ringrazio Eraldo Bigi e Fabiana Podreider Lenzi per averci fatto conoscere questa importante personaggio delle nostra citta' e per tutte le notizie su di lei che Fabiana ci ha fornito!!! Infinitamente Grazie!!!

Fabiana Podreider Lenzi
@Dino Taulaigo grazie a voi! Spero di non essere stata troppo prolissa, il fatto di scoprire la casa è stata una novità anche per me!

Dino Taulaigo
Tutte le notizie che ci ha fornito sono un piacere per noi!!! Siamo onorati di averci fatto conoscere tante notizie su Rosa Genoni e di averle pubblicate sul nostro Gruppo!!!


Adriano Maini

 

lunedì 12 aprile 2021

E se mi mandano fotografie su Alfredo


Avevo trascritto due settimane fa qualche pregressa bella riga di Chiara Salvini, dedicata ad Alfredo Moreschi in quanto noto fotografo di Sanremo, nonché grande esperto della storia di questa affascinante richiamata arte (l'ottava?). Senonché, Alfredo non è solo un poeta di immagini, come ho sommariamente tentato di documentare con vari articoletti in questi ultimi anni. E provo un po' più avanti a riprendere questo aspetto.


C'è stata una combinazione, su cui mi sono attardato alquanto a riflettere, che mi dava e mi fornisce tuttora qualche spunto per soffermarmi, più che dilungarmi, su alcuni temi che mi interessano.

Da sinistra: Pietro Raneri ed Alfredo Moreschi

L'occasione mi derivava e mi deriva dal fatto che avevo appena pubblicato le note su Moreschi, di cui qui in premessa, quando Pietro Raneri mi inviava alcune immagini, non propriamente recenti, che vanno a corredare queste mie presenti considerazioni.


Con queste fotografie si attesta, tra l'altro, che da qualche anno lo storico Studio Moreschi di Sanremo è stato, come attività per così dire classica, chiuso, ma non si specifica che il nome brilla ancora, connesso ad altra similare azienda, che, oltrettutto, ospita alcuni preziosi reperti. In proposito di questi ultimi devo sottolineare che sono stato, giustamente, criticato perchè ho osato pubblicarne alcuni scatti non degni dell'artista, Alfredo, soggetto principale di queste mie riflessioni.

Mi occorre dire subito qualcosa di Pietro Raneri che, come me, abita a Bordighera. Da un ventennio circa mi onora del dono continuo di suoi pertinenti scatti, talora da me, qua e là, pubblicati, ma spesso importanti sul mio piano privato. In questo momento mi preme soprattutto sottolineare altre sue proficue informazioni di ordine storico, tra le quali vado a sfilare, a titolo di esempio, quella che per me ha comportato un certo lavoro di approfondimento sulla figura del professore Raffaello Monti, in oggi ripresa, giustamente in modo divulgativo, anche da altre persone, come Giancarlo Traverso.


Di Alfredo aggiungo che i suoi interessi sono molteplici, spaziando dalla botanica alla letteratura, anche di un certo tipo, spesso, invero, alla ricerca dei cultori del nonsense, passando per pubblicazioni varie, la collaborazione a diverse mostre e le ricerche storiche a lui commissionate, che lo tengono tuttora impegnato - come per la Conferenza di Sanremo del 1920 -, nel rispetto dei parametri di isolamento da pandemia in corso, se pur è vero, come è vero che sono sospese quelle conferenze pubbliche alle quali il nostro ormai novantenne amico non potrebbe - conteso da più parti com'è - sottrarsi di partecipare come oratore non solo competente, ma anche molto brillante. Su queste sue esibizioni, in oggi forzatamente accantonate, gli ho anche chiesto una volta se non si sentiva sfruttato quasi fosse una sorta di talismano: l'ironia, l'autoironia e l'umorismo del conseguente dialogo restano una cosa tuttora nostra. Senza sottacere - risvolto se si vuole scontato - il rilievo del grande archivio storico di fotografie, che reca, lo ripeto, il suo nome, patrimonio arricchito anche di tante ricerche nel tempo fatte sul campo. 


Ripensandoci, ci sarebbero tante fotografie da pubblicare, non solo quelle qui indicate di Pietro Raneri. 

Adriano Maini

 

venerdì 26 marzo 2021

Bello iniziare con il vento


Senza riportare, invero, con precisione, anzi, deformandoli alquanto, i titoli originali di alcuni miei ormai vecchi articoletti, procedo qui di seguito con una selezione di commenti che mi sembrano tuttora interessanti:

a White Jazz
'parli di "alchimia imponderabile" ma in realtà il tuo scritto lascia intuire le ragioni che ti portano a leggere ed apprezzare Ellroy. Ci sono noir che effettivamente ti lasciano molto più di una storia'

a 120, rue de la Gare
'Uno scorrevole cammino, le tue parole, che mi hanno fatto conoscere con delicatezza e intrigante descrizione, un artista a me non noto e che sembra molto interessante'

a Quando giocava Kopa
'che bei ricordi. Io amo il calcio, potrei dire, per riflesso; perché quasi tutti coloro che amo non possono farne a meno...allora, a forza di andare alle partite mi ci sono un po' appassionata anch'io... intuisco, però, che una volta fosse molto più bello, più spontaneo e più "vero"'

a La zona di latte
'Un piacevolissimo invito alla lettura di Nico Orengo che inizierò a conoscere per tua esclusiva responsabilità'
'Peccato si sia spenta la voce di Orengo. Di lui ricordo molto bene le filastrocche e le poesie che piacevano tanto ai miei alunni. Non conoscevo tutto il resto che descrivi qui'
'Sono a metà de " La curva del Latte"... Sto letteralmente divorando il libro. Magnifico. Ti ringrazio per avermi invogliato con questo tuo post a leggere Nico Orengo'

a Aubagne
' Più di un Maigret è ambientato a Marsiglia e nella colorata provincia francese!'
'Un'esperienza di vita raccontata con dolcezza, con il sorriso e con la passione di chi ha respirato ogni attimo'

a Vento di Ferragosto
'Bello iniziare con il vento e lasciare che chi ti legge venga con leggerezza portato sulle immagini (bellissime) e sul tempo del tuo ricordo'
'il vento di mare che trasporta i nostri pensieri al di là dell'orizzonte... Bellissime le tue foto che fanno venire la voglia di sedere su uno scoglio e lasciarsi ipnotizzare dagli spruzzi delle onde...'

a Ricordi di Costa Azzurra
'Adriano, continua, ti prego, quando puoi e vuoi a parlare dei tuoi ricordi legati alla Francia. Avrai in me una avida ed entusiasta lettrice! La vendemmia, secondo me, è un ricordo che conservi a "colori "'
'bello leggere questi tuoi ricordi che ci porgi con una scrittura scorrevole , quasi come un romanzo. Purtroppo tante cose di valore, oggi, non esistono più. Abbiamo via via perduto aspetti importanti nei rapporti tra le persone ed anche profondi della nostra storia. Ben vengano i racconti come questo che ci fa rivivere il profumo di quei tempi intensi e significativi'
'Un'altra piacevole scoperta. Chi mi conosce sa quanto io ami la Francia, la sua cultura, pertanto attendo altri post come questo, altri racconti come quelli che ci regali tu'

a Jacarande
'vivo in Toscana, in Versilia precisamente, ma questi alberi con fiori magnifici fiori non li avevo mai visti e mi ha fatto piacere conoscerli attraverso il tuo bel post'

a Bevera, gli odori
'conservo intatto il ricordo degli odori e delle sensazioni così ben descritte da te e dalla "ligure". La ferrovia, le agavi, l'odore acre dell'asfalto e delle pietre intrise di umori e cotte del sole, la luce lancinante, le dalie...'
'Suoni e odori, spesso, appartengono alla nostra memoria più delle immagini. Anche io ho stampati nella mente, ricordi così e, quando mi accade di sentire qualcosa che risveglia queste sensazioni, provo un piacere immenso, dolce e, a volte, un po' malinconico, ma sempre bello da rivivere' 

Adriano Maini

 

venerdì 12 marzo 2021

Collasgarba... fuori sacco

Fonte: Diego Pannoni

Circa sessant'anni fa il panorama dalla collina di Collasgarba appariva come in alcune fotografie qui accluse.

Fonte: Diego Pannoni

Collasgarba, cui ho fatto cenno più volte nei miei blog, è una collina che, a dirla senza ulteriori dettagli, sovrasta la zona - orientale - Nervia di Ventimiglia (IM).

Fonte: Diego Pannoni

E le immagini che corredano questo post rappresentano per me un grato inedito: un "fuori sacco", per l'appunto, come da mia personale definizione che ho cercato di spiegare la volta precedente.

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Vedere come era un tempo la strada di Collasgarba mi crea emozione. Ne ha procurata anche a qualche amico al quale ho anticipato in privato la visione.

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Ci sono tante vicende storiche che riguardano quell'altura. Prevale in me, tuttavia, la memoria delle scorrerie del ragazzino che sono pur stato, compiute con tanti compagni di giochi di allora, poco prima che il sito venisse, dopo le distruzioni arrecate dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, profondamente ristrutturato.

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Per mera combinazione alla vigilia dei nuovi interventi edilizi ebbero luogo in Villa Serena, che pochi anni prima avevo pur frequentato, alcune simpatiche feste estive, di cui mi erano pervenuti vaghi sentori.

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni

Come ho scritto più volte, la mia famiglia porta i segni di un vissuto in Collasgarba. Il nonno paterno dalla fine del 1932 al 1941 circa lavorò, dimorando lassù con gli altri nostri cari, ad accudire le mucche che facevano parte del patrimonio dei Vivai Corte di Collasgarba.

Fonte: Diego Pannoni

Fonte: Diego Pannoni


Una gran bella azienda agricola, che pubblicava anche una pregiata rivista tecnica di settore. Non essendo stato in grado io di fornire in quest'ultimo merito ulteriori informazioni il ricercatore, che si era dapprima rivolto a me, è stato adesso aiutato da un noto mensile locale a rivolgere un appello ai lettori nel tentativo di rintracciare documenti e notizie su quel grande esperimento, stroncato dalla guerra. Ed il tutto non può che farmi piacere!

Adriano Maini