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domenica 19 novembre 2023

C'é una Torre nella Piana di Latte...

Ventimiglia (IM): una vista parziale della Piana di Latte

Persiste un gran scrivere - per non dire un gran pontificare - sulle ville storiche di Latte, Frazione di ponente di Ventimiglia. E non solo su quelle - per lo più situate nella Piana -, ma anche su altre, non molto lontane.

Spiace solo che un bel dibattito non ci sia mai stato sui rischi corsi - ancora nel recente passato - di ulteriore cementificazione, né su ristrutturazioni, che almeno in un caso si dice sia consistita in uno sventramento completo con successiva ricostruzione. Come aveva paventato ne "Gli spiccioli di Montale" Nico Orengo, di cui non si sa se si sia mai rallegrato di qualche relativa salvaguardia pur conquistata in zona.


Conviene rifugiarsi nell'aneddotica.


C'è una Torre - una delle cinque, se non aggiuntiva, delle superstiti strutture di avvistamento, come da elenco stilato da competente persona del posto - adagiata al muro di cinta - lato di ponente, affacciato sulla foce del torrente Latte - del parco di una vestusta magione del novero di quelle già menzionate, una Torre che in una stanzetta al pianterreno negli anni - quelli Ottanta - di fulgore di sagre popolari e Feste de l'Unità - ma anche dell'Amicizia (Democrazia Cristiana) - ospitava materiali utili a tali accadimenti: a fianco, talora, all'aperto, si tenevano incontri conviviali, qualche volta rallegrati dal passaggio di qualche vispo porcospino. L'edificio oggi dovrebbe essere di proprietà diversa da quella dell'intero complesso padronale, ma, invero, questo aspetto risulta poco interessante.


La stretta Via Romana, infrastuttura di accesso a molte delle già dette dimore, attraversa la località da una parte parallela al mare, dall'altra alla ferrovia, prima in un senso, poi, in un altro, mediante un cavalcavia pedonale, sì da congegnare un'arteria carrozzabile strozzata quasi a metà. Allo stato attuale ci sono discreti parcheggi a ponente. All'epoca di tante feste popolari era uno spettacolo vedere invaso di automobili e di motocicli l'ampio greto del rio, compresi tratti del corso - asciutto d'estate! -. Per chi arrivava - ma anche adesso - sussisteva l'obbligo di prestare sempre attenzione al fatto che non ci sono quasi mai due sensi di marcia. 

Ventimiglia (IM): un classico tratto di levante della Via Romana a Latte

Una situazione che probabilmente disegna da sola tante storie.

Ad esempio, diversi anni fa Nico Orengo scrisse - dopo averne letto "Quaranta e mezzo" - un biglietto di congratulazioni ad Arturo Viale (che lo ha pubblicato nel suo ultimo "Punti Cardinali: da capo Mortola a capo Sant'Ampelio", Edizioni Zem, 2022), in cui, tra l'altro, menzionava l'albero di giuggiola presente prima del cavalcavia della Via Romana, aggiungendo: "Caro Viale, il suo raccontare mi ha tenuto una affettuosa e sincera compagnia per una sera, tempo fa...".

Ventimiglia (IM): il cavalcavia della Via Romana a Latte

Neanche a farlo apposta appena attraversata quella passerella - o poco prima, se si arriva da un'altra direzione - sorge Villa San Gaetano. Dalla fitta ringhiera sovrastante la ferrovia si intravvede a malapena l'abside della Chiesetta dallo stesso nome, che sorge di fronte: i colori sono belli ed intensi, mentre la facciata è grigia e smorta. A quella Cappella a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta erano usi recarsi per depositare fiori due ferrovieri in pensione, lieti di rendere in tale modo felice una signora più anziana di loro, impossibilitata a  muoversi. A Villa San Gaetano Maria Pia Urso ha dedicato un bel libro di memorie - sue e di famiglia -, uno spaccato di grande livello sociale e morale. "... l'intensa esperienza di vita, la gioventù spensierata al mare, gli ideali, i gusti culturali, le curiosità e le molteplici iniziative nella comunità", sottolineava una presentazione dell'opera (Maria Pia Urso, Villa San Gaetano, youcanprint, 2015).

Spostandosi verso ponente si possono scorgere la casa a lungo abitata ed i resti delle campagne per pari periodo coltivate a fiori - rose, soprattutto - con passione e competenza - il tutto rigorosamente in affitto - da Libero Alborno, il Libero de "La curva del Latte" e di altri romanzi di Nico Orengo.

Ventimiglia (IM): uno spazio verde a complemento di un parcheggio nella zona di ponente della Via Romana a Latte

Si narra, inoltre, di episodi - accaduti in qualche punto della Piana - di pura goliardia ai quali lo scrittore si sarebbe lasciato andare con compagni sì di modesta statura intellettuale, ma che si beavano contraccambiati della sua presenza e che non si sono mai sognati di dedicargli pensieri scritti.

Ventimiglia (IM): la zona di Latte, vista dalle vicinanze di Villa San Gaetano

Da quelle parti ha abitato a lungo un floricoltore, per nulla vanesio, ma del quale ancora oggi si raccontano da terze persone grandi avventure di pesca, vissute negli anni, da quella - ripetuta - al pescespada, affrontata sempre con un piccolo guscio, non con mezzi professionali, a quella - che si tramanda ancora - di una mirabolante imbarcata di bianchetti, che, forse, non era già del tutto lecita, stanti i divieti in materia. Il fratello, forse sodale, forse più pronto ad uscire in mare con altri, ridimensionava, invece, in una datata conversazione gli esiti di una ricerca di branzini, di cui si era, invece, tramandata una bella storia, storia, inoltre, costellata di riferimenti a inconsueti, di solito rocciosi, rialzi del fondale, al massimo a pelo d'acqua, teatri a volte, per i conoscitori di quegli arcani, di cospicui risultati e talora muti conservatori di relitti misteriosi, spesso piratescamente trafugati. Non sempre i gozzi sono partiti o tornati dalle spiagge della Piana di Latte, ma spesso, per un risvolto o l'altro, lì si torna. 

D'altronde, i racconti di pesca - anche di Nico Orengo - abbondano per tutto il ponente di Ventimiglia, da Punta della Rocca al confine con la Francia.

Adriano Maini

sabato 19 giugno 2021

Vanno e vengono come le onde del mare

La nuova pista ciclabile in Località Cian de Ca' di Camporosso (IM)

Sulle nostre passeggiate a mare, qui, nell'estremo ponente ligure, oggi come oggi è tutto un gran correre, un marciare, magari un andare a passo spedito, ma non si può tralasciare un grande sfoggio di biciclette tecnologicamente avanzate, condotte da persone in abbigliamenti confacenti. Non solo l'immutabile strascichio di piedi, insomma.

Eppure, come si può leggere ancora di recente circa gli esordi di grandi atleti italiani, negli anni '60 del secolo scorso chi si affannava per strada veniva guardato a dir poco come persona stravagante. 

Forse per questi... motivi un giovanotto delle nostre parti, che pur era stato in predicato di fare la riserva al grande Abdon Pamich nella marcia alle Olimpiadi di Roma del 1960, preferiva tenersi in forma, inanellando giri su giri intorno (si fa sempre per dire, data la bizzarria del terreno!) al campo di calcio di Camporosso Mare, una ex Piazza d'Armi.

Imperia: il campo di Borgo Prino

Sessant'anni fa o giù di lì, se si doveva fare una selezione per la campestre provinciale delle scuole medie superiori si poteva finire - bontà d'animo dei gestori! - sulla pista d'asfalto dei go-karts di Ventimiglia: d'altronde lo stesso appuntamento provinciale - alla faccia del nome! - non si svolgeva certo per rustici sentieri, ma sulla tratta iniziale della strada Borgo Prino di Imperia per Dolcedo (e con partenza dalla struttura del campo di pista di atletica leggera di Borgo Prino, dove le competizioni studentesche specifiche ben potevano tenersi, pur trattandosi - a quei tempi! - ancora di un impianto militare).

Di palestre degne di questo nome c'era solo quella di Ventimiglia, già casa fascista della gioventù del littorio, ma il terreno esterno - oggi un parcheggio per auto! - per le varie prove di atletica non consisteva certo in morbida terra rossa, per non dire delle curve che si dovevano imprimere alle piste per gli scatti veloci.

Vallecrosia (IM): uno degli ex campi di calcio dei Salesiani

Al calcio ci si iniziava come andava andava. In tanti - e probabilmente molti di questi furono destinati a diventare i più bravi in loco nella specialità - sul cemento dei Salesiani di Vallecrosia. Ma anche intorno, per non dire, a rischio e pericolo, pure dentro il campo di aviazione delle Braie di Camporosso: tanto, una volta chiuso questo, non passò molto tempo per fare sbaraccare tutta la zona.

Bordighera (IM): una spiaggia di ponente a dicembre

Per il nuoto ci si arrangiava in mare. Per il ciclismo, a prescindere da chi usava i due pedali per lavoro o semplici passeggiate-spostamenti, chi ci si azzardava con mezzi più o meno confacenti veniva catalogato come mosca bianca ancor più che per gli altri casi già citati.

A distanza di anni, invero, va messo a fuoco che forse, fatte le debite proporzioni, c'era un congruo numero di persone dedite a forme varie di motociclismo e di rally automobilistici, forse più come conseguenza dei mestieri praticati che come sincera esigenza di dissipare sudati risparmi.

Certo, allo stato attuale non mancano campi di calcio, piscine, palestre ben attrezzate, piste ciclabili, persino un campo di atletica leggera - invero, difficile da conservare al meglio - sorto sulle "ceneri" del vecchio spiazzo di atterraggio, maneggi con cavalli. Il quadro non è completo. Sarebbe singolare indagare meglio sul passato per non trascurare - a fare un solo esempio - la pesca per diletto, sia dalle spiagge (questa sì ancora ben praticata) sia in barca, sia nei torrenti o nel fiume Roia: ma i ricordi - si sa! - vanno e vengono come le onde del mare...
 
Adriano Maini