sabato 19 giugno 2021

Vanno e vengono come le onde del mare

La nuova pista ciclabile in Località Cian de Ca' di Camporosso (IM)

Sulle nostre passeggiate a mare, qui, nell'estremo ponente ligure, oggi come oggi è tutto un gran correre, un marciare, tutt'al più un andare a passo spedito, anche un grande sfoggio di biciclette tecnologicamente avanzate, condotte da persone in abbigliamenti confacenti. Non solo l'immutabile strascichio di piedi, insomma. Si potrebbe dire: "è il progresso, bellezza!".

Eppure, come ho letto ancora di recente circa gli esordi di grandi atleti italiani, negli anni '60 del secolo scorso chi si affannava per strada veniva guardato quasi come veniva osservate le prime zebre approdate in Europa.

Forse non per niente un giovanotto delle nostre parti, che pur era stato in predicato di fare la riserva al grande Abdon Pamich nella marcia alle Olimpiadi di Roma del 1960, preferiva tenersi in forma, inanellando giri - sbilenchi, in verità! - su giri intorno - si fa sempre per dire, data la bizzarria del terreno! - al campo di calcio di Camporosso Mare, una ex Piazza d'Armi, in verità, di cui in tanti serbano ancora nel parlare la denominazione.

A quei tempi se si doveva fare una selezione per la campestre provinciale delle scuole medie superiori si poteva finire - bontà d'animo dei gestori! - sulla pista d'asfalto dei go-karts di Ventimiglia: d'altronde lo stesso appuntamento provinciale - alla faccia del nome! - non si svolgeva certo per rustici sentieri, ma sulla normale tratta iniziale Borgo Prino Dolcedo.

Di palestre degne di questo nome c'era solo quella di Ventimiglia, già casa fascista della gioventù del littorio, ma il terreno esterno - oggi un bel parcheggio per auto! - per le varie prove di atletica non consisteva certo in morbida terra rossa, per non dire delle curve che si dovevano imprimere alle piste per gli scatti veloci.

Al calcio ci si iniziava come andava andava. In tanti - e probabilmente molti di questi furono destinati a diventare i più bravi in loco nella specialità - sul cemento dei Salesiani di Vallecrosia. Ma anche intorno, per non dire, a rischio e pericolo, pure dentro il campo di aviazione delle Braie di Camporosso: tanto, una volta chiuso questo, non passò molto tempo per fare sbaraccare tutta la zona.

Per il nuoto ci si arrangiava in mare. Per il ciclismo, a prescindere da chi usava i due pedali per lavoro o semplici passeggiate-spostamenti, chi ci si azzardava con mezzi più o meno confacenti veniva catalogato come mosca bianca ancor più che per gli altri casi già citati.

A distanza di anni, invero, ho messo a fuoco che forse, fatte le debite proporzioni, c'era un congruo numero di persone dedite a forme varie di motociclismo e di rally automobilistici, forse più come conseguenza dei mestieri praticati che come sincera esigenza di dissipare sudati risparmi.

A pesca in un torrente del ponente ligure nei primi anni sessanta. A sinistra, un dilettante allo sbaraglio per eccellenza, mio padre

Certo, allo stato attuale non mancano campi di calcio, piscine, palestre ben attrezzate, piste ciclabili, persino un campo di atletica leggera - invero, difficile da conservare al meglio - sorto sulle "ceneri" del vecchio spiazzo di atterraggio, maneggi con cavalli. Il quadro non è completo, così come non mi sono sforzato di indagare meglio sul passato, trascurando ad esempio il tiro al volo e la pesca per diletto, sia dalle spiagge - questa sì ancora ben praticata - sia in barca, sia nei torrenti o nel nostro unico fiume: ma i ricordi - si sa! - vanno e vengono come le onde del mare...