domenica 15 dicembre 2019

Il professore

Villa Ortensia a Bordighera (IM), dimora del professore Monti
 
Raffaello Monti (Milano, 23 dicembre 1893; Bordighera, 15 maggio 1975). "Monti fu musicista di professione, specializzato nel violoncello, e compositore. Ebbe modo di studiare musica e perfezionare la sua arte in più Istituti e Città (Torino, Tolosa, Nizza) raggiungendo notevoli traguardi e incarichi di prestigio, tra cui quello di primo violoncellista al Teatro Regio di Torino e solista all’EIAR. La sua carriera precoce, iniziata ad appena 16 anni, continuò fino all’anno della sua morte nel 1975 con la composizione e orchestrazione di molte opere". Valentina Donati

E Raffaello Monti negli ultimi anni di vita dimorò in Bordighera (IM) a Villa Ortensia. Fu promotore, soprattutto in qualità di Presidente della locale Unione Culturale Democratica, di diverse iniziative culturali e sociali, quali la Conferenza su Mussorgosky del 1961, la relazione, con Aldo Capitini, al Convegno sull'Obiezione di Coscienza del 1962, per il quale pervenne una lettera di adesione di Bertrand Russel -, la relazione alla Conferenza La contaminazione atomica a Ventimiglia (IM) nel 1964, la relazione alla Conferenza La questione d'Israele nel 1967. Molte di queste ultime informazioni le ho desunte - o le viste confermate - in Archivio Unione Culturale Democratica [di Bordighera (IM)], di Giorgio Loreti, marzo 2017.

Ho avuto da bambino una fugace conoscenza del professore Raffaello Monti. Anzi, forse a lungo non seppi o avevo dimenticato quel cognome. Infatti, per la nonna materna egli era semplicemente il professore. Un casuale riferimento a quell'uomo, percepito da adulto in altrui conversazione, mi aveva fortemente incuriosito, ma il caso volle che sino a pochi anni fa io non sia stato in grado di chiarire alcunché. Lungo il percorso di maturazione di questa mia personale conoscenza mi sono anche imbattuto in episodi quantomeno di simpatico risvolto della vita di relazione, su cui talvolta ho scritto, ma che in questa occasione non ripeto per lasciare in luce il rilievo della figura del professore. Aggiungo solo la sottolineatura di due aspetti, mutuati dalle mie pregresse ricerche, della vita di Raffaello Monti, la collocazione antifascista al tempo del regime, che lo spinse ad andare in Spagna dalla parte della Repubblica al tempo della guerra civile del 1936-1939, e l'impegno come "partigiano della pace" in Italia nei primi anni '50 del secolo scorso.
 
Adriano Maini

mercoledì 27 novembre 2019

Quando leggevo l'"intrepido"


Riscontro di continuo che i fumetti, in particolare l'"intrepido", che leggevo con un po' di fortuna - come cercherò di spiegare più avanti - dalla metà circa degli anni 1950 in avanti, sino a quando sono uscito dall'adolescenza, piacevano a quel tempo a tanti amici e a tanti conoscenti.

Si conosceva meno, perché, come mi ripetono in tanti, era più caro degli altri, "Tex", il quale in quel periodo usciva ancora in formato piccolo.


I personaggi dell'"intrepido" che ricordo bene erano Buffalo Bill, a lungo il mio preferito, Roland Eagle (un giovane capitano di un veliero, anche a motore, che incappa in tante avventure nei Mari del Sud, ma in epoca contemporanea), Liberty Kid, altro eroe statunitense dell'Ottocento, il principe indiano Chiomadoro, che combatte anche contro i giapponesi nel secondo conflitto globale, ed un altro principe esotico che subito non mi piaceva molto. Comparivano tutti in storie a puntate de l"intrepido".



Esiste una discreta trama di valutazioni storico-critiche su l"intrepido", fondato nel 1930, pertanto in era fascista, quando ben presto  i fumetti d'importazione americana dovettero in fretta e furia italianizzare nomi e trame. Come per i celebri Cino e Franco (della Casa Nerbini). Alla faccia del copyright. E dello spessore delle storie. Con questo, però, sono entrato in un altro campo, affascinante, sì, ma su cui esistono molte pubblicazioni.


Cugini de l"intrepido" nella stessa Casa Editrice Universo nel periodo cui faccio riferimento io erano "Il Monello", edito sino al 1990, e "Albo dell'Intrepido", uscito, se non erro, abbastanza presto di scena. Mi interessa come aspetto singolare l'ultimo appena citato, specializzato in storie complete, in genere di guerra, ad uscita settimanale. E fu così che a metà anni '50 molti ragazzini e bambini italiani vennero a conoscere storie di soldati giapponesi nelle giungle, che non sapevano che il conflitto era già finito! De "Il Monello" vorrei solo ricordare il cowboy Rocky Ryder. Su tutti e tre comparivano, inoltre, di solito nella quarta di copertina brevi strip comiche, anche importanti, quali "Pedrito El Drito", di cui sono riuscito a reperire qualche anno fa una piccola ristampa, "La piccola Zoe", "Tarzanetto": non ricordo, però, in quale ordine.

L"intrepido" mi entrò in casa in modo casuale e sporadico. Al pari di Topolino, che è tutt'altra vicenda. Ebbi la possibilità di vederne (data l'età), prima, e, presto, di leggerne tanti. Non ricordo se richiesi in famiglia di poter leggere con costanza una copia settimanale tutta mia. Probabilmente sì, con esito negativo per le supreme ragioni educative di dover leggere "Il Corriere dei Piccoli", periodico che rammento con molto piacere e molto importante; ma i bambini, si sa, sono esigenti. E fu così che di molte storie (de l"intrepido"), le quali erano a puntate, o non ho visto le conclusioni o mi sono perso gran parte delle trame. Perché le mie letture dei fumetti erano soprattutto affidate ai prestiti di tanti compagni di giochi, specie di quelli che incontravo quando mi recavo dalla nonna materna a Bordighera (IM).



Erano già gli anni de "Il grande Blek" e di "Capitan Miki", tuttora "vivi e vegeti" - o almeno mi sembra di averli visti in edicola sino a qualche anno fa -, ma che adesso trovo di una ingenuità colossale. All'epoca furono importanti anche loro. Al pari di altri. Tutti scomparsi. Come Pecos Bill.


"Il Piccolo Sceriffo". O Kinowa. Sempre parlando di western. Forse il grande cinema americano di genere ispirava al meglio i loro autori. Come fu per Tex. Per il quale il debito d'origine verso i film di John Ford viene riconosciuto. Che a metà anni '50 conoscevamo. Ed apprezzavamo. Ma che costava, come ho già anticipato poco sopra, più caro degli altri. Anche nella versione originaria a strisce. Come aveva riconosciuto anche il compianto Sergio Bonelli, figlio e continuatore di chi aveva creato il personaggio. Per cui Tex non veniva letto molto. E poi i fumetti comici, che forse risentivano di tanto cinema italiano, Cucciolo, Tiramolla. Qualche tempo fa ancora presenti. Ed altri di derivazione, credo, americana, come Picchiarello.

In tanti, insomma, ci siamo cresciuti con quei fumetti. E non ce pentiamo affatto. Io, poi, che prediligevo quel Buffalo Bill, che nella memoria rivedo oggi reazionario come nella realtà storica, tenevo d'istinto per gli indiani anche nei giochi dell'infanzia. Crediamo di essere cresciuti bene. Solo che non è rimasta quasi traccia di alcuni di quei fumetti. Tante volte passando in Via Washington a Milano, dove, in uno slargo, ha - o vaeva, perché parlo di tanti anni fa, ormai - sede la Casa Universo, ho avuto la tentazione di tentazione di andare a vedere un po', ma mi ha trattenuto il pudore dell'adulto. C'è poco anche in termini di antiquariato, se ricordo bene. Che comunque dovrebbe avere un costo non indifferente. Agli albori dei Comics a Lucca, mi sembra di ricordare, un insigne collezionista mi disse che erano altri i fumetti ricercati. E ci credo. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. Comunque. Si ristampa di tutto, a prezzo più o meno accessibile, in Italia. Ma quei fumetti, no. Forse ci hanno provato circa trent'anni fa: trovai, infatti, una copia in reprint come inserto di un'altra pubblicazione. Poi, basta. A me per lungo tempo - avendo subito sui miei vent'anni in un trasloco, che mi vide assente, la perdita dei fumetti che a campione ero riuscito a conservare - sarebbe stato sufficiente rivederne qualche copia per capire meglio cosa mi entusiasmasse. Per mia fortuna, infine, grazie all'amico Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM) ci sono riuscito: trovo, invero, confermate in larga misura tutte le impressioni che sin qui ho dichiarato. 
 
Adriano Maini

venerdì 11 ottobre 2019

Balùn a Sasso


Sasso, Frazione di Bordighera (IM). A poca distanza dal centro cittadino. 
Ho rimirato da bambino e da adolescente, perché ero più attento a quel tempo a cercare di scoprire il mondo, quel piccolo borgo tante volte dal basso, dai Gallinai, dove abitava la nonna materna. Discretamente inerpicato in collina. Insomma, tante stradine in discesa e la piazza principale aperta da tre lati.
Un amico mi ha raccontato di vecchie partite a livello amatoriale, di “balùn”, il pallone elastico o, ancora, palla pugno, che si facevano un tempo nel paese: preso dalla sua conferma di coloriti trasporti popolari, a me già noti, per questo sport e dal racconto di episodi, come quello di un giocatore del posto in grado, alla battuta, di squarciare la palla, mi sono dimenticato di chiedere quante reti di protezione, data la conformazione di Sasso, usassero allora stendere...
 
Adriano Maini 

venerdì 27 settembre 2019

La missione Flap ed i partigiani del ponente ligure


Esiste un rapporto segreto inglese, redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, in riferimento alla Missione Flap, condotta tra i Partigiani, nel Basso Piemonte, del comandante Mauri e, con culmine nell’ottobre 1944, tra i Partigiani della V^ Brigata Garibaldi, operanti nell’estremo ponente ligure: l’ultimo aspetto é quello che qui interessa.

Il documento in questione venne rintracciato presso gli Archivi Nazionali della Gran Bretagna, chiamati in gergo Kew, a cura del compianto Giuseppe “Mac” Fiorucci per la preparazione del suo “Gruppo Sbarchi Vallecrosia”.


Solo a seguire per grandi linee lo schema di questa relazione vengono identificati alcuni punti fermi delle vicende della Resistenza, più gravitanti sull'estremo ponente della provincia di Imperia, la Zona Intemelia.

Rendo qui di seguito alcuni esempi.

Il comandante “Leo”, nome di battaglia di Stefano Carabalona, che, impegnato in quei giorni nella strenua, anche se vana, difesa di Pigna e dell’appena sorta, omonima Repubblica, é già in grado di indicare una via, anche se minima, logistica per evacuare verso le linee alleate via mare gli agenti inglesi, mentre é già pronto, come si é già visto, a conferire veste organizzativa e ruolo di rilievo, nel campo delle comunicazioni clandestine, al "Gruppo Sbarchi Vallecrosia".

Il trasferimento del relatore del piccolo dossier “Flap” e di alcuni suoi compagni di fuga (il capitano Morton e tre aviatori statunitensi), aiutati da una guida, Pierino Loi, che accompagna per la maggior parte del percorso su colline questi alleati - alcuni di loro, il capitano Lees, con molti documenti, e quattro ex-prigionieri britannici, tentarono, invece, con successo in due turni di raggiungere la Francia ormai liberata per le vie dei monti (Tenda, Olivetta S. Michele) - a Ventimiglia, vestiti da contadini, sino ad incontrare Giulio Pedretti, “Corsaro”, (l’uomo che alla Liberazione reca sulle spalle, oltre ad altre spedizioni di collegamento via mare con altri mezzi, anche il peso di 27 traversate in canotto di gomma, per trasportare ex-prigionieri alleati in fuga, altri uomini, armi, munizioni, ecc), che li porta materialmente - insieme a Pasquale Corradi (Pirata) - a Montecarlo in barca a remi, un viaggio di cui aveva, per l’appunto, già appurato la possibilità “Leo”.

Vitò, al secolo Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", a dicembre del 1944, poi, della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi “F. Cascione”, di cui il richiamato documento dice che era stato prigioniero politico del fascismo.

Nino Siccardi, "Curto", in quel momento comandante della II^ Divisione, da dicembre comandante della “I^ Zona Operativa Liguria”, compresa tra Ventimiglia e l’Albenganese.

La miseria della popolazione dell’entroterra, la penuria di generi alimentari, gli scarsi armamenti dei partigiani, che a loro volta scontano i primi due aspetti.

L’incontro con alcuni civili che reggono la Repubblica di Pigna (fine agosto-primi di ottobre 1944): il periodo che va dal 5 al 18 settembre 1944 è il più esaltante per la vita del territorio libero, perché é quando vengono costituiti gli organismi democratici, ma non é quello che scorgono questi alleati, che entrano in territorio ligure il 27 settembre circa.

L’ammirazione - sempre nella citata relazione - per il comportamento in battaglia dei partigiani.

Sull’eroismo dei patrioti combattenti a Pigna esiste, invero, una discreta letteratura, che discende in larga misura proprio dalle parole entusiaste che in merito pronunciò in interviste successive e nel suo libro “Missione inside” il capitano - canadese - Paul Morton, che, al pari di Lees e di Long, aveva preso per i suoi superiori altri appunti.

Ma come ho già provato a raccontare uno strano oblio calò presto su questa Missione e su alcuni dei suoi componenti.
 
Adriano Maini 

mercoledì 11 settembre 2019

Fumetti...

Del 1963
Quando, qualche anno fa, cominciai a scrivere di fumetti, partendo da un personaggio del vecchio "intrepido", Roland Eagle, non avevo a disposizione immagini da pubblicare, essendomi dimenticato di avere a portata di mano una o due copie di vecchi "giornaletti", come quella che appare qui sopra, nonché di diversi numeri di Albi di "Tex" decisamente datati. 

Di lì a breve venni informato che l'amico Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM) era, come tuttora è, un valido collezionista. Con la sua collaborazione rimediai alle carenze indicate e mi inoltrai sempre di più sul sentiero dell'esplorazione dei vecchi fumetti, in particolare di quelli risalenti alla seconda metà degli anni 1950, oggetto del desiderio del bambino che allora ero. 

Nella presente occasione provo una volta di più a rimediare a quelle mie incertezze divulgando, invece, qualche immagine di copertine d'epoca, tutte di proprietà del citato amico, soprattutto spaziando ben prima del periodo della mia infanzia. 

Del 1937 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Come si può leggere, del 16 maggio 1937 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Del 1941 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 1940 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
Del maggio 1945, dunque, appena finito il secondo conflitto mondiale - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 1949 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
Del 1945 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 22 giugno 1948 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Senza grandi pretese...
 
Adriano Maini

mercoledì 4 settembre 2019

Vecchie gite in bicicletta

Pigna (IM), vista da Castelvittorio
 
Se ci incontriamo alla presenza di sua moglie, Ivano mi invita sempre a precisare alla sua gentile consorte che quando eravamo dodicenni andammo almeno una volta in bicicletta dal bivio di Nervia di Ventimiglia, dove allora io abitavo, sino a Castelvittorio. Un'escursione, tra andata e ritorno, di più di cinquanta chilometri. E soprattutto era (è) dura la salita finale per arrivare a quel paese, dove I. si recava volentieri per salutare i suoi nonni materni. Io confermo sempre tutto alla signora, che continua a non credere a quella nostra prodezza. In genere, tengo per me altri ricordi di quelle lontane giornate. Tipo che facevamo gite anche più corte. Forse per prepararci meglio al... balzo finale. Che I. usava la bici da donna di mia madre, leggera e dal rapporto molto leggero. Io, invece, un mezzo meccanico pesante, che sviluppava diversi metri in più ad ogni pedalata: un particolare non agevole in salita. Che mio padre, che non lo usava più, diceva di avere acquistato, usato, prima della guerra da un bersagliere (o qualcosa del genere). Una bicicletta che meriterebbe un discorso a parte, dunque, ma anche per altri motivi. Meriterebbero un discorso a parte anche altri giri in bicicletta. E non solo quelli fatti con I. Mi vengono in mente, tuttavia, due considerazioni di carattere più generale. La prima: I. doveva farsi ancora diversi chilometri a piedi per tornare a casa, su in collina a Siestro. L'altra: mi stupisco ancora adesso che così giovani d'età fossimo lasciati liberi di condurre quelle esperienze; non c'era il traffico del giorno d'oggi, ma la provinciale di Val Nervia non era certo deserta di automobili. Ancora. Ho abbozzato altrove che a quell'età non mi recavo, invece, ancora da solo al mare. O solo poche volte, quasi di nascosto. Adducendo che forse i miei, dato che avrei dovuto accompagnare anche mio fratello più piccolo, non mi consideravano ancora adatto a fare il... bagnino. In ogni caso avevo imparato tardi a nuotare. Del resto, anche ad andare in bicicletta. Ma su quest'ultimo versante fui almeno capace di recuperare in fretta, come forse si è visto, il tempo perso.

L'anno dopo i primi "eventi" qui descritti, nel settembre del 1963, ero a Bardineto (SV), in discreta altura, con mamma, fratellini ed amici di famiglia. In qualche modo ci era pervenuta al seguito quella bicicletta da donna, cui ho già fatto riferimento. Con quella in qualche occasione scendevo in direzione del mare, cantando a squarciagola: tanto lì sì che la strada era per lo più deserta. Poi un giorno incontrai Mauro G., ex compagno di scuola, dotato di una bella bici da corsa. Accettai una volta o due da lui una sfida di velocità lungo un viale del paese, ma non c'era partita: ero destinato alle difficoltà! Andammo qualche volta sino a Calizzano, forse anche a Millesimo, sfiorando l'itinerario delle truppe di Napoleone del 1796: il ritorno era una bella salita. Qualche anno fa Mauro, confermandomi, invero, che era stato più volte dai nonni a Bardineto, mi smentiva il suo possesso di una bicicletta da corsa e, ancora più, di avermi mai incontrato da quelle parti: scherzi della memoria! O mia fantasia creativa?

Sempre di settembre, ma nel 1964, eravamo ospiti di un simpatico prozio di mio padre e della sua famiglia, a Felegara, Frazione di Medesano, in provincia di Parma. Lo stesso comune dove era nato papà, ma in Frazione Miano. Con un mio coetaneo del posto, che mi faceva anche da cicerone, mi recai diverse volte in bicicletta a Parma. Con un mezzo forse procuratomi dal mio nuovo amico. Lungo un tragitto molto (finalmente!) pianeggiante. Ed anche un po' più corto di quello, già descritto, per Castelvittorio. Prima la ex Statale (oggi provinciale) 357 di Fornovo. Poi la Via Emilia. Si tratta di dati che ho desunto - se li ho ben interpretati - da Wikipedia. L'aspetto che ricordo bene in modo diretto è, invece, che la Via Emilia presentava ai bordi dei lunghi tratti di pista ciclabile, molto utili per noi ciclisti, perché il traffico automobilistico già allora da quelle parti non scherzava. Mi rimane fuori tema in questa occasione parlare dei monumenti di Parma. Aggiungo che a Ponte Taro, dove si incontra appunto la Via Emilia se si arriva da Medesano (passando per Noceto), ho compiuto altre sgambate in bicicletta in quel soggiorno: eravamo passati a salutare un altro prozio ed anche lì avevo trovato il mezzo di sfogarmi! 
 
Adriano Maini

mercoledì 28 agosto 2019

Curiosando tra le mie cartoline d'epoca...


Parenzo, oggi Poreč, Istria, Croazia. Cartolina spedita nel 1901, quando quel territorio era ancora sotto l'impero austriaco.




Un'immagine di Trieste del medesimo periodo. 


Aiguille de Bionnasay (sul Web questo nome lo trovo scritto oggi con due enne), Monte Bianco. 4.052 metri, in ogni caso. Una fotografia quasi d'epoca come le prime due. Non facile a realizzarsi, insomma.
Santa Margherita Ligure. Anche questa - come si potrà notare - "viaggiata" nel 1901. 
  
 Tunisia, Gafsa. Oasi. Anche in questo caso gli anni di riferimento sono, più o meno, gli stessi. 
Saint-Raphael.


Nizza, Piazza Massena, ai primi del 1900 

Adriano Maini

 

giovedì 22 agosto 2019

Rosamunda, ma non solo

Fonte: Alessandra Maini
Michele F. mi ha raccontato nei giorni scorsi che ai tempi delle nostre elementari (ma lui non era in classe con me) a Nervia di Ventimiglia (IM) ogni tanto, soprattutto dopo la mensa (alla quale io non mi fermavo), saliva al primo piano a recare scompiglio nel collegio, soprattutto buttando all'aria letti appena fatti, con disperazione delle suore dai larghi cappelli. In effetti, il particolare dei copricapi l'ha rimarcato Franco V., che per caso era presente alla nostra conversazione: lui un anno in quell'istituto l'aveva pur trascorso. Mi sono, allora, venute in mente due cose. Che ho avuto dei compagni di classe che soggiornavano in quel collegio. E che all'epoca era un uso abbastanza diffuso, nonostante le condizioni materiali in genere non buone, mandare figli in collegio.
Una strana sorte, poi, quella della palazzina in questione: da collegio femminile a clinica, a scuola pubblica con soprastante già mentovato collegio, ad ospedale, a semplice presidio sanitario.


Bruno B., presente anche lui a quel valzer di ricordi, mi aveva appena fornito (l'avevo previamente pregato di investigare un po'!) l'informazione che mi mancava in proposito di una casa d'angolo di levante all'inizio della provinciale di Val Nervia. Ai tempi, di cui volevo sapere io, era ancora un appartamento privato. Vi si riunivano quattro amici a fare musica. D'estate di sicuro. A fineste e porte aperte si sentiva tutto quel liscio. Lo ascoltavano in tanti. Un po' dopo appresi che uno di quei musicanti, forse proprio un mio vicino di casa, addetto alla fisarmonica, veniva soprannominato, dal titolo di una nota, vecchia canzone, Rosamunda. Era ironia o invidia? Bruno B. mi ha aggiunto che, in effetti, la famiglia di quegli inquilini, era di persone impegnate in orchestrine. Qualcuno ancora attivo in quel campo, se non ora, certo di recente. Di loro mi ero proprio scordato. E per combinazione qualche sera fa rivedendo in televisione un documentario sulla seconda guerra mondiale andavo a riascoltare Rosamunda messa come accompagnamento alle immagini che sottolineavano momenti della tenacia di resistenza e della voglia di vivere di tanti inglesi nel periodo dei più duri bombardamenti aerei tedeschi.


Mi sto attardando sugli ultimi anni 1950. Al mare, data la nostra età, si andava ancora accompagnati dai grandi, più spesso in sponda sinistra del torrente Nervia, dunque, in territorio di Camporosso. In merito le storie più singolari mi appaiono forse quelle posteriori. Da raccontare, a mio parere.


Michele B., invece, mi ha più volte rammentato tanti nomi - che avevo dimenticato - di persone di quella zona, ad esempio quello di un signore che compare nella soprastante fotografia in occasione del passaggio di carri in procinto di partecipare ad una ormai lontana edizione della Battaglia di Fiori di Ventimiglia.

Quella Nervia mi fa, invero, tornare in mente tanti aneddoti, vuoi che quegli anni dal 1956 al 1971, nei quali ho abitato con la mia famiglia colà, abbiano visto tanti cambiamenti di costume, come si suol dire, e di civiltà materiale, vuoi che in quella zona, in effetti un crocevia per la Val Nervia ed altre parti, si registrarono tanti piccoli accadimenti, di cui mi preme sottolineare solo quelli più simpatici, vuoi che mi capita ora di riparlare di continuo di cose di Nervia con chi ha fatto più o meno le mie stesse esperienze o con chi, come Bruno B., vi dimora adesso, al punto che mi riprometto di ritornare presto su temi connessi.
 
Adriano Maini


mercoledì 14 agosto 2019

Whiskey, tartarughine e cartoline


Franco I. ha lavorato per buona parte degli anni 1960 nell'ex Africa Occidentale Francese. Ha toccato con mano il neocolonialismo quando gli proibirono di retribuire meglio i manovali indigeni.

Una gentile signora mi raccontò che da bambina, prima della guerra, era stata in Nigeria al seguito del padre ingegnere, ma le sue erano memorie di una privilegiata.


Da uno sbarco in Tunisia due piccole tartarughe donateci nel 1958 da un vicino di casa, in temporaneo  "congedo" - di cui oggi non so spiegarmi l'autorizzazione - dalle ferrovie per un'esperienza da marconista su una nave mercantile. Dal medesimo anche una cartolina da Cartagine, ormai persa.

In qualche estate a Bordighera (IM) giocavo con miei coetanei adolescenti, venuti dalla Libia per vedere nonni e zii materni: dopo il 1969, espulsi, si stabilirono definitivamente qui. 

Marrakech, Marocco
Un mio conoscente asseriva che in Marocco negli anni 1980 in casa di clienti si poteva bere di nascosto con loro, musulmani, del buon whiskey.

Davide A. qualche anno fa mi ha regalato un atlante dell'Africa Orientale Italiana e un codice italiano di diritto coloniale, tutti rigorosamente di epoca fascista.


Mio padre fu alla prima battaglia navale della Sirte.

Non ritrovo le belle fotografie della Namibia, mandatemi dal compianto Salvatore S. Né cartoline più recenti di altre parti dell'Africa, neppure quelle delle Cascate Vittoria.



Solo da poco ci è tornato in mente chi ci ha regalato tante cartoline d'epoca, anche di varie parti dell'Africa, viaggiate e no.


Non mi interessano i resoconti di crociere o di soggiorni balneari contemporanei.

L'Africa di persona devo averla, comunque, da qualche parte intravvista talvolta all'orizzonte...
 
Adriano Maini


mercoledì 7 agosto 2019

Quel mulo di Rocchetta Nervina


Parlando con Gianfranco Raimondo, che, tra l'altro, ha un cognome tipico del paese cui voglio fare qui qualche accenno, vale a dire Rocchetta Nervina (IM), mi ricordo talora di un aspetto di pregressa civiltà materiale. La mia famiglia si rifornì a lungo da un contadino del luogo di un delizioso olio d'oliva. Ed anche, per un primo periodo, di legna da ardere, perché quelli erano i tempi. Solo che, ancora alla svolta degli anni '60 del secolo scorso, prima di dotarsi di furgoncino, quel signore, con cui poi tante volte scambiai saluti e impressioni in quel borgo, faceva i suoi trasporti con un carretto trainato da un mulo. Alle provviste della stufa della nonna materna in Bordighera (IM), quel signore contribuì, invero, più a lungo. 


E mi sembra di vedere ancora quel paziente animale davanti ad una casetta, da tanto ormai demolita, dall'altra parte della strada provinciale rispetto al nostro cortiletto di allora, in zona Nervia di Ventimiglia (IM).

Rocchetta Nervina (IM) rappresentò per molto tempo per me un arcano mistero, nonostante la conoscenza di tante persone del posto, che visitavano spesso casa nostra, distante solo una dozzina di chilometri, o che ebbi per compagni, se non di classe, quantomeno di istituto. E, per ormai perse ragioni, da adolescente le tante mie scampagnate in bicicletta lungo la Val Nervia non ebbero mai una deviazione verso quel luogo.

Mi sono avvicinato fisicamente per la prima volta in occasione di un personale esperimento di viaggio in motorino: senonché, ormai vicino a quell'abitato, rimasi in panne, da cui non avrei proprio saputo trarmi, se l'autista - pietoso - dell'autobus di linea, parcheggiato vicino a dove ero stato costretto a fermarmi, non mi avesse prima spiegato che avevo inavvertitamente interrotto... l'alimentazione dell'olio e non avesse, poi, direttamente provveduto a rimediare all'inconveniente.
Dopo di che mi affrettai a tornare indietro ancora senza visitare Rocchetta Nervina.

Vennero, tuttavia, presto le occasioni per recarmi spesso a Rocchetta Nervina, facendomi diversi amici ed accumulando discrete esperienze.

Ma per oggi concludo sul tema, appuntandomi a casaccio per altre occasioni una partita amatoriale di pallone elastico (sport in cui si cimenta ancora, ben superati i settanta, Alberto G.) ed un ripresa (ma credo che quella volta Bruno B., di solito presente a queste esperienze, non ci fosse) di interviste con video-camera da fare vedere come prologo del comizio serale.
 
Adriano Maini 

mercoledì 31 luglio 2019

C'è chi del Rex...

© Archivio Moreschi di Sanremo (IM)
 
C'è chi, Alfredo Moreschi, del Rex, dopo aver sbirciato il mio specifico articoletto, mi manda una fotografia d'epoca, probabilmente scattata da suo padre e da Sanremo (IM). Mi sono sinora dimenticato di chiedergli conferma del luogo. Eppure l'ho anche visto di persona pochi giorni fa. Mi sono pure scordato di domandargli se avesse visto qualche passaggio di quel transatlantico qui nella nostra Riviera. Penso in una risposta affermativa, anche se è più giovane - ma non di tanto! - di Mario A., l'amico della mia famiglia, che con il racconto delle sue dirette memorie mi ha stimolato a procedere nella mia personale rivisitazione dei lontani transiti di quella bella nave da queste parti.

C'è chi, Enrico B., del Rex, anche lui dopo avermi letto, mi scrive di avere ancora provato vive emozioni nel trovare rievocate le grandi onde provocate da quel dominatore dei mari: solo che lui le vedeva a suo tempo arrivare a Porto Maurizio, Imperia.

Il Rex poco al largo di Capo Sant'Ampelio di Bordighera (IM)
 
C'è chi, Luca G., del Rex ha conosciuto e tiene tuttora contatti con il nipote del comandante, Francesco Tarabotto, delle prime traversate, compresa quella dell'agosto del 1933 con cui la nave riportò la conquista del Nastro Azzurro. A questo aspetto siamo arrivati casualmente ieri, una volta iniziato a discorrere di ormai antichi trascorsi nella Marina Militare Italiana di nostri intimi. Luca G. conosce bene Mario A., legati come sono da nascita e trascorsi in Bordighera Alta, ma non ne aveva mai sentito - o non ricorda - questo specifico racconto. Già ufficiale di complemento della Marina, quando in occasione di un prossimo raduno - in occasione di una ricorrenza di cui ho già dimenticato il nome - di ex allievi dell'Accademia Navale di Livorno, Luca G. rivedrà il coetaneo Tarabotto, che da comandante continua, invece, a navigare come il nonno, forse gli dirà qualcosa anche di queste nostre rimembranze.
 
Adriano Maini

giovedì 25 luglio 2019

Un ciclista di Perinaldo in Germania alla fine degli anni ‘30


In fondo verso sinistra Emilio Croesi; a destra Guido Ardissono, già citato nel precedente articolo da me dedicato allo storico sindaco di Perinaldo - Fonte: Mina Farace Richieri
 
Alberto mi ha raccontato come aveva conosciuto Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo (IM), alla cui figura io ho già fatto qualche riferimento in questo post
Circa cinquant'anni fa Alberto era salito a quel borgo per una partita amatoriale di pallone elastico (o palla pugno o "balun"), disciplina a quel tempo dalle nostre parti molto più praticata e molto più seguita dal pubblico che adesso. Mi sembra di ricordare che la squadra di Alberto avesse nell'occasione sconfitto quella del posto. Finita la competizione, Croesi, pur essendo molto tifoso dei suoi compaesani, aveva cercato e fatto cercare a lungo Alberto per complimentarsi con lui per come aveva giocato bene. E fargli assaggiare il suo ottimo vino Rossese. Non ci fu nessuna degustazione quella volta per Alberto, una volta individuato, perché aveva già troppo indugiato in alcune cantine di suoi conoscenti, ma iniziò un suo rapporto con Croesi, che ebbe un discreto seguito. 
Alberto ne ha ricavato diversi aneddoti, ma oggi voglio cogliere un semplice ricordo, mutuato dalle parole di Emilio, e relativo alla carriera di corridore ciclista professionista di Croesi. Mentre io, come ho già sottolineato, ho pensato a lungo che Emilio fosse stato solo un corridore dilettante. Nella narrazione di quest'ultimo sembrava proprio di vederlo quel viale alberato in Germania dove si concludeva una certa gara. Forse si trattava - notizia che ho rilevato da una mia ricerca sul Web - della 9^ tappa del Giro di Germania del 1938, allorquando si piazzò al terzo posto. Per combinazione quell'anno aveva gareggiato sia per la francese Urago - Wolber che per la tedesca Wanderer. Sempre che le informazioni che ho scovato siano giuste, perché mi sembra di scorgere tra queste qualche contraddizione. Come nel caso del piazzamento al 58° posto di Croesi nella Milano-Sanremo del 1937, anno in cui risulterebbe per una piattaforma ciclista indipendente - come per il 1939 -, con la casacca della Urago, invece, per www.bikeraceinfo.com. Aggiungo, a titolo di cronaca, un terzo posto di Croesi al Grand Prix d'Antibes del 1938.


L'amico Gianfranco Raimondo scriveva qualche anno fa su di una pagina Facebook l'avventura quasi picaresca di un pittoresco personaggio di Ventimiglia (IM), Armando Lissa, sul quale è opportuno che aggiunga altra volta qualche parola, quel Lissa che si era recato in bicicletta nel capoluogo lombardo insieme ad un certo Croesi di Pigna per partecipare il giorno dopo, da indipendenti, alla Milano-Sanremo: i due dormirono in stazione ferroviaria, "disturbati" inoltre dalla polizia, e gareggiarono, ma, sia per la fatica pregressa che per le loro caratteristiche, arrivarono buoni ultimi fuori tempo massimo. Nei commenti che seguirono alle righe dedicate da Gianfranco all'episodio, ne venne fuori uno che attribuiva in modo perentorio quell'esperienza ad Emilio Croesi, così che Gianfranco fu costretto a prenderne atto. Parlandone in quei giorni con Alberto, questi mi riferì che in effetti un Croesi ciclista di Pigna c'era pur stato. Altri interlocutori, sempre in quel periodo, mi aggiunsero, proprio per non sminuire il rilievo del nostro Croesi, che Emilio aveva addirittura preso parte - da indipendente! - ad un Tour de France. Gianfranco, da me subito debitamente informato, riprecisò il suo tiro, ma io a tuttoggi non rinvengo sul web traccia della partecipazione di Emilio Croesi ad una qualche edizione del Tour de France.

Si può affermare in ogni caso che anche nel ciclismo Emilio Croesi è stato davvero una piccola gloria locale!

Adriano Maini

lunedì 15 luglio 2019

Il Rex!

Un Boeing Y1B-17 vola accanto al Rex nel 1938 a circa 800 miglia ad est di New Yoork - Fonte: fotografia di U.S. Air Force, riprodotta in Wikipedia
 
Mio padre mi aveva raccontato quella volta che, da poco arrivato con la famiglia a Ventimiglia (IM), aveva visto dalla collina di Collasgarba il viaggio inaugurale del Rex, il famoso transatlantico italiano d'anteguerra. E aveva aggiunto che tanti passaggi di quella splendida nave davanti alla nostra costa erano a gran voce annunciati, a richiamo degli amici, dal primo di quegli adolescenti che l'avesse individuata al largo di Capo Ampelio a Bordighera (IM).
Pochi giorni fa sono stato a trovare un ex collega di mio padre, già compagno di scuola di mia madre alle elementari, nonché nipote di care persone che ho ben conosciuto e cugino, molto più anziano, di un mio coetano, con me sodale ai tempi in cui si abitava a Nervia. Quella Nervia su cui spicca la modesta, appena citata, altura detta Collasgarba.
Così, tra le altre cose, ho ricordato a Mario, ringraziandolo ancora una volta, di avere fatto, prima di pubblicarlo su di una rivista di un sodalizio del posto, anzitutto a me un bel racconto sul Rex.
Capitava, questo, circa nove anni fa, proprio - guarda caso! - a ridosso delle specifiche rimembranze di mio padre.
Andò in questo modo. Mario mi disse in quell'occasione che era ancora bambino quando, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la bella nave dovette interrompere i suoi maestosi viaggi. Ma due ricordi gli erano e gli sono ancora nitidi. Certi bambini avventurosi, tra cui lui, si buttavano tra le forti onde causate sino a riva dal transatlantico. E l'orgoglio della nostra Marina in genere provocava questi sconquassi, perché navigava tutto impavesato a grande festa rasente Bordighera quando recava in viaggio di ritorno momentaneo in patria un ricco signore americano all'epoca residente nella splendida Villa Garnier (sì, quella che fu già del grande architetto!), sempre di Bordighera. Seguivano almeno quattro, cinque poderosi fischi della sirena di bordo. "Amarcord" della Riviera dei Fiori! 

Bordighera (IM): Villa Garnier
 
Ma se quel giorno, mentre io e Mario eravamo in attesa di un treno in stazione a Bordighera, non si formavano sotto riva dei marosi che spazzavano la passeggiata di Bordighera, forse non scattava in  lui lo stimolo di queste interessanti memorie! 
 
Memorie di episodi, di eleganze e di emozioni che, nonostante il progresso tecnico, gli attuali yachts e navi da crociera, che incrociano numerosi nel Mar Ligure, sono ben lungi, secondo me, da  suscitare! 
 
Adriano Maini