domenica 15 dicembre 2019

Il professore

Villa Ortensia a Bordighera (IM), dimora del professore Monti
 
Raffaello Monti (Milano, 23 dicembre 1893; Bordighera, 15 maggio 1975). "Monti fu musicista di professione, specializzato nel violoncello, e compositore. Ebbe modo di studiare musica e perfezionare la sua arte in più Istituti e Città (Torino, Tolosa, Nizza) raggiungendo notevoli traguardi e incarichi di prestigio, tra cui quello di primo violoncellista al Teatro Regio di Torino e solista all’EIAR. La sua carriera precoce, iniziata ad appena 16 anni, continuò fino all’anno della sua morte nel 1975 con la composizione e orchestrazione di molte opere". Valentina Donati

E Raffaello Monti negli ultimi anni di vita dimorò in Bordighera (IM) a Villa Ortensia. Fu promotore, soprattutto in qualità di Presidente della locale Unione Culturale Democratica, di diverse iniziative culturali e sociali, quali la Conferenza su Mussorgosky del 1961, la relazione, con Aldo Capitini, al Convegno sull'Obiezione di Coscienza del 1962, per il quale pervenne una lettera di adesione di Bertrand Russel -, la relazione alla Conferenza La contaminazione atomica a Ventimiglia (IM) nel 1964, la relazione alla Conferenza La questione d'Israele nel 1967. Molte di queste ultime informazioni le ho desunte - o le viste confermate - in Archivio Unione Culturale Democratica [di Bordighera (IM)], di Giorgio Loreti, marzo 2017.

Ho avuto da bambino una fugace conoscenza del professore Raffaello Monti. Anzi, forse a lungo non seppi o avevo dimenticato quel cognome. Infatti, per la nonna materna egli era semplicemente il professore. Un casuale riferimento a quell'uomo, percepito da adulto in altrui conversazione, mi aveva fortemente incuriosito, ma il caso volle che sino a pochi anni fa io non sia stato in grado di chiarire alcunché. Lungo il percorso di maturazione di questa mia personale conoscenza mi sono anche imbattuto in episodi quantomeno di simpatico risvolto della vita di relazione, su cui talvolta ho scritto, ma che in questa occasione non ripeto per lasciare in luce il rilievo della figura del professore. Aggiungo solo la sottolineatura di due aspetti, mutuati dalle mie pregresse ricerche, della vita di Raffaello Monti, la collocazione antifascista al tempo del regime, che lo spinse ad andare in Spagna dalla parte della Repubblica al tempo della guerra civile del 1936-1939, e l'impegno come "partigiano della pace" in Italia nei primi anni '50 del secolo scorso.
 
Adriano Maini

mercoledì 27 novembre 2019

Ancora di '"intrepido" e di altri fumetti d'antan


Riscontro di continuo che i fumetti, in particolare l'"intrepido", che leggevo con un po' di fortuna - come cercherò di spiegare più avanti - dalla metà circa degli anni 1950 in avanti, sino a quando sono uscito dall'adolescenza, piacevano a quel tempo a tanti amici e a tanti conoscenti.

Si conosceva meno, perché, come mi ripetono in tanti, era più caro degli altri, "Tex", il quale in quel periodo usciva ancora in formato piccolo.


I personaggi dell'"intrepido" che ricordo bene erano Buffalo Bill, a lungo il mio preferito, Roland Eagle (un giovane capitano di un veliero, anche a motore, che incappa in tante avventure nei Mari del Sud, ma in epoca contemporanea), Liberty Kid, altro eroe statunitense dell'Ottocento, il principe indiano Chiomadoro, che combatte anche contro i giapponesi nel secondo conflitto globale, ed un altro principe esotico che subito non mi piaceva molto. Comparivano tutti in storie a puntate de l"intrepido".



Esiste una discreta trama di valutazioni storico-critiche su l"intrepido", fondato nel 1930, pertanto in era fascista, quando ben presto  i fumetti d'importazione americana dovettero in fretta e furia italianizzare nomi e trame. Come per i celebri Cino e Franco (della Casa Nerbini). Alla faccia del copyright. E dello spessore delle storie. Con questo, però, sono entrato in un altro campo, affascinante, sì, ma su cui esistono molte pubblicazioni.


Cugini de l"intrepido" nella stessa Casa Editrice Universo nel periodo cui faccio riferimento io erano "Il Monello", edito sino al 1990, e "Albo dell'Intrepido", uscito, se non erro, abbastanza presto di scena. Mi interessa come aspetto singolare l'ultimo appena citato, specializzato in storie complete, in genere di guerra, ad uscita settimanale. E fu così che a metà anni '50 molti ragazzini e bambini italiani vennero a conoscere storie di soldati giapponesi nelle giungle, che non sapevano che il conflitto era già finito! De "Il Monello" vorrei solo ricordare il cowboy Rocky Ryder. Su tutti e tre comparivano, inoltre, di solito nella quarta di copertina brevi strip comiche, anche importanti, quali "Pedrito El Drito", di cui sono riuscito a reperire qualche anno fa una piccola ristampa, "La piccola Zoe", "Tarzanetto": non ricordo, però, in quale ordine.

L"intrepido" mi entrò in casa in modo casuale e sporadico. Al pari di Topolino, che è tutt'altra vicenda. Ebbi la possibilità di vederne (data l'età), prima, e, presto, di leggerne tanti. Non ricordo se richiesi in famiglia di poter leggere con costanza una copia settimanale tutta mia. Probabilmente sì, con esito negativo per le supreme ragioni educative di dover leggere "Il Corriere dei Piccoli", periodico che rammento con molto piacere e molto importante; ma i bambini, si sa, sono esigenti. E fu così che di molte storie (de l"intrepido"), le quali erano a puntate, o non ho visto le conclusioni o mi sono perso gran parte delle trame. Perché le mie letture dei fumetti erano soprattutto affidate ai prestiti di tanti compagni di giochi, specie di quelli che incontravo quando mi recavo dalla nonna materna a Bordighera (IM).



Erano già gli anni de "Il grande Blek" e di "Capitan Miki", tuttora "vivi e vegeti" - o almeno mi sembra di averli visti in edicola sino a qualche anno fa -, ma che adesso trovo di una ingenuità colossale. All'epoca furono importanti anche loro. Al pari di altri. Tutti scomparsi. Come Pecos Bill.


"Il Piccolo Sceriffo". O Kinowa. Sempre parlando di western. Forse il grande cinema americano di genere ispirava al meglio i loro autori. Come fu per Tex. Per il quale il debito d'origine verso i film di John Ford viene riconosciuto. Che a metà anni '50 conoscevamo. Ed apprezzavamo. Ma che costava, come ho già anticipato poco sopra, più caro degli altri. Anche nella versione originaria a strisce. Come aveva riconosciuto anche il compianto Sergio Bonelli, figlio e continuatore di chi aveva creato il personaggio. Per cui Tex non veniva letto molto. E poi i fumetti comici, che forse risentivano di tanto cinema italiano, Cucciolo, Tiramolla. Qualche tempo fa ancora presenti. Ed altri di derivazione, credo, americana, come Picchiarello.

In tanti, insomma, ci siamo cresciuti con quei fumetti. E non ce pentiamo affatto. Io, poi, che prediligevo quel Buffalo Bill, che nella memoria rivedo oggi reazionario come nella realtà storica, tenevo d'istinto per gli indiani anche nei giochi dell'infanzia. Crediamo di essere cresciuti bene. Solo che non è rimasta quasi traccia di alcuni di quei fumetti. Tante volte passando in Via Washington a Milano, dove, in uno slargo, ha - o vaeva, perché parlo di tanti anni fa, ormai - sede la Casa Universo, ho avuto la tentazione di tentazione di andare a vedere un po', ma mi ha trattenuto il pudore dell'adulto. C'è poco anche in termini di antiquariato, se ricordo bene. Che comunque dovrebbe avere un costo non indifferente. Agli albori dei Comics a Lucca, mi sembra di ricordare, un insigne collezionista mi disse che erano altri i fumetti ricercati. E ci credo. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. Comunque. Si ristampa di tutto, a prezzo più o meno accessibile, in Italia. Ma quei fumetti, no. Forse ci hanno provato circa trent'anni fa: trovai, infatti, una copia in reprint come inserto di un'altra pubblicazione. Poi, basta. A me per lungo tempo - avendo subito sui miei vent'anni in un trasloco, che mi vide assente, la perdita dei fumetti che a campione ero riuscito a conservare - sarebbe stato sufficiente rivederne qualche copia per capire meglio cosa mi entusiasmasse. Per mia fortuna, infine, grazie all'amico Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM) ci sono riuscito: trovo, invero, confermate in larga misura tutte le impressioni che sin qui ho dichiarato. 
 
Adriano Maini

venerdì 11 ottobre 2019

Balùn a Sasso


Sasso, Frazione di Bordighera (IM). A poca distanza dal centro cittadino. 
Ho rimirato da bambino e da adolescente, perché ero più attento a quel tempo a cercare di scoprire il mondo, quel piccolo borgo tante volte dal basso, dai Gallinai, dove abitava la nonna materna. Discretamente inerpicato in collina. Insomma, tante stradine in discesa e la piazza principale aperta da tre lati.
Un amico mi ha raccontato di vecchie partite a livello amatoriale, di “balùn”, il pallone elastico o, ancora, palla pugno, che si facevano un tempo nel paese: preso dalla sua conferma di coloriti trasporti popolari, a me già noti, per questo sport e dal racconto di episodi, come quello di un giocatore del posto in grado, alla battuta, di squarciare la palla, mi sono dimenticato di chiedere quante reti di protezione, data la conformazione di Sasso, usassero allora stendere...
 
Adriano Maini 

venerdì 27 settembre 2019

La missione Flap ed i partigiani del ponente ligure


Esiste un rapporto segreto inglese, redatto dal capitano G. K. Long, artista di guerra, in riferimento alla Missione Flap, condotta tra i Partigiani, nel Basso Piemonte, del comandante Mauri e, con culmine nell’ottobre 1944, tra i Partigiani della V^ Brigata Garibaldi, operanti nell’estremo ponente ligure: l’ultimo aspetto é quello che qui interessa.

Il documento in questione venne rintracciato presso gli Archivi Nazionali della Gran Bretagna, chiamati in gergo Kew, a cura del compianto Giuseppe “Mac” Fiorucci per la preparazione del suo “Gruppo Sbarchi Vallecrosia” (Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>,  2007).


Solo a seguire per grandi linee lo schema di questa relazione vengono identificati alcuni punti fermi delle vicende della Resistenza, più gravitanti sull'estremo ponente della provincia di Imperia, la Zona Intemelia.

Si rendono qui di seguito alcuni esempi.

Il comandante “Leo”, nome di battaglia di Stefano Carabalona, che, impegnato in quei giorni nella strenua, anche se vana, difesa di Pigna e dell’appena sorta, omonima Repubblica, é già in grado di indicare una via, anche se minima, logistica per evacuare verso le linee alleate via mare gli agenti inglesi, mentre é già pronto, come si é già visto, a conferire veste organizzativa e ruolo di rilievo, nel campo delle comunicazioni clandestine, al "Gruppo Sbarchi Vallecrosia".

Il trasferimento del relatore del piccolo dossier “Flap” e di alcuni suoi compagni di fuga (il capitano Morton e tre aviatori statunitensi), aiutati da una guida, Pierino Loi, che accompagnò per la maggior parte del percorso su colline questi alleati. Alcuni di loro, il capitano Lees, con molti documenti, e quattro ex-prigionieri britannici, tentarono, invece, con successo in due turni di raggiungere la Francia ormai liberata per le vie dei monti (Tenda, Olivetta S. Michele). I componenti del primo manipolo, invee, arrivarono a Ventimiglia, vestiti da contadini, sino ad incontrare Giulio Pedretti, “Corsaro”, (l’uomo che alla Liberazione reca sulle spalle, oltre ad altre spedizioni di collegamento via mare con altri mezzi, anche il peso di 27 traversate in canotto di gomma, per trasportare ex-prigionieri alleati in fuga, altri uomini, armi, munizioni, ecc), che li poròa materialmente - insieme a Pasquale Corradi (Pirata) - a Montecarlo in barca a remi, un viaggio di cui aveva, per l’appunto, già appurato la possibilità “Leo”.

Vitò, al secolo Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", a dicembre del 1944, poi, della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi “F. Cascione”, di cui il richiamato documento dice che era stato prigioniero politico del fascismo.

Nino Siccardi, "Curto", in quel momento comandante della II^ Divisione, da dicembre comandante della “I^ Zona Operativa Liguria”, compresa tra Ventimiglia e l’Albenganese.

La miseria della popolazione dell’entroterra, la penuria di generi alimentari, gli scarsi armamenti dei partigiani, che a loro volta scontano i primi due aspetti.

L’incontro con alcuni civili che reggono la Repubblica di Pigna (fine agosto-primi di ottobre 1944): il periodo che va dal 5 al 18 settembre 1944 è il più esaltante per la vita del territorio libero, perché é quando vengono costituiti gli organismi democratici, ma non é quello che scorgono questi alleati, che entrano in territorio ligure il 27 settembre circa.

L’ammirazione - sempre nella citata relazione - per il comportamento in battaglia dei partigiani.

Pigna (IM)

Sull’eroismo dei patrioti combattenti a Pigna esiste, invero, una discreta letteratura, che discende in larga misura proprio dalle parole entusiaste che in merito pronunciò in interviste successive e nel suo libro “Missione inside” il capitano - canadese - Paul Morton, che, al pari di Lees e di Long, aveva preso per i suoi superiori altri appunti.

Ma - tema da approfondire - uno strano oblio calò presto su questa Missione e su alcuni dei suoi uomini.
 
Adriano Maini 

mercoledì 11 settembre 2019

Fumetti...

Del 1963
Quando, qualche anno fa, cominciai a scrivere di fumetti, partendo da un personaggio del vecchio "intrepido", Roland Eagle, non avevo a disposizione immagini da pubblicare, essendomi dimenticato di avere a portata di mano una o due copie di vecchi "giornaletti", come quella che appare qui sopra, nonché di diversi numeri di Albi di "Tex" decisamente datati. 

Di lì a breve venni informato che l'amico Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM) era, come tuttora è, un valido collezionista. Con la sua collaborazione rimediai alle carenze indicate e mi inoltrai sempre di più sul sentiero dell'esplorazione dei vecchi fumetti, in particolare di quelli risalenti alla seconda metà degli anni 1950, oggetto del desiderio del bambino che allora ero. 

Nella presente occasione provo una volta di più a rimediare a quelle mie incertezze divulgando, invece, qualche immagine di copertine d'epoca, tutte di proprietà del citato amico, soprattutto spaziando ben prima del periodo della mia infanzia. 

Del 1937 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Come si può leggere, del 16 maggio 1937 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Del 1941 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 1940 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
Del maggio 1945, dunque, appena finito il secondo conflitto mondiale - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 1949 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
Del 1945 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 22 giugno 1948 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Senza grandi pretese...
 
Adriano Maini

giovedì 22 agosto 2019

Rosamunda, ma non solo


Michele racconta che, quando frequentava le scuole elementari (seconda metà degli anni Cinquanta) a Nervia di Ventimiglia ogni tanto, soprattutto dopo la mensa, saliva al primo piano a recare scompiglio nel collegio, in particolare buttando all'aria letti appena fatti, con disperazione delle suore dai larghi cappelli. In effetti, il particolare dei copricapi l'ha rimarcato anche Franco, che un anno in quell'istituto l'aveva pur trascorso. 

Ci sono tante altre cose da scrivere su quel collegio, ma è meglio rimandare in attesa di acquisire altre informazioni, tali da completare al meglio il quadro.

Una strana sorte, poi, quella della palazzina in questione nell'arco di poco più di un secolo: da collegio femminile a clinica, a scuola pubblica con soprastante già mentovato collegio privato, ad ospedale, a semplice presidio sanitario.

Sì, perché le stesse scuole elementari con l’anno scolastico 1961-1962 (o forse quello dopo) erano già state trasferite in Via Nervia nel nuovo edificio non molto lontano, dove erano ubicate anche le medie inferiori. 



Bruno parla invece circa Nervia di locali al pianterreno di una casa all'angolo di levante all'inizio della strada provinciale di vallata, quella che porta sino a Pigna ed oltre. A quei tempi, quelli già indicati, era ancora un appartamento privato. Vi si riunivano quattro amici a fare musica. D'estate di sicuro. A fineste e porte aperte si sentiva tutto quel liscio. Lo ascoltavano in tanti. Un po' dopo si apprese che uno di quei musicanti, addetto alla fisarmonica, veniva soprannominato, dal titolo di una nota, vecchia canzone, Rosamunda. Era ironia o invidia? Bruno aggiunge che, in effetti, la famiglia di quegli inquilini era di persone impegnate in orchestrine. Qualcuno ancora attivo in quel campo, se non ora, certo di recente. Per combinazione in televisione un documentario sulla seconda guerra mondiale fa proprio ascoltare Rosamunda messa come accompagnamento alle immagini che sottolineano momenti della tenacia di resistenza e della voglia di vivere degli inglesi nel periodo dei più duri bombardamenti aerei tedeschi.


Soffermandosi ancora sugli ultimi anni Cinquanta, si può aggiungere che al mare i bambini - fatte salve rare eccezioni - andavano ancora accompagnati dai grandi, più spesso in sponda sinistra del torrente Nervia, dunque, in territorio di Camporosso. In merito le cronache storie più singolari sono forse quelle posteriori, ancora da scrivere. 
 

Nervia allora vedeva anche il passaggio - per la partecipazione all'evento - dei carri della Battaglia di Fiori di Ventimiglia, costruiti a Camporosso, Vallecrosia e Bordighera.

Quella Nervia fa, invero, tornare in mente tanti aneddoti, su cui in seguito approfondire: anche là in quel periodo si sono visti, come si suol dire, tanti cambiamenti di costume e di civiltà materiale, ma il fatto che sia da sempre un crocevia per la Val Nervia ha reso singolare il numero e la qualità di tante piccole storie ancora da raccontare.
 
Adriano Maini

mercoledì 31 luglio 2019

C'è chi del Rex...

© Archivio Moreschi di Sanremo (IM)
 
C'è chi, Alfredo Moreschi, del Rex, dopo aver sbirciato il mio specifico articoletto, mi manda una fotografia d'epoca, probabilmente scattata da suo padre a Sanremo. Mi sono scordato di domandargli se avesse visto di persona qualche passaggio di quel transatlantico qui nella nostra Riviera. Come capitò più volte a Mario Armando, amico di famiglia, che con il racconto delle sue dirette memorie mi ha stimolato a procedere nella mia personale rivisitazione dei lontani transiti di quella bella nave da queste parti.

C'è chi, Enrico Berio, del Rex, anche lui dopo avermi letto, mi scrive di avere ancora provato vive emozioni nel trovare rievocate le grandi onde provocate da quel dominatore dei mari: solo che lui le vedeva a suo tempo arrivare a Porto Maurizio, Imperia.

Il Rex poco al largo di Capo Sant'Ampelio di Bordighera (IM)
 
C'è chi, Luca G., del Rex ha conosciuto e tiene tuttora contatti con il nipote del comandante, Francesco Tarabotto, delle prime traversate, compresa quella dell'agosto del 1933 con cui la nave riportò la conquista del Nastro Azzurro. A questo aspetto siamo arrivati casualmente ieri, una volta iniziato a discorrere di ormai antichi trascorsi nella Marina Militare Italiana di nostri intimi. Luca G. conosce bene Mario A., legati come sono da nascita e trascorsi in Bordighera Alta, ma non ne aveva mai sentito - o non ricorda - questo specifico racconto. Già ufficiale di complemento della Marina, quando in occasione di un prossimo raduno di ex allievi dell'Accademia Navale di Livorno, Luca G. rivedrà il coetaneo Tarabotto, che da comandante continua, invece, a navigare come il nonno, forse gli dirà qualcosa anche di queste nostre rimembranze.
 
Adriano Maini

giovedì 25 luglio 2019

Un ciclista di Perinaldo in Germania alla fine degli anni ‘30


Perinaldo (IM)

Alberto di Vallebona racconta di come aveva conosciuto Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo, alla cui figura qui è già stato dedicato questo post
Circa cinquant'anni fa Alberto era salito a quel borgo per una partita amatoriale di pallone elastico (o palla pugno o "balun"), disciplina a quel tempo dalle parti dell'estremo ponente ligure molto più praticata e molto più seguita dal pubblico di quanto succeda adesso. Sembra che la squadra di Alberto avesse nell'occasione sconfitto quella del posto. Finita la competizione, Croesi, pur essendo molto tifoso dei suoi compaesani, aveva cercato e fatto cercare a lungo Alberto per complimentarsi con lui per come aveva giocato bene. E fargli assaggiare il suo ottimo vino Rossese. Non ci fu nessuna degustazione quella volta per Alberto, una volta scovato, perché aveva già troppo indugiato in alcune cantine di suoi conoscenti, ma iniziò un suo rapporto con Croesi, che ebbe un discreto seguito. 
Alberto ne ricava diversi aneddoti, da cui si può trarre a titolo indicativo anche un solo semplice ricordo, relativo alla sua carriera di corridore ciclista professionista di Croesi, mentre in diversi si era pensato che Emilio fosse stato solo un corridore dilettante. Nella narrazione di Croesi - come riferita da Alberto - sembra proprio di vederlo quel viale alberato in Germania dove si concludeva una certa gara. Forse si trattava - notizia rilevata da una ricerca sul Web - della 9^ tappa del Giro di Germania del 1938, allorquando Emilio si piazzò al terzo posto. Per combinazione quell'anno aveva gareggiato sia per la francese Urago-Wolber che per la tedesca Wanderer. Sempre che le informazioni siano giuste, perché sembra di scorgere qualche contraddizione. Come nel caso del piazzamento al 58° posto di Croesi nella Milano-Sanremo del 1937, anno in cui pare essere stato in gara per una terza squadra addirittura. Si aggiunga, a titolo di cronaca, un terzo posto di Croesi al Grand Prix d'Antibes del 1938. Mentre in una lista di circa 80 ciclisti italiani non accasati per il 1939 Emilio Croesi risulta in compagnia anche di un certo... Fausto Coppi.
L'amico Gianfranco Raimondo scriveva qualche anno fa su di una pagina Facebook l'avventura quasi picaresca di un pittoresco personaggio di Ventimiglia, Armando Lissa, che si era recato in bicicletta nel capoluogo lombardo insieme ad un certo Croesi di Pigna per partecipare il giorno dopo, da indipendenti, alla Milano-Sanremo: i due dormirono in stazione ferroviaria, "disturbati" inoltre dalla polizia, e gareggiarono, ma, sia per la fatica pregressa che per le loro deboli doti, arrivarono buoni ultimi fuori tempo massimo. Nei commenti che seguirono alle righe dedicate da Gianfranco all'episodio, ne venne fuori uno che attribuiva in modo perentorio quell'esperienza ad Emilio Croesi, così che Gianfranco fu costretto a prenderne atto. Subito Alberto riferiva che in effetti un Croesi ciclista di Pigna c'era pur stato. Altri interlocutori, sempre in quel periodo, aggiunsero, proprio per non sminuire il rilievo del nostro Croesi, che Emilio aveva addirittura preso parte - da indipendente! - ad un Tour de France. Gianfranco, debitamente informato, riprecisò il suo tiro, escludendo, dunque, per Emilio Croesi una strampalata presenza alla Milano-Sanremo, ma attribuendogli una partecipazione ad una qualche edizione del Tour de France, della quale, invero, non si scorge sul web traccia alcuna.

Si può affermare in ogni caso che anche nel ciclismo Emilio Croesi è stato davvero una piccola gloria locale!

Adriano Maini

lunedì 15 luglio 2019

Il Rex!

Un Boeing Y1B-17 vola accanto al Rex nel 1938 a circa 800 miglia ad est di New Yoork - Fonte: fotografia di U.S. Air Force, riprodotta in Wikipedia
 
Mio padre mi aveva raccontato quella volta che, da poco arrivato con la famiglia a Ventimiglia (IM), aveva visto dalla collina di Collasgarba il viaggio inaugurale del Rex, il famoso transatlantico italiano d'anteguerra. E aveva aggiunto che tanti passaggi di quella splendida nave davanti alla nostra costa erano a gran voce annunciati, a richiamo degli amici, dal primo di quegli adolescenti che l'avesse individuata al largo di Capo Ampelio a Bordighera (IM).
Pochi giorni fa sono stato a trovare un ex collega di mio padre, già compagno di scuola di mia madre alle elementari, nonché nipote di care persone che ho ben conosciuto e cugino, molto più anziano, di un mio coetano, con me sodale ai tempi in cui si abitava a Nervia. Quella Nervia su cui spicca la modesta, appena citata, altura detta Collasgarba.
Così, tra le altre cose, ho ricordato a Mario, ringraziandolo ancora una volta, di avere fatto, prima di pubblicarlo su di una rivista di un sodalizio del posto, anzitutto a me un bel racconto sul Rex.
Capitava, questo, circa nove anni fa, proprio - guarda caso! - a ridosso delle specifiche rimembranze di mio padre.
Andò in questo modo. Mario mi disse in quell'occasione che era ancora bambino quando, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la bella nave dovette interrompere i suoi maestosi viaggi. Ma due ricordi gli erano e gli sono ancora nitidi. Certi bambini avventurosi, tra cui lui, si buttavano tra le forti onde causate sino a riva dal transatlantico. E l'orgoglio della nostra Marina in genere provocava questi sconquassi, perché navigava tutto impavesato a grande festa rasente Bordighera quando recava in viaggio di ritorno momentaneo in patria un ricco signore americano all'epoca residente nella splendida Villa Garnier (sì, quella che fu già del grande architetto!), sempre di Bordighera. Seguivano almeno quattro, cinque poderosi fischi della sirena di bordo. "Amarcord" della Riviera dei Fiori! 

Bordighera (IM): Villa Garnier
 
Ma se quel giorno, mentre io e Mario eravamo in attesa di un treno in stazione a Bordighera, non si formavano sotto riva dei marosi che spazzavano la passeggiata di Bordighera, forse non scattava in  lui lo stimolo di queste interessanti memorie! 
 
Memorie di episodi, di eleganze e di emozioni che, nonostante il progresso tecnico, gli attuali yachts e navi da crociera, che incrociano numerosi nel Mar Ligure, sono ben lungi, secondo me, da  suscitare! 
 
Adriano Maini


lunedì 8 luglio 2019

Su Ferenc Puskàs a Sanremo

Puskàs a sinistra con Von Mayer, giocatore della Sanremese - Fonte: Alfredo Moreschi
 
Veniva riferito nell'ultimo post qualche accenno a sporadiche presenze di Ferenc Puskàs (secondo gli esperti e moltitudini di appassionati uno dei migliori calciatori di sempre) ad allenamenti della Giovane Bordighera nei primi  anni 1960. Poiché il campo di calcio di quella compagine, che aveva solo una squadra di allievi ed una squadra di juniores, era collocato sulla impervia spianata a margine di Bordighera Vecchia, si potrebbe pensare a titolare il tutto con "Quando Puskàs palleggiava sul Capo".

Puskàs al centro con un mazzo di fiori in mano. Fonte: Alfredo Moreschi
 
Alfredo Moreschi, letto il trafiletto in parola, ha deciso di mandare qualche fotografia da lui realizzata in Sanremo dell'asso magiaro. 

Si può ritenere scontato che il lettore che sappia che, con i tragici fatti di Ungheria del novembre del 1956, i giocatori della Honved, tra cui Puskàs, decisero di non rientrare in patria. Alcuni di loro approdarono in seguito a varie squadre europee, altri tornarono a "casa". Ma questa è un'altra storia. Come sarebbe quella di seguire in quel periodo Puskàs, che, non potendo per squalifica biennale della Federazione Europea, accettare subito l'ingaggio di una nuova compagine, dimorò sulla Riviera dei Fiori, segnatamente a Bordighera, dove tornò spesso in seguito. E che per una squadra italiana in vita sua giocò una sola partita: nel 1958 con il Signa 1914, a titolo di amicizia per un signore conosciuto proprio a Bordighera, Renato Bonardi (che in effetti aveva tentato di ingaggiarlo per la Fiorentina!), contro l'Empoli (3-0). Come riportato da Arturo Viale in "Oltrepassare" (libretto già segnalato nel precedente articolo!).  E come riportato  anche da Fabrizio Prisco in "Il bambino e il Colonnello", uno dei racconti di "Notti magiche" (edizioni Graus).

Fonte: Alfredo Moreschi
 
Le prime immagini di Alfredo Moreschi, qui pubblicate, mostrano il "colonnello", come veniva chiamato, nello stadio di Sanremo. Evidenziano anche calciatori della Sanremese, che allora militava in Serie C. 

Fonte: Alfredo Moreschi
Fonte: Alfredo Moreschi
 
Le fotografie che sin qui compaiono si riferiscono a Sanremese-Honved (4-7) del 2 gennaio 1957, una partita amichevole e, date le circostanze storiche, molto improvvisata, ma che è rimasta nel ricordo di molti abitanti della città dei fiori e in relative cronache. Gli ungheresi appaiono con le maglie più chiare. Puskàs quel giorno non scese in campo, ma fece lo spettatore.

Fonte: Alfredo Moreschi
Fonte: Alfredo Moreschi
Fonte: Alfredo Moreschi
 
Ci sono e qui si aggiungono scatti del 1961, sempre di Alfredo Moreschi, che ritraggono a San Romolo, Frazione in altitudine (768 metri) di Sanremo, Puskàs, insieme ad Helenio Herrera (al centro, nella prima fotografia di questa serie e a sinistra nell'ultima), allenatore di calcio troppo noto, perché si debba aggiungere qualcosa, e ad altre persone, che non è stato possibile identificare. 
 
Adriano Maini

domenica 30 giugno 2019

Ancora Puskàs!


Alberto dice che sulla passeggiata a mare di Bordighera Arturo Viale gli ha fatto dono di un libriccino di ricordi locali, che parla anche di Puskás. Si tratta di "Oltrepassare" (2018, Edizioni Zem di Vallecrosia).
Viene il destro di aggiungere qualcosa sulla presenza di Puskàs a Bordighera, in aspetti che non si trovano mai rammentati in pubblicazioni scritte, che si soffermano, invece sulle amicizie e sulle frequentazioni di carattere privato dell'asso magiaro.
Si era qui già accennato al fatto che questo giocatore - in base al racconto orale di un partecipante diretto all'episodio, racconto reso tra il 1963 ed il 1964 - almeno in un'occasione aveva compiuto dell'esercizio motorio - compresi alcuni magici palleggi! - insieme agli atleti della Giovane Bordighera su quel vecchio campo - oggi un parcheggio e piccolo spazio per le bocce - là sul Capo, Capo Ampelio, della città delle palme.
Qualche mese fa venne poi una conferma di quell'aneddoto da Walter, che all'epoca aveva militato in quella squadra. Walter aggiunse fieno in cascina. La sua memoria diretta è più o meno la seguente. Un giorno i responsabili preannunciarono ai ragazzi che ad un loro prossimo allenamento avrebbe partecipato un personaggio importante, di cui non fecero subito il nome. Ed aggiunsero che si sarebbero dovuti comportare bene, qualsiasi significato avessero voluto indicare con questo termine. Alla data stabilita videro arrivare alla Spianata del Capo un'auto lussuosa, guidata da autista. Ne discese un uomo che venne subito presentato. Pochi - neppure Walter - compresero sul momento chi fosse. Compiuti i rituali giri di campo, anche quel signore, ai più ancora ignoto, prese parte alla partitella che ne seguì. Conoscessero o non conoscessero in precedenza quel nome, illustre invero per milioni e milioni di appassionati, il valore tecnico di Puskàs, un Puskàs pur vicino al termine della sua lunga carriera, apparve luminoso agli occhi di tutti quei giovani. Che non dimenticarono più l'ex colonnello ungherese. E che quel giorno ubbidirono anche agli ordini di scuderia, cercando di non contrastare troppo rudemente il grande campione del Real Madrid.
Questi fatti ne fanno tornare in mente altri, sotto forme diverse, di analoga temperie, come la gentilezza e la disponibilità di un Kopa e di un Fontaine a parlare brevemente con alcuni appassionati italiani di calcio, che li avevano incontrati per caso nel Principato al termine della partita Monaco-Reims dell'autunno 1960. 
Si dovrebbe, infine, tornare ad Arturo Viale ed altri inediti da lui raccolti intorno alla presenza di Puskàs in Italia tra le fine del 1956 ed il 1958, quando il calciatore, come forse è noto, non rientrato, al pari dei compagni della Honved, in Ungheria dopo la repressione della rivolta del novembre, appunto, del 1956, fu costretto ad una forzata inattività. 
 
Adriano Maini

domenica 16 giugno 2019

Marina San Giuseppe


La zona di Marina San Giuseppe a Ventimiglia è stata in abbondanza attraversata dalla storia. Mi limito a ricordare che verso la fine della seconda guerra mondiale quella spiaggia fu teatro di alcune coraggiose spedizioni clandestine dei "partigiani del mare". Ci sono ancora dei segni dell'ultimo conflitto.

Si tratta di una località significativa di ricordi per tanti, tanti abitanti. Forse, anche troppe memorie.

Dedico anch'io, nell'occasione, poche righe a qualche aspetto personale.

La mia famiglia, dai miei due ai miei sei anni, abitava, come avrò già sottolineato in precedenza, nel centro storico di Ventimiglia Alta. Talora si scendeva nel luogo menzionato.

Mi tornano in mente i primi passi di mio fratello compiuti proprio là.

Estate 1954. Foto Mariani
Estate 1955. Foto Mariani

Devo aver fatto i miei primi bagni proprio da quelle parti. Forse più verso i cosiddetti Scoglietti, a ponente. Porto ancora adesso negli occhi il fascino dei ben nitidi e visibili calanchi dalle punte dirette verso il sovrastante Funtanin. E, se non sto attento, sarei tentato già adesso di fare digressioni su altre magiche, nella mia reminiscenza, passeggiate in contrade circostanti.

Sarei, inoltre, portato a menzionare altre esperienze. Mi limito all'immagine di un appartamento al piano terreno, adorno sino a non molto fa di splendidi gerani (cosa notevole dove impera la salsedine!), nel quale, sempre a quell'epoca, sentii il mio primo disco (Carosone!) e vidi il primo registratore.


Lo scenario in effetti negli anni è molto cambiato.

Quando c'era solo un vecchio molo abbandonato e sprofondato nell'acqua, retaggio di un precedente tentativo, oggi incorporato - mi pare - nel costruendo porto turistico, mi piaceva recarmi sino alla punta per ammirare il panorama e sentirmi quasi navigare. 
Ma questo mi capitava, a ben guardare, quando ero già ben adulto.
 
Adriano Maini

martedì 4 giugno 2019

Una vita culturale di Bordighera che avrei voluto vivere direttamente

Guido Seborga con la moglie, Alba Galleano - Fonte: Laura Hess
 
Le linee più generali degli aspetti di una certa pregressa vita culturale di Bordighera (IM) a me, sino ad allora ignaro per età e/o insipienza, erano già state tratteggiate da alcuni amici circa cinquant'anni fa, ma per lungo tempo non avevo mai pensato o non avevo più avuto occasione di approfondire. 
 
Un articolo sul Premio Cinque Bettole del 1952 - Fonte: www.giuseppebalbo.it

 

 

Un momento del Premio Cinque Bettole del 1952 - Foto: Ferroli - Fonte: www.giuseppebalbo.it
A destra Giuseppe Balbo - Fonte: www.giuseppebalbo.it
 
Di grande rilievo in proposito mi sembra uno scritto del nipote di Guido Seborga, Claudio Panella, da cui attingo, per stralci, quanto segue:
Fin dagli anni '50 Bordighera è stato un centro culturale decisamente animato, e Guido Seborga passava spesso le sue giornate nei caffè del centro, intrattenendosi con coloro che diverranno i suoi compagni di una vita. Nei locali del Gran Caffè - ormai scomparsi - della Stazione, o del Caffè Giglio sull'Aurelia, poi del bar Chez Louis di C.so Italia, si è incontrata e formata più di una generazione di artisti liguri: oltre a quella di Seborga e dei pittori Balbo e Maiolino, che all'inizio degli anni '50 fondarono i premi delle "Cinque Bettole" per la pittura e per la letteratura, passando libri e stimoli a scrittori come Sanguineti e Biamonti, quella più giovane di Giorgio Loreti e Angelo Oliva, che insieme a Seborga scoprirono i poeti francesi, i surrealisti, gli esistenzialisti e la politica. Tutti i nomi sopra citati, e non solo, furono variamente influenzati dall'azione continua di formazione e incitamento all'organizzazione giovanile che Seborga portò avanti nella Bordighera di quegli anni. Nel 1956 Seborga, che già conosceva Francesco Biamonti e faceva parte della giuria delle "Cinque Bettole", lo indusse a parteciparvi con la speranza che si mettesse in luce ... Seborga citava "le pagine scritte da certi giovani come Oliva, Lanteri, Loreti, per non dire del romanzo "Colpo di grazia" di Biamonti, dimostrano ampiamente che un clima di ricerca intellettuale i migliori giovani hanno saputo creare".

Fu presente in varie occasioni sopra menzionate un personaggio singolare quale fu Giacomo Natta.

Credo sia importante visitare il sito dedicato a Giuseppe Balbo, non solo per ammirare belle opere di questo artista, ma anche per conoscere più da vicino un ponderato riepilogo delle iniziative culturali, svolte in Bordighera soprattutto nei primi anni '50.

Non si dovrebbe dimenticare il pittore Gian Antonio Porcheddu.

Di sicuro scorderò in questo articolo di fare riferimento ad altri degni intellettuali.

Alla fine degli anni '50 nasce, poi, l'Unione Culturale Democratica, tuttora operante con grande impegno di Giorgio Loreti. Aggiungo, ma solo a titolo di esempio, dei nomi che vi furono e/o vi sono tuttora attivi: Paolo Del Monte, Joffre Truzzi, Sergio Gagliolo, Sauro Santilli, Francesco Biamonti, Angelo Oliva, Enzo Maiolino, Elio Lentini, Guido Seborga, Sergio Ciacio Biancheri, Matteo Lanteri.

Mi preme sottolineare che Presidente dell'Unione Culturale Democratica fu il professore Raffaello Monti [(Milano, 23 dicembre 1893; Bordighera, 15 maggio 1975). "Monti fu musicista di professione, specializzato nel violoncello, e compositore. Ebbe modo di studiare musica e perfezionare la sua arte in più Istituti e Città (Torino, Tolosa, Nizza) raggiungendo notevoli traguardi e incarichi di prestigio, tra cui quello di primo violoncellista al Teatro Regio di Torino e solista all’EIAR. La sua carriera precoce, iniziata ad appena 16 anni, continuò fino all’anno della sua morte nel 1975 con la composizione e orchestrazione di molte opere". Valentina Donati], non solo insigne musicista, ma anche pacifista di intense frequentazioni con Aldo Capitini...
 
Adriano Maini