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mercoledì 9 settembre 2026

Ragazze anni Cinquanta con cappelli da bersagliere

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Ventimiglia (IM): rotonda del Resentello

Camporosso (IM)

Vallecrosia al Mare (IM)

Da sempre le passeggiate a mare si prestano a fare da sfondo per scatti fotografici. Ma anche le spiagge, sino alle battigie. Nel caso di Bordighera forse ancora di più.
Possono anche verificarsi aspetti singolari. In un archivio privato di Genova c'è un'immagine dei primi anni Cinquanta che riprende tre giovani ragazze - due sorelle ed un'amica - abbracciate, sorridenti e ciascuna con un cappello da bersagliere in testa, piazzate su una rotonda di Bordighera. Si deve tirare ad indovinare se si vuole capire dove si fossero procurate quei copricapi: di sicuro era anche un atto sfrontato rispetto al grigio conformismo dell'epoca e se avevano provveduto alla bisogna coetanei militari in licenza c'è da sperare che questi ultimi non siano incorsi in sanzioni disciplinari.
Si potrebbe fare la stessa affermazione di carattere sociale per un'altra fotografia di quell'album, fotografia dove non appare più l'amica, ma si aggiunge una terza sorella; e forse si risale indietro di qualche anno. In ogni caso le fanciulle sono in una spiaggia sempre di Bordighera, sono disposte a raggiera, abbracciate e indossano costumi interi da bagno: solo che la tradizione orale tramanda di indumenti di lana rossa che, se intrisi d'acqua, iniziavano a ballare da ogni parte...
 

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Ventimiglia (IM): spiaggia di Nervia

In effetti, non sono rari neppure gli scatti riguardanti gli arenili, se non scogli ed il mare. Ed anche con qualche scorcio panoramico. 


Capita un po' a tanti in proposito di smarrire foto che in oggi apparirebbero curiose. Anche quelle di gruppo in diversi luoghi, con persone di cui non ci si ricorda neanche più. Talora, per fortuna, se ne ritrovano... 

Ventimiglia (IM): la palestra ex GIL


Si rinvengono, invece, o vengono trasmesse da terzi, immagini di vari eventi - alla palestra ex GIL di Ventimiglia, ad esempio -, di case scomparse, di mezzi desueti. 

Ventimiglia (IM): un carro della Battaglia di Fiori del 1985

Non manca, poi, come qui già anticipato, il "ripescaggio" di istantanee relative alla Battaglia di Fiori di Ventimiglia. Trascurando altre possibili riflessioni in materia, come per i carristi. Va sottolineato che le pellicole a colori del sistema analogico di un troppo lungo periodo rivelano allo stato attuale tutti i loro limiti. 

Adriano Maini 

lunedì 31 agosto 2026

Una carriola in centro a Bordighera


Alla recente presentazione di un libro un relatore ha accennato al fatto che la prima esperienza di campeggio i ragazzini del circolo Pionieri di Ventimiglia, organizzato dal vulcanico Carlo Gallinella, si era compiuta intorno al 1973 intorno ad un fienile nel sud-ovest della provincia di Cuneo, una struttura la cui disponibilità era stata assicurata da Silvano.
I Pionieri di Ventimiglia, come quelli di altre parti del Paese, riemersi dopo lunga latitanza, erano una sorta di boy scouts nella costellazione di iniziative riconducibili al Partito comunista, ma a quella data stavano acquistando sempre più proprie originali connotazioni.
L'anno dopo Silvano fece in modo che una cinquantina di persone, tra Pionieri ed accompagnatori, realizzassero una sorta di gemellaggio con l'Amministrazione comunale di La Roquette-sur-Siagne, retta da comunisti: singolare la scena del pranzo collettivo in una mensa scolastica di quel piccolo comune. Era la domenica di avvio dei mondiali di calcio: la corriera al ritorno verso Ventimiglia risuonava anche per i cori fatti con le prime celebri canzoni di Claudio Baglioni, ma Silvano quel giorno non c'era.
Quell'appuntamento merita una spiegazione. Per la campagna elettorale a difesa della legge sul divorzio la Sezione Emigrazione del Centro Nazionale del PCI aveva pensato ad uno sforzo anche tra gli immigrati italiani in Costa Azzurra: all'atto pratico, d'intesa con la Federazione provinciale di Imperia, si era pensato di incaricare un compagno pensionato di Ventimiglia.
Questa persona aveva una certa consuetudine con il vicesegretario dipartimentale delle Alpi Marittime, con il quale aveva lavorato come operaio edile in cantieri di Monaco: non era forse questo l'aspetto che contava, ma il fatto che quel dirigente di Nizza parlasse discretamente l'italiano fu in ogni caso molto utile per successive esperienze, anche degli anni a venire.
Si aggiunga che i comunisti francesi volessero controllare sempre l'operato dei compagni italiani, per cui in prevalenza riunioni ed incontri erano organizzati dai transalpini.
Il pensionato fece un gran lavoro, spingendosi sino al Var e alle Bouches-du-Rhône, ma non poteva arrivare dappertutto o voleva ritagliarsi qualche spazio privato: di qui il coinvolgimento di Silvano in quell'attività, mentre Silvano, da parte sua, si fece sempre accompagnare da qualche amico.
Silvano era arrivato a conoscere il vice sindaco di La Roquette-sur-Siagne in occasione di una piccola assemblea di immigrati italiani tenutasi in quel paese di cinquemila abitanti: sfuggono i termini temporali dell'intesa che portò alla escursione colà dei pionieri a referendum già terminato, ma va annotato con simpatia che quel vice sindaco era un uomo piccolo di statura, gentile, che non parlava italiano e che si alzava ben prima dell'alba per portare i prodotti del suo orto a qualche mercato all'ingrosso di Nizza.
Silvano fece altre esperienze e conoscenze in quel turno elettorale, a Vallauris, ad esempio, come qui già accennato quando si è parlato di rose del deserto.
Silvano non disprezzava i viaggi in automobile: prima di compiere per lavoro quelli all'estero, non si era risparmiato escursioni, sempre rocambolesche, sino a Parigi, in Romania, in Cecoslovacchia, in quest'ultimo caso per riportare a casa un marito in fuga per un nuovo amore.
Dice ora Gianfranco che la sua vita potrebbe essere il soggetto di un film: in effetti a qualcuno ricorda un po' il personaggio di Vittorio Gassmann nel film "Il sorpasso" di Dino Risi.
Si può per l'occasione concludere questa seconda carrellata di note su Silvano con un episodio forse da lui dimenticato, del quale comunque era stato un semplice testimone: quando alla svolta degli anni Sessanta un suo coetaneo, futuro quadro intermedio della distribuzione in Italia di una famosa bibita statunitense, seduto con Silvano ed un altro vitellone locale, destinato a diventare un buon commerciante, ad un tavolino all'aperto di un noto bar del centro di Bordighera, sbertucciava, chiedendogli dove andasse, il fratello, che in quel momento passava sul marciapiede spingendo una pesante carriola da muratore colma di materiale e che non mancò di reagire stizzito, vedendo anche gli altri sorridere sornioni.

Adriano Maini

giovedì 27 agosto 2026

Tram di Milano, ciclisti a Nizza ed un vecchio settimanale sportivo


Su Facebook vengono sovente pubblicate fotografie attuali di tram di Milano, in particolare di mezzi anche anzianotti, che, sottoposti ad attente manutenzioni, continuano a circolare in servizio: in effetti, hanno tutti un loro fascino. Del resto ancora oggi i bambini, soprattutto quelli in visita in quella metropoli, sono molto attratti dai tram, dai vecchi tram in particolare, con le loro panchine di legno allineate sotto i finestrini: un aspetto curiosamente ripreso talora in recente letteratura.
L'Azienda Trasporti (ATM) meneghina da decenni ha fatto costruire a Bordighera in Località Selvadolce una casa di soggiorno turistico o centro climatico per i suoi dipendenti, una casa vacanze, realizzata nel 1961, progettata dall'architetto Giancarlo De Carlo: uno studio destinato ad essere elogiato dagli specialisti di settore ed un aspetto forse non del tutto noto in provincia di Imperia.
I primi dirigenti di quella struttura furono poi sindacalisti lombardi sperimentati che diedero il loro contributo anche nel ponente ligure: ma questo discorso porta lontano.

Su "Nice vitrine du mond", sempre di Facebook, fra tante menzioni di storia anche antica e di illustri personaggi, è spuntato poco tempo fa un piccolo ritratto del ciclista Jean, soprannome Apo, Lazaridès (leva 1925), di famiglia greca immigrata: il fratello maggiore Lucien (leva 1922), anche lui corridore, era ancora nato in Attica. Una circostanza singolare è che dei due fratelli si era parlato su questo blog, sottolineando che il maggiore era stato brevemente compagno di classe di un futuro ferroviere di Ventimiglia, che, come tale, li aveva poi incontrati diverse volte, per cui divulgava volentieri le loro imprese agonistiche, in particolare che Jean-Apôtre Lazaridès aveva vinto il piccolo Tour de France del 1946, di sole cinque tappe, perché destinato solo a rimpiazzare la grande competizione non ancora ripristinata dopo la guerra: avessero rifatto per intero la gara già quell'anno Apo sarebbe stato il più giovane vincitore in maglia gialla, anche rispetto al grande campione di adesso Tadej Pogačar.
E in proposito di assi del ciclismo, ma del passato, viene da sottolineare che proprio a Nizza cominciò la sua carriera - ed a vincere - Alfredo Binda, che in Costa Azzurra dopo la Grande guerra si era trasferito per fare lo stuccatore.
In tale contesto si apprende pure che a Nizza ci furono quattro velodromi, l'ultimo chiuso nel 1956, ma i primi due per anzianità erano quasi a fare da contraltare a quello di Sanremo, di cui si conservano preziose immagini nel munito Archivio Moreschi.

Sul ciclismo negli anni Cinquanta le pubblicazioni erano alquanto diverse da quelle odierne. Prima di entrare in qualche particolare, è d'uopo rammentare che almeno per l'edizione 1957 del Tour de France, il primo vinto da Anquetil, il quotidiano sportivo L'Équipe, forse in Europa antesignano nell'uso di allegati, aveva stampato un dovizioso inserto corredato da svariate fotografie anche a colori, che documentava tutte le tappe di quella corsa: i nomi dei vincitori e delle sedi di giornata suonavano se non musicali, quasi esotici: Darrigade, Geminiani, Stablinski, Bauvin, Privat... Caen, Rouen, Cannes, Alès, Saint-Gaudens, Pau, Libourne ...
In Italia, invece, dal 1952 al 1966 venne edito il settimanale "Il Calcio e il Ciclismo Illustrato", su carta verdina ma stampato in bianco e nero. I riparatori di biciclette, numerosi all'epoca, appendevano sui muri e dove capitava nelle loro botteghe copie di quella rivista: si può rammentare il simpatico artigiano di Nervia di Ventimiglia, che utilizzava per la sua professione anche una baracca all'angolo di levante della strada provinciale di valle con la statale Aurelia, come persona che consentiva ai bambini del posto, anche se non sempre e sempre brontolando, di sfogliare quelle pagine allora molto attraenti.

Adriano Maini

venerdì 17 luglio 2026

Fotografie made in USA

La passeggiata tra Bordighera e Vallecrosia al Mare

Ventenne comunista nei primi anni Cinquanta, il nostro personaggio partecipava con entusiasmo alle gite organizzate dal giovane prete di Camporosso, il quale era figlio del vecchio casellante ferroviario di Nervia: e qui varie vicende si incrociano, ma non è facile darne conto. Restando al primo punto, c'è da aggiungere che aveva conservato con cura diverse fotografie di gruppo fatte da quel religioso, ma non gli fu possibile trovarne una dove apparisse il futuro parroco di altre località della zona, cosa che avrebbe fatto contento un suo interlocutore. 
Il quadro delle conoscenze del nostro personaggio era ben presto destinato ad allargarsi in modo considerevole. Conservò sempre i rapporti con tanti compaesani, in modo particolare con chi con lui aveva sia condiviso - più banalmente - la visita di leva militare, sia - aspetto per lui decisamente più importante - la fede politica.
Un cruccio lo attanagliò sempre: non essere riuscito a convincere i fratelli partigiani Rondelli a rimanere con lui, allora tredicenne, in collina dove avevano girovagato alcuni giorni insieme alla ricerca di frutta ed ortaggi da mettere sotto i denti in quel periodo di grande penuria. Egli sapeva che avevano con sé un fucile che intendevano consegnare al più presto ai garibaldini: discesi a Dolceacqua, nonostante la sua premonizione da adolescente, fu proprio il possesso di quell'arma che sigillò definitivamente la triste sorte dei due ragazzi.
Serbava ammirata memoria di alcuni dirigenti comunisti del passato, in particolare di Libero Alborno, floricoltore come lui ma a Latte di Ventimiglia: Libero Alborno, membro del CLN della città di confine, dove fu anche per diversi anni capogruppo dell'opposizione ed infine anche assessore, dal 1956 alla data della sua prematura morte.
Il nostro personaggio conosceva tutti anche a Latte, ma non era questa la sua zona prediletta di frequentazioni.
La gestione di una campagna prossima a Selvadolce di Bordighera lo mise in contatto anche con notabili locali, di cui in seguito avrebbe saputo nelle sue affabulazioni dipingere sapidi ritratti.
In effetti, era molto appagante sentirlo rievocare aneddoti, vicende umane e situazioni, accaduti negli anni.
Ormai pensionato, impiegava molta parte del suo tempo libero in quasi tutte le stagioni in lunghe passeggiate - anzi, vere e proprie veloci camminate con fermate improvvise a suo insindacabile giudizio per conversare con qualcuno a sua scelta - lungo la strada a mare da Vallecrosia al Mare, all'altezza del Torrione, alla chiesa di Sant'Ampelio di Bordighera e ritorno. Così facendo accrebbe ancora il numero delle sue relazioni sociali; beninteso, sempre in base a sue improvvisazioni. Poteva discutere con giovani e vecchi, con donne e maschi, con abitanti del posto e quelli delle seconde case e così via. Lungo il percorso aveva stabilito un suo privilegiato punto di ristoro in un determinato stabilimento balneare aperto sempre - come tutti, del resto - almeno nella funzione di bar.
Per attingere alla sua memoria quasi prodigiosa occorreva, pertanto, accompagnarlo nelle sue escursioni, ma se ne ricavavano singolari chicche. E c'era chi, più prosaicamente, gli chiedeva consigli utili in campagna, soprattutto per la cura degli ulivi, altro aspetto in cui era ben ferrato.
In ogni caso, riusciva a mettere in contatto tra di loro molte delle sue conoscenze incontrate nelle sue pellegrinazioni, anzi, anche a contribuire indirettamente a creare delle nuove e vere amicizie. 
Guardava ormai con distacco la politica in quanto tale, ma affrontava i temi contemporanei con il cipiglio dell'uomo qualunque, corrucciato e perplesso. E forse per via di questa nuova propensione poteva parlare con un certo entusiasmo di un suo abbastanza recente viaggio fatto negli Stati Uniti d'America, durante il quale aveva scattato centinaia di fotografie - molte delle quali improntate ad un certo realismo sociale, si presume, invero, casuale - fotografie che mostrava - sempre scegliendo accuratamente gli interlocutori - con un discreto orgoglio sulla fotocamera compatta che di tanto in tanto si portava dietro.
Glissava quando gli si chiedeva di Luciano, il torinese dalla inconfondibile cantilena, e di Alberto, Alberto il sardo di Ventimiglia, entrambi molto presenti, invece a Latte nelle compagnie del posto. Uno dei due o tutti e due insieme lo avevano convinto a metà anni Ottanta a mettere a disposizione per un pranzo collettivo del Primo Maggio di un bel numero di invitati la sua dimora di campagna vicina ad un torrente di Val Nervia. La magione era capiente, nel camino scoppiettavano vari ceppi, il tavolo di ottimo legno lucidato accoglieva tutti: i cuochi ed i principali fornitori - bontà loro - erano i birboni, architetti dell'improvvisata. Parafrasando poi la canzone d'anteguerra, "la verdura era nell'orto", ma a quel punto era un di più. Trascurando di citare alcune significative presenze, si deve concludere che fu una giornata soddisfacente per tutti, in primo luogo per il padrone di casa, all'epoca ancora più aperto a socializzare che in seguito. 
Ci fu una replica di questo particolare convivio del Primo Maggio solo l'anno dopo, perché poi si perse, per motivi dimenticati, quella che sulla carta poteva aspirare a diventare una consolidata tradizione.
Rimane il dubbio che il nostro personaggio avesse avuto qualche sentore delle garbate prese in giro che alle spalle in quel di Latte gli riservavano Luciano ed Alberto, in particolare il primo, in proposito dei giudizi ingenui che una volta ad una cena espresse circa l'ex marito della sua nuova compagna.

Adriano Maini

sabato 27 giugno 2026

Ultime di... cronaca


Un lettore informa che la Parasenegalia visco di una viuzza - quasi centrale - di Bordighera deriva dai semi che la vecchia proprietaria, appassionata di lunghi viaggi, aveva colto in lande lontane, forse in Sud America, visto che altri amanti di botanica suggeriscono, per lasciare qualche traccia nella memoria dei profani, di definire l'albero Acacia del Sud America.

Prosegue intensa dal Belgio la campagna promozionale delle foto dello sterminato archivio ormai storico di Fabrizio La Torre, quelle già esposte in alcune mostre, come quelle di Bruxelles, Liegi, Parigi, Monaco, Bangkok, un'attività perseguita con tenacia dal nipote François Bayle.

Ci si imbatte di recente in due tesi, una di laurea, l'altra di dottorato, entrambe riferite alla partecipazione di italiani alla guerra di Indocina (1946-1956) nella Legione straniera francese. Almeno due persone di questa provincia fecero quella esperienza, ma nella sterminata mole di documenti, consultati e sintetizzati dai ricercatori, non se ne è trovata alcuna specifica traccia, anche se è vero che quasi tutte le situazioni esaminate dipendono da incartamenti con codici particolari, quindi con rese del tutto anonime. Risulta che siano stati più di 500 gli italiani morti in quel conflitto, mentre, soprattutto per la reticenza in proposito delle autorità francesi, gli studiosi non hanno potuto concludere sul numero di disertori italiani, disertori che in genere dovevano poi arruolarsi tra i Vietminh. Non risultano punizioni esemplari a carico dei fuggiaschi che rientravano nei ranghi della Legione, meno che mai delle fucilazioni. Si fa questa sottolineatura pensando al partigiano di Sanremo, amico di Italo Calvino, la cui tragica fine nel lontano Oriente in quel contesto appare, pertanto, ufficialmente ancora misteriosa. Sul piano della buona letteratura va menzionato un volta di più in materia il romanzo "Asce di guerra" del collettivo Wu Ming.

Prosegue da Bordighera una polemica condotta su Facebook, tesa a dimostrare - libri alla mano - che capitan Bresca di Sanremo non avrebbe mai ottenuto per sé e per i suoi discendenti il privilegio di fornire al Vaticano le foglie di palma per le Domeniche, appunto, delle Palme: forse sta crollando il mito della frase "acqua alle corde" e del contesto in cui sarebbe stata pronunciata, i cui dettagli qui si danno per scontati.

Sempre su Facebook, ma nell'interessante gruppo VivImperia, sono state pubblicate immagini e congrue informazioni sulla vecchia distilleria in zona Prino ad Imperia, lo stabilimento che accompagnava un tempo con le emissioni delle sue dolci fragranze le competizioni studentesche provinciali di atletica leggera.

Ancora su VivImperia si può notare una fotografia - un bel fotomontaggio - dello scalo di Porto Maurizio, dalla quale sembra quasi che da quelle parti si siano portati via da Ventimiglia la statua del Corsaro Nero, personaggio di fantasia che non tanto con la lettura degli specifici romanzi di Emilio Salgàri quanto con le ripetute rievocazioni folcloristiche locali ammalia tanti abitanti della città di confine. A meno che non si sia trattato di ironia di carattere imperiese, esposta in modo cifrato per gli estranei. Risalendo in quei post, non si è, tuttavia, rintracciato nulla di pertinente.

Adriano Maini

martedì 9 giugno 2026

Miscellanea (3)

Foto: Ilaria Maini

Foto: Ilaria Maini

Nel ponente ligure in questi giorni le jacarande sono ancora in fiore, ma in alcuni anni questi alberi esotici hanno fatto vedere i loro provvisori manti di intenso blu un po' più tardi, mentre in altre parti del mondo i loro colori possono essere diversi, di solito un rosa intenso.
Giancarlo, fratello dello scrittore Francesco Biamonti, diceva che nel loro paese, San Biagio della Cima, qualche esemplare di queste piante era già stato introdotto a metà degli anni Trenta, ma che non avevano attecchito a causa dei rigidi inverni di quel periodo.
Alfredo Moreschi sapeva individuare una jacaranda in un alberello striminzito, ubicato tra Porto Sole e  Porto Vecchio di Sanremo, lambito sia dalle acque - quando presenti - di un torrente che da quelle del mare, solo dalle vaghe parole della domanda di un suo compagno di viaggio in treno.

Ancora nel 1968 le sessioni orali degli esami di maturità per gli allievi del Liceo Classico "G. Rossi" di Ventimiglia si dovevano tenere presso la nuova sede - non più quella di Italo Calvino! - del Cassini a Sanremo, quella a fianco di Palazzo Bellevue, anche questo un edificio diventato nel dopoguerra una nuova sede, in questo caso del Municipio, traslocato da Palazzo Nota: il Liceo - Scientifico e Classico - oggi è ancora lì, ma occupa anche Villa Magnolie.

C'è una persona che di Alfredo Moreschi ricordava pure le foto - "indimenticabili" - fatte alle allieve della scuola di ballo russa di Sanremo.

Salvatore era vicino di casa a Dolceacqua, in una zona quasi di campagna, di Angelo Oliva, quando quest'ultimo era ormai in pensione, ma, data la sua relativa giovane età, non aveva potuto frequentare quel dirigente comunista quando era nel pieno della sua attività, né tantomeno vederlo collaborare con l'Unione Culturale Democratica di Bordighera, oggi ancora attiva grazie all'infaticabile Giorgio Loreti. Nè poteva sapere che in quel sodalizio Angelo Oliva si ritrovava fianco a fianco con Francesco Biamonti, con Guido Seborga, con - già allora - Giorgio Loreti, con Raffaello Monti, il Presidente, Enzo Maiolino, e con tanti altri artisti, intellettuali, ragazzi e uomini impegnati nel sociale.

Adriano Maini 

venerdì 5 giugno 2026

E la Parasenegalia visco




Due esemplari di Parasenegalia visco o Acacia visco, in questi giorni fioriti, svettano in Via Marco Emilio Basso a Ventimiglia, davanti all'ex ospedale, un edificio destinato ad diventare a breve un Polo Museale di Antichità Romane.
 

Foto Mariani


Questi alberi probabilmente passarono inosservati alla maggioranza degli scolari che negli anni Cinquanta frequentarono le scuole elementari situate al piano terreno della palazzina.
Non fu così per una bambina dell'epoca, la quale, crescendo, sviluppò una grande passione e una conseguente grande competenza per la botanica, al punto che, sullo specifico, comunicò progressivamente con entusiasmo alla sua cerchia di amici e di conoscenti i nomi di quelle piante esotiche, originarie - a quanto pare - del Sud America. 
La signora è dedita da tempo non solo a curare il suo bel giardino, ma anche a studiare per così dire la materia e soprattutto a visitare, in genere insieme ad altre persone interessate della zona e della provincia di Imperia, parchi e vivai vicini (ce ne sono) e lontani, non solo italiani.
Allo stato delle sue letture scientifiche le uniche Parasenegalia visco della Liguria erano quelle di Ventimiglia.
 



Con suo grande stupore ha rinvenuto la settimana scorsa l'Acacia visco in una stradina abbastanza centrale di Bordighera.
Si può, pertanto, supporre adesso lo sviluppo di una sana polemica sua e di altri accoliti a quella setta, nonché di una loro ricerca di altre dimenticanze sull'argomento dei cosiddetti esperti.

Adriano Maini 

mercoledì 20 maggio 2026

Casualmente...




La pubblicazione in un social "indipendentista" di fotografie (diverse da quelle messe qui sopra) relative ad Isolabona, ridente paesello della Val Nervia, ha suscitato un primo criptico commento imperniato su di un aspetto pittoresco: "Magari non è il caso di dire come si chiama il torrentello che a valle di Isolabona si immette nel Nervia, ma lo ha citato Calvino in 'Il barone rampante'".
La spiegazione (se ce ne fosse bisogno) dell'arcano ed un piccolo riferimento all'incrocio di spiritosaggini e di informazioni varie che colà si sono sviluppate possono essere adesso riferite in termini sintetici. Il nome del piccolo corso d'acqua in questione è Merdanzo. Mancava al promotore di quel singolare dibattito una notizia piuttosto interessante: Nico Orengo fu presente da quelle parti ad agosto 2008 ad una recita all'aperto - in loco - di pagine del noto libro di Italo Calvino, in particolare - aspetto che aveva intrigato lo scrittore al punto da suggerire a suoi amici di realizzare quella iniziativa - dove si riporta che "il Barone faceva i suoi bisogni da un ontano nel Merdanzo".
 



Il rio confluisce nel torrente Nervia all'altezza del centro storico di Isolabona, la sua piccola valle è discretamente lunga, scorre più vicino ad Apricale che alla sovrastante Perinaldo: motivi per i quali quella piccola commedia venne recitata un po' a monte di Isolabona.
E forse l'attenzione al tema in quel punto del web da cui qui si è partiti si è (per il momento?) fermata dopo altre parole dell'"agitatore di popolo": "Consiglio, a chi ha un buon allenamento in bici e non ha paura delle salite, l'anello Poggio di Sanremo (quello della Milano-Sanremo) - San Romolo - Perinaldo - Apricale - Isolabona (per vedere tutta la valle del Merdanzo e cercare il celebre ontano) - Dolceacqua - Vallecrosia. Sono tutti luoghi meritevoli di una visita...".
 


Va ricordato, per concludere, che ad Isolabona in onore di Nico Orengo il 23 luglio 2011 venne fatta una rappresentazione di brani del suo romanzo "Islabonita".
 

Vallecrosia al Mare (IM)

Una indiretta ed involontaria, ancorché garbata tirata d'orecchie è arrivata, invece, da parte di un gentile signore in proposito delle tradizionali cassette postali rosse di Poste Italiane, quelle sparite da Bordighera, come qui si è riportato, perché a suo avviso ne sussistono - e sono quelle che egli è abituato ad usare - una in centro a Vallecrosia al Mare ed una a Nervia di Ventimiglia. Inutile sottolineare che si è compiuta, anche per rimediare ad una grossolana distrazione, una veloce ricognizione sotto forma di immagini scattate all'insegna del "mordi e fuggi". Nel secondo caso viene solo ora il dubbio, perché al momento di usare l'apparecchio si è incorsi in quasi abituale disattenzione, che il contenitore (vedere sotto) sia ormai inibito al pubblico.
 

Ventimiglia (IM), zona Nervia, Corso Genova

In ogni caso, non si sono rinvenute le versioni "Smart" 2.0 di quei contenitori, "unità dotate di sensori digitali che rilevano la presenza di corrispondenza, temperatura, umidità e qualità dell'aria..." come si legge su Internet. 
 


Per quanto attiene il comune di Vallecrosia al Mare è d'uopo aggiungere che la nuova denominazione ha sostituito quella storica di "Vallecrosia" come esito di un recente referendum, indetto per incentivare il turismo: ed allora la conservazione delle "buche per le lettere" potrebbe essere un modesto contributo.
 


Cedendo alla tentazione di essere curiosi, ma anche birboni, si riporta, infine, che a Vallecrosia al Mare sulla Via Aurelia all'ingresso di ponente (lato Ventimiglia), un nuovo cartello stradale c'è già. 
 


A levante, entrando da Bordighera, ancora no. 
 


Sfogliando per caso vecchi incartamenti, sinora trascurati, ci si accorge che in un libretto di risparmio postale del 1934 il cognome sloveno di un vigile urbano di Bordighera, in pieno regime fascista, non era ancora stato "italianizzato".
 



Il passaporto del 1975 del figlio reca i visti della scomparsa Repubblica Jugoslava in occasione di una visita nella regione degli antenati.

Adriano Maini

mercoledì 6 maggio 2026

Ma i tabaccai vendono ancora francobolli?


Il pezzo più intrigante da pubblicare, selezionato da un repertorio da cui si potrà sempre attingere, forse sarebbe una cartolina della Grande Muraglia Cinese, di sicuro spedita in epoca imperiale, poiché, assodato che il mittente non aveva messo la data, tale indicazione risulta dalla dicitura in inglese del francobollo (ma anche la didascalia dell'immagine è in tale lingua), dunque, risalente al primo decennio del secolo scorso. Ma è già stata anni addietro mostrata sul web, per cui adesso si preferisce andare oltre.
Si parte, allora, da una Singapore forse qui inedita (articolo "viaggiato" nel 1904), una Singapore dove Somerset Maugham non era ancora arrivato (ma neppure Ernest Hemingway) per soggiornare all'Hotel Raffles, orgoglio dell'imperialismo britannico, trascurando, a titolo indicativo, tra le altre località, una New York del 1908 e diverse viste di Vienna di quei tempi, per fare alcune modeste considerazioni.
Risulta prima di tutto molto alta la possibilità che un po' tutte le famiglie abbiano conservato alcune vecchie cartoline, non fosse altro come ricordi personali. Del resto, i più giovani un tempo tentavano una qualche forma di collezione, magari entrando in quei giochi di scambi, tentativi di giochi di Sant'Antonio, che raramente funzionavano al meglio, ma da cui comunque qualcosa si rimediava sempre.
Le cartoline d'antan incontrano sempre notevole attenzione, come dimostrato dalla loro immancabile presenza nei banchetti dei tanti mercatini dell'usato.
Di sicuro con l'ampia diffusione delle immagini digitali è sempre più raro il caso che venga spedita da un viaggiatore una cartolina tradizionale (ma anche una lettera o un biglietto di auguri, prevalendo ormai, tramite internet, altre forme di comunicazione, pressoché istantanee).
Ma, se una persona, affezionata alle tradizioni o per compiacere un corrispondente, volesse oggi spedire una cartolina, si imbatterebbe in qualche piccolo ostacolo. A Bordighera, ad esempio, sarebbe obbligata a recarsi per una affrancatura all'ufficio postale, perché di sicuro per le strade nella città non ci sono più le vecchie cassette. E forse sarà così in tante altre parti d'Italia. Da una rapida ricerca sul web si capisce solo che sono sempre meno le tabaccherie che vendono francobolli. Il turista frettoloso è avvisato!

Adriano Maini

sabato 2 maggio 2026

Miscellanea (1)

Domenica 5 giugno 1960 alcuni carri della Battaglia di Fiori passano, per partecipare alla manifestazione, da Nervia di Ventimiglia

Su questo blog ci sono di tanto in tanto delle ripetizioni, forse inevitabili.
 

Carro: "Don Chisciotte e Sancio Panza. Compagnia: "I Galli del Villaggio". Giugno 1963

Può capitare per le vecchie Battaglie di Fiori di Ventimiglia, quelle anteriori al 1969, un tema molto caro agli abitanti della zona, ma che non offre una riserva propriamente inesauribile di fotografie.
Accade anche, però, di incorrere in omissioni, più o meno volute, se non di particolari, di immagini, o di necessitare per alcuni articoli di successive integrazioni.
 


Sul porto antico di Genova, ad esempio. Un sito che, quando era accessibile solo per gli addetti o i passeggeri, veniva comunque in qualche modo visto ed ammirato dai passanti, specie vicino alla Stazione Marittima, un contesto che creava occasioni di casuali e simpatici incontri, destinati a rimanere nei ricordi, incontri di amici e conoscenti del ponente ligure, i ferrovieri appena assunti, il giovane appena laureato e così via.
 


Per la rivisitazione dell'epoca dei primi scooter. Con uno scatto, ora aggiunto, che riporta al piccolo rione Gallinai di Bordighera, di cui non si era ancora specificato che corrispondeva in tutto a Via dei Giacinti, che mantiene tuttora fuori da quel diruto complesso di case un solo numero civico. 


La demolizione e conseguente ricostruzione della zona sembra di nuovo bloccata, per cui ci sarà ancora da attendere per capire dove sarebbero piazzate le vecchie cifre, che ancora parlano ad ex residenti e ad ex frequentatori. 


Per finire, un po' di recente cronaca. Continua su noto social la polemica tesa ad accreditare i "parmureli" di Bordighera, ricavati da foglie di palma, piante di cui la città da sempre abbonda, ed il cui invio era stato bloccato dal precedente commissario prefettizio, come i più aderenti alla tradizione per la celebrazione della Domenica delle Palme nella Basilica di San Pietro a Roma: per fare questo, si citano adesso documenti che dovrebbero invalidare la nota vicenda di capitan Bresca. Al profano, invero, sfugge qualcosa.
 

E per quanto riguarda la stazione ferroviaria di Vallecrosia si aggiungono per ogni senso di marcia due treni in più al giorno.

Adriano Maini