Visualizzazione post con etichetta Roma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roma. Mostra tutti i post

sabato 11 aprile 2026

C'era una volta la scuola comunista di Frattocchie

Istituto di studi comunisti, Frattocchie (1960): i nuovi edifici. Cartolina. Fonte: Andrea Pozzetta, Op. cit. infra

Scriveva - nel quadro di più ampie e spesse considerazioni politiche e sociali - nei giorni scorsi su Facebook un pensionato di Sarzana, il quale ha visssuto importanti esperienze professionali, che la sua pregressa esperienza - di tutta evidenza di fine anni Sessanta - di militanza nella Federazione giovanile comunista fu "coronata da un ciclo di formazione politica alla scuola di partito di Frattocchie a Roma con docenti del calibro di Antonio Pesenti, Luciano Gruppi ed Emilio Sereni".
Sottolineava il sanremese Rodolfo Amadeo nel suo "Dalla Pigna di Sanremo al mondo dei lavoratori", edito qualche anno fa, che "nel 1971 vado alle Frattocchie a Roma [ad un ciclo di lezioni successivo a quello menzionato qui più avanti]. La scuola di partito è stata dura nonostante l'impegno. C'è stato un momento in cui nemmeno dormivo per stare dietro a tutto quello che spiegavano nei corsi e a quello che cercavo di studiare e leggere in più. A me la scuola è servita molto politicamente". A quella data il quasi quarantenne Amadeo da operaio emigrato in Svizzera aveva maturato anche notevole pratica di lotte sindacali per forza di cose più difficili che in Italia ed era consigliere comunale nella città dei fiori. Rispetto al suo denso curriculum si deve ancora rimarcare a titolo indicativo che fu funzionario del Partito Comunista Italiano in Germania, in provincia di Imperia (alla fine degli anni Settanta), in Canadà, in Francia ed in Belgio; e che da pensionato tra le diverse azioni intraprese collaborò con l'Associazione Ballon Rouge di Aubagne.
 
Da "l'Unità" di domenica 21 agosto 1955

Dalla robusta tesi di dottorato - oltrettutto ricca di un nutrito apparato fotografico - di Andrea Pozzetta, "«Tutto il partito è una scuola». Le scuole di partito del Pci e la formazione dei quadri (1945-1981)" (Università degli Studi di Pavia, Anno accademico 2015-2016), si evince che in quel periodo Frattocchie, dopo la chiusura di quello di Bologna, era l'unico Istituto di Studi Comunisti; che il direttore era Giuseppe Dama di Verona, ex partigiano, affiancato dall'insegnante Aida Tiso, anch’essa veneta, anch'essa ex partigiana, autrice di diversi libri sulla questione femminile; che altri docenti furono, ad esempio, Lucio Villari, Paolo Alatri, Paolo Spriano, Franco Ferri, Filippo Frassati, Edoardo Perna, Sergio Flamini, Aniello Coppola, Franco Calamandrei; e che dall'estate del 1972 divennero operative altre tre scuole, per prima Faggeto Lario, sul lago di Como, nella quale fecero esperienze alcuni imperiesi.
Capitava - così come ad altri allievi prima e dopo - ai partecipanti al primo corso lungo di Frattocchie del 1971, su cui talora si sono già fatti stringati accenni di prospettiva di costume su questo blog, di partecipare a quelle che per comodità si possono definire attività integrative didattiche compiute in esterno. Tra queste si può annoverare una serie di conferenze di dirigenti comunisti, tenute in una sala pubblica del centro di Roma. In un'occasione si vide, poco prima dell'inizio dei lavori, proprio all'ingresso, Pietro Ingrao conversare amabilmente con un funzionario di partito di Modena, un po' più anziano dei suoi compagni di studi, con il quale aveva condotto qualche anno prima una campagna elettorale in Sicilia. Una situazione pressoché analoga occorse a Giorgio Amendola che, prima di recarsi al palco, salutava tutti gli astanti con il suo tipico tono di voce molto simile ad un borbottio. Essendo, poi, l'età media quella di ragazze e di ragazzi, tutti gli spettatori dei due casi sentirono di avere, se non imparato qualcosa, quantomeno visto passare un po' di storia.
Si possono mutuare dal documento di Andrea Pozzetta ancora queste frasi: "Ben presto la scuola centrale viene trasferita [alla fine degli anni Quaranta] in una sede più consona a un istituto di tipo residenziale. Il partito, infatti, ha appositamente acquistato un elegante villino, villa Grismayer, immerso in un’ampia tenuta sui Colli Albani, a venti chilometri dalla capitale. È qui, a Frattocchie, in località Due Santi, una frazione del comune di Marino disposta lungo la via Appia Nuova, che il Pci decide di stabilire il suo centro superiore di istruzione: una scelta che appare fin da subito curiosa, se si considera che la villa si ritrova pressoché attorniata da conventi, seminari, istituti cattolici; proprio alla sommità del colle su cui sorge la scuola hanno sede alcune delle ville papali di Castel Gandolfo". Quando la "tenuta" (il cui assetto iniziale di parco e villa storica era stato implementato non fosse altro della palazzina delle aule, dei dormitori, della cucina, della lavanderia e degli spazi di ricreazione), tuttavia, venne messa in vendita dal partito erede del PCI, articoli di giornale misero in evidenza che quella proprietà era stata, invece, donata da un ricco svizzero. E questo per la cronaca.

Istituto di studi comunisti, Frattocchie (1969): la vecchia villa. Cartolina. Fonte: Andrea Pozzetta, Op. cit. 

Del resto la materia concernente l'Istituto di formazione centrale del Partito Comunista (chiuso nel 1993) è molto vasta, sul piano della serietà, ma anche su quello delle cose curiose. Sembra ad esempio di ricordare per trasmissione orale che - sensazione da lui non ripresa nel suo libro - anche Amadeo avesse avvertito in quel nobile edificio un'atmosfera non tanto da collegio militare, quanto da convitto religioso. 
La tentazione è di continuare sporadicamente su questo argomento seguendo quest'ultimo taglio.

Adriano Maini

giovedì 5 febbraio 2026

Un grande fotografo vissuto a lungo in incognito a Bordighera

Bordighera (IM): nelle vicinanze di una delle abitazioni di Fabrizio La Torre

Fabrizio La Torre abitava a Bordighera quando - nel 2010 - ebbe luogo a Parigi la prima mostra di sue fotografie, scattate tanti anni prima: nonostante che avesse fatto vita riservata ci sono in questa zona alcune persone che lo ricordano ancora con simpatia.
Si entra meglio in argomento, indicando subito il sito di grande spessore dedicato a lui e alla sua famiglia, una famiglia che ha attraversato sul serio la storia. Il sito in questione è curato con affetto e competenza dal nipote François Bayle.
Va subito aggiunto che Fabrizio La Torre aveva già smesso da lungo tempo di dedicarsi alla sua grande passione, che aveva esercitato al di fuori dei suoi reali impegni professionali. Questi ultimi, tuttavia, gli furono - al netto di suoi viaggi privati - utili per estrinsecare il suo impegno amatoriale: nel caso della Thailandia la sua costante ricerca di emozioni lo portò ad una scoperta storica da lui prontamente immortalata, in quel caso anche con una sua rara, pregressa pubblicazione.
Il fatto è che La Torre teneva per sè le immagini realizzate - 150.000 clichés -, sviluppate da pellicole nel miglior laboratorio di Roma, concedendole al massimo per libri di carattere scientifico, ma sempre dietro lo schermo dell'anonimato.
Vedendo i suoi lavori, come è molto parzialmente possibile all'indirizzo web già citato, risulta difficile resistere alla malia "realistica" dei suoi scatti, soprattutto per la città eterna, ma seppe catturare risvolti sociali dappertutto, in modo esemplare, poi, negli Stati Uniti degli anni '50.
In questo senso si sarebbe trovato bene a conversare con Alfredo Moreschi, il quale non solo per questo ponente ligure in quella direzione si era esercitato con altri amici alla fine dei Sessanta, ma aveva una verve ironica particolare, quella coltivata anche da La Torre.
Fabrizio La Torre a Bordighera frequentava ex partigiani ed ex ufficiali britannici, un aspetto singolare se si tiene conto che suo padre era stato un ufficiale del SIM, il servizio segreto militare, che dopo l'8 settembre 1943 fu decisamente impegnato sul fronte antifascista e che, come tale, ebbe notevoli e svariati contatti, talora ritrovandosi a fianco di vecchi amici di famiglia: in diversi avvenimenti, del resto, fu convolto lo stesso Fabrizio.
Sono aspetti, questi che, pur riportati nel richiamato sito, meritano ulteriori approfondimenti, al pari di quelli su altri cari di Fabrizio, ad esempio la madre Gabriella: il che non è escluso che qui possa avere luogo.
Tralasciando in questa occasione di mentovare i soggiorni di Fabrizio a Bordighera già negli anni Trenta (la fantasia induce a pensare che potrebbe avere conosciuto Guido Seborga e il giovane Gian Antonio Porcheddu) e i legami dei La Torre con Cap d'Ail, non si può terminare questo scritto se non sottolineando che François Bayle è un giornalista, un esperto di politica ed uno scrittore molto sperimentato.

Adriano Maini

sabato 20 dicembre 2025

A Roma in questi giorni

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Recenti articoli di giornale hanno riferito che a Roma per gli scavi della nuova metropolitana è stato adottato il sistema di smontare i reperti archeologici e di riposizionarli in loco, una volta finiti i lavori, rendendoli visibili ai viaggiatori nelle stazioni sia attraverso acconce vetrate sia direttamente, come nel caso, qui messo in evidenza, di quella del Colosseo.
Viene da dire "meglio tardi che mai", se si pensa a sconci non poi tanto remoti, come, a fare un solo esempio, per la rapida ricopertura dei resti della villa appartenuta al generale di Marco Aurelio, che si dice avesse ispirato la figura del protagonista del famoso film "Il gladiatore".
In materia, certo le problematiche sono vaste, ma con un po' di intelligenza e con un po' di pazienza, qualcosa di positivo può essere - come si vede - realizzato.
Intanto, sempre più persone possono ammirare, se vogliono, testimonianze di case di età tardo repubblicana dell'antica Roma che, collocate tra le pendici della Velia e del Colle Oppio, erano già state sepolte al momento della costruzione - voluta da Mussolini - di Via dei Fori Imperiali.

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Un'altra buona notizia proveniente dalla capitale è la sempre più diffusa apertura del Palazzo del Quirinale - i cui tesori artistici non necessitano di spiegazioni - e dei suoi giardini ad un largo pubblico.

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Molto bene, quindi, per i romani e per i turisti appassionati di storia e di cultura.

Adriano Maini

domenica 7 dicembre 2025

Ma il Maxxi no

Interno del Maxxi a Roma. Foto: Gian Maria Lojacono

Il bel volto nobile e serio di una persona molto alta spiccava sotto la pioggia tra la folla: era Vittorio Gassman in Piazza del Popolo a Roma il 28 novembre 1971 nel corso della manifestazione nazionale unitaria antifascista, che vide la presenza di 300.000 partecipanti.

Sempre in quell'anno riusciva facile ad alcuni studenti di un discretamente lungo corso del Partito comunista, tenuto alle cosiddette Frattocchie sui Colli Albani, trovare parcheggio per le auto in centro città e consentire loro di entrare con comodo tra la folla del comizio del Primo Maggio sindacale in Piazza San Giovanni, certo non gremita come per le attuali kermesse musicali di pari data.
Non era la prima volta in quel periodo che a quei ragazzotti capitava di trovare acconcia sistemazione per la vettura, se decidevano di scendere di sera a Roma per vedere un film, magari dopo avere assaggiato robuste porzioni di buona pochetta arrosto: ma ben presto, a quanto risulta, il traffico capitolino sarebbe ben impazzito come una maionese non riuscita.

Nei primi anni Novanta ad una cena preparata alla buona all'aperto davanti a riadattate scuderie di una Villa sul Gianicolo, già teatro degli scontri del 1849 contro le truppe francesi dei volontari guidati da Garibaldi a difesa della Repubblica Romana, un commensale parlava agli ospiti imperiesi, improvvisati dell'ultimo minuto, di sue ormai lontane, ma per lui noiose vacanze estive a Perinaldo: preferiva località più frequentate, per non dire più mondane, il figlio dello storico dirigente comunista, che il 16 settembre 1944 durante un comizio a Villalba, feudo di don Calò Vizzini, aveva subito un attentato di Cosa Nostra, e di cui si tramanda ancora con simpatia la presenza nel ridente villaggio in altura quasi al confine con la Francia.
La padrona di casa, invece, aveva già incaricato i due liguri di trasmettere i suoi affettuosi saluti ad Angelo Oliva, che non vedeva ormai più da quasi due decenni, da quando Oliva era vicesegretario della Sezione Esteri del Partito comunista.

I due, spesso a Roma perchè dirigenti a diverso titolo della loro Associazione di categoria, soggiornavano in genere nei pressi della Stazione Termini: i tempi, al netto di congressi e di convegni, erano per loro stretti, ma un salto al vicino Museo Nazionale Romano nelle Terme di Diocleziano o ad una non lontana Galleria di Arte Moderna, che pure si erano ripromessi di visitare, non riuscirono mai a farlo, o probabilmente furono in proposito negligenti. No, non c'era ancora il Maxxi, ben piazzato in un'altra zona.
Non furono così ignavi, invece, nel gironzolare nei dopocena ad esempio a Trastevere, dove almeno in un'occasione poterono assistere divertiti al fitto scambio di battute di tre avventori di un pubblico esercizio, dignitosi emuli - a dire il vero - di un certo Petrolini.
Grande soddisfazione trovarono, inoltre, con una trasferta in pullman per una manifestazione nazionale, perché, ritrovandosi al termine del corteo con gli altri imperiesi ad una rapida colazione con vista sui Fori Imperiali, ebbero agio di trasmettere le loro esperienze in loco, interrotti di frequente, tuttavia, da tante domande, coordinate da un buontempone capotavola e fatte a chi inopitamente stava passando per essere un buon cicerone della città eterna: il tutto in grande allegria.

Adriano Maini 

mercoledì 30 aprile 2025

Primo Maggio d'antan


Per tanti anni, di sicuro sino al 1968, la Cgil celebrava con un comizio il Primo Maggio nel mercato coperto di Ventimiglia, allora ancora Mercato dei Fiori. Nel 1965 oratore ufficiale fu Lorenzo Trucchi, ventenne, da pochi mesi segretario della locale Camera del Lavoro. Veniva utilizzato un piccolo palco, poco più di una scala, fornito gratuitamente dal Municipio e adornato con i fiori donati da una pregiata ditta di esportazione con sede nell'ancora esistente stabile dell'ex Conceria di Via San Secondo. Al sonoro, al tempo, provvedeva una nota ditta di elettricisti, ben presto usa a lasciare in loco in modo permanente delle sorte di enormi trombe di foggia antiquata, gli altoparlanti insomma.
Altre due similari iniziative il sindacato teneva in provincia di Imperia a Sanremo e nel capoluogo.
Nel 1969 ci fu il Primo Maggio unitario Cgil Cisl Uil e così per diversi anni ancora, con momenti significativi e principali a Ventimiglia, Sanremo e Imperia.

Nel 1971 alcuni partecipanti ad un ciclo di lezioni dell'Istituto di Studi Comunisti delle Frattocchie sui Colli Albani, ciclo che era appena stato prolungato di un mese, parteciparono al Primo Maggio di Roma nella tradizionale Piazza di San Giovanni. I colleghi più vicini come abitazioni erano rientrati a casa per una breve vacanza, mentre quel piccolo gruppo poteva usufruire dell'automobile di uno di loro, un giovane operaio di Parma: non si stupirono, pertanto, di trovare agevolmente in un giorno di festa parcheggio per il loro mezzo, dato che questa possibilità era già loro capitata addirittura nei pressi della stazione ferroviaria di Roma Termini, allorquando, prima di entrare in un cinema qualsiasi, avevano tentato - anche se già paghi dell'ottima cucina della loro scuola - l'esperienza di una trattoria tipica, rimanendo invero soddisfatti.


Per diverso tempo, con epicentro negli anni Ottanta, nei dintorni di zona Due Strade a Bordighera nel magazzino in aperta campagna di un noto imprenditore, dirigente comunista e consigliere comunale nella città delle palme, si teneva un pranzo del Primo Maggio, al quale era ospite d'onore un ex comandante partigiano, già deputato del Pci. Dei selezionati compagni che parteciparono a quegli appuntamenti, spicca immancabilmente nelle rare rievocazioni connesse ad occasionali conversazioni la figura di un omone baffuto e calvo, un uomo di poche parole e diligente segretario - non c'erano ancora i cosiddetti "portaborse" - dei vari parlamentari comunisti della provincia, nella sua Sanremo ancora più ricordato come impegnato dirigente di una squadra giovanile calcio, la quale diede il nome ad un affermato sul piano nazionale torneo Primavera di quello sport.


A Ventimiglia Alta, invece, in quel frattempo i pranzi del Primo Maggio presso la società operaia prossima alla Chiesa di San Michele avevano, in quanto a partecipazione, delle caratteristiche da arco costituzionale, come si diceva allora, e invitato principale un sindaco, affermato professionista, che da studente aveva sudato ben più delle proverbiali sette camicie: imperavano lassù fave e salame, ma soprattutto le fave, ammanite in tante maniere.

Adriano Maini

venerdì 14 febbraio 2025

A Marineland


Poteva capitare a visitatori occasionali di Milano, magari proprio (come nel film tra breve citato) dalle parti del Duomo, quando non era ancora stata introdotta la Zona a traffico limitato (ZTL), di essere interpellati in mezzo alla nebbia per indicazioni stradali da automobilisti di passaggio, per il colmo anche romani, quasi a rievocare il finale di una pellicola anni Cinquanta (Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo diretto nel 1956 da Mauro Bolognini) con protagonista, soprattutto nel finale, Alberto Sordi. Questi nella parte - come solo può capitare nella fantasia del cinema - di un vigile urbano saccente trasferito nella metropoli lombarda, dove dovrebbe aver raggiunto il culmine della soddisfazione professionale, dopo aver risposto nella scena, già in qualche maniera evocata, alle richieste di giovanotti dell'Urbe in transito da quelle parti, prima sfoggia sussiego pronunciando tra sé e sé parole in dialetto meneghino tipo "El Domm", "el panetùn", "el ghisa" (poliziotto municipale), per poi arrendersi alla lacrimevole esclamazione "el magùn", che, tuttavia, gli ambrosiani veraci dovrebbero pronunciare come "me vegn el magon".

Genova: uno scorcio di Piazza De Ferrari

A metà del primo decennio di questo secolo poteva capitare - come in effetti successe - a Genova, città di persone austere e ancor più frettolose dei milanesi, di vedere un noto industriale obbligare la scorta a fare dietrofront nella strada che dall'ala orientale del Teatro Carlo Felice porta a Piazza De Ferrari, giusto per fare il galante con una giovane signora che insieme ai colleghi di una comitiva di piccoli imprenditori imperiesi si stava recando al parcheggio sul marciapedi transennato a causa dell'evento da cui era sbucato il nostro personaggio. Quest'ultimo, a varco infine libero, un centinaio di metri dopo, prima di tornare nella sua opposta direzione reclamava - accettato - di poter dare un bacetto, prontamente richiesto anche da una graziosa cinquantenne del gruppo ponentino: il tutto sotto gli sguardi sornioni dei colleghi delle due donne e forse pure oggetto degli scatti, mai pubblicati, della fotocamera di un telefonino.

Poteva capitare nel 1997 a Roma ad altri di quella compagine di incrociare il menzionato tycoon aggirarsi con fare annoiato nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, nella cui piazza era arrivato in sella a rombante motocicletta, accompagnato dalla fidanzata dell'epoca, nota attrice di origine straniera, che fece in tempo in chiesa a scambiare uno sguardo assassino con un quasi cinquantenne imperiese, presente per combinazione a questo ed al precedente episodio: mancavano, invero, a commentare il tutto alcuni salaci compari del rione, discreti emuli di Petrolini, che con le loro battute micidiali avevano deliziato in un bar all'aperto di quella zona altri ponentini di quel sodalizio nell'afoso luglio di qualche anno prima.

L'interno di un ristorante di Marineland, in occasione di un incontro professionale, nei primi anni Novanta - Foto Moreschi

Poteva capitare, più o meno in quel torno di tempo, che, per lo stupore soprattutto degli ospiti imperiesi, le grida delle orche di Marineland, il più grande parco marino d'Europa situato ad Antibes, da poco, però, chiuso, di tanto in tanto sovrastassero il brusio delle conversazioni di una riunione più o meno professionale, in qualche modo indotta - al pari di altre, successive - dalle conoscenze di un quotato commercialista sanremese, che uno studio associato non lo ebbe solo a Nizza, ma anche in Corsica.


Può oggi capitare di sentire inediti su racconti già fatti, rievocare vecchie altrui storie giovanili piccanti, recuperare immagini e scritti quasi d'epoca.

Adriano Maini

sabato 16 dicembre 2023

La focaccia di Finale

Genova: la Stazione Piazza Principe

"La campana fa din din don e il galletto fa chicchirichì", così più o meno a metà degli anni Cinquanta sull'aria di una canzone in voga cantava a squarciagola l'addetto ad un carrello di vivande e di altri generi di conforto, muovendosi lungo il marciapiedi di una imprecisata stazione ferroviaria in provincia di Savona. Forse si trattava di quella di Finale Ligure ed allora fra le cose buone che vendeva quel giovanotto spiccava una deliziosa focaccia di cui molte persone tramandano ancora adesso il goloso ricordo: tra questi in almeno un suo racconto Arturo Viale.

Molto noto era - forse, lo è ancora - specie per i passeggeri provenienti dalla provincia di Imperia il bar della Cooperativa Portabagagli della Stazione Piazza Principe di Genova, situato a settentrione del corridoio porticato che funge da facciata ed ingresso al maestoso edificio. Buona anche lì la focaccia, ma l'attrattiva del locale era per chi non si fosse rifocillato in treno la possibilità di farlo appena disceso. Per non dire dei prezzi concorrenziali praticati un tempo anche ai non soci.

La stessa cosa avveniva nella confinante mensa del Dopolavoro Ferrovieri, molto elogiata per la buona cucina, che riservava in ogni caso ai ferrovieri le tariffe migliori, come facevano e come, per quanto si sa, fanno ancora le strutture gemelle in tutta Italia.

Per accedere ai similari locali - di antica eleganza - di Milano si passava un tempo davanti alle vetrine di una sorta di piccolo Museo delle Cere, che adesso si trova a Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova.

Le Mense dei Dopolavoro Ferrovieri erano a volte ubicate molto lontane dai binari: quella di Roma negli anni Sessanta era allocata in un palazzo antico, posto a sinistra della Stazione Termini, accessibile da una lunga scalinata al termine della quale, voltandosi, si potevano ammirare le Mura Serviane.

Da una rapida ricerca sul Web sembra che molte situazioni siano cambiate, ma pare anche che molte informazioni siano frammiste ad altre, attinenti le trasformazioni in veri e propri centri commerciali delle principali stazioni del Paese, per cui non risulta agevole discernere nei dettagli l'odierno stato dell'arte.

A Ventimiglia, come ben si sa, la palazzina del Dopolavoro Ferrovieri è ancora adibita alle sue storiche funzioni. Pensando al salone del primo piano, tuttora sede di svariate iniziative, vengono in mente tante storie passate...

Adriano Maini

domenica 20 agosto 2023

Rosso, bianco e...

Sanremo (IM): la vecchia stazione ferroviaria

A metà anni Cinquanta per i conduttori della linea ferroviaria Ventimiglia-Genova era situazione normale scambiare qualche parola quando verificavano i documenti permanenti di viaggio di deputati e di senatori, tutte persone affabili, tutte vestite modestamente: era particolarmente cordiale un parlamentare democristiano di Savona che talvolta indossava un abito che presentava il rammendo di qualche strappo.

Sempre in quel torno di tempo - ma ancora dopo -, era illegare distribuire volantini politici sui treni. Ma non solo in tali casi. Ancor più si affrontavano i rischi di sanzioni se tali operazioni le facevano italiani in territorio francese. Capitava a militanti comunisti della zona di Ventimiglia (come di altre zone di frontiera, specie quelle con la Svizzera) correre di tali alee in occasione del rientro in patria (quella vera! quella del cuore e degli affetti umani!) su strada ferrata di migliaia e migliaia di connazionali emigrati per le elezioni politiche, che, invero, usufruivano degli sconti - riduzione a metà - sui prezzi dei biglietti, ma indubbiamente affrontavano spese non indifferenti - ancorché motivate anche dalle visite ai loro cari rimasti nel Paese e/o ai loro luoghi - per i magri bilanci familiari dell'epoca. Ad attendere i citati attivisti "rossi" alla stazione di Sanremo in tante occasioni era Libero Alborno, il Libero de "La curva del Latte" di Nico Orengo, che, quale personaggio reale, probabilmente sapeva di essere schedato dalla CIA perché organizzatore di attraversamenti clandestini oltre confine di repubblicani spagnoli e di altri profughi politici, come già prima, insieme a Luigi Lorenzi, detto "Luigiò", di quelli di ebrei, stranieri e non, in fuga per le leggi razziali di Mussolini. Ma di Libero manca tuttora una storia per così dire ufficiale, dalla sua attività - già avviata dal padre - di ibridazione di rose alla sua presenza nel primo e nel terzo - l'ultimo - CLN di Ventimiglia e tanto altro ancora, mentre nella tradizione popolare il ricordo che si tramanda di lui è quello di generoso benefattore.

I giovani della Federazione Giovanile Comunista di Roma attorniavano attenti - in quella primavera del 1971, all'indomani di quella imprevista, straordinaria e storica nevicata, in quel giardino della scuola di Partito delle Frattocchie - un sorridente Angelo Oliva con l'eterna sigaretta Gitanes Maïs in bocca.

Il funzionario comunista imperiese - alla svolta degli anni Ottanta - sosteneva con il suo collega, il quale l'aveva accompagnato a quel pertinente incontro nel capoluogo delle Alpi Marittime, che il deputato comunista di Nizza, già segretario di quella Federazione, gli ricordava molto un bandito corso.

Ai tempi dello scandalo sessuale di Gary Hart - del quale ancor oggi si scrive che senza le citate attenzioni mediatiche sulla sua vita privata avrebbe tranquillamente vinto nel 1988 le elezioni a Presidente degli Stati Uniti - il futuro deputato, poi senatore, democristiano, professore universitario, affermava bonariamente in amabile conversare per una via di Ventimiglia che in Italia Hart non solo avrebbe potuto candidarsi, ma avrebbe anche riscosso un grande successo.

Il funzionario della Chambre de Métiers et de l'Artisanat delle Alpi Marittime teneva nel suo ufficio di Saint Laurent du Var un vecchio calendario de "Le Patriote", periodico dei comunisti locali, tuttora edito online. Il visitatore italiano lo riconobbe come tale, ma il collega francese fece mostra di non avere inteso. Mesi dopo quel documento non appariva già più. Di sicuro l'ambiente dei dirigenti dell'Artigianato del Nizzardo non era - e non è - dei più progressisti.

Si potevano - se di ritorno dalla capitale - incontrare al bar dell'aeroporto di Fiumicino il deputato di Imperia ed il senatore della zona, leghisti, eletti nella tornata del 1994: esempi di uomini politici scomparsi da tempo dalla scena.

Adriano Maini

sabato 13 novembre 2021

Se a Roma piove



E l'alberghetto scalcagnato davanti al quale i miei due accompagnatori mi lasciarono, ormai nel cuore della notte, fu un po' come un tocco finale. A me sembra ancora adesso, per farla breve, tratto di peso da un qualche romanzo dove compare Maigret, con la differenza che io mi trovavo a Marsiglia e non a Parigi. Solita tappezzeria un po'... trasandata, solito rubinetto che sgocciolava, solita persiana che cigolava al vento, solite voci di donne e uomini: queste cose, nonostante il... mal di testa me le ricordo, così come mi ricordo di avere dormito ben poco. Il mio... autista, dalla guida invero spericolata, sì che per tutto il viaggio di andata e ritorno per e da Aubagne - altra vicenda! - mi ritrovai ad essere teso come poche volte nelle mie esperienze, ed il suo... secondo di bordo mi avevano - oltre a giocarmi lo scherzetto della "mamma dei legionari" - sommerso di gustosi aneddoti riferiti a Gaston Deferre, che stava per diventare in quel momento - primavera 1982 - ministro, ma già storico sindaco della città dei Focesi d'Occidente e di Pitea il Navigatore. E la statua di Pitea in quella che era stata la polis dell'uomo che per primo aveva visto l'ultima Thule - narra la leggenda! - l'avrei rivista con maggior comodo una decina di anni dopo.

Circa Marsiglia non posso, poi, trascurare almeno un accenno a Jean-Claude Izzo, un uomo impegnato sul fronte sociale ed antirazzista, che da scrittore trasfigurava i suoi valori in cupe storie noir: nei suoi libri quella città e i suoi dintorni, non molto lontani da questa riviera, assumono contorni quasi magici: si sentono l'odore del mare, i profumi dei fiori e delle erbe mediterranei, i sapori di cibi cosmopoliti. E si palpita per personaggi che sembrano usciti da una canzone di Francesco De Gregori, nel contempo in cui certi "cattivi" sembrano (almeno a me) un po' esagerati, anche se fanno rinviare con il pensiero a tante trame criminali realmente esistenti...

La prima volta che venni portato a Milano avevo poco più di due anni, come testimoniato da una fotografia di famiglia, scattata in Piazza Duomo con l'immancabile cornice di piccioni, uno in mano a mio padre, ma non posso certo ricordarne nulla.
Ricordo bene, invece, che, prima dell'età scolastica, dalla finestra di un piano ben alto posizionato in Via Santa Radegonda mi sembrava di toccare con una mano quel Duomo che mi affascinava tanto.
Quella casa non c'é più, sostituita da un orrendo silo-parcheggio, quasi adiacente alla Galleria. Ed il Duomo non mi appare oggi poi così vicino.

Nello, d'immigrazione dal Polesine (e al secondo matrimonio di Silvano mi raccontò di sue ricerche storiche locali), faceva il bracciante nella campagna condotta da Bruno, figlio di Libero Alborno (quest'ultimo trasfigurato - ma non troppo - dall'autore nel personaggio di Libero nel romanzo), campagna che è al centro de "La curva del Latte" di Nico Orengo. Ma alle due di notte teneva testa a Francesco Biamonti in lunghe discussioni davanti alle saracinesche di un Bar Irene di Ventimiglia dalla storia singolare, discussioni nelle quali il romanziere di San Biagio della Cima, che non aveva ancora esordito come tale, dimostrava una sua grande dote, mai appieno oggi rammentata: la sua grande signorilità. Nello, dalla grande dialettica e dalla grande erudizione da autodidatta, ebbe l'opportunità di trasferirsi definitivamente a Milano per motivi di miglioramento professionale, culminati in seguito con una laurea ed il superamento di un concorso da dirigente comunale in una città di quell'area metropolitana. In occasione di uno dei suoi primi viaggi lo accompagnammo in treno, un accelerato notturno che faceva tutte le fermate, io e Silvano: gustoso l'episodio delle strelitzie, dimenticate a mollo, che stavano per trasbordare dalla vasca da bagno nell'appartamento della fidanzata.

A Roma. Quasi una gag. Il collega, che senza chiedermi nulla mentre ne ero un po' consapevole, interpella in quella notte di inizio primavera un passante circa Fontana di Trevi, salvo accorgersi (su questo, invece, io ero out!) un attimo dopo che era un noto attore. Indicazioni vaghe come risposta. Che era dietro l'angolo, praticamente!
Camminate, tante camminate. Non solo alle manifestazioni. D'altronde, per fare i turisti per caso non si può agire diversamente. Altri colleghi, in queste peregrinazioni molto post-lucane, a dirmi che conoscevo bene storia e monumenti. Di lì, forse, personali intensi ripasso e studio di tante cronache passate e di tante guide recenti. Ma, più si sa, più ci si accorge di sapere poco!
A Trastevere case che negli interni ricordano quelle quasi turrite dei borghi liguri. E locali pubblici dove gli avventori discutendo bonariamente, ma in modo colorito, forse (anzi, penso che vada tolto questo condizionale, se rifletto su cronache relative a parole, motti, suggestioni carpiti per strada da soggettisti e sceneggiatori di capolavori della "commedia all'italiana) forniscono tanti spunti ad artisti che vanno per la maggiore.
Se a Roma piove, le cose vengono fatte per bene. Memorie di fortunate fughe in taxi sotto l'infuriare degli elementi.

Il mio cognome viene da case sparse su collinette non lontane da Fornovo Taro, in provincia di Parma. Anche la famiglia della nonna del lato paterno aveva radici nel comune di Medesano, ché di questo si  tratta. Insomma, da quelle parti i miei antenati ci stavano da secoli: qualche storia forse interessante me la ricordo ancora. C'é anche una singolare assonanza tra il nostro cognome e il nome di quella frazioncina, che curiosamente coincide con quello di un sobborgo di Napoli: Miano. Indubbiamente film come "Novecento" di Bertolucci, ma ancor più "Questa specie di amore" di Bevilacqua, alla loro uscita mi fecero d'improvviso ripensare con intensità a queste mie origini che ormai, preso dal mio pieno ingresso nell'età adulta, stavo discretamente trascurando. Questi film, non altri, non altre opere letterarie, per diverse motivazioni, alcune proprio d'impatto con una mia personale rivisitazione della nostra saga familiare: da cui adesso estrapolo tuttavia solo il forte messaggio sociale, democratico ed antifascista contenuto in quelle pellicole, perché mi sembra di forte, stringente, amara attualità.

Quella volta a Bologna in Piazza Maggiore guardare i crocchi improvvisati di persone che discutevano civilmente, soprattutto di politica: li ho visti forse prima che qualcuno li consegnasse alla pagina scritta, memoria di nobile costumanza ampiamente decaduta.

Adriano Maini