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sabato 5 settembre 2026

Anche la botanica può essere una grande passione









C'è chi, tra Ventimiglia e Bordighera, il giardino se lo tiene alquanto selvaggio, eventualmente con netta prevalenza di esemplari di specie nostrane.
C'è chi il giardino lo predilige ordinato.
C'è chi il giardino lo vuole più esotico.
Ma bisogna avercelo un pezzo di terra per dedicarsi alla botanica.
Alfredo Moreschi, competente in diversi campi, la passione più forte l'ha dimostrata per fiori e piante.
C'è chi, pur non non svolgendo specifica attività professionale, difficilmente perde l'occasione di frequentare qualsiasi tipo di evento riconducibile al mondo vegetale o quanti più campi sperimentali gli riesca possibile.
C'è chi rischia l'osso del collo su ripide erte, liguri e non, per ammirare in natura qualche erba rara, ma anche per cogliere qualche virgulto protetto: se riesce, poi, a farlo attecchire nel suo, forse non lo si può condannare del tutto.
Si rimanda agli scritti di veri esperti la lettura di notizie afferenti chicche in materia come i Giardini Hanbury o Villa Boccanegra a Ventimiglia o tante meraviglie della Costa Azzurra, ma ancor più a diretti "sopralluoghi".

Adriano Maini

venerdì 14 agosto 2026

C'era una volta il MOAC

Sanremo (IM): il nuovo Palafiori di Corso Garibaldi

Sanremo (IM): parcheggio all'esterno di un MOAC in Valle Armea

Sino a qualche anno fa più o meno in questi giorni apriva a Sanremo il MOAC, rassegna dell'artigianato, ma a tutti gli effetti un variopinto mercato, forse come tale già autorizzato dai primi atti amministrativi in proposito.
Annunciato sin quasi alle ultime edizioni da intriganti manifesti e locandine presenti in tutta la provincia, l'evento attirava moltitudini di visitatori-clienti, comprese tante persone con la puzza sotto il naso.
Per decenni ospitato nel vecchio Palafiori di Corso Garibaldi, poi nella struttura analoga di Valle Armea, il MOAC si caratterizzava altresì in ogni sede per il tremendo caldo canicolare che faceva soffrire ai partecipanti: un fenomeno forse più patito dagli espositori meno scafati che dai potenziali acquirenti.
Sarebbe noioso affrontare il tema delle autorizzazioni e delle competenze comunali in materia - del resto materia astrusa - ma sarà sufficiente rimarcare che per un periodo molto lungo il MOAC fu organizzato da una ditta, il cui titolare, il signor Covatta, sapeva in effetti attirare artigiani e commercianti singolari da tutta Italia, realizzare iniziative di spettacolo di contorno (si potrebbe qui celiare, se non difetta la memoria, ancora una volta sui concorsi di bellezza) e a anticipare a selezionati invitati, tra i quali non mancavano i politici di turno, i contenuti della fiera con speciali appuntamenti, di solito cene all'aperto, in un caso un ricco buffet su una motonave, di solito adibita per la gioia dei passeggeri alla ricerca dell'avvistamento di mammiferi marini (Whale watching, insomma, ma qui sopra oggi non usa), sul tragitto Sanremo-Montecarlo e ritorno.
I personaggi appena citati tornavano quasi tutti per le successive inaugurazioni, le quali, però, attiravano in particolare vere folle di semplici curiosi, a creare anche tanta allegra confusione: non tutti seguivano la processione ufficiale che si snodava tra gli stand, molti dei quali non ancora pronti del tutto, con disappunto del patron, ma in ogni caso la scena era sul serio da vedere. Non sempre il sindaco di turno era presente al taglio del nastro, delegando per lo più alla bisogna l'assessore competente. La stessa cosa capitava per il Vescovo di Ventimiglia, ma se ne può ricordare uno che a metà anni Novanta indugiava tanto tra i banchi, dispensando sorrisi a destra e a sinistra e rallentando una sfilata che alcuni partecipanti non vedevano l'ora che finisse.
A cura di un'associazione di categoria si fecero al MOAC anche i primi esperimenti circa il web, inizialmente con simulazioni da computer, ma presto con vere connessioni, indotte da una nuova ditta non lontana da Corso Garibaldi.
Si fecero logicamente tante fotografie al MOAC, amatoriali e professionali. Una via di mezzo erano quelle di Alfredo Moreschi, consegnate agli archivi della sua associazione, tuttora non presenti sul sito dal nome di questa famiglia di illustri e capaci artigiani. Senonché, proprio alla chiusura dell'edizione 2019 del MOAC  - l'ultima - ci fu un grande tributo all'attività di Alfredo Moreschi.

Adriano Maini 

domenica 12 luglio 2026

Rileggendo vecchi post...

Ventimiglia (IM): il Municipio

L'intenzione di rievocare qui l'esperienza di "Radio Squadra" a Ventimiglia nel marzo 1959, una trasmissione che coinvolse decine di scolari delle elementari, prese le mosse anni fa dalla lettura occasionale del testo della canzone in dialetto di Ventimiglia "Legenda ventemigliusa" (Leggenda ventimigliese), pubblicato con traduzione a fianco da una signora della città di confine su di un blog non ligure, che intende tuttora valorizzare la cultura popolare italiana. Lo spunto per addentrarsi in quella particolare "Radio Squadra" derivava dal vago ricordo di quella melodia intonata in coro nell'occasione dai bambini partecipanti. Ci volle del tempo per definire meglio su queste colonne quell'evento, che non si è mai prestato a particolari rievocazioni da parte di altre pubblicazioni locali.
Ha evitato in proposito il rischio di fare pensare a qualche parto della fantasia la abbastanza recente pubblicazione su Facebook da parte di terze persone di qualche loro fotografia, soprattutto una che ha immortalato davanti al Municipio tutto il gruppo coinvolto, compresi maestre e maestri che avevano accompagnato gli scolari dai rispettivi plessi.

Il passaggio del Rex davanti alla Riviera dei Fiori è tema che affiora tuttora di tanto in tanto. Qualche abitante fortunato del posto vi era anche salito a bordo come passeggero. Un pregresso racconto di memorie in proposito di ragazzini, i quali assistettero entusiasti a diversi passaggi di quel transatlantico davanti alla costa della Riviera dei Fiori, aveva suscitato il commento di chi era ancora in contatto con il nipote del comandante di quella superba nave in occasione delle prime traversate. Ed il dono da parte di Alfredo Moreschi di una fotografia del Rex fatta da suo padre Gianni.

Fonte: Archivio Moreschi

Moreschi ha consentito, poi, di far rivivere, con immagini inedite per gli stessi organizzatori, i momenti salienti di un'importante manifestazione sindacale avvenuta a Ventimiglia il 19 novembre 1969. Questo grazie al fatto che Moreschi ed altri amici erano in quel periodo impegnati a livello amatoriale in una sorta di ricerca sul campo di carattere neorealista.

Alfredo Moreschi ha, altresì, permesso di documentare la presenza a Sanremo in più occasioni di Ferenc Puskàs, il grande asso ungherese del calcio. E della partita Sanremese-Honved (4-7) del 2 gennaio 1957, un'amichevole giocata nella città dei fiori, alla quale, però, Puskàs fece da spettatore: era il periodo in cui i giocatori della squadra magiara, non ancora rientrati in patria dopo i tragici fatti del novembre 1956 che li aveva colti all'estero per una partita dell'allora Coppa dei Campioni, stavano ancora meditando sul loro avvenire (qualcuno ritornò poi a casa) o, se avevano già fatto la scelta di militare in un club spagnolo, come era per Puskàs, dovevano attendere lo scioglimento di taluni nodi burocratici. Anche se tuttora non se ne scrive nei libri dedicati a Bordighera, nei quali magari si indugia su altri fatti di carattere privato là vissuti da Puskàs, si può sottolineare che altre persone attestano di quando Puskàs si allenava (palleggiava sul Capo!) con i ragazzi della "Giovane Bordighera".


Non tutti i lettori hanno apprezzato i fumetti degli anni '50. Chi perché leggeva e conosceva solo giornalini quali il "Corriere dei Piccoli", chi per deliberata scelta personale. In ogni caso, per quelle strisce si è trattato di un singolare fatto di costume.

Su Collasgarba, collina di levante di Ventimiglia (e in parte di Camporosso) e la sua storia più recente in pratica si raccolgono, purtroppo, solo dei pettegolezzi.

Rileggendo, appunto, vecchi post...

Adriano Maini

martedì 9 giugno 2026

Miscellanea (3)

Foto: Ilaria Maini

Foto: Ilaria Maini

Nel ponente ligure in questi giorni le jacarande sono ancora in fiore, ma in alcuni anni questi alberi esotici hanno fatto vedere i loro provvisori manti di intenso blu un po' più tardi, mentre in altre parti del mondo i loro colori possono essere diversi, di solito un rosa intenso.
Giancarlo, fratello dello scrittore Francesco Biamonti, diceva che nel loro paese, San Biagio della Cima, qualche esemplare di queste piante era già stato introdotto a metà degli anni Trenta, ma che non avevano attecchito a causa dei rigidi inverni di quel periodo.
Alfredo Moreschi sapeva individuare una jacaranda in un alberello striminzito, ubicato tra Porto Sole e  Porto Vecchio di Sanremo, lambito sia dalle acque - quando presenti - di un torrente che da quelle del mare, solo dalle vaghe parole della domanda di un suo compagno di viaggio in treno.

Ancora nel 1968 le sessioni orali degli esami di maturità per gli allievi del Liceo Classico "G. Rossi" di Ventimiglia si dovevano tenere presso la nuova sede - non più quella di Italo Calvino! - del Cassini a Sanremo, quella a fianco di Palazzo Bellevue, anche questo un edificio diventato nel dopoguerra una nuova sede, in questo caso del Municipio, traslocato da Palazzo Nota: il Liceo - Scientifico e Classico - oggi è ancora lì, ma occupa anche Villa Magnolie.

C'è una persona che di Alfredo Moreschi ricordava pure le foto - "indimenticabili" - fatte alle allieve della scuola di ballo russa di Sanremo.

Salvatore era vicino di casa a Dolceacqua, in una zona quasi di campagna, di Angelo Oliva, quando quest'ultimo era ormai in pensione, ma, data la sua relativa giovane età, non aveva potuto frequentare quel dirigente comunista quando era nel pieno della sua attività, né tantomeno vederlo collaborare con l'Unione Culturale Democratica di Bordighera, oggi ancora attiva grazie all'infaticabile Giorgio Loreti. Nè poteva sapere che in quel sodalizio Angelo Oliva si ritrovava fianco a fianco con Francesco Biamonti, con Guido Seborga, con - già allora - Giorgio Loreti, con Raffaello Monti, il Presidente, Enzo Maiolino, e con tanti altri artisti, intellettuali, ragazzi e uomini impegnati nel sociale.

Adriano Maini 

martedì 21 aprile 2026

Alfredo Moreschi ritrovava fotografie di Mario Porcheddu


La prossima estate dovrebbe essere presentato anche a Bordighera, con la partecipazione della coautrice architetta, il libro di Enrico Laerte Corona e Daniela Re "Giovanni Antonio Porcheddu, 're del cemento armato'. Il sardo che rivoluzionò l´edilizia italiana", Editore Abbà.
Un breve cenno a questo importante personaggio su questo blog era stato fatto due anni fa in occasione dell'avvio dei lavori di recupero dell'ex silos granario del porto di Genova, da lui costruito nel 1901 utilizzando il sistema di cemento armato brevettato da François Hennebique, da cui il nome, Hennebique, appunto, che ha sempre contraddistinto quel grandioso edificio. E si aggiungeva che avevano onorato la città di Bordighera - e la circostante zona intemelia - il figlio Giuseppe, detto Beppe, artista poliedrico dalla grande statura antifascista, sulla cui figura, pertanto, qui spesso ci si è soffermati, ed il nipote Gian Antonio, pittore originale e uomo dalla vaste frequentazioni sociali. 
Non si era mai detto nulla del padre di quest'ultimo, Mario, che pure aveva sposato una zia di Guido Seborga, fine intellettuale altro protagonista in molti campi della cultura, qui certo non trascurato. E non a caso la figlia di Seborga, Laura Hess, oltre a ripercorrere più volte l'impegno resistenziale di Giuseppe Porcheddu, si è talora soffermata nei suoi scritti sull'intensa attività di Giovanni Antonio Porcheddu.
Torna, dunque, alla mente, una trama che aveva coinvolto Alfredo Moreschi di Sanremo, il quale, sentendo qualche anno fa alcuni amici parlare del ruolo partigiano di Beppe Porcheddu, andava a rinvenire nel suo poderoso archivio di immagini alcuni negativi fatti dal padre Gianni nel 1938, da cui ricavava, digitalizzate, fotografie di Mario Porcheddu in serate di gala al Casinò di Sanremo, e di suo figlio Gian Antonio, nonché di sua moglie con il figlio, ripresi davanti alla caratteristica abitazione di quella famiglia, prossima al torrente Borghetto, in Via Vittorio Emanuele di Bordighera. 
Moreschi desumeva anche dagli appunti connessi a quel ritrovamento notizie interessanti sulla professionalità e sulle conoscenze di Mario Porcheddu: giova adesso ricordare soltanto che era il direttore artistico della casa da gioco della città dei fiori.
Dovrebbe, poi, oggi essere a buon punto - se si è capito bene - un lavoro di Filippo Pinna di Sassari su Giuseppe Porcheddu: alla luce di quanto sopra non si può non rimanerne in trepida attesa.

Adriano Maini

giovedì 5 febbraio 2026

Un grande fotografo vissuto a lungo in incognito a Bordighera

Bordighera (IM): nelle vicinanze di una delle abitazioni di Fabrizio La Torre

Fabrizio La Torre abitava a Bordighera quando - nel 2010 - ebbe luogo a Parigi la prima mostra di sue fotografie, scattate tanti anni prima: nonostante che avesse fatto vita riservata ci sono in questa zona alcune persone che lo ricordano ancora con simpatia.
Si entra meglio in argomento, indicando subito il sito di grande spessore dedicato a lui e alla sua famiglia, una famiglia che ha attraversato sul serio la storia. Il sito in questione è curato con affetto e competenza dal nipote François Bayle.
Va subito aggiunto che Fabrizio La Torre aveva già smesso da lungo tempo di dedicarsi alla sua grande passione, che aveva esercitato al di fuori dei suoi reali impegni professionali. Questi ultimi, tuttavia, gli furono - al netto di suoi viaggi privati - utili per estrinsecare il suo impegno amatoriale: nel caso della Thailandia la sua costante ricerca di emozioni lo portò ad una scoperta storica da lui prontamente immortalata, in quel caso anche con una sua rara, pregressa pubblicazione.
Il fatto è che La Torre teneva per sè le immagini realizzate - 150.000 clichés -, sviluppate da pellicole nel miglior laboratorio di Roma, concedendole al massimo per libri di carattere scientifico, ma sempre dietro lo schermo dell'anonimato.
Vedendo i suoi lavori, come è molto parzialmente possibile all'indirizzo web già citato, risulta difficile resistere alla malia "realistica" dei suoi scatti, soprattutto per la città eterna, ma seppe catturare risvolti sociali dappertutto, in modo esemplare, poi, negli Stati Uniti degli anni '50.
In questo senso si sarebbe trovato bene a conversare con Alfredo Moreschi, il quale non solo per questo ponente ligure in quella direzione si era esercitato con altri amici alla fine dei Sessanta, ma aveva una verve ironica particolare, quella coltivata anche da La Torre.
Fabrizio La Torre a Bordighera frequentava ex partigiani ed ex ufficiali britannici, un aspetto singolare se si tiene conto che suo padre era stato un ufficiale del SIM, il servizio segreto militare, che dopo l'8 settembre 1943 fu decisamente impegnato sul fronte antifascista e che, come tale, ebbe notevoli e svariati contatti, talora ritrovandosi a fianco di vecchi amici di famiglia: in diversi avvenimenti, del resto, fu convolto lo stesso Fabrizio.
Sono aspetti, questi che, pur riportati nel richiamato sito, meritano ulteriori approfondimenti, al pari di quelli su altri cari di Fabrizio, ad esempio la madre Gabriella: il che non è escluso che qui possa avere luogo.
Tralasciando in questa occasione di mentovare i soggiorni di Fabrizio a Bordighera già negli anni Trenta (la fantasia induce a pensare che potrebbe avere conosciuto Guido Seborga e il giovane Gian Antonio Porcheddu) e i legami dei La Torre con Cap d'Ail, non si può terminare questo scritto se non sottolineando che François Bayle è un giornalista, un esperto di politica ed uno scrittore molto sperimentato.

Adriano Maini

lunedì 2 febbraio 2026

Gli spiccioli di Nico

Ventimiglia (IM): un tratto di mare di fronte a Mortola

Roberto Rovelli procedeva di recente ad una plastica narrazione delle esperienze da pescatore compiute in una ormai lontana estate dal suo vecchio amico Nico Orengo, il ben noto scrittore, poeta e critico letterario. Lo faceva perché aveva letto su questo blog un rapido accenno a quella avventura desunto da una lettura di un testo dell'intellettuale torinese che aveva tanto cara Mortola di Ventimiglia, dove aveva ben salde radici di famiglia.
Non era la prima volta che Rovelli, da decenni emigrato in Florida, si cimentava in una rievocazione dei suoi trascorsi con Nico. Sono emersi dai suoi racconti tanti simpatici aneddoti e tanti dettagli di vita sociale. Risulta significativa in questa sua piccola antologia la storia di quando lui e Nico si misero a stampare un giornale, ancor più per il fatto che lo fecero per impulso di don Bruno Corti, parroco di Mortola che fu anche insegnante di storia e di filosofia ed al quale è intestata la via del Liceo Scientifico di Ventimiglia. 
 

Ventimiglia (IM), casa Orengo a Mortola ed il Brachychiton

Del resto Rovelli è sempre stato così attento a quanto attinente il suo vecchio compagno al punto da puntualizzare a chi, inconsapevole, ne aveva pubblicato una fotografia la presenza di un Brachychiton, noto anche come Albero Fiamma, nel giardino di casa Orengo a Mortola.
Il valore dell'opera complessiva di Nico Orengo è talmente fuori discussione per cui ci si può esimere dal tentare qui velleitarie recensioni, ma nell'occasione va almeno sottolineato che fu Orengo a scoprire Francesco Biamonti, altro uomo di questa terra, come grande romanziere, affidandolo per così dire alle successive cure editoriali di Italo Calvino.
Risulta più agevole indugiare su aspetti singolari. Del biglietto di congratulazioni inviato da Orengo a Arturo Viale qui si è già detto, ma va sottolineato che entrambi sono accomunati dalla rievocazione di altre figure di questa zona, specie quella più prossima alla frontiera con la Francia. Orengo indubbiamente era andato ben oltre. Nel suo libro "Gli spiccioli di Montale", ma anche in altri suoi scritti, si possono, ad esempio, trarre spunti per cercare nell'Archivio fotografico di Alfredo Moreschi a Sanremo sia immagini relative ad attori citati - Ava Gardner, Rita Hayworth, Charlie Chaplin (ritratto proprio a Mortola) - che ai Giardini Hanbury tanto cari a Nico. Altri lavori di Orengo hanno reso riconoscibili altre persone, come Libero Alborno, personaggio principale nella fantasia dello scrittore de "la curva del Latte", nella realtà storica protagonista della vita politica e sociale della Ventimiglia dell'ultimo dopoguerra. 
 
Isolabona (IM), 23 luglio 2011

In questo quadro si può anche rammentare la rappresentazione dal vivo di alcune pagine di "Islabonita" di Nico Orengo del 23 luglio 2011 ad Isolabona, cittadina nella quale Orengo aveva partecipato con i suoi amici del posto a diverse iniziative, tra cui la rievocazione de "Il barone rampante" di Italo Calvino.

Adriano Maini

martedì 27 gennaio 2026

Sarà capitato anche a voi


Pensando ad archivi di vecchie fotografie, viene talora da chiedersi "Sarà capitato anche a voi", ma non "di avere una musica in testa", come nella simpatica canzonetta, sigla - se la memoria non inganna - di una pregressa trasmissione televisiva, bensì di non poter decifrare uno o più aspetti di alcuni dei "pezzi" collezionati.
Si possono illustrare tali evenienze procedendo a campione.
La prima immagine che qui viene pubblicata, ad esempio, riguarda - come è evidente - bambini dell'asilo, impegnati in moderati (si spera ancora adesso) esercizi ginnici sulla terrazza di Villa Palmizi di Bordighera tra (sulla base di vaghi indizi) il 1936 ed il 1940: nulla di più in proposito. Senonché, questo scatto rimanda - se si vuole fuori tema rispetto all'assunto di questo articolo - ad un altro tipo di fatto curioso: restaurato come gli fu possibile - in quanto una sorellina o un fratellino aveva al tempo ben pensato di fare là sopra qualche scarabocchio - da Alfredo Moreschi e pubblicata qualche anno fa sul web non si sa più dove, venne "carpita" da una disinvolta signora - si presume della città delle palme - la quale a sua volta procedette ad esibire spavalda su internet la sua "preda".
Si può procedere, sempre a titolo indicativo, con altre controverse piccole questioni, similari - si reputa - a quelle di tante altre persone.
 


Una ragazza di Bordighera - di sicuro cittadina italiana alla nascita - con una cugina slovena in una campagna nei dintorni di Gorizia. In questo caso - sempre sulla base di labili interpretazioni - la data dovrebbe collocarsi tra il 1944 ed il 1947: al primo estremo temporale viene da chiedersi con quale coraggio ci si muovesse in tempo di guerra, all'altro con quale blandizia fosse stata fatta convinta l'occhiuta sorveglianza titina dei confini.
 


Per paradosso in un piccolo gruppo posizionato in altura (forse case Želinje nell'attuale comune di Canale d'Isonzo, ai tempi del fascismo Salona d'Isonzo) - appurato in qualche modo un precedente periodo - una zia acquisita delle predette fanciulle viene riconosciuta oggi come propria nonna materna da una nipote che abita nel lontano Bariloche argentino. 
 


Fascinoso il "fiorame" - si presume sempre sloveno - su degli scogli, ma mancano - tanto per cambiare - il quando e il dove.

Rimane il dubbio se slovene e sloveni sin qui in esame siano stati tutti (si tralascia di entrare nei dettagli della geopolitica) italiani e per quale durata.
 


Il 20 settembre 1924 venivano per così dire immortalati a Torino alcuni carabinieri, che probabilmente dirigevano un corso allievi: e di tanto ci si deve accontentare.
 


Chi sarà mai stato il giovanotto in borghese a sinistra (per chi guarda) di due camerieri a Bolzano nell'ottobre 1940? Un collega in un giorno di riposo? Di un personaggio si sa: ma degli altri due cosa sarà stato durante il seguito dell'immane conflitto mondiale?

Adriano Maini

lunedì 20 ottobre 2025

La signora tornò indietro di corsa per recuperare il fiaschetto di vino


C'é ancora - presso il cancello d'ingresso - sull'inferriata del giardino della sede, in una di queste cittadine liguri di frontiera con la Francia, di una Associazione di categoria la targa, realizzata - come si può notare in piccolo in un angolo - da una ditta di Nizza, relativa ad un pregresso progetto di cooperazione transfrontaliera, condotto insieme ad un Ente dello stesso settore, ma del dipartimento delle Alpi Marittime. Dati i cambi di indizzi di alcuni uffici - a loro volta coinvolti nella detta operazione - dell'organizzazione italiana, può anche darsi che quel piccolo rettangolo color blu sia oggi l'unico direttamente visibile al pubblico.
Così come sono ormai passate nel dimenticatoio le tante belle fotografie scattate sulla Costa Azzurra in varie connesse occasioni da Alfredo Moreschi, una volta pubblicate anche sul web, ma che nella versione aggiornata del sito professionale della compagine in questione non appaiono più.
Non capitarono solo fatti importanti, ma anche episodi curiosi, alcuni qui già riferiti: di altri si potrà sempre dire in prossime puntate.

Un recente romanzo poliziesco di un autore italiano di successo ambienta lo scioglimento di uno dei nodi della complessa trama tra Nizza - e non è il primo né sarà l'ultimo libro di un connazionale a farlo! - ed Eze: non potevano mancare una descrizione - questa, non usuale, invero! - della principale stazione ferroviaria del capoluogo, una rapida scorsa a Nizza Vecchia ed una scena in cui tre protagonisti assaggiano con gusto la socca, la spessa farinata - definizione qui fornita con buona approssimazione! - tipica da quelle parti.

Notizie recenti parlano dell'ennesimo infortunio occorso ad un calciatore francese ormai dal grande passato e dalle tante vicende travagliate, anche private, già nazionale dei galletti, oggi in forza al Monaco. E certo appaiono lontani i tempi in cui la squadra del Principato si esibiva in uno stadio a dimensione - si potrebbe azzardare - familiare, tanto è vero che si racconta ancora il fatto singolare per cui, avendo chi di competenza lasciato avanzare qualche decina di spettatori in occasione di un Monaco-Reims del settembre 1960 sul prato retrostante sin quasi ad una delle porte, si potè assistere alla rapida corsa all'indietro di una signora - che ai bambini presenti poco lontano appariva già ben anziana - per recuperare il fiaschetto di vino - sembrava quello classico della Toscana - che aveva dimenticato sul posto in gradinata appena lasciato e del conseguente rientro sulla nuova posizione della soddisfatta intenditrice delle delizie di Bacco.

Niente altro che ulteriori sfumature di azzurro...

Adriano Maini

giovedì 25 settembre 2025

Giocando a nascondino con alcune vecchie fotografie

Sanremo (IM): la ex casa delle Monache Turchine

Come è ben noto, Italo Calvino frequentò a Sanremo il Liceo Classico "G.D. Cassini", allora ubicato nella vecchia casa delle Monache Turchine, mentre da decenni quella sede ospita alcuni Istituti tecnici, tra cui quello frequentato da Marco Innocenti, che là ebbe come insegnante, che andò a stigmatizzare in seguito in un suo libello, una ex compagna di classe dello scrittore delle "Lezioni americane".
Una fotografia del 1941 riprese Calvino, tutti o quasi (ci sono sempre delle assenze in tali occasioni) i suoi compagni ed alcuni insegnanti. Venne scattata da Gianni Moreschi, padre a sua volta di un altro grande fotografo, Alfredo. Ne venne divulgata decenni dopo una copia - con tanto di didascalia - su di una pregressa pubblicazione locale. Se ne ha in dotazione una versione digitalizzata, che qui per discrezione non viene mostrata, al pari di altre successivamente evocate. 
In effetti, una targa visibile alle spalle delle persone ritratte, la quale sembra indicare la fascistissima Milizia Volontaria della Sicurezza Nazionale, porta a pensare che gli astanti fossero quel giorno in trasferta, ma tant'è.
Nella predetta immagine non poteva mancare Eugenio Scalfari, una presenza ormai conosciuta anche dai sassi. 
Di vari e ribaditi amici di Calvino, preme rimarcare, invece, Francesco Kahnemann, futuro partigiano e fratello di Eugenio, responsabile della missione della Resistenza Imperiese presso gli alleati a Nizza denominata con il loro cognome. E di altri ragazzi dell'epoca il futuro ingegnere Elio Riello, che, da patriota antifascista operante a Ventimiglia, venne arrestato il 21 maggio 1944 per essere deportato, dopo l'immancabile detenzione nel campo di transito di Fossoli, a Peggau, una delle sottosezioni del lager di Mauthausen, da cui riuscì fortunatamente a tornare vivo.
Ed ancora, o assenti in quell'occasione o già usciti dai ranghi per altri motivi, sembra doveroso citare tra i compagni di scuola di Calvino almeno la futura staffetta partigiana Angela Maria Calvi - fidanzata e poi consorte del tenente Alfonso Testaverde, arrestato perché partecipe dei primi tentativi di costituire il CLN a Sanremo, quindi rilasciato, e, prima di riprendere servizio nell'esercito, ancora militante nella Brigata Giustizia e Libertà della città dei fiori - e Pierfranco Gavagnin, il quale sarà capo del personale del comune di Sanremo e poi storico direttore di Porto Sole, ma soprattutto mentore delle ricerche di Paolo Veziano sugli ebrei, soprattutto stranieri, presenti nel ponente ligure, ricerche dalle quali sono derivati alcuni importanti libri.

C'è un esercizio pubblico in Bordighera, i cui locali alla fine degli anni Quaranta avevano come destinazione d'uso una chiesa, che vide ad esempio celebrare - come da documentazione iconografica qui, come già anticipato, volontariamente preclusa - diversi matrimoni. Vale la pena aggiungere che prima di trovare da qualche decennio stabile collocazione il tempio in questione - attualmente Santuario di Sant'Antonio da Padova - ebbe modo di compiere un ulteriore trasloco.

C'era una classe - una sezione della leva del 1950 - delle scuole elementari di Ventimiglia Centro, i cui componenti da adulti almeno una volta - più di trent'anni dopo aver concluso quel ciclo di base - presero la simpatica iniziativa di riunirsi con il loro ex maestro, ormai novantenne, in un amabile incontro conviviale: ne diede notizia anche la stampa locale, che non mancò di riferire la provenienza da lontano - addirittura Cosenza e Nuoro - di alcuni partecipanti. 

Adriano Maini

mercoledì 4 giugno 2025

"Avevina" e "corsetta", treni d'antan

Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria


Le Ferrovie dello Stato, in collaborazione o per conto dell’agenzia di viaggi A.V.E.V., organizzò, impiegando alla bisogna i propri dipendenti, per alcuni anni viaggi di andata e ritorno Milano-Sanremo a disposizione non solo dei giocatori del Casinò della città dei fiori, bensì, specie nella bella stagione, dei padri di famiglia che volevano raggiungere per poco più di una giornata i loro cari in vacanza al mare. 
La partenza da Milano era al sabato alle ore 14.42 con arrivo a Sanremo alle ore 19.10. Da Sanremo si tornava a Milano alle 9.17 del lunedì. Non risulta fossero previste fermate intermedie.
Si tramanda che questo “direttissimo” abbia svolto le sue funzioni dal 1948 al 1958. Il mezzo utilizzato era una più o meno classica “Littorina”, come si diceva ancora alla soglia degli anni Sessanta, ribattezzata - non ci si si ricorda quanto ufficialmente - “Avevina”, mentre una pubblicità la definiva “freccia Aurelia”. 
Si potrebbe risparmiare per l’occasione l’astruso nome tecnico del mezzo, ALtn.444.3001, ma non almeno un accenno al fatto che si era proceduto all'adattamento di un mezzo d'anteguerra, rispetto al quale i progettisti, inserendo una torretta belvedere - altro appellativo talora usato - si erano forse ispirati ai vista-dome americani: in ogni caso l'esperimento fece da modello per altri treni all'epoca considerati più o meno di lusso.
La vicenda aveva interessato qualche anno fa il grande fotografo di Sanremo Alfredo Moreschi, che aveva reperito notizie sparse sull'argomento da inserire nel sito dell'Archivio di immagini di famiglia.
Il servizio del rientro a Milano era assicurato dai ferrovieri di Ventimiglia, che, per recarsi a questo lavoro, abitualmente salivano su precedente convoglio, così come per il ritorno da Milano prestavano la loro attività su di un altro treno.
Quei ferrovieri di Ventimiglia, dal gergo colorito, concorrenziale con quello di altri addetti ai trasporti, quali carrettieri e marinai, avevano, invero, ribattezzato quella "littorina", alludendo con un epiteto molto salace a certe possibili conseguenze delle lunghe assenze dei mariti.

Ospedaletti (IM): l'ex stazione ferroviaria

Santo Stefano al Mare (IM): la zona dell'ex stazione ferroviaria 

Una "corsetta" nel 1958

Uno scorcio di Imperia

Sempre quei birboni dei ferrovieri di Ventimiglia preferirono chiamare tra di loro "corsetta" un "accelerato" che grosso modo nella seconda metà degli anni Cinquanta, partendo da Ventimiglia più o meno poco dopo l'ora di pranzo, si arrestava alla stazione di Imperia Oneglia. Vi è da notare che, essendo ancora avveniristico lo spostamento a monte della linea, le fermate intermedie erano veramente tante: Vallecrosia, Ospedaletti, Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia, Riva - Santo Stefano (stazione unica sul confine tra le due cittadine), San Lorenzo al Mare - Cipressa, Imperia Porto Maurizio. Il treno ripartiva, facendo la stessa trafila dell'andata, per rientrare a Ventimiglia per l'ora di cena. E si è persa la memoria di quali fossero in prevalenza gli utenti, molti dei quali, se salivano nella città di confine, probabilmente erano statali con incarichi solo mattutini, mentre la casistica per chi gravitava sul capoluogo provinciale e nelle località intermedie dovrebbe essere stata di tipo più corrente.
Si possono aggiungere delle note curiose. Essendo la sosta ad Oneglia di macchinisti, capitreno e conduttori abbastanza prolungata, poteva capitare che qualcuno di loro spendesse il tempo libero entrando in un cinema, il che attesta che anche in provincia a quei tempi erano aperti di pomeriggio feriale dei locali di seconda, se non terza visione, un aspetto comunque di rilievo sul piano sociale e su quello del costume. Anche in questi casi, come spesso per Milano, accadeva che qualche ferroviere portasse con sé un figlio o due, magari soprattutto pensando alla piacevole sorpresa che poteva essere garantita dalla visione di un bel film: solo che qualche volta nel buio di una sala poteva succedere che un piccolo rimanesse intimorito, per cui il genitore lo accompagnava fuori abbandonando, senza rimborso di biglietti, le poltrone, magari lasciando indietro un fanciullo più grande, da andare a ripescare finita la proiezione.
Ad Oneglia c'era anche altre distrazioni ed attrazioni, soprattutto il porto, nella sezione di levante tuttora dedicata allo sbarco del pescato - in quel torno di vita più semplice, una vera attrattiva per tutti, grandi e piccini! - un porto ai tempi sul serio uno scalo commerciale, sulla cui calata e sul cui molo corto spiccavano cumuli di merci varie: una zona collegata alla stazione ferroviaria da binari collocati su arterie cittadine, binari sino a non molti anni fa ancora utilizzati - con evidenti intoppi per l'aumentato traffico stradale - per una nota fabbrica purtroppo ormai chiusa.

Da tanto, poi, per lo meno da quando la S.N.C.F., la società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle vaporiere, permane ancora la necessità di congegni ed accorgimenti tecnici per garantire il passaggio dall'elettrificazione francese (1500 V in corrente continua) a quella italiana, con locomotori - come scrivono gli esperti - "alimentati a mezza tensione fino a una sezione di separazione 1500/3000 V", questa situata in un punto prossimo all'ex Seminario di Bordighera.

Adriano Maini

sabato 8 marzo 2025

C'era chi si aspettava il solito ballo liscio


Racconta Alfredo Moreschi, in base ai ricordi della mamma, la quale conobbe il futuro noto attore di varietà, di teatro e del cinema, che Carlo Dapporto da bambino già affascinava con la sua verve amici coetanei, anche nella portineria, cui era addetta la madre, di un palazzo in fondo - verso la ferrovia ed il Forte di Santa Tecla - dell'attuale Corso Mombello a Sanremo.
 


Ancora Moreschi tramanda un curioso episodio che gli occorse appena finita la guerra. Accompagnato al Casinò di Sanremo il fotografo dell'azienda di famiglia, intento anche a scattare immagini di diverso genere in occasione della prima commedia che si dava dopo il conflitto, una commedia di carattere storico, i responsabili della compagnia si accorsero che quel ragazzo di poco più di quattordici anni era adatto ad interpretare un certo personaggio per il quale mancava un attore: lo mandarono in scena, rivestito in fretta e furia di acconcio costume, ma in sala c'erano diversi compagni di scuola dell'esordiente, che proruppero in fragorose risate, anticipatrici dei continui disturbi poi arrecati allo spettacolo.


Qualcosa del genere, anzi, forse con il superamento di maggiori limiti, accadde a Ventimiglia in un Teatro Comunale ancora lungi dall'essere ristrutturato, a metà anni Sessanta, ad opera degli studenti delle scuole superiori della zona che dovevano assistere ad una commedia del Goldoni. I maschiacci in galleria non si lasciarono distrarre dal fare baccano neppure dalle provocanti scollature delle procaci attrici.
Non poteva assistere a questo avvenimento Gianfranco Raimondo, già grandicello e con un suo lavoro, che per il tempo libero le esperienze di teatro, precedenti a quelle di presentatore, iniziò a farsele a Nervia. Gianfranco, nelle sue diverse rievocazioni di fatti e di persone, anche senza specifiche sottolineature ha come stabilito un accostamento virtuale non solo tra Dapporto e Cino Tortorella, il Mago Zurlì dello Zecchino d'Oro e di altre trasmissioni televisive, che non perse mai i suoi legami con Ventimiglia, ma pure con altri estrosi uomini della città di confine.

Ai tempi delle prime esibizioni di cantanti stranieri al Festival della Canzone di Sanremo a certi nottambuli poteva occorrere di incontrare e, se non conversare, scambiare amabilmente saluti al Bar Nadia di Bordighera, aperto sino all'alba, quando veniva chiuso solo per un breve lasso, con protagonisti della citata kermesse, i quali non avevano particolari accompagnatori: tra questi, in un'occasione, l'americano Pat Boone.

Pat Boone si esibiva una ventina d'anni dopo all'Ariston di Sanremo davanti a poche decine di spettatori, ma lo faceva, indifferente al vuoto, con grande professionalità.


In un affermato stabilimento balneare a Marina San Giuseppe di Ventimiglia un ragazzo di Milano, arrivato per le vacanze estive, intratteneva amici e conoscenti con particolari parlata e atteggiamenti comici, che qualche anno dopo sarebbero stati portati al successo sul grande schermo da un altro immigrato nella metropoli lombarda, destinato presto, tuttavia, ad assumere anche altri ruoli.


Portò le sue prime canzoni ad una modesta Festa de l'Unità in frazione Roverino di Ventimiglia un Vasco Rossi, che non era proprio agli esordi. Toccò anche a lui, per conferire con gli organizzatori, camminare con i suoi mocassini quasi da ballerino sui grossi sassi che ingombravano gli spiazzi ancora di cantiere per la costruenda scuola media. Affluirono quella volta discretamente numerosi i giovani, mentre rimasero alquanto perplesse le persone di una "clientela" più tradizionale, che si aspettavano della musica per ballare il solito liscio.
Riportava spesso questa circostanza a grandi linee, talora con qualche elemento di fantasia, anche in qualche intervista di carattere locale, il compianto Franco Paganelli, già consigliere comunale di Ventimiglia, storico presidente della Bocciofila di Roverino, il quale - pare - ebbe l'occasione di rivedere a Bordighera il buon Vasco e di riepilogare con lui qualche particolare di quella vecchia vicenda.

Adriano Maini

domenica 26 gennaio 2025

Scritti, ritratti, fotografie e...


Paolo Veziano affronta giovedì prossimo a Ventimiglia in una conferenza pubblica per l'ennesima volta i temi inerenti la "Giornata della Memoria". L'ultima sua fatica letteraria - se non si erra - è stato il contributo al libro di Giorgio Caudano "Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945" (Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024). Veziano con Caudano (e con Graziano Mamone) si era già cimentato in "Giustizia partigiana in La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia. 29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944" (Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020), ma di lui non si possono dimenticare "Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli Ebrei dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra. 1938-1940" (Fusta, 2014), "Sanremo. Una nuova comunità ebraica nell'Italia fascista. 1937-1945" (Diabasis, 2007), "Ombre di confine: l'emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei fiori verso la Costa azzurra, 1938-1940" (Alzani, 2001).

Marco Innocenti ha appena licenziato sotto l'egida di lepómene editore di Sanremo, che è la sua città, "La passeggiata avventurosa".
 
E Silvana Maccario ha già consegnato da tempo allo stesso Marco Innocenti suoi delicati disegni, realizzati con pennarelli dai vari colori, per un altro testo dell'infaticabile sanremese, ma sta per pubblicare "Francobolli. 36 poesie" anche lei per lepómene editore.

Giorgio Caudano sta facendo circolare tra gli amici le bozze del suo lavoro, dedicato a Giuseppe "Beppe" Porcheddu, definito "illustratore di sogni".

Arturo Viale sta meditando per l'ennesima volta come armonizzare altri suoi ricordi ed altre sue esperienze personali con le cifre della vita altrui e della storia.
 
Gianfranco Raimondo è sempre intento a dispensare autentiche chicche, bozzetti mutuati dalla sua lunga conoscenza di avvenimenti locali, specie di Ventimiglia.
 
Gaspare Caramello, pur molto preso da Art Lab, non rinuncia al progetto di una nuova pertinente chat.
 
Un'altra opera di storia contemporanea di Graziano Mamone, che da Genova, dove insegna all'Università, a Vallecrosia ogni tanto fa ritorno, sarà, invece, edita a marzo.

Alfredo Moreschi viene spesso chiamato in causa da Marco Innocenti, che ne ha più volte riportato - e chiosato - frasi, soprattutto dettate dal nonsenso, in cui il prestigioso fotografo novantatreenne di Sanremo eccelle in modo particolare. Ci sono state anche delle collaborazioni dirette di Marco Innocenti con Alfredo Moreschi, il quale in queste occasioni si è celato - come da citati intendimenti programmatici - dietro il nome d'arte di Presenzio Astante. In ogni caso, Moreschi è appena stato, nel quadro delle celebrazioni per il 120° anniversario del Casinò della città dei fiori, valente oratore, che non solo ha illustrato in modo intrigante la proiezione di specifiche immagini del suo munitissimo archivio, ma ha voluto donare ai presenti anche diversi aneddoti molto brillanti, meritevoli, invero, di trattazione a parte.

Rita Della Giovanna, Arnaldo Scotto, 2025. Foto: Rita della Giovanna

Rita Della Giovanna, valente pittrice che si sposta volentieri con la famiglia tra la provincia di Bergamo e l'amata Bordighera, ha aggiunto alla sua galleria di ritratti di persone della zona intemelia quello di Arnaldo Scotto, ex bancario, volontario ospedaliero, amico di Nervia di Ventimiglia.

Adriano Maini

domenica 19 gennaio 2025

Arturo Viale vide l'esordio di Suarez nell'Inter


Milano, stadio di San Siro: un'imprecisata partita dell'Inter, a ridosso degli anni Sessanta

Il post di due numeri fa di questo blog ha suscitato l'interesse di Arturo Viale, che ha segnalato un singolare avvenimento a lui capitato, episodio non ancora riportato nella sua pur notevole mole di pubblicazioni.
Nel 1961 Viale fu spettatore allo stadio di San Siro di Milano dell'unica partita di calcio professionistico che gli sia mai capitato di vedere: una circostanza singolare per questo scrittore del ponente ligure, persona che, come ha sottolineato nei suoi libri, ha compiuto molte esperienze, anche girando mezzo mondo.
Conviene, a questo punto, trascrivere qualche parola dei suoi appunti, accantonati a futura memoria per un nuovo lavoro: "Ad agosto del 1961 eravamo andati una mezza settimana al paese di mamma nella Lomellina. Avevo nove anni. A fine agosto iniziava il campionato di calcio e i cugini avevano deciso di andare a San Siro e vedere la partita della prima giornata Inter-Atalanta [...] Io ricordo che era il debutto di Luis Suarez appena arrivato dal Barcellona dove era stato premiato con il pallone d'oro: tutti indicavano quel biondino che giocava con il numero 10. Erano arrivati insieme Helenio Herrera e Luis Miramontes Suarez perché l'allenatore aveva posto per il suo ingaggio la condizione di avere con sé il giocatore. I due nell'Inter conquistarono tra i molti titoli [...] Racconta Eduardo Galeano che Suarez sapeva che ogni volta che rovesciava il bicchiere del vino sulla tavola si realizzava la magia di segnare uno dei suoi gol".
Messo agli atti che quella gara terminò con la vittoria dell'Inter per 6-0, occorre aggiungere che Arturo, di rimando, è stato informato che qui si potrebbe pubblicare - come in effetti si sta facendo - la fotografia di una vecchia partita dell'Inter e che in almeno in un'occasione negli anni Sessanta Suarez fu visto fare rifornimento per la sua autovettura - si presume di ritorno dalle vacanze estive trascorse in Spagna - in località Nervia di Ventimiglia.
 
Una volta di più non si resiste alla tentazione di effettuare, più che delle integrazioni, delle divagazioni.
 
Milano: l'esterno dello stadio di San Siro domenica 28 febbraio 1960

Per l'incontro Inter-Sampdoria (risultato: 0-0), disputato il 28 febbraio 1960, c'é, invero, uno scatto dell'esterno di San Siro proprio di quel giorno, mentre di altri, che pure inquadrano l'Inter non vi è - per carenza di inventario - la matematica certezza che siano di pari data. In quel match, comunque, solo a fare qualche esempio, - sempre che nella ricerca non si vi siano state delle falle - nella squadra di Genova c'era Skoglund, che aveva già militato nell'Inter, e Mora, luminosa ala destra, la cui carriera incontrò di lì a poco tempo un prematuro brusco arresto, e in quella nerazzurra Corso, il solo che poi Viale ebbe occasione di ammirare rispetto alla formazione di due campionati prima, perché con l'arrivo del nuovo allenatore Helenio Herrera i ranghi dei «bauscia» - come vengono o venivano chiamati dai rivali cittadini milanisti - erano stati più che largamente rinnovati.


Nel dialogo intercorso Viale è "inciampato" poi in un equivoco sull'identità del gestore (o varie identità dei gestori) delle pompe di benzina di Nervia, il che autorizza all'esibizione di almeno una fotografia in merito.

Puskas, Herrera ed un terzo signore. Foto Moreschi

Poteva poi mancare la copia di un'istantanea con cui il bravo Alfredo Moreschi aveva colto proprio nel 1961 a San Romolo di Sanremo Helenio Herrera (al centro) con Ferenc Puskás (a sinistra), Puskás per diverse classifiche di settore uno tra i dieci migliori calciatori di ogni epoca e che in quel torno di tempo poteva anche essere visto talora allenarsi sul campo del Capo della città delle palme con gli allievi e gli juniores della Giovane Bordighera, ed un terzo signore, di cui non è sicura l'identità?

Adriano Maini

martedì 9 luglio 2024

Anche una fotografia di Noack in una tesi di laurea dedicata ad Apricale e a Castelvittorio

Foto: Alfred Noack. Fonte: Juliane Soi Deligiannis, Tesi cit. infra

C'è anche una bella fotografia fatta dal grande Alfred Noack nella tesi di laurea di Juliane Soi Deligiannis ("Irregularity in repetition. Vernacular architecture as source for aesthetic resilience in the contemporary generation of mass-produced residential environments", Politecnico di Milano, Anno accademico 2020-2021), si presume riguardante Castelvittorio (un altro paese messo a fuoco è Apricale). Si ricorda che Noack operò in Riviera Ligure di ponente a fine Ottocento.
Si sottolinea che il documento qui sotteso è scritto in inglese, per cui non ne verranno fatte - almeno per il momento - trascrizioni acconce (che comportano traduzioni che è meglio non rischiare ad oltranza!), neppure nei blog antologici collegati - come si può notare nella colonna di destra - a questo.

Prima di procedere, per aiutare (forse!) a comprendere il contesto, si riporta una estrapolazione del riassunto in italiano, fatto da Juliane Soi Deligiannis: "... La tradizione vernacolare è stata scelta come oggetto di analisi poiché spesso rappresenta l'espressione estetica collettiva di più generazioni di abitanti e costruttori non professionisti, dimostrando ancora oggi un'immensa resilienza estetica. Per prima cosa vengono esaminate le teorie nel campo dell’architettura e nel campo filosofico dell’estetica, quindi viene realizzato un rilievo qualitativo estetico tipologicamente strutturato sulle abitazioni vernacolari di Apricale e Castelvittorio...". Dove l'aggettivo "vernacolare" viene probabilmente usato come sinonimo di aspetti concernenti paesi in altura dell'entroterra.

Foto: autore ignoto. Fonte: tesi cit.

Nella tesi c'è un'immagine di autore ignoto, datata 1900, in cui si vede il Municipio di Apricale.

Fonte: tesi cit.

Fonte: tesi cit.

Fonte: tesi cit.

Ci sono anche diverse fotografie attuali di angoli dei borghi di Apricale e di Castelvittorio, ma si preferisce produrre (anche perché i due ridenti paesi sono abbastanza noti) qualche esempio - che si spera leggibile anche senza didascalie - di disegni tecnici della richiamata tesi.



Non si può resistere, comunque, alla tentazione di tentare un raffronto per Apricale con due scatti realizzati intorno al 1969 da un gruppo di volonterosi fotografi, tra i quali Alfredo Moreschi, che ne ha conservato in archivio la produzione, fotografi all'epoca in cerca di "realismo" nella zona che va da Taggia al confine con la Francia.

Adriano Maini