Visualizzazione post con etichetta jacarande. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta jacarande. Mostra tutti i post

martedì 9 giugno 2026

Miscellanea (3)

Foto: Ilaria Maini

Foto: Ilaria Maini

Nel ponente ligure in questi giorni le jacarande sono ancora in fiore, ma in alcuni anni questi alberi esotici hanno fatto vedere i loro provvisori manti di intenso blu un po' più tardi, mentre in altre parti del mondo i loro colori possono essere diversi, di solito un rosa intenso.
Giancarlo, fratello dello scrittore Francesco Biamonti, diceva che nel loro paese, San Biagio della Cima, qualche esemplare di queste piante era già stato introdotto a metà degli anni Trenta, ma che non avevano attecchito a causa dei rigidi inverni di quel periodo.
Alfredo Moreschi sapeva individuare una jacaranda in un alberello striminzito, ubicato tra Porto Sole e  Porto Vecchio di Sanremo, lambito sia dalle acque - quando presenti - di un torrente che da quelle del mare, solo dalle vaghe parole della domanda di un suo compagno di viaggio in treno.

Ancora nel 1968 le sessioni orali degli esami di maturità per gli allievi del Liceo Classico "G. Rossi" di Ventimiglia si dovevano tenere presso la nuova sede - non più quella di Italo Calvino! - del Cassini a Sanremo, quella a fianco di Palazzo Bellevue, anche questo un edificio diventato nel dopoguerra una nuova sede, in questo caso del Municipio, traslocato da Palazzo Nota: il Liceo - Scientifico e Classico - oggi è ancora lì, ma occupa anche Villa Magnolie.

C'è persona che di Alfredo Moreschi ricordava pure le foto - "indimenticabili" - fatte alle allieve della scuola di ballo russa di Sanremo.

Salvatore era vicino di casa a Dolceacqua, in una zona quasi di campagna, di Angelo Oliva, quando quest'ultimo era ormai in pensione, ma, data la sua relativa giovane età, non aveva potuto frequentare quel dirigente comunista quando era nel pieno della sua attività, né tantomeno vederlo collaborare con l'Unione Culturale Democratica di Bordighera, oggi ancora attiva grazie all'infaticabile Giorgio Loreti. Nè poteva sapere che in quel sodalizio Angelo Oliva si ritrovava fianco a fianco con Francesco Biamonti, con Guido Seborga, con - già allora - Giorgio Loreti, con Raffaello Monti, il Presidente, Enzo Maiolino, e con tanti altri artisti, intellettuali, ragazzi e uomini impegnati nel sociale.

Adriano Maini 

sabato 27 aprile 2024

Profumi

Camporosso (IM): la provinciale di Val Nervia poco oltre la vecchia distilleria

Imperia: il campo di atletica al Prino

Negli anni Sessanta, in qualche caso anche oltre, poteva capitare di imbattersi in singolari circostanze. Odori dolciastri di distilleria accoglievano di tanto in tanto al campo di atletica del Prino ad Imperia - all'epoca una struttura dell'Esercito - i partecipanti ai campionati provinciali studenteschi e gli atleti di Maurina e di Foce, società rispettivamente del capoluogo provinciale e di Sanremo, sia in occasione di allenamenti che di gare. Fragranze di tal genere davano il benvenuto a chi in Corso Genova di Ventimiglia lasciava o entrava in regione Nervia, a chi transitava lungo la provinciale di Val Nervia in località - anche questa! - Nervia di Camporosso, a chi passava in zona Bigarella, angolo Via Romana, di Bordighera. Alla distilleria storica della Frazione Latte di Ventimiglia, posta all'imbocco della strada per Villatella, sono state dedicate diverse significative pagine scritte di rievocazione in riviste locali. 
 
Le rivisitazioni di lungo periodo comportano, tuttavia, un discorso che porterebbe molto lontano, addirittura alla fabbrica di profumi di Vallecrosia, aperta oltre un secolo fa, ma già chiusa in epoca lontana, o all'opificio Andracco di Bordighera. O all'analisi seria, di carattere socio-economico, di distillerie tuttora esistenti, come quella di Vallebona.

Con queste righe, invece, si è tentato di cogliere aspetti curiosi, specie della Riviera Ligure di Ponente. Già così facendo verrebbero in mente ulteriori e variopinte divagazioni: come non pensare, infatti, in questa direzione ad almeno un estroso personaggio uso ad esporre al MOAC di Sanremo essenze ed altri derivati della lavanda e a presentare i suoi prodotti con fare da imbonitore d'antan?

A inseguire la memoria di appaganti effluvii si corre il rischio, consapevole, di spaziare assai.

A saperli cogliere, ancora oggi ci si può lasciare inebriare dai profumi intensi delle jacarande quando queste iniziano a sfiorire: di particolare forza quanto capita in proposito in Via Romana a Bordighera sopra il Giardino Monet. Questa esperienza, invece, viene ormai da lungi impedita, come hanno sottolineato anche personaggi illustri, per i pitosfori, pur molto numerosi nella zona intemelia: un fenomeno negativo che non tutti i commentatori hanno colto, forse perché tipico della Liguria.

Gli aromi di caffè appena tostato erano sino a poco tempo fa una costante in tutto il Paese. Il ponente ligure conferma tuttora in larga misura la tradizione, ad esempio in Piazza Dante ad Imperia ed in Via Fiume a Sanremo. Ma é uno scomparso esercizio di Via Prè a Genova che ha ricevuto di recente gli onori del ricordo indiretto da parte di una brillante penna - forse ignara del fatto che allo stato attuale non troverebbe più riscontro per la sua memoria - di una ex studentessa universitaria degli anni Sessanta sul blog di Chiara Salvini: "Con tutto ciò, devo dire che quello che amo ancora di Genova è il profumo del caffè che si respirava nei suoi vicoli: quando uscivo dall’ambiente polveroso dell’Università di via Balbi andavo a Principe attraversando via Prè e lì c’era la Genova che mi piaceva: mi piace De André perché ha amato e cantato quella città, per tanti versi inospitale". Non sarà del tutto fuori tema sottolineare, a questo punto, che furono clienti assidui della torrefazione di Via Prè tanti ferrovieri del personale viaggiante che prendevano servizio alla stazione di Ventimiglia.

Adriano Maini

mercoledì 8 giugno 2022

Jacarande


Mi è stata mandata la fotografia della fioritura di una bella jacaranda, presente in una piccola frazione di Ventimiglia. Sono anche atteso per ammirare in loco la pianta in questione che ormai non vedo da anni nel suo splendore di colori.


A dire il vero è passato anche diverso tempo da quando andavo alla ricerca di queste singolari piante per scattare immagini dei loro momenti migliori. Se ne incontrano adesso, nella riviera ligure di ponente, in un congruo numero, ma sono in genere esemplari giovani, che non reggono ancora il confronto con gli esemplari veterani.


La percezione o meno della presenza su questo territorio di questi alberi sfiora talora il ridicolo, perché troppe persone dichiarano di non conoscerli. Del resto, non si può dare loro neanche del tutto torto, perché, se non appaiono - in genere in questo periodo - con i loro manti di un viola molto particolare, le jacarande passano inosservate, confuse, forse, con altri campioni di botanica.


Capitò così anche a me. Avevo passato decenni senza prendere in considerazione queste piante, finché un giorno avvistai alla foce di un torrentello di Sanremo quello che mi sembrava più che altro un arbusto stenterello, adorno, tuttavia, di qualche fiorellino. Avendo chiesto informazioni in merito ad Alfredo Moreschi, che all'epoca ritenevo solo un semplice appassionato, mentre è un vero esperto di tanti misteri della natura, nel corso di un viaggio in treno qualche giorno dopo, più che altro per fare conversazione, ne appresi il nome, per l'appunto, jacaranda, e qualche notizia supplementare. Sarà stato il concatenarsi di coincidenze, che mi aveva portato a questa mia scoperta, ma mi prese quasi subito una grande passione per questi alberi, che a volte trasformavo in tormentone per chi mi stava ad ascoltare.


Non ho realizzato grandi cose. Appena ho potuto mi sono alquanto dedicato - come ho prima accennato - a fare un po' di fotografie, magari mancando gli appuntamenti con la fioritura delle jacarande più belle che avevo ammirato in provincia di Imperia quando ero ancora al lavoro. In altre parole, le più belle mi sono sempre sfuggite. Ho anche notato, curiosando sul Web, che in altre parti del mondo queste piante hanno fiori con altri colori. Ho anche suscitato, ai miei esordi nella blosfera, dedicando qualche modesto pensiero alle jacarande, commenti caldi e vibranti. E competenti.


In questi giorni, osservando due di questi alberi che mi sono più cari, ma che ho trovato alquanto dimessi, mi sono tornate in mente le parole pronunciate qualche anno addietro dall'amico giardiniere che ne aveva fatto la messa in opera per conto del comune di Bordighera. Vale a dire che anche per le jacarande, anziché lasciarle in stato di abbandono, occorre una cura se non continua, almeno di un certo peso. Forse lo sapevano già gli uomini che le avevano introdotte, già a metà degli anni Trenta, nel nostro immediato entroterra: come mi raccontava un altro amico.

Ho fatto fatica a ritrovare in archivio mie fotografie di jacarande: qui sono quelle che seguono la prima, quella di cui dicevo all'inizio. D'altronde finché mi mandano belle immagini posso fare a meno di andare alla ricerca di scatti ottimali sul tema... 


Come quest'ultima, che riguarda la jacaranda dei Giardini Monet di Bordighera, uno scatto che mi è pervenuto... "fuori sacco"!

Adriano Maini