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sabato 27 giugno 2026

Ultime di... cronaca


Un lettore informa che la Parasenegalia visco di una viuzza - quasi centrale - di Bordighera deriva dai semi che la vecchia proprietaria, appassionata di lunghi viaggi, aveva colto in lande lontane, forse in Sud America, visto che altri amanti di botanica suggeriscono, per lasciare qualche traccia nella memoria dei profani, di definire l'albero Acacia del Sud America.

Prosegue intensa dal Belgio la campagna promozionale delle foto dello sterminato archivio ormai storico di Fabrizio La Torre, quelle già esposte in alcune mostre, come quelle di Bruxelles, Liegi, Parigi, Monaco, Bangkok, un'attività perseguita con tenacia dal nipote François Bayle.

Ci si imbatte di recente in due tesi, una di laurea, l'altra di dottorato, entrambe riferite alla partecipazione di italiani alla guerra di Indocina (1946-1956) nella Legione straniera francese. Almeno due persone di questa provincia fecero quella esperienza, ma nella sterminata mole di documenti, consultati e sintetizzati dai ricercatori, non se ne è trovata alcuna specifica traccia, anche se è vero che quasi tutte le situazioni esaminate dipendono da incartamenti con codici particolari, quindi con rese del tutto anonime. Risulta che siano stati più di 500 gli italiani morti in quel conflitto, mentre, soprattutto per la reticenza in proposito delle autorità francesi, gli studiosi non hanno potuto concludere sul numero di disertori italiani, disertori che in genere dovevano poi arruolarsi tra i Vietminh. Non risultano punizioni esemplari a carico dei fuggiaschi che rientravano nei ranghi della Legione, meno che mai delle fucilazioni. Si fa questa sottolineatura pensando al partigiano di Sanremo, amico di Italo Calvino, la cui tragica fine nel lontano Oriente in quel contesto appare, pertanto, ufficialmente ancora misteriosa. Sul piano della buona letteratura va menzionato un volta di più in materia il romanzo "Asce di guerra" del collettivo Wu Ming.

Prosegue da Bordighera una polemica condotta su Facebook, tesa a dimostrare - libri alla mano - che capitan Bresca di Sanremo non avrebbe mai ottenuto per sé e per i suoi discendenti il privilegio di fornire al Vaticano le foglie di palma per le Domeniche, appunto, delle Palme: forse sta crollando il mito della frase "acqua alle corde" e del contesto in cui sarebbe stata pronunciata, i cui dettagli qui si danno per scontati.

Sempre su Facebook, ma nell'interessante gruppo VivImperia, sono state pubblicate immagini e congrue informazioni sulla vecchia distilleria in zona Prino ad Imperia, lo stabilimento che accompagnava un tempo con le emissioni delle sue dolci fragranze le competizioni studentesche provinciali di atletica leggera.

Ancora su VivImperia si può notare una fotografia - un bel fotomontaggio - dello scalo di Porto Maurizio, dalla quale sembra quasi che da quelle parti si siano portati via da Ventimiglia la statua del Corsaro Nero, personaggio di fantasia che non tanto con la lettura degli specifici romanzi di Emilio Salgàri quanto con le ripetute rievocazioni folcloristiche locali ammalia tanti abitanti della città di confine. A meno che non si sia trattato di ironia di carattere imperiese, esposta in modo cifrato per gli estranei. Risalendo in quei post, non si è, tuttavia, rintracciato nulla di pertinente.

Adriano Maini

sabato 9 maggio 2026

Ancora il ciclismo, ancora il Giro d'Italia

Diano Marina. 30 maggio 1965

È iniziato il Giro d'Italia di ciclismo, il Giro per eccellenza, che il prossimo 21 maggio farà partenza da Imperia verso Novi Ligure. 
Non è la prima volta che la grande manifestazione interessa la Riviera.
Vengono in mente aspetti singolari per l'arrivo di tappa del 30 maggio 1965 a Diano Marina. La cittadina fu cara per motivi familiari a Felice Gimondi, il cui suocero, che colà abitò a lungo, era amico, se non collega, di tanti ferrovieri del "viaggiante" di Ventimiglia: con il passare del tempo si sono perse le conoscenze di tanti dettagli. Le cronache dicono, poi, che Novi Ligure, la città di Costante Girardengo, il primo "Campionissimo", ma anche per tanti versi di Fausto Coppi, tra breve interessata in senso inverso, fu per la prima volta sede di partenza di una tappa, quella tappa per l'appunto.
Il ponente ligure ospita da sempre la "classicissima", la Milano-Sanremo, di cui esistono molte fotografie d'epoca nel munito Archivio Moreschi.
All'inizio del secolo scorso nella città dei fiori c'era anche un velodromo con pista in legno, la cui presenza - con connesse attività - risulta documentata, ancora nel repertorio Moreschi.
In base a questi brevi cenni si può ben capire quante storie e aneddoti sul ciclismo riservino queste zone, alcuni noti, altri meno.
Non si può dimenticare che queste strade sono state per decenni quasi le uniche interessate dagli allenamenti invernali delle squadre italiane di professionisti. Destava, ad esempio, una certa impressione a metà febbraio 1975 vedere le magliette dei corridori dell'allora compagine di Eddy Merckx tutte appese ad asciugare alle persiane di diverse stanze ad un piano non molto alto di una pensione di Alassio. E, se in certa letteratura ci si può imbattere in giovani personaggi che riuscivano ad affiancare per un po' Gino Bartali nelle sue escursioni di preparazione, una tradizione orale attesta come accadute analoghe esperienze d'anteguerra di giovanotti nostrani che accompagnarono per un tratto il campione toscano già dalla salita che porta al centro storico di Ventimiglia. Si riportano, inoltre, tante presenze in un lungo periodo di famosi corridori nei negozi specializzati della zona intemelia, da Fausto Coppi a, più di recente, di Eddy Merckx.
Esiste in materia, insomma, una vera miniera di racconti.
Tornando al Giro d'Italia, su questo blog già sfiorato come argomento, si aggiungono pochi cenni curiosi.
Nino Defilippis, di cui qui si è già pubblicata una fotografia che lo ritrae all'altezza di Ventimiglia Alta mentre era in fuga per andare a vincere il 16 maggio 1955 la tappa Cannes-Sanremo, aveva, una volta ritiratosi dalle gare, trovato diversi amici proprio a Ventimiglia e dintorni, come rammenta Gianfranco Raimondo, che frequentava in quei suoi soggiorni il Cit, il ragazzo, come era affettuosamente denominato l'atleta torinese. Gianfranco che tramanda vicende, a volte eroicomiche, di ciclisti del suo territorio che nel dopoguerra gareggiavano da indipendenti e, facendo questo, incrocia pregresse esperienze di almeno un professionista, ma più sovente di esordienti e seniores suoi conterranei.
 
Ventimiglia, Nervia. 21 maggio 1961

Uno scatto riprende il passaggio in discesa - in direzione Bordighera - del cavalcavia a Nervia di Ventimiglia il 21 maggio 1961: viene da chiedersi quanti sportivi, data la velocità presa dalle loro biciclette, abbia potuto riconoscere l'unico spettatore. 
 



Nel 1998 a Ventimiglia ci fu una tappa volante, come si dice in gergo: tutti gli spettatori cercavano con lo sguardo Cipollini, il velocista che all'epoca si faceva vedere spesso, salutato con calore da tutte le persone che sui marciapiedi erano in grado di riconoscerlo, in allenamento sulla Via Aurelia partendo dal Principato di Monaco.

Adriano Maini  

mercoledì 8 ottobre 2025

Cinema, un'altra passione d'antan


Capitava alla fine degli anni Sessanta che in un tardo pomeriggio festivo in periodo ormai invernale nel cinema teatro di Sanremo, da decenni molto noto per lo svolgimento del Festival della Canzone, decine e decine di persone assistessero in piedi per ore, perché in platea ed in galleria non c'erano più posti a sedere, alla proiezione di "Via col vento", film del 1939, ma uscito in Italia, date le precedenti restrizioni imposte dal regime fascista, solo nel secondo dopoguerra. Probabilmente i ranghi del pubblico erano stati infoltiti da tanti turisti come sempre è in Riviera anche nelle brutte stagioni, ma l'effetto certo non cambiava.
Alla luce di varie cronache del tempo, ma anche posteriori, l'episodio di per sé non sarebbe stato né sarebbe tuttora da considerare singolare, ma solo se si dimenticasse la vetustà della richiamata pellicola, la quale, ad onor del vero, alla data citata era già tornata nelle sale italiane svariate volte rispetto alle prime occasioni. E già era diffusamente successo che nonne, zie e mamme, molto sensibili alle vicende dei vari Rossella O'Hara, Rhett Butler, Ashley Wilkes, Melania Hamilton, comunicassero ai piccoli di famiglia il loro entusiasmo per quella trama ambientata in quel vecchio sud degli Stati Uniti, confederato e razzista, i cui specifici connotati in larga misura non vengono percepiti neppure al giorno d'oggi.
Sì, perché, come da tempo si può constatare, la continua riproposta sugli schermi televisivi di "Via col vento" risulta adesso una costante.
Un po' come accade tuttora per "Quo Vadis" del 1951, fedele compagno di tante serate nel periodo di Pasqua. In proposito si può annotare un'altra circostanza curiosa, sempre di carattere nostrano, anche se meno grandiosa di quella menzionata circa la città delle palme per il film di Victor Fleming: agli inizi degli anni Sessanta una domenica davanti ad un cinema di Oneglia per il primo spettacolo del drammone con Licia, Marco Vinicio, Ursus, Nerone, San Pietro e tanti altri personaggi più o meno storici, si era già formata in attesa di entrare una discreta folla, nella quale erano presenti diversi cittadini di altre località della provincia di Imperia.
Erano ancora diffuse in quella fase in grandi capoluoghi, come qui si è già rammentato, sale cinematografiche in cui in pomeriggi feriali al prezzo di un biglietto si vedevano di seguito due distinte pellicole, va da sé non proprio di produzione molto recente, ma in questo novero erano piuttosto rari i titoli marcatamente vecchiotti, di quelli - per intendersi - che solo di recente sono stati doppiati in italiano ad uso di vendita di dischetti o di piattafome in streaming. E, tornando al vissuto di questi luoghi, appaiono ormai remoti i pregressi racconti di nostri spettatori pendolari riferiti a nativi americani come Caldaia Nera o a un Gary Cooper più o meno trentenne impegnato in una commedia molto brillante, se non addirittura comica. 

Adriano Maini

martedì 16 settembre 2025

Pipistrelli, ragni ed altro ancora del ponente imperiese

La zona di Triora (IM). Foto: Alessandro Spataro

Proposte per la conservazione degli habitat di caccia dei pipistrelli di Baiardo, Badalucco, Molini di Triora, Bruzzi-Creppo di Triora, nonché nelle vicine località delle Alpi Marittime in Piemonte di Andonno, Bagnasco e Perdioni: non suona esattamente così il titolo del documento - sono più scientifici i termini spesi e ne ricorre un altro qui non riferito - ma sembra proprio una ricerca singolare.

Si dà il caso che, rinvenendo sul web tesi di laurea o di dottorato, scorrendone i testi ci si può imbattere in vari aspetti e situazioni della provincia di Imperia, perlomeno della sua parte più occidentale, non proprio tipici di conversazioni quotidiane.

Come ancora nel caso di uno studio del sovrapascolo sulle araneocenosi del Parco Regionale naturale delle Alpi Marittime: in genere, in effetti, le persone comuni non pensano affatto ai ragni in connessione con le radure erbose delle nostre montagne.

Lo stesso si ritiene possa valere per chi si imbattesse nelle pagine di "Biostratigrafia a macroforaminiferi della sezione stratigrafica di Capo Mortola".

Forse anche per il titolo "Contributo alla ricostruzione delle identità regionali e della differenziazione sociale presso i gruppi di cacciatori-raccoglitori paleo-mesolitici. Studio della ritualità funeraria in Italia e Francia e analisi degli isotopi stabili sul campione umano del versante alpino sud-orientale", che pure conduce ad ampie considerazioni sulle grotte preistoriche e sull'insieme dei Balzi Rossi di Grimaldi di Ventimiglia.

Ci sono, del resto, tesi, sempre pertinenti la Riviera dei Fiori, nelle quali si scovano informazioni più interessanti per il largo pubblico.

Adriano Maini

venerdì 22 agosto 2025

Vecchie feste di partito da Nizza ad Imperia


In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.
Il paradosso è che probabilmente una presenza canora "impegnata" nella città di confine nel corso di una sagra popolare aveva avuto luogo qualche anno prima quando il cantastorie Franco Trincale in una data serata si alternava a complessini del posto. Qualche ventimigliese ricorda ancora di avere notato parecchio tempo dopo Trincale all'opera nel Corso di Milano, più o meno angolo con il Duomo, con ai piedi - ma questo non potrebbe giurarlo - il classico piattino con le offerte, mentre infine alla kermesse comunista ventimigliese sarebbero approdati - come sottolinea in suoi scritti Arturo Viale - gli Inti-Illimani.


Sempre in tema di musica squisitamente popolare i dirigenti comunisti delle Alpi Marittime chiesero al giovane funzionario comunista, che girava per quel dipartimento con il loro accordo tra gli italiani immigrati per la campagna elettorale amministrativa del 1975, di ingaggiare per la loro Festa, che si teneva al Palazzo delle Esposizioni di Nizza, un gruppo italiano squisitamente folcloristico: con grande disappunto - non il primo e neppure l'ultimo! - dei suoi ospiti, che dovettero subire il fatto compiuto, il loro referente procurava, invece, la partecipazione di una classica bandina di ragazzotti della zona di confine, dedita a canzoni da ballo liscio. Per paradosso, in epoca più recente un componente di quella piccola compagine, già assessore - e non solo - nell'ambito del centro-destra, poteva in alcune circostanze scherzare con il suo vecchio committente, imputandogli il fatto di averlo obbligato a suonare in una tana dei "rossi".


Il già citato funzionario comunista si recava a metà anni Ottanta in quel di Latte, Frazione di Ventimiglia, in visita a quella che probabilmente era la prima Festa dell'Amicizia in zona, un'iniziativa del tutto assunta a carico ai giovani di quel partito. Per qualsiasi motivo avesse compiuto quel passo - per curiosità o per mere pubbliche relazioni - quell'ormai più maturo politico di sinistra, dietro le ripetute insistenze di alcuni attivisti, non potè esimersi dallo spendere qualche moneta in giochi vari, dai quali uscì alla fine con la vincita di una bella piantina grassa, che avrebbe voluto lasciare sul posto, ma che dovette, per le insistenze dei suoi anfitrioni, portarsi a casa, dove, crescendo bene, rimase a lungo.



Di Vasco Rossi ad una scalcinata Festa de l'Unità in Roverino, Frazione di Ventimiglia, qui si è già detto. Il maggior numero di spettacoli con alto grado di notorietà, se non di professionalità, tuttavia, in quel torno si ebbero alle Feste de l'Unità di Sanremo, che si svolgevano all'ombra - solo mattutina! - del Forte di Santa Tecla, e di Imperia, queste tipiche della base del molo lungo del porto di Oneglia: su queste ultime si compiace talora di compiere rievocazioni un giornalista pensionato, scrittore di storie e di romanzi sulla Resistenza.

Adriano Maini

domenica 3 agosto 2025

Sempre i lettori...

Vallecrosia (IM): una vista sulla Val Nervia

Antonio, da Vallecrosia, rimarca che Silvano aveva diretto squadre di operai anche in Iraq e preannuncia dettagli in proposito, il che fa tornare in mente che altri uomini di questo lembo della Riviera erano stati in trasferta professionale da quelle parti, impegnati sempre nel settore delle costruzioni inteso in senso largo: qualcuno forse aveva appena fatto in tempo ad andarsene da uno dei due paesi quando era scoppiata la tragica guerra tra Iraq ed Iran, alquanto sostenuta in funzione di una possibile caduta del regime degli Ayatollah, a quanto dicono oggi gli storici, dall'America di Reagan. 

Mimmo, dalla Calabria (ma pensa di tornare presto in provincia), dice, ancorché aggiunga che si tratta di un'esposizione un po' scarna, di essersi emozionato alla lettura delle vicende di alcune ragazze e di alcune donne della Resistenza, qui riportate.

Vallebona (IM): una vista dalla Frazione Madonna della Neve

Una gentile lettrice di Vallebona scorgeva un mese fa toni romantici nel resoconto di pregresse vicende svoltesi in Val Nervia, la quale neppure si scorge dalle alture di quel ridente borgo.

Imperia: un angolo del centro storico del "Parasio"

Un blogger molto impegnato di Savona ringraziava per i riferimenti (non molto diffusi, in verità, in quel momento) alla città di Imperia, che a lui rammentava la sua infanzia e non solo.

Dalla provincia di Bergamo un altro lettore è uso sottolineare aspetti sociali di alcuni post.

Viene da risalire per breve nel tempo. Si possono rintracciare integrazioni di altri racconti: come nel caso di una famiglia di vicentini, in seguito molto nota a Sanremo, non solo per la gestione di un affermato ristorante in altura, ma anche per le prodezze rallistiche di un componente, famiglia il cui capostipite era arrivato a Bordighera negli anni Trenta a Bordighera per lavorare nel trasporto con... muli di una altra futura importante ditta; come per gli apprezzamenti espressi circa gli inediti relativi agli allenamenti del grande campione del calcio Ferenc Puskàs con i ragazzi della Giovane Bordighera nel campo una volta sito sulla spianata del Capo della città delle Palme; come per la visione di atmosfere alla Maigret di Simenon, avuta da un'altra cortese signora in proposito di ambientazioni su Marsiglia e dintorni.

Si potrebbe, forse, continuare.
Va da sè - nota tecnica - che i rilievi qui riferiti attengono a social media o a messaggi privati.

Adriano Maini 

mercoledì 4 giugno 2025

"Avevina" e "corsetta", treni d'antan

Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria


Le Ferrovie dello Stato, in collaborazione o per conto dell’agenzia di viaggi A.V.E.V., organizzò, impiegando alla bisogna i propri dipendenti, per alcuni anni viaggi di andata e ritorno Milano-Sanremo a disposizione non solo dei giocatori del Casinò della città dei fiori, bensì, specie nella bella stagione, dei padri di famiglia che volevano raggiungere per poco più di una giornata i loro cari in vacanza al mare. 
La partenza da Milano era al sabato alle ore 14.42 con arrivo a Sanremo alle ore 19.10. Da Sanremo si tornava a Milano alle 9.17 del lunedì. Non risulta fossero previste fermate intermedie.
Si tramanda che questo “direttissimo” abbia svolto le sue funzioni dal 1948 al 1958. Il mezzo utilizzato era una più o meno classica “Littorina”, come si diceva ancora alla soglia degli anni Sessanta, ribattezzata - non ci si si ricorda quanto ufficialmente - “Avevina”, mentre una pubblicità la definiva “freccia Aurelia”. 
Si potrebbe risparmiare per l’occasione l’astruso nome tecnico del mezzo, ALtn.444.3001, ma non almeno un accenno al fatto che si era proceduto all'adattamento di un mezzo d'anteguerra, rispetto al quale i progettisti, inserendo una torretta belvedere - altro appellativo talora usato - si erano forse ispirati ai vista-dome americani: in ogni caso l'esperimento fece da modello per altri treni all'epoca considerati più o meno di lusso.
La vicenda aveva interessato qualche anno fa il grande fotografo di Sanremo Alfredo Moreschi, che aveva reperito notizie sparse sull'argomento da inserire nel sito dell'Archivio di immagini di famiglia.
Il servizio del rientro a Milano era assicurato dai ferrovieri di Ventimiglia, che, per recarsi a questo lavoro, abitualmente salivano su precedente convoglio, così come per il ritorno da Milano prestavano la loro attività su di un altro treno.
Quei ferrovieri di Ventimiglia, dal gergo colorito, concorrenziale con quello di altri addetti ai trasporti, quali carrettieri e marinai, avevano, invero, ribattezzato quella "littorina", alludendo con un epiteto molto salace a certe possibili conseguenze delle lunghe assenze dei mariti.

Ospedaletti (IM): l'ex stazione ferroviaria

Santo Stefano al Mare (IM): la zona dell'ex stazione ferroviaria 

Una "corsetta" nel 1958

Uno scorcio di Imperia

Sempre quei birboni dei ferrovieri di Ventimiglia preferirono chiamare tra di loro "corsetta" un "accelerato" che grosso modo nella seconda metà degli anni Cinquanta, partendo da Ventimiglia più o meno poco dopo l'ora di pranzo, si arrestava alla stazione di Imperia Oneglia. Vi è da notare che, essendo ancora avveniristico lo spostamento a monte della linea, le fermate intermedie erano veramente tante: Vallecrosia, Ospedaletti, Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia, Riva - Santo Stefano (stazione unica sul confine tra le due cittadine), San Lorenzo al Mare - Cipressa, Imperia Porto Maurizio. Il treno ripartiva, facendo la stessa trafila dell'andata, per rientrare a Ventimiglia per l'ora di cena. E si è persa la memoria di quali fossero in prevalenza gli utenti, molti dei quali, se salivano nella città di confine, probabilmente erano statali con incarichi solo mattutini, mentre la casistica per chi gravitava sul capoluogo provinciale e nelle località intermedie dovrebbe essere stata di tipo più corrente.
Si possono aggiungere delle note curiose. Essendo la sosta ad Oneglia di macchinisti, capitreno e conduttori abbastanza prolungata, poteva capitare che qualcuno di loro spendesse il tempo libero entrando in un cinema, il che attesta che anche in provincia a quei tempi erano aperti di pomeriggio feriale dei locali di seconda, se non terza visione, un aspetto comunque di rilievo sul piano sociale e su quello del costume. Anche in questi casi, come spesso per Milano, accadeva che qualche ferroviere portasse con sé un figlio o due, magari soprattutto pensando alla piacevole sorpresa che poteva essere garantita dalla visione di un bel film: solo che qualche volta nel buio di una sala poteva succedere che un piccolo rimanesse intimorito, per cui il genitore lo accompagnava fuori abbandonando, senza rimborso di biglietti, le poltrone, magari lasciando indietro un fanciullo più grande, da andare a ripescare finita la proiezione.
Ad Oneglia c'era anche altre distrazioni ed attrazioni, soprattutto il porto, nella sezione di levante tuttora dedicata allo sbarco del pescato - in quel torno di vita più semplice, una vera attrattiva per tutti, grandi e piccini! - un porto ai tempi sul serio uno scalo commerciale, sulla cui calata e sul cui molo corto spiccavano cumuli di merci varie: una zona collegata alla stazione ferroviaria da binari collocati su arterie cittadine, binari sino a non molti anni fa ancora utilizzati - con evidenti intoppi per l'aumentato traffico stradale - per una nota fabbrica purtroppo ormai chiusa.

Da tanto, poi, per lo meno da quando la S.N.C.F., la società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle vaporiere, permane ancora la necessità di congegni ed accorgimenti tecnici per garantire il passaggio dall'elettrificazione francese (1500 V in corrente continua) a quella italiana, con locomotori - come scrivono gli esperti - "alimentati a mezza tensione fino a una sezione di separazione 1500/3000 V", questa situata in un punto prossimo all'ex Seminario di Bordighera.

Adriano Maini

sabato 1 marzo 2025

Autoscontri, giostrine, baracconi, fotografie...




E così anche a Bordighera, sulla passeggiata a mare, c'era un tempo un servizio a pagamento di automobiline a pedali, che, tuttavia, non risulta abbia mai avuto una ancorché pallida eco letteraria, come invece tuttora accade per analoga pregressa fattispecie ubicata nelle vicinanze dello zoo di Milano, ogni tanto ricordata quanto meno in qualche libro poliziesco.



La tradizione orale non tramanda per Bordighera, invece, tracce di giostrine, autoscontri, luna park o "baracconi", come dicevano certi ragazzotti di un tempo, che si trovavano sparsi tra Camporosso e Ventimiglia.
In quest'ultima città in almeno un'occasione gli autoscontri vennero collocati in uno scomparso cortile interno di una via centrale, ma era la piazza del Municipio ad ospitare più spesso tali attrazioni.
 
Camporosso (IM): Piazza d'Armi

Queste, quando venivano poste nell'altrettanto scomparso campo di calcio di Piazza d'Armi lungo la Via Aurelia a Camporosso, al momento dei traslochi lasciavano, al pari dei tendoni e dei carri di circhi, che di tanto in tanto si mettevano là, su quello, che definire un prato erboso era molto arduo, solchi evidenti sul terreno, accentuati dagli effetti delle piogge che non mancavano mai: al punto da domandarsi dove andasse nel frattempo a giocare la squadra di calcio dilettanti della Ventimigliese, che a tutto il 1964 ebbe la titolarità di quello spiazzo.
 

Nella città di confine faceva, intanto, consolidate apparizioni la giostra popolarmente ribattezzata "calci nel posteriore" (l'espressione, invero, sarebbe più pittoresca), stabile presenza in seguito alle Feste dell'Unità nei Giardini Pubblici: un'attrezzatura che più tardi sarebbe incorsa in un triste evento, ma che era gestita da una famiglia che, abitando ad Imperia, nei prati di periferia di Milano aveva trovato le maggiori occasioni di lavoro.

Capita che si possa essere diffidati dal fare fotografie da una strada pubblica o in una campagna abbandonata.
Se ne fornisce qualche esempio, senza entrare troppo nei dettagli, che sarebbero quasi romanzeschi.



Per la Chiesa della Madonna della Ruota a Bordighera interveniva, dopo le grida di una donna affacciata ad una finestra dell'edificio che incorpora il piccolo tempio, il manente della villa sottostante, il cui proprietario, noto industriale, fa, o faceva, alloggiare, i suoi domestici nella citata costruzione. Una scusa addottata per i rimproveri fu quella che non si voleva più che un vicino esercizio turistico spacciasse nella sua propaganda immagini relative ai loro beni immobili. Nel frattempo, quella specie di condominio, che occulta al suo interno anche le testimonianze di un antico ostello per pellegrini, veniva ridipinto nelle facciate, ma di questa novità qui non si possono fornire al momento degli scatti.
 




Poco lontano da San Giacomo di Camporosso, il fotografo amatoriale stava quella volta contemplando un superbo rudere, quando veniva redarguito da una donna che aveva fermato la sua automobile poco lontano nella leggera salita per la Frazione: al momento l'uomo si affrettava a sostenere che avrebbe subito spostato la propria di autovettura, in effetti parcheggiata poco sotto quel piccolo bastione naturale a fianco di una catena, ma la signora voleva sottolineare la sua preoccupazione che là in piena aria si stessero facendo dei preparativi per dei furti nelle dimore, dimore non proprio circostanti.

Carro "Arlecchino", progettato da Mario Raimondo Barbadirame, Compagnia "Nuova Generazione",  Battaglia di Fiori di Ventimiglia, 1964. Fonte: Ivo Motroni

Spuntano ancora, per fortuna, fotografie concernenti edizioni storiche della Battaglia di Fiori di Ventimiglia, che aiutano a capirne alcuni aspetti. Si può, quindi, tornare pure sull'esperienza che intorno alla manifestazione fecero militanti e simpatizzanti comunisti, che avevano titolato le loro compagnie di carristi con i nomi di alcune testate di riviste del partito.

In ogni caso, è difficile su questo blog sottrarsi ad alcune ripetizioni ed integrazioni.

Adriano Maini

martedì 13 agosto 2024

I partigiani gli avevano sequestrato dei beni

Isolabona (IM): uno scorcio del paese

Aveva un'amante piemontese il gerarchetto fascista che denunciava due camerati, i quali all'indomani della caduta del fascismo avevano esultato in piazza ad Imperia, e la coinvolse ben bene nelle sue mene, al punto da indurla al 25 aprile 1945 a fuggire nella colonna dei miliziani neri profughi in cui si trovava anche Maria Zucco, "la donna velata" di famigerata memoria, una presenza particolarmente inquietante per una giovane sballottata da eventi più grandi di lei e che aspirava solo a rientrare dalle sue parti.

L'uomo faceva il gioielliere in Via Stazione a Ventimiglia, ma era anche un agente segreto dell'U.P.I. della Repubblica di Salò. Ce ne erano diversi in provincia di Imperia di tali spioni, a quanto pare, perché la sigla assegnata il 17 febbraio 1944 al nostro conteneva il numero 38. Documenti concernenti i pesanti addebiti a suo carico vennero inviati in forma anonima alle autorità di epurazione. Curiosamente, risulta che durante il conflitto dai partigiani gli erano stati sequestrati dei beni in quel di Pigna. Il cognome è lo stesso di valenti operatori economici della zona intemelia, probi cittadini, ma allo stato non è possibile accertare se sussiste parentela. In ogni caso, la salma risulta sepolta nel cimitero di Valle Armea a Sanremo.
 
Il 10 settembre [1944] tre patrioti italiani arrivarono dall’area di Ventimiglia a 0645A [n.d.r.: si presume nome in codice di una spiaggia della Costa Azzurra occupata dagli alleati e prossima a St. Raphael] e furono raccolti da un PT. Furono interrogati a bordo dell’ammiraglia circa riscontrabili informazioni riguardanti disposizioni di truppe, posizioni di batterie nemiche, sedi di comando, posti di stivaggio di siluri umani [n.d.r.: i cosiddetti maiali] e sottolinearono il basso morale delle truppe tedesche della zona. Furono poi trasferiti a Nizza presso il comando dell’esercito per un ulteriore interrogatorio. Più tardi nostre navi spararono, con il supporto di aerei da ricognizione, su alcuni obiettivi indicati da questi patrioti italiani.
Rapporto di settore della Marina da guerra statunitense, operante nel teatro del Mediterraneo con base nel sud della Francia (U.S. Atlantic Fleet, Task Force 86 Operations and Action of the Support Force Eighth’ Fleet During Invasion Of Southern France).
Il sopra evidenziato rapporto della Marina statunitense coincide in pieno con il racconto dei fatti, tramandato a livello locale nella zona di Ventimiglia e plasticamente riportato in "Vite Parallele" del 2009 da Arturo Viale. I patrioti italiani coinvolti erano Elio Rosati, Memmo Miseria ed Ernani Boscaglia.
 
Ha un nome il maresciallo delle Brigate Nere che partecipò attivamente ai rastrellamenti - condotti dai tedeschi - di Castelvittorio, Pigna, Buggio, Isolabona, culminati con la fucilazione di otto partigiani ad Isolabona il 2 marzo 1945 e di quattordici partigiani a Latte di Ventimiglia il 20 (forse il 19) marzo 1945, ma che comportarono altre uccisioni. Alle torture efferate praticate su vasta scala partecipò anche questa camicia nera, che aggiunse ignominia ad ignominia trasmettendo i baci del figlio patriota ad una madre, lasciandole intendere che era ancora vivo quando invece era già stato giustiziato.

Adriano Maini

sabato 27 aprile 2024

Profumi

Camporosso (IM): la provinciale di Val Nervia poco oltre la vecchia distilleria

Imperia: il campo di atletica al Prino

Negli anni Sessanta, in qualche caso anche oltre, poteva capitare di imbattersi in singolari circostanze. Odori dolciastri di distilleria accoglievano di tanto in tanto al campo di atletica del Prino ad Imperia - all'epoca una struttura dell'Esercito - i partecipanti ai campionati provinciali studenteschi e gli atleti di Maurina e di Foce, società rispettivamente del capoluogo provinciale e di Sanremo, sia in occasione di allenamenti che di gare. Fragranze di tal genere davano il benvenuto a chi in Corso Genova di Ventimiglia lasciava o entrava in regione Nervia, a chi transitava lungo la provinciale di Val Nervia in località - anche questa! - Nervia di Camporosso, a chi passava in zona Bigarella, angolo Via Romana, di Bordighera. Alla distilleria storica della Frazione Latte di Ventimiglia, posta all'imbocco della strada per Villatella, sono state dedicate diverse significative pagine scritte di rievocazione in riviste locali. 
 
Le rivisitazioni di lungo periodo comportano, tuttavia, un discorso che porterebbe molto lontano, addirittura alla fabbrica di profumi di Vallecrosia, aperta oltre un secolo fa, ma già chiusa in epoca lontana, o all'opificio Andracco di Bordighera. O all'analisi seria, di carattere socio-economico, di distillerie tuttora esistenti, come quella di Vallebona.

Con queste righe, invece, si è tentato di cogliere aspetti curiosi, specie della Riviera Ligure di Ponente. Già così facendo verrebbero in mente ulteriori e variopinte divagazioni: come non pensare, infatti, in questa direzione ad almeno un estroso personaggio uso ad esporre al MOAC di Sanremo essenze ed altri derivati della lavanda e a presentare i suoi prodotti con fare da imbonitore d'antan?

A inseguire la memoria di appaganti effluvii si corre il rischio, consapevole, di spaziare assai.

A saperli cogliere, ancora oggi ci si può lasciare inebriare dai profumi intensi delle jacarande quando queste iniziano a sfiorire: di particolare forza quanto capita in proposito in Via Romana a Bordighera sopra il Giardino Monet. Questa esperienza, invece, viene ormai da lungi impedita, come hanno sottolineato anche personaggi illustri, per i pitosfori, pur molto numerosi nella zona intemelia: un fenomeno negativo che non tutti i commentatori hanno colto, forse perché tipico della Liguria.

Gli aromi di caffè appena tostato erano sino a poco tempo fa una costante in tutto il Paese. Il ponente ligure conferma tuttora in larga misura la tradizione, ad esempio in Piazza Dante ad Imperia ed in Via Fiume a Sanremo. Ma é uno scomparso esercizio di Via Prè a Genova che ha ricevuto di recente gli onori del ricordo indiretto da parte di una brillante penna - forse ignara del fatto che allo stato attuale non troverebbe più riscontro per la sua memoria - di una ex studentessa universitaria degli anni Sessanta sul blog di Chiara Salvini: "Con tutto ciò, devo dire che quello che amo ancora di Genova è il profumo del caffè che si respirava nei suoi vicoli: quando uscivo dall’ambiente polveroso dell’Università di via Balbi andavo a Principe attraversando via Prè e lì c’era la Genova che mi piaceva: mi piace De André perché ha amato e cantato quella città, per tanti versi inospitale". Non sarà del tutto fuori tema sottolineare, a questo punto, che furono clienti assidui della torrefazione di Via Prè tanti ferrovieri del personale viaggiante che prendevano servizio alla stazione di Ventimiglia.

Adriano Maini

giovedì 4 gennaio 2024

Francesco Biamonti svolse la sua relazione in un'afosa serra a mezza collina in Ospedaletti

Ospedaletti (IM)

La sede del Partito comunista ad Imperia era in Via Repubblica quando segretario provinciale della F.G.C.I., la Federazione Giovanile Comunista, era Lorenzo Muratore. Lorenzo Trucchi ha ben vivo il ricordo di quando, nei primi anni Sessanta, da Ventimiglia si misero in auto, una scassata utilitaria, per una assemblea che si svolgeva nel capoluogo lui, l'altro Lorenzo, Angelo Oliva ed un quarto giovanotto, che fece poi carriera a Roma, allontanandosi forse dalla politica, ma rimanendo sempre in contatto con Giorgio Loreti.
Erano tutti - i ragazzi cui sin qui si è accennato - amici di Francesco Biamonti, che non era ancora lo scrittore oggi ben noto, anche se qualche suo breve scritto era già apparso. Così come era avvenuto per Angelo Oliva, il quale subito dopo si sarebbe cimentato in ben altro genere di carte e di esperienze, ma di cui - sottolineatura di quanto si è appena detto - è stato di recente pubblicato a cura dell'Unione Culturale di Bordighera il racconto "Una grossa porcheria" in un opuscolo corredato da affettuose memorie di persone che lo avevano conosciuto bene.
Il viaggio citato probabilmente coincise con il congresso in cui venne eletto segretario provinciale della F.G.C.I. Mauro Torelli, futuro segretario provinciale del PCI e deputato, che nel suo libro di memorie politiche avrebbe dedicato righe intense non solo ai compagni di partito Trucchi (il curriculum di questo Lorenzo vede in ordine di tempo le cariche di segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia, segretario provinciale della C.G.I.L., consigliere regionale) e Muratore (assente o quasi, stranamente, Angelo Oliva, ma il ruolo "agli esteri" di quest'ultimo lo tenne sempre per i rapporti ufficiali lontano da questa Riviera), ma anche - per gli impegni culturali e sociali degli anni Sessanta - ai socialisti Loreti e Biamonti.
Giorgio Loreti era attivamente impegnato nell'Unione Culturale Democratica di Bordighera, ma anche, in Sanremo nella Federazione Giovanile del PSI, con altri giovani, tutti incoraggiati da Adolfo Siffredi, patriota antifascista (Fifo), che era stato il primo sindaco di Sanremo alla Liberazione. Loreti era molto preso in particolare dal redigere bollettini di informazione, tutti rigorosamente stampati a ciclostile, così da poter anche stampare in un'occasione i complimenti e le esortazioni a proseguire sulla strada imboccata, ricevuti dall'ex comandante partigiano Vitò.
Francesco Biamonti fu brevemente segretario provinciale del Partito socialista, quando la sede del PSI era in via Foce ad Imperia. Il suo discorso di commiato dalla carica venne sviluppato in un congresso che si tenne in un'afosa serra a mezza collina in Ospedaletti: fece un discorso dall'ampio respiro, molto colto, pressoché inusuale per gli astanti, cui minimamente poté competere per qualità quello di un insegnante di musica di Pieve di Teco.
Poco prima, allo svolta degli anni Sessanta, giovani democristiani di Ventimiglia, tutti universitari, si attrezzavano per le loro carriere professionali e politiche a venire in... feste danzanti - a capodanno indossando in genere berretti da goliardi -, intrattenimenti vari, pranzi e cene da post-sciate, escursioni in campagna, cacce al tesoro e così via, non disdegnando di accompagnarsi a veri figli e figlie del popolo.  
Alla svolta successiva, quella degli anni Settanta, usciva da una tipografia un periodico progressista, alla cui redazione partecipava almeno un dirigente locale democristiano, un altro amico di Francesco Biamonti, lo stesso che a gennaio 1973 insieme al Presidente Provinciale ACLI - anche questi abitante nella città di confine - si sarebbe dato molto da fare - insieme ad attivisti comunisti, socialisti ed indipendenti - per la buona riuscita della Marcia per la Pace in Vietnam, da Ventimiglia a Bordighera. Quella pubblicazione portava il nome di "La Goccia" e vedeva tra i suoi redattori anche il parroco di Airole: forse, risentiva di un clima particolare, contrassegnato anche un po' prima dalla presenza attiva tra Ventimiglia e Vallecrosia di preti e diaconi, nonché di una sorta di missionari laici, tutti impegnati nel sociale e tutti (o quasi) venuti da fuori, a titolo di paradigma chi dalla Lombardia, chi dalla Toscana, dei quali pochi ricordano qualcosa, se non una certa definizione riferita ad alcuni di loro, non si sa più se amichevole o irriverente, di "preti comunisti".
Adriano Maini

giovedì 30 novembre 2023

E Italo Calvino testimoniava a favore di un ex soldato repubblichino

Sanremo (IM): il Monumento ai Partigiani - opera del patriota resistente Renzo Orvieto - sito davanti all'ex Forte di Santa Tecla, dove brevemente fu rinchiuso anche Italo Calvino

In ordine alle tristi collaborazioni con i nazifascisti si può evincere che "un fascista repubblicano" di Imperia denunciava il 13 febbraio 1944 due funzionari dell'Ufficio Provinciale delle Corporazioni per generici gesti antifascisti compiuti dopo il 25 luglio 1943; che ci furono, sempre nel capoluogo, altre denunce di anlaogo tenore; che un impresario edile di Sanremo si dichiarava protetto dalle S.S. tedesche; che molto pesanti furono le accuse - nel periodo in cui si tentava ancora l'epurazione - a carico di una donna abitante a Bordighera; che a Sanremo il borghese "robusto, statura piuttosto alta, età circa 50 anni, colorito bruno, capelli leggermente brizzolati, barba rasa [...] del quale ho dato i connotati, che secondo me guidava la spedizione, mi disse che era stato lui ad andare dal comando tedesco" (come da un verbale di interrogatorio, oggi documento in Archivio di Stato di Genova - ricerca effettuata da Paolo Bianchi di Sanremo - < fattispecie in seguito in questo post contrassegnata come AS GE>), avrà quasi di sicuro indotto altri rastrellamenti, oltre quello qui appena accennato e nel corso del quale vennero falcidiati i partigiani fratelli Zoccarato; che sempre a Sanremo un mutilato di guerra "che camminava con i bastoni" era comunque in grado di dare informazioni nocive agli antifascisti; che era piuttosto losca la figura dell'impresario di Sanremo del quale "... parecchi giorni dopo si seppe che era stato preso l'O. Il 15 novembre [1944], pochi giorni dopo l'arresto dell'O., i nazi-fascisti effettuarono un  rastrellamento nella zona di San Romolo [n.d.a.: le responsabilità di questo O. per la tragica fine di  partigiani a San Romolo, tra i quali il vecchio gappista Aldo Baggioli, il giorno stesso in cui venivano preso anche Italo Calvino, erano ribadite dall'ex graduato delle SS Ernest Schifferegger - come da documento statunitense già compulsato su queste colonne -] .... tutto San Romolo è voce comune che nel secondo rastrellamento, avvenuto otto giorni dopo, vi era... il quale alla presenza del figlio del custode di Villa Marsaglia presentò ai tedeschi una lista nella quale vi erano tutti i finanziatori dei Patrioti" (AS GE); che SS francesi ancora al 22 aprile 1945 mandavano informazioni carpite a danno dei partigiani al comando locale della X Mas. 
 
Se si leggono alcuni carteggi, quali i documenti in archivio IsrecIm, riassunti da Rocco Fava di Sanremo nella sua tesi di laurea del 1999, si intuiscono, inoltre, in controluce talune contromisure adottate dai garibaldini. Il 18 gennaio 1945 "Dario", Ottavio Cepollini, informava la Sezione SIM (Servizio Informazioni Militari) della Divisione d'Assalto Garibaldi  "Silvio Bonfante" che "da parte dei tedeschi continua l'interrogatorio di 'Giulio' e 'Dek', 'Boll' collabora con i tedeschi, viene messo spesso con gli arrestati e con il pretesto di essere caduto anche lui in trappola cerca di carpire notizie utili da riferire ai tedeschi. Si cercherà di fare eliminare 'Boll' proprio dai tedeschi. I tedeschi a Pieve di Teco stanno ricostruendo il ponte crollato". Il 1 marzo 1945 la Sezione SIM del CLN di Sanremo avvisava la Sezione SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" che "... a Sanremo si stava intensificando l'attività spionistica dei tedeschi... era inutile l'attacco contro il sarto Sofia". Il 16 marzo 1945 il CLN di Sanremo informava la Sezione SIM della V^ Brigata che "si trovava di nuovo a Sanremo il 'famigerato maggiore' tedesco Kruemer". Il 28 marzo 1945 "Carmelita" segnalava al C.L.N. di Sanremo  che tra i più assidui informatori dei tedeschi vi era un certo colonnello Alberto Neri, abitante a Sanremo, invalido, ex combattente dell'esercito francese, in diretto contatto con il capitano "Frank" e che un'altra informatrice era una donna sudamericana di nome "Pegg", intima amica del Neri stesso. Il 30 marzo 1945 il responsabile "S. 22", G.B. Barla, del SIM della I^ Zona Operativa Liguria scriveva al suo comando che occorreva procedere all'arresto della spia Seccatore (Coccodé) - su cui aveva già dato informazioni - che stava agendo a Molini di Prelà.
 
Si riportano spesso in letteratura specialistica il passaggio di confine con la Francia compiuto in tre direzioni o punti diversi da tre gruppi della missione britannica Flap, cui si erano aggregati, tra gli altri, patrioti del Piemonte, piloti ed avieri, ex prigionieri, e l'arrivo dell'ufficiale di collegamento con la I^ Zona Operativa Liguria Robert Bentley, del Soe. Meno conosciuti, invece, sono - nel novero Oss - i passaggi della missione Youngstown - da Ventimiglia - e di quella Zucca, alla quale ultima partecipava anche Vincenzo Stimolo, un eroe delle Quattro Giornate di Napoli, fallita casualmente alla stazione ferroviaria di Santo Stefano al Mare, mentre poco al largo un sottomarino aspettava di sbarcare il vero referente, un responsabile del servizio statunitense, Bourgoin.
 

Ventimiglia (IM): a sinistra la casa - di colore rosa - in Marina San Giuseppe dove venne ucciso il capitano Gino Punzi

Una storia straordinaria è quella del capitano Gino Punzi, infine reclutato dagli americani - Oss, antenna di Nizza -, nella cui tragica vicenda si incontrano maquisard, poliziotti fascisti prima di Ventimiglia poi di Imperia ma impegnati a sostenere in segreto la sua azione di costruzione di una rete antifascista, patrioti italiani quali Giuseppe Porcheddu, il maggiore degli Alpini a riposo di Ventimiglia Luigi Raimondo - già impegnato a margine della missione Flap -, Chiappa padre e figli di Bordighera, partigiani di passaggio in Costa Azzurra che tentarono di affidargli messaggi di delazione da recapitare ai loro Comandi circa loro compagni dediti a presunte o veritiere attività illecite, pescatori contrabbandieri chi in ferale ritardo chi fatale traditore: il capitano Gino, colpito da tergo alla testa con un'ascia, ricevette il colpo di grazia a Marina San Giuseppe di Ventimiglia per ordine di un agente della S.R.A. della Marina da guerra tedesca di stanza a Sanremo.
 
A danno della Resistenza Imperiese è celebre il caso della cosiddetta "donna velata" che, dopo essersi infiltrata tra i partigiani, creò i presupposti per alcune efferate stragi nazifasciste, soprattutto ad Imperia. Lo è meno quello di Olga, nome fittizio di una giovane, forse jugoslava, di cui parla Michael Ross nel suo libro di memorie "From Liguria with love". Ross, inglese, già prigioniero di guerra a Fontanellato di Parma, dopo essere stato, insieme al suo compagno di fuga Bell, prima aiutato dal martire antifascista Renato Brunati e dalla sua compagna Lina Meiffret, poi, dopo il fallito tentativo di arrivare in Corsica in barca a motore, ospitato in clandestinità per mesi e mesi a Bordighera da Giuseppe Porcheddu - che aveva acceduto alle istanze di Brunati e di Meiffret, i quali sentivano imminente il loro arresto da parte della miliza fascista -, si trovava, sempre con Bell, ai primi del 1945 tra i partigiani della zona di Taggia. Per due volte la spiaggia di Arma di Taggia da dove i due - ed altri militari alleati - avrebbero dovuto attendere il canotto di un sottomarino, attivato grazie ai messaggi radio del telegrafista di Bentley, fu, invece, teatro di uno scontro, rischiarato dai bengala tedeschi, tra partigiani e nazisti, con conseguente fallimento della prevista esfiltrazione. Non ci fu un terzo scontro, perché sia i tedeschi che il comandante - che non si era più potuto avvisare - del mezzo navale attesero invano. I garibaldini avevano capito il tradimento di Olga, che era stata pertanto giustiziata con un colpo di pistola alla nuca alla presenza dei due britannici: la sua salma venne seppellita in fretta e furia. A marzo 1945 Ross e Bell partirono infine in barca a remi da Vallecrosia con l'aiuto della locale SAP per rientrare da Montecarlo nei propri ranghi. Ancora una nota su Olga. Il garibaldino Giuseppe Gaminera (Garibaldi) nelle sue testimonianze sulla Resistenza ha ricordato altri precedenti gravi fatti - come avere causato l'arresto a Tumena da parte dei partigiani della V brigata di un uomo riconosciuto infine innocente, anzi, divenuto comandante garibaldino con il nome di battaglia di "Audace" - circa i quali si poterono presumere pesanti responsabilità della giovane, che era riuscita per mesi a non lasciare tracce di sé, districandosi tra una banda e l'altra.
 
Un funzionario - temporaneo (venne quasi subito arrestato dai saolini) - di P.S. della Questura fascista di Imperia fece mettere a verbale che aveva contributo a salvare il maggiore Enrico Rossi (reintegrato finito il conflitto nel Servizio Permanente Effettivo del Regio Esercito), che era stato consegnato a giugno 1944 dalla G.N.R. alle SS tedesche insieme al tenente Angelo Bellabarba ed al tenente Alfonso Testaverde, tutti rei di attività antifascista, in cui spiccava la loro pregressa collaborazione con Renato Brunati e Lina Meiffret (AS GE).   
 
Italo Calvino dichiarava il 17 luglio 1945 in Commissariato di Polizia a Sanremo: "Ho conosciuto sempre il N. come di sentimenti antifascisti. Essendo io stato catturato nel rastrellamento del 15 novembre 1944 mi trovavo alcuni giorni dopo nella Caserma Crespi d'Imperia ed arruolato forzatamente in quella Compagnia Deposito. Qui incontrai il N. che era stato costretto a presentarsi in seguito a minacce di rappresaglie verso la sua famiglia. Egli appariva assai abbattuto, moralmente, per aver dovuto compiere quel passo. Io lo avvertii che la compagnia deposito non era che una stazione di smistamento verso i campi di addestramento dai quali non si poteva più scappare perciò lo consigliai, vedendo che egli aveva intenzione di scappare quanto prima di entrare a fare parte della compagnia provinciale cercando di esimersi dal fare rastrellamenti. Alcuni giorni dopo io scappai e non sò specificare l'attività del N. in quel d'Imperia. Posso dichiarare però che egli pur essendo a conoscenza del mio nascondiglio in campagna, non solo non mi denunciò ma mi avvertì che ero attivamente ricercato segnalandomi i rastrellamenti che si sarebbero compiuti nella zona" (AS GE): lo stile di scrittura non é certo quello del grande autore de "Il sentiero dei nidi di ragno"!
 
Un rapporto della flotta statunitense di stanza nel Mediterraneo annunciava l'arrivo il 10 settembre 1944 nelle vicinanze di Saint-Raphaël di tre giovanotti, colà pervenuti in barca a remi da Ventimiglia e latori di alcune informazioni di spessore militare (" Più tardi nostre navi spararono, con il supporto di aerei da ricognizione, su alcuni obiettivi indicati da questi patrioti italiani"), una attestazione che conferma un racconto tramandato oralmente in zona ma non molto noto, anche se ripreso da Arturo Viale nel suo "Vite parallele".
 
Nel diario brogliaccio del distaccamento di Sanremo delle Brigate Nere si può leggere che il comandante Mangano - di cui oggi qualcuno insinua che fosse anche in contatto con gli americani - ebbe almeno un abboccamento - destando stupore nel verbalizzante - con un partigiano autonomo. Mangano, appena finita la guerra, morì suicida a Genova.
 
"Per assicurare la dovuta segretezza alle nostre comunicazioni è stato stabilito che ogni nostro Agente firmi ogni suo rapporto, relazione, informazione, ecc con una sigla. Vogliate prendere nota che la SIGLA a Voi assegnata e con la quale dovete firmare é: VEN 38" scriveva il comandante della Legione G.N.R., Bussi, ad un suo agente confidente - goielliere di Ventimiglia - alle dipendenze dell'U.P.I. (Ufficio Politico, in pratica uno dei tanti servizi segreti della Repubblica di Salò) (AS GE).  
 
Il 16 settembre 1944 alcuni giovani francesi tentarono un vera e propria azione di commando sulla frontiera di Ponte San Luigi, tra Mentone e Ventimiglia. Il colpo fallì: morirono Jean Bolietto, di origini astigiane, saltato su una mina, e Joseph Arnaldi, detto Jojo, raggiunto da proiettili, cui si sottrassero gli altri tre del gruppo. Su questi partigiani e su questo fatto ha scritto diverse volte il professor Enzo Barnabà.         
Stando alle sue dichiarazioni del maggio 1945 (AS GE) un ex poliziotto ausiliario della polizia saloina - di nuovo in carcere con l'accusa di avere militato in precedenza nelle fila fasciste - doveva incontrare alla fine di novembre del 1944 a Camporosso alcuni partigiani francesi, ma ne venne impedito in quanto catturato da ex colleghi repubblichini di Bordighera.
Si hanno notizie (pregressa ricerca del compianto Giuseppe "Mac" Fiorucci, autore di "Gruppo Sbarchi Vallecrosia" - con ogni evidenza in ciò aiutato dallo stimato storico nizzardo Jean-Louis Panicacci -) di incursioni - confermate da precise mappe dei luoghi, ancora esistenti - in zone del nostro ponente compiute da Joseph Manzone, detto "Joseph le fou" (un nome, un programma!), maquisard del dipartimento delle Alpi Marittime, che aveva già aiutato intorno all'8 settembre 1943 soldati italiani della IV Armata a fuggire o a raggiungere la locale Resistenza, protagonista di svariate altre avventure, lunghe da raccontare.
Da ottobre 1944 in avanti diversi furono da parte di partigiani ed agenti transalpini i tentativi compiuti di entrare in Italia attraverso la Val Roia, ma fallirono tutti o quasi. Particolarmente efficiente fu in questo contrasto a febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco.
 
Adriano Maini

mercoledì 14 dicembre 2022

Subito dopo la Liberazione, Meiffret e Porcheddu non sempre furono capiti

Bordighera (IM): la villa in zona Arziglia abitata da Giuseppe Porcheddu

Di recente Daniela Cassini e Sarah Clarke hanno scritto un libro dedicato alla figura di Lina Meiffret (Lina, partigiana e letterata, amica del giovane Calvino, Fusta 2022), eroina della Resistenza, che pagò le sue battaglie per la libertà con torture, sevizie, fatiche e stenti con la deportazione nei campi di lavoro nazisti, rimanendone per sempre minata nel fisico e nello spirito. Nella richiamata opera campeggia anche la memoria di Renato Brunati, compagno di vita di Lina che, arrestato insieme a lei, venne fucilato al Turchino, dopo aver subito, come si racconta nel lavoro fondamentale di Mario Mascia sulla Resistenza Imperiese, un calvario ancora più impressionante di quello subito dalla sua fidanzata. Nelle pagine di Cassini e di Clarke emergono personaggi di rilievo, quali Italo Calvino e Guido Seborga, che intrattennero con l'amica di sempre, Lina, anche dopo la guerra una diversificata, ma significativa corrispondenza. Si parla anche di Giuseppe Porcheddu, detto Beppe: del resto, a lui Brunati e Meiffret affidarono, quasi presaghi della loro imminente cattura, i due ufficiali britannici, già prigionieri di guerra, i quali solo più di un anno dopo, attraverso ulteriori avventure, riuscirono a rientrare nelle linee alleate. Nel libro, va da sé, compaiono altri patrioti ed altri partigiani. 

Una pagina di un memoriale, senza data ma del secondo dopoguerra, scritto da Giuseppe Porcheddu

Alcuni documenti - di cui si riportano qui di seguito degli stralci -, relativi agli atti del processo presso la Corte d'Assise Straordinaria (Cas) di Imperia a carico di Egidio Ferrero e depositati presso l'Archivio di Stato di Genova, fotocopiati pochi giorni fa da Paolo Bianchi di Sanremo, riportano testimonianze e deduzioni, le quali, mentre intendevano minare il valore delle attenuanti da loro prodotte a favore di Ferrero, sembravano altresì, sminuire il ruolo svolto nella Resistenza da Lina Meiffret e da Giuseppe Porcheddu, soprattutto di quest'ultimo. L'impegno antifascista di Porcheddu è attestato sia in Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1968 che in Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Garzanti, 1971. A riassumere, a ben guardare, i rischi corsi nella cospirazione libertaria da Porcheddu sono sufficienti le seguenti note scritte da Sergio Favretto (Il Piccolo, venerdì 16 ottobre 2020 ): "Per garantire la sicurezza alla famiglia, alla moglie Ada Sabbadini e alla figlia Lidia, Concetto coinvolse il fratello Salvatore Marchesi (Salvamar), dottore in chimica, esponente della Resistenza ed antifascismo fra Sanremo e Bordighera, ispettore del Cnl [circondariale di Sanremo] e capo delle Sap di Bordighera. Il fratello Salvatore riuscì, fra dicembre '44 e gennaio '45, a far ospitare in incognito Ada e Lidia dall'amico Beppe Porcheddu, nella propria villa di via Arziglia di Bordighera. In quel periodo, sempre nella villa vi erano nascosti due ufficiali inglesi collaboranti con i partigiani. Erano Michael Ross e George Bell. Uno di essi diventerà genero del Porcheddu".

I mentovati documenti dell'Archivio di Stato di Genova riportano - non tutto, invero - oltre al riepilogo inquisitorio curato dalla Questura di Imperia (Vice Commissario Rosanova) e destinato al pubblico ministero, l'autodifesa dell'imputato, alcune denunce, alcune testimonianze a favore.

Si procede di qui in avanti a produrre solo pochi esempi di quanto sopra tratteggiato.

Egidio Ferrero paradossalmente, come agente di polizia, all'indomani della Liberazione stese in Bordighera un verbale dell'interrogatorio a carico di un certo Garzo, che aveva tra il 1943 ed il 1944 denunciato anch'egli Meiffret e Brunati, pur essendo stato loro amico (così come di Guido Seborga, il primo a fare la sua conoscenza, e di Giuseppe Porcheddu). Ferrero era indagato per avere compiuto e partecipato come milite della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) ad azioni efferate anche in provincia di Savona. Rimane singolare, intanto, come Ferrero con i suoi trascorsi fosse riuscito - sia pure per breve tempo: interrogava Garzo il 24 maggio 1945 nella Caserma dei Carabinieri di Via Cadorna, stendeva il verbale per il Pubblico Ministero della Cas l'8 giugno 1945 e ad ottobre 1945 era sotto processo - a diventare poliziotto (anzi, Ispettore Capo Dirigente l'Ufficio di Bordighera). Forse perché era stata l'amministrazione alleata a conferirgli l'incarico. In effetti, nel già citato documento indirizzato al P.M. della Cas di Imperia in data 10 dicembre 1945 a firma del Vice Commissario di P.S., Dirigente la 2^ divisione, Questura di Imperia, Dr. Mario Rosanova, è data l'opportunità di leggere: "In data 1° giugno c.a., per interessamento delle Autorità alleate, su attestazioni di esponenti del movimento di liberazione, il Ferrero Egidio in oggetto generalizzato, già brigadiere dell'UPI della g.n.r., fu assunto nelle forze di Polizia della Provincia e destinato all'Ufficio di P.S. di Bordighera, perché ritenuto un benemerito della lotta per la liberazione. Senonché sono pervenute a questo Ufficio varie denunzie [...]".

Dichiarazione di Lina Meiffret, controfirmata da Renzo Rossi. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Renzo Rossi, già segretario del CLN di Bordighera, nonché responsabile del collegamento del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia con gli alleati, interveniva a controfirmare come Presidente del CLN di Bordighera in data 13 agosto 1945 una dichiarazione di Lina Meiffret indirizzata alla Questura di Imperia che, tra l'altro, per quanto attiene il Ferrero riferiva che "nel febbraio del 1944 il sig. Ferrero Egidio, allora Brigadiere della Squadra Annonaria di Torino, trasferito ad Imperia al servizio dell'U.P.I. quale comandante di detto nucleo, è stato incaricato da Renato Brunati, allora capo di una banda di partigiani nella zona di Bajardo, ad assumere tale posto, entrando in tal modo a far parte del servizio informazioni partigiano (S.I.P.). Il suo comportamento è stato ottimo, anche in seguito, come potete constatare dall'allegata dichiarazione del C.L.N. di Alassio".

Il piemontese Ferrero, imputato nel processo in parola, ormai residente a Bordighera a Villa Estella, dichiarava il 30 ottobre 1945 che"... riassunto in servizio e destinato a Imperia nella prima decade di febbraio. Faccio presente che allorché fui trasferito ad Imperia mi fermai ad Alassio non avendo intenzione di continuare a prestare servizio nella g.n.r., senonché fui sollecitato dal capo partigiano Brunati Renato e dalla Maifré Lina a prendere servizio per favorire eventualmente il movimento di liberazione. Mi era stata data istruzione di riferire e prendere ordini dal sig. Porcheddu di Bordighera con il quale sono sempre stato in contatto".

Lettera del CLN di Bordighera, pervenuta alla Questura di Imperia il 9 dicembre 1945. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Il CLN di Bordighera con lettera - retrodata al 6 giugno 1945? preparata alle prime avvisaglie di accuse a carico di Ferrero? - con timbro di arrivo alla Questura di Imperia in data 9 dicembre 1945 sosteneva che il Ferrero "dal mese di febbraio 1945 presta opera fattiva ed intelligente per la causa dei patrioti". "Procurò la liberazione a infinite persone segnalate dal CLN di Bordighera e San Remo; ottenne la revoca di numerose esecuzioni". La dichiarazione soggiungeva di altri tentativi del Ferrero non sempre andati a buon fine. "Quantunque una tragica fatalità abbia distrutto la preziosa vita del nostro primo capo "Renato Brunati", lo zelo [del Ferrero] laonde scagionarlo dalle mani della polizia nazi-fascista fu intenso ed esposto ai peggiori rischi. Non minore solerzia esplicò nella sua funzione di collaboratore allorché si trattava di recuperare ai nostri fini armi ed esplosivi individuati dalla polizia nemica, armi raccolte con infinita fatica dal Brunati e dalla Meyffret. Il nostro attuale Presidente B.P. [di tutta evidenza Giuseppe Porcheddu], schedato, sovversivo pericoloso e propagandista antifascista, occultatore di prigionieri inglesi e capeggiatore di gruppi partigiani venne tempestivamente prevenuto dalle irruzioni polizische in casa sua e salvati quasi miracolosamente dal Ferrero...". Continua con altri esempi di azioni del Ferrero a favore degli antifascisti, sino a spingersi ad affermare che "l'aiuto che il Ferrero ci prestava scaturiva nella sua simulata situazione di Maresciallo della G.N.R., situazione che egli assunse per ordine del CLN di Alassio e del Comando Divisione Garibaldini Bonfante". Confrontata, invero, con il "manoscritto" già citato, sembrerebbe, per stile ed enfasi retorica, dettato da Giuseppe Porcheddu.
Esiste una copia di questa missiva, questa, sì, firmata da Porcheddu, "vidimata" da un notaio, che termina con queste parole: "Copia conforme all'originale esibitomi. Altra copia come la presente venne da me rilasciata in data odierna al N. 225 di Rep. Bordighera trentun Dicembre millenovecentoquarantacinque [31 dicembre 1945]. Dr. Pompeo Lomazzi Notaio".

Il 16 novembre 1945 Giacomo Castagneto, segretario provinciale del Partito Comunista, interrogato dalla polizia affermava "ho tenuto tale carica [fondatore del C.L.N. provinciale] fino al gennaio del 1944, epoca in cui mi dovetti allontanare e fui sostituito dal sig. Ughes Gaetano, pur rimanendo a contatto col Comitato, anche per il successivo mese di febbraio, in cui svolgevo un altro incarico in quel di Sanremo. Posso affermare che in tale epoca il Sig. Porcheddu Giuseppe di Bordighera non era ufficialmente, né io ero a conoscenza che egli fosse in contatto col C.L.N.P., ragione per cui non mi risulta che il medesimo abbia svolto alcuna attività cospirativa in quell'epoca o successivamente. Escludo che a Sanremo esistesse in quell'epoca un Comitato di Liberazione Nazionale funzionante ma che l'attività cospirativa era concentrata esclusivamente nelle mani del P.C.I. di cui fino allora ero il dirigente provinciale, ragione per cui sia il Porcheddu che il Ferrero Egidio fu Armando non potevano essere a contatto con elementi organizzati del movimento di resistenza clandestina di Sanremo. Per maggior chiarezza di quanto ho detto, unisco una lettera a me inviata dietro mia richiesta di informazioni dal compagno Frontero Tommaso, datata Bordighera 8.11.1945, nella quale egli mi dava assicurazione che il Porcheddu non era stato mai in contatto ufficiale con elementi cospirativi organizzati. Il Frontero, fino al maggio del 1944, epoca del suo arresto, era responsabile in Bordighera del P.C.I. e come tale faceva parte del C.L.N. di detta città ed era elemento di collegamento fra il Comitato di Liberazione di Bordighera e quello Provinciale".
 
Anche la lettera di Tommaso Frontero a Castagneto veniva fatta mettere a verbale agli atti del processo contro Ferrero, anzi, conserva nell'originale la dicitura scritta a matita "Far mettere a verbale anche questa dichiarazione...". Nella medesima si può individuare la seguente illuminante frase: "il compagno Porcheddu agiva indipendentemene dai C.L.N. e, invitato dal Brunati a prendere contatto diretto con me, io non l'ho mai visto".

Riassumeva, sempre nel suo cospicuo fascicolo del 10 dicembre 1945, indirizzato al pubblico ministero, il Vice Commissario Rosanova: "Il 18/2/1944 partecipa alla perquisizione nel domicilio e all'arresto del prof. CALVINI Giobatta di Bussana, che successivamente viene deportato in Germania (vedi denunzia di Calvini Anna del 5/7/1945). Il Ferrero, invero, mentre conferma la sua partecipazione al fatto, oppone una finalità diversa e cioé il tentativo di venire in aiuto al professore stesso facendo scomparire gli eventuali documenti compromettenti, e ciò su invito di elementi antifascisti di Bordighera. Dichiarazioni in atti del Prof. Porcheddu e della signorina Meifret di Bordighera starebbero ad avvalorare l'assunto del Ferrero, senonché la testimonianza del rag. Castagneto Giacomo, segretario provinciale del Partito Comunista Italiano e fondatore dei C.L.N. della provincia mette in forte dubbio la veridicità di tali tardive dichiarazioni (vedi verbale interrogatorio dello stesso in data 16/11/1945)".

A marzo 1946 Carmelita, nome di battaglia di una partigiana o di un partigiano già - o in veste collaborativa - di uno dei SIM (Servizio Informazioni Militare) garibaldini in I^ Zona Operativa Liguria, scrivendo una "Pratica. Lina Meiffrett" di una pagina (documento IsrecIm, copia di Giorgio Caudano)  a Fuoco (altro ex partigiano) confermava a parte - forse senza sapere del processo contro Ferrero - la sostanza del contesto qui delineato: "[...] durante la loro detenzione ad Imperia i due compagni [Brunati e Meiffret] ebbero occasione di conoscere il maresciallo dell'UPI Ferrero Egidio [...] Il Ferrero fu messo in seguito in contatto con il Prof. Porcheddu di Bordighera  [...] Il Porcheddu, elemento strano e poco equilibrato, non aveva contatti con nessun elemento militante nella cospirazione ma semplicemente con elementi antifascisti che non davano alcun contributo alla lotta".

Senza voler entrare più di tanto nei dettagli delle varie ricostruzioni - e di molte interpretazioni - e nel merito dei giudizi registrati (come definire i gruppi di cospiratori, alcuni dei quali infine riuscirono a costituire i CLN?), si può, forse, soggiungere che da un lato Meiffret (Meiffret e Brunati ben conoscevano ed ebbero ripetuti contatti, ancora alla vigilia del loro arresto, con Bruno Erven Luppi, infaticabile - prima di diventare un valoroso comandante partigiano - tessitore del rafforzamento del PCI clandestino e della stessa costruzione del CLN di Sanremo) e Porcheddu eccedettero di zelo nella difesa del Ferrero e che dall'altro un certo grado di incomunicabilità o di lettura diversa dei fatti era fatale sussistesse durante la lotta di liberazione tra i diversi gruppi di patrioti e di livelli dirigenziali della Resistenza, come ad esempio, capitò con un altro caduto per la Libertà, il capitano Gino Punzi, conosciuto da molti partigiani, tra i quali, per combinazione, proprio Giuseppe Porcheddu, ma non da tanti altri.

Prima pagina della richiesta dei difensori del Ferrero circa testimoni e documenti. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Il 26 maggio 1947 il PM della Cas di Imperia emette un ordine di cattura a carico di Egidio Ferrero. Il 1° novembre 1947 i difensori del Ferrero per l'udienza del successivo giorno 7 chiedevano (si veda immagine sopra) alla Cas la citazione dei testi Robutti, Meiffret e Porcheddu e la lettura di diversi documenti, tra i quali non solo la dichiarazione del CLN di Bordighera, bensì anche quelle dei CLN di Alassio e di Stellanello; nonché di una lettera del capitano Ross che, a quella data, era ormai sì genero di Giuseppe Porcheddu, ma poteva ben testimoniare - come ampiamente noto - l'impegno resistenziale del suocero.

Lettera alla Cas di Giuseppe Porcheddu. Fonte: Archivio di Stato di Genova. Copia di Paolo Bianchi di Sanremo.

Il 4 novembre del 1947 Giuseppe Porcheddu lamentava in una lettera scritta a mano il ritardo con cui gli era arrivato l'ultimo atto di citazione per il processo a carico di Egidio Ferrero. E non si limitava solo a questo! Mancavano, tuttavia, solo due mesi scarsi alla definitiva uscita di scena da parte di Beppe Porcheddu. Infatti come scrisse Leonardo Bizzaro su la Repubblica il 20 ottobre 2007: "1947, le figlie sono in Austria con i mariti, padre e madre le raggiungono per assistere alla nascita di un nipote, poi Beppe torna a Bordighera, prima di partire per Roma, dove si sta organizzando una mostra delle sue opere. È l'amico Piero Giacometti a occuparsene ed è lui a costringerlo a lasciare l'albergo per trasferirsi a casa sua. Passano insieme il Natale. Il 27, nel pomeriggio, Porcheddu esce, lasciando bastone e passaporto in camera. Non si avranno più sue notizie. Rimane l'ultima lettera, spedita da Bordighera alla sorella Ambrogia: «La vita è un continuo tradimento. I più bei sogni... restano sogno. Chissà quando ci rivedremo?». Molti nel corso dei decenni hanno provato a investigare sulla vicenda, nessuno ha mai trovato spiegazioni".

Adriano Maini