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mercoledì 18 marzo 2026

Ancora spie, letterarie e non

Sanremo (IM): Corso Imperatrice

Si torna a parlare di spie nella recensione di un vecchio libro oggi in ristampa, "Le porte di Ferro" di Stefano Terra, edizioni GammaRò. Lo fa Vittorio Giacopini nell'ultimo numero de "il venerdì di Repubblica" in un articolo intitolato "Stefano Terra e le spy-story che piacevano a Elsa Morante (occhiello "Ritrovamenti), sostenendo che "Terra è uno dei grandi dimenticati della letteratura italiana" e, per quanto riguarda il romanzo (ambientato nel 1946), concludendo che "mette in scena un caleidoscopico vortice di intrighi, cospirazioni e grandi avventure che commuove, avvince, suscita meraviglia e tiene davvero col fiato sospeso".
 
E viene allora da ripensare a "La partita fantasma" (Leucotea, 2025) di Fulvio Damele, cui qui si è già fatto cenno, perché anche a questo lavoro andrebbero applicate intriganti considerazioni del genere di quelle riferite sopra. Ad onor del vero molti commenti apparsi in queste settimane sui social media hanno in merito raggiunto lo scopo, anche superando in entusiasmo il già citato recensore. Qui resta, pertanto, da ribadire che le scorribande dei protagonisti (menzioni approssimate per difetto) per quasi tutta l'Italia e per altre parti di Svizzera, Gran Bretagna e Francia non solo durante il secondo conflitto mondiale trovano una logica di partenza nella collocazione di diverse vicende in una Sanremo di altri tempi tutta ovattata da un fascino d'epoca.
 
Il che fa pure venire in mente il recente "Controbuio. Vivere e morire al casinò di Sanremo" di Orso Tosco (ubagupress, ottobre 2025), dove non appaiono veri e propri spioni, ma risulta una trama fitta di colpi di scena, anche - non fosse altro che per le mosse di diversi tosti attori - da commedia all'italiana, una trama che dipinge tanta cronaca nera - e politica - della città dei fiori di anni più recenti, compresi questi nostri.
 



Un articolo di lunedì 16 marzo 2026, dedicato a "Il Forca"

Non si può, poi, non dire due parole su "Il Forca. Storia di una spia italiana" di Antonio Tabasso e di Aristide Tabasso (CSA Editrice, 2025), non fosse altro per il fatto che, causa un pregresso minimale riferimento - contenuto in un blog collegato a questo - al personaggio di questo altro libro, che si chiamava Aristide Tabasso - un vero personaggio, non di fantasia -, si è intessuta una discreta corrispondenza con l'omonimo nipote Aristide Tabasso.
Si deve sottolineare che i nipoti Tabasso hanno anche proceduto all'aggiornamento di quanto aveva scritto sul nonno loro padre Franco in "Su onda 31 Roma non risponde", ma la loro operazione raggiunge livelli inesplorati: in effetti, una presentazione della loro fatica inizia con queste parole "narra la storia vera di un Agente Segreto Italiano, "Il Forca", al secolo Aristide Tabasso, con al centro le vicende che vanno dall'epopea coloniale italiana, attraversano la seconda Guerra Mondiale, per giungere all'Italia repubblicana fino alla sua dipartita". Qui forse è sufficiente rimarcare del nonno le attività di contrasto nel 1932 a spie sovietiche tra Taranto, Torino e Milano in qualità di addetto al controspionaggio, la prigionia durata undici mesi nelle carceri naziste, "il Comando del Battaglione Mobile di Polizia Partigiana a Verona dopo la Liberazione" - aspetto che ha fatto sorgere il citato scambio di email -, "il mancato Golpe del '47, la pre-Gladio ed il Bipolarismo dei Servizi Segreti Italiani". E risulta inevitabile trascurare la questione del "misterioso" carteggio Churchill-Mussolini consegnato dal "nostro" ad Umberto II di Savoia, perché non così di rilievo alla luce di quanto esposto sopra.

Non si sfugge, infine, alla tentazione di aggiungere che documenti degli Archivi di Stato, afferenti procedimenti di epurazione del secondo dopoguerra, potrebbero fare continuare il discorso. Come per la "donna velata", Maria Zucco, che causò con le sue delazioni in provincia di Imperia la morte di tanti, troppo partigiani. Ma anche per diversi altri imputati davanti alle Cas per fatti inerenti il ponente ligure.

Adriano Maini 

sabato 10 gennaio 2026

Spie e non spie, da documenti Cas ed altri, invece


Da documenti finiti in qualche modo nelle mani della CIA, da verbali di vario genere attinenti le procedure delle Corti d'Assise Straordinarie (per l'epurazione antifascista; in sigla Cas), da missive dei partigiani, da relazioni poliziesche della Repubblica Sociale fascista - tutte carte più volte menzionate su questo blog - emerge anche, a ben guardare, per la provincia di Imperia il quadro contraddittorio di errori di valutazione compiuti da varie spie nazifasciste - oltrettutto, specialiste nel millantare pericoli inesistenti -, di pesanti sottovalutazioni commesse dai servizi di informazione alleati e di altre "sviste" sul fronte antifascista.

Qualche esempio in proposito.

Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, un losco individuo già più volte rammentato su queste colonne, tentava di attribuire pregressi contatti con diversi partigiani di montagna ad Antonio Capacchioni (Nino), il quale, invece, era stato sfortunatamente e casualmente arrestato subito dopo aver rimesso piede in altura, dove era sempre rimasto poco per via delle missioni che doveva seguire, la Kanhemann e quella che portò (a seguito dello sbarco avvenuto nella notte tra l'8 ed il 9 gennaio 1945 a Vallecrosia con il fondamentale contributo del locale Gruppo Sbarchi) tra i partigiani della I^ Zona Liguria l'ufficiale alleato di collegamento, il capitano Robert C. Bentley dell'organizzazione britannica SOE: chissà che l'imputato non pensasse in tal modo di sottrasi a domande per lui più scottanti. In ogni caso, Schifferegger rese onore al coraggio di Nino, rimarcando più volte che, nonostante le ripetute violenze subite ad opera del SD nazista, Capacchioni non fece mai rivelazioni di sorta.

Il responsabile dell'antenna OSS (antesignana della CIA) di Nizza non si accorgeva che erano falsi - e ne derivarono diverse nefaste conseguenze - i messaggi che venivano trasmessi dal suo radiotelegrafista in terrritorio imperiese, che non poteva fare altro, una volta catturato dai servizi tedeschi, perché non debitamente munito del canonico codice d'allarme da mettere in onda: tutto questo a seguito dell'inopinata uccisione del capitano Gino Punzi, in missione per conto dell'OSS, e della trappola in cui caddero a Ventimiglia i collaboratori - ritardatari - che lui aspettava, tra cui, per l'appunto, l'esperto delle messe in onda.

Il capo della Sezione della Polizia Ferroviaria della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) di Ventimiglia l'11 maggio 1944, in riferimento alle indagini - scaturite da vergognose delazioni - che avrebbero portato entro poco più di dodici giorni all'arresto dei patrioti ferrovieri e della Giovane Italia, quasi tutti destinati ad una tragica fine, scriveva ai superiori che nella città di confine erano in contatto con alcuni sospettati cinque o sei persone in precedenza sbarcate a Genova da un sommergibile e che a Sanremo - quindi, aggiungendo notizie fuori dalla sua stretta competenza - doveva avvenire da parte di apparecchi nemici un lancio di armi e di denaro per alcuni sovversivi, non effettuato perché i destinatari erano stati momentaneamente arrestati: due sottolineature di cui non si ravvisa alcuna traccia in qualsiasi altra fonte storica.
 
Adriano Maini 

giovedì 20 novembre 2025

Vecchie occhiate della CIA sul ponente ligure

Particolare di un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Libero Alborno

In una forma o nell'altra ogni tanto si scrive di spie nel ponente ligure prima, durante, e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Di una delle regine delle centrali di spionaggio, la CIA, si trovano documenti sul Web, che si riferiscono in qualche modo a questa zona ed ai quali in alcune occasioni qui si è già fatto riferimento.
In una carta degli spioni statunitensi datata 6 dicembre 1951 ci si diffondeva sulla figura di Libero Alborno, affermato floricoltore in Frazione Latte di Ventimiglia, già membro del CLN della città di confine, ma soprattutto esponente di spicco del Partito Comunista locale. Di Alborno si presumeva fosse responsabile di una organizzazione paramilitare: è appena il caso di sottolineare che all'epoca non solo la CIA, ma anche altre centrali, compresi la polizia segreta di Scelba e gli antesignani di Gladio in Italia, vedevano - inducendo ad assumere svariate inziative illegali di contrasto - pericoli rossi armati quantomeno nella nostra penisola, una tesi largamente smantellata da ripetuti recenti studi accademici.
Un'altra amenità attribuita ad Alborno era che fosse impegnato nel contrabbando: come se le campagne, che conduceva con grande profitto, e l'attività politica non gli occupassero a sufficienza tempo ed energie.
La CIA coglieva, invece, nel segno, attribuendo a Libero Alborno un forte ruolo nei transiti clandestini di persone attraverso la frontiera: non specificava, tuttavia, come è stato tramandato nella trasmissione orale da tanti uomini progressisti, che si trattava di aiutare oppositori politici del regime fascista di Franco in Spagna, fuorusciti in continua pericolosa fuga.
Nel rapporto americano venivano altresì riportati i nomi delle persone che di più appoggiavano Alborno - ma altre rimasero sconosciute agli spioni -  e nella ricostruzione - non si sa quanto verosimile - della trama ligure e di quella  nazionale intessute ai ventilati scopi dal Pci si accennava ai contatti con i comunisti francesi.
Sono, poi, confluiti nell'archivio della CIA atti recuperati tra gli interrogatori condotti davanti alla Corte d'Assise Straordinaria (per l'epurazione antifascista) di Sanremo, recuperati nel periodo, dopo lo scioglimento dell'Oss "di operatività del Central Intelligence Group (CIG), un organismo creato da Truman avvalendosi con disinvoltura di poteri presidenziali previsti per il tempo di guerra, quindi al di fuori dei casi consentiti. Esperti dell'amministrazione USA ritennero "illegale" tale situazione, poi sanata con l'istituzione dell'attuale CIA" nel 1947. 
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Ernest Schifferegger

Spiccano in tale contesto le affermazioni - protocollate il 12 giugno 1947 - di Ernest Schifferegger, già italiano altoatesino, che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. Nel documento che lo riguardava Schifferegger, pur con tutte le omissioni che un tipo del genere in tali occasioni non poteva non compiere, parlò di tante persone e di tanti avvenimenti, soprattutto di repressione antipartigiana. A titolo indicativo, spiccano i nomi dei nazisti dei vari servizi segreti di stanza a Sanremo e dei loro referenti repubblichini; l'eccidio dei partigiani rastrellati a San Romolo di Sanremo il 15 novembre 1944; l'eccidio compiuto il 24 novembre 1944 a Poggio di Sanremo dalla Wehrmacht, il cui comando locale era stato aiutato dai militi fascisti nella selezione delle vittime tra i prigionieri politici di Villa Auberg e del Castello Devachan; il sequestro degli appunti che un altro detenuto prima della loro esecuzione aveva preso sulle ultime parole - dedicate alle loro famiglie, ma contenenti anche informazioni militari - dei francesi Salusse e Santoni della rete Gallia sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya il 5 febbraio 1945 e fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile; il comportamento coraggioso durante la prigionia del tenente Antonio Capacchioni (Tonino) - già del gruppo Kahnemann - che aveva preceduto quale battistrada l'arrivo clandestino della missione del capitano britannico Robert Bentley quale ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria; i particolari degli arresti dei partigiani di Pigna fucilati a Latte il 20 marzo 1945.
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Karl Weilbacher

Nel fascicolo della CIA su Karl Weilbacher che Giorgio Caudano nel suo recente Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945 (con Paolo Veziano; Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024) ritiene a tutti gli effetti un vero agente dell'Abwehr tedesco si possono espungere fatti quali un suo primo contatto con quel servizio segreto a Bordighera nel 1934 o nel 1935; durante la guerra non solo sue ripetute permanenze nel Principato di Monaco, ma anche diversi viaggi a Marsiglia e a Parigi; la sua conoscenza di altri piccoli gerarchi nazisti, non solo stabili a Sanremo, ma o di transito nella città dei fiori o incontrati nei suoi continui spostamenti, comprensivi di Sesto Calende, Como e Milano.
Con i citati interessamenti la CIA, anzi, per meglio dire il CIG, cercava reclute per i suoi scopi anticomunisti. Non risulta che nel quadro qui tracciato avesse conseguito risultati positivi, fatto salvo forse un caso che sarebbe da esaminare a parte.

Adriano Maini 

martedì 29 luglio 2025

I lettori dicono

Una cartolina del 1927 relativa al Marocco

Un lettore, in riferimento a pregresse trasferte lavorative all'estero di operai specializzati del settore costruzioni residenti nella zona Ventimiglia-Bordighera, ricorda che Silvano aveva in tal senso operato anche in Arabia Saudita.
Si può aggiungere che Silvano era stato presente nella citata veste pure in Marocco, per la realizzazione della grande moschea di Casablanca. Qui, del Marocco, si è preferito rivelare un aspetto che è sembrato trasgressivo. Se ci si inoltrasse nella parentesi "Marocco" con i racconti di persone di questa Riviera, si finirebbe non tanto nella trama del noto film con protagonisti Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, ma, dati diversi resoconti di spericolate gite in motocicletta in quelle lande desertiche, piuttosto, al netto delle avventure più estreme, in "Il tè nel deserto" diretto da Bernardo Bertolucci.

Sottoripa di Genova induce una gentile signora a riflettere sulla presunta modernizzazione che inaridisce sapori e luoghi.

Altre signore ripensano con toni romantici a quando venivano lavate nel fiume Roia le lane dei materassi, chi all'altezza del ponte della ferrovia, chi in frazione Varase di Ventimiglia.

Gianfranco Raimondo comunica di non aver mai visto aerei da caccia statunitensi nel vecchio campo di aviazione di Camporosso zona Braie, ma può anche essere che a quella data egli da Seborrino si fosse già trasferito con la famiglia in Via Dante (per i più - lo si ripete! - ancora oggi Via Regina) a Ventimiglia.

Un altro lettore afferma, per via delle reminiscenze della madre, che la "mitica" classe del Liceo Classico "G. D. Cassini" di Sanremo dove furono studenti i famosi Italo Calvino ed Eugenio Scalfari, era frequentata anche da Pier Franco Gavagnin, che gli sembra di riconoscere nella storica fotografia - del 1941 - scattata da Gianni Moreschi, ed aggiunge:"Pier Franco Gavagnin, classe 1923, capo del personale del comune di Sanremo e poi storico direttore di Porto Sole". Sulla figura di Gavagnin sarebbe, invero, da scrivere un libro. Qui si aggiungono solo due aspetti. Fu insignito della Legione d’Onore dal Governo Francese. E raccolse con Paolo Veziano, che in seguito stese diverse opere sull'argomento, quelle che Gavagnin non fece in tempo a leggere, una mole imponente di documentazione sugli ebrei stranieri in fuga verso la Francia. Queste le parole in merito di Pier Franco Gavagnin in un'intervista ad un settimale locale, apparsa il 2 settembre 1998: "Oggetto della nostra ricerca [n.d.r.: quella compiuta con Paolo Veziano] è ciò che avvenne nella zona che da Sanremo si estende alla frontiera a partire dagli ultimi mesi del '38 fino al maggio del '40. In quel periodo si verificò infatti un afflusso molto forte di ebrei che erano stati espulsi o fuggivano da Austria, Germania, Cecoslovacchia e Polonia e cercavano disperatamente di varcare via terra o via mare la frontiera francese... Intere famiglie di ebrei approdarono così in quel periodo a Sanremo, Bordighera e Ventimiglia e poterono contare sull'aiuto delle persone del luogo. Si tratta di un fenomeno storicamente poco conosciuto ma di notevole interesse. L'idea del libro mi è venuta ripensando agli avvenimenti della mia gioventù. A quell'epoca ero un ragazzino e abitavo a Bordighera. Io stesso ho potuto assistere a diversi episodi ma solo oggi ho deciso lasciarne una testimonianza scritta".
 
Sulle spie in provincia di Imperia durante la seconda guerra mondiale vengono notificati appunti quasi incredibili di un estroverso scrittore, che riferisce anche dell'azione di agenti sovietici nel ponente ligure.

Sono svariati i riferimenti di memoria relativi alla Costa Azzurra: si va dalla puntualizzazione di luoghi e situazioni più emozionanti a livello individuale alla segnalazione delle attività resistenziali nel maquis di un prozio, passando per la segnalazione di noti personaggi incontrati o solo visti da lontano.

Adriano Maini 

domenica 13 luglio 2025

Anche un eroe delle Quattro Giornate di Napoli operò in provincia di Imperia

Santo Stefano al Mare (IM): una vista sino a Capo Verde di Sanremo

Cronache della provincia di Imperia si occupano spesso di storie di spionaggio della seconda guerra mondiale ambientate nella Riviera di ponente, come per una recente notizia riguardante un romanzo la cui trama si snoda in parte a Sanremo.
C'è, forse, qualche inedito su questi argomenti.
Nel maggio del 1943 il SIM, servizio di informazioni del Regio Esercito, ebbe la prova definitiva che nel Sud della Francia, soprattutto intorno alla Delegazione navale di armistizio di Hyères, operava una rete clandestina di spionaggio della Resistenza transalpina, nella quale erano confluiti professionisti del disciolto Deuxième Bureau e che poteva giovarsi di confidenze di parte italiana. Il SIM, che aveva potuto giovarsi della vigilanza del sottocentro di controspionaggio di San Remo, dipendente dal centro impiantato dal SIM a Nizza, procedette anche ad un arresto, ma gli eventi connessi all'8 settembre misero "fine ad ogni indagine e determinarono l’immediata scarcerazione del 'corriere' e informatore italiano". Si può ben supporre che nella vicenda abbia giocato un ruolo la monumentale antenna installata a San Martino di Sanremo.
Sul fallimento - il 12 febbraio 1944 - della missione Zucca (dell'OSS statunitense, antenata della CIA, ma con personale italiano) presso la stazione ferroviaria di Riva Santo Stefano, episodio abbastanza noto, forse non sono mai state pubblicate le relazioni di parte repubblichina, ma di sicuro può essere utile sapere che il responsabile dell'operazione, Stimolo, già eroe delle Quattro Giornate di Napoli, tornò poco dopo nella zona delle Alpi per recuperare - e per trasferire a Genova - un’altra apparecchiatura radio che là era stata paracadutata.
Giansandro Menghi della missione Youngstown (dell'OSS), sbarcato, con partenza dalla Corsica, sulla costa ligure a marzo 1944, disegnò in una mappa le posizioni tedesche da Rapallo fino a Ventimiglia e nascose la carta ed altri appunti in una casa sicura a Nizza, dove tornò in seguito per il recupero di tali documenti.
Ai primi di aprile del 1945 il responsabile del SIM (anche i partigiani usarono questa sigla per i loro servizi di raccolta di vitali informazioni) invitava il SIM della V^ Brigata ad incrociare la sorveglianza su una donna che insieme ai due nipoti faceva la spola tra Badalucco e Sanremo, dove conferivano per gli esiti delle loro ricerche con il reparto di SS tedesche di stanza a Palazzo Bellevue, attuale sede del Municipio.
Molti sono i memoriali o gli atti di interrogatori, condotti in sede di epurazione antifascista, nei quali appartenenti a strutture, in genere di polizia, della Repubblica di Salò, dichiararono di avere passato notizie utili alle forze patriottiche o di avere in qualche modo aiutato persone arrestate dai nazifascisti, sottolineando, in molti casi, di essere rimasti ai loro posti o di essere entrati nei detti uffici d'intesa con esponenti delle organizzazioni della Resistenza.
Il CLN di Sanremo, a firma di Antonio Gerbolini e di  Mario Mascia, appena terminato il conflitto, riconosceva, tra gli altri meriti acquisiti con la sua collaborazione segreta con i patrioti della città, il ruolo avuto da Ise Gutensplan nel convincere a dicembre 1944 il comando tedesco di Sanremo a non procedere alla fucilazione di venti ostaggi rastrellati a seguito di un'azione delle SAP, così come, qualche mese dopo, nell'evitare l'esecuzione di Antonio Capacchioni, partigiano, ex ufficiale dell'ex Regia Aeronautica, il quale aveva avuto una forte funzione nell'avvio della missione alleata del capitano Robert Bentley presso la I^ Zona Liguria.

Adriano Maini

martedì 13 agosto 2024

I partigiani gli avevano sequestrato dei beni

Isolabona (IM): uno scorcio del paese

Aveva un'amante piemontese il gerarchetto fascista che denunciava due camerati, i quali all'indomani della caduta del fascismo avevano esultato in piazza ad Imperia, e la coinvolse ben bene nelle sue mene, al punto da indurla al 25 aprile 1945 a fuggire nella colonna dei miliziani neri profughi in cui si trovava anche Maria Zucco, "la donna velata" di famigerata memoria, una presenza particolarmente inquietante per una giovane sballottata da eventi più grandi di lei e che aspirava solo a rientrare dalle sue parti.

L'uomo faceva il gioielliere in Via Stazione a Ventimiglia, ma era anche un agente segreto dell'U.P.I. della Repubblica di Salò. Ce ne erano diversi in provincia di Imperia di tali spioni, a quanto pare, perché la sigla assegnata il 17 febbraio 1944 al nostro conteneva il numero 38. Documenti concernenti i pesanti addebiti a suo carico vennero inviati in forma anonima alle autorità di epurazione. Curiosamente, risulta che durante il conflitto dai partigiani gli erano stati sequestrati dei beni in quel di Pigna. Il cognome è lo stesso di valenti operatori economici della zona intemelia, probi cittadini, ma allo stato non è possibile accertare se sussiste parentela. In ogni caso, la salma risulta sepolta nel cimitero di Valle Armea a Sanremo.
 
Il 10 settembre [1944] tre patrioti italiani arrivarono dall’area di Ventimiglia a 0645A [n.d.r.: si presume nome in codice di una spiaggia della Costa Azzurra occupata dagli alleati e prossima a St. Raphael] e furono raccolti da un PT. Furono interrogati a bordo dell’ammiraglia circa riscontrabili informazioni riguardanti disposizioni di truppe, posizioni di batterie nemiche, sedi di comando, posti di stivaggio di siluri umani [n.d.r.: i cosiddetti maiali] e sottolinearono il basso morale delle truppe tedesche della zona. Furono poi trasferiti a Nizza presso il comando dell’esercito per un ulteriore interrogatorio. Più tardi nostre navi spararono, con il supporto di aerei da ricognizione, su alcuni obiettivi indicati da questi patrioti italiani.
Rapporto di settore della Marina da guerra statunitense, operante nel teatro del Mediterraneo con base nel sud della Francia (U.S. Atlantic Fleet, Task Force 86 Operations and Action of the Support Force Eighth’ Fleet During Invasion Of Southern France).
Il sopra evidenziato rapporto della Marina statunitense coincide in pieno con il racconto dei fatti, tramandato a livello locale nella zona di Ventimiglia e plasticamente riportato in "Vite Parallele" del 2009 da Arturo Viale. I patrioti italiani coinvolti erano Elio Rosati, Memmo Miseria ed Ernani Boscaglia.
 
Ha un nome il maresciallo delle Brigate Nere che partecipò attivamente ai rastrellamenti - condotti dai tedeschi - di Castelvittorio, Pigna, Buggio, Isolabona, culminati con la fucilazione di otto partigiani ad Isolabona il 2 marzo 1945 e di quattordici partigiani a Latte di Ventimiglia il 20 (forse il 19) marzo 1945, ma che comportarono altre uccisioni. Alle torture efferate praticate su vasta scala partecipò anche questa camicia nera, che aggiunse ignominia ad ignominia trasmettendo i baci del figlio patriota ad una madre, lasciandole intendere che era ancora vivo quando invece era già stato giustiziato.

Adriano Maini

giovedì 30 novembre 2023

E Italo Calvino testimoniava a favore di un ex soldato repubblichino

Sanremo (IM): il Monumento ai Partigiani - opera del patriota resistente Renzo Orvieto - sito davanti all'ex Forte di Santa Tecla, dove brevemente fu rinchiuso anche Italo Calvino

In ordine alle tristi collaborazioni con i nazifascisti si può evincere che "un fascista repubblicano" di Imperia denunciava il 13 febbraio 1944 due funzionari dell'Ufficio Provinciale delle Corporazioni per generici gesti antifascisti compiuti dopo il 25 luglio 1943; che ci furono, sempre nel capoluogo, altre denunce di anlaogo tenore; che un impresario edile di Sanremo si dichiarava protetto dalle S.S. tedesche; che molto pesanti furono le accuse - nel periodo in cui si tentava ancora l'epurazione - a carico di una donna abitante a Bordighera; che a Sanremo il borghese "robusto, statura piuttosto alta, età circa 50 anni, colorito bruno, capelli leggermente brizzolati, barba rasa [...] del quale ho dato i connotati, che secondo me guidava la spedizione, mi disse che era stato lui ad andare dal comando tedesco" (come da un verbale di interrogatorio, oggi documento in Archivio di Stato di Genova - ricerca effettuata da Paolo Bianchi di Sanremo - < fattispecie in seguito in questo post contrassegnata come AS GE>), avrà quasi di sicuro indotto altri rastrellamenti, oltre quello qui appena accennato e nel corso del quale vennero falcidiati i partigiani fratelli Zoccarato; che sempre a Sanremo un mutilato di guerra "che camminava con i bastoni" era comunque in grado di dare informazioni nocive agli antifascisti; che era piuttosto losca la figura dell'impresario di Sanremo del quale "... parecchi giorni dopo si seppe che era stato preso l'O. Il 15 novembre [1944], pochi giorni dopo l'arresto dell'O., i nazi-fascisti effettuarono un  rastrellamento nella zona di San Romolo [n.d.a.: le responsabilità di questo O. per la tragica fine di  partigiani a San Romolo, tra i quali il vecchio gappista Aldo Baggioli, il giorno stesso in cui venivano preso anche Italo Calvino, erano ribadite dall'ex graduato delle SS Ernest Schifferegger - come da documento statunitense già compulsato su queste colonne -] .... tutto San Romolo è voce comune che nel secondo rastrellamento, avvenuto otto giorni dopo, vi era... il quale alla presenza del figlio del custode di Villa Marsaglia presentò ai tedeschi una lista nella quale vi erano tutti i finanziatori dei Patrioti" (AS GE); che SS francesi ancora al 22 aprile 1945 mandavano informazioni carpite a danno dei partigiani al comando locale della X Mas. 
 
Se si leggono alcuni carteggi, quali i documenti in archivio IsrecIm, riassunti da Rocco Fava di Sanremo nella sua tesi di laurea del 1999, si intuiscono, inoltre, in controluce talune contromisure adottate dai garibaldini. Il 18 gennaio 1945 "Dario", Ottavio Cepollini, informava la Sezione SIM (Servizio Informazioni Militari) della Divisione d'Assalto Garibaldi  "Silvio Bonfante" che "da parte dei tedeschi continua l'interrogatorio di 'Giulio' e 'Dek', 'Boll' collabora con i tedeschi, viene messo spesso con gli arrestati e con il pretesto di essere caduto anche lui in trappola cerca di carpire notizie utili da riferire ai tedeschi. Si cercherà di fare eliminare 'Boll' proprio dai tedeschi. I tedeschi a Pieve di Teco stanno ricostruendo il ponte crollato". Il 1 marzo 1945 la Sezione SIM del CLN di Sanremo avvisava la Sezione SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" che "... a Sanremo si stava intensificando l'attività spionistica dei tedeschi... era inutile l'attacco contro il sarto Sofia". Il 16 marzo 1945 il CLN di Sanremo informava la Sezione SIM della V^ Brigata che "si trovava di nuovo a Sanremo il 'famigerato maggiore' tedesco Kruemer". Il 28 marzo 1945 "Carmelita" segnalava al C.L.N. di Sanremo  che tra i più assidui informatori dei tedeschi vi era un certo colonnello Alberto Neri, abitante a Sanremo, invalido, ex combattente dell'esercito francese, in diretto contatto con il capitano "Frank" e che un'altra informatrice era una donna sudamericana di nome "Pegg", intima amica del Neri stesso. Il 30 marzo 1945 il responsabile "S. 22", G.B. Barla, del SIM della I^ Zona Operativa Liguria scriveva al suo comando che occorreva procedere all'arresto della spia Seccatore (Coccodé) - su cui aveva già dato informazioni - che stava agendo a Molini di Prelà.
 
Si riportano spesso in letteratura specialistica il passaggio di confine con la Francia compiuto in tre direzioni o punti diversi da tre gruppi della missione britannica Flap, cui si erano aggregati, tra gli altri, patrioti del Piemonte, piloti ed avieri, ex prigionieri, e l'arrivo dell'ufficiale di collegamento con la I^ Zona Operativa Liguria Robert Bentley, del Soe. Meno conosciuti, invece, sono - nel novero Oss - i passaggi della missione Youngstown - da Ventimiglia - e di quella Zucca, alla quale ultima partecipava anche Vincenzo Stimolo, un eroe delle Quattro Giornate di Napoli, fallita casualmente alla stazione ferroviaria di Santo Stefano al Mare, mentre poco al largo un sottomarino aspettava di sbarcare il vero referente, un responsabile del servizio statunitense, Bourgoin.
 

Ventimiglia (IM): a sinistra la casa - di colore rosa - in Marina San Giuseppe dove venne ucciso il capitano Gino Punzi

Una storia straordinaria è quella del capitano Gino Punzi, infine reclutato dagli americani - Oss, antenna di Nizza -, nella cui tragica vicenda si incontrano maquisard, poliziotti fascisti prima di Ventimiglia poi di Imperia ma impegnati a sostenere in segreto la sua azione di costruzione di una rete antifascista, patrioti italiani quali Giuseppe Porcheddu, il maggiore degli Alpini a riposo di Ventimiglia Luigi Raimondo - già impegnato a margine della missione Flap -, Chiappa padre e figli di Bordighera, partigiani di passaggio in Costa Azzurra che tentarono di affidargli messaggi di delazione da recapitare ai loro Comandi circa loro compagni dediti a presunte o veritiere attività illecite, pescatori contrabbandieri chi in ferale ritardo chi fatale traditore: il capitano Gino, colpito da tergo alla testa con un'ascia, ricevette il colpo di grazia a Marina San Giuseppe di Ventimiglia per ordine di un agente della S.R.A. della Marina da guerra tedesca di stanza a Sanremo.
 
A danno della Resistenza Imperiese è celebre il caso della cosiddetta "donna velata" che, dopo essersi infiltrata tra i partigiani, creò i presupposti per alcune efferate stragi nazifasciste, soprattutto ad Imperia. Lo è meno quello di Olga, nome fittizio di una giovane, forse jugoslava, di cui parla Michael Ross nel suo libro di memorie "From Liguria with love". Ross, inglese, già prigioniero di guerra a Fontanellato di Parma, dopo essere stato, insieme al suo compagno di fuga Bell, prima aiutato dal martire antifascista Renato Brunati e dalla sua compagna Lina Meiffret, poi, dopo il fallito tentativo di arrivare in Corsica in barca a motore, ospitato in clandestinità per mesi e mesi a Bordighera da Giuseppe Porcheddu - che aveva acceduto alle istanze di Brunati e di Meiffret, i quali sentivano imminente il loro arresto da parte della miliza fascista -, si trovava, sempre con Bell, ai primi del 1945 tra i partigiani della zona di Taggia. Per due volte la spiaggia di Arma di Taggia da dove i due - ed altri militari alleati - avrebbero dovuto attendere il canotto di un sottomarino, attivato grazie ai messaggi radio del telegrafista di Bentley, fu, invece, teatro di uno scontro, rischiarato dai bengala tedeschi, tra partigiani e nazisti, con conseguente fallimento della prevista esfiltrazione. Non ci fu un terzo scontro, perché sia i tedeschi che il comandante - che non si era più potuto avvisare - del mezzo navale attesero invano. I garibaldini avevano capito il tradimento di Olga, che era stata pertanto giustiziata con un colpo di pistola alla nuca alla presenza dei due britannici: la sua salma venne seppellita in fretta e furia. A marzo 1945 Ross e Bell partirono infine in barca a remi da Vallecrosia con l'aiuto della locale SAP per rientrare da Montecarlo nei propri ranghi. Ancora una nota su Olga. Il garibaldino Giuseppe Gaminera (Garibaldi) nelle sue testimonianze sulla Resistenza ha ricordato altri precedenti gravi fatti - come avere causato l'arresto a Tumena da parte dei partigiani della V brigata di un uomo riconosciuto infine innocente, anzi, divenuto comandante garibaldino con il nome di battaglia di "Audace" - circa i quali si poterono presumere pesanti responsabilità della giovane, che era riuscita per mesi a non lasciare tracce di sé, districandosi tra una banda e l'altra.
 
Un funzionario - temporaneo (venne quasi subito arrestato dai saolini) - di P.S. della Questura fascista di Imperia fece mettere a verbale che aveva contributo a salvare il maggiore Enrico Rossi (reintegrato finito il conflitto nel Servizio Permanente Effettivo del Regio Esercito), che era stato consegnato a giugno 1944 dalla G.N.R. alle SS tedesche insieme al tenente Angelo Bellabarba ed al tenente Alfonso Testaverde, tutti rei di attività antifascista, in cui spiccava la loro pregressa collaborazione con Renato Brunati e Lina Meiffret (AS GE).   
 
Italo Calvino dichiarava il 17 luglio 1945 in Commissariato di Polizia a Sanremo: "Ho conosciuto sempre il N. come di sentimenti antifascisti. Essendo io stato catturato nel rastrellamento del 15 novembre 1944 mi trovavo alcuni giorni dopo nella Caserma Crespi d'Imperia ed arruolato forzatamente in quella Compagnia Deposito. Qui incontrai il N. che era stato costretto a presentarsi in seguito a minacce di rappresaglie verso la sua famiglia. Egli appariva assai abbattuto, moralmente, per aver dovuto compiere quel passo. Io lo avvertii che la compagnia deposito non era che una stazione di smistamento verso i campi di addestramento dai quali non si poteva più scappare perciò lo consigliai, vedendo che egli aveva intenzione di scappare quanto prima di entrare a fare parte della compagnia provinciale cercando di esimersi dal fare rastrellamenti. Alcuni giorni dopo io scappai e non sò specificare l'attività del N. in quel d'Imperia. Posso dichiarare però che egli pur essendo a conoscenza del mio nascondiglio in campagna, non solo non mi denunciò ma mi avvertì che ero attivamente ricercato segnalandomi i rastrellamenti che si sarebbero compiuti nella zona" (AS GE): lo stile di scrittura non é certo quello del grande autore de "Il sentiero dei nidi di ragno"!
 
Un rapporto della flotta statunitense di stanza nel Mediterraneo annunciava l'arrivo il 10 settembre 1944 nelle vicinanze di Saint-Raphaël di tre giovanotti, colà pervenuti in barca a remi da Ventimiglia e latori di alcune informazioni di spessore militare (" Più tardi nostre navi spararono, con il supporto di aerei da ricognizione, su alcuni obiettivi indicati da questi patrioti italiani"), una attestazione che conferma un racconto tramandato oralmente in zona ma non molto noto, anche se ripreso da Arturo Viale nel suo "Vite parallele".
 
Nel diario brogliaccio del distaccamento di Sanremo delle Brigate Nere si può leggere che il comandante Mangano - di cui oggi qualcuno insinua che fosse anche in contatto con gli americani - ebbe almeno un abboccamento - destando stupore nel verbalizzante - con un partigiano autonomo. Mangano, appena finita la guerra, morì suicida a Genova.
 
"Per assicurare la dovuta segretezza alle nostre comunicazioni è stato stabilito che ogni nostro Agente firmi ogni suo rapporto, relazione, informazione, ecc con una sigla. Vogliate prendere nota che la SIGLA a Voi assegnata e con la quale dovete firmare é: VEN 38" scriveva il comandante della Legione G.N.R., Bussi, ad un suo agente confidente - goielliere di Ventimiglia - alle dipendenze dell'U.P.I. (Ufficio Politico, in pratica uno dei tanti servizi segreti della Repubblica di Salò) (AS GE).  
 
Il 16 settembre 1944 alcuni giovani francesi tentarono un vera e propria azione di commando sulla frontiera di Ponte San Luigi, tra Mentone e Ventimiglia. Il colpo fallì: morirono Jean Bolietto, di origini astigiane, saltato su una mina, e Joseph Arnaldi, detto Jojo, raggiunto da proiettili, cui si sottrassero gli altri tre del gruppo. Su questi partigiani e su questo fatto ha scritto diverse volte il professor Enzo Barnabà.         
Stando alle sue dichiarazioni del maggio 1945 (AS GE) un ex poliziotto ausiliario della polizia saloina - di nuovo in carcere con l'accusa di avere militato in precedenza nelle fila fasciste - doveva incontrare alla fine di novembre del 1944 a Camporosso alcuni partigiani francesi, ma ne venne impedito in quanto catturato da ex colleghi repubblichini di Bordighera.
Si hanno notizie (pregressa ricerca del compianto Giuseppe "Mac" Fiorucci, autore di "Gruppo Sbarchi Vallecrosia" - con ogni evidenza in ciò aiutato dallo stimato storico nizzardo Jean-Louis Panicacci -) di incursioni - confermate da precise mappe dei luoghi, ancora esistenti - in zone del nostro ponente compiute da Joseph Manzone, detto "Joseph le fou" (un nome, un programma!), maquisard del dipartimento delle Alpi Marittime, che aveva già aiutato intorno all'8 settembre 1943 soldati italiani della IV Armata a fuggire o a raggiungere la locale Resistenza, protagonista di svariate altre avventure, lunghe da raccontare.
Da ottobre 1944 in avanti diversi furono da parte di partigiani ed agenti transalpini i tentativi compiuti di entrare in Italia attraverso la Val Roia, ma fallirono tutti o quasi. Particolarmente efficiente fu in questo contrasto a febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco.
 
Adriano Maini

martedì 31 ottobre 2023

La donna, residente a Bordighera, venne ritenuta responsabile di collaborazione con i tedeschi

Bordighera (IM): Villa Cava

Le cronache dei giornali e delle testate web in provincia di Imperia ogni tanto si occupano di vecchie storie di spionaggio, ambientate da queste parti di ponente di Liguria, in genere riferite agli anni della seconda guerra mondiale.
Nei giorni scorsi, la presentazione di un libro dedicato a taluni risvolti italiani dell'ultimo conflitto ha svelato la presenza a Bordighera di un agente italiano facente capo al servizio segreto francese, la cui rete nel 1942 sarebbe stata smantellata.
Ci sono opere dedicate al SIM (Servizio Segreto Militare Italiano) di quel periodo ed alla figura del suo capo di allora, Cesare Amé, che rammentano - così come almeno un memoriale di Amé stesso - una positiva azione di controspionaggio condotta in Tolone con l'ausilio della potente antenna radio di Sanremo, che era stata utile per intercettare i radiomessaggi inviati al nemico - compresi i partigiani del maquis, con i quali e con i cui "complici" non si può fare a meno di simpatizzare -, un'azione che non riuscì, tuttavia, a portare all'arresto del sottufficiale della Regia Marina che aveva "lavorato" per i francesi, dileguatosi in Riviera.
Esiste poi, presso IsrecIm, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, una piccola memoria - rintracciata dallo storico locale Giorgio Caudano - di fine 1945, in cui un partigiano, forse una partigiana, dal nome di battaglia di Carmelita, intese indicare in Renato Brunati, che abitava prima di essere arrestato a Bordighera, martire antifascista fucilato al Turchino, un agente del Deuxième Bureau: se tale aspetto risultasse confermato - cosa quasi impossibile ormai - aggiungerebbe caso mai altro onore alla figura di Brunati, che si sarebbe trovato in ottima compagnia, come quella, ad esempio, più famosa di Adriano Olivetti, che i contatti per concretare la sua congiura antifascista li cercò, invece, con i britannici del Soe, ma per il tramite di uomini dell'Oss americano.
Risulta, invero, difficile ritrovare nei libri di storia e nei documenti più correnti tracce di spionaggio classico in Bordighera, mentre abbondano informazioni relative alla presenza di militari e agenti nazisti, in qualche caso già prima dell'8 settembre 1943.
Come avviene con taluni fascicoli statunitensi, per lo più desecretati dalla CIA intorno al 2007, anche se un po' tutti indugiano, come nel caso qui già evidenziato di Karl Weilbacher, su attività comuni, in qualche caso di criminalità minore, contrabbando, ecc.
Fioravante Martinoia di Vallecrosia a marzo 1944 venne assunto come autista dal comando SD (servizio di sicurezza delle SS) di Sanremo, dietro raccomandazione di una signora tedesca abitante a Bordighera: Martinoia, nonostante i suoi ripetuti dinieghi, proprio per via delle sue mansioni ebbe parte attiva in diverse operazioni di repressione contro i partigiani.
Il già citato Weilbacher lavorava per un'azienda di esportazione di fiori con sede a Bordighera quando nel 1940 conobbe Werner Vohringer, un collaboratore dell’Abwehr (servizio segreto militare tedesco): ebbe con quest'ultimo diversi successivi contatti di carattere non ben precisato. Già nel 1934 o nel 1935 un agente della filiale di Sanremo di una compagnia di assicurazioni aveva chiesto a Weilbacher informazioni su alcuni stranieri presenti a Sanremo e di lì a breve gli procurava un incontro con il suo "capo", incontro che avvenne in un albergo situato davanti alla stazione ferroviaria di Bordighera, allo scopo di aiutarlo (non viene svelato per quale organizzazione o corpo dello stato fascista agisse il "capo". L'OVRA? La polizia? I carabinieri? I servizi segreti?) a scoprire una organizzazione che nella città dei fiori operava per l'annessione dell'Alto Adige all'Austria. Weilbacher avrebbe dato delle informazioni su alcuni individui, ma pochi giorni dopo, senza subire noie, si defilò da un compito che non gradiva.
Un altro documento americano si dedica ai fratelli Asiani, Alberto (nato nel 1905) ed Augusto (nato nel 1906), che abitavano a Bordighera, allo stesso indirizzo del padre, Lodovico, della madre, Teresa Sassi, e della sorella, Angela, di 42 anni. Un'altra sorella, Maria, di 43 anni, risultava sposata con l'avvocato Gino Vota: entrambi residenti a Bordighera. Viene riportato anche il nome del figlio di Augusto, Cristiano, indicato come vedovo. Conobbero, tra l'altro, Weilbacher e Vohringer. A maggio o giugno 1945 vennero arrestati a Bordighera dai carabinieri perché due lettere anonime li accusavano di pregressa collaborazione con i tedeschi: tenuti in stato di fermo per 25 giorni, furono infine rilasciati perché le accuse loro mosse vennero ritenute infondate. I fratelli Asiani, sospettati di collaborazione attiva con i tedeschi a Montecarlo e in Liguria, vennero segnalati come persone già a contatto con Olga Meier in Henneman, "agente SD che causò l'incendio di Molini di Triora e la morte di diversi partigiani in provincia di Imperia". E Olga Meier aveva aiutato "in modo disinteressato" Angela Asiani a recuperare dei beni sequestrati a Bordighera alla famiglia ad aprile 1944 da agenti SS di stanza ad Imperia e riconsegnati presso la Casa dello Studente di Genova. "Verso aprile 1944, addetti delle SS di Imperia, si recarono a casa degli Asiani chiedendo dei due soggetti. Essendo questi già a Montecarlo, essi perquisirono la casa ed asportarono vino, liquori, commestibili vari, vestiti ecc. Il tutto per circa un milione e mezzo di valore. Saputo il fatto i due fratelli sono venuti a Bordighera per vedere cosa era successo e qui conobbero la suddita tedesca Henneman", così recita la parte in italiano del documento americano. Che aggiunge qualche pagina dopo: "La Henneman venne a Genova e si recò alla Casa dello Studente unitamente alla sorella. Qui esse parlarono con un ufficiale tedesco, il quale disse che era stato un sopruso e che la roba tolta sarebbe stata restituita. Dopo 15 giorni la sorella Angela, come era rimasta d'accordo, ritornò alla Casa dello Studente ed ebbe in restituzione un baule, che però non conteneva che alcuni smoking ed altre cose varie, rappresentanti una minima parte di quello che era stato asportato. La Hennemann per questo suo intervento non chiese nulla, né da allora ella ebbe altri rapporti con i fratelli Asiani". Alberto ed Augusto erano stati poi imprigionati in un campo di internamento di Nizza all'arrivo (fine agosto 1944) delle forze armate alleate in Costa Azzurra: a Bordighera erano tornati clandestinamente e ritrovarono i genitori e la sorella Angela, ma incapparono nella trafila che portò ai loro interrogatori. Ripercorrere le vicende di questi due fratelli rappresenterebbe uno spaccato non secondario di vita vissuta ai tempi di guerra, anche perché la loro permanenza a Bordighera non fu di lunga durata: i genitori erano rientrati in Italia dall'estero nel 1939, quando i due figli maschi lavoravano ancora al Casinò di Venezia, un lavoro perso con lo scoppio della guerra. Con gli Asiani vengono riportati altri nominativi di persone abitanti a Bordighera, ma senza particolari comunicazioni in proposito. Angela Asiani era nata a Bordighera nel 1903, ma all'età di dieci anni si era trasferita a Montecarlo con i genitori, che nel Principato avevano aperto un negozio di vini e liquori, dove sino al 1930 avevano collaborato anche i fratelli maschi. Nel 1939 il negozio, non rendendo più, venne chiuso e Angela con i genitori raggiunse Alberto ed Augusto a Venezia, dove lavoravano al Casinò mercé una segnalazione di un certo Spadoni che avevano conosciuto a Monaco Principato. Sempre Spadoni mise i suoi buoni uffici per evitare che a fine 1943, ormai rientrati a Bordighera, la Kommandatur inviasse i fratelli Asiani maschi in Germania per il lavoro forzato. Ci si sofferma ancora su Angela Asiani perché dalla vicenda del suo recupero parziale dei beni di famiglia sottratti (nei relativi incartamenti si afferma che non se conoscono i motivi o per lo meno così affermano alcune donne chiamate in causa) si evincono i nomi di alcune donne, appunto - ad esempio, il nome della proprietaria della villa dove stavano in affitto gli Asiani, signora Ferrari - e si apprende che una di queste per il richiamato buon fine aveva procurato ad Angela un incontro a Sanremo "con un tale Reiter", di cui ben si sa, invece, che era il responsabile del locale ufficio SD, ufficio che si occupava principalmente di repressione delle bande partigiane e dei reati di natura politica e di repressione del mercato nero.
Ernest Schifferegger, già italiano altoatesino, il quale in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca, poi SS (già presente a Roma e partecipe della strage delle Fosse Ardeatine), interprete, segnalava che un certo Boccabella di Bordighera era diventato collaboratore delle SS di Imperia e di Sanremo dopo essere stato incarcerato per rapina a mano armata. Boccabella accompagnò Reiter ed una sua squadra a Bordighera a cercare benzina nascosta in un garage e ad indagare su liquori detenuti da un privato, infine ritenuti, tuttavia, di legittima proprietà. Si procedette, invece, al sequestro di un deposito di carburante celato a Seborga, paese dell'immediato entroterra di Bordighera. Può anche essere che dagli indagati venissero più facilmente ammesse colpe per reati comuni anche per sviare l'attenzione degli inquisitori dalla ricerca di imputazioni più gravi.
Alcune carte rinvenute da Paolo Bianchi di Sanremo presso l'Archivio di Stato di Genova, attinenti processi presso le CAS, Corti d'Assise Straordinarie del dopoguerra, deputate all'epurazione del fascismo, aggiungono tasselli a questo  mosaico.
 
Bordighera (IM): la collina Mostaccini sovrasta la zona di Via Coggiola

Il conte Pietro Di Masio Civalieri Inviziati, nato nel 1872, sposato dal 1936 con Sibilla Von Armin "di origine tedesca" in un interrogatorio di polizia del 23 giugno 1945 risulta residente in Bordighera presso l'Albergo Belvedere. Dalle sue dichiarazioni messe a verbale si apprendono diverse notizie, alcune curiose: che dalla data del matrimonio sino all'ottobre 1944 aveva abitato - in affitto - in Villa dei Pini in Via dei Mostaccini a Bordighera; che, sempre a Bordighera, aveva rifiutato di ricoprire cariche politiche; che non aveva mai ricevuto in casa sua un ufficiale della Polizia tedesca, ma solo un ufficiale dell'esercito che intendeva omaggiare sua moglie, appartenente ad una famiglia nobile; che era stato amico del principe austriaco Schwatgenhagg, proprietario di Villa La Cava a Bordighera, arrestato ad ottobre 1943, portato a Genova dalle SS, ma di cui - sempre per notizie avute da una cugina del principe, la principessa russa Galitzin - poteva affermare che era poi stato lasciato libero a Vienna (questo fatto venne confermato anche dall'avvocato Amalberti di Ventimiglia - di Vallecrosia, secondo Von Armin -); che il 10 ottobre 1944 due soldati tedeschi lo arrestarono e lo portarono al comando di Villa Rosa, da cui venne prelevato per essere tenuto in ostaggio per quattro giorni presso l'Albergo Excelsior, sempre a Bordighera. La moglie del conte, Sibilla Von Armin, interrogata il 25 giugno 1945 presso il campo di concentramento di Sanremo, rivelava il nome del capitano dell'esercito tedesco che fu talora ospite della famiglia, Behr, da lei conosciuto gà vent'anni prima, e adombrava come causa dell'arresto del principe austriaco il fatto che egli fosse nipote di una persona a suo tempo implicata nelle vicende del cancelliere austriaco Dollfuss. Senonché, nella sua denuncia del 30 giugno 1945 Bernardo Biancheri, padre dei partigiani Bartolomeo ed Ettore, fucilati a Forte San Paolo di Ventimiglia, segnalava i coniugi Civalieri tra i delatori che avevano portato la morte ai suoi figli, in quanto "ai tedeschi dei quali sia lui che la moglie erano quasi sempre a contatto... ai tedeschi, al soldo dei quali doveva sicuramente agire sia lui, uomo capace di tutto e senza scrupoli, che la moglie, originaria tedesca... i tedeschi dovevano essere stati informati dal Civalieri stesso, il quale se non ha potuto avere le informazioni che all'uopo richiedeva al Lorenzi, per non essersi questo prestato, indubbiamente deve averle attinte da altre persone portando così a termine il suo compito di spia". A maggio 1946, per il processo davanti alla Cas, l'avvocato Nino Bobba di Sanremo citava come testimoni a discarico dei coniugi Civalieri quattro persone. Il dottor Gianni Cristel di Sanremo, che aveva conosciuto il maggiore Beer (Behr nel verbale della Von Armin) quale perseguitato politico. Otto Geibel (console tedesco di Sanremo sin da prima della Grande Guerra, che aveva aiutato diversi ebrei a sfuggire alle persecuzioni) che avrebbe potuto sostenere che il principe austriaco (il cui cognome in questa circostanza viene trascritto come Schwarzenberg) era stato lungamente controllato dai nazisti presenti in Riviera. Liesel Richer, abitante a Villa Luisa a Bordighera che avrebbe potuto spiegare i veri motivi per cui alla Von Armin erano stati rilasciati diversi permessi di viaggio. La Baronessa Flugge di Villa Oliveto in Via Romana a Bordighera che "sa che l'imputata e il di lei marito rimasero costernati alla notizia dell'arresto del Principe; insieme studiarono e fecero tutto il possibile per venirgli in aiuto".
Elda Casaroli, residente a Bordighera, venne ritenuta responsabile di collaborazione con i tedeschi "avendo provocato la cattura di due patriotti che poi vennero fucilati e di Buccella Orlando, guardia di finanza, che aveva disertato": negò di avere contribuito alla cattura dei fratelli Biancheri, ma venne condannata il 7 settembre 1945 a otto anni e quattro mesi di reclusione e alla confisca dei beni, una pena che si può presumere - come quasi tutte quelle similari - successivamente in appello ampiamente ridotta. Risulta istruttivo leggere ancora nella motivazione della sentenza che "lo spionaggio praticato in favore del nemico ostacolò i movimenti di liberazione... Chi si accinge a tali imprese a danno della Patria è spesso il delinquente senza fede e senza scrupoli... donna dedita ai facili amori, come può dirsi dell'imputata... invitata ad assistere al passaggio delle persone rastrellate, essa assiste fumando vicino al cap. Borro... fa segni di assenso o dissenso per l'arresto che doveva essere compiuto...".
Azioni vere di spionaggio in zona vennero compiute dai partigiani delle SAP, dei SIM di brigata e di divisione, del CLN di Bordighera, ma queste assumono un rilievo del tutto particolare, a sé stante.
 
Adriano Maini