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sabato 5 settembre 2026

Anche la botanica può essere una grande passione









C'è chi, tra Ventimiglia e Bordighera, il giardino se lo tiene alquanto selvaggio, eventualmente con netta prevalenza di esemplari di specie nostrane.
C'è chi il giardino lo predilige ordinato.
C'è chi il giardino lo vuole più esotico.
Ma bisogna avercelo un pezzo di terra per dedicarsi alla botanica.
Alfredo Moreschi, competente in diversi campi, la passione più forte l'ha dimostrata per fiori e piante.
C'è chi, pur non non svolgendo specifica attività professionale, difficilmente perde l'occasione di frequentare qualsiasi tipo di evento riconducibile al mondo vegetale o quanti più campi sperimentali gli riesca possibile.
C'è chi rischia l'osso del collo su ripide erte, liguri e non, per ammirare in natura qualche erba rara, ma anche per cogliere qualche virgulto protetto: se riesce, poi, a farlo attecchire nel suo, forse non lo si può condannare del tutto.
Si rimanda agli scritti di veri esperti la lettura di notizie afferenti chicche in materia come i Giardini Hanbury o Villa Boccanegra a Ventimiglia o tante meraviglie della Costa Azzurra, ma ancor più a diretti "sopralluoghi".

Adriano Maini

giovedì 16 aprile 2026

Petardi da nebbia ed altre storie


Capitava ancora a metà anni Sessanta che i figli di ferrovieri del personale viaggiante con base nella stazione di Ventimiglia potessero guardare con un certo stupore curiosi oggetti, mostrati loro dai padri, simili a grosse scatole di lucido da scarpe, senza etichette, ma con l'aggiunta ai lati di voluminose - in proporzione - linguette: si trattava dei cosiddetti petardi da nebbia, necessari, quando applicati, per fare intendere con i loro scoppi ai macchinisti di quelli in arrivo, in genere dietro, che non molto visibile, data la foschia, c'era un treno fermo sui binari.
Va subito svelato l'arcano per cui ne fossero dotati per ragioni di servizio quei capitreno e quei conduttori: la risposta è che sino a quel periodo quei lavoratori erano spesso impegnati anche sino a Milano, - passati gli Appennini la bruma era un fattore normale -, in genere sui rapidi - gli antesignani degli odierni Intercity - ma ancor più sui convogli merci, rispetto ai quali si è tramandato - per fermate impreviste in una qualche tratta scoperta in mezzo alla caligine - l'uso specifico di quegli ordigni in scala ridotta.
Succede ora che diversi blog trattino l'argomento anche con dovizia di fotografie, sottolineando, da un lato, che quegli utensili erano nell'equipaggiamento dei casellanti e di altri addetti stanziali per essere collocati in opera quando non visibili per le richiamate circostanze atmosferiche gli appositi segnali, quindi non cogliendo in pieno che i treni per varie cause potevano fermarsi, come tuttora possono, anche lontano da punti attrezzati, e, dall'altro, che in ferrovia con nuovo regolamento e con nuova strumentazione di avvisi si smise di ricorrere ai petardi da nebbia, già "mezzo di segnalamento a mano", intorno al 1995.
Il vecchio sistema riguardava anche la neve e "altra perturbazione atmosferica che riduca la visibilità dei segnali" e sarebbe noioso entrare nei dettagli della sua operatività, cioé dei collocamenti in opera, ma rimane il fatto che, se prorogato, forse qualche successivo incidente, di cui si è letto sui giornali, si sarebbe potuto evitare. 

Uno scorcio di Roverino, Frazione del comune di Ventimiglia (IM)

Luca Giovannetti è ritornato nei giorni scorsi sugli esordi del web in provincia di Imperia, non solo rievocando la ditta di cui era socio con sede prima a Ventimiglia e poi a Sanremo, ma soprattutto sottolineando le sfide economiche affrontate e vinte, tra le quali le spese telefoniche per le quali risultarono avvantaggiate altre grosse imprese. Gli faceva eco Angelo Pallanca rammentando altri pionieri di quelle esperienze. In ogni caso, tornava in ballo la solita fotografia dello stand di quegli avventurosi ad un'esposizione commerciale a Roverino di Ventimiglia. 


"54" del collettivo Wu Ming riporta tante notizie e tante curiosità d'epoca, anche relative alla Costa Azzurra, come per la rievocazione di retroscena della realizzazione del noto film "Caccia al ladro" (di Alfred Hitchcock, con attori protagonisti Cary Grant e Grace Kelly), ma è soprattutto un plastico afflato storico. Quasi come in "Asce di guerra", in cui i Wu Ming l'anima ce l'hanno messa sul serio: l'avevano già fatto in "Q", quando questo bravo gruppo si chiamava Luther Blisset. Poi, chissà, in altri libri per manifestare la loro ansia di protesta sociale si sono un po' troppo limitati al "nozionismo" o così sembra. 

Una formazione del "Grande Torino"

Sul calcio d'antan: Nordhal che buttava fuori la palla, che era già praticamente in rete, perché si accorgeva che il difensore che lo voleva falciare si era fatto male, per cui lo volle soccorrere; mitici calciatori degli anni '20 e '30 (non c'erano le sostituzioni) che continuavano a giocare con la testa fasciata; l'epopea del Grande Torino; la Grande Ungheria; la disponibilità - già accennata in questo blog - ai più larghi contatti sociali di Kopa, FontainePuskás

Bordighera (IM): un vicolo in Località Arziglia

Bordighera (IM): una vista di Località Arziglia

Il partigiano Martino Blancardi (Martinetto) chiedeva in prestito, ma di fatto, spalleggiato dalla madre della ragazza, sequestrava la bicicletta ad una amica ventenne di Arziglia di Bordighera perché serviva a Salvatore Marchesi, fratello del grande latinista Concetto Marchesi, che era dedito a tenere i contatti tra il CLN di Sanremo e i patrioti di Bordighera e di Vallecrosia: il mezzo non rientrò più alla proprietaria, ma vi è da pensare che fosse stato ben presto sequestrato dai tedeschi.

Adriano Maini

sabato 8 novembre 2025

Ma un modesto arcobaleno...



Una lettrice occasionale chiede notizie storiche circa una bella villa della Via Romana di Bordighera, ma non si è in grado di rispondere salvo indicare in modo generico un'altra possibile fonte.
 


Una gentile signora ricerca una fotografia di Villa Cicalina ad Ospedaletti, dove Elsa De Giorgi ed Italo Calvino passarono a metà anni '50 un indimenticabile intermezzo estivo.
 



Un lettore, che pure conosce la zona, è interessato a capire come si accede a certe spiagge di Latte, Frazione del comune di Ventimiglia, per cui torna in mente che in proposito in archivio c'è anche un'immagine del passaggio dalla Via Romana ricavato su di un rio tutto cementato, il Botasso. 

Volendo di conseguenza mettere un po' di ordine tra informazioni varie derivanti da incontri casuali, telefonate, commenti ed email, emerge che anche a Ventimiglia aveva abitato un soldato della Legione Straniera che aveva combattuto nel 1954 a Điện Biên Phủ; che alcune persone in questi ultimi giorni in questo lembo di confine del ponente ligure hanno scambiato opinioni su Pierre Magnan; che altri abitanti di questi luoghi avevano lavorato all'estero nel settore costruzioni, in particolare padre e figlio - più a lungo il genitore - per molto tempo in Pakistan, in un'epoca in cui i venti di guerra si stavano già più che profilando. 


L'improvvisa apparizione di un modesto arcobaleno in direzione Costa Azzurra interrompe - solo per il momento? - questo lavorio.

Adriano Maini

giovedì 16 ottobre 2025

Castagne d'India


In questo periodo sulla Riviera ligure affacciata sulla Costa Azzurra si iniziano a vedere dei gran bei tramonti.
E c'è chi realizza - non qui - degli scatti di tutto rilievo. 




I migliori tramonti - giudizio soggettivo - sono, tuttavia, quelli invernali, quindi, ancora da venire.
 



Si va ancora, abbastanza numerosi, al mare.


Anche se, su certe spiagge, occorre fare attenzione agli escavatori utilizzati per lavori probabilmente rinviati nella bella stagione.





Sulla passeggiata - e sulla pista ciclabile - le scene sono sempre quelle, più o meno, di tutti i giorni.



È da un po' che cadono le castagne d'India, ma rappresentano sempre di meno - rispetto ad un tempo - un'attrattiva di gioco per i bambini.


D'altronde, se non vanno ancora a scuola, sussiste pure la formidabile concorrenza del mare.



In Via Vittorio Veneto a Bordighera il mini oleandro che spunta tuttora da un tombino perdeva (?) in pochi giorni ai primi dello scorso mese di agosto il suo unico fiore.


E la luna ha deciso di spostarsi un po' più a nord, sì che, se la si riprende, capita di ammirare anche Grimaldi Superiore, discosta frazione di Ventimiglia.

Adriano Maini

lunedì 1 settembre 2025

Guarda che luna!


Una gentile lettrice invia la fotografia di una luna dal colore molto rosso, apparsa pochi anni fa sopra Bordighera, immagine, a quanto pare, pubblicata in una derivazione di questo blog, ma non più rintracciabile in questo archivio, dove, invece, era rimasto solo uno scatto similare. La signora lo ha fatto in costanza della variabile presenza negli orari - di tragitti e di tinta (bianco, giallo, rame) - nei primi giorni di agosto dell'acclamato satellite, perché la pregressa immagine rappresenta forse un unicum. In ogni caso, è stato uno spettacolo ammirare circa un mese fa - come molte persone hanno fatto, non risparmiando pertinenti scatti - i migliori aspetti della luna in punti differenti e in momenti diversi della sera e della notte. Eppure, sembra irripetibile una certa scena di un anno fa, quando gli arabeschi disegnati da Selene, stelle, luci di barche sul mare (e qualche occasionale segnale di un aereoplano) sembravano invero originali. Senonché, proprio l'altro giorno ed ancora ieri, chi da queste parti avesse alzato gli occhi all'aperto avrebbe potuto scorgere una luna crescente pennellata di oro infuocato, quando per un passaggio più lungo intorno alla 23, quando per un passaggio più breve un po' più tardi, ma sempre sotto l'incombere di nuvole che avranno pure condizionato il fenomeno.

E si metta nel contesto il grandioso arcobaleno apparso poco fa in direzione Francia a sovrastare l'intera zona intemelia!


Ogni tanto qualcuno saluta ancora per strada Salvatore con il nomignolo "Acapulco", a lui affibbiato non si sa più se per ammirazione o per ironia - comunque, con un richiamo alla nota località del Messico, dove, come visto in alcune pellicole, le altezze per tali prodezze sono senza paragone ben maggiori - quando si esibiva in plastici tuffi dagli scogli di Sant'Ampelio di Bordighera, quelli tanto amati dallo scrittore, poeta ed artista Guido Seborga.


Più facile notare adesso, specie nella brutta stagione, gite romantiche in quel sito molto caro agli abitanti della città delle palme.

Per non ricorrere all'espressione forse in oggi non molto corretta "i vecchi definivano" si userà la perifrasi "molte persone una volta chiamavano gobba del cammello" - quando, invece, il paragone sarebbe stato più giusto con il dromedario - un punto preciso della Costa Azzurra molto visibile dall'estremo ponente ligure, che per molti sedentari è sempre stato l'orlo occidentale della catena dell'Esterel, che da alcuni velisti non è mai stato preso in considerazione e che, in genere, non viene ormai più neanche notato: secondo un diligente fotografo amatoriale ed escursionista nostrano si tratta di una altura nelle vicinanze di sud-est di Frejus.

Adriano Maini

martedì 29 luglio 2025

I lettori dicono

Una cartolina del 1927 relativa al Marocco

Un lettore, in riferimento a pregresse trasferte lavorative all'estero di operai specializzati del settore costruzioni residenti nella zona Ventimiglia-Bordighera, ricorda che Silvano aveva in tal senso operato anche in Arabia Saudita.
Si può aggiungere che Silvano era stato presente nella citata veste pure in Marocco, per la realizzazione della grande moschea di Casablanca. Qui, del Marocco, si è preferito rivelare un aspetto che è sembrato trasgressivo. Se ci si inoltrasse nella parentesi "Marocco" con i racconti di persone di questa Riviera, si finirebbe non tanto nella trama del noto film con protagonisti Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, ma, dati diversi resoconti di spericolate gite in motocicletta in quelle lande desertiche, piuttosto, al netto delle avventure più estreme, in "Il tè nel deserto" diretto da Bernardo Bertolucci.

Sottoripa di Genova induce una gentile signora a riflettere sulla presunta modernizzazione che inaridisce sapori e luoghi.

Altre signore ripensano con toni romantici a quando venivano lavate nel fiume Roia le lane dei materassi, chi all'altezza del ponte della ferrovia, chi in frazione Varase di Ventimiglia.

Gianfranco Raimondo comunica di non aver mai visto aerei da caccia statunitensi nel vecchio campo di aviazione di Camporosso zona Braie, ma può anche essere che a quella data egli da Seborrino si fosse già trasferito con la famiglia in Via Dante (per i più - lo si ripete! - ancora oggi Via Regina) a Ventimiglia.

Un altro lettore afferma, per via delle reminiscenze della madre, che la "mitica" classe del Liceo Classico "G. D. Cassini" di Sanremo dove furono studenti i famosi Italo Calvino ed Eugenio Scalfari, era frequentata anche da Pier Franco Gavagnin, che gli sembra di riconoscere nella storica fotografia - del 1941 - scattata da Gianni Moreschi, ed aggiunge:"Pier Franco Gavagnin, classe 1923, capo del personale del comune di Sanremo e poi storico direttore di Porto Sole". Sulla figura di Gavagnin sarebbe, invero, da scrivere un libro. Qui si aggiungono solo due aspetti. Fu insignito della Legione d’Onore dal Governo Francese. E raccolse con Paolo Veziano, che in seguito stese diverse opere sull'argomento, quelle che Gavagnin non fece in tempo a leggere, una mole imponente di documentazione sugli ebrei stranieri in fuga verso la Francia. Queste le parole in merito di Pier Franco Gavagnin in un'intervista ad un settimale locale, apparsa il 2 settembre 1998: "Oggetto della nostra ricerca [n.d.r.: quella compiuta con Paolo Veziano] è ciò che avvenne nella zona che da Sanremo si estende alla frontiera a partire dagli ultimi mesi del '38 fino al maggio del '40. In quel periodo si verificò infatti un afflusso molto forte di ebrei che erano stati espulsi o fuggivano da Austria, Germania, Cecoslovacchia e Polonia e cercavano disperatamente di varcare via terra o via mare la frontiera francese... Intere famiglie di ebrei approdarono così in quel periodo a Sanremo, Bordighera e Ventimiglia e poterono contare sull'aiuto delle persone del luogo. Si tratta di un fenomeno storicamente poco conosciuto ma di notevole interesse. L'idea del libro mi è venuta ripensando agli avvenimenti della mia gioventù. A quell'epoca ero un ragazzino e abitavo a Bordighera. Io stesso ho potuto assistere a diversi episodi ma solo oggi ho deciso lasciarne una testimonianza scritta".
 
Sulle spie in provincia di Imperia durante la seconda guerra mondiale vengono notificati appunti quasi incredibili di un estroverso scrittore, che riferisce anche dell'azione di agenti sovietici nel ponente ligure.

Sono svariati i riferimenti di memoria relativi alla Costa Azzurra: si va dalla puntualizzazione di luoghi e situazioni più emozionanti a livello individuale alla segnalazione delle attività resistenziali nel maquis di un prozio, passando per la segnalazione di noti personaggi incontrati o solo visti da lontano.

Adriano Maini 

martedì 25 marzo 2025

Altre sfumature di azzurro


 

Data la prossimità della zona di Ventimiglia con il dipartimento francese delle Alpi Marittime è quasi inevitabile fare emergere di tanto in tanto altri - rispetto a precedenti note - pertinenti fatti curiosi.

Su tutto campeggiano - a saperli cercare - i racconti di Gianfranco Raimondo, imperniati non solo su zingarate compiute oltre frontiera da persone nostrane, ma anche risvolti significativi, come la lunga partecipazione al Festival del Cinema di Cannes come giornalista, decano, infine, di Angelo Maccario di Ventimiglia.
 

Gianfranco Raimondo, ad esempio, ha rammentato in almeno un'occasione che André Vanco, già partigiano, sindaco comunista di Beausoleil dal 1977 al 1986, fratello di un impiegato di Radio Montecarlo (molto frequentata ai tempi da Gianfranco) aveva organizzato nella sua zona diverse conferenze di un valente fotografo, Gian Butturini, per la presentazione di un libro di fotografie di Fidel Castro.

L'incanto della Cappella della Pace a Vallauris, dipinta da Picasso, illumina questa cittadina di ceramisti autorizzati dall'artista in persona a riprodurre certe sue ispirazioni nei loro vasi ed altri casalinghi, la cui vendita in Italia non ebbe mai, tuttavia, grande fortuna.
E, tornando a Picasso, si può sottolineare che avesse donato alquanti suoi disegni, litografie ed acquarelli a sedi ed uffici popolari.

La marcia contro le miniere di uranio nella Valle delle Meraviglie nel 1979 fu un avvenimento molto articolato e partecipato, coronato anche da successo. Per alcuni partecipanti di Ventimiglia il ritorno avvenne, sempre in pullman ma scendendo prima su Nizza: uno stagionato figlio dei fiori, prossimo - a suo dire - a rientrare in India, intonava con discreta voce, accompagnandosi con la chitarra acustica, anche una versione tradizionale della canzone "The House of the Rising Sun", nota al largo pubblico per il disco di "The Animals".


Il sindaco di Ventimiglia in quel 1994 appariva un po' stralunato all'inaugurazione in Nizza della sede di rappresentanza di un'associazione di categoria imperiese.


Un suo non subitaneo successore, dell'area di centro-destra, ebbe tempo dopo occasione di chiedere delucidazioni al già citato ufficio.


Un'altra associazione di categoria aveva molto premuto con istituzioni imperiesi per l'apertura dalle parti di Nice Etoile di un centro promozionale di piccole imprese della provincia, rivelatosi presto un fallimento.


Alla Fiera di Nizza - nei primi anni 2000 - fu in qualche modo presente in alcune occasioni anche l'Accademia della Comunicazione Verbale, condotta con caparbietà dal milanese Davide Oscar Andreoni, in quel periodo abitante di Vallecrosia, il quale scattò alcune immagini che sarebbero in seguito risultate alquanto significative, come quella concernente un futuro sindaco e ministro.
Del resto, Andreoni non si era neppure risparmiato di tenere lezioni specifiche del suo sodalizio anche presso un ente pubblico di Saint-Laurent-du-Var o di collaborare con associazioni culturali di Breil sur Roya.


P.S.

Nel titolo si gioca con l'aggettivo azzurro, azuréenne, molto usato in Costa Azzurra, a proposito, come per il Museo della Resistenza della Costa Azzurra, e, forse, talora, a sproposito.

Adriano Maini

sabato 4 gennaio 2025

Tre diverse figure di emigrati da queste parti


Era sua - quanto meno negli anni Cinquanta e Sessanta - la casetta tra i due tunnel della Basse Corniche a Cap d'Ail, ripresa anche in una storica cartolina.
Dai terrazzi della costruzione, sviluppata su più piani, si vede la graziosa piccola baia sottostante, a cui si arriva lato mare da una strada caratterizzata da ville d'epoca, tra cui quella che appartenne ai fratelli Lumières.
L'uomo da un piccolo borgo di Medesano in provincia di Parma già negli anni Venti era emigrato in Costa Azzurra, dove fece diversi lavori.
Ebbe come inquilino un signore toscano - che si scorge appena sullo sfondo di una fotografia di famiglia - un signore il cui fratello abitava in Antella di Firenze. Siccome l'ospite era afflitto da epilessia, una volta il nostro organizzò una rocambolesca spedizione della preziosa abituale medicina, che era stata dimenticata, sino a quei dintorni del capoluogo gigliato: del resto lo scambio di visite tra quei parenti era un fatto abituale.
Il locatore i suoi non molto prossimi parenti di Ventimiglia, oltre che andare a trovarli o invitarli a pranzo da lui, li portava invece insieme alla moglie a visitare una bella magione, di cui erano custodi.
Tornava da ultimo ogni anno nei luoghi natali, dove alla sua morte si trasferì definitivamente la consorte.

Il padre lo aveva chiamato con il nome di una cittadina martoriata durante la Grande guerra nel corso della spedizione punitiva austriaca arrivata sin sull'Altopiano di Asiago.
Toscano, partigiano, era arrivato a Ventimiglia nell'immmediato secondo dopoguerra, dove si era subito inserito nel tessuto sociale della città di confine, tanto da risultare tra i promotori della Croce Verde e del Tennis Club.
Era funzionario del Comune ed in tale veste, come ricorda spesso Gianfranco Raimondo, diede un formidabile contributo organizzativo alla splendida serie di edizioni della Battaglia di Fiori, quella conclusa nel 1969.
Iscritto al Partito Comunista, ne fu sempre un valido ed attivo dirigente locale: trasmise ai compagni più giovani una memoria articolata e diffusa, come quella concernente Libero Alborno, già membro del CLN, capo molto amato del Partito, innovativo e professionale floricoltore, sottolineandone la costante filantropia, ma non tacendone alcune caratteristiche, come la sovraesposta frequentazione a base di aperitivi alcolici - per motivi di relazioni pubbliche alle quali non sapeva sottrarsi - dello storico e rinomato bar situato a fianco del Mercato dei Fiori, e quella attinente Antonio Papalia che, emigrato una seconda volta, divenne da funzionario del Pci Imperiese segretario della Federazione di Padova e poi senatore.
Sempre col sorriso sul volto, aveva un'incredibile capacità di mediazione, che non sempre gli veniva riconosciuta, ma, ancorché in cuor suo dispiaciuto, sapeva incassare i colpi delle inevitabili polemiche interne.
Fu, in buona sostanza, una figura molto stimata e benvoluta in Ventimiglia, di più che nel suo partito.

Calabrese, combattè per la Liberazione con il ricostituito Regio Esercito, precisamente nel C.I.L., il Corpo Italiano di Liberazione, sì da conseguire il diploma Alexander, di cui andava legittimamente orgoglioso.
Emigrato a Ventimiglia, lavoratore dell'edilizia costretto al frontalierato, abitò sempre nel centro storico della Città Vecchia, dove era ben conosciuto.
Comunista molto attivo, era - e rimase sempre - analfabeta, ma la sua mente arguta e sottile e l'esperienza maturata gli fecero progressivamente superare la penalizzazione, per cui si dimostrò in ogni occasione competente ed informato sia nelle più svariate conversazioni interrelazionali che nelle discussioni politiche interne.
Anche lui sapeva benissimo rapportarsi con i più giovani.

Adriano Maini