Visualizzazione post con etichetta Gianfranco Raimondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianfranco Raimondo. Mostra tutti i post

martedì 23 giugno 2026

Quella vecchia scuola media di Ventimiglia


Sembra opportuno fare qualche parola anche sulla vecchia scuola media di Ventimiglia, quella precedente alla riforma del 1962, quella che comportava tante ore di latino e coesistente con l'avviamento, quella che aveva ancora sede nella palazzina della Croce Rossa di Via Dante.
Ci si limita a qualche titolo indicativo dell'ultimo periodo: ad andare più indietro ci si dovrebbe confrontare con certi arguti racconti di Gianfranco Raimondo, il quale sul tema ha scritto di gite scolastiche ai suoi tempi ancora più modeste rispetto a quelle dei primi anni Sessanta.
A differenza delle primarie e delle superiori, su Facebook - salvo errore - si contano sulle dita di una mano fotografie pertinenti allo scopo. Fa la parte del leone - come spesso, si potrebbe aggiungere - Arturo Viale, che nei suoi scritti rievoca anche la presenza in quell'edificio di una cappella, di cui ben pochi allievi si sono mai accorti. In un caso, si possono notare alcuni compagni e compagne di classe in una quasi immancabile posa nei Giardini Pubblici. In un altro, a prescindere dalla presenza di una futura suora e di altri visi noti in città, sorride un chitarrista ed un poeta dialettale in fieri, che un po' dopo sarebbe stato abbastanza assiduo in quel di Nervia. In quello di Arturo Viale, si può osservare la sua classe in due distinte "edizioni".
È d'uopo sottolineare che in quella scuola media venivano bocciati anche i figli dei notabili, tra i quali alcuni adolescenti che in seguito avrebbero intrapreso carriere professionali di tutto rispetto.
Gli studenti, recandosi a lezione, passavano davanti ad alcune belle ville, ormai scomparse, in Via Roma, così come capitava a chi arrivava da Nervia.
C'erano ancora tante campagne a levante, ma anche subito a ponente della scuola: queste ultime viste e riviste quando, scortati da un bidello, a turno le scolaresche si recavano nella palestra della ex GIL per le lezioni di educazione fisica; qualche persona tramanda oggi di frutta proibita, raccolta lungo il percorso, ma forse si tratta di piccole leggende scaturite dalla nostalgia. Un ortaggio - o un frutto - è tornato alla memoria da poco ad un compagno di scuola delle superiori della vittima di allora, che si ritrovò imbrattata di poltiglia rossastra la bella, nuova giacca azzurra: presente all'evento, ma non attivo, il "memorialista per caso" ripensava ad un pomodoro maturo (qualcuno se l'era per caso portato da casa?), mentre il destinatario di quel lancio si ricordava (ma poteva essere una fantasia) di un caco colto nelle vicinanze, in ogni caso una piccola monelleria che, quasi per paradosso, lo indusse a provare simpatia per l'autore in occasione di successivi incontri da adulti, forieri sempre di ormai spensierate rievocazioni del lontano episodio.
In quella vecchia scuola media e in quegli anni era preside una donna, molto colta ed amante dei gatti (che accudiva presso la sua abitazione di Nervia), alla quale Gianfranco Raimondo attribuisce - per quello da lui riscontrato nel suo percorso di più di un decennio prima - "un cipiglio da condottiera", ma anche "molta umanità". 
Là insegnarono una professoressa, che al Liceo Classico di Sanremo era stata in classe con Italo Calvino; tre professori che furono in seguito dei presidi; un parroco molto popolare, abbastanza tollerante nell'ora di religione con le polemiche politiche di un ragazzino di Nervia.
Si potrebbe continuare con la galleria di figure umane, ma ci si può limitare a rievocare ancora una bella signorina, impiegata di segreteria, soggetta all'ammirazione di tutti i frequentatori maschi - grandi e minori - del plesso; un docente grande e grosso come un armadio; un signore, che agli studenti appariva anziano e che con il suo carrettino al momento della ricreazione si presentava al cancello non per dire gelati, ma pizzette e focaccine. La ricreazione (con eccezioni con il brutto tempo) si faceva in cortile e fu occasione di tante amicizie e conoscenze tra i maschietti delle varie classi. Le femmine dovevano rimanere in aula. Le classi erano miste, ma per ogni anno scolastico c'erano almeno una sezione femminile ed una sezione maschile: quest'ultima, ad esempio, vide in cicli diversi chini sui banchi Arturo Viale ed il ragazzo al quale dal mare piaceva  indicare agli amici le Alpi Marittime.

Adriano Maini 

giovedì 18 giugno 2026

Alcuni radioamatori, un vecchio collegio e...


Conversare e scambiare messaggi con Gianni comporta un ritmo accentuato di cambiamento di temi, per cui farne solo qualche esempio comporterà un'accentuazione di esposizione a casaccio.
C'è da dire, intanto, che Gianni, affascinato dai racconti di carattere locale di Gianfranco Raimondo, lo vuole a tutti i costi conoscere di persona, il che forse lo si sta riuscendo ad organizzare.
Emergendo in un recente comune incontro con Giampiero la pregressa passione da radioamatore di quest'ultimo, si era arrivati a parlare del passato da radiotelegrafista del padre di Gianni, incombenza militare del tempo di guerra che fece mettere radici al genitore in quel di Ventimiglia.
Da un lato sono tornate in mente le esperienze da radioamatore di un ferroviere di Nervia di Ventimiglia, osservate già negli anni Cinquanta, e le altre, non così vecchie, di Arturo Viale, che ne ha scritto in almeno un suo libriccino. 
Da un altro versante, invece, riferendo questi specifici ad altra persona, ne é derivata l'inopinata comparsa di una fotografia di soldati di una Compagnia Marconisti, presente a Palermo a febbraio 1943, fotografia in cui appare un militare di leva di Bordighera.
 




Gianni e Giampiero - chi per tutto il ciclo, chi per minore tempo - negli anni Cinquanta avevano frequentato le elementari di Nervia, nell'edificio davanti al quale tuttora campeggiano due alberi di Acacia visco. Gianni ad un certo punto ritrovò in classe anche il fratello minore, un "reduce" della primina di Ventimiglia Alta.
Un aspetto curioso è che tutti e tre questi bambini per adempiere l'obbligo scolastico fossero ospiti del collegio - già una volta qui menzionato - situato al primo piano della palazzina delle scuole primarie.
Ancora più singolari sono alcuni ricordi di Gianni e di Giampiero, come quello relativo al fatto che più o meno due volte all’anno le suore del collegio organizzavano ad uso interno spettacoli teatrali recitati dai pensionanti più grandicelli. Anzi, anche da bambine, perché c’era un’ala appositamente riservato a loro.  
Impressiona, in effetti, che all'epoca fosse un uso abbastanza diffuso, anche nella zona, nonostante le condizioni materiali per lo più non eccelse, mandare figli in collegio. Accadeva in genere quando entrambi i genitori operavano nel lavoro autonomo, una situazione che non consentiva molto tempo da dedicare ai figli. In quel collegio, poi, erano ospiti anche bambini di varie località del Piemonte (a titolo indicativo qui si vuole rammentare Casale Monferrato) per i quali per motivi di salute erano necessari cambiamenti d’aria: sopperivano alle spese del caso le forme organizzate di mutualità sociale (più o meno le stesse che intervenivano per le tante colonie di vacanze estive) esistenti in quel periodo.
 


Gianni ha, poi, forti reminiscenze della zona Ville e della Frazione San Lorenzo di Ventimiglia - e su questo ha altre affinità con Arturo Viale - perché là, dove la famiglia aveva campagne, ha abitato a lungo prima di trasferirsi a Mentone.

Adriano Maini

giovedì 28 maggio 2026

Miscellanea (2)



In queste settimane si vedono su alcuni social diverse foto di La Turbie e del famoso Trofeo di Augusto. A prescindere dalla storia e dalla vicinanza della cittadina con il Santuario di Laghet, altro luogo che suscita rievocazioni, vengono in mente gite scolastiche degli anni Sessanta, quelle fatte ancora all'insegna del risparmio per le famiglie degli studenti.

Un noto personaggio pubblico di Sanremo rievocava di recente per caso la campagna elettorale del 1976 dei comunisti imperiesi, con la partecipazione anche del deputato, tra gli immigrati italiani di Aubagne, La Ciotat e Marsiglia.


Ad Aubagne, come qui già rammentato, nella primavera del 1983 arrivò per la medesima incombenza un altro funzionario comunista imperiese. Ma prima della prevista riunione i due accompagnatori gli avevano combinato un appuntamento di sorpresa con la Giunta Comunale al completo. Mentre ci si attardava ad entrare nel Municipio, si poteva notare che quasi in fila indiana sindaco ed assessori salutavano con naturalezza e garbo scambiando baci (sulle guance!) con il vice sindaco, giovane signora elegante, oltrettutto carina: non era ancora abituale all'epoca assistere a tale usanza in pubblico tra autorità. Scambiati i saluti di rito in una bella sala, dedita anche alla celebrazione di matrimoni civili, l'ospite venne gratificato con il dono di un pezzo pregiato di artigianato locale, una graziosa bambolina di porcellana, vestita in miniatura in modo tradizionale, vale a dire con gonna bianca a fiori, grembiule rosa, camiciola bianca orlata di pizzo, scialle lilla a fiori bianchi, cuffietta anch'essa adorna di pizzo, cappello di paglia a larga tesa, con un mazzolino di fiori di Provenza nella mano sinistra e con un cestino di altri fiori ed erbe della regione sotto l'altro braccio...

Dai racconti di Gianfranco Raimondo, anche solo per l'argomento "concorsi di bellezza", si possono tirare fuori altri aspetti singolari: in questa occasione ci si limita ad espungere il fatto che una ragazza di Ventimiglia aveva vinto prima del già citato 1965 un'edizione del concorso di Lady Italia, tema su cui ci si ripromette di tornare.


E si potrebbe continuare la continuare la saga delle cassette postali, visto che se ne è trovata un'altra, questa volta utilizzabile, in Via Ruffini, dunque, in pieno centro urbano di Ventimiglia... 

Adriano Maini 

lunedì 27 aprile 2026

Un costume da bagno traforato per... un concorso di bellezza




Ancora nel 1970 le Feste de l'Unità a Ventimiglia, che poi ebbero a lungo come sede i vicini Giardini Pubblici, si svolgevano alla foce del fiume Roia, in un grande spiazzo ricavato in sponda sinistra, oggi inibito a larghi accessi di pubblico - come qui si è già ricordato - per motivi di sicurezza, nella brutta come nella bella stagione. 
Un po' prima di quell'anno in quelle sagre di partito per un certo periodo si tenevano anche concorsi di bellezza, come sottolinea Gianfranco Raimondo, che nei suoi racconti specifica che non solo era il presentatore di quegli eventi, ma anche di altri analoghi che nella città di confine furono diversi pure in seguito.
Nei primi anni Cinquanta i principali partiti, la Democrazia Cristiana e, per l'appunto, il Pci, avevano, invero, polemizzato sulle tante elezioni di stelline, perché temevano lo sfruttamento dell'immagine della donna, ma infine si erano adeguati - in particolare il secondo - ad una diffusa passione popolare, anche promuovendo competizioni alternative o che si ritenevano tali, la DC "La Donna Ideale", i comunisti "Miss Vie Nuove" e così via.
Tornando agli aspetti locali, occorre mettere in evidenza che le specifiche reminiscenze di Gianfranco gli sono state stimolate dopo avergli fornito una notizia a lui inedita: la pubblicazione - con tanto di didascalia - della fotografia di una "miss" di Ventimiglia dal nome d'arte esotico su un numero de "l'Unità" - guarda caso! - del luglio 1965.
 

Gianfranco conosceva bene - come molte altre persone - questa giovane, che all'epoca abitava in una zona periferica della città di confine. Aggiunge in proposito che l'articoletto in questione con ogni probabilità era stato opera di un estroso corrispondente da Sanremo del giornale comunista: in effetti, c'è quasi un perfetto pezzo di colore, tra l'immagine - alquanto sfocata nella riproduzione sul web - di tutta evidenza scattata su di una spiaggia della ragazza in costume da bagno intero, bensì traforato in maniera castigata, immobile come una statua, e sorpassata da un uomo abbronzato a torso nudo ma in sandali, pantaloni lunghi di tela e berretto, il quale sembra portare a mano una radio a transitor, e lo scritto di accompagnamento "scoperta nelle selezioni nazionali di 'Ciak Set' di Bordighera è tra le 'traforate' della riviera di ponente [..] parteciperà alle finali di Lady Italia [sic!] che si svolgeranno in agosto a Cortina d'Ampezzo", il tutto sovrastato dal titolo "Sguardo al 'traforo'".
 

Del resto, Gianfranco, tra le tante attività intraprese nel suo tempo libero, è stato anche un pubblicista, per cui ha potuto frequentare in varie circostanze la costellazione dei cronisti locali - e non solo questi -, partecipando a tanti episodi curiosi, in particolare pranzi gratuiti. Come quando - precisamente il 10 marzo 1959 - in un noto locale danzante di Ventimiglia venne organizzata dall'Azienda di Soggiorno e Turismo una cena di gala con successiva serata danzante per il passaggio della corsa ciclistica Parigi-Roma: giornalisti ed altri ospiti fecero molto onore al tutto, ma non certo i corridori che la mattina dopo dovevano ripartire per le loro fatiche e che, dunque, erano già a dormire. Come in analoghe occasioni, in Riviera e pure nella vicina Costa Azzurra: e forse ancora oggi gli organizzatori di eventi non trovano di meglio per ingraziarsi la stampa che ricorrere agli inviti alla buona tavola.
 

Si dà il caso che per associazione di idee Gianfranco si sovvenga, infine, di quando partecipava, senza nulla pagare come i tanti presenti, ai banchetti approntati in locali del Paese Alto di Bordighera per le premiazioni dei concorsi culturali "Cinque Bettole": il che fa pensare che a quelle discrete folle di golosi ben poco interessasse degli uomini di cultura che creavano quegli appuntamenti, i Balbo, i Seborga, i Biamonti, gli Oliva, i Calvino e così via.

Adriano Maini 

martedì 24 marzo 2026

Un distinto passeggero scese dal treno di Parigi



In una bella mattina di primavera inoltrata a Cannes durante lo svolgimento del noto Festival del Cinema, più o meno poco prima della metà degli anni Sessanta, un valente fotografo free lance di Ventimiglia pensò bene di ricorrere all'utilizzo di un motoscafo per andare a recuperare da uno yacht ancorato discretamente al largo una giovane attrice straniera, la cui sorella era già famosa per avere interpretato film italiani, in quanto era stato incaricato di un preciso servizio. 
È questo uno dei tanti racconti di Gianfranco Raimondo, la cui memoria è una miniera inesauribile di fatti e di aneddoti a largo raggio, dunque non solo riferiti alla riviera francese e a quella del ponente ligure.
Quella che precede è, tuttavia, una sintesi di quanto accaduto quella volta, perché ora preme di più tentare di delineare per sommi capi quanti spunti riguardanti la nazione transalpina Gianfranco potrebbe approfondire.
Si aggiunge, pertanto, in ordine sparso, che l'imbarcazione richiamata era di un viveur d'antan; che la ragazza, così sottratta alle insidie di alcova, consentì al fotografo un buon lavoro; che questo tecnico dell'immagine aveva avuto i suoi momenti di celebrità, come quando operò in Congo al momento dell'indipendenza di questo paese; che Gianfranco, il quale, da buon amico, lo aveva accompagnato per tutta la vicenda, aveva dovuto per cavarsi d'impaccio improvvisare ben più di qualcosa una volta che era stato scambiato per un emissario della casa di produzione che attendeva a Roma per le riprese di una nuova pellicola la fanciulla in questione.
Si possono fare altri esempi attinenti le esperienze, suscettibili di ulteriori sviluppi narrativi, di Gianfranco con Francia e Costa Azzurra.
Un futuro direttore di Radio Montecarlo che affiancava in lingua francese Gianfranco per l'illustrazione al pubblico dell'edizione 1961 della Battaglia di Fiori di Ventimiglia.
Lo scherzo giocato un primo aprile nella stazione ferroviaria di Ventimiglia da Gianfranco e due amici - uno dei quali qui già citato - consistente nel far credere che fosse in arrivo da Parigi un importante personaggio: la messinscena di penne e taccuini, di macchina fotografica e di parole sussurrate ad arte andò man mano radunando una discreta folla, compresi altri fotografi, ma gli artefici della sceneggiata non pagarono fio perché furono fortunati nell'incrociare e nell'importunare con una finta intervista un distinto passeggero, che senza capire nulla salì al volo su di un taxi, impedendo così ai tanti curiosi lo smascheramento del tiro architettato dai quei birboni.
Radio Montecarlo che trasmise in diretta almeno un'edizione di uno dei concorsi musicali di Gianfranco.
La grande amicizia di Gianfranco con André Vanco, impiegato di Radio Montecarlo e sindaco comunista di Beausoleil dal 1977 al 1986, amicizia - come già accennato su questo blog -, anche foriera di comuni collaborazioni ad eventi culturali.
Persistendo a salire di qualità nelle rievocazioni, si potrebbe dettagliare la frequentazione di Gianfranco con Francesco Biamonti, le cui affabulazioni raramente prescindevano da artisti, poeti, letterati e pensatori francesi, ma qui occorre, concludendo, virare decisamente fuori tema, ricordando che forse Gianfranco è l'unica persona che abbia identificato il vecchio Bar Irene di Ventimiglia come uno dei luoghi topici del romanzo "L'angelo di Avrigue" di Biamonti.

Adriano Maini

venerdì 13 febbraio 2026

Motocicletta


Riguardando in archivio una fotografia del 1951 (sul retro c'è solo una data), in cui sullo sfondo di un paesaggio per logica quasi sicuramente dell'entroterra imperiese si notano una ragazza ed un giovanotto di Bordighera, chi vicina, chi seduto su una due ruote (uno scooter?), torna in mente un recente racconto di Gianfranco Raimondo.
Scriveva nell'occasione Gianfranco che a Ventimiglia solo a metà anni '50 iniziarono a vedersi (e forse questo capitava un po' in tutta Italia) abbastanza numerose Vespe ("la Vespa era mezzo di aggregazione... gite in montagna... le allegre scorribande con gli amici") e lambrette e rimarcava in proposito altri particolari pittoreschi, soprattutto circa le escursioni in campagna di fidanzati veri e potenziali. Sottolineava che prima erano più diffusi dei mezzi di fortuna, sorta di biciclette con dei motorini applicati in qualche modo, e dei 50 cc di cilindrata, di cui rammentava dei nomi, quali Mosquito e Cucciolo: anzi per quest'ultimo rievocava una canzonetta, "Vieni con me, ti porterò sul Cucciolo".
Aggiungeva altre intriganti note di costume, nel delineare le quali è molto ferrato, ma si fermava a quel periodo. Ora non si intende fare la storia - e neppure entrare in dettagli tecnici - di ciclomotori, motociclette e quant'altro in tema, ma pensando sempre a Gianfranco, già presentatore di spettacoli, anche canori, quindi discreto esperto di musica (come si è già capito), qui si cede alla tentazione di sottolineare certi versi cantati da Lucio Battisti "Motocicletta, 10 HP / Tutta cromata, è tua se dici: 'Sì' ".  E, ricordandoci ancora di Gianfranco che ama altresì il cinema, di interrogarci sul fatto se il noto film "Easy rider" non avesse per caso in proposito influenzato Mogol, il paroliere del famoso riccioluto artista. 








Sanremo (IM): un tratto della pista ciclabile prossimo alla vecchia stazione ferroviaria

E di andare ancora avanti per quantomeno riportare all'attenzione veicoli al giorno d'oggi dalla tecnologia sempre più raffinata; aspetti variabili sul lungo periodo, quali motocross e similari (che tanto affliggono per danni veri e presunti alla natura gli amanti dei boschi); il fenomeno (tanto più visibile nel ponente ligure a Sanremo) del crescente, sistematico ricorso a ciclomotori, motociclette e scooter, comunque denominati, per fronteggiare traffico stradale e carenza di parcheggi.

Adriano Maini

martedì 30 settembre 2025

Battaglia di Fiori che passione

Il carro "Barone di Münchhausen" della compagnia "A Mar Parà" nel 1967

Ventimiglia (IM): lo slargo dove veniva costruito il carro della compagnia "A Mar Parà"

Gianfranco Raimondo ha visto gran parte, se non tutte, le Battaglie di Fiori di Ventimiglia del dopoguerra. Valido presentatore amatoriale di diversi tipi di spettacoli, specie musicali, nel 1961, poiché il Comitato Organizzatore aveva esaurito i fondi, da un dirigente venne convinto per spirito di appartenenza a fare gratuitamente lo speaker della manifestazione, tutto sommato cavandosela anche bene.
Sul tema di recente in uno dei suoi tanti articoli si è soffermato piuttosto su di una vecchia compagnia di carristi, quella denominata "A Mar Parà" (Alla mal parata), che conseguì diversi successi nelle edizioni degli anni Sessanta, trovando sempre una degna rivale ne "I Galli del Villaggio" di Bordighera, per i quali fu a lungo progettista - come già qui messo in evidenza in una precedente occasione - un noto e simpatico geometra della città di confine.
Il gruppo in questione allestiva il capannone in un cortile situato in posizione abbastanza intermedia tra la zona Nervia ed il centro urbano, comunque più prossimo a Via Dante, alias Via Regina, un'arteria lungo la quale venivano preparati invero altri carri ancora.
Una nota di costume che dagli appunti di Gianfranco si può far derivare é che come nel caso di "A Mar Parà" operavano persone di Nervia, dove era invece presente la "Cheli de Nervia", anche per altre compagnie era molto differenziata la provenienza di costruttori, saldatori, infioratori e carristi, perché la festa era... la festa.

Arturo Viale, in vista della stesura di un suo prossimo libro, ha chiesto informazioni sui carri vincitori della Battaglia di Fiori del 1950, quasi per paradosso su questo blog già menzionata per un pittoresco articolo d'epoca di un giornalista de "l'Unità". Un altro aspetto singolare che salta di conseguenza agli occhi é che quell'anno ai fini delle premiazioni vennero previste cinque categorie di carri (forse il numero massimo mai stabilito: già l'anno dopo solo tre; ma in seguito ci furono altre variazioni): qui si riportano solo, come esempi, "Ode al fiore" di "Cumpagnia d'i Ventemigliusi", vincitore tra i carri grandi, e "La stella di Bagdad" di "E Spine", primo tra i carri medi.

Facendo ricerche, per quel periodo e quello subito successivo si possono notare altre circostanze curiose. A titolo semplicemente indicativo in proposito si può rimarcare che per lungo tempo i carri usufruirono di trazione animale; che nel 1949 operava già una compagnia riconducibile ad iniziative del Partito comunista, come più avanti sarebbe stato per i gruppi "Rinascita" e "Nuova Generazione"; che nello stesso anno apparvero anche le Ferrovie francesi, forse per un carro preparato da ventimigliesi con un minimo di compartecipazione di qualche cheminot; che erano ancora tanti i gruppi riconosciuti con i cognomi di singole persone e diversi quelli di Sanremo.

Per molte delle notizie qui riportate è stata indispensabile la consultazione del libro "Battaglia dei Fiori" di Danilo Gnech, Franco Miseria e Renzo Villa (Dopolavoro Ferroviario di Ventimiglia, Cumpagnia d'i Ventemigliusi, Civica Biblioteca Aprosiana - 1987).

Adriano Maini

giovedì 17 luglio 2025

C'è un bar...


C'è un bar a Bordighera, un po' a levante, ubicato in una piazza soggetta ad intenso traffico, dove si procede da tempo al libero scambio di libri e dove si riunisce con costanza una piccola compagnia di attenti lettori.
Non si tratterà di un caso isolato, ma la segnalazione - con il passaparola - potrebbe avere qualche effetto - si spera - di emulazione in zona.


C'è un bar a Ventimiglia, anche questo a levante, non discosto dal mare, dove da tempo in un giorno fisso della settimana Arturo Viale incontra certi suoi amici, ai quali chiede anche opinioni sui libri che sta scrivendo: di sicuro sull'ultimo che è quasi pronto, anche per la grafica della copertina.


A Vallecrosia Arturo Viale per vedere e conversare, anche con un altro scrittore, non sempre ha a disposizione lo stesso bar.


C'è un bar a Ventimiglia, in zona pedonale del centro, dove Gianfranco Raimondo praticamente in ogni tarda mattinata si fa trovare da sodali e conoscenti: non ha certo bisogno di spunti per le trame dei suoi ricordi, ma di tanto in tanto procede a qualche riassunto dei suoi racconti, soprattutto ad uso e consumo di chi si fa vivo da quelle parti solo occasionalmente.


C'è un bar, ancora a Bordighera, ma più a ponente del centro, dove si è formata un'eterogenea combriccola di avventori, che possono, sì, dissetarsi anche con episodi e personaggi del passato, ma che in particolare possono fruire dei resoconti dei più giovani, attinenti fatti recenti del Nizzardo e del Principato di Monaco, compresi gustosi veri e propri pettegolezzi.

Sarebbe da aggiungere che non vi è nulla di nuovo sotto la volta del cielo, ma forse giova sottolineare che conforta constatare che tanti bar - e quelli qui prodotti sono solo degli esempi - sono ancora dei centri di aggregazione sociale, ancor più dopo la scomparsa - come qui si è già riferito - di quelli che una volta erano - giudizio di certo soggettivo! - più tipici.
E sull'argomento, invero, ci sono ancora tante varianti da apportare.

Adriano Maini

mercoledì 25 giugno 2025

Stranomi, ma non solo


C'era a Bordighera una bella villa, di cui oggi rimane traccia solo - usando la fantasia - per via di un terreno incolto una volta occupato da qualche pertinenza della citata abitazione, la quale, invero, sorgeva, circondata da un vasto parco in cui spiccavano gli eucalipti, abbastanza arretrata rispetto alla Via Aurelia.
Chi l'aveva visitata ne parla ancora come di una casa delle meraviglie, che ospitava altresì in quello che veniva definito museo diversi ricordi di caccia esotica del proprietario.
La demolizione e l'occupazione di suolo di tutta evidenza vennero effettuati per un trasferimento di volumetria a vantaggio di nuove palazzine.
Si ebbe necessità in una specifica occasione di ricorrere a uomini di fatica per lo spostamento o l'arrivo di un pesante elemento di arredamento. Il padrone si raccomandò che quei facchini a giornata procedessero a piedi scalzi per non rovinare i preziosi marmi dei pavimenti, ma male gliene incolse perché uno dei due lavoranti, un vero Maciste, aveva delle estremità, appena coperte da scarpe per il caso in questione, così luride da fare, date le nefaste conseguenze, rimpiangere a lungo il committente per l'ingaggio effettuato.
L'episodio venne raccontato da Sergio Marcenaro, già sindaco di quel paese, nel corso di una conversazione con Arturo Viale, appena sentito il soprannome in dialetto di un abitante di Soldano.
Ci sono nomignoli che talora si ripetono nelle storie di Arturo Viale e di Gianfranco Raimondo.
Anche quest'ultimo nei suoi articoli non fa mancare la rievocazione di tipi bizzarri: qui sarà sufficiente menzionare chi - sempre molto addietro - in Via Dante (ancora oggi da molti appellata come Via Regina) si era per così dire specializzato a spaccare tirando frecce le zucche dei numerosi pergolati.
Ancora a Bordighera si vedeva ai tempi un caratteristico personaggio, che sospingeva una carriola in legno, nella quale il più delle volte appoggiava solo la copia di un quotidiano, tornare dal centro città a Villa Hortensia, dove svolgeva diverse mansioni per conto del professore Raffaello Monti - o della famiglia - e nel cui garage secondo alcune versioni alloggiava: a lui spettò, in ogni caso, l'onore di essere ritratto a torso nudo - come in effetti si aggirava, se non quando indossava una sorta di canottiera o gilé - dal pittore Roman Bilinski.
Sempre da Bordighera emerge la soluzione di sciorinare, a casaccio ed a titolo indicativo, qualche soprannome senza tema di affibbiare al singolo un circostanza controversa, perché selezionato da un vecchio articolo di Mario Armando (altro importante cultore di cose nostrane e non solo del dialetto: a lui si devono ad esempio significative rievocazioni del passaggio davanti a questa costa di confine del Rex) comparso nel numero di settembre 2010 di "Paise Autu", periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu”, nel quale si usava come principale il termine "stranome" con l'avvertenza che la "nomea" - al plurale - "i nosci veci chiamavano 'Spronomi' non pregiudicanti amicizie": Gianèira, Gianòira, Gianè, Manineta, Scimùn, Tunina, Dumuà, Gigè, Neghin, Martinbè, Mè, Chicheta, Perugin, Baiòca, Sciasciùn, i Linghèia, u Sàrdu, Sciangài, Gianchetu, Sparissoera, Scùrpina, Pistùn, Bagiotu, Castagnà, Tirèijina, Perussetu, Castagneta, Patatina, Scijèrbura, Ciarùn, Caretè, Ferandìn, Sciurbetè, Strascè, Vacà, Pastù, Pulaioe, Pecina, Mamà, Biunda, Tetasse, Lerfan, Gamba, Becu, Bellocchio, Sètelèrfi, Ranghetu, Boetascui, Scciapabricheti, Dentan, Gamèla, Paciarò, Sètelèrfi, Zibà, Manèlu, Vagliò, Favèla, Nenenè, Patacà, Bazazò, Bedò, Mungìn, Cantalamessa, Cundutu, Ciò, Guapa, Lagnò, Taleti, Chipò, Meninò, Fanfafè, Sciànte, Sigareta, Putoschi, Bulò.
Ed allora con lo stesso criterio si possono aggiungere nomignoli che affiorano negli scritti dei richiamati autori di Ventimiglia, quali Bacì di Sciapi, Cartun, Ciurina, Giuà de Canun, Sciacamoti, Sciapassùche, Tapapussi. Altri ancora sono rimandati ad un prossimo articoletto.

Adriano Maini

mercoledì 18 giugno 2025

Sostiene Gianfranco

Ventimiglia (IM): il torrente Nervia in stagione invernale

E così di recente Gianfranco Raimondo ha aggiornato il suo modo di presentare sul web momenti interessanti di storia da lui vissuta, soprattutto a Ventimiglia e dintorni, fondando su Facebook un nuovo gruppo, come tale aperto ai contributi degli aderenti.
Del resto, dall'alto dei suoi novantanni portati splendidamente di conoscenze fatte da tramandare Gianfranco ne ha sul serio tante.
Su questo blog a volte si attinge alle sue esperienze.
Non è possibile riassumere al meglio i racconti di Gianfranco. Non è neppure agevole raggruppare i temi da lui affrontati.
Risulta più semplice procedere per esempi casuali o per connessioni con vicende qui già sottolineate.
Con questa cifra si possono leggere con viva partecipazione i drammatici momenti della seconda guerra mondiale da Gianfranco attraversata in quanto ancora bambino, ma anche sorridere a fronte ai tanti aneddoti curiosi visti e raccolti da lui nei suoi traslochi di famiglia da Ventimiglia a Via Dante (da lui, come per ancora molte persone, rigorosamente chiamata Via Regina per automatico riflesso della vecchia denominazione ante conflitto di questa arteria un tempo periferica) di Ventimiglia, a Seborrino di Camporosso, a Nervia di Ventimiglia e di nuovo, ma in maniera definitiva, in Ventimiglia Centro, nonché nelle sue molteplici attività - al netto del suo mestiere - di intrattenitore di spettacoli, nella cui veste spicca l'essere stato presentatore - anche se scelto perché accettava gratuitamente l'incarico! - della Battaglia di Fiori del 1961.
Può, a questo dunque, essere opportuno, perché può capitare ancora con il nuovo spazio di cui si è detto all'inizio, riportare qualche ricaduta di qualche vecchio brano di Gianfranco.
Quando rammentò la partecipazione di Armando Lissa, alla cui figura qui si dedica qualche riga più avanti, e di un certo Croesi di Pigna come ciclisti indipendenti ad una Milano-Sanremo d'epoca, un commento fece nascere l'equivoco che si fosse trattato, invece, di Emilio Croesi, storico sindaco (1946-1986) di Perinaldo, anche questi già ciclista - ed anche discreto - ma del periodo precedente la guerra: di conseguenza ci furono ricerche appropriate di Gianfranco con soluzione definitiva dell'arduo quesito.
 
Ventimiglia (IM): dove, tra Nervia e Asse, spiccavano un tempo due belle ville

O quando, interpellato di persona sul contenuto di un certo suo datato pezzo, Gianfranco sciorina i nomi di alcune belle ville di Ventimiglia da tempo scomparse, come quelle che sorgevano in Nervia di Ventimiglia subito a levante di Villa Olga, aggiungendo ragguagli non secondari sui proprietari.
Due parole su Lissa, infine, con la premessa che anche altri, come certi ex ragazzi di Via Regina, rammentano talora stravaganze di questo omone, che non disdegnava il vino - ci sarebbe anche stata la vicenda non ben definita di una certa damigiana -, parole mutuate sempre da Gianfranco: Lissa campava facendo il pescatore, forte (calciava a piedi nudi grossi sassi come fossero palle di gomma), burbero, buono d'animo, ma anche, secondo Gianfranco, incline - caratteristica alquanto artata, perché non può mancare in un quadretto di folclore locale - a certe vanterie, come quella di avere raggiunto - da ciclista - una volta Binda sul Turchino; ed ancora per quella partecipazione alla Milano-Sanremo è d'uopo aggiungere che Lissa ed il suo sodale si recarono in bicicletta il giorno prima nel capoluogo lombardo, dove dormirono nella stazione ferroviaria, prima di gareggiare in una competizione che li vide fatalmente arrivare nella città dei fiori quando ormai era buio...
Si consiglia, tuttavia, di leggere direttamente gli articoli di Gianfranco Raimondo.

Adriano Maini

domenica 1 giugno 2025

A Marsiglia, invece

Marsiglia: Canebière e Palais de la Bourse. Fonte: Wikipedia

Un giovanotto, nato e residente ai Gallinai di Bordighera, che in seguito avrebbe fatto altre brevi esperienze lavorative in trasferta in Svizzera, a Verona ed in Germania, aveva già militato in un campionato inferiore di calcio nel Grasse con mansioni - procurategli dai dirigenti della squadra - da cameriere da espletare più vicino al mare, sempre in Costa Azzurra, ma una volta, ancora negli anni Cinquanta, un breve rodaggio da migrante lo fece a Marsiglia: ne avrebbe in pratica solo ricordato la rudezza, ad usare un eufemismo, usata dalla polizia in un banale, banalissimo caso di accesa discussione sedata a manganellate, quando proprio non sarebbe stato il caso, tra italiani, forse disprezzati come gli algerini all'epoca in rivolta contro la Francia.

Gianfranco Raimondo nel 1950 si trovava con la madre a Marsiglia in visita alla zia. Adolescente appassionato delle due ruote, ebbe l'occasione di fare con comprensibile emozione un salto all'albergo che ospitava la squadra nazionale italiana di ciclismo che partecipava al Tour de France per vedere i suoi beniamini: gli capitò di ritrovarsi in una fotografia di gruppo con quel fiore di campioni e di gregari pubblicata sul più noto quotidiano sportivo della Penisola, ma con una didascalia che lo descriveva come povero bambino italiano emigrato Oltralpe, perché l'autore dello scritto, data la permanente bassa statura di Raimondo, non si era accorto che si trattava, invece, di un quindicenne! Ed in quel luglio particolare i crucci di Gianfranco furono anche quelli per il ritiro, imposto da Bartali offeso per le continue intemperanze degli spettatori transalpini, della compagine azzurra, per di più con la rinuncia alla maglia gialla, simbolo del primato in quella corsa, ormai saldamente indossata da Magni.

Giuliano Pajetta, già combattente in difesa della Repubblica in Spagna, aveva fatto le sue prime esperienze di lotta di Liberazione proprio nel sud della Francia, prima di portarsi nel nostro Paese dove, ispettore in Lombardia delle Brigate partigiane "Garibaldi", venne poi catturato dalle SS per essere deportato in un lager, dove fu protagonista di un'epica rivolta contro i nazisti, ma in quella primavera del 1983 era a Marsiglia in qualità di responsabile della Commissione Emigrazione del Partito comunista italiano. Terminata la riunione con i compagni francesi, fece fare al suo accompagnatore, che doveva tornare nel ponente ligure, una breve camminata lungo la Canebière di Marsiglia, la lunga strada che conduce al Porto Vecchio, illustrando quanto di carattere sociale e di costume fosse da lungo tempo rilevante come caratteristica delle frequentazioni di quell'arteria. Il giovane funzionario recepì, invero, ben poco di quelle affabulazioni, perché tutto teso a formulare domande sul passato militante di quell'illustre dirigente, di cui, del resto, aveva appena letto il formidabile libro "Douce France", ambientato in Provenza ed imperniato sulle iniziative clandestine di un attivista comunista italiano tra un arresto ed un altro. Ma non ci furono risposte, se non molto evasive, come sempre capitava anche ai suoi più stretti collaboratori, se a Pajetta venivano posti quesiti su suoi trascorsi antifascisti.

Jean-Claude Izzo, invece, forse è stato l’ultimo grande cantore di gruppi di belle ragazze a passeggio sulla Canebière per destare l’ammirazione maschile, uno dei temi invero sollevati da Giuliano Pajetta. E di sicuro nelle opere di Izzo Marsiglia e dintorni assumono contorni quasi magici: si sentono l'odore del mare, i profumi dei fiori e delle erbe mediterranei, i sapori di cibi cosmopoliti; si palpita per personaggi che sembrano usciti da una canzone di Francesco De Gregori; certi "cattivi" sembrano un po' esagerati, ma fanno rinviare con il pensiero alle tante trame criminali realmente esistenti di qua e di là della frontiera.

Molto spesso la letteratura ed il cinema si sono occupati di Marsiglia: il materiale per analizzare tanti altri aspetti di questa metropoli non manca di sicuro!

Adriano Maini

domenica 27 aprile 2025

Se si sale a Ventimiglia Alta...


Ventimiglia Alta, città vecchia, centro storico per eccellenza di Ventimiglia, al di là del fiume.


Ventimiglia Alta con Cattedrale e Battistero.



Ventimiglia Alta con vista sul mare, ma anche sul nuovo porto turistico.



Ventimiglia Alta con vista sulla valle del Roia.


Ventimiglia Alta con vista - va da sè! - sul centro urbano di Ventimiglia. La migliore dal Cavu

Ma qui e là anche altre aperture su altri scorci.

  


Ventimiglia Alta con i suoi vicoli.



Ventimiglia Alta con molti altri monumenti e reperti di storia.



Ventimiglia Alta dalle vicende già ampiamente consegnate a pubblicazioni anche specialistiche.


Di Ventimiglia Alta ha scritto poco - almeno pare - Gianfranco Raimondo, che, già rodato in esperienze di teatro condotte a Nervia, fece il suo esordio come presentatore di uno spettacolo nell'Oratorio dei Bianchi, se si vuole pure di San Giovanni Battista e di Santa Chiara, all'epoca già sconsacrato, tanto è vero che era stato convertito in cinema-teatro con i locali sottostanti adibiti a tipografia.

Correva probabilmente l'anno 1957, e già in stagione scolastica a cavallo con il successivo, proprio quando Arturo Viale, che a Ventimiglia Alta qualche pagina in qualche modo ha pur dedicato, frequentava la primina retta dalle Suore dell'Orto, un'istituzione allora veramente classica.



Viale rammenta la Colla per le fotografie della sua comunione e della sua cresima: su quel sito giocavano - documentati da scatti che sono vere rarità - tanti bambini piccoli, come continuano oggi a fare i loro coetanei.


Poco prima - 16 maggio 1956 - e poco più in là, sulla vecchia Via Aurelia, era passata una tappa del Giro d'Italia di ciclismo, quella - con partenza da Cannes - vinta a Sanremo da Nino Defilippis in fuga solitaria.


Poco dopo studenti delle professionali, recandosi a scuola lassù, avrebbero immagazzinato nella memoria con pena e con partecipazione umana le immagini di tante famiglie di immigrati meridionali, ammassate a vivere di stenti in cantine o stalle riadattate, affacciate sui carruggi: sentimenti quasi svaniti nell'aria e discendenti di quei poveracci del tutto dimentichi delle pregresse traversie dei loro cari.





Se si sale a Ventimiglia Alta...

Adriano Maini