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mercoledì 9 settembre 2026

Ragazze anni Cinquanta con cappelli da bersagliere

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Ventimiglia (IM): rotonda del Resentello

Camporosso (IM)

Vallecrosia al Mare (IM)

Da sempre le passeggiate a mare si prestano a fare da sfondo per scatti fotografici. Ma anche le spiagge, sino alle battigie. Nel caso di Bordighera forse ancora di più.
Possono anche verificarsi aspetti singolari. In un archivio privato di Genova c'è un'immagine dei primi anni Cinquanta che riprende tre giovani ragazze - due sorelle ed un'amica - abbracciate, sorridenti e ciascuna con un cappello da bersagliere in testa, piazzate su una rotonda di Bordighera. Si deve tirare ad indovinare se si vuole capire dove si fossero procurate quei copricapi: di sicuro era anche un atto sfrontato rispetto al grigio conformismo dell'epoca e se avevano provveduto alla bisogna coetanei militari in licenza c'è da sperare che questi ultimi non siano incorsi in sanzioni disciplinari.
Si potrebbe fare la stessa affermazione di carattere sociale per un'altra fotografia di quell'album, fotografia dove non appare più l'amica, ma si aggiunge una terza sorella; e forse si risale indietro di qualche anno. In ogni caso le fanciulle sono in una spiaggia sempre di Bordighera, sono disposte a raggiera, abbracciate e indossano costumi interi da bagno: solo che la tradizione orale tramanda di indumenti di lana rossa che, se intrisi d'acqua, iniziavano a ballare da ogni parte...
 

Bordighera (IM)

Bordighera (IM)

Ventimiglia (IM): spiaggia di Nervia

In effetti, non sono rari neppure gli scatti riguardanti gli arenili, se non scogli ed il mare. Ed anche con qualche scorcio panoramico. 


Capita un po' a tanti in proposito di smarrire foto che in oggi apparirebbero curiose. Anche quelle di gruppo in diversi luoghi, con persone di cui non ci si ricorda neanche più. Talora, per fortuna, se ne ritrovano... 

Ventimiglia (IM): la palestra ex GIL


Si rinvengono, invece, o vengono trasmesse da terzi, immagini di vari eventi - alla palestra ex GIL di Ventimiglia, ad esempio -, di case scomparse, di mezzi desueti. 

Ventimiglia (IM): un carro della Battaglia di Fiori del 1985

Non manca, poi, come qui già anticipato, il "ripescaggio" di istantanee relative alla Battaglia di Fiori di Ventimiglia. Trascurando altre possibili riflessioni in materia, come per i carristi. Va sottolineato che le pellicole a colori del sistema analogico di un troppo lungo periodo rivelano allo stato attuale tutti i loro limiti. 

Adriano Maini 

sabato 4 luglio 2026

Ancora la spiaggia di Nervia


Ventimiglia (IM): cavalcavia di Nervia

Ventimiglia (IM): Vico del Pino

Ventimiglia (IM): Via Nervia lato Vico del Pino

Al giorno d'oggi la situazione deve essere diversa, non fosse altro che si usano di più i mezzi meccanici di locomozione, ma per andare in spiaggia diversi abitanti di Nervia di Ventimiglia, della zona a levante del cavalcavia,  in particolare i più giovani, anziché raggiungere quella di Camporosso Mare, più vicina, avevano, soprattutto nei primi anni Sessanta, l'abitudine di fare un giro piuttosto largo: cavalcavia, appunto, Vico del Pino, Via Nervia, Via Porro, allora poco più grande di un sentiero. Per sostare in genere  a levante in prossimità della foce del torrente Nervia.
Ventimiglia (IM): tratto iniziale di Via Porro




I luoghi di cui qui si dice con la costruzione - dieci anni dopo circa le situazioni e gli episodi qui tratteggiati - di tanti palazzoni sono decisamente cambiati. Allora, però, lungo il percorso appena citato, che si snodava tra campagne ancora coltivate, si potevano vedere un uomo piuttosto anziano, nonno di due ragazzotti quasi sempre transitanti di là, intento sugli scalini di una casa a intrecciare su qualche sedia vimini o altre acconce erbe selvatiche, che aveva direttamente raccolto sulla riva del torrente; uno studente della classe del 1949 impegnato a dare acqua in un appezzamento di sabbia dove crescevano rigogliose carote; il bidello, anche pescatore, che rammendava le sue reti; il campeggio classico con le tende portate da casa dai turisti, quasi tutti del nord Europa, tra i quali tante ammirate tedeschine.
Era in quella strettoia che Raoul, compagnone di una delle varie combriccole, in vacanza dai cugini, alla fine stressato dalle continue richieste di informazioni di un suo coetaneo circa Elvis Presley, gli canticchiava qualche accenno di canzone, di quelle che alla radio non si erano ancora sentite. Il giovane, che veniva da Roma, dove a suo dire aveva contatti intriganti con certi americani, dai quali poteva rifornirsi a buon prezzo di jeans, ma soprattutto di inediti dischi del re del rock and roll, un po' in effetti assomigliava al famoso Elvis. Impostava la sua camminata su quella del dinoccolato esecutore di "Love me tender" e di tanti altri successi. Il tutto sembrava una garbata presa in giro ed un diplomatico modo di tenere le distanze rispetto a chi gli chiedeva con insistenza che l'anno dopo, tornando a Nervia, portasse con sè qualche vinile con vecchie e nuove esecuzioni di Presley da fare ascoltare momentaneamente al suo tormentatore: il che non accadde mai.
Proprio di recente, Raoul si è fatto in qualche modo vivo, facendo circolare tramite il cugino un video da lui ricavato con l'intelligenza artificiale applicata ad una vecchia foto di gruppo scattata proprio al mare: quasi tutti i destinatari sulle prime non hanno capito l'ennesimo scherzo tirato dall'ineffabile Raoul, pensando, invece, proprio ad un filmino girato a quell'epoca.
Le compagnie estive, come è logico, si componevano e si ricomponevano di continuo, in una continua simpatica allegra confusione di incontri tra ragazze e ragazzi che in una località abbastanza piccola come Nervia si conoscevano già quasi tutti. Si aggregavano anche gli adulti, anche per dare quattro calci a qualche palla di gomma, facendolo in genere meglio dei minori, i quali spesso toccavano pietre anziché la sfera. Le compagnie si disperdevano per svariati motivi: c'era ad esempio chi lavorava d'estate e chi fece qualche esperienza di atletica leggera. In diversi non seppero più nulla dello stesso Raoul. Prese presto, invece, a recarsi altrove al mare la ragazza che intraprese per un po' di tempo la strada dei concorsi di bellezza.




I sodali della richiamata combriccola non usarono mai, invece, lo stretto, angusto passaggio tra le canne in sponda destra del torrente, accessibile da Via Gradisca, derivazione della Via Aurelia, sottostante il vecchio distributore di benzina, che li avrebbe portati più velocemente a destinazione a fianco del Deposito locomotori: forse era ignoto, forse non era ancora aperto.



In ogni caso la spiaggia, per lo meno vicino alla foce del Nervia, era molto diversa dallo stato attuale: in certe estati ci si doveva arrampicare su vere e proprie collinette di sassi, addossate ai muraglioni del Deposito dei locomotori.



Qualcuno prese, poi, ad andare più a ponente, dove, allo sbocco di Via Nervia, sorgeva il piccolo bar che vendeva deliziosi pan bagnau di cui qui si è già detto.
Si potevano allora incontrare altri amici - della zona di Via Dante - di Carlo, che nel frattempo se ne era andato a Parma. Tra i nuovi frequentatori vi era anche un altro Carlo, meno estroverso del primo, ma altrettanto animatore di allegre brigate: presente, ma non partecipe all'iniziativa, quando venne reclutato per una vendemmia nel Var un ragazzotto abitante del posto, il cui fratello probabilmente era già intento ad apprendere i rudimenti della pesca in alto mare. E, forse, a sbirciare i segreti della costruzione di barche e di piccoli battelli del modesto cantiere adiacente, largamente inosservato dai bagnanti più giovani. Disattenti, del resto, su tanti altri aspetti più materiali della regione, come un nuovo ristorante più verso la foce e così via.
Verso la fine degli anni Sessanta quella spiaggia di Nervia vedeva dunque arrivare anche giovani dal centro di Ventimiglia. In più, non solo era frequentata, come adesso, da bagnanti della Val Nervia, perché per loro la più comoda, ma da ragazze e ragazzi di Vallecrosia e di Bordighera, perché a quanto pare misteriosi richiami si erano sparsi per l'aria.
Arrivavano di sera là, dove non c'era ancora una vera passeggiata - anzi, a levante era tutto, come in altra occasione già riferito, uno sterrato - anche famigliole in cerca di fresco, anche da abbastanza lontano. 
Nessuno, tuttavia, ricorda il profumo intenso - nel periodo canonico - dei pitosfori in fiore del muretto di cinta della villetta che ormai è stata demolita.

Adriano Maini

martedì 23 giugno 2026

Quella vecchia scuola media di Ventimiglia


Sembra opportuno fare qualche parola anche sulla vecchia scuola media di Ventimiglia, quella precedente alla riforma del 1962, quella che comportava tante ore di latino e coesistente con l'avviamento, quella che aveva ancora sede nella palazzina della Croce Rossa di Via Dante.
Ci si limita a qualche titolo indicativo dell'ultimo periodo: ad andare più indietro ci si dovrebbe confrontare con certi arguti racconti di Gianfranco Raimondo, il quale sul tema ha scritto di gite scolastiche ai suoi tempi ancora più modeste rispetto a quelle dei primi anni Sessanta.
A differenza delle primarie e delle superiori, su Facebook - salvo errore - si contano sulle dita di una mano fotografie pertinenti allo scopo. Fa la parte del leone - come spesso, si potrebbe aggiungere - Arturo Viale, che nei suoi scritti rievoca anche la presenza in quell'edificio di una cappella, di cui ben pochi allievi si sono mai accorti. In un caso, si possono notare alcuni compagni e compagne di classe in una quasi immancabile posa nei Giardini Pubblici. In un altro, a prescindere dalla presenza di una futura suora e di altri visi noti in città, sorride un chitarrista ed un poeta dialettale in fieri, che un po' dopo sarebbe stato abbastanza assiduo in quel di Nervia. In quello di Arturo Viale, si può osservare la sua classe in due distinte "edizioni".
È d'uopo sottolineare che in quella scuola media venivano bocciati anche i figli dei notabili, tra i quali alcuni adolescenti che in seguito avrebbero intrapreso carriere professionali di tutto rispetto.
Gli studenti, recandosi a lezione, passavano davanti ad alcune belle ville, ormai scomparse, in Via Roma, così come capitava a chi arrivava da Nervia.
C'erano ancora tante campagne a levante, ma anche subito a ponente della scuola: queste ultime viste e riviste quando, scortati da un bidello, a turno le scolaresche si recavano nella palestra della ex GIL per le lezioni di educazione fisica; qualche persona tramanda oggi di frutta proibita, raccolta lungo il percorso, ma forse si tratta di piccole leggende scaturite dalla nostalgia. Un ortaggio - o un frutto - è tornato alla memoria da poco ad un compagno di scuola delle superiori della vittima di allora, che si ritrovò imbrattata di poltiglia rossastra la bella, nuova giacca azzurra: presente all'evento, ma non attivo, il "memorialista per caso" ripensava ad un pomodoro maturo (qualcuno se l'era per caso portato da casa?), mentre il destinatario di quel lancio si ricordava (ma poteva essere una fantasia) di un caco colto nelle vicinanze, in ogni caso una piccola monelleria che, quasi per paradosso, lo indusse a provare simpatia per l'autore in occasione di successivi incontri da adulti, forieri sempre di ormai spensierate rievocazioni del lontano episodio.
In quella vecchia scuola media e in quegli anni era preside una donna, molto colta ed amante dei gatti (che accudiva presso la sua abitazione di Nervia), alla quale Gianfranco Raimondo attribuisce - per quello da lui riscontrato nel suo percorso di più di un decennio prima - "un cipiglio da condottiera", ma anche "molta umanità". 
Là insegnarono una professoressa, che al Liceo Classico di Sanremo era stata in classe con Italo Calvino; tre professori che furono in seguito dei presidi; un parroco molto popolare, abbastanza tollerante nell'ora di religione con le polemiche politiche di un ragazzino di Nervia.
Si potrebbe continuare con la galleria di figure umane, ma ci si può limitare a rievocare ancora una bella signorina, impiegata di segreteria, soggetta all'ammirazione di tutti i frequentatori maschi - grandi e minori - del plesso; un docente grande e grosso come un armadio; un signore, che agli studenti appariva anziano e che con il suo carrettino al momento della ricreazione si presentava al cancello non per dire gelati, ma pizzette e focaccine. La ricreazione (con eccezioni con il brutto tempo) si faceva in cortile e fu occasione di tante amicizie e conoscenze tra i maschietti delle varie classi. Le femmine dovevano rimanere in aula. Le classi erano miste, ma per ogni anno scolastico c'erano almeno una sezione femminile ed una sezione maschile: quest'ultima, ad esempio, vide in cicli diversi chini sui banchi Arturo Viale ed il ragazzo al quale dal mare piaceva  indicare agli amici le Alpi Marittime.

Adriano Maini 

giovedì 18 giugno 2026

Alcuni radioamatori, un vecchio collegio e...


Conversare e scambiare messaggi con Gianni comporta un ritmo accentuato di cambiamento di temi, per cui farne solo qualche esempio comporterà un'accentuazione di esposizione a casaccio.
C'è da dire, intanto, che Gianni, affascinato dai racconti di carattere locale di Gianfranco Raimondo, lo vuole a tutti i costi conoscere di persona, il che forse lo si sta riuscendo ad organizzare.
Emergendo in un recente comune incontro con Giampiero la pregressa passione da radioamatore di quest'ultimo, si era arrivati a parlare del passato da radiotelegrafista del padre di Gianni, incombenza militare del tempo di guerra che fece mettere radici al genitore in quel di Ventimiglia.
Da un lato sono tornate in mente le esperienze da radioamatore di un ferroviere di Nervia di Ventimiglia, osservate già negli anni Cinquanta, e le altre, non così vecchie, di Arturo Viale, che ne ha scritto in almeno un suo libriccino. 
Da un altro versante, invece, riferendo questi specifici ad altra persona, ne é derivata l'inopinata comparsa di una fotografia di soldati di una Compagnia Marconisti, presente a Palermo a febbraio 1943, fotografia in cui appare un militare di leva di Bordighera.
 




Gianni e Giampiero - chi per tutto il ciclo, chi per minore tempo - negli anni Cinquanta avevano frequentato le elementari di Nervia, nell'edificio davanti al quale tuttora campeggiano due alberi di Acacia visco. Gianni ad un certo punto ritrovò in classe anche il fratello minore, un "reduce" della primina di Ventimiglia Alta.
Un aspetto curioso è che tutti e tre questi bambini per adempiere l'obbligo scolastico fossero ospiti del collegio - già una volta qui menzionato - situato al primo piano della palazzina delle scuole primarie.
Ancora più singolari sono alcuni ricordi di Gianni e di Giampiero, come quello relativo al fatto che più o meno due volte all’anno le suore del collegio organizzavano ad uso interno spettacoli teatrali recitati dai pensionanti più grandicelli. Anzi, anche da bambine, perché c’era un’ala appositamente riservato a loro.  
Impressiona, in effetti, che all'epoca fosse un uso abbastanza diffuso, anche nella zona, nonostante le condizioni materiali per lo più non eccelse, mandare figli in collegio. Accadeva in genere quando entrambi i genitori operavano nel lavoro autonomo, una situazione che non consentiva molto tempo da dedicare ai figli. In quel collegio, poi, erano ospiti anche bambini di varie località del Piemonte (a titolo indicativo qui si vuole rammentare Casale Monferrato) per i quali per motivi di salute erano necessari cambiamenti d’aria: sopperivano alle spese del caso le forme organizzate di mutualità sociale (più o meno le stesse che intervenivano per le tante colonie di vacanze estive) esistenti in quel periodo.
 


Gianni ha, poi, forti reminiscenze della zona Ville e della Frazione San Lorenzo di Ventimiglia - e su questo ha altre affinità con Arturo Viale - perché là, dove la famiglia aveva campagne, ha abitato a lungo prima di trasferirsi a Mentone.

Adriano Maini

martedì 24 marzo 2026

Un distinto passeggero scese dal treno di Parigi



In una bella mattina di primavera inoltrata a Cannes durante lo svolgimento del noto Festival del Cinema, più o meno poco prima della metà degli anni Sessanta, un valente fotografo free lance di Ventimiglia pensò bene di ricorrere all'utilizzo di un motoscafo per andare a recuperare da uno yacht ancorato discretamente al largo una giovane attrice straniera, la cui sorella era già famosa per avere interpretato film italiani, in quanto era stato incaricato di un preciso servizio. 
È questo uno dei tanti racconti di Gianfranco Raimondo, la cui memoria è una miniera inesauribile di fatti e di aneddoti a largo raggio, dunque non solo riferiti alla riviera francese e a quella del ponente ligure.
Quella che precede è, tuttavia, una sintesi di quanto accaduto quella volta, perché ora preme di più tentare di delineare per sommi capi quanti spunti riguardanti la nazione transalpina Gianfranco potrebbe approfondire.
Si aggiunge, pertanto, in ordine sparso, che l'imbarcazione richiamata era di un viveur d'antan; che la ragazza, così sottratta alle insidie di alcova, consentì al fotografo un buon lavoro; che questo tecnico dell'immagine aveva avuto i suoi momenti di celebrità, come quando operò in Congo al momento dell'indipendenza di questo paese; che Gianfranco, il quale, da buon amico, lo aveva accompagnato per tutta la vicenda, aveva dovuto per cavarsi d'impaccio improvvisare ben più di qualcosa una volta che era stato scambiato per un emissario della casa di produzione che attendeva a Roma per le riprese di una nuova pellicola la fanciulla in questione.
Si possono fare altri esempi attinenti le esperienze, suscettibili di ulteriori sviluppi narrativi, di Gianfranco con Francia e Costa Azzurra.
Un futuro direttore di Radio Montecarlo che affiancava in lingua francese Gianfranco per l'illustrazione al pubblico dell'edizione 1961 della Battaglia di Fiori di Ventimiglia.
Lo scherzo giocato un primo aprile nella stazione ferroviaria di Ventimiglia da Gianfranco e due amici - uno dei quali qui già citato - consistente nel far credere che fosse in arrivo da Parigi un importante personaggio: la messinscena di penne e taccuini, di macchina fotografica e di parole sussurrate ad arte andò man mano radunando una discreta folla, compresi altri fotografi, ma gli artefici della sceneggiata non pagarono fio perché furono fortunati nell'incrociare e nell'importunare con una finta intervista un distinto passeggero, che senza capire nulla salì al volo su di un taxi, impedendo così ai tanti curiosi lo smascheramento del tiro architettato dai quei birboni.
Radio Montecarlo che trasmise in diretta almeno un'edizione di uno dei concorsi musicali di Gianfranco.
La grande amicizia di Gianfranco con André Vanco, impiegato di Radio Montecarlo e sindaco comunista di Beausoleil dal 1977 al 1986, amicizia - come già accennato su questo blog -, anche foriera di comuni collaborazioni ad eventi culturali.
Persistendo a salire di qualità nelle rievocazioni, si potrebbe dettagliare la frequentazione di Gianfranco con Francesco Biamonti, le cui affabulazioni raramente prescindevano da artisti, poeti, letterati e pensatori francesi, ma qui occorre, concludendo, virare decisamente fuori tema, ricordando che forse Gianfranco è l'unica persona che abbia identificato il vecchio Bar Irene di Ventimiglia come uno dei luoghi topici del romanzo "L'angelo di Avrigue" di Biamonti.

Adriano Maini

lunedì 9 marzo 2026

Nebbia a Milano

Milano: la banca (nel tempo ha cambiato nome) di Largo Zandonai 

Appare nei giorni scorsi sulla pagina culturale di un importante quotidiano la recensione con parole entusiaste - un pezzo di bravura barocca - di una nuova edizione di "Nebbia al Giambellino" di Giovanni Testori, romanzo scritto tra il 1955 e il 1956, ma pubblicato postumo nel 1995. Da una breve ricerca emergono in proposito valutazioni molto positive di altri critici letterari.
Risulta in questo contesto che il libro in questione è un noir, modulato su una sorta di ricalco de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni, in ogni caso definito da più voci molto attuale.
Già si sapeva dell'afflato religioso di Testori, ma qui - senza nulla togliere al suo generale ampio impegno sociale - si sottolinea che si apprezza di più il contributo da lui dato con suoi racconti tratti da "Il ponte della Ghisolfa" alla sceneggiatura di "Rocco e i suoi fratelli", film lucido e realistico diretto da Luchino Visconti.
Fatta questa premessa, diventa irresistibile procedere con impertinenza a sciorinare temi collegati e divagazioni varie.
Il Giambellino, intanto. Un quartiere di Milano storicamente dalla nomea malfamata, come evocata in particolare da una delle prime canzoni di Giorgio Gaber. Arrivando in automobile dall'autostrada per recarsi verso la zona Sempione - (vecchia) Fiera lo si può attraversare, ma di sicuro lo si sfiora. L'articolo qui citato per primo è corredato da una fotografia dove appare un tratto di strada dove ha appena avuto luogo un mercato ambulante rionale: una scena che da quelle parti probabilmente si ripete ancora oggi, ma che indubbiamente anni fa rimaneva nella memoria di un guidatore, anche alquanto distraendolo.
Le storie criminali. Quando uscivano i giornali della sera, i lettori della metropoli lombarda venivano a poche ore dagli episodi di cronaca nera debitamente informati sui medesimi. Così accadeva per le inchieste del celebre commissario Nardone, per cui, ad esempio, in tanti potevano andare a cena soddisfatti una volta constatato l'arresto della banda di Via Osoppo operato sotto la direzione di colui che venne definito il Maigret italiano. Questi sono riferimenti agli anni Cinquanta, durante i quali la stessa tempestività di informazioni forse veniva pure assicurata dai notiziari radiofonici, rigorosamente targati RAI. Una signora, abitante a Niguarda vicino alla piscina Scarioni, attraverso l'etere il 25 settembre 1967 seppe subito della tragica catena di avvenimenti successivi alla sanguinosa rapina effettuata dalla recidiva banda Cavallero presso il Banco di Napoli in Largo Zandonai (angolo Via Panzini): appreso anche della morte di uno studente di 17 anni, rimase, dubitando del peggio, in tremenda ansia sino al ritorno del figlio e di un nipote, coetanei del giovane ucciso, che quel giorno erano andati a spasso in centro città.
La nebbia. Si sostiene che adesso di nebbia a Milano se ne veda proprio poca. Aveva un suo fascino quando avvolgeva (avvolge) il Duomo. Ma la nebbia può anche essere metafora di misteri, misteri che non mancano neppure nella storia più recente di Milano.

Adriano Maini

mercoledì 8 ottobre 2025

Cinema, un'altra passione d'antan


Capitava alla fine degli anni Sessanta che in un tardo pomeriggio festivo in periodo ormai invernale nel cinema teatro di Sanremo, da decenni molto noto per lo svolgimento del Festival della Canzone, decine e decine di persone assistessero in piedi per ore, perché in platea ed in galleria non c'erano più posti a sedere, alla proiezione di "Via col vento", film del 1939, ma uscito in Italia, date le precedenti restrizioni imposte dal regime fascista, solo nel secondo dopoguerra. Probabilmente i ranghi del pubblico erano stati infoltiti da tanti turisti come sempre è in Riviera anche nelle brutte stagioni, ma l'effetto certo non cambiava.
Alla luce di varie cronache del tempo, ma anche posteriori, l'episodio di per sé non sarebbe stato né sarebbe tuttora da considerare singolare, ma solo se si dimenticasse la vetustà della richiamata pellicola, la quale, ad onor del vero, alla data citata era già tornata nelle sale italiane svariate volte rispetto alle prime occasioni. E già era diffusamente successo che nonne, zie e mamme, molto sensibili alle vicende dei vari Rossella O'Hara, Rhett Butler, Ashley Wilkes, Melania Hamilton, comunicassero ai piccoli di famiglia il loro entusiasmo per quella trama ambientata in quel vecchio sud degli Stati Uniti, confederato e razzista, i cui specifici connotati in larga misura non vengono percepiti neppure al giorno d'oggi.
Sì, perché, come da tempo si può constatare, la continua riproposta sugli schermi televisivi di "Via col vento" risulta adesso una costante.
Un po' come accade tuttora per "Quo Vadis" del 1951, fedele compagno di tante serate nel periodo di Pasqua. In proposito si può annotare un'altra circostanza curiosa, sempre di carattere nostrano, anche se meno grandiosa di quella menzionata circa la città delle palme per il film di Victor Fleming: agli inizi degli anni Sessanta una domenica davanti ad un cinema di Oneglia per il primo spettacolo del drammone con Licia, Marco Vinicio, Ursus, Nerone, San Pietro e tanti altri personaggi più o meno storici, si era già formata in attesa di entrare una discreta folla, nella quale erano presenti diversi cittadini di altre località della provincia di Imperia.
Erano ancora diffuse in quella fase in grandi capoluoghi, come qui si è già rammentato, sale cinematografiche in cui in pomeriggi feriali al prezzo di un biglietto si vedevano di seguito due distinte pellicole, va da sé non proprio di produzione molto recente, ma in questo novero erano piuttosto rari i titoli marcatamente vecchiotti, di quelli - per intendersi - che solo di recente sono stati doppiati in italiano ad uso di vendita di dischetti o di piattafome in streaming. E, tornando al vissuto di questi luoghi, appaiono ormai remoti i pregressi racconti di nostri spettatori pendolari riferiti a nativi americani come Caldaia Nera o a un Gary Cooper più o meno trentenne impegnato in una commedia molto brillante, se non addirittura comica. 

Adriano Maini

martedì 30 settembre 2025

Battaglia di Fiori che passione

Il carro "Barone di Münchhausen" della compagnia "A Mar Parà" nel 1967

Ventimiglia (IM): lo slargo dove veniva costruito il carro della compagnia "A Mar Parà"

Gianfranco Raimondo ha visto gran parte, se non tutte, le Battaglie di Fiori di Ventimiglia del dopoguerra. Valido presentatore amatoriale di diversi tipi di spettacoli, specie musicali, nel 1961, poiché il Comitato Organizzatore aveva esaurito i fondi, da un dirigente venne convinto per spirito di appartenenza a fare gratuitamente lo speaker della manifestazione, tutto sommato cavandosela anche bene.
Sul tema di recente in uno dei suoi tanti articoli si è soffermato piuttosto su di una vecchia compagnia di carristi, quella denominata "A Mar Parà" (Alla mal parata), che conseguì diversi successi nelle edizioni degli anni Sessanta, trovando sempre una degna rivale ne "I Galli del Villaggio" di Bordighera, per i quali fu a lungo progettista - come già qui messo in evidenza in una precedente occasione - un noto e simpatico geometra della città di confine.
Il gruppo in questione allestiva il capannone in un cortile situato in posizione abbastanza intermedia tra la zona Nervia ed il centro urbano, comunque più prossimo a Via Dante, alias Via Regina, un'arteria lungo la quale venivano preparati invero altri carri ancora.
Una nota di costume che dagli appunti di Gianfranco si può far derivare é che come nel caso di "A Mar Parà" operavano persone di Nervia, dove era invece presente la "Cheli de Nervia", anche per altre compagnie era molto differenziata la provenienza di costruttori, saldatori, infioratori e carristi, perché la festa era... la festa.

Arturo Viale, in vista della stesura di un suo prossimo libro, ha chiesto informazioni sui carri vincitori della Battaglia di Fiori del 1950, quasi per paradosso su questo blog già menzionata per un pittoresco articolo d'epoca di un giornalista de "l'Unità". Un altro aspetto singolare che salta di conseguenza agli occhi é che quell'anno ai fini delle premiazioni vennero previste cinque categorie di carri (forse il numero massimo mai stabilito: già l'anno dopo solo tre; ma in seguito ci furono altre variazioni): qui si riportano solo, come esempi, "Ode al fiore" di "Cumpagnia d'i Ventemigliusi", vincitore tra i carri grandi, e "La stella di Bagdad" di "E Spine", primo tra i carri medi.

Facendo ricerche, per quel periodo e quello subito successivo si possono notare altre circostanze curiose. A titolo semplicemente indicativo in proposito si può rimarcare che per lungo tempo i carri usufruirono di trazione animale; che nel 1949 operava già una compagnia riconducibile ad iniziative del Partito comunista, come più avanti sarebbe stato per i gruppi "Rinascita" e "Nuova Generazione"; che nello stesso anno apparvero anche le Ferrovie francesi, forse per un carro preparato da ventimigliesi con un minimo di compartecipazione di qualche cheminot; che erano ancora tanti i gruppi riconosciuti con i cognomi di singole persone e diversi quelli di Sanremo.

Per molte delle notizie qui riportate è stata indispensabile la consultazione del libro "Battaglia dei Fiori" di Danilo Gnech, Franco Miseria e Renzo Villa (Dopolavoro Ferroviario di Ventimiglia, Cumpagnia d'i Ventemigliusi, Civica Biblioteca Aprosiana - 1987).

Adriano Maini

venerdì 22 agosto 2025

Vecchie feste di partito da Nizza ad Imperia


In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.
Il paradosso è che probabilmente una presenza canora "impegnata" nella città di confine nel corso di una sagra popolare aveva avuto luogo qualche anno prima quando il cantastorie Franco Trincale in una data serata si alternava a complessini del posto. Qualche ventimigliese ricorda ancora di avere notato parecchio tempo dopo Trincale all'opera nel Corso di Milano, più o meno angolo con il Duomo, con ai piedi - ma questo non potrebbe giurarlo - il classico piattino con le offerte, mentre infine alla kermesse comunista ventimigliese sarebbero approdati - come sottolinea in suoi scritti Arturo Viale - gli Inti-Illimani.


Sempre in tema di musica squisitamente popolare i dirigenti comunisti delle Alpi Marittime chiesero al giovane funzionario comunista, che girava per quel dipartimento con il loro accordo tra gli italiani immigrati per la campagna elettorale amministrativa del 1975, di ingaggiare per la loro Festa, che si teneva al Palazzo delle Esposizioni di Nizza, un gruppo italiano squisitamente folcloristico: con grande disappunto - non il primo e neppure l'ultimo! - dei suoi ospiti, che dovettero subire il fatto compiuto, il loro referente procurava, invece, la partecipazione di una classica bandina di ragazzotti della zona di confine, dedita a canzoni da ballo liscio. Per paradosso, in epoca più recente un componente di quella piccola compagine, già assessore - e non solo - nell'ambito del centro-destra, poteva in alcune circostanze scherzare con il suo vecchio committente, imputandogli il fatto di averlo obbligato a suonare in una tana dei "rossi".


Il già citato funzionario comunista si recava a metà anni Ottanta in quel di Latte, Frazione di Ventimiglia, in visita a quella che probabilmente era la prima Festa dell'Amicizia in zona, un'iniziativa del tutto assunta a carico ai giovani di quel partito. Per qualsiasi motivo avesse compiuto quel passo - per curiosità o per mere pubbliche relazioni - quell'ormai più maturo politico di sinistra, dietro le ripetute insistenze di alcuni attivisti, non potè esimersi dallo spendere qualche moneta in giochi vari, dai quali uscì alla fine con la vincita di una bella piantina grassa, che avrebbe voluto lasciare sul posto, ma che dovette, per le insistenze dei suoi anfitrioni, portarsi a casa, dove, crescendo bene, rimase a lungo.



Di Vasco Rossi ad una scalcinata Festa de l'Unità in Roverino, Frazione di Ventimiglia, qui si è già detto. Il maggior numero di spettacoli con alto grado di notorietà, se non di professionalità, tuttavia, in quel torno si ebbero alle Feste de l'Unità di Sanremo, che si svolgevano all'ombra - solo mattutina! - del Forte di Santa Tecla, e di Imperia, queste tipiche della base del molo lungo del porto di Oneglia: su queste ultime si compiace talora di compiere rievocazioni un giornalista pensionato, scrittore di storie e di romanzi sulla Resistenza.

Adriano Maini