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venerdì 14 agosto 2026

C'era una volta il MOAC

Sanremo (IM): il nuovo Palafiori di Corso Garibaldi

Sanremo (IM): parcheggio all'esterno di un MOAC in Valle Armea

Sino a qualche anno fa più o meno in questi giorni apriva a Sanremo il MOAC, rassegna dell'artigianato, ma a tutti gli effetti un variopinto mercato, forse come tale già autorizzato dai primi atti amministrativi in proposito.
Annunciato sin quasi alle ultime edizioni da intriganti manifesti e locandine presenti in tutta la provincia, l'evento attirava moltitudini di visitatori-clienti, comprese tante persone con la puzza sotto il naso.
Per decenni ospitato nel vecchio Palafiori di Corso Garibaldi, poi nella struttura analoga di Valle Armea, il MOAC si caratterizzava altresì in ogni sede per il tremendo caldo canicolare che faceva soffrire ai partecipanti: un fenomeno forse più patito dagli espositori meno scafati che dai potenziali acquirenti.
Sarebbe noioso affrontare il tema delle autorizzazioni e delle competenze comunali in materia - del resto materia astrusa - ma sarà sufficiente rimarcare che per un periodo molto lungo il MOAC fu organizzato da una ditta, il cui titolare, il signor Covatta, sapeva in effetti attirare artigiani e commercianti singolari da tutta Italia, realizzare iniziative di spettacolo di contorno (si potrebbe qui celiare, se non difetta la memoria, ancora una volta sui concorsi di bellezza) e a anticipare a selezionati invitati, tra i quali non mancavano i politici di turno, i contenuti della fiera con speciali appuntamenti, di solito cene all'aperto, in un caso un ricco buffet su una motonave, di solito adibita per la gioia dei passeggeri alla ricerca dell'avvistamento di mammiferi marini (Whale watching, insomma, ma qui sopra oggi non usa), sul tragitto Sanremo-Montecarlo e ritorno.
I personaggi appena citati tornavano quasi tutti per le successive inaugurazioni, le quali, però, attiravano in particolare vere folle di semplici curiosi, a creare anche tanta allegra confusione: non tutti seguivano la processione ufficiale che si snodava tra gli stand, molti dei quali non ancora pronti del tutto, con disappunto del patron, ma in ogni caso la scena era sul serio da vedere. Non sempre il sindaco di turno era presente al taglio del nastro, delegando per lo più alla bisogna l'assessore competente. La stessa cosa capitava per il Vescovo di Ventimiglia, ma se ne può ricordare uno che a metà anni Novanta indugiava tanto tra i banchi, dispensando sorrisi a destra e a sinistra e rallentando una sfilata che alcuni partecipanti non vedevano l'ora che finisse.
A cura di un'associazione di categoria si fecero al MOAC anche i primi esperimenti circa il web, inizialmente con simulazioni da computer, ma presto con vere connessioni, indotte da una nuova ditta non lontana da Corso Garibaldi.
Si fecero logicamente tante fotografie al MOAC, amatoriali e professionali. Una via di mezzo erano quelle di Alfredo Moreschi, consegnate agli archivi della sua associazione, tuttora non presenti sul sito dal nome di questa famiglia di illustri e capaci artigiani. Senonché, proprio alla chiusura dell'edizione 2019 del MOAC  - l'ultima - ci fu un grande tributo all'attività di Alfredo Moreschi.

Adriano Maini 

domenica 12 luglio 2026

Rileggendo vecchi post...

Ventimiglia (IM): il Municipio

L'intenzione di rievocare qui l'esperienza di "Radio Squadra" a Ventimiglia nel marzo 1959, una trasmissione che coinvolse decine di scolari delle elementari, prese le mosse anni fa dalla lettura occasionale del testo della canzone in dialetto di Ventimiglia "Legenda ventemigliusa" (Leggenda ventimigliese), pubblicato con traduzione a fianco da una signora della città di confine su di un blog non ligure, che intende tuttora valorizzare la cultura popolare italiana. Lo spunto per addentrarsi in quella particolare "Radio Squadra" derivava dal vago ricordo di quella melodia intonata in coro nell'occasione dai bambini partecipanti. Ci volle del tempo per definire meglio su queste colonne quell'evento, che non si è mai prestato a particolari rievocazioni da parte di altre pubblicazioni locali.
Ha evitato in proposito il rischio di fare pensare a qualche parto della fantasia la abbastanza recente pubblicazione su Facebook da parte di terze persone di qualche loro fotografia, soprattutto una che ha immortalato davanti al Municipio tutto il gruppo coinvolto, compresi maestre e maestri che avevano accompagnato gli scolari dai rispettivi plessi.

Il passaggio del Rex davanti alla Riviera dei Fiori è tema che affiora tuttora di tanto in tanto. Qualche abitante fortunato del posto vi era anche salito a bordo come passeggero. Un pregresso racconto di memorie in proposito di ragazzini, i quali assistettero entusiasti a diversi passaggi di quel transatlantico davanti alla costa della Riviera dei Fiori, aveva suscitato il commento di chi era ancora in contatto con il nipote del comandante di quella superba nave in occasione delle prime traversate. Ed il dono da parte di Alfredo Moreschi di una fotografia del Rex fatta da suo padre Gianni.

Fonte: Archivio Moreschi

Moreschi ha consentito, poi, di far rivivere, con immagini inedite per gli stessi organizzatori, i momenti salienti di un'importante manifestazione sindacale avvenuta a Ventimiglia il 19 novembre 1969. Questo grazie al fatto che Moreschi ed altri amici erano in quel periodo impegnati a livello amatoriale in una sorta di ricerca sul campo di carattere neorealista.

Alfredo Moreschi ha, altresì, permesso di documentare la presenza a Sanremo in più occasioni di Ferenc Puskàs, il grande asso ungherese del calcio. E della partita Sanremese-Honved (4-7) del 2 gennaio 1957, un'amichevole giocata nella città dei fiori, alla quale, però, Puskàs fece da spettatore: era il periodo in cui i giocatori della squadra magiara, non ancora rientrati in patria dopo i tragici fatti del novembre 1956 che li aveva colti all'estero per una partita dell'allora Coppa dei Campioni, stavano ancora meditando sul loro avvenire (qualcuno ritornò poi a casa) o, se avevano già fatto la scelta di militare in un club spagnolo, come era per Puskàs, dovevano attendere lo scioglimento di taluni nodi burocratici. Anche se tuttora non se ne scrive nei libri dedicati a Bordighera, nei quali magari si indugia su altri fatti di carattere privato là vissuti da Puskàs, si può sottolineare che altre persone attestano di quando Puskàs si allenava (palleggiava sul Capo!) con i ragazzi della "Giovane Bordighera".


Non tutti i lettori hanno apprezzato i fumetti degli anni '50. Chi perché leggeva e conosceva solo giornalini quali il "Corriere dei Piccoli", chi per deliberata scelta personale. In ogni caso, per quelle strisce si è trattato di un singolare fatto di costume.

Su Collasgarba, collina di levante di Ventimiglia (e in parte di Camporosso) e la sua storia più recente in pratica si raccolgono, purtroppo, solo dei pettegolezzi.

Rileggendo, appunto, vecchi post...

Adriano Maini

martedì 9 giugno 2026

Miscellanea (3)

Foto: Ilaria Maini

Foto: Ilaria Maini

Nel ponente ligure in questi giorni le jacarande sono ancora in fiore, ma in alcuni anni questi alberi esotici hanno fatto vedere i loro provvisori manti di intenso blu un po' più tardi, mentre in altre parti del mondo i loro colori possono essere diversi, di solito un rosa intenso.
Giancarlo, fratello dello scrittore Francesco Biamonti, diceva che nel loro paese, San Biagio della Cima, qualche esemplare di queste piante era già stato introdotto a metà degli anni Trenta, ma che non avevano attecchito a causa dei rigidi inverni di quel periodo.
Alfredo Moreschi sapeva individuare una jacaranda in un alberello striminzito, ubicato tra Porto Sole e  Porto Vecchio di Sanremo, lambito sia dalle acque - quando presenti - di un torrente che da quelle del mare, solo dalle vaghe parole della domanda di un suo compagno di viaggio in treno.

Ancora nel 1968 le sessioni orali degli esami di maturità per gli allievi del Liceo Classico "G. Rossi" di Ventimiglia si dovevano tenere presso la nuova sede - non più quella di Italo Calvino! - del Cassini a Sanremo, quella a fianco di Palazzo Bellevue, anche questo un edificio diventato nel dopoguerra una nuova sede, in questo caso del Municipio, traslocato da Palazzo Nota: il Liceo - Scientifico e Classico - oggi è ancora lì, ma occupa anche Villa Magnolie.

C'è una persona che di Alfredo Moreschi ricordava pure le foto - "indimenticabili" - fatte alle allieve della scuola di ballo russa di Sanremo.

Salvatore era vicino di casa a Dolceacqua, in una zona quasi di campagna, di Angelo Oliva, quando quest'ultimo era ormai in pensione, ma, data la sua relativa giovane età, non aveva potuto frequentare quel dirigente comunista quando era nel pieno della sua attività, né tantomeno vederlo collaborare con l'Unione Culturale Democratica di Bordighera, oggi ancora attiva grazie all'infaticabile Giorgio Loreti. Nè poteva sapere che in quel sodalizio Angelo Oliva si ritrovava fianco a fianco con Francesco Biamonti, con Guido Seborga, con - già allora - Giorgio Loreti, con Raffaello Monti, il Presidente, Enzo Maiolino, e con tanti altri artisti, intellettuali, ragazzi e uomini impegnati nel sociale.

Adriano Maini 

sabato 9 maggio 2026

Ancora il ciclismo, ancora il Giro d'Italia

Diano Marina. 30 maggio 1965

È iniziato il Giro d'Italia di ciclismo, il Giro per eccellenza, che il prossimo 21 maggio farà partenza da Imperia verso Novi Ligure. 
Non è la prima volta che la grande manifestazione interessa la Riviera.
Vengono in mente aspetti singolari per l'arrivo di tappa del 30 maggio 1965 a Diano Marina. La cittadina fu cara per motivi familiari a Felice Gimondi, il cui suocero, che colà abitò a lungo, era amico, se non collega, di tanti ferrovieri del "viaggiante" di Ventimiglia: con il passare del tempo si sono perse le conoscenze di tanti dettagli. Le cronache dicono, poi, che Novi Ligure, la città di Costante Girardengo, il primo "Campionissimo", ma anche per tanti versi di Fausto Coppi, tra breve interessata in senso inverso, fu per la prima volta sede di partenza di una tappa, quella tappa per l'appunto.
Il ponente ligure ospita da sempre la "classicissima", la Milano-Sanremo, di cui esistono molte fotografie d'epoca nel munito Archivio Moreschi.
All'inizio del secolo scorso nella città dei fiori c'era anche un velodromo con pista in legno, la cui presenza - con connesse attività - risulta documentata, ancora nel repertorio Moreschi.
In base a questi brevi cenni si può ben capire quante storie e aneddoti sul ciclismo riservino queste zone, alcuni noti, altri meno.
Non si può dimenticare che queste strade sono state per decenni quasi le uniche interessate dagli allenamenti invernali delle squadre italiane di professionisti. Destava, ad esempio, una certa impressione a metà febbraio 1975 vedere le magliette dei corridori dell'allora compagine di Eddy Merckx tutte appese ad asciugare alle persiane di diverse stanze ad un piano non molto alto di una pensione di Alassio. E, se in certa letteratura ci si può imbattere in giovani personaggi che riuscivano ad affiancare per un po' Gino Bartali nelle sue escursioni di preparazione, una tradizione orale attesta come accadute analoghe esperienze d'anteguerra di giovanotti nostrani che accompagnarono per un tratto il campione toscano già dalla salita che porta al centro storico di Ventimiglia. Si riportano, inoltre, tante presenze in un lungo periodo di famosi corridori nei negozi specializzati della zona intemelia, da Fausto Coppi a, più di recente, di Eddy Merckx.
Esiste in materia, insomma, una vera miniera di racconti.
Tornando al Giro d'Italia, su questo blog già sfiorato come argomento, si aggiungono pochi cenni curiosi.
Nino Defilippis, di cui qui si è già pubblicata una fotografia che lo ritrae all'altezza di Ventimiglia Alta mentre era in fuga per andare a vincere il 16 maggio 1955 la tappa Cannes-Sanremo, aveva, una volta ritiratosi dalle gare, trovato diversi amici proprio a Ventimiglia e dintorni, come rammenta Gianfranco Raimondo, che frequentava in quei suoi soggiorni il Cit, il ragazzo, come era affettuosamente denominato l'atleta torinese. Gianfranco che tramanda vicende, a volte eroicomiche, di ciclisti del suo territorio che nel dopoguerra gareggiavano da indipendenti e, facendo questo, incrocia pregresse esperienze di almeno un professionista, ma più sovente di esordienti e seniores suoi conterranei.
 
Ventimiglia, Nervia. 21 maggio 1961

Uno scatto riprende il passaggio in discesa - in direzione Bordighera - del cavalcavia a Nervia di Ventimiglia il 21 maggio 1961: viene da chiedersi quanti sportivi, data la velocità presa dalle loro biciclette, abbia potuto riconoscere l'unico spettatore. 
 



Nel 1998 a Ventimiglia ci fu una tappa volante, come si dice in gergo: tutti gli spettatori cercavano con lo sguardo Cipollini, il velocista che all'epoca si faceva vedere spesso, salutato con calore da tutte le persone che sui marciapiedi erano in grado di riconoscerlo, in allenamento sulla Via Aurelia partendo dal Principato di Monaco.

Adriano Maini  

martedì 21 aprile 2026

Alfredo Moreschi ritrovava fotografie di Mario Porcheddu


La prossima estate dovrebbe essere presentato anche a Bordighera, con la partecipazione della coautrice architetta, il libro di Enrico Laerte Corona e Daniela Re "Giovanni Antonio Porcheddu, 're del cemento armato'. Il sardo che rivoluzionò l´edilizia italiana", Editore Abbà.
Un breve cenno a questo importante personaggio su questo blog era stato fatto due anni fa in occasione dell'avvio dei lavori di recupero dell'ex silos granario del porto di Genova, da lui costruito nel 1901 utilizzando il sistema di cemento armato brevettato da François Hennebique, da cui il nome, Hennebique, appunto, che ha sempre contraddistinto quel grandioso edificio. E si aggiungeva che avevano onorato la città di Bordighera - e la circostante zona intemelia - il figlio Giuseppe, detto Beppe, artista poliedrico dalla grande statura antifascista, sulla cui figura, pertanto, qui spesso ci si è soffermati, ed il nipote Gian Antonio, pittore originale e uomo dalla vaste frequentazioni sociali. 
Non si era mai detto nulla del padre di quest'ultimo, Mario, che pure aveva sposato una zia di Guido Seborga, fine intellettuale altro protagonista in molti campi della cultura, qui certo non trascurato. E non a caso la figlia di Seborga, Laura Hess, oltre a ripercorrere più volte l'impegno resistenziale di Giuseppe Porcheddu, si è talora soffermata nei suoi scritti sull'intensa attività di Giovanni Antonio Porcheddu.
Torna, dunque, alla mente, una trama che aveva coinvolto Alfredo Moreschi di Sanremo, il quale, sentendo qualche anno fa alcuni amici parlare del ruolo partigiano di Beppe Porcheddu, andava a rinvenire nel suo poderoso archivio di immagini alcuni negativi fatti dal padre Gianni nel 1938, da cui ricavava, digitalizzate, fotografie di Mario Porcheddu in serate di gala al Casinò di Sanremo, e di suo figlio Gian Antonio, nonché di sua moglie con il figlio, ripresi davanti alla caratteristica abitazione di quella famiglia, prossima al torrente Borghetto, in Via Vittorio Emanuele di Bordighera. 
Moreschi desumeva anche dagli appunti connessi a quel ritrovamento notizie interessanti sulla professionalità e sulle conoscenze di Mario Porcheddu: giova adesso ricordare soltanto che era il direttore artistico della casa da gioco della città dei fiori.
Dovrebbe, poi, oggi essere a buon punto - se si è capito bene - un lavoro di Filippo Pinna di Sassari su Giuseppe Porcheddu: alla luce di quanto sopra non si può non rimanerne in trepida attesa.

Adriano Maini

mercoledì 18 marzo 2026

Ancora spie, letterarie e non

Sanremo (IM): Corso Imperatrice

Si torna a parlare di spie nella recensione di un vecchio libro oggi in ristampa, "Le porte di Ferro" di Stefano Terra, edizioni GammaRò. Lo fa Vittorio Giacopini nell'ultimo numero de "il venerdì di Repubblica" in un articolo intitolato "Stefano Terra e le spy-story che piacevano a Elsa Morante (occhiello "Ritrovamenti), sostenendo che "Terra è uno dei grandi dimenticati della letteratura italiana" e, per quanto riguarda il romanzo (ambientato nel 1946), concludendo che "mette in scena un caleidoscopico vortice di intrighi, cospirazioni e grandi avventure che commuove, avvince, suscita meraviglia e tiene davvero col fiato sospeso".
 
E viene allora da ripensare a "La partita fantasma" (Leucotea, 2025) di Fulvio Damele, cui qui si è già fatto cenno, perché anche a questo lavoro andrebbero applicate intriganti considerazioni del genere di quelle riferite sopra. Ad onor del vero molti commenti apparsi in queste settimane sui social media hanno in merito raggiunto lo scopo, anche superando in entusiasmo il già citato recensore. Qui resta, pertanto, da ribadire che le scorribande dei protagonisti (menzioni approssimate per difetto) per quasi tutta l'Italia e per altre parti di Svizzera, Gran Bretagna e Francia non solo durante il secondo conflitto mondiale trovano una logica di partenza nella collocazione di diverse vicende in una Sanremo di altri tempi tutta ovattata da un fascino d'epoca.
 
Il che fa pure venire in mente il recente "Controbuio. Vivere e morire al casinò di Sanremo" di Orso Tosco (ubagupress, ottobre 2025), dove non appaiono veri e propri spioni, ma risulta una trama fitta di colpi di scena, anche - non fosse altro che per le mosse di diversi tosti attori - da commedia all'italiana, una trama che dipinge tanta cronaca nera - e politica - della città dei fiori di anni più recenti, compresi questi nostri.
 



Un articolo di lunedì 16 marzo 2026, dedicato a "Il Forca"

Non si può, poi, non dire due parole su "Il Forca. Storia di una spia italiana" di Antonio Tabasso e di Aristide Tabasso (CSA Editrice, 2025), non fosse altro per il fatto che, causa un pregresso minimale riferimento - contenuto in un blog collegato a questo - al personaggio di questo altro libro, che si chiamava Aristide Tabasso - un vero personaggio, non di fantasia -, si è intessuta una discreta corrispondenza con l'omonimo nipote Aristide Tabasso.
Si deve sottolineare che i nipoti Tabasso hanno anche proceduto all'aggiornamento di quanto aveva scritto sul nonno loro padre Franco in "Su onda 31 Roma non risponde", ma la loro operazione raggiunge livelli inesplorati: in effetti, una presentazione della loro fatica inizia con queste parole "narra la storia vera di un Agente Segreto Italiano, "Il Forca", al secolo Aristide Tabasso, con al centro le vicende che vanno dall'epopea coloniale italiana, attraversano la seconda Guerra Mondiale, per giungere all'Italia repubblicana fino alla sua dipartita". Qui forse è sufficiente rimarcare del nonno le attività di contrasto nel 1932 a spie sovietiche tra Taranto, Torino e Milano in qualità di addetto al controspionaggio, la prigionia durata undici mesi nelle carceri naziste, "il Comando del Battaglione Mobile di Polizia Partigiana a Verona dopo la Liberazione" - aspetto che ha fatto sorgere il citato scambio di email -, "il mancato Golpe del '47, la pre-Gladio ed il Bipolarismo dei Servizi Segreti Italiani". E risulta inevitabile trascurare la questione del "misterioso" carteggio Churchill-Mussolini consegnato dal "nostro" ad Umberto II di Savoia, perché non così di rilievo alla luce di quanto esposto sopra.

Non si sfugge, infine, alla tentazione di aggiungere che documenti degli Archivi di Stato, afferenti procedimenti di epurazione del secondo dopoguerra, potrebbero fare continuare il discorso. Come per la "donna velata", Maria Zucco, che causò con le sue delazioni in provincia di Imperia la morte di tanti, troppo partigiani. Ma anche per diversi altri imputati davanti alle Cas per fatti inerenti il ponente ligure.

Adriano Maini 

martedì 17 febbraio 2026

Anche ai Gallinai si coltivavano i garofani


Capitava che per essere sicuri della data della fotografia pubblicata all'inizio del precedente articolo di questo blog si andasse a cercare un riscontro sul cartaceo. Succedeva allora non solo di trovare una conferma non definitiva al quesito posto, ma anche di fare maggiore attenzione ad altre vecchie immagini sin lì trascurate. Ciò avveniva perché ci si ricordava che la pubblicazione mesi fa di uno scatto relativo ad un carro della Battaglia di Fiori di Ventimiglia aveva suscitato il commento di un lettore (Roberto Rovelli) che precisava l'evento come quello di domenica 8 giugno 1958. A quel punto, per via di una serie di dettagli noiosi da spiegare, veniva e viene facile riferire a quel lasso di tempo tutta una serie di fotografie. Va aggiunto che nell'occasione ci si accorgeva anche di alcune singolari immagini di altre - imprecisate (quasi sempre è così!) - date, immagini anche quelle sin lì lasciate nel dimenticatoio, riguardanti ad esempio gite in campagna di signorine e giovanotti nei primi anni Cinquanta, immagini sulle quali varrà la pena prima o poi di ritornare.
Risulta più agevole soffermarsi su quei giorni di giugno del 1958.
Non era ancora stato qui pubblicato, come si fa adesso, lo scatto relativo al carro "La corrida" del gruppo "E parme", terzo classificato nella categoria "carri grandi fuori concorso". Viene in proposito altresì in mente che almeno all'epoca al terzo giro dei carri sul circuito della manifestazione veniva dato l'accesso libero anche agli spettatori non paganti: un'usanza indubbiamente simpatica e non bisognosa di altre parole. 


Si scopre, poi, che ai Gallinai di Bordighera venivano anche coltivati i garofani. Siccome questi fiori, quelli avanzati a fine stagione - non più appetibili per il mercato - e lasciati a libera disposizione degli interessati che per utilizzarli se li dovevano tagliare (quest'ultima raccolta aveva in gergo anche un numero), servivano per addobbare i carri della Battaglia di Fiori, viene da pensare che per la compagnia "I Galli del Villaggio", molto legata agli abitanti dei Gallinai, venisse alla bisogna quantomeno risparmiato qualche viaggio. 


Circa Sanremo, poi, si può notare la famosa fontana ancora posizionata vicino al forte di Santa Tecla. 


Ma anche ammirare quella dei Giardini "Alfredo Nobel". 


Oppure sorridere per il quasi immancabile scatto davanti al Casinò.

Adriano Maini

venerdì 13 febbraio 2026

Motocicletta


Riguardando in archivio una fotografia che dovrebbe risalire al 1957 (sul retro c'è solo una data alquanto pasticciata), in cui, sullo sfondo di un paesaggio per logica quasi sicuramente dell'entroterra imperiese, si notano una ragazza ed un giovanotto di Bordighera, chi vicina, chi seduto su una due ruote (uno scooter?), torna in mente un recente racconto di Gianfranco Raimondo.
Scriveva nell'occasione Gianfranco che a Ventimiglia solo a metà anni '50 iniziarono a vedersi (e forse questo capitava un po' in tutta Italia) abbastanza numerose Vespe ("la Vespa era mezzo di aggregazione... gite in montagna... le allegre scorribande con gli amici") e lambrette e rimarcava in proposito altri particolari pittoreschi, soprattutto circa le escursioni in campagna di fidanzati veri e potenziali. Sottolineava che prima erano più diffusi dei mezzi di fortuna, sorta di biciclette con dei motorini applicati in qualche modo, e dei 50 cc di cilindrata, di cui rammentava dei nomi, quali Mosquito e Cucciolo: anzi per quest'ultimo rievocava una canzonetta, "Vieni con me, ti porterò sul Cucciolo".
Aggiungeva altre intriganti note di costume, nel delineare le quali è molto ferrato, ma si fermava a quel periodo. Ora non si intende fare la storia - e neppure entrare in dettagli tecnici - di ciclomotori, motociclette e quant'altro in tema, ma pensando sempre a Gianfranco, già presentatore di spettacoli, anche canori, quindi discreto esperto di musica (come si è già capito), qui si cede alla tentazione di sottolineare certi versi cantati da Lucio Battisti "Motocicletta, 10 HP / Tutta cromata, è tua se dici: 'Sì' ".  E, ricordandoci ancora di Gianfranco che ama altresì il cinema, di interrogarci sul fatto se il noto film "Easy rider" non avesse per caso in proposito influenzato Mogol, il paroliere del famoso riccioluto artista. 








Sanremo (IM): un tratto della pista ciclabile prossimo alla vecchia stazione ferroviaria

E di andare ancora avanti per quantomeno riportare all'attenzione veicoli al giorno d'oggi dalla tecnologia sempre più raffinata; aspetti variabili sul lungo periodo, quali motocross e similari (che tanto affliggono per danni veri e presunti alla natura gli amanti dei boschi); il fenomeno (tanto più visibile nel ponente ligure a Sanremo) del crescente, sistematico ricorso a ciclomotori, motociclette e scooter, comunque denominati, per fronteggiare traffico stradale e carenza di parcheggi.

Adriano Maini

sabato 10 gennaio 2026

Spie e non spie, da documenti Cas ed altri, invece


Da documenti finiti in qualche modo nelle mani della CIA, da verbali di vario genere attinenti le procedure delle Corti d'Assise Straordinarie (per l'epurazione antifascista; in sigla Cas), da missive dei partigiani, da relazioni poliziesche della Repubblica Sociale fascista - tutte carte più volte menzionate su questo blog - emerge anche, a ben guardare, per la provincia di Imperia il quadro contraddittorio di errori di valutazione compiuti da varie spie nazifasciste - oltrettutto, specialiste nel millantare pericoli inesistenti -, di pesanti sottovalutazioni commesse dai servizi di informazione alleati e di altre "sviste" sul fronte antifascista.

Qualche esempio in proposito.

Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, un losco individuo già più volte rammentato su queste colonne, tentava di attribuire pregressi contatti con diversi partigiani di montagna ad Antonio Capacchioni (Nino), il quale, invece, era stato sfortunatamente e casualmente arrestato subito dopo aver rimesso piede in altura, dove era sempre rimasto poco per via delle missioni che doveva seguire, la Kanhemann e quella che portò (a seguito dello sbarco avvenuto nella notte tra l'8 ed il 9 gennaio 1945 a Vallecrosia con il fondamentale contributo del locale Gruppo Sbarchi) tra i partigiani della I^ Zona Liguria l'ufficiale alleato di collegamento, il capitano Robert C. Bentley dell'organizzazione britannica SOE: chissà che l'imputato non pensasse in tal modo di sottrasi a domande per lui più scottanti. In ogni caso, Schifferegger rese onore al coraggio di Nino, rimarcando più volte che, nonostante le ripetute violenze subite ad opera del SD nazista, Capacchioni non fece mai rivelazioni di sorta.

Il responsabile dell'antenna OSS (antesignana della CIA) di Nizza non si accorgeva che erano falsi - e ne derivarono diverse nefaste conseguenze - i messaggi che venivano trasmessi dal suo radiotelegrafista in terrritorio imperiese, che non poteva fare altro, una volta catturato dai servizi tedeschi, perché non debitamente munito del canonico codice d'allarme da mettere in onda: tutto questo a seguito dell'inopinata uccisione del capitano Gino Punzi, in missione per conto dell'OSS, e della trappola in cui caddero a Ventimiglia i collaboratori - ritardatari - che lui aspettava, tra cui, per l'appunto, l'esperto delle messe in onda.

Il capo della Sezione della Polizia Ferroviaria della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) di Ventimiglia l'11 maggio 1944, in riferimento alle indagini - scaturite da vergognose delazioni - che avrebbero portato entro poco più di dodici giorni all'arresto dei patrioti ferrovieri e della Giovane Italia, quasi tutti destinati ad una tragica fine, scriveva ai superiori che nella città di confine erano in contatto con alcuni sospettati cinque o sei persone in precedenza sbarcate a Genova da un sommergibile e che a Sanremo - quindi, aggiungendo notizie fuori dalla sua stretta competenza - doveva avvenire da parte di apparecchi nemici un lancio di armi e di denaro per alcuni sovversivi, non effettuato perché i destinatari erano stati momentaneamente arrestati: due sottolineature di cui non si ravvisa alcuna traccia in qualsiasi altra fonte storica.
 
Adriano Maini 

venerdì 2 gennaio 2026

I gamberi di Sanremo


Il Porto Vecchio di Sanremo è affiancato a levante da decenni ormai dal nuovo scalo, Portosole.
L'approdo ha alle spalle una lunga storia, confermata anche dai ruderi di un molo di tanti secoli fa.
Durante l'ultima guerra in quello specchio d'acqua si sono svolte tante tragiche vicende, soprattutto affondamenti di mezzi, ma anche la fuga in battello verso la Toscana di partigiani ricercati dai nazifascisti.
Non è possibile seguire la storia in tutte le sue svolte: conviene attenersi ad aneddoti, se non a faccende minute.
 


Si affaccia su quell'approdo il lato orientale del Forte di Santa Tecla, oggi sede di eventi culturali, ma per tanti anni un carcere, che offriva troppo spesso il triste spettacolo di detenuti aggrappati alle sbarre.
 


Abbondano tutto intorno affollati pubblici esercizi.
Porterebbe lontano anche la ricerca dei personaggi illustri che sono approdati via mare in città, lasciato un po' più in là il classico yacht, con un natante più acconcio alla bisogna: in merito l'Archivio fotografico Moreschi presenta una notevole rassegna, di cui qui si indicano, a titolo di esempi, i casi di Greta Garbo e del Duca di Windsor e consorte, la famosa signora Wallis Simpson.
Forse tante persone hanno più presente nel tempo l'arrivo - e la conseguente temporanea permanenza al largo - di navi militari, anche statunitensi, formicolanti di marinai, i quali, trasportati da lance militari, non potevano non sciamare poi in città nelle loro divise per i borghesi sempre intriganti.
 


Da sempre meta di curiosi e di visitatori, oggi in alcuni punti forse ancor di più, le banchine sono inoltre luoghi ambiti per assistere ai fuochi d'artificio.
 


Ma non ci può dimenticare dei pescatori, il ruolo dei quali può anche essere sottolineato da rapidi accenni. 
Una ex staffetta partigiana conosceva i contatti e l'ora giusti per procacciarsi le migliori prede della notte e cucinare poi - adeguatamente assistito - nella cantina del vecchio comunista, già membro del locale CLN e compagno di Libero Alborno in altre avventure, in quel di Latte di Ventimiglia una deliziosa zuppa, per non dire una vera bouillabaisse, che entusiasmava tutti i loro ospiti: e tutto questo, certo, non solo una volta.
Ci si imbatte di tanto in tanto nella narrativa nei gamberi di Sanremo, come degustati ed apprezzati in ristoranti lontani dalla città dei fiori. Accade anche nel recente bel romanzo di Fulvio Damele, "La partita fantasma" (Leucotea, 2025), che si raccomanda alla lettura per svariati motivi, in particolare per il sapiente intreccio di situazioni.
Ma di sicuro nel passato erano una gioiosa attrattiva per gli occhi dei più piccini quei gamberi (ad onor del vero, piuttosto gamberoni; ma anche astici ed aragoste), quando prigionieri dei piccoli acquari dei ristoranti all'angolo di sud-ovest di quel sito.

Adriano Maini

mercoledì 8 ottobre 2025

Cinema, un'altra passione d'antan


Capitava alla fine degli anni Sessanta che in un tardo pomeriggio festivo in periodo ormai invernale nel cinema teatro di Sanremo, da decenni molto noto per lo svolgimento del Festival della Canzone, decine e decine di persone assistessero in piedi per ore, perché in platea ed in galleria non c'erano più posti a sedere, alla proiezione di "Via col vento", film del 1939, ma uscito in Italia, date le precedenti restrizioni imposte dal regime fascista, solo nel secondo dopoguerra. Probabilmente i ranghi del pubblico erano stati infoltiti da tanti turisti come sempre è in Riviera anche nelle brutte stagioni, ma l'effetto certo non cambiava.
Alla luce di varie cronache del tempo, ma anche posteriori, l'episodio di per sé non sarebbe stato né sarebbe tuttora da considerare singolare, ma solo se si dimenticasse la vetustà della richiamata pellicola, la quale, ad onor del vero, alla data citata era già tornata nelle sale italiane svariate volte rispetto alle prime occasioni. E già era diffusamente successo che nonne, zie e mamme, molto sensibili alle vicende dei vari Rossella O'Hara, Rhett Butler, Ashley Wilkes, Melania Hamilton, comunicassero ai piccoli di famiglia il loro entusiasmo per quella trama ambientata in quel vecchio sud degli Stati Uniti, confederato e razzista, i cui specifici connotati in larga misura non vengono percepiti neppure al giorno d'oggi.
Sì, perché, come da tempo si può constatare, la continua riproposta sugli schermi televisivi di "Via col vento" risulta adesso una costante.
Un po' come accade tuttora per "Quo Vadis" del 1951, fedele compagno di tante serate nel periodo di Pasqua. In proposito si può annotare un'altra circostanza curiosa, sempre di carattere nostrano, anche se meno grandiosa di quella menzionata circa la città delle palme per il film di Victor Fleming: agli inizi degli anni Sessanta una domenica davanti ad un cinema di Oneglia per il primo spettacolo del drammone con Licia, Marco Vinicio, Ursus, Nerone, San Pietro e tanti altri personaggi più o meno storici, si era già formata in attesa di entrare una discreta folla, nella quale erano presenti diversi cittadini di altre località della provincia di Imperia.
Erano ancora diffuse in quella fase in grandi capoluoghi, come qui si è già rammentato, sale cinematografiche in cui in pomeriggi feriali al prezzo di un biglietto si vedevano di seguito due distinte pellicole, va da sé non proprio di produzione molto recente, ma in questo novero erano piuttosto rari i titoli marcatamente vecchiotti, di quelli - per intendersi - che solo di recente sono stati doppiati in italiano ad uso di vendita di dischetti o di piattafome in streaming. E, tornando al vissuto di questi luoghi, appaiono ormai remoti i pregressi racconti di nostri spettatori pendolari riferiti a nativi americani come Caldaia Nera o a un Gary Cooper più o meno trentenne impegnato in una commedia molto brillante, se non addirittura comica. 

Adriano Maini

giovedì 25 settembre 2025

Giocando a nascondino con alcune vecchie fotografie

Sanremo (IM): la ex casa delle Monache Turchine

Come è ben noto, Italo Calvino frequentò a Sanremo il Liceo Classico "G.D. Cassini", allora ubicato nella vecchia casa delle Monache Turchine, mentre da decenni quella sede ospita alcuni Istituti tecnici, tra cui quello frequentato da Marco Innocenti, che là ebbe come insegnante, che andò a stigmatizzare in seguito in un suo libello, una ex compagna di classe dello scrittore delle "Lezioni americane".
Una fotografia del 1941 riprese Calvino, tutti o quasi (ci sono sempre delle assenze in tali occasioni) i suoi compagni ed alcuni insegnanti. Venne scattata da Gianni Moreschi, padre a sua volta di un altro grande fotografo, Alfredo. Ne venne divulgata decenni dopo una copia - con tanto di didascalia - su di una pregressa pubblicazione locale. Se ne ha in dotazione una versione digitalizzata, che qui per discrezione non viene mostrata, al pari di altre successivamente evocate. 
In effetti, una targa visibile alle spalle delle persone ritratte, la quale sembra indicare la fascistissima Milizia Volontaria della Sicurezza Nazionale, porta a pensare che gli astanti fossero quel giorno in trasferta, ma tant'è.
Nella predetta immagine non poteva mancare Eugenio Scalfari, una presenza ormai conosciuta anche dai sassi. 
Di vari e ribaditi amici di Calvino, preme rimarcare, invece, Francesco Kahnemann, futuro partigiano e fratello di Eugenio, responsabile della missione della Resistenza Imperiese presso gli alleati a Nizza denominata con il loro cognome. E di altri ragazzi dell'epoca il futuro ingegnere Elio Riello, che, da patriota antifascista operante a Ventimiglia, venne arrestato il 21 maggio 1944 per essere deportato, dopo l'immancabile detenzione nel campo di transito di Fossoli, a Peggau, una delle sottosezioni del lager di Mauthausen, da cui riuscì fortunatamente a tornare vivo.
Ed ancora, o assenti in quell'occasione o già usciti dai ranghi per altri motivi, sembra doveroso citare tra i compagni di scuola di Calvino almeno la futura staffetta partigiana Angela Maria Calvi - fidanzata e poi consorte del tenente Alfonso Testaverde, arrestato perché partecipe dei primi tentativi di costituire il CLN a Sanremo, quindi rilasciato, e, prima di riprendere servizio nell'esercito, ancora militante nella Brigata Giustizia e Libertà della città dei fiori - e Pierfranco Gavagnin, il quale sarà capo del personale del comune di Sanremo e poi storico direttore di Porto Sole, ma soprattutto mentore delle ricerche di Paolo Veziano sugli ebrei, soprattutto stranieri, presenti nel ponente ligure, ricerche dalle quali sono derivati alcuni importanti libri.

C'è un esercizio pubblico in Bordighera, i cui locali alla fine degli anni Quaranta avevano come destinazione d'uso una chiesa, che vide ad esempio celebrare - come da documentazione iconografica qui, come già anticipato, volontariamente preclusa - diversi matrimoni. Vale la pena aggiungere che prima di trovare da qualche decennio stabile collocazione il tempio in questione - attualmente Santuario di Sant'Antonio da Padova - ebbe modo di compiere un ulteriore trasloco.

C'era una classe - una sezione della leva del 1950 - delle scuole elementari di Ventimiglia Centro, i cui componenti da adulti almeno una volta - più di trent'anni dopo aver concluso quel ciclo di base - presero la simpatica iniziativa di riunirsi con il loro ex maestro, ormai novantenne, in un amabile incontro conviviale: ne diede notizia anche la stampa locale, che non mancò di riferire la provenienza da lontano - addirittura Cosenza e Nuoro - di alcuni partecipanti. 

Adriano Maini

venerdì 22 agosto 2025

Vecchie feste di partito da Nizza ad Imperia


In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.
Il paradosso è che probabilmente una presenza canora "impegnata" nella città di confine nel corso di una sagra popolare aveva avuto luogo qualche anno prima quando il cantastorie Franco Trincale in una data serata si alternava a complessini del posto. Qualche ventimigliese ricorda ancora di avere notato parecchio tempo dopo Trincale all'opera nel Corso di Milano, più o meno angolo con il Duomo, con ai piedi - ma questo non potrebbe giurarlo - il classico piattino con le offerte, mentre infine alla kermesse comunista ventimigliese sarebbero approdati - come sottolinea in suoi scritti Arturo Viale - gli Inti-Illimani.


Sempre in tema di musica squisitamente popolare i dirigenti comunisti delle Alpi Marittime chiesero al giovane funzionario comunista, che girava per quel dipartimento con il loro accordo tra gli italiani immigrati per la campagna elettorale amministrativa del 1975, di ingaggiare per la loro Festa, che si teneva al Palazzo delle Esposizioni di Nizza, un gruppo italiano squisitamente folcloristico: con grande disappunto - non il primo e neppure l'ultimo! - dei suoi ospiti, che dovettero subire il fatto compiuto, il loro referente procurava, invece, la partecipazione di una classica bandina di ragazzotti della zona di confine, dedita a canzoni da ballo liscio. Per paradosso, in epoca più recente un componente di quella piccola compagine, già assessore - e non solo - nell'ambito del centro-destra, poteva in alcune circostanze scherzare con il suo vecchio committente, imputandogli il fatto di averlo obbligato a suonare in una tana dei "rossi".


Il già citato funzionario comunista si recava a metà anni Ottanta in quel di Latte, Frazione di Ventimiglia, in visita a quella che probabilmente era la prima Festa dell'Amicizia in zona, un'iniziativa del tutto assunta a carico ai giovani di quel partito. Per qualsiasi motivo avesse compiuto quel passo - per curiosità o per mere pubbliche relazioni - quell'ormai più maturo politico di sinistra, dietro le ripetute insistenze di alcuni attivisti, non potè esimersi dallo spendere qualche moneta in giochi vari, dai quali uscì alla fine con la vincita di una bella piantina grassa, che avrebbe voluto lasciare sul posto, ma che dovette, per le insistenze dei suoi anfitrioni, portarsi a casa, dove, crescendo bene, rimase a lungo.



Di Vasco Rossi ad una scalcinata Festa de l'Unità in Roverino, Frazione di Ventimiglia, qui si è già detto. Il maggior numero di spettacoli con alto grado di notorietà, se non di professionalità, tuttavia, in quel torno si ebbero alle Feste de l'Unità di Sanremo, che si svolgevano all'ombra - solo mattutina! - del Forte di Santa Tecla, e di Imperia, queste tipiche della base del molo lungo del porto di Oneglia: su queste ultime si compiace talora di compiere rievocazioni un giornalista pensionato, scrittore di storie e di romanzi sulla Resistenza.

Adriano Maini

martedì 29 luglio 2025

I lettori dicono

Una cartolina del 1927 relativa al Marocco

Un lettore, in riferimento a pregresse trasferte lavorative all'estero di operai specializzati del settore costruzioni residenti nella zona Ventimiglia-Bordighera, ricorda che Silvano aveva in tal senso operato anche in Arabia Saudita.
Si può aggiungere che Silvano era stato presente nella citata veste pure in Marocco, per la realizzazione della grande moschea di Casablanca. Qui, del Marocco, si è preferito rivelare un aspetto che è sembrato trasgressivo. Se ci si inoltrasse nella parentesi "Marocco" con i racconti di persone di questa Riviera, si finirebbe non tanto nella trama del noto film con protagonisti Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, ma, dati diversi resoconti di spericolate gite in motocicletta in quelle lande desertiche, piuttosto, al netto delle avventure più estreme, in "Il tè nel deserto" diretto da Bernardo Bertolucci.

Sottoripa di Genova induce una gentile signora a riflettere sulla presunta modernizzazione che inaridisce sapori e luoghi.

Altre signore ripensano con toni romantici a quando venivano lavate nel fiume Roia le lane dei materassi, chi all'altezza del ponte della ferrovia, chi in frazione Varase di Ventimiglia.

Gianfranco Raimondo comunica di non aver mai visto aerei da caccia statunitensi nel vecchio campo di aviazione di Camporosso zona Braie, ma può anche essere che a quella data egli da Seborrino si fosse già trasferito con la famiglia in Via Dante (per i più - lo si ripete! - ancora oggi Via Regina) a Ventimiglia.

Un altro lettore afferma, per via delle reminiscenze della madre, che la "mitica" classe del Liceo Classico "G. D. Cassini" di Sanremo dove furono studenti i famosi Italo Calvino ed Eugenio Scalfari, era frequentata anche da Pier Franco Gavagnin, che gli sembra di riconoscere nella storica fotografia - del 1941 - scattata da Gianni Moreschi, ed aggiunge:"Pier Franco Gavagnin, classe 1923, capo del personale del comune di Sanremo e poi storico direttore di Porto Sole". Sulla figura di Gavagnin sarebbe, invero, da scrivere un libro. Qui si aggiungono solo due aspetti. Fu insignito della Legione d’Onore dal Governo Francese. E raccolse con Paolo Veziano, che in seguito stese diverse opere sull'argomento, quelle che Gavagnin non fece in tempo a leggere, una mole imponente di documentazione sugli ebrei stranieri in fuga verso la Francia. Queste le parole in merito di Pier Franco Gavagnin in un'intervista ad un settimale locale, apparsa il 2 settembre 1998: "Oggetto della nostra ricerca [n.d.r.: quella compiuta con Paolo Veziano] è ciò che avvenne nella zona che da Sanremo si estende alla frontiera a partire dagli ultimi mesi del '38 fino al maggio del '40. In quel periodo si verificò infatti un afflusso molto forte di ebrei che erano stati espulsi o fuggivano da Austria, Germania, Cecoslovacchia e Polonia e cercavano disperatamente di varcare via terra o via mare la frontiera francese... Intere famiglie di ebrei approdarono così in quel periodo a Sanremo, Bordighera e Ventimiglia e poterono contare sull'aiuto delle persone del luogo. Si tratta di un fenomeno storicamente poco conosciuto ma di notevole interesse. L'idea del libro mi è venuta ripensando agli avvenimenti della mia gioventù. A quell'epoca ero un ragazzino e abitavo a Bordighera. Io stesso ho potuto assistere a diversi episodi ma solo oggi ho deciso lasciarne una testimonianza scritta".
 
Sulle spie in provincia di Imperia durante la seconda guerra mondiale vengono notificati appunti quasi incredibili di un estroverso scrittore, che riferisce anche dell'azione di agenti sovietici nel ponente ligure.

Sono svariati i riferimenti di memoria relativi alla Costa Azzurra: si va dalla puntualizzazione di luoghi e situazioni più emozionanti a livello individuale alla segnalazione delle attività resistenziali nel maquis di un prozio, passando per la segnalazione di noti personaggi incontrati o solo visti da lontano.

Adriano Maini 

domenica 13 luglio 2025

Anche un eroe delle Quattro Giornate di Napoli operò in provincia di Imperia

Santo Stefano al Mare (IM): una vista sino a Capo Verde di Sanremo

Cronache della provincia di Imperia si occupano spesso di storie di spionaggio della seconda guerra mondiale ambientate nella Riviera di ponente, come per una recente notizia riguardante un romanzo la cui trama si snoda in parte a Sanremo.
C'è, forse, qualche inedito su questi argomenti.
Nel maggio del 1943 il SIM, servizio di informazioni del Regio Esercito, ebbe la prova definitiva che nel Sud della Francia, soprattutto intorno alla Delegazione navale di armistizio di Hyères, operava una rete clandestina di spionaggio della Resistenza transalpina, nella quale erano confluiti professionisti del disciolto Deuxième Bureau e che poteva giovarsi di confidenze di parte italiana. Il SIM, che aveva potuto giovarsi della vigilanza del sottocentro di controspionaggio di San Remo, dipendente dal centro impiantato dal SIM a Nizza, procedette anche ad un arresto, ma gli eventi connessi all'8 settembre misero "fine ad ogni indagine e determinarono l’immediata scarcerazione del 'corriere' e informatore italiano". Si può ben supporre che nella vicenda abbia giocato un ruolo la monumentale antenna installata a San Martino di Sanremo.
Sul fallimento - il 12 febbraio 1944 - della missione Zucca (dell'OSS statunitense, antenata della CIA, ma con personale italiano) presso la stazione ferroviaria di Riva Santo Stefano, episodio abbastanza noto, forse non sono mai state pubblicate le relazioni di parte repubblichina, ma di sicuro può essere utile sapere che il responsabile dell'operazione, Stimolo, già eroe delle Quattro Giornate di Napoli, tornò poco dopo nella zona delle Alpi per recuperare - e per trasferire a Genova - un’altra apparecchiatura radio che là era stata paracadutata.
Giansandro Menghi della missione Youngstown (dell'OSS), sbarcato, con partenza dalla Corsica, sulla costa ligure a marzo 1944, disegnò in una mappa le posizioni tedesche da Rapallo fino a Ventimiglia e nascose la carta ed altri appunti in una casa sicura a Nizza, dove tornò in seguito per il recupero di tali documenti.
Ai primi di aprile del 1945 il responsabile del SIM (anche i partigiani usarono questa sigla per i loro servizi di raccolta di vitali informazioni) invitava il SIM della V^ Brigata ad incrociare la sorveglianza su una donna che insieme ai due nipoti faceva la spola tra Badalucco e Sanremo, dove conferivano per gli esiti delle loro ricerche con il reparto di SS tedesche di stanza a Palazzo Bellevue, attuale sede del Municipio.
Molti sono i memoriali o gli atti di interrogatori, condotti in sede di epurazione antifascista, nei quali appartenenti a strutture, in genere di polizia, della Repubblica di Salò, dichiararono di avere passato notizie utili alle forze patriottiche o di avere in qualche modo aiutato persone arrestate dai nazifascisti, sottolineando, in molti casi, di essere rimasti ai loro posti o di essere entrati nei detti uffici d'intesa con esponenti delle organizzazioni della Resistenza.
Il CLN di Sanremo, a firma di Antonio Gerbolini e di  Mario Mascia, appena terminato il conflitto, riconosceva, tra gli altri meriti acquisiti con la sua collaborazione segreta con i patrioti della città, il ruolo avuto da Ise Gutensplan nel convincere a dicembre 1944 il comando tedesco di Sanremo a non procedere alla fucilazione di venti ostaggi rastrellati a seguito di un'azione delle SAP, così come, qualche mese dopo, nell'evitare l'esecuzione di Antonio Capacchioni, partigiano, ex ufficiale dell'ex Regia Aeronautica, il quale aveva avuto una forte funzione nell'avvio della missione alleata del capitano Robert Bentley presso la I^ Zona Liguria.

Adriano Maini

mercoledì 4 giugno 2025

"Avevina" e "corsetta", treni d'antan

Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria


Le Ferrovie dello Stato, in collaborazione o per conto dell’agenzia di viaggi A.V.E.V., organizzò, impiegando alla bisogna i propri dipendenti, per alcuni anni viaggi di andata e ritorno Milano-Sanremo a disposizione non solo dei giocatori del Casinò della città dei fiori, bensì, specie nella bella stagione, dei padri di famiglia che volevano raggiungere per poco più di una giornata i loro cari in vacanza al mare. 
La partenza da Milano era al sabato alle ore 14.42 con arrivo a Sanremo alle ore 19.10. Da Sanremo si tornava a Milano alle 9.17 del lunedì. Non risulta fossero previste fermate intermedie.
Si tramanda che questo “direttissimo” abbia svolto le sue funzioni dal 1948 al 1958. Il mezzo utilizzato era una più o meno classica “Littorina”, come si diceva ancora alla soglia degli anni Sessanta, ribattezzata - non ci si si ricorda quanto ufficialmente - “Avevina”, mentre una pubblicità la definiva “freccia Aurelia”. 
Si potrebbe risparmiare per l’occasione l’astruso nome tecnico del mezzo, ALtn.444.3001, ma non almeno un accenno al fatto che si era proceduto all'adattamento di un mezzo d'anteguerra, rispetto al quale i progettisti, inserendo una torretta belvedere - altro appellativo talora usato - si erano forse ispirati ai vista-dome americani: in ogni caso l'esperimento fece da modello per altri treni all'epoca considerati più o meno di lusso.
La vicenda aveva interessato qualche anno fa il grande fotografo di Sanremo Alfredo Moreschi, che aveva reperito notizie sparse sull'argomento da inserire nel sito dell'Archivio di immagini di famiglia.
Il servizio del rientro a Milano era assicurato dai ferrovieri di Ventimiglia, che, per recarsi a questo lavoro, abitualmente salivano su precedente convoglio, così come per il ritorno da Milano prestavano la loro attività su di un altro treno.
Quei ferrovieri di Ventimiglia, dal gergo colorito, concorrenziale con quello di altri addetti ai trasporti, quali carrettieri e marinai, avevano, invero, ribattezzato quella "littorina", alludendo con un epiteto molto salace a certe possibili conseguenze delle lunghe assenze dei mariti.

Ospedaletti (IM): l'ex stazione ferroviaria

Santo Stefano al Mare (IM): la zona dell'ex stazione ferroviaria 

Una "corsetta" nel 1958

Uno scorcio di Imperia

Sempre quei birboni dei ferrovieri di Ventimiglia preferirono chiamare tra di loro "corsetta" un "accelerato" che grosso modo nella seconda metà degli anni Cinquanta, partendo da Ventimiglia più o meno poco dopo l'ora di pranzo, si arrestava alla stazione di Imperia Oneglia. Vi è da notare che, essendo ancora avveniristico lo spostamento a monte della linea, le fermate intermedie erano veramente tante: Vallecrosia, Ospedaletti, Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia, Riva - Santo Stefano (stazione unica sul confine tra le due cittadine), San Lorenzo al Mare - Cipressa, Imperia Porto Maurizio. Il treno ripartiva, facendo la stessa trafila dell'andata, per rientrare a Ventimiglia per l'ora di cena. E si è persa la memoria di quali fossero in prevalenza gli utenti, molti dei quali, se salivano nella città di confine, probabilmente erano statali con incarichi solo mattutini, mentre la casistica per chi gravitava sul capoluogo provinciale e nelle località intermedie dovrebbe essere stata di tipo più corrente.
Si possono aggiungere delle note curiose. Essendo la sosta ad Oneglia di macchinisti, capitreno e conduttori abbastanza prolungata, poteva capitare che qualcuno di loro spendesse il tempo libero entrando in un cinema, il che attesta che anche in provincia a quei tempi erano aperti di pomeriggio feriale dei locali di seconda, se non terza visione, un aspetto comunque di rilievo sul piano sociale e su quello del costume. Anche in questi casi, come spesso per Milano, accadeva che qualche ferroviere portasse con sé un figlio o due, magari soprattutto pensando alla piacevole sorpresa che poteva essere garantita dalla visione di un bel film: solo che qualche volta nel buio di una sala poteva succedere che un piccolo rimanesse intimorito, per cui il genitore lo accompagnava fuori abbandonando, senza rimborso di biglietti, le poltrone, magari lasciando indietro un fanciullo più grande, da andare a ripescare finita la proiezione.
Ad Oneglia c'era anche altre distrazioni ed attrazioni, soprattutto il porto, nella sezione di levante tuttora dedicata allo sbarco del pescato - in quel torno di vita più semplice, una vera attrattiva per tutti, grandi e piccini! - un porto ai tempi sul serio uno scalo commerciale, sulla cui calata e sul cui molo corto spiccavano cumuli di merci varie: una zona collegata alla stazione ferroviaria da binari collocati su arterie cittadine, binari sino a non molti anni fa ancora utilizzati - con evidenti intoppi per l'aumentato traffico stradale - per una nota fabbrica purtroppo ormai chiusa.

Da tanto, poi, per lo meno da quando la S.N.C.F., la società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle vaporiere, permane ancora la necessità di congegni ed accorgimenti tecnici per garantire il passaggio dall'elettrificazione francese (1500 V in corrente continua) a quella italiana, con locomotori - come scrivono gli esperti - "alimentati a mezza tensione fino a una sezione di separazione 1500/3000 V", questa situata in un punto prossimo all'ex Seminario di Bordighera.

Adriano Maini