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lunedì 31 agosto 2026

Una carriola in centro a Bordighera


Alla recente presentazione di un libro un relatore ha accennato al fatto che la prima esperienza di campeggio i ragazzini del circolo Pionieri di Ventimiglia, organizzato dal vulcanico Carlo Gallinella, si era compiuta intorno al 1973 intorno ad un fienile nel sud-ovest della provincia di Cuneo, una struttura la cui disponibilità era stata assicurata da Silvano.
I Pionieri di Ventimiglia, come quelli di altre parti del Paese, riemersi dopo lunga latitanza, erano una sorta di boy scouts nella costellazione di iniziative riconducibili al Partito comunista, ma a quella data stavano acquistando sempre più proprie originali connotazioni.
L'anno dopo Silvano fece in modo che una cinquantina di persone, tra Pionieri ed accompagnatori, realizzassero una sorta di gemellaggio con l'Amministrazione comunale di La Roquette-sur-Siagne, retta da comunisti: singolare la scena del pranzo collettivo in una mensa scolastica di quel piccolo comune. Era la domenica di avvio dei mondiali di calcio: la corriera al ritorno verso Ventimiglia risuonava anche per i cori fatti con le prime celebri canzoni di Claudio Baglioni, ma Silvano quel giorno non c'era.
Quell'appuntamento merita una spiegazione. Per la campagna elettorale a difesa della legge sul divorzio la Sezione Emigrazione del Centro Nazionale del PCI aveva pensato ad uno sforzo anche tra gli immigrati italiani in Costa Azzurra: all'atto pratico, d'intesa con la Federazione provinciale di Imperia, si era pensato di incaricare un compagno pensionato di Ventimiglia.
Questa persona aveva una certa consuetudine con il vicesegretario dipartimentale delle Alpi Marittime, con il quale aveva lavorato come operaio edile in cantieri di Monaco: non era forse questo l'aspetto che contava, ma il fatto che quel dirigente di Nizza parlasse discretamente l'italiano fu in ogni caso molto utile per successive esperienze, anche degli anni a venire.
Si aggiunga che i comunisti francesi volessero controllare sempre l'operato dei compagni italiani, per cui in prevalenza riunioni ed incontri erano organizzati dai transalpini.
Il pensionato fece un gran lavoro, spingendosi sino al Var e alle Bouches-du-Rhône, ma non poteva arrivare dappertutto o voleva ritagliarsi qualche spazio privato: di qui il coinvolgimento di Silvano in quell'attività, mentre Silvano, da parte sua, si fece sempre accompagnare da qualche amico.
Silvano era arrivato a conoscere il vice sindaco di La Roquette-sur-Siagne in occasione di una piccola assemblea di immigrati italiani tenutasi in quel paese di cinquemila abitanti: sfuggono i termini temporali dell'intesa che portò alla escursione colà dei pionieri a referendum già terminato, ma va annotato con simpatia che quel vice sindaco era un uomo piccolo di statura, gentile, che non parlava italiano e che si alzava ben prima dell'alba per portare i prodotti del suo orto a qualche mercato all'ingrosso di Nizza.
Silvano fece altre esperienze e conoscenze in quel turno elettorale, a Vallauris, ad esempio, come qui già accennato quando si è parlato di rose del deserto.
Silvano non disprezzava i viaggi in automobile: prima di compiere per lavoro quelli all'estero, non si era risparmiato escursioni, sempre rocambolesche, sino a Parigi, in Romania, in Cecoslovacchia, in quest'ultimo caso per riportare a casa un marito in fuga per un nuovo amore.
Dice ora Gianfranco che la sua vita potrebbe essere il soggetto di un film: in effetti a qualcuno ricorda un po' il personaggio di Vittorio Gassmann nel film "Il sorpasso" di Dino Risi.
Si può per l'occasione concludere questa seconda carrellata di note su Silvano con un episodio forse da lui dimenticato, del quale comunque era stato un semplice testimone: quando alla svolta degli anni Sessanta un suo coetaneo, futuro quadro intermedio della distribuzione in Italia di una famosa bibita statunitense, seduto con Silvano ed un altro vitellone locale, destinato a diventare un buon commerciante, ad un tavolino all'aperto di un noto bar del centro di Bordighera, sbertucciava, chiedendogli dove andasse, il fratello, che in quel momento passava sul marciapiede spingendo una pesante carriola da muratore colma di materiale e che non mancò di reagire stizzito, vedendo anche gli altri sorridere sornioni.

Adriano Maini

giovedì 27 agosto 2026

Tram di Milano, ciclisti a Nizza ed un vecchio settimanale sportivo


Su Facebook vengono sovente pubblicate fotografie attuali di tram di Milano, in particolare di mezzi anche anzianotti, che, sottoposti ad attente manutenzioni, continuano a circolare in servizio: in effetti, hanno tutti un loro fascino. Del resto ancora oggi i bambini, soprattutto quelli in visita in quella metropoli, sono molto attratti dai tram, dai vecchi tram in particolare, con le loro panchine di legno allineate sotto i finestrini: un aspetto curiosamente ripreso talora in recente letteratura.
L'Azienda Trasporti (ATM) meneghina da decenni ha fatto costruire a Bordighera in Località Selvadolce una casa di soggiorno turistico o centro climatico per i suoi dipendenti, una casa vacanze, realizzata nel 1961, progettata dall'architetto Giancarlo De Carlo: uno studio destinato ad essere elogiato dagli specialisti di settore ed un aspetto forse non del tutto noto in provincia di Imperia.
I primi dirigenti di quella struttura furono poi sindacalisti lombardi sperimentati che diedero il loro contributo anche nel ponente ligure: ma questo discorso porta lontano.

Su "Nice vitrine du mond", sempre di Facebook, fra tante menzioni di storia anche antica e di illustri personaggi, è spuntato poco tempo fa un piccolo ritratto del ciclista Jean, soprannome Apo, Lazaridès (leva 1925), di famiglia greca immigrata: il fratello maggiore Lucien (leva 1922), anche lui corridore, era ancora nato in Attica. Una circostanza singolare è che dei due fratelli si era parlato su questo blog, sottolineando che il maggiore era stato brevemente compagno di classe di un futuro ferroviere di Ventimiglia, che, come tale, li aveva poi incontrati diverse volte, per cui divulgava volentieri le loro imprese agonistiche, in particolare che Jean-Apôtre Lazaridès aveva vinto il piccolo Tour de France del 1946, di sole cinque tappe, perché destinato solo a rimpiazzare la grande competizione non ancora ripristinata dopo la guerra: avessero rifatto per intero la gara già quell'anno Apo sarebbe stato il più giovane vincitore in maglia gialla, anche rispetto al grande campione di adesso Tadej Pogačar.
E in proposito di assi del ciclismo, ma del passato, viene da sottolineare che proprio a Nizza cominciò la sua carriera - ed a vincere - Alfredo Binda, che in Costa Azzurra dopo la Grande guerra si era trasferito per fare lo stuccatore.
In tale contesto si apprende pure che a Nizza ci furono quattro velodromi, l'ultimo chiuso nel 1956, ma i primi due per anzianità erano quasi a fare da contraltare a quello di Sanremo, di cui si conservano preziose immagini nel munito Archivio Moreschi.

Sul ciclismo negli anni Cinquanta le pubblicazioni erano alquanto diverse da quelle odierne. Prima di entrare in qualche particolare, è d'uopo rammentare che almeno per l'edizione 1957 del Tour de France, il primo vinto da Anquetil, il quotidiano sportivo L'Équipe, forse in Europa antesignano nell'uso di allegati, aveva stampato un dovizioso inserto corredato da svariate fotografie anche a colori, che documentava tutte le tappe di quella corsa: i nomi dei vincitori e delle sedi di giornata suonavano se non musicali, quasi esotici: Darrigade, Geminiani, Stablinski, Bauvin, Privat... Caen, Rouen, Cannes, Alès, Saint-Gaudens, Pau, Libourne ...
In Italia, invece, dal 1952 al 1966 venne edito il settimanale "Il Calcio e il Ciclismo Illustrato", su carta verdina ma stampato in bianco e nero. I riparatori di biciclette, numerosi all'epoca, appendevano sui muri e dove capitava nelle loro botteghe copie di quella rivista: si può rammentare il simpatico artigiano di Nervia di Ventimiglia, che utilizzava per la sua professione anche una baracca all'angolo di levante della strada provinciale di valle con la statale Aurelia, come persona che consentiva ai bambini del posto, anche se non sempre e sempre brontolando, di sfogliare quelle pagine allora molto attraenti.

Adriano Maini

sabato 10 gennaio 2026

Spie e non spie, da documenti Cas ed altri, invece


Da documenti finiti in qualche modo nelle mani della CIA, da verbali di vario genere attinenti le procedure delle Corti d'Assise Straordinarie (per l'epurazione antifascista; in sigla Cas), da missive dei partigiani, da relazioni poliziesche della Repubblica Sociale fascista - tutte carte più volte menzionate su questo blog - emerge anche, a ben guardare, per la provincia di Imperia il quadro contraddittorio di errori di valutazione compiuti da varie spie nazifasciste - oltrettutto, specialiste nel millantare pericoli inesistenti -, di pesanti sottovalutazioni commesse dai servizi di informazione alleati e di altre "sviste" sul fronte antifascista.

Qualche esempio in proposito.

Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, un losco individuo già più volte rammentato su queste colonne, tentava di attribuire pregressi contatti con diversi partigiani di montagna ad Antonio Capacchioni (Nino), il quale, invece, era stato sfortunatamente e casualmente arrestato subito dopo aver rimesso piede in altura, dove era sempre rimasto poco per via delle missioni che doveva seguire, la Kanhemann e quella che portò (a seguito dello sbarco avvenuto nella notte tra l'8 ed il 9 gennaio 1945 a Vallecrosia con il fondamentale contributo del locale Gruppo Sbarchi) tra i partigiani della I^ Zona Liguria l'ufficiale alleato di collegamento, il capitano Robert C. Bentley dell'organizzazione britannica SOE: chissà che l'imputato non pensasse in tal modo di sottrasi a domande per lui più scottanti. In ogni caso, Schifferegger rese onore al coraggio di Nino, rimarcando più volte che, nonostante le ripetute violenze subite ad opera del SD nazista, Capacchioni non fece mai rivelazioni di sorta.

Il responsabile dell'antenna OSS (antesignana della CIA) di Nizza non si accorgeva che erano falsi - e ne derivarono diverse nefaste conseguenze - i messaggi che venivano trasmessi dal suo radiotelegrafista in terrritorio imperiese, che non poteva fare altro, una volta catturato dai servizi tedeschi, perché non debitamente munito del canonico codice d'allarme da mettere in onda: tutto questo a seguito dell'inopinata uccisione del capitano Gino Punzi, in missione per conto dell'OSS, e della trappola in cui caddero a Ventimiglia i collaboratori - ritardatari - che lui aspettava, tra cui, per l'appunto, l'esperto delle messe in onda.

Il capo della Sezione della Polizia Ferroviaria della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) di Ventimiglia l'11 maggio 1944, in riferimento alle indagini - scaturite da vergognose delazioni - che avrebbero portato entro poco più di dodici giorni all'arresto dei patrioti ferrovieri e della Giovane Italia, quasi tutti destinati ad una tragica fine, scriveva ai superiori che nella città di confine erano in contatto con alcuni sospettati cinque o sei persone in precedenza sbarcate a Genova da un sommergibile e che a Sanremo - quindi, aggiungendo notizie fuori dalla sua stretta competenza - doveva avvenire da parte di apparecchi nemici un lancio di armi e di denaro per alcuni sovversivi, non effettuato perché i destinatari erano stati momentaneamente arrestati: due sottolineature di cui non si ravvisa alcuna traccia in qualsiasi altra fonte storica.
 
Adriano Maini 

domenica 2 novembre 2025

E la Genova-Nizza a Bordighera...


Proprio per l'arrivo del Giro d'Italia di ciclismo professionistico a Bordighera il 24 maggio 1953 "l'Unità" dedicava una vignetta al vincitore di tappa, Oreste Conte: da un rapido controllo a campione si deduce che l'umorista di quel quotidiano non si applicava tutti i giorni a quella manifestazione, per cui il disegno fatto per l'evento nella città delle palme potrebbe essere stato l'unico per quell'edizione della corsa diretta da Vincenzo Torriani.
 


Il 2 marzo dell'anno prima un certo rilievo era già stato assegnato dal quotidiano "La Stampa" al Circuito degli Assi di Bordighera.
Il 16 maggio 1955 Nino Defilippis  - già in fuga da prima di Ventimiglia - sfrecciava solitario in Bordighera per andare a vincere la tappa Cannes-Sanremo del Giro d'Italia.
 


L'11 marzo 1959 la Parigi-Roma ripartiva da Ventimiglia, dove il giorno avanti si erano piazzati ai primi tre posti tre francesi, Saint, Bobet - già vincitore di tre Tour de France - e Rivière - il campione dalla carriera stroncata dalla caduta al Tour del 1960 - e quei baldi pedalatori (nella foto il gruppo sul cavalcavia di Nervia a Ventimiglia) non potevano non essere ammirati anche in Bordighera. 
 


"La Stampa Sera" annunciava il 13 marzo 1961 la "Due giorni" di ciclismo di Bordighera.
 


Ebbe la sua ultima edizione nel 1975 la Genova-Nizza di ciclismo, nata nel 1910. Negli anni 1958, 1960, 1962, 1964, 1967 e 1973 era stata, invece, una Nizza-Genova. In ogni caso al passaggio per Bordighera della Genova-Nizza del 16 marzo 1961 si distingueva per il suo entusiasmo tra gli spettatori appassionati il cameriere di un bar, in divisa, come diffusamente di rigore all'epoca.
E si videro a Bordighera in seguito altre gare di ciclismo professionistico: a titolo indicativo, sempre circa il Giro d'Italia, la tappa Torino-Sanremo del 21 maggio 1961 e quella Alba-Imperia del 18 maggio 1998.

Adriano Maini

lunedì 20 ottobre 2025

La signora tornò indietro di corsa per recuperare il fiaschetto di vino


C'é ancora - presso il cancello d'ingresso - sull'inferriata del giardino della sede, in una di queste cittadine liguri di frontiera con la Francia, di una Associazione di categoria la targa, realizzata - come si può notare in piccolo in un angolo - da una ditta di Nizza, relativa ad un pregresso progetto di cooperazione transfrontaliera, condotto insieme ad un Ente dello stesso settore, ma del dipartimento delle Alpi Marittime. Dati i cambi di indizzi di alcuni uffici - a loro volta coinvolti nella detta operazione - dell'organizzazione italiana, può anche darsi che quel piccolo rettangolo color blu sia oggi l'unico direttamente visibile al pubblico.
Così come sono ormai passate nel dimenticatoio le tante belle fotografie scattate sulla Costa Azzurra in varie connesse occasioni da Alfredo Moreschi, una volta pubblicate anche sul web, ma che nella versione aggiornata del sito professionale della compagine in questione non appaiono più.
Non capitarono solo fatti importanti, ma anche episodi curiosi, alcuni qui già riferiti: di altri si potrà sempre dire in prossime puntate.

Un recente romanzo poliziesco di un autore italiano di successo ambienta lo scioglimento di uno dei nodi della complessa trama tra Nizza - e non è il primo né sarà l'ultimo libro di un connazionale a farlo! - ed Eze: non potevano mancare una descrizione - questa, non usuale, invero! - della principale stazione ferroviaria del capoluogo, una rapida scorsa a Nizza Vecchia ed una scena in cui tre protagonisti assaggiano con gusto la socca, la spessa farinata - definizione qui fornita con buona approssimazione! - tipica da quelle parti.

Notizie recenti parlano dell'ennesimo infortunio occorso ad un calciatore francese ormai dal grande passato e dalle tante vicende travagliate, anche private, già nazionale dei galletti, oggi in forza al Monaco. E certo appaiono lontani i tempi in cui la squadra del Principato si esibiva in uno stadio a dimensione - si potrebbe azzardare - familiare, tanto è vero che si racconta ancora il fatto singolare per cui, avendo chi di competenza lasciato avanzare qualche decina di spettatori in occasione di un Monaco-Reims del settembre 1960 sul prato retrostante sin quasi ad una delle porte, si potè assistere alla rapida corsa all'indietro di una signora - che ai bambini presenti poco lontano appariva già ben anziana - per recuperare il fiaschetto di vino - sembrava quello classico della Toscana - che aveva dimenticato sul posto in gradinata appena lasciato e del conseguente rientro sulla nuova posizione della soddisfatta intenditrice delle delizie di Bacco.

Niente altro che ulteriori sfumature di azzurro...

Adriano Maini

mercoledì 10 settembre 2025

Marinai francesi favorirono imbarchi clandestini verso la costa ligure

Una vista da Roquebrune Cap Martin sino a Bordighera

Dal luglio all'8 settembre 1943, vennero preparate evasioni e assicurata protezione a soldati italiani da parte di gruppi partigiani francesi di Joseph le Fou (Joseph Manzone) e dalle popolazioni di Nizza, Cannes e Monaco. 
Marinai francesi favorirono imbarchi clandestini verso la costa ligure. 
Dopo l'8 settembre alcune guide alpine francesi presero in consegna gruppi di militari sbandati della disciolta IV Armata italiana, dando loro cibo e vestiario e conducendoli poi nel rifugio Nizza al colle di Tenda. Lì venivano presi in consegna dai resistenti italiani che lavoravano in piena sintonia con i francesi, cercando di convincerli ad aggregarsi a formazioni partigiane alpine o costiere, in previsione di uno sbarco delle truppe alleate. 
Un episodio che favorì le relazioni italo-francesi accadde l'8 settembre 1943 nella stazione di Nizza, importante nodo ferroviario per il transito dei convogli che riportavano in Italia i reparti della IV armata, configurando, altresì, in ordine cronologico - la sera stessa dell'annuncio dell'armistizio - il primo atto ufficiale di lotta armata della Resistenza Italiana, compiuto dal sottotenente siciliano Salvatore Bono, che rimase gravemente ferito, ma che in seguito potè di persona essere insignito della medaglia d’oro al valor militare.

Alipio Amalberti, nato a Soldano l’11 febbraio 1901, zio materno di Pietro Gerolamo Marcenaro e di Sergio Marcenaro, giovanissima staffetta partigiana, già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna a Baiardo (IM) insieme a Renato Brunati di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino e Lina Meiffret, proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, che, catturata insieme al fidanzato Brunati, venne deportata in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva. 
Arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, Alipio Amalberti venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un’azione del distaccamento di “Artù”, Arturo Secondo, compiuta il 31 maggio. 

Pietro Gerolamo Marcenaro, in seguito colonna della SAP e del Gruppo Sbarchi (i Partigiani del Mare) di Vallecrosia risultava latitante già nel verbale della Questura (fascista) di Imperia del 15 giugno 1944, riferito alle indagini ed agli arresti effettuati verso la fine di maggio 1944 nella zona di Ventimiglia e di Bordighera a danno del costituendo CLN di Ventimiglia, del già esistente CLN di Bordighera, del gruppo antifascista “Giovane Italia” e di altri patrioti collegati.

Un ex milite della Brigata Nera di Bordighera, imputato davanti alla Corte d'Assise Straordinaria, in un tentativo di autodifesa, asseriva di avere preavvisato a suo tempo il maggiore Raimondo, ricercato dalle SS tedesche, di porsi in salvo. Il Raimondo in questione era Luigi Raimondo, maggiore degli alpini a riposo, che si incontra attivo nella Resistenza sia in occasione della Missione Flap, quando aveva aiutato - insieme al figlio Mario - Pietro Loi, guida di quella squadra della Missione Flap, che aveva scelto di rientrare tra le fila alleate in Costa Azzurra via mare da Ventimiglia, sia per la prima Missione Corsaro. 
Raimondo lasciò scritto un appunto in cui asseriva di essere stato incaricato dal capitano Gino Punzi di portare una radio ricetrasmittente a Vallecrosia, ma si può presumere che si trattasse di Bordighera, dove sia Giuseppe Porcheddu in Arziglia sia i Chiappa, padre e figli, sempre in Bordighera, nel loro garage situato quasi in centro città, risultano da diverse fonti essere stati coinvolti nella vicenda testè richiamata. 
Nel memoriale di Paolo Loi, fratello del citato Pietro Loi, nella parte relativa al suo ritorno dalla Francia ad aprile 1945, con uno sbarco a Vallecrosia e prosecuzione dell'incarico - affidato al suo gruppo dagli alleati - di portare materiale ai garibaldini in montagna - si viene a sapere del suo incontro dalle parti della Valle Argentina con il maggiore Raimondo ormai costretto alla fuga perchè ricercato dai nazifascisti. 
Per la registrazione dell’atto di morte (una pratica ingarbugliata) del capitano Punzi presso il comune di Ventimiglia comparvero come testimoni Luigi Raimondo ed il figlio Mario. Mario Raimondo "Mariun" si era a suo tempo speso, oltre che con il padre, nella raccolta di informazioni militari anche con Albino Machnich e con Efisio "Mare" Loi, a sua volta genitore dei mentovati Paolo Loi e Pietro Loi, quest'ultimo coinvolto - oltre che nella Missione Flap  - in altre operazioni con gli alleati.

Adriano Maini 

venerdì 22 agosto 2025

Vecchie feste di partito da Nizza ad Imperia


In provincia di Imperia forse le prime esibizioni di cantanti famosi in Feste de l'Unità avvennero a quella di Ventimiglia, che si teneva nei classici Giardini Pubblici: Claudio Villa nel 1973, Gianni Nazzaro nel 1974, con grande successo di pubblico, non pagante, ma gli organizzatori rientrarono in parte dalle spese - se non da tutte - con maggiore affluenza agli stand e con le offerte libere, che venivano scambiate con le tradizionali "coccarde", a quel tempo ormai sostituite da adesivi multicolori, che evitavano tante punture di spilli, come invece d'antan.
Il paradosso è che probabilmente una presenza canora "impegnata" nella città di confine nel corso di una sagra popolare aveva avuto luogo qualche anno prima quando il cantastorie Franco Trincale in una data serata si alternava a complessini del posto. Qualche ventimigliese ricorda ancora di avere notato parecchio tempo dopo Trincale all'opera nel Corso di Milano, più o meno angolo con il Duomo, con ai piedi - ma questo non potrebbe giurarlo - il classico piattino con le offerte, mentre infine alla kermesse comunista ventimigliese sarebbero approdati - come sottolinea in suoi scritti Arturo Viale - gli Inti-Illimani.


Sempre in tema di musica squisitamente popolare i dirigenti comunisti delle Alpi Marittime chiesero al giovane funzionario comunista, che girava per quel dipartimento con il loro accordo tra gli italiani immigrati per la campagna elettorale amministrativa del 1975, di ingaggiare per la loro Festa, che si teneva al Palazzo delle Esposizioni di Nizza, un gruppo italiano squisitamente folcloristico: con grande disappunto - non il primo e neppure l'ultimo! - dei suoi ospiti, che dovettero subire il fatto compiuto, il loro referente procurava, invece, la partecipazione di una classica bandina di ragazzotti della zona di confine, dedita a canzoni da ballo liscio. Per paradosso, in epoca più recente un componente di quella piccola compagine, già assessore - e non solo - nell'ambito del centro-destra, poteva in alcune circostanze scherzare con il suo vecchio committente, imputandogli il fatto di averlo obbligato a suonare in una tana dei "rossi".


Il già citato funzionario comunista si recava a metà anni Ottanta in quel di Latte, Frazione di Ventimiglia, in visita a quella che probabilmente era la prima Festa dell'Amicizia in zona, un'iniziativa del tutto assunta a carico ai giovani di quel partito. Per qualsiasi motivo avesse compiuto quel passo - per curiosità o per mere pubbliche relazioni - quell'ormai più maturo politico di sinistra, dietro le ripetute insistenze di alcuni attivisti, non potè esimersi dallo spendere qualche moneta in giochi vari, dai quali uscì alla fine con la vincita di una bella piantina grassa, che avrebbe voluto lasciare sul posto, ma che dovette, per le insistenze dei suoi anfitrioni, portarsi a casa, dove, crescendo bene, rimase a lungo.



Di Vasco Rossi ad una scalcinata Festa de l'Unità in Roverino, Frazione di Ventimiglia, qui si è già detto. Il maggior numero di spettacoli con alto grado di notorietà, se non di professionalità, tuttavia, in quel torno si ebbero alle Feste de l'Unità di Sanremo, che si svolgevano all'ombra - solo mattutina! - del Forte di Santa Tecla, e di Imperia, queste tipiche della base del molo lungo del porto di Oneglia: su queste ultime si compiace talora di compiere rievocazioni un giornalista pensionato, scrittore di storie e di romanzi sulla Resistenza.

Adriano Maini

sabato 16 agosto 2025

All’improvviso mi sono accorto che alcune antenne di mont Agel e del col de la Madonne non ci sono più

Ventimiglia (IM): un tratto di Via Aurelia visto dalla Località Ville

«La memoria bisogna coltivarla, tenerla viva riparlando delle storie e spesso ci sono i confronti tra chi ricorda particolari aggiuntivi e chi rinfaccia al narratore di turno di averla già raccontata in modo diverso in altre occasioni.»
«"Oh Gigolette", dalla "Danza delle libellule" di Franz Lehar, la cantava Milly e la mormorava mia zia nelle fasce al calar del sole - esattamente al lampescuro - quando lavorare in campagna, anche nella stanchezza, diventa più dolce per lo sfumare del caldo e del solleone e per l’avvicinarsi del rientro a casa, quando i cani abbaiano in lontananza aspettando i padroni.»
«Ho piantato fiori e verdura, ho raccolto secondo le stagioni, ho scelto per me i frutti più aspri secondo il mio gusto, susine bianche e rosse sulla medesima pianta, perseghi sciapenti e mordenti, pomodori tondoliscio, marmanda, costoluto, fiaschette.»
Quelle qui appena trascritte in corsivo sono tre estrapolazioni dall'ultimo libro di Arturo Viale, La chiave dei ricordi, di prossima pubblicazione in edizione limitata, dunque, alquanto riservata, ma la cui bozza è ancora in corso di revisione.
Come negli altri suoi similari lavori, affiora spesso la notevole vena lirica di Arturo Viale, che non fa neppure mancare piccole perle di saggezza, di storia, di cultura.
Si tratta, altresì, di un'impressionante galleria di luoghi - di tutto il mondo, perché Arturo Viale ha avuto la fortuna di poter viaggiare molto -, di fatti, di persone, il tutto impreziosito con particolari che solo una certosina ricerca di documentazione poteva assicurare.
Rimane centrale, come negli altri suoi scritti, un vero e proprio punto di partenza, l'insieme delle esperienze compiute, dalla nascita al compimento più o meno della maggiore età, presso la vecchia casa di famiglia, la "Bataglia", di zona Ville di Ventimiglia.

Si preferisce qui, nel procedere con degli esempi, collegarsi alla menzionata dimensione nostrana.

Arturo Viale, sotto questo aspetto, mette la luce su persone note e meno note, in genere a lui care, tutte indicate, se non già di rilievo pubblico, con il solo nome, ma facilmente riconoscibili, in maniera di certo variabile, dai lettori più attenti.

Rievoca la nevicata del 1956, che non fu tale solo nel ponente ligure, tanto da sottolineare egli stesso la nota canzone che reca quel titolo, ma non quelle, forse specifiche di queste zone, del 1963 e del 1984, avvenute sempre di gennaio.

Con tanto di data e di orario, 19 luglio 1963 alle 6.45, rammenta un terremoto che non mise paura solo a lui, ma a quasi tutti gli abitanti di Ventimiglia: quasi, perché il padre di Arturo, trovandosi nella stalla, non avvertì nulla, neppure colse segnali dall'agitazione della loro mula; un po' come capitò ad altri, ad esempio alla famiglia di un ferroviere di Nervia, i cui membri solo ore dopo vennero svegliati, nel loro appartamento sito al pianterreno e con le finestre - correndo la piena estate - aperte, da un parlottio insistente di persone ferme sul marciapiede antistante.

Dichiara che un suo amico - di queste parti, beninteso - assistette al concerto dei Beatles a Nizza.

Coglie gli atteggiamenti inusuali di alcuni clienti del Bar Irene di ormai nuova gestione.

Riferisce della scritta EMOSCAMBIO apparsa su di un muraglione della Autostrada dei Fiori, chiarendo le intenzioni provocatorie degli anonimi imbrattamuri, che replicarono i loro atti in altre parti del Paese: una notizia, invero, inedita. 

Mette una discreta attenzione su Nizza, città dove ha anche lavorato come bancario, e dintorni, in questo in una sintonia con la maggior parte degli abitanti di questi luoghi che, vista la prossimità di frontiera, non necessita di spiegazioni.

Fornisce un taglio particolare alle sue frequentazioni di Feste de l'Unità.

«All’improvviso mi sono accorto che alcune antenne di mont Agel e del col de la Madonne non ci sono più, chissà da quanto tempo.»
 
E con questa  significativa osservazione di Arturo Viale si conclude questo post.

Adriano Maini

domenica 13 luglio 2025

Anche un eroe delle Quattro Giornate di Napoli operò in provincia di Imperia

Santo Stefano al Mare (IM): una vista sino a Capo Verde di Sanremo

Cronache della provincia di Imperia si occupano spesso di storie di spionaggio della seconda guerra mondiale ambientate nella Riviera di ponente, come per una recente notizia riguardante un romanzo la cui trama si snoda in parte a Sanremo.
C'è, forse, qualche inedito su questi argomenti.
Nel maggio del 1943 il SIM, servizio di informazioni del Regio Esercito, ebbe la prova definitiva che nel Sud della Francia, soprattutto intorno alla Delegazione navale di armistizio di Hyères, operava una rete clandestina di spionaggio della Resistenza transalpina, nella quale erano confluiti professionisti del disciolto Deuxième Bureau e che poteva giovarsi di confidenze di parte italiana. Il SIM, che aveva potuto giovarsi della vigilanza del sottocentro di controspionaggio di San Remo, dipendente dal centro impiantato dal SIM a Nizza, procedette anche ad un arresto, ma gli eventi connessi all'8 settembre misero "fine ad ogni indagine e determinarono l’immediata scarcerazione del 'corriere' e informatore italiano". Si può ben supporre che nella vicenda abbia giocato un ruolo la monumentale antenna installata a San Martino di Sanremo.
Sul fallimento - il 12 febbraio 1944 - della missione Zucca (dell'OSS statunitense, antenata della CIA, ma con personale italiano) presso la stazione ferroviaria di Riva Santo Stefano, episodio abbastanza noto, forse non sono mai state pubblicate le relazioni di parte repubblichina, ma di sicuro può essere utile sapere che il responsabile dell'operazione, Stimolo, già eroe delle Quattro Giornate di Napoli, tornò poco dopo nella zona delle Alpi per recuperare - e per trasferire a Genova - un’altra apparecchiatura radio che là era stata paracadutata.
Giansandro Menghi della missione Youngstown (dell'OSS), sbarcato, con partenza dalla Corsica, sulla costa ligure a marzo 1944, disegnò in una mappa le posizioni tedesche da Rapallo fino a Ventimiglia e nascose la carta ed altri appunti in una casa sicura a Nizza, dove tornò in seguito per il recupero di tali documenti.
Ai primi di aprile del 1945 il responsabile del SIM (anche i partigiani usarono questa sigla per i loro servizi di raccolta di vitali informazioni) invitava il SIM della V^ Brigata ad incrociare la sorveglianza su una donna che insieme ai due nipoti faceva la spola tra Badalucco e Sanremo, dove conferivano per gli esiti delle loro ricerche con il reparto di SS tedesche di stanza a Palazzo Bellevue, attuale sede del Municipio.
Molti sono i memoriali o gli atti di interrogatori, condotti in sede di epurazione antifascista, nei quali appartenenti a strutture, in genere di polizia, della Repubblica di Salò, dichiararono di avere passato notizie utili alle forze patriottiche o di avere in qualche modo aiutato persone arrestate dai nazifascisti, sottolineando, in molti casi, di essere rimasti ai loro posti o di essere entrati nei detti uffici d'intesa con esponenti delle organizzazioni della Resistenza.
Il CLN di Sanremo, a firma di Antonio Gerbolini e di  Mario Mascia, appena terminato il conflitto, riconosceva, tra gli altri meriti acquisiti con la sua collaborazione segreta con i patrioti della città, il ruolo avuto da Ise Gutensplan nel convincere a dicembre 1944 il comando tedesco di Sanremo a non procedere alla fucilazione di venti ostaggi rastrellati a seguito di un'azione delle SAP, così come, qualche mese dopo, nell'evitare l'esecuzione di Antonio Capacchioni, partigiano, ex ufficiale dell'ex Regia Aeronautica, il quale aveva avuto una forte funzione nell'avvio della missione alleata del capitano Robert Bentley presso la I^ Zona Liguria.

Adriano Maini

martedì 13 maggio 2025

Quelle rose del deserto



Stefano era stato uno dei ragazzi dalle "magliette a strisce" che, infiammati dal comizio di Sandro Pertini del 30 giugno 1960 in Piazza De Ferrari, avevano costituito la spina dorsale delle imponenti manifestazioni dei primi di luglio di quell'anno, le quali, pur funestate dalle brutali cariche della polizia, avevano infine impedito lo svolgimento del congresso dei neofascisti del Msi a Genova, città medaglia d'oro della Resistenza.
Pochi anni dopo questi eventi, capostazione a Ventimiglia, prese ad abitare tra Vallecrosia, dove confermò la sua iscrizione al Partito comunista, e la zona di confine con la Francia.
Fu dirigente locale del sindacato di settore della Cgil, allora in sigla denominato S.F.I., la cui sede, con il nuovo appellativo, comprensivo di tutti i trasporti, è rimasta tale e quale presso lo scalo. Ostinato nelle sue idee, venne presto in contrasto con altri colleghi. Aveva fatto, comunque, in tempo ad animare il Dopolavoro Ferroviario anche con un cineforum, così teatro di forti dibattiti, che altri, non lui, fecero in modo di chiudere, e a collaborare con altro dinamico e simpatico ferroviere per la realizzazione di gite in Costa Azzurra, tra cui rimase memorabile quella sino ai musei di Saint-Paul-de-Vence: in ogni caso faceva in modo che fossero presenti anche persone non dello stretto ambiente.
Dei viaggi che privatamente fece all'estero il figlio di un altro ferroviere conserva ancora la fotografia che li ritrae davanti al più famoso ponte di Londra, il "Tower Bridge", insieme ad una occhialuta graziosa ragazza, di cui non si sa più niente.


Di Silvano in particolare, nativo della Bassa Mantovana, quasi sempre poi residente in Bordighera, si potrebbe scrivere un libro.
Un cenno a lui l'ha fatto invero Giuseppe "Mac" Fiorucci nel suo Ibrahim, i datteri, il pesto. Tragicomiche di un vallecrosino nel deserto della Libia di Gheddafi (Associazione Culturale "Il Ponte" - Vallecrosia, 2011).
Anche Silvano come capo squadra e in seguito capo cantiere aveva lavorato in Libia, ma non solo: ne riportava spesso splendide rose del deserto che donava agli amici, che, disattenti loro o i loro familiari, si ritrovavano spesso sbriciolati in casa quei magnifici cristalli, così che non è dato recuperare pertinenti scatti in chiave nostrana.
Andando a ritroso, si può puntualizzare che Silvano, a lungo militante comunista, si ritrovò, sospinto dal vero incaricato, a fare tanta campagna elettorale a favore della legge sul divorzio, sottoposta al referendum del 1974, tra gli emigrati italiani nel Nizzardo. Conobbe connazionali ceramisti di Vallauris, dai quali l'anno dopo prese a rifornirsi per un commercio che lo portò sia ad esporre alla Fiera di Milano che ad aprire un negozio davanti all'oggi diruto Mercato dei Fiori di Vallecrosia, area nella quale si tengono di tanto in tanto mercatini e piccole fiere.
Ancora prima aveva fatto l'esperienza di guardia notturna, mestiere che aveva convinto a fare abbracciare anche a Zambo dei Gallinai, che, però, a Verona, con quella divisa volle rimanere solo pochi mesi, oltretutto presto imitato dal suo mentore.
Alla svolta degli anni Novanta ricopriva un grosso ruolo operativo in un'importante azienda edile con tante opere commissionate in Milano: nel capoluogo lombardo ritrovò conoscenti immigrati dalla Riviera dei Fiori che là svolgevano compiti professionali di rilievo: due di loro scesero per partecipare al suo secondo matrimonio a Bordighera dove, invero, Silvano, rientrava ogni fine settimana e dove in gioventù aveva fatto a sufficienza il "vitellone".
Dopo di che per un bel pezzo non si mosse più dalla città delle palme, perché ormai titolare di una sua impresa di costruzioni.


Apolitico, per non dire qualunquista, era, invece, Carlo, simpatico e cordiale, Carlo che aveva ben conosciuto i "vitelloni" di Ventimiglia, ma che le sue avventure femminili se le era cercate tutte da solo.
Dopo una dozzina d'anni trascorsi nella città di confine, era tornato a Parma, dove, lavorando nella sanità, non solo conobbe almeno un altro importante - per la qualifica professionale acquisita - immigrato da questa costa, ma anche cugini di un suo vecchio sodale.
Negli ultimi tempi, ormai pensionato, amava fare lunghe conversazioni telefoniche con gli amici della zona di Ventimiglia, che talora metteva in contatto tra di loro, come per il caso della ricerca di vecchi fumetti.
Poteva chiedere notizie di un ex ragazzo di Nervia, che aveva frequentato con lui l'avviamento professionale a Ventimiglia Alta, ma poteva essere lui ad informare del prossimo arrivo per le ultime edizioni della Battaglia di Fiori di chi avrebbe aiutato con i suoi consigli alla costruzione di carri - i cui capannoni erano piazzati nell'area dell'ex deposito locomotori di Nervia - dei giovani non ancora del tutto rodati, lui che, però, dei carri di un tempo ricordava poco o nulla.
Poteva stupirsi di ritrovarsi in una vecchia immagine di quando giocava - senza mai incontrare, però Ferenc Puskás, che tra quei ragazzi talora si allenava - negli juniores della Giovane Bordighera, il cui campo casalingo, sullo storico Capo, allo stato attuale è soprattutto un parcheggio.
Rievocava escursioni gastronomiche in Val Roia e in Val Bevera con uno zio acquisito, valente e noto panettiere.
Soprattutto si sentiva ancora un ragazzo di Via Regina, come viene chiamata ancora da qualcuno Via Dante a Ventimiglia, dove aveva intessuto la maggior parte delle sue relazioni in cifra locale: non potevano allora mancare menzioni di un vecchio campetto di calcio dei dintorni o di una certa pianta di deliziose carrube.
Significativo, poi, il senso di come si tenesse in contatto con tanti ex compagni delle scuole elementari: certo tornava spesso in questo territorio, ma non mancava quasi mai di partecipare agli incontri conviviali spesso organizzati da quegli ex alunni con il loro maestro.

Stefano e Silvano forse si conobbero, ma non fu così per Silvano e Carlo: un vero peccato perché sarebbe stato interessante sentirli darsi sulla voce con le rispettive parlate vernacolari dalle tante assonanze.

Adriano Maini

giovedì 24 aprile 2025

Dove iniziava il discorso BBS e dintorni


​Luca Giovannetti nell'agosto del 2019 aveva creato su Facebook il gruppo “Internet in Riviera”. Tra le prime righe che pubblicava ci sono le seguenti: “AAA CERCHIAMO gli internettiani della prima ora in RIVIERA, quelli che si collegavano con il modem 14.4, che scrivevano nei guestbook, che usavano Netscape e Trumpet WinSock, che si collegavano a Ftp.funet.fi, che scaricavano file importanti con l’FTPBATCH, quelli che… insomma gli EROI visionari che hanno vissuto la partenza di internet…“. Questo gruppo non ha avuto, per così dire, molta fortuna, ma la sua presenza si presta a qualche considerazione, se non altro di costume. Nella zona tra Imperia e Nizza altri pionieri nella creazione di contenuti e di prestazioni innovative furono Angelo Pallanca e Valeria Sinnati.​ Ma esistevano già, prima della messa in opera del Web, anche i BBS (Bulletin Board System), ai quali ci si connetteva da remoto via modem, causando in molti casi - in Riviera dei Fiori sempre -, discreti costi della bolletta del telefono. BBS che in sparuto numero ancora un po’ resistono, pare; qualcuno anche approdato sul Web. BBS che in verità non servirono mai allo scopo ai ricercatori di nuove esperienze. ​ Ad un certo punto Flavio Palermo, all’epoca molto appassionato di queste cose, ne realizzò uno, perfettamente funzionante, in un computer della sua ditta di Ventimiglia. Sarebbe stata una buona occasione, economica per le telefonate, per dialogare con artigiani e commercianti. I problemi di lavoro di Flavio, fatti salvi alcuni simpatici contatti di carattere privato, fecero tramontare sul nascere il tentativo. 


E Flavio Palermo svela oggi certi suoi arcani: "Con il Videotel mi collegavo già dal 1989 con il commodore 64. C'è un articolo "SPRITE 6499" che mi hanno pubblicato sulla rivista mc microcomputer del 1989 , dove spiego come modificare il software in linguaggio macchina del modem (6499) del commodore 64 per aggiungere uno SPRITE (freccia che si muoveva con il joystick) per navigare sul Videotel...

Un sistema telematico similare, dotato di specifico software, venne messo in piedi da consulenti professionali di Nizza per una collaborazione transfrontaliera, che non decollò mai, non tanto per carenze del programma (che non era stato certo regalato!), quanto per la scarsa adesione di adepti. In Francia andava da tempo alla grande il Minitel, servizio telematico di videotex, come recita Wikipedia, la quale, se si vuole, è da consultare anche per sapere qualcosa di più sui BBS. Quel Minitel che talvolta si ammirava in sedi professionali della Costa Azzurra. Perché funzionava bene, sia come sistema sia come contenuti. Infine, si scoprì che in Italia esisteva, similare, il Videotel, quello cui ha fatto riferimento Flavio Palermo, Videotel ad un certo punto accessibile non solo con specifico apparecchio, come per il Minitel francese, ma anche attraverso computer. Chi si cimentò con simili operazioni ottenne solo risultati disastrosi sotto ogni profilo.​  

Risale alla tarda primavera del 1996 - una data spartiacque degli episodi qui citati - la prima fotografia che qui appare, dove a sinistra si possono vedere il menzionato Luca Giovannetti e impegnato con il portatile Carlo Venditto, ritratti nello stand di Ventimiglia Expo, che ebbe luogo proprio a due passi dalla sede della loro neonata azienda, collegata nell'occasione con un cavo volante alla postazione fieristica. Quando l’internet provider aperto, già in costanza di Web, proprio da Luca e dai suoi soci (ai già citati sono da aggiungere Luca Lombardo e Riccardo Lora) in Roverino di Ventimiglia consentì finalmente a molti utenti un notevole abbattimento dei costi dei collegamenti telefonici. In effetti, ancora pochi mesi prima di quella data in Riviera, a diversità di altre zone privilegiate del Paese, vigevano solo cose come telnet, ping, finger ed altre ancora, cadute ormai nel dimenticatoio. E le telefonate di accesso andavano fatte, se andava bene su Milano.​ Da rammentare che le relative tariffe all'epoca erano ancora molto alte.

Adriano Maini

martedì 25 marzo 2025

Altre sfumature di azzurro


 

Data la prossimità della zona di Ventimiglia con il dipartimento francese delle Alpi Marittime è quasi inevitabile fare emergere di tanto in tanto altri - rispetto a precedenti note - pertinenti fatti curiosi.

Su tutto campeggiano - a saperli cercare - i racconti di Gianfranco Raimondo, imperniati non solo su zingarate compiute oltre frontiera da persone nostrane, ma anche risvolti significativi, come la lunga partecipazione al Festival del Cinema di Cannes come giornalista, decano, infine, di Angelo Maccario di Ventimiglia.
 

Gianfranco Raimondo, ad esempio, ha rammentato in almeno un'occasione che André Vanco, già partigiano, sindaco comunista di Beausoleil dal 1977 al 1986, fratello di un impiegato di Radio Montecarlo (molto frequentata ai tempi da Gianfranco) aveva organizzato nella sua zona diverse conferenze di un valente fotografo, Gian Butturini, per la presentazione di un libro di fotografie di Fidel Castro.

L'incanto della Cappella della Pace a Vallauris, dipinta da Picasso, illumina questa cittadina di ceramisti autorizzati dall'artista in persona a riprodurre certe sue ispirazioni nei loro vasi ed altri casalinghi, la cui vendita in Italia non ebbe mai, tuttavia, grande fortuna.
E, tornando a Picasso, si può sottolineare che avesse donato alquanti suoi disegni, litografie ed acquarelli a sedi ed uffici popolari.

La marcia contro le miniere di uranio nella Valle delle Meraviglie nel 1979 fu un avvenimento molto articolato e partecipato, coronato anche da successo. Per alcuni partecipanti di Ventimiglia il ritorno avvenne, sempre in pullman ma scendendo prima su Nizza: uno stagionato figlio dei fiori, prossimo - a suo dire - a rientrare in India, intonava con discreta voce, accompagnandosi con la chitarra acustica, anche una versione tradizionale della canzone "The House of the Rising Sun", nota al largo pubblico per il disco di "The Animals".


Il sindaco di Ventimiglia in quel 1994 appariva un po' stralunato all'inaugurazione in Nizza della sede di rappresentanza di un'associazione di categoria imperiese.


Un suo non subitaneo successore, dell'area di centro-destra, ebbe tempo dopo occasione di chiedere delucidazioni al già citato ufficio.


Un'altra associazione di categoria aveva molto premuto con istituzioni imperiesi per l'apertura dalle parti di Nice Etoile di un centro promozionale di piccole imprese della provincia, rivelatosi presto un fallimento.


Alla Fiera di Nizza - nei primi anni 2000 - fu in qualche modo presente in alcune occasioni anche l'Accademia della Comunicazione Verbale, condotta con caparbietà dal milanese Davide Oscar Andreoni, in quel periodo abitante di Vallecrosia, il quale scattò alcune immagini che sarebbero in seguito risultate alquanto significative, come quella concernente un futuro sindaco e ministro.
Del resto, Andreoni non si era neppure risparmiato di tenere lezioni specifiche del suo sodalizio anche presso un ente pubblico di Saint-Laurent-du-Var o di collaborare con associazioni culturali di Breil sur Roya.


P.S.

Nel titolo si gioca con l'aggettivo azzurro, azuréenne, molto usato in Costa Azzurra, a proposito, come per il Museo della Resistenza della Costa Azzurra, e, forse, talora, a sproposito.

Adriano Maini

venerdì 21 febbraio 2025

Il battello francese ha urtato contro le rocce che si prolungano in mare da Capo Mortola




Viene proprio da affermare che per un lungo periodo, nel secondo dopoguerra, non avessero molta fortuna le imbarcazioni francesi che si fossero trovate a passare davanti al confine con la Liguria.
Si è qui già detto di almeno un affondamento davanti a Bordighera e di un arenamento di fine anni Ottanta contro un alta riva di Mortola di natanti transalpini.
Un articolo de "La Nuova Stampa" di giovedì 20 agosto 1953 ha tramandato a pagina 6 un singolare episodio con titolo "Un battello con 300 passeggeri s'incaglia davanti a Ventimiglia" e con catenaccio "Nessun danno alle persone. La nave liberata dopo lunghi sforzi".
Bisogna avviarsi subito nella lettura, però, per capire meglio quella pregressa situazione: "Mentre stava navigando lungo la costa diretto a Sanremo, il grosso battello a motore francese «Gallus I», che trisettimanalmente compie il percorso Nizza-Sanremo trasportando turisti, ha urtato contro le rocce che si prolungano in mare da Capo Mortola".
Balza subito agli occhi, in effetti, che la costa di Mortola non sia mai stata molto propizia agli accostamenti.
Il giornale, prima di addentrarsi nel resoconto dell'articolata sequela di soccorsi, fornisce almeno un'altra notizia di rilievo, quando rimarca che quel giorno a bordo c'erano oltre trecento persone, turisti che in tale veste e con tale mezzo solo con grandi sforzi di fantasia organizzativa e promozionale oggi si potrebbero assicurare alla Riviera dei Fiori.

Mentone vista da Ponte San Luigi

Nizza

Risultano anche un po' bizzarri altri dettagli riferiti in cronaca: il condizionale applicato alla probabile causa dell'incidente consistente in un avvicinamento a duecento metri dalla costa; i tentativi del comandante di procedere al disincaglio; l'arrivo da Mentone di panfili e di barche da pesca con cui, intanto, venivano trasbordati a terra i passeggeri, "mentre giungevano da Nizza, Monaco e Sanremo le vedette della dogana"; il timore di un colpo di vento che potesse far capovolgere il Gallus I; l'arrivo da Nizza, per concretare un organico disimpegno, dei battelli gemelli Gallus II e Gallus II; il fallimento di questa operazione, ma, infine, "solo stasera verso le 19 un grosso rimorchiatore partito da Savona, aiutato da un rimorchiatore minore sopraggiunto dalla Francia, è finalmente riuscito a disincagliare il Gallus I, che è stato ricondotto a Nizza [...] Una simile avventura era toccata in tempo di guerra a un bastimento tedesco, che non potè essere riportato in rotta e fu fatto saltare dalla marina da guerra germanica" (e quest'ultima parte sembra proprio presa da una tipica storia di Arturo Viale).





Quella di Capo Mortola è una zona marina con diversi aspetti di pregio e con qualche vincolo non ben precisato, se al profano sembra strano che tanti natanti, tutti di sicuro più fortunati e più attrezzati in senso moderno del Gallus I, abbiano per lungo tempo gettato le ancore o si siano ormeggiati a boe in quelle acque.

Ventimiglia (IM): Villa Hanbury

Pare, tuttavia, che l'area di tutela ai sensi della Legge Regionale 31/2000, che fa esplicito riferimento ai Giardini Hanbury, superba cornice del tratto di mare qui individuato, abbia finalmente trovato un rigoso regolamento attuativo, inteso a proteggere soprattutto la prateria di Posidonia oceanica. Tra i documenti significativi che si sono occupati di Capo Mortola si può, inoltre, menzionare "Biostratigrafia a macroforaminiferi della sezione stratigrafica di Capo Mortola (IM)", tesi di laurea magistrale (Università degli Studi di Genova) del 2022 di Simone Crobu.
 





E pensare che tra bagnanti, visitatori, persone che amano passeggiare, l'usanza più diffusa è sempre stata quella di ammirare da Punta Mortola non solo il mare, ma anche gli scorci circostanti di panorama.
Adriano Maini

venerdì 14 febbraio 2025

A Marineland


Poteva capitare a visitatori occasionali di Milano, magari proprio (come nel film tra breve citato) dalle parti del Duomo, quando non era ancora stata introdotta la Zona a traffico limitato (ZTL), di essere interpellati in mezzo alla nebbia per indicazioni stradali da automobilisti di passaggio, per il colmo anche romani, quasi a rievocare il finale di una pellicola anni Cinquanta (Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo diretto nel 1956 da Mauro Bolognini) con protagonista, soprattutto nel finale, Alberto Sordi. Questi nella parte - come solo può capitare nella fantasia del cinema - di un vigile urbano saccente trasferito nella metropoli lombarda, dove dovrebbe aver raggiunto il culmine della soddisfazione professionale, dopo aver risposto nella scena, già in qualche maniera evocata, alle richieste di giovanotti dell'Urbe in transito da quelle parti, prima sfoggia sussiego pronunciando tra sé e sé parole in dialetto meneghino tipo "El Domm", "el panetùn", "el ghisa" (poliziotto municipale), per poi arrendersi alla lacrimevole esclamazione "el magùn", che, tuttavia, gli ambrosiani veraci dovrebbero pronunciare come "me vegn el magon".

Genova: uno scorcio di Piazza De Ferrari

A metà del primo decennio di questo secolo poteva capitare - come in effetti successe - a Genova, città di persone austere e ancor più frettolose dei milanesi, di vedere un noto industriale obbligare la scorta a fare dietrofront nella strada che dall'ala orientale del Teatro Carlo Felice porta a Piazza De Ferrari, giusto per fare il galante con una giovane signora che insieme ai colleghi di una comitiva di piccoli imprenditori imperiesi si stava recando al parcheggio sul marciapedi transennato a causa dell'evento da cui era sbucato il nostro personaggio. Quest'ultimo, a varco infine libero, un centinaio di metri dopo, prima di tornare nella sua opposta direzione reclamava - accettato - di poter dare un bacetto, prontamente richiesto anche da una graziosa cinquantenne del gruppo ponentino: il tutto sotto gli sguardi sornioni dei colleghi delle due donne e forse pure oggetto degli scatti, mai pubblicati, della fotocamera di un telefonino.

Poteva capitare nel 1997 a Roma ad altri di quella compagine di incrociare il menzionato tycoon aggirarsi con fare annoiato nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, nella cui piazza era arrivato in sella a rombante motocicletta, accompagnato dalla fidanzata dell'epoca, nota attrice di origine straniera, che fece in tempo in chiesa a scambiare uno sguardo assassino con un quasi cinquantenne imperiese, presente per combinazione a questo ed al precedente episodio: mancavano, invero, a commentare il tutto alcuni salaci compari del rione, discreti emuli di Petrolini, che con le loro battute micidiali avevano deliziato in un bar all'aperto di quella zona altri ponentini di quel sodalizio nell'afoso luglio di qualche anno prima.

L'interno di un ristorante di Marineland, in occasione di un incontro professionale, nei primi anni Novanta - Foto Moreschi

Poteva capitare, più o meno in quel torno di tempo, che, per lo stupore soprattutto degli ospiti imperiesi, le grida delle orche di Marineland, il più grande parco marino d'Europa situato ad Antibes, da poco, però, chiuso, di tanto in tanto sovrastassero il brusio delle conversazioni di una riunione più o meno professionale, in qualche modo indotta - al pari di altre, successive - dalle conoscenze di un quotato commercialista sanremese, che uno studio associato non lo ebbe solo a Nizza, ma anche in Corsica.


Può oggi capitare di sentire inediti su racconti già fatti, rievocare vecchie altrui storie giovanili piccanti, recuperare immagini e scritti quasi d'epoca.

Adriano Maini

venerdì 25 ottobre 2024

Di una vecchia Terza Liceo Classico

Uno scorcio di Varase, Frazione del comune di Ventimiglia (IM)

Quel gruppo più affiatato di ragazze e di ragazzi di quella Terza Liceo Classico per la Pasquetta del 1968 si era ritrovato per un pranzo in trattoria in quel di Varase, frazione di Ventimiglia: come d'incanto, anche in quella occasione al momento dell'eventuale aperitivo era comparso un pallone al quale i maschi si diedero con gioiosa voluttà.

Non era la prima volta che in quella stagione l'allegra combriccola si ritrovava fuori dalle mura della scuola. Ad esempio, per il precedente Capodanno si erano recati a ballare in quella che anche le canzoni dell'epoca definivano una cantina privata: solo che in quel caso lo stanzone si trovava ad un piano alto di una vecchia casa nei pressi dell'Oratorio dei Bianchi di Camporosso, un ritrovo all'epoca per il comprensorio quasi storico, in un edificio che in seguito venne egregiamente ristrutturato mettendo definitivamente al bando impossibili ritorni di fiamma. Oppure, dalle parti di San Romolo di Sanremo, dunque in altura, avevano assistito, senza farsi notare, alle peripezie automobilistiche di una loro insegnante.

Quei giovani, del resto tutti più o meno brillanti negli studi, a volte nel tempo libero facevano delle cose più impegnative. Un gruppo più ristretto, ma forse con l'aggiunta di qualcuno, frequentava - chi saltuariamente, chi più di frequente - presso il chiostro di Sant'Agostino della città di confine alcune persone poco più anziane di loro, venute da fuori, uomini cattolici, religiosi e laici, molto impegnati nel sociale, che discutevano con i loro ospiti di temi inerenti, battendo molto sul tasto di un volontariato non da tutti compreso: una presenza, di cui qui, su questo blog, si è già cercato di lasciare testimonianza, perché le sue tracce sono rimaste molto labili nella memoria collettiva, ancorché, per paradosso, un esponente di quel "cenacolo" avesse indirettamente contribuito a suscitare la passione politica di un futuro funzionario del partito comunista.

Accadde poi che per il Maggio francese due o tre di quei compagni di classe pensassero di aggregarsi ad una visita "di cortesia" all'Università di Nizza in quel momento occupata come quasi tutti gli atenei transalpini, una visita promossa da militanti (o, probabilmente, più curiosi che altro) di sinistra della zona intemelia. All'appuntamento, tuttavia, di quel sodalizio di coetanei si ritrovò solo il più giovane, invitato per ultimo, che ebbe certamente il piacere di conoscere un Elio Lanteri ancora ben lontano dal vedere pubblicati i suoi romanzi, ma che, soprattutto, rimase molto perplesso - ad usare un eufemismo - nel vedere tanti cavalletti di frisia e tanti sassi accumulati all'ingresso di quell'Istituto del caploluogo delle Alpi Marittime.
Anche per questa esperienza i ricordi dei partecipanti si sono resi molto sfuocati, ma pochi hanno dimenticato Elio Lanteri, il quale, per paradosso, ad una successiva vigilia di Natale faceva quasi gli onori di casa ad una cena in modesto esercizio pubblico di Buggio, frazione di Pigna, dove tenne banco specie nei cori intonati verso la fine di canzoni ancora attuali in termini di protesta quali "Addio Lugano bella" e "O Gorizia tu sei maledetta", un ex allievo - ed ex insegnante supplente - del Liceo Ginnasio Statale "G. Rossi" di Ventimiglia, molto competente nella sua carriera scientifica universitaria, ma anche decisamente extraparlamentare, ma, anche, più prosaicamente figlio di un simpatico signore, il quale prima del ritiro in pensione sulle alture di Camporosso, era stato a lungo proprietario di uno dei bar più frequentati di Ventimiglia.

Adriano Maini