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sabato 10 gennaio 2026

Spie e non spie, da documenti Cas ed altri, invece


Da documenti finiti in qualche modo nelle mani della CIA, da verbali di vario genere attinenti le procedure delle Corti d'Assise Straordinarie (per l'epurazione antifascista; in sigla Cas), da missive dei partigiani, da relazioni poliziesche della Repubblica Sociale fascista - tutte carte più volte menzionate su questo blog - emerge anche, a ben guardare, per la provincia di Imperia il quadro contraddittorio di errori di valutazione compiuti da varie spie nazifasciste - oltrettutto, specialiste nel millantare pericoli inesistenti -, di pesanti sottovalutazioni commesse dai servizi di informazione alleati e di altre "sviste" sul fronte antifascista.

Qualche esempio in proposito.

Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, un losco individuo già più volte rammentato su queste colonne, tentava di attribuire pregressi contatti con diversi partigiani di montagna ad Antonio Capacchioni (Nino), il quale, invece, era stato sfortunatamente e casualmente arrestato subito dopo aver rimesso piede in altura, dove era sempre rimasto poco per via delle missioni che doveva seguire, la Kanhemann e quella che portò (a seguito dello sbarco avvenuto nella notte tra l'8 ed il 9 gennaio 1945 a Vallecrosia con il fondamentale contributo del locale Gruppo Sbarchi) tra i partigiani della I^ Zona Liguria l'ufficiale alleato di collegamento, il capitano Robert C. Bentley dell'organizzazione britannica SOE: chissà che l'imputato non pensasse in tal modo di sottrasi a domande per lui più scottanti. In ogni caso, Schifferegger rese onore al coraggio di Nino, rimarcando più volte che, nonostante le ripetute violenze subite ad opera del SD nazista, Capacchioni non fece mai rivelazioni di sorta.

Il responsabile dell'antenna OSS (antesignana della CIA) di Nizza non si accorgeva che erano falsi - e ne derivarono diverse nefaste conseguenze - i messaggi che venivano trasmessi dal suo radiotelegrafista in terrritorio imperiese, che non poteva fare altro, una volta catturato dai servizi tedeschi, perché non debitamente munito del canonico codice d'allarme da mettere in onda: tutto questo a seguito dell'inopinata uccisione del capitano Gino Punzi, in missione per conto dell'OSS, e della trappola in cui caddero a Ventimiglia i collaboratori - ritardatari - che lui aspettava, tra cui, per l'appunto, l'esperto delle messe in onda.

Il capo della Sezione della Polizia Ferroviaria della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) di Ventimiglia l'11 maggio 1944, in riferimento alle indagini - scaturite da vergognose delazioni - che avrebbero portato entro poco più di dodici giorni all'arresto dei patrioti ferrovieri e della Giovane Italia, quasi tutti destinati ad una tragica fine, scriveva ai superiori che nella città di confine erano in contatto con alcuni sospettati cinque o sei persone in precedenza sbarcate a Genova da un sommergibile e che a Sanremo - quindi, aggiungendo notizie fuori dalla sua stretta competenza - doveva avvenire da parte di apparecchi nemici un lancio di armi e di denaro per alcuni sovversivi, non effettuato perché i destinatari erano stati momentaneamente arrestati: due sottolineature di cui non si ravvisa alcuna traccia in qualsiasi altra fonte storica.
 
Adriano Maini 

giovedì 30 novembre 2023

E Italo Calvino testimoniava a favore di un ex soldato repubblichino

Sanremo (IM): il Monumento ai Partigiani - opera del patriota resistente Renzo Orvieto - sito davanti all'ex Forte di Santa Tecla, dove brevemente fu rinchiuso anche Italo Calvino

In ordine alle tristi collaborazioni con i nazifascisti si può evincere che "un fascista repubblicano" di Imperia denunciava il 13 febbraio 1944 due funzionari dell'Ufficio Provinciale delle Corporazioni per generici gesti antifascisti compiuti dopo il 25 luglio 1943; che ci furono, sempre nel capoluogo, altre denunce di anlaogo tenore; che un impresario edile di Sanremo si dichiarava protetto dalle S.S. tedesche; che molto pesanti furono le accuse - nel periodo in cui si tentava ancora l'epurazione - a carico di una donna abitante a Bordighera; che a Sanremo il borghese "robusto, statura piuttosto alta, età circa 50 anni, colorito bruno, capelli leggermente brizzolati, barba rasa [...] del quale ho dato i connotati, che secondo me guidava la spedizione, mi disse che era stato lui ad andare dal comando tedesco" (come da un verbale di interrogatorio, oggi documento in Archivio di Stato di Genova - ricerca effettuata da Paolo Bianchi di Sanremo - < fattispecie in seguito in questo post contrassegnata come AS GE>), avrà quasi di sicuro indotto altri rastrellamenti, oltre quello qui appena accennato e nel corso del quale vennero falcidiati i partigiani fratelli Zoccarato; che sempre a Sanremo un mutilato di guerra "che camminava con i bastoni" era comunque in grado di dare informazioni nocive agli antifascisti; che era piuttosto losca la figura dell'impresario di Sanremo del quale "... parecchi giorni dopo si seppe che era stato preso l'O. Il 15 novembre [1944], pochi giorni dopo l'arresto dell'O., i nazi-fascisti effettuarono un  rastrellamento nella zona di San Romolo [n.d.a.: le responsabilità di questo O. per la tragica fine di  partigiani a San Romolo, tra i quali il vecchio gappista Aldo Baggioli, il giorno stesso in cui venivano preso anche Italo Calvino, erano ribadite dall'ex graduato delle SS Ernest Schifferegger - come da documento statunitense già compulsato su queste colonne -] .... tutto San Romolo è voce comune che nel secondo rastrellamento, avvenuto otto giorni dopo, vi era... il quale alla presenza del figlio del custode di Villa Marsaglia presentò ai tedeschi una lista nella quale vi erano tutti i finanziatori dei Patrioti" (AS GE); che SS francesi ancora al 22 aprile 1945 mandavano informazioni carpite a danno dei partigiani al comando locale della X Mas. 
 
Se si leggono alcuni carteggi, quali i documenti in archivio IsrecIm, riassunti da Rocco Fava di Sanremo nella sua tesi di laurea del 1999, si intuiscono, inoltre, in controluce talune contromisure adottate dai garibaldini. Il 18 gennaio 1945 "Dario", Ottavio Cepollini, informava la Sezione SIM (Servizio Informazioni Militari) della Divisione d'Assalto Garibaldi  "Silvio Bonfante" che "da parte dei tedeschi continua l'interrogatorio di 'Giulio' e 'Dek', 'Boll' collabora con i tedeschi, viene messo spesso con gli arrestati e con il pretesto di essere caduto anche lui in trappola cerca di carpire notizie utili da riferire ai tedeschi. Si cercherà di fare eliminare 'Boll' proprio dai tedeschi. I tedeschi a Pieve di Teco stanno ricostruendo il ponte crollato". Il 1 marzo 1945 la Sezione SIM del CLN di Sanremo avvisava la Sezione SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" che "... a Sanremo si stava intensificando l'attività spionistica dei tedeschi... era inutile l'attacco contro il sarto Sofia". Il 16 marzo 1945 il CLN di Sanremo informava la Sezione SIM della V^ Brigata che "si trovava di nuovo a Sanremo il 'famigerato maggiore' tedesco Kruemer". Il 28 marzo 1945 "Carmelita" segnalava al C.L.N. di Sanremo  che tra i più assidui informatori dei tedeschi vi era un certo colonnello Alberto Neri, abitante a Sanremo, invalido, ex combattente dell'esercito francese, in diretto contatto con il capitano "Frank" e che un'altra informatrice era una donna sudamericana di nome "Pegg", intima amica del Neri stesso. Il 30 marzo 1945 il responsabile "S. 22", G.B. Barla, del SIM della I^ Zona Operativa Liguria scriveva al suo comando che occorreva procedere all'arresto della spia Seccatore (Coccodé) - su cui aveva già dato informazioni - che stava agendo a Molini di Prelà.
 
Si riportano spesso in letteratura specialistica il passaggio di confine con la Francia compiuto in tre direzioni o punti diversi da tre gruppi della missione britannica Flap, cui si erano aggregati, tra gli altri, patrioti del Piemonte, piloti ed avieri, ex prigionieri, e l'arrivo dell'ufficiale di collegamento con la I^ Zona Operativa Liguria Robert Bentley, del Soe. Meno conosciuti, invece, sono - nel novero Oss - i passaggi della missione Youngstown - da Ventimiglia - e di quella Zucca, alla quale ultima partecipava anche Vincenzo Stimolo, un eroe delle Quattro Giornate di Napoli, fallita casualmente alla stazione ferroviaria di Santo Stefano al Mare, mentre poco al largo un sottomarino aspettava di sbarcare il vero referente, un responsabile del servizio statunitense, Bourgoin.
 

Ventimiglia (IM): a sinistra la casa - di colore rosa - in Marina San Giuseppe dove venne ucciso il capitano Gino Punzi

Una storia straordinaria è quella del capitano Gino Punzi, infine reclutato dagli americani - Oss, antenna di Nizza -, nella cui tragica vicenda si incontrano maquisard, poliziotti fascisti prima di Ventimiglia poi di Imperia ma impegnati a sostenere in segreto la sua azione di costruzione di una rete antifascista, patrioti italiani quali Giuseppe Porcheddu, il maggiore degli Alpini a riposo di Ventimiglia Luigi Raimondo - già impegnato a margine della missione Flap -, Chiappa padre e figli di Bordighera, partigiani di passaggio in Costa Azzurra che tentarono di affidargli messaggi di delazione da recapitare ai loro Comandi circa loro compagni dediti a presunte o veritiere attività illecite, pescatori contrabbandieri chi in ferale ritardo chi fatale traditore: il capitano Gino, colpito da tergo alla testa con un'ascia, ricevette il colpo di grazia a Marina San Giuseppe di Ventimiglia per ordine di un agente della S.R.A. della Marina da guerra tedesca di stanza a Sanremo.
 
A danno della Resistenza Imperiese è celebre il caso della cosiddetta "donna velata" che, dopo essersi infiltrata tra i partigiani, creò i presupposti per alcune efferate stragi nazifasciste, soprattutto ad Imperia. Lo è meno quello di Olga, nome fittizio di una giovane, forse jugoslava, di cui parla Michael Ross nel suo libro di memorie "From Liguria with love". Ross, inglese, già prigioniero di guerra a Fontanellato di Parma, dopo essere stato, insieme al suo compagno di fuga Bell, prima aiutato dal martire antifascista Renato Brunati e dalla sua compagna Lina Meiffret, poi, dopo il fallito tentativo di arrivare in Corsica in barca a motore, ospitato in clandestinità per mesi e mesi a Bordighera da Giuseppe Porcheddu - che aveva acceduto alle istanze di Brunati e di Meiffret, i quali sentivano imminente il loro arresto da parte della miliza fascista -, si trovava, sempre con Bell, ai primi del 1945 tra i partigiani della zona di Taggia. Per due volte la spiaggia di Arma di Taggia da dove i due - ed altri militari alleati - avrebbero dovuto attendere il canotto di un sottomarino, attivato grazie ai messaggi radio del telegrafista di Bentley, fu, invece, teatro di uno scontro, rischiarato dai bengala tedeschi, tra partigiani e nazisti, con conseguente fallimento della prevista esfiltrazione. Non ci fu un terzo scontro, perché sia i tedeschi che il comandante - che non si era più potuto avvisare - del mezzo navale attesero invano. I garibaldini avevano capito il tradimento di Olga, che era stata pertanto giustiziata con un colpo di pistola alla nuca alla presenza dei due britannici: la sua salma venne seppellita in fretta e furia. A marzo 1945 Ross e Bell partirono infine in barca a remi da Vallecrosia con l'aiuto della locale SAP per rientrare da Montecarlo nei propri ranghi. Ancora una nota su Olga. Il garibaldino Giuseppe Gaminera (Garibaldi) nelle sue testimonianze sulla Resistenza ha ricordato altri precedenti gravi fatti - come avere causato l'arresto a Tumena da parte dei partigiani della V brigata di un uomo riconosciuto infine innocente, anzi, divenuto comandante garibaldino con il nome di battaglia di "Audace" - circa i quali si poterono presumere pesanti responsabilità della giovane, che era riuscita per mesi a non lasciare tracce di sé, districandosi tra una banda e l'altra.
 
Un funzionario - temporaneo (venne quasi subito arrestato dai saolini) - di P.S. della Questura fascista di Imperia fece mettere a verbale che aveva contributo a salvare il maggiore Enrico Rossi (reintegrato finito il conflitto nel Servizio Permanente Effettivo del Regio Esercito), che era stato consegnato a giugno 1944 dalla G.N.R. alle SS tedesche insieme al tenente Angelo Bellabarba ed al tenente Alfonso Testaverde, tutti rei di attività antifascista, in cui spiccava la loro pregressa collaborazione con Renato Brunati e Lina Meiffret (AS GE).   
 
Italo Calvino dichiarava il 17 luglio 1945 in Commissariato di Polizia a Sanremo: "Ho conosciuto sempre il N. come di sentimenti antifascisti. Essendo io stato catturato nel rastrellamento del 15 novembre 1944 mi trovavo alcuni giorni dopo nella Caserma Crespi d'Imperia ed arruolato forzatamente in quella Compagnia Deposito. Qui incontrai il N. che era stato costretto a presentarsi in seguito a minacce di rappresaglie verso la sua famiglia. Egli appariva assai abbattuto, moralmente, per aver dovuto compiere quel passo. Io lo avvertii che la compagnia deposito non era che una stazione di smistamento verso i campi di addestramento dai quali non si poteva più scappare perciò lo consigliai, vedendo che egli aveva intenzione di scappare quanto prima di entrare a fare parte della compagnia provinciale cercando di esimersi dal fare rastrellamenti. Alcuni giorni dopo io scappai e non sò specificare l'attività del N. in quel d'Imperia. Posso dichiarare però che egli pur essendo a conoscenza del mio nascondiglio in campagna, non solo non mi denunciò ma mi avvertì che ero attivamente ricercato segnalandomi i rastrellamenti che si sarebbero compiuti nella zona" (AS GE): lo stile di scrittura non é certo quello del grande autore de "Il sentiero dei nidi di ragno"!
 
Un rapporto della flotta statunitense di stanza nel Mediterraneo annunciava l'arrivo il 10 settembre 1944 nelle vicinanze di Saint-Raphaël di tre giovanotti, colà pervenuti in barca a remi da Ventimiglia e latori di alcune informazioni di spessore militare (" Più tardi nostre navi spararono, con il supporto di aerei da ricognizione, su alcuni obiettivi indicati da questi patrioti italiani"), una attestazione che conferma un racconto tramandato oralmente in zona ma non molto noto, anche se ripreso da Arturo Viale nel suo "Vite parallele".
 
Nel diario brogliaccio del distaccamento di Sanremo delle Brigate Nere si può leggere che il comandante Mangano - di cui oggi qualcuno insinua che fosse anche in contatto con gli americani - ebbe almeno un abboccamento - destando stupore nel verbalizzante - con un partigiano autonomo. Mangano, appena finita la guerra, morì suicida a Genova.
 
"Per assicurare la dovuta segretezza alle nostre comunicazioni è stato stabilito che ogni nostro Agente firmi ogni suo rapporto, relazione, informazione, ecc con una sigla. Vogliate prendere nota che la SIGLA a Voi assegnata e con la quale dovete firmare é: VEN 38" scriveva il comandante della Legione G.N.R., Bussi, ad un suo agente confidente - goielliere di Ventimiglia - alle dipendenze dell'U.P.I. (Ufficio Politico, in pratica uno dei tanti servizi segreti della Repubblica di Salò) (AS GE).  
 
Il 16 settembre 1944 alcuni giovani francesi tentarono un vera e propria azione di commando sulla frontiera di Ponte San Luigi, tra Mentone e Ventimiglia. Il colpo fallì: morirono Jean Bolietto, di origini astigiane, saltato su una mina, e Joseph Arnaldi, detto Jojo, raggiunto da proiettili, cui si sottrassero gli altri tre del gruppo. Su questi partigiani e su questo fatto ha scritto diverse volte il professor Enzo Barnabà.         
Stando alle sue dichiarazioni del maggio 1945 (AS GE) un ex poliziotto ausiliario della polizia saloina - di nuovo in carcere con l'accusa di avere militato in precedenza nelle fila fasciste - doveva incontrare alla fine di novembre del 1944 a Camporosso alcuni partigiani francesi, ma ne venne impedito in quanto catturato da ex colleghi repubblichini di Bordighera.
Si hanno notizie (pregressa ricerca del compianto Giuseppe "Mac" Fiorucci, autore di "Gruppo Sbarchi Vallecrosia" - con ogni evidenza in ciò aiutato dallo stimato storico nizzardo Jean-Louis Panicacci -) di incursioni - confermate da precise mappe dei luoghi, ancora esistenti - in zone del nostro ponente compiute da Joseph Manzone, detto "Joseph le fou" (un nome, un programma!), maquisard del dipartimento delle Alpi Marittime, che aveva già aiutato intorno all'8 settembre 1943 soldati italiani della IV Armata a fuggire o a raggiungere la locale Resistenza, protagonista di svariate altre avventure, lunghe da raccontare.
Da ottobre 1944 in avanti diversi furono da parte di partigiani ed agenti transalpini i tentativi compiuti di entrare in Italia attraverso la Val Roia, ma fallirono tutti o quasi. Particolarmente efficiente fu in questo contrasto a febbraio 1945 il servizio di controspionaggio tedesco.
 
Adriano Maini

sabato 29 luglio 2023

Un tedesco, agente immobiliare a Sanremo già nel 1930

Sanremo (IM): Via Matteotti all'altezza della ormai chiusa Agenzia di Weilbacher

Weilbacher, Karl Weilbacher. Un cognome che suona un po' come la marca di un liquore di erbe.
Se ne fece un breve cenno su questo blog l'anno scorso in proposito del suo coinvolgimento nel caso dell'importazione a Sanremo di un quadro del Tintoretto - in piena seconda guera mondiale! - per il quale dal medesimo - reputato agente dell'Abwehr tedesco - non era stata pagata la dogana.
Per caso, qualche mese dopo un articolo, apparso nella cronaca locale di un noto quotidiano a larga diffusione nazionale, si dilungava con dovizia di particolari sulla citata vicenda.
Probabile comune fonte di informazione per i due casi un lungo rapporto - datato 7 gennaio 1947 - del servizio segreto statunitense, firmato da James (Jesus) Angleton, un personaggio a suo tempo importante, come sottolinea anche il giornalista, e sul quale conviene a breve tornare.
Occorre precisare che il documento è molto lungo, per cui non si può fare a meno di procedere per brevi, esemplificative estrapolazioni.
Il cronista ha compiuto la scelta di concentrarsi sulla faccenda del dipinto, che risulta invero a suo modo interessante. L'opera consiste nel ritratto del Doge di Venezia Pietro Loredan. Secondo alcune fonti oggi si trova al Kimbell Art Museum di Firt Worth nel Texas. Per altre non è detto, perché il Tintoretto fece tre ritratti al Doge, tutti ancora esistentio. Si può menzionare la relazione americana: "Weilbacher andò a Imperia e pagò 22.000 lire di dogana per il dipinto, che gli fu restituito. Lo riportò a San Remo. Nell’autunno del 1943 il Weilbacher lo depositò in una banca a Merano. Fu restaurato nell'ottobre o nel novembre 1945 e portato nella sua nuova residenza a Como, da cui fu in seguito trasferito e consegnato a Milano  in Via Dino Compagni n. 2 al Prof. Ivan Bernaim. Qui fu trovato e confiscato dopo l'arresto del Weilbacher." Perché Weilbacher, per l'importazione illegale del quadro per paradosso era stato in precedenza arrestato dal commissario di polizia della Città dei Fiori, invece che dalla Guardia di Finanza. Un dipinto che risultava essere di proprietà di Zaccarias Birtschansky il quale, dopo lunghi tentennamenti, si era lasciato convincere nella sua ultima residenza nel Principato di Monaco, egli vecchio profugo russo, passato anche per Parigi, ad affidare il suo prezioso bene per una tentata vendita in Italia proprio a Weilbacher ed al suo sodale Scholtz, vera mente del progetto e sul serio agente dell'Abwehr: e si è già potuto notare come è andata finire.
La vita di Weilbacher - come emerge dal dossier - è stata se non avventurosa, sicuramente movimentata. Nato nel 1895 a Stoccarda, divenne ancora giovane in Tunisia segretario di un clinico inglese, specialista di malattie degli occhi. Lo seguì a Genova quando quest'ultimo vi aprì una struttura. Trasferitosi in Svizzera per conto suo, Weilbacher vi si trattenne per sottrarsi agli obblighi militari derivanti dalla Grande guerra nel frattempo scoppiata, ma ricevette ancora preziose sovvenzioni da quel suddito britannico. Finito il conflitto, si dedicò al suo nuovo impegno lavorativo, il commercio di generi alimentari, viaggiando per mezza Europa, compresa l'Italia, e rientrando anche in possesso del passaporto tedesco. "Nel 1919 incontra a Lugano Clara von Andrassy (nata Levi), moglie del conte Gyula von Andrassy. Clara divorzia e i due si sposano nel 1923 in Svizzera. Nel 1924 la coppia si trasferisce a Sanremo dove lavora come rappresentante di case editrici e gallerie d’arte austriache e tedesche. Nel gennaio 1925 apre una libreria a Sanremo che viene gestita dalla moglie. Aprirà poi delle succursali ad Alassio, Nervi e Viareggio. Nel 1928-29 subisce un tracollo finanziario e deve ottenere un concordato dai creditori. Nel 1930 apre un’agenzia internazionale in Via Vittorio Emanuele [n.d.r.: attuale Via Matteotti] a Sanremo, che si occupa di compravendita di immobili, riscossioni di affitti, gestioni immobiliari. L’attività frutta molto bene e Weilbacher ha rapporti anche a Mentone, Monte Carlo, Nizza e in Svizzera. Dopo l’ascesa al potere di Hitler, Weilbacher effettua numerosi viaggi verso la Germania, aiutando diversi ebrei ad espatriare. La sua principale attività era la vendita di immobili di ebrei ad ariani in Germania e il contemporaneo acquisto di altri immobili in Italia. L’attività era molto lucrosa ma ebbe un termine con l’introduzione delle leggi razziali in Italia nel 1938". In effetti, a Sanremo ci sono ancora persone che ricordano uno dei figli di Weilbacher, finita la seconda guerra, davanti alla porta di questa agenzia.
Nel periodo bellico si facevano più intensi i contatti di Weilbacher con connazionali, agenti o militari che fossero, anche della S.D. e della Gestapo, ma la relazione Angleton non entra mai nei particolari. In genere si cercava di sfruttare la sua pregressa capacità, assodati i suoi trascorsi di immobiliarista, di muoversi ed avere contatti tra Marsiglia e Genova. Scholtz, ad esempio, lo incarica di prendere a nolo una nave danese nel porto della capitale della Provenza per una misteriosa operazione, poi lasciata cadere. Una frase che non riporta - come altre ! - la data dell'avvenimento suona nel seguente modo: "Weilbacher incontrò il console tedesco di Sanremo, una settimana dopo il suo arrivo in città, in occasione di uno spettacolo di varietà offerto per feriti italiani e tedeschi e al quale doveva partecipare anche il figlio di Weilbacher, Rolando". Indubbiamente Weilbacher non poteva non conoscere il console tedesco a Sanremo, Geibel, che anzi, involontariamente, gli procurò i primi contatti con la famiglia Scholtz, quando nel 1940 la signora Scholtz cercava nella cittadina della Riviera dei Fiori una villa da affittare. Senonché Geibel era di tutt'altra pasta, perché fu persona che cercò - certo con mille cautele - di aiutare connazionali (meglio dire ex) ebrei, tra i quali anche Dora Kellner, ex moglie di Walter Benjamin. Ironia della storia, a Weilbacher venne consigliato da un nazista di divorziare dalla moglie perché ebrea, il che egli puntualmente fece. Con tutto questo non è molto chiaro in cosa sia consistita l'attività spionistica di Weilbacher, tanto è vero che il rapporto statunitense si lascia anche sfuggire l'espressione "presunto agente dell'Abwehr". Ma è anche possibile che l'inquisitore (gli inquisitori) non fosse (fossero) riuscito (riusciti) a "stanare" l'indagato, il quale nel presente caso (ma in materia si può benissimo sospettare che a tali astuzie siano ricorsi tanti altri!) di sicuro raccontò sin nei minimi dettagli la sua vita, ma, con le sue divagazioni, probabilmente riuscì a celare, prendendo per stanchezza i suoi giudici, uan sua reale attività spionistica, se non dei veri e propri delitti commessi. Invero, nel documento si trovano frasi come: "Nell'ottobre 1943 gli fu chiesto di riferire al Consolato Generale Tedesco a Genova. A Genova fu ricevuto da una persona che aveva sostituito il Console Generale (di cui non ricorda il nome) che gli disse che doveva andare a Berlino e riferire al tenente colonnello Rosenleiter al comando generale dell'Abwehr. Gli fu dato un passaporto e un visto e partì subito dopo per Berlino, dove riferì al tenente colonnello Rosenleiter, che gli disse che  gli era stato indicato come un agente dell'Abwehr [...] Dopo che il Weilbacher ebbe fornito le sue spiegazioni, Rosenleiter gli diede 200 marchi per le spese del viaggio e lo mandò nello Eden, dicendogli di tornare di nuovo il giorno successivo. Mentre stava tornando nell'ufficio di Rosenleiter, incontrò per caso Scholtz nell'ufficio della segretaria. Gli chiese perché non lo avesse aiutato quando in prigione. Scholtz si scusò dicendo che aveva avuto affari urgenti in Ungheria e Bulgaria. Scholtz disse che stava per partire per Parigi, e da lì sarebbe andato a Madrid, dove aveva lasciato la sua famiglia. Stava andando per motivi attinenti al suo lavoro di intelligence e si rifiutò di dare il suo indirizzo di Madrid. Gli promise che avrebbe fatto del suo meglio per farlo trasferire a Madrid, ma il suo trasferimento non ebbe mai luogo. Weilbacher aggiunge che non rivide più né Scholtz né la moglie [n.d.r.: che a Sanremo era anche stata sua amante]". Inoltre: "A Monte Carlo ebbe [Weilbacher] rapporti anche con Werner Vohringer, un tedesco che lavora per l’Abwehr. Era stato a Sanremo prima dello scoppio della guerra e lì era rimasto senza fare nulla. Weilbacher lo conobbe a Sanremo nel 1940 quando lavorava per un'azienda di esportazione di fiori con sede a Bordighera. Alla fine del 1943 lo incontrò nuovamente a Monte Carlo. A quel tempo Vohringer possedeva un'automobile lussuosa e viveva al Regina Hotel; confidò a Weilbacher che stava lavorando per Abwehr sotto un certo Kirsten a Sanremo. Weilbacher fece alcuni viaggi con lui da e per la Francia, ma negò di aver lavorato con lui per i servizi. Per quanto riguarda il lavoro di Vohringer, sapeva solamente che quando era a Monte Carlo si interessava ai francesi prigionieri nei campi italiani".
Non aiuta neppure un vago accenno al fatto che "era stato in relazioni amichevoli" con il capitano Gino Punzi, che, anzi, in un'occasione lo aveva accompagnato in auto vicino a La Turbie in territorio che vedeva la presenza di partigiani francesi. Potrebbe trattarsi di una ricostruzione fatta a posteriori da Weilbacher o messa in qualche modo in bocca a Weilbacher, perché se all'epoca i nazisti avessero sospettato l'attività clandestina patriottica di Punzi, che figurava ancora ufficiale italiano di frontiera, avrebbero di sicuro proceduto all'arresto di un uomo che si apprestava, dopo aver già tessuto una rete antifascista, sia a combattere insieme ai maquisard che ad operare - una volta arrivate le truppe alleate sulla frontiera marittima tra Francia e Italia - come agente dell'Oss, prima di cadere in un mortale agguato dovuto al tradimento di un pescatore contrabbandiere di Ventimiglia. O ancora altre conoscenze di agenti nazisti (sempre genericamente indicati come tali dal dossier) e di loro mogli (soprattutto di queste!) compiute da Weilbacher o di sue ricerche di materiali speciali, se non addirittura di armi segrete: un lungo racconto dal vago sapore di fumetto.
Ed Angleton? A limitarsi ad un breve abbozzo della sua attività, si può ricordare che come giovane capo della sezione di controspionaggio statunitense di stanza a Roma nel tardo autunno del 1944 inviò oltre le linee due agenti per prendere contatto con il principe Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Mas, specializzata in crudeli rappresaglie contro i partigiani: da parte americana si trattava della verifica della possibilità di ingaggiare in funzione anticomunista - il che significava (va da sé) il ricorso ad ulteriori modalità illegali - alcuni ufficiali di quei reparti speciali della Repubblica di Salò, il che, terminato il conflitto, puntualmente avvenne. Questo spiega perché Angleton abbia evitato una prima volta l'arresto di Borghese trasferendolo in aereo a maggio 1945 dalla Lombardia a Roma e influendo - o facendo influire altre autorità del suo paese - sulla successiva mite condanna del Principe Nero. Trascurando la successiva strepitosa carriera di Angleton, che divenne capo del controspionaggio della CIA, si può ancora riferire che alcune fonti lo indicarono in seguito come vicino, molto vicino a Borghese in occasione del colpo di stato tentato da quest'ultimo a dicembre del 1970. Non solo. Sul finire della guerra aveva reclutato - tra gli altri ufficiali della Repubblica Sociale da lui ingaggiati - anche Licio Gelli,  destinato a rilevare anni dopo il comando della loggia P2, messa in piedi con funzioni anticomuniste - secondo alcune fonti ufficiali - da un altro spione americano, Frank Gigliotti.
Per quello che si legge nel rapporto dalle vicende di Weilbacher emergono, altresì, una galleria di diversi altri personaggi (anche un principe Colonna!) e una geografia di luoghi, che da sole meriterebbero puntuali resoconti di storia, sì, ma di storia minuta.
 
Adriano Maini