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sabato 2 maggio 2026

Miscellanea (1)

Domenica 5 giugno 1960 alcuni carri della Battaglia di Fiori passano, per partecipare alla manifestazione, da Nervia di Ventimiglia

Su questo blog ci sono di tanto in tanto delle ripetizioni, forse inevitabili.
 

Carro: "Don Chisciotte e Sancio Panza. Compagnia: "I Galli del Villaggio". Giugno 1963

Può capitare per le vecchie Battaglie di Fiori di Ventimiglia, quelle anteriori al 1969, un tema molto caro agli abitanti della zona, ma che non offre una riserva propriamente inesauribile di fotografie.
Accade anche, però, di incorrere in omissioni, più o meno volute, se non di particolari, di immagini, o di necessitare per alcuni articoli di successive integrazioni.
 


Sul porto antico di Genova, ad esempio. Un sito che, quando era accessibile solo per gli addetti o i passeggeri, veniva comunque in qualche modo visto ed ammirato dai passanti, specie vicino alla Stazione Marittima, un contesto che creava occasioni di casuali e simpatici incontri, destinati a rimanere nei ricordi, incontri di amici e conoscenti del ponente ligure, i ferrovieri appena assunti, il giovane appena laureato e così via.
 


Per la rivisitazione dell'epoca dei primi scooter. Con uno scatto, ora aggiunto, che riporta al piccolo rione Gallinai di Bordighera, di cui non si era ancora specificato che corrispondeva in tutto a Via dei Giacinti, che mantiene tuttora fuori da quel diruto complesso di case un solo numero civico. 


La demolizione e conseguente ricostruzione della zona sembra di nuovo bloccata, per cui ci sarà ancora da attendere per capire dove sarebbero piazzate le vecchie cifre, che ancora parlano ad ex residenti e ad ex frequentatori. 


Per finire, un po' di recente cronaca. Continua su noto social la polemica tesa ad accreditare i "parmureli" di Bordighera, ricavati da foglie di palma, piante di cui la città da sempre abbonda, ed il cui invio era stato bloccato dal precedente commissario prefettizio, come i più aderenti alla tradizione per la celebrazione della Domenica delle Palme nella Basilica di San Pietro a Roma: per fare questo, si citano adesso documenti che dovrebbero invalidare la nota vicenda di capitan Bresca. Al profano, invero, sfugge qualcosa.
 

E per quanto riguarda la stazione ferroviaria di Vallecrosia si aggiungono per ogni senso di marcia due treni in più al giorno.

Adriano Maini

venerdì 2 gennaio 2026

I gamberi di Sanremo


Il Porto Vecchio di Sanremo è affiancato a levante da decenni ormai dal nuovo scalo, Portosole.
L'approdo ha alle spalle una lunga storia, confermata anche dai ruderi di un molo di tanti secoli fa.
Durante l'ultima guerra in quello specchio d'acqua si sono svolte tante tragiche vicende, soprattutto affondamenti di mezzi, ma anche la fuga in battello verso la Toscana di partigiani ricercati dai nazifascisti.
Non è possibile seguire la storia in tutte le sue svolte: conviene attenersi ad aneddoti, se non a faccende minute.
 


Si affaccia su quell'approdo il lato orientale del Forte di Santa Tecla, oggi sede di eventi culturali, ma per tanti anni un carcere, che offriva troppo spesso il triste spettacolo di detenuti aggrappati alle sbarre.
 


Abbondano tutto intorno affollati pubblici esercizi.
Porterebbe lontano anche la ricerca dei personaggi illustri che sono approdati via mare in città, lasciato un po' più in là il classico yacht, con un natante più acconcio alla bisogna: in merito l'Archivio fotografico Moreschi presenta una notevole rassegna, di cui qui si indicano, a titolo di esempi, i casi di Greta Garbo e del Duca di Windsor e consorte, la famosa signora Wallis Simpson.
Forse tante persone hanno più presente nel tempo l'arrivo - e la conseguente temporanea permanenza al largo - di navi militari, anche statunitensi, formicolanti di marinai, i quali, trasportati da lance militari, non potevano non sciamare poi in città nelle loro divise per i borghesi sempre intriganti.
 


Da sempre meta di curiosi e di visitatori, oggi in alcuni punti forse ancor di più, le banchine sono inoltre luoghi ambiti per assistere ai fuochi d'artificio.
 


Ma non ci può dimenticare dei pescatori, il ruolo dei quali può anche essere sottolineato da rapidi accenni. 
Una ex staffetta partigiana conosceva i contatti e l'ora giusti per procacciarsi le migliori prede della notte e cucinare poi - adeguatamente assistito - nella cantina del vecchio comunista, già membro del locale CLN e compagno di Libero Alborno in altre avventure, in quel di Latte di Ventimiglia una deliziosa zuppa, per non dire una vera bouillabaisse, che entusiasmava tutti i loro ospiti: e tutto questo, certo, non solo una volta.
Ci si imbatte di tanto in tanto nella narrativa nei gamberi di Sanremo, come degustati ed apprezzati in ristoranti lontani dalla città dei fiori. Accade anche nel recente bel romanzo di Fulvio Damele, "La partita fantasma" (Leucotea, 2025), che si raccomanda alla lettura per svariati motivi, in particolare per il sapiente intreccio di situazioni.
Ma di sicuro nel passato erano una gioiosa attrattiva per gli occhi dei più piccini quei gamberi (ad onor del vero, piuttosto gamberoni; ma anche astici ed aragoste), quando prigionieri dei piccoli acquari dei ristoranti all'angolo di sud-ovest di quel sito.

Adriano Maini

mercoledì 4 giugno 2025

"Avevina" e "corsetta", treni d'antan

Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria


Le Ferrovie dello Stato, in collaborazione o per conto dell’agenzia di viaggi A.V.E.V., organizzò, impiegando alla bisogna i propri dipendenti, per alcuni anni viaggi di andata e ritorno Milano-Sanremo a disposizione non solo dei giocatori del Casinò della città dei fiori, bensì, specie nella bella stagione, dei padri di famiglia che volevano raggiungere per poco più di una giornata i loro cari in vacanza al mare. 
La partenza da Milano era al sabato alle ore 14.42 con arrivo a Sanremo alle ore 19.10. Da Sanremo si tornava a Milano alle 9.17 del lunedì. Non risulta fossero previste fermate intermedie.
Si tramanda che questo “direttissimo” abbia svolto le sue funzioni dal 1948 al 1958. Il mezzo utilizzato era una più o meno classica “Littorina”, come si diceva ancora alla soglia degli anni Sessanta, ribattezzata - non ci si si ricorda quanto ufficialmente - “Avevina”, mentre una pubblicità la definiva “freccia Aurelia”. 
Si potrebbe risparmiare per l’occasione l’astruso nome tecnico del mezzo, ALtn.444.3001, ma non almeno un accenno al fatto che si era proceduto all'adattamento di un mezzo d'anteguerra, rispetto al quale i progettisti, inserendo una torretta belvedere - altro appellativo talora usato - si erano forse ispirati ai vista-dome americani: in ogni caso l'esperimento fece da modello per altri treni all'epoca considerati più o meno di lusso.
La vicenda aveva interessato qualche anno fa il grande fotografo di Sanremo Alfredo Moreschi, che aveva reperito notizie sparse sull'argomento da inserire nel sito dell'Archivio di immagini di famiglia.
Il servizio del rientro a Milano era assicurato dai ferrovieri di Ventimiglia, che, per recarsi a questo lavoro, abitualmente salivano su precedente convoglio, così come per il ritorno da Milano prestavano la loro attività su di un altro treno.
Quei ferrovieri di Ventimiglia, dal gergo colorito, concorrenziale con quello di altri addetti ai trasporti, quali carrettieri e marinai, avevano, invero, ribattezzato quella "littorina", alludendo con un epiteto molto salace a certe possibili conseguenze delle lunghe assenze dei mariti.

Ospedaletti (IM): l'ex stazione ferroviaria

Santo Stefano al Mare (IM): la zona dell'ex stazione ferroviaria 

Una "corsetta" nel 1958

Uno scorcio di Imperia

Sempre quei birboni dei ferrovieri di Ventimiglia preferirono chiamare tra di loro "corsetta" un "accelerato" che grosso modo nella seconda metà degli anni Cinquanta, partendo da Ventimiglia più o meno poco dopo l'ora di pranzo, si arrestava alla stazione di Imperia Oneglia. Vi è da notare che, essendo ancora avveniristico lo spostamento a monte della linea, le fermate intermedie erano veramente tante: Vallecrosia, Ospedaletti, Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia, Riva - Santo Stefano (stazione unica sul confine tra le due cittadine), San Lorenzo al Mare - Cipressa, Imperia Porto Maurizio. Il treno ripartiva, facendo la stessa trafila dell'andata, per rientrare a Ventimiglia per l'ora di cena. E si è persa la memoria di quali fossero in prevalenza gli utenti, molti dei quali, se salivano nella città di confine, probabilmente erano statali con incarichi solo mattutini, mentre la casistica per chi gravitava sul capoluogo provinciale e nelle località intermedie dovrebbe essere stata di tipo più corrente.
Si possono aggiungere delle note curiose. Essendo la sosta ad Oneglia di macchinisti, capitreno e conduttori abbastanza prolungata, poteva capitare che qualcuno di loro spendesse il tempo libero entrando in un cinema, il che attesta che anche in provincia a quei tempi erano aperti di pomeriggio feriale dei locali di seconda, se non terza visione, un aspetto comunque di rilievo sul piano sociale e su quello del costume. Anche in questi casi, come spesso per Milano, accadeva che qualche ferroviere portasse con sé un figlio o due, magari soprattutto pensando alla piacevole sorpresa che poteva essere garantita dalla visione di un bel film: solo che qualche volta nel buio di una sala poteva succedere che un piccolo rimanesse intimorito, per cui il genitore lo accompagnava fuori abbandonando, senza rimborso di biglietti, le poltrone, magari lasciando indietro un fanciullo più grande, da andare a ripescare finita la proiezione.
Ad Oneglia c'era anche altre distrazioni ed attrazioni, soprattutto il porto, nella sezione di levante tuttora dedicata allo sbarco del pescato - in quel torno di vita più semplice, una vera attrattiva per tutti, grandi e piccini! - un porto ai tempi sul serio uno scalo commerciale, sulla cui calata e sul cui molo corto spiccavano cumuli di merci varie: una zona collegata alla stazione ferroviaria da binari collocati su arterie cittadine, binari sino a non molti anni fa ancora utilizzati - con evidenti intoppi per l'aumentato traffico stradale - per una nota fabbrica purtroppo ormai chiusa.

Da tanto, poi, per lo meno da quando la S.N.C.F., la società transalpina, ha pensato di rinunciare in modo definitivo alle vaporiere, permane ancora la necessità di congegni ed accorgimenti tecnici per garantire il passaggio dall'elettrificazione francese (1500 V in corrente continua) a quella italiana, con locomotori - come scrivono gli esperti - "alimentati a mezza tensione fino a una sezione di separazione 1500/3000 V", questa situata in un punto prossimo all'ex Seminario di Bordighera.

Adriano Maini

martedì 2 aprile 2024

Genova (1)


Negli anni Cinquanta - e ancora dopo! - si potrebbe dire che non c'era bambino (e forse non solo loro!) che non sbirciasse estasiato per pochi secondi dal finestrino del treno che stava entrando nella stazione di Principe le navi alla fonda nel porto (il Porto Antico!) visibili come per un'improvvisa apparizione attraverso un piccolo varco panoramico. La gioia era più grande se erano presenti dei transatlantici, tra i quali ben presto i più ambiti furono Raffaello e Michelangelo, gli stessi che gli scolari più fortunati, residenti a ponente della Superba, talvolta potevano con entusiasmo vedere passare non molto al largo delle loro spiagge.
Erano altri tempi certamente, di ben ridotto progresso tecnico e materiale rispetto al presente, ma tali da lasciare accontentare i più piccoli con poco: si provi a pensare a quale ridda di emozioni si sarebbero scatenate decenni fa se fossero già stati presenti quei colossi che sono le attuali navi da crociera!
Una distinta signora, già bambina slovena imbarcata nell'immediato secondo dopoguerra da Genova con la famiglia alla volta dell'Argentina, racconta tuttora della perdurante emozione di quella partenza poco a levante della Lanterna alle figlie, in particolare alla ragazza trasferitasi da tempo nel Bariloche, la quale, conoscendo l'italiano, ha trasmesso dialogando via email ai cugini liguri questa intensa memoria.
Non c'era ancora la sopraelevata, quando più di adesso famiglie in gita a Genova non mancavano di farsi ritrarre con il porto alle spalle quale prezioso ricordo.
L'importante infrastruttura, che tale è anche se rappresenta un vero ingombro visivo sullo scalo, fa dall'epoca della sua costruzione da sfondo - una cornice che racchiude - ad una serie impressionante di vicende grandi e piccole.
A stare sul banale e in ordine sparso: incontri casuali, soprattutto di amici e conoscenti delle due Riviere; trattorie tipiche, con tipici piatti genovesi, come il particolare minestrone; gite scolastiche, oggi soprattutto con meta l'Acquario; continui lavori in corso - memorabili quelli per le Colombiadi -; per gli automobilisti foresti frequenti errori per indovinare le uscite, specie per quelle prossime ai parcheggi.
All'ombra dell'arteria inizierà a breve l'opera di recupero - con ristrutturazioni "alla moderna" - di Hennebique, l'ex silos granario che, come recita un articolo di un portale, fu "costruito nel 1901 in stile Art Déco da Giovanni Antonio Porcheddu, utilizzando il sistema [di cemento armato] brevettato da François Hennebique". Non sempre nelle cronache di questa vicenda era emerso il nome di Porcheddu, che adesso sembra ottenere un giusto riconoscimento, che dovrebbe onorare anche gli abitanti di Bordighera e zona, dato che l'ingegnere Porcheddu, producendo solo due esempi circa la sua discendenza, fu padre dell'artista antifascista Giuseppe e nonno del pittore Gian Antonio.
Adriano Maini