Appare nei giorni scorsi sulla pagina culturale di un importante quotidiano la recensione con parole entusiaste - un pezzo di bravura barocca - di una nuova edizione di "Nebbia al Giambellino" di Giovanni Testori, romanzo scritto tra il 1955 e il 1956, ma pubblicato postumo nel 1995. Da una breve ricerca emergono in proposito valutazioni molto positive di altri critici letterari.
Risulta in questo contesto che il libro in questione è un noir, modulato su una sorta di ricalco de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni, in ogni caso definito da più voci molto attuale.
Già si sapeva dell'afflato religioso di Testori, ma qui - senza nulla togliere al suo generale ampio impegno sociale - si sottolinea che si apprezza di più il contributo da lui dato con suoi racconti tratti da "Il ponte della Ghisolfa" alla sceneggiatura di "Rocco e i suoi fratelli", film lucido e realistico diretto da Luchino Visconti.
Fatta questa premessa, diventa irresistibile procedere con impertinenza a sciorinare temi collegati e divagazioni varie.
Il Giambellino, intanto. Un quartiere di Milano storicamente dalla nomea malfamata, come evocata in particolare da una delle prime canzoni di Giorgio Gaber. Arrivando in automobile dall'autostrada per recarsi verso la zona Sempione - (vecchia) Fiera lo si può attraversare, ma di sicuro lo si sfiora. L'articolo qui citato per primo è corredato da una fotografia dove appare un tratto di strada dove ha appena avuto luogo un mercato ambulante rionale: una scena che da quelle parti probabilmente si ripete ancora oggi, ma che indubbiamente anni fa rimaneva nella memoria di un guidatore, anche alquanto distraendolo.
Le storie criminali. Quando uscivano i giornali della sera, i lettori della metropoli lombarda venivano a poche ore dagli episodi di cronaca nera debitamente informati sui medesimi. Così accadeva per le inchieste del celebre commissario Nardone, per cui, ad esempio, in tanti potevano andare a cena soddisfatti una volta constatato l'arresto della banda di Via Osoppo operato sotto la direzione di colui che venne definito il Maigret italiano. Questi sono riferimenti agli anni Cinquanta, durante i quali la stessa tempestività di informazioni forse veniva pure assicurata dai notiziari radiofonici, rigorosamente targati RAI. Una signora, abitante a Niguarda vicino alla piscina Scarioni, attraverso l'etere il 25 settembre 1967 seppe subito della tragica catena di avvenimenti successivi alla sanguinosa rapina effettuata dalla recidiva banda Cavallero presso il Banco di Napoli in Largo Zandonai (angolo Via Panzini): appreso anche della morte di uno studente di 17 anni, rimase, dubitando del peggio, in tremenda ansia sino al ritorno del figlio e di un nipote, coetanei del giovane ucciso, che quel giorno erano andati a spasso in centro città.
La nebbia. Si sostiene che adesso di nebbia a Milano se ne veda proprio poca. Aveva un suo fascino quando avvolgeva (avvolge) il Duomo. Ma la nebbia può anche essere metafora di misteri, misteri che non mancano neppure nella storia più recente di Milano.
Adriano Maini
Risulta in questo contesto che il libro in questione è un noir, modulato su una sorta di ricalco de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni, in ogni caso definito da più voci molto attuale.
Già si sapeva dell'afflato religioso di Testori, ma qui - senza nulla togliere al suo generale ampio impegno sociale - si sottolinea che si apprezza di più il contributo da lui dato con suoi racconti tratti da "Il ponte della Ghisolfa" alla sceneggiatura di "Rocco e i suoi fratelli", film lucido e realistico diretto da Luchino Visconti.
Fatta questa premessa, diventa irresistibile procedere con impertinenza a sciorinare temi collegati e divagazioni varie.
Il Giambellino, intanto. Un quartiere di Milano storicamente dalla nomea malfamata, come evocata in particolare da una delle prime canzoni di Giorgio Gaber. Arrivando in automobile dall'autostrada per recarsi verso la zona Sempione - (vecchia) Fiera lo si può attraversare, ma di sicuro lo si sfiora. L'articolo qui citato per primo è corredato da una fotografia dove appare un tratto di strada dove ha appena avuto luogo un mercato ambulante rionale: una scena che da quelle parti probabilmente si ripete ancora oggi, ma che indubbiamente anni fa rimaneva nella memoria di un guidatore, anche alquanto distraendolo.
Le storie criminali. Quando uscivano i giornali della sera, i lettori della metropoli lombarda venivano a poche ore dagli episodi di cronaca nera debitamente informati sui medesimi. Così accadeva per le inchieste del celebre commissario Nardone, per cui, ad esempio, in tanti potevano andare a cena soddisfatti una volta constatato l'arresto della banda di Via Osoppo operato sotto la direzione di colui che venne definito il Maigret italiano. Questi sono riferimenti agli anni Cinquanta, durante i quali la stessa tempestività di informazioni forse veniva pure assicurata dai notiziari radiofonici, rigorosamente targati RAI. Una signora, abitante a Niguarda vicino alla piscina Scarioni, attraverso l'etere il 25 settembre 1967 seppe subito della tragica catena di avvenimenti successivi alla sanguinosa rapina effettuata dalla recidiva banda Cavallero presso il Banco di Napoli in Largo Zandonai (angolo Via Panzini): appreso anche della morte di uno studente di 17 anni, rimase, dubitando del peggio, in tremenda ansia sino al ritorno del figlio e di un nipote, coetanei del giovane ucciso, che quel giorno erano andati a spasso in centro città.
La nebbia. Si sostiene che adesso di nebbia a Milano se ne veda proprio poca. Aveva un suo fascino quando avvolgeva (avvolge) il Duomo. Ma la nebbia può anche essere metafora di misteri, misteri che non mancano neppure nella storia più recente di Milano.
Adriano Maini
