Si torna a parlare di spie nella recensione di un vecchio libro oggi in ristampa, "Le porte di Ferro" di Stefano Terra, edizioni GammaRò. Lo fa Vittorio Giacopini nell'ultimo numero de "il venerdì di Repubblica" in un articolo intitolato "Stefano Terra e le spy-story che piacevano a Elsa Morante (occhiello "Ritrovamenti), sostenendo che "Terra è uno dei grandi dimenticati della letteratura italiana" e, per quanto riguarda il romanzo (ambientato nel 1946), concludendo che "mette in scena un caleidoscopico vortice di intrighi, cospirazioni e grandi avventure che commuove, avvince, suscita meraviglia e tiene davvero col fiato sospeso".
E viene allora da ripensare a "La partita fantasma" (Leucotea, 2025) di Fulvio Damele, cui qui si è già fatto cenno, perché anche a questo lavoro andrebbero applicate intriganti considerazioni del genere di quelle riferite sopra. Ad onor del vero molti commenti apparsi in queste settimane sui social media hanno in merito raggiunto lo scopo, anche superando in entusiasmo il già citato recensore. Qui resta, pertanto, da ribadire che le scorribande dei protagonisti (menzioni approssimate per difetto) per quasi tutta l'Italia e per altre parti di Svizzera, Gran Bretagna e Francia non solo durante il secondo conflitto mondiale trovano una logica di partenza nella collocazione di diverse vicende in una Sanremo di altri tempi tutta ovattata da un fascino d'epoca.
Il che fa pure venire in mente il recente "Controbuio. Vivere e morire al casinò di Sanremo" di Orso Tosco (ubagupress, ottobre 2025), dove non appaiono veri e propri spioni, ma risulta una trama fitta di colpi di scena, anche - non fosse altro che per le mosse di diversi tosti attori - da commedia all'italiana, una trama che dipinge tanta cronaca nera - e politica - della città dei fiori di anni più recenti, compresi questi nostri.
Non si può, poi, non dire due parole su "Il Forca. Storia di una spia italiana" di Antonio Tabasso e di Aristide Tabasso (CSA Editrice, 2025), non fosse altro per il fatto che, causa un pregresso minimale riferimento - contenuto in un blog collegato a questo - al personaggio di questo altro libro, che si chiamava Aristide Tabasso - un vero personaggio, non di fantasia -, si è intessuta una discreta corrispondenza con l'omonimo nipote Aristide Tabasso.
Si deve sottolineare che i nipoti Tabasso hanno anche proceduto all'aggiornamento di quanto aveva scritto sul nonno loro padre Franco in "Su onda 31 Roma non risponde", ma la loro operazione raggiunge livelli inesplorati: in effetti, una presentazione della loro fatica inizia con queste parole "narra la storia vera di un Agente Segreto Italiano, "Il Forca", al secolo Aristide Tabasso, con al centro le vicende che vanno dall'epopea coloniale italiana, attraversano la seconda Guerra Mondiale, per giungere all'Italia repubblicana fino alla sua dipartita". Qui forse è sufficiente rimarcare del nonno le attività di contrasto nel 1932 a spie sovietiche tra Taranto, Torino e Milano in qualità di addetto al controspionaggio, la prigionia durata undici mesi nelle carceri naziste, "il Comando del Battaglione Mobile di Polizia Partigiana a Verona dopo la Liberazione" - aspetto che ha fatto sorgere il citato scambio di email -, "il mancato Golpe del '47, la pre-Gladio ed il Bipolarismo dei Servizi Segreti Italiani". E risulta inevitabile trascurare la questione del "misterioso" carteggio Churchill-Mussolini consegnato dal "nostro" ad Umberto II di Savoia, perché non così di rilievo alla luce di quanto esposto sopra.
Si deve sottolineare che i nipoti Tabasso hanno anche proceduto all'aggiornamento di quanto aveva scritto sul nonno loro padre Franco in "Su onda 31 Roma non risponde", ma la loro operazione raggiunge livelli inesplorati: in effetti, una presentazione della loro fatica inizia con queste parole "narra la storia vera di un Agente Segreto Italiano, "Il Forca", al secolo Aristide Tabasso, con al centro le vicende che vanno dall'epopea coloniale italiana, attraversano la seconda Guerra Mondiale, per giungere all'Italia repubblicana fino alla sua dipartita". Qui forse è sufficiente rimarcare del nonno le attività di contrasto nel 1932 a spie sovietiche tra Taranto, Torino e Milano in qualità di addetto al controspionaggio, la prigionia durata undici mesi nelle carceri naziste, "il Comando del Battaglione Mobile di Polizia Partigiana a Verona dopo la Liberazione" - aspetto che ha fatto sorgere il citato scambio di email -, "il mancato Golpe del '47, la pre-Gladio ed il Bipolarismo dei Servizi Segreti Italiani". E risulta inevitabile trascurare la questione del "misterioso" carteggio Churchill-Mussolini consegnato dal "nostro" ad Umberto II di Savoia, perché non così di rilievo alla luce di quanto esposto sopra.
Non si sfugge, infine, alla tentazione di aggiungere che documenti degli Archivi di Stato, afferenti procedimenti di epurazione del secondo dopoguerra, potrebbero fare continuare il discorso. Come per la "donna velata", Maria Zucco, che causò con le sue delazioni in provincia di Imperia la morte di tanti, troppo partigiani. Ma anche per diversi altri imputati davanti alle Cas per fatti inerenti il ponente ligure.
Adriano Maini





