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sabato 3 maggio 2025

Di Bagnabraghe, di altre spiagge, di altri scogli

La spiaggia di Bagnabraghe, situata nella parte di levante di Bordighera, è stata a lungo il sito preferito dai pescatori del posto.
La denominazione è tutto un programma e si spiega, invero, da sola.
Anche di là partirono gozzi a remi e barche a motore per viaggi via mare verso la Costa Azzurra di ebrei stranieri in fuga dall'Italia a causa delle leggi antisemite del regime fascista.
 



Un bravo imprenditore edile racconta di tanto in tanto di quando da ragazzino fece l'apprendista (il "bocia") pescatore dell’unico equipaggio della città delle palme accettato come tale alla svolta degli anni Cinquanta a Marina San Giuseppe di Ventimiglia: forse salpando di là arrivavano a zone più ricche di prede, guidati da professionisti che ne sapevano più di loro.



Sarà pur vero che per uno strano fenomeno fisico sul mare o vicino ad una spiaggia le voci si trasmettono molto lontano ed in modo chiaro, ma un pescatore dilettante - in verità, provetto forse più di tanti professionisti - riusciva dal largo a farsi sentire con un poderoso fischio dai familiari in casa in Via Dante di Ventimiglia: con modulazioni in codici decifrabili solo dai suoi cari.
Del resto, se non era in mare, dove aveva insegnato a tante persone un po' dei suoi segreti, quell'ex ferroviere era una presenza costante, quasi un punto di riferimento per chi passava, su quella spiaggia prossima alla sua abitazione, tutto intento a rigovernare quanto attinente alla sua profonda passione.
Il figlio maschio, per nulla seguace del padre, ha amato il mare in modo diverso, al punto da rievocare oggi con toni lirici "meravigliose domeniche passate su quegli scogli chiamati 'le moese' per catturare le zigurelle, pesciottini coloratissimi e rimediare ustioni clamorose".




Non molto lontano da quel rione, qualche decennio prima che venisse costruito il porto turistico di Ventimiglia, un nonno, già collega del bravo pescatore poc'anzi citato, rassicurava in più di un'occasione il nipotino che avrebbe cucinato e mangiato qualche pesciolino non molto più grosso di un dito pollice, catturato dal piccolo, spesso quasi ad onta di persone che, ben munite di ultimi ritrovati, rientravano, invece, con i cestini vuoti, con attrezzo quasi di fortuna dal vecchio molo, costruito per un progetto da tempo tramontato ed ormai - caotico, ma fascinoso ammasso di scogli - quasi del tutto sprofondato in acqua, in attesa del nuovo scalo che lo avrebbe ricoperto.

Adriano Maini

domenica 27 aprile 2025

Se si sale a Ventimiglia Alta...


Ventimiglia Alta, città vecchia, centro storico per eccellenza di Ventimiglia, al di là del fiume.


Ventimiglia Alta con Cattedrale e Battistero.



Ventimiglia Alta con vista sul mare, ma anche sul nuovo porto turistico.



Ventimiglia Alta con vista sulla valle del Roia.


Ventimiglia Alta con vista - va da sè! - sul centro urbano di Ventimiglia. La migliore dal Cavu

Ma qui e là anche altre aperture su altri scorci.

  


Ventimiglia Alta con i suoi vicoli.



Ventimiglia Alta con molti altri monumenti e reperti di storia.



Ventimiglia Alta dalle vicende già ampiamente consegnate a pubblicazioni anche specialistiche.


Di Ventimiglia Alta ha scritto poco - almeno pare - Gianfranco Raimondo, che, già rodato in esperienze di teatro condotte a Nervia, fece il suo esordio come presentatore di uno spettacolo nell'Oratorio dei Bianchi, se si vuole pure di San Giovanni Battista e di Santa Chiara, all'epoca già sconsacrato, tanto è vero che era stato convertito in cinema-teatro con i locali sottostanti adibiti a tipografia.

Correva probabilmente l'anno 1957, e già in stagione scolastica a cavallo con il successivo, proprio quando Arturo Viale, che a Ventimiglia Alta qualche pagina in qualche modo ha pur dedicato, frequentava la primina retta dalle Suore dell'Orto, un'istituzione allora veramente classica.



Viale rammenta la Colla per le fotografie della sua comunione e della sua cresima: su quel sito giocavano - documentati da scatti che sono vere rarità - tanti bambini piccoli, come continuano oggi a fare i loro coetanei.


Poco prima - 16 maggio 1956 - e poco più in là, sulla vecchia Via Aurelia, era passata una tappa del Giro d'Italia di ciclismo, quella - con partenza da Cannes - vinta a Sanremo da Nino Defilippis in fuga solitaria.


Poco dopo studenti delle professionali, recandosi a scuola lassù, avrebbero immagazzinato nella memoria con pena e con partecipazione umana le immagini di tante famiglie di immigrati meridionali, ammassate a vivere di stenti in cantine o stalle riadattate, affacciate sui carruggi: sentimenti quasi svaniti nell'aria e discendenti di quei poveracci del tutto dimentichi delle pregresse traversie dei loro cari.





Se si sale a Ventimiglia Alta...

Adriano Maini

martedì 4 marzo 2025

Un ufficiale britannico tra i partigiani del ponente ligure

Vallecrosia (IM): il punto di imbarco del penultimo tentativo, fallito, di Bell e di Ross

Michael Ross, nel suo From Liguria with love. Capture, imprisonment and escape in wartime Italy, Minerva Press, London, 1997 (aggiornato di recente dal figlio, David Ross, in The British Partisan, Pen & Sword, London, 2019), raccontò in modo dettagliato la permanenza sua e di Bell tra i partigiani imperiesi.
Dei patrioti non fece mai nomi veri o di battaglia, ad eccezione di Giuseppe Porcheddu e della sua famiglia, presso cui i due ufficiali britannici, che dopo l'8 settembre 1943 erano riusciti a fuggire dal loro campo di prigionia di Fontanellato in provincia di Parma, trovarono ospitalità clandestina per circa un anno, eccezione fatta per alcuni brevi periodi di più prudente collocazione in altri luoghi; di Renato Brunati, martire della Resistenza, e Lina Meiffret (tornata salva dalla deportazione in Germania, ma minata nel corpo e nello spirito per le tante sevizie cui venne sottoposta in carcere ad Imperia e a Genova, per tanti altri patimenti subiti, per i due falliti tentativi di lasciare la Germania e soprattutto per la perdita dell'amato Brunati), i quali per primi sul finire del 1943 diedero rifugio ai due ufficiali in Baiardo; di Vito (Vitò, Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione d’Assalto Garibaldi "Felice Cascione"); di Achille, cioé Achille "Andrea" Lamberti del Gruppo Sbarchi Vallecrosia, quest'ultimo tra gli organizzatori della loro esfiltrazione definitiva verso gli alleati con arrivo in barca a remi (a marzo 1945) a Montecarlo.
Del libro di Michael Ross può essere interessante citare alcuni fatti immediatamente antecedenti la fuga finale di Bell e di Ross, fatti successivi al definitivo e necessario abbandono della casa di Porcheddu. Una volta arrivati di nuovo sulle alture della guerriglia, i due rischiarono di essere passati per le armi a causa della profonda, bellicosa diffidenza di un capetto partigiano, ricordato con il nome di Bruno: per loro fortuna tale iniziativa non poteva essere fatta senza l'assenso di Vito (Vitò), il quale, ricorso ad un breve interrogatorio condotto da piloti statunitensi, ebbe modo di appurare definitivamente che si trattava di ex prigionieri dell'Italia fascista e di apprestare loro le misure necessarie al loro viaggio verso la Costa Azzurra.
Per tre volte, a seguito delle comunicazioni via radio fatte dal telegrafista dell’ufficiale di collegamento alleato, il capitano del SOE britannico Robert Bentley, un sommergibile inglese si avvicinò alla costa vicino a Taggia, forse alla Curva del Don di Riva Ligure, già altre volte pensata per simili missioni.
Per due volte la scorta dei partigiani ed il gruppetto degli alleati - tra cui Erickson e Klemme, sui quali esiste una discreta letteratura, piloti alleati caduti con i loro apparecchi in Piemonte ed arrivati in Riviera dopo diverse peripezie - che dovevano imbarcarsi dovettero fuggire perché trovarono i tedeschi che li mitragliarono con l’ausilio di bengala.
All’ultimo appuntamento i nazisti attesero invano, perché nel frattempo i garibaldini avevano individuato la spia che aveva messo in allarme il nemico, una giovane donna, di probabile origine iugoslava, prontamente giustiziata, per giunta con la pistola di un pilota alleato.
Risultarono dispersi, poco prima della loro partenza, due partigiani e due americani, indicati come Ricky e Reg.
Alla fine si compose la squadra che, formata da Ross, Bell e due piloti alleati, sfuggiti alla cattura da parte nazifascista, marciò attraverso l’entroterra di Sanremo, Negi di Perinaldo, Vallebona verso Vallecrosia, punto clandestino di imbarco per la Francia.
 

Giovanna Porcheddu ed il marito Michael Ross. Fonte: The Telegraph
 

Diversi anni dopo Michael Ross, quando si trovava a Bordighera (dove alla fine si era ritirato con la moglie Giovanna, figlia di Giuseppe Porcheddu) passava spesso a salutare Achille Lamberti o si spostava nell'entroterra insieme all'amico Vincenzo Manuel Gismondi, il patriota antifascista che si era recato a Genova per acquistare - con fondi messi a disposizione da Dino Giacometti di Ventimiglia, dove abitava a Villa Olga, grande amico di Porcheddu - un motore fuoribordo da applicare alla barca che, trafugata da Villa Donegani di Bordighera, avrebbe dovuto trasportare (sembra di capire alla fine del 1943) lo stesso Manuel Gismondi, gli amici suoi e di Porcheddu Moraglia ed Assandria, Bell e Ross in Corsica nel primo dei tanti tentativi falliti di rientro nelle linee alleate compiuti dai due ufficiali britannici: in questo caso per una falla della barca che a duecento metri dalla riva affondava. Questo episodio è attestato ("...  a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il motore") da un memoriale di Giuseppe Porcheddu, che purtroppo all'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia si trova solo in fotocopia, mentre secondo David Ross quel viaggio non venne neppure tentato perché all'ultimo il pescatore che avrebbe dovuto condurre quel natante si sottrasse all'impegno preso.
Anche il penultimo tentativo - del Gruppo Sbarchi - di trasferire Bell e Ross e gli altri alleati (sempre a marzo 1945 e dopo che era già saltato - testimonianza di Renato Dorgia - l'appuntamento o con un motoscafo o con un altro sommergibile provenienti dalla Francia) via mare da Vallecrosia in Costa Azzurra fu bersagliato dalla sfortuna: per la seconda volta un'imbarcazione colò a picco e fu grosso lo sforzo di riportare a riva Bell, che non voleva sbarazzarsi dell'ingombrante cappotto, appesantito dall'acqua, sforzo fatto da Achille Lamberti, che nell'occasione se ne uscì con la frase che negli anni avrebbe ancora tante volte pronunciato: "Tùti in tu belin a mi!" (Renato Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, IsrecIm, 2007).
Adriano Maini

lunedì 30 dicembre 2024

Quel bambino si tagliò un piede nell'acqua del Nervia




Al di qua ed al di là della foce del Nervia - in sponda orografica sinistra si situa Camporosso, dall'altra parte Ventimiglia - si sono susseguiti, come, più o meno, in tanti luoghi abitati, spezzoni di storia e frammenti di vite vissute. Questi ultimi qualche volta qui già menzionati, altri ancora da riferire, ma sempre con il rischio di ridondanti ripetizioni.
Non esistono nomi mitici per questi luoghi, come è, ad esempio, per la costa di Ventimiglia più di confine con la Francia. Fatti salvi, forse, certi rimandi iniziatici a trinceramenti della guerra di successione austriaca, il che fa anche cogitare di tracce scomparse di un bunker dell'ultima guerra posizionato in spiaggia un po' più a levante.
 




Si riporta in autorevoli testi ufficiali di resti di epoca romana antica in fondo al mare poco al largo dello sbocco del citato torrente. Viene da pensare che anni fa un Piano Regolatore di Ventimiglia prevedeva, al posto dei binari del deposito locomotori, un sito archeologico riferito alla vicina Albintimilium, mentre all'atto pratico è stata sinora realizzata una fascinosa infrastruttura, incrocio di nuove piste ciclopedonali e retaggio della pregressa presenza ferroviaria: un bel risultato di sicuro, ma tutt'altra cosa rispetto alle suscitate aspettative di tipo culturale, destinate, sembra, a rimanere tali.
Chi scrive in ogni caso preferisce cimentarsi in aspetti più banali, per lo più connessi ad estati della fine degli anni Cinquanta e della prima metà di quelli Sessanta.
I bikini erano all'inizio merce rara, forse solo esibiti da ragazze e donne tedesche, magari in compagnia di un quarantenne privo di un braccio, tutti ospiti di un campeggio a tende, che fece da apripista per altre similari e vicine strutture. Rispetto a quel mutilato, invece, i bambini, pur essendo curiosi, non si posero per niente domande sulle vicissitudini di un conflitto armato, la seconda, immane guerra mondiale, bensì pensarono alle conseguenze di un qualche incidente.
 



Crescendo, alcuni di loro si fecero sfacciati e si misero a raccontare con aria di spavalda superiorità di coppiette infrattate tra i canneti a ridosso del muraglione della rimessa ferroviaria e di quanto di piccante poteva accadere tra i teli di quel campo.
Si esibivano, intanto, anche procaci bellezze locali: si conservano alcune fotografie dove si possono notare ormai maturi capifamiglia che nelle riprese di gruppo non sanno dove posare lo sguardo.
 


Nel periodo caldo la foce del Nervia si interrava ad unire i due tratti di litorale. Sulla risultante nuova striscia sassosa si accalcavano i bagnanti. Accadde una volta che un piccolo, sordo agli avvertimenti degli adulti, sguazzando nell'acqua del torrente, si procurasse con un vetro rotto colà celato - al pari di altri rifiuti: la mancanza di civismo è uno sport tuttora ampiamente praticato - un profondo taglio ad un piede: prontamente fasciato con un fazzolettone bianco, venne poi portato all'ospedale per le cure del caso. Ormai pensionato, quell'incauto protagonista avrebbe testimoniato di essere stato trasportato al nosocomio in sella al motorino guidato dallo stesso ferroviere che aveva rimediato il bendaggio di fortuna: davvero previdente quell'uomo in quella sua giornata di riposo, perché non è da ipotizzare che prima del soccorso fosse tornato a casa per inforcare le sue due ruote!
Operavano d'estate anche i pescatori, più su Ventimiglia, invero. Meriterebbero riscontri specifici, ma occorrono competenze adeguate: non mancano, tuttavia, nei loro confronti singolari aneddoti, alcuni qui già riverberati.
Resterebbe da dire in modo più originale del personaggio Pesce Rosso, di cui pochi ormai a Nervia, intesa come località di Ventimiglia, si ricordano ancora, ancora meno dei suoi trascorsi di pescatore.
Adriano Maini

giovedì 26 dicembre 2024

Prendevano il sole su quel battello incagliato

Bordighera (IM): un tratto di litorale in regione Arziglia

Si tramanda come da un bastimento affondato poco al largo di Bordighera alla vigilia del secondo conflitto mondiale defluisse a riva un incredibile numero di casse di legno contenenti arance, con le quali si appagarono di vitamine decine e decine di famiglie locali, e che sino a non molto tempo fa un contenitore di tal fatta - materiale invero pregiato - venisse conservato in una casa di Arziglia.

Si racconta ancora che davanti proprio alla zona Arziglia, più o meno negli Sessanta, causa incendio, venisse inghiottito dai flutti un battello francese, di quelli ai quali in oggi nessuna autorità competente consentirebbe non si dice il bordeggiare ma neppure l'ancoraggio: anche in quella circostanza vennero sospinti verso la battigia molti oggetti, compresi tanti libri, ma non così "utili" come nella prima citata congiuntura.


Viene da aggiungere che "torna a galla" la vicenda della piccola nave - pure questa francese e pure questa della categoria "carrette del pelago" - incagliata a Mortola di Ventimiglia, perché un amabile interlocutore si è ricordato di essere salito almeno una volta su quella tolda in legno, prima che il mare completasse la sua opera di distruzione, e di avervi scorto in un altro periodo non molto lontano persone distese là sopra a prendere il sole.
Non ci si può esimere, pertanto, di mostrare un maldestro "ritaglio" del video realizzato nell'occasione di un'intervista fatta a Francesco Biamonti da studenti del Liceo "Angelico Aprosio" di Ventimiglia, un'immagine che documenta quello che tanti abitanti del ponente ligure, ancorché cronisti o scrittori, non erano mai riusciti a vedere.

Nel corso del tempo sono stati man mano smatellati i residui di bunker disseminati lungo il litorale tra Bordighera e la frontiera, compreso quanto era servito di supporto alla mitragliera tedesca di "Muru Russu" a Latte di Ventimiglia, più volte citata da Arturo Viale nei suoi racconti, ma qualche fotografia, pur fatta per altri scopi, ne conserva in qualche modo la reminiscenza.

Pescatori per diletto, ma capaci, bisbigliavano qualche anno fa di misteriosi relitti davanti alla costa nei pressi del confine con la Francia.

C'é talora da chiedersi quanto di vero e quanto di inventato ci sia nelle rievocazioni di tante spoglie custodite e di tante costruzioni sommerse in mare davanti alla zona intemelia, ma in ogni caso tante affabulazioni pur sempre affascinano, come per la pregressa insistenza di ex-ragazzini degli anni Trenta a riferire di loro tuffi davanti a Nervia di Ventimiglia per ammirare ruderi di case ormai sprofondate.

Adriano Maini

mercoledì 27 novembre 2024

Quei pomodori erano davvero deliziosi

Ventimiglia (IM): la Chiesa di San Michele

Di sicuro al primo anno di quella IV Ginnasio uno degli allievi abitava ancora a Ventimiglia Alta.
Nei pomeriggi di studio leggero poteva capitare che qualche compagno di classe lo andasse a trovare. Uscendo da quella casa, prossima alla Chiesa di San Michele, per fare qualche passo, si incontrava a volte Pietro Tartamella, sempre indaffarato, con il quale la breve conversazione concessa era già allora intrigante.
 
Ventimiglia (IM): Via Due Camini

Ventimiglia (IM): da sinistra Ventimiglia Alta, Castel d'Appio, crinale del Colle Magliocca; in primo piano, uno scorcio del centro urbano

Si procedeva talora per la soprastante Via Due Camini, il cui bar-trattoria fu meta piacevole per diverse generazioni di intemelii: quei ragazzotti sapevano soprattutto apprezzare i suoi formidabili panini imbottiti.
 
Ventimiglia (IM): l'area delle qui citate escursioni vista in lontananza dai "Frati Maristi"

In qualche occasione si proseguiva più in alto, landa del Colle Magliocca quasi dimenticata dal traffico.
Si registrò discreto stupore incrociando il loro ex insegnante di religione delle Medie, parroco da quelle parti, seguito da alcuni chierichetti: segno inconfondibile che si trattava della benedizione pasquale delle case.
 
Ventimiglia (IM): uno scorcio di Castel d'Appio

Ventimiglia (IM): Castel d'Appio guarda a ponente la Piana di Latte

Per fortuna nella seguente circostanza almeno un'automobile passava. Tre dei nostri personaggi si erano addentrati tra le rovine di Castel d'Appio, a quel tempo fruibili dal pubblico, punto panoramico di grande rilievo. Si erano appena seduti - e non solo per contemplare la maestosa cisterna del maniero, ormai vuota - quando una sventagliata di pallini di un fucile da caccia, il cui detentore aveva di tutta evidenza sparato senza una minima attenzione e di cui - anche per quello che seguì - non si seppe mai nulla, una sventagliata che, passando quasi sulle loro teste, indusse uno di loro, subito imitato dagli amici, a ridiscendere a precipizio il pendio di levante della collina: mise, però, un piede in fallo sino a procurarsi una frattura, più o meno lieve, come venne dopo constatato, ma, incrociando più o meno subito una vecchia e scalcinata auto "Giardinetta", il gentile conducente - una persona discretamente anziana agli occhi dei tre gitanti - caricava tutti tra ceste, ciuffi d'erba - forse destinati a suoi conigli - ed attrezzi vari per fare assistere il sinistrato all'ospedale di Nervia. Qualche ora dopo ai due compagni illesi spettava l'arduo compito di tentare di tranquillizzare la madre affannata, il cui figliolo era proprio destinato in gioventù ad incidenti vari, tanto è vero che l'anno seguente, quello in cui Gimondi aveva vinto il Tour de France, recatosi in spiaggia a Nervia, in prossimità della foce dell'omonimo torrente, con uno dei protagonisti delle trascorsa disavventura e con altri giovani più o meno coetanei, tra cui uno studente che era già passato a quel Liceo Classico, si tuffava subito in acqua, procurandosi una discreta ferita al petto - e, per fortuna, solo in quella parte del corpo! -, causata da un palo di ferro con la sommità sfrangiata, seminascosto dal leggero moto ondoso e posizionato in tal guisa per la discreta avanzata del mare (o corrispondente retrocessione dell'arenile!), dunque, non più utilizzabile dai pescatori, ma non ancora rimosso: non aveva dato modo con la sua precipitazione di essere avvisato, per cui gli spettò una volta di più di ricorrere - questa a volta a piedi, acclarata la vicinanza - alle prestazioni del nosocomio di zona.
Abitava prossimo al mare, quasi a Nervia, un altro allievo di quella classe, rimasto solo due o tre anni da queste parti, afflitto da quella epilessia che, manifestatasi una prima volta in aula con lo spavento dei compagni ignari, portò a creare ulteriore complicità nei suoi confronti: chi andava a trovarlo in quella villetta di due appartamenti su altrettanti piani non poteva non restare inebriato dall'odore di salsedine che colà si respirava, specie in inverno, stagione di burrasche.

Ventimiglia (IM): la spiaggia a Nervia, vicino alla foce del torrente

Ventimiglia (IM): uno scorcio della spiaggia di Nervia

Ventimiglia (IM): ancora la zona mare di Nervia


Accadeva anche che nella campagna ben curata di una delle ville storiche della Piana di Latte, due compagni di quella classe di Ginnasio passassero una giornata estiva, scorrazzando in bicicletta, ma con grande attenzione, lungo gli stretti passaggi tra le partizioni del grande orto coltivato con buona professione dallo zio di uno dei due, o facendo gran bagni di mare, che sbatte tuttora lungo il muro di recinzione meridionale di quel complesso, di sicuro oggi non più affittato ad un solerte contadino: i pomodori di quel campo erano, invero, deliziosi!
 
Ventimiglia (IM): in primo piano Punta Mortola e la Piana di Latte


La classe - una classe mista, è doveroso rammentarlo, tanto è vero che rispetto ai fatti della cronaca seguente si può estrapolare che una protagonista, ormai emigrata fuori Liguria, ebbe proprio da poco a confidare ad amici rivisti quasi per caso che fu tormentata per tutto quel tempo dai pizzicori procurati dal costume di lana! - la classe quasi al completo si ritrovò alla Pineta di Mortola a festeggiare la conclusione del loro Ginnasio. In tanti, specie sul posto, oggi lamentano che la successiva recinzione dei Giardini Hanbury abbia inibito la fruibilità di un posto incantevole sul mare, forse, per paradosso, in quel punto deturpandolo: passare liberamente dai bagni agli scogli, alle rocce, a brevi spiazzi sassosi, alla macchia mediterranea, quasi sempre all'ombra di quegli alberi superbi era una entusiasmante esperienza. 
 
Ventimiglia (IM): subito a ponente della Pineta di Mortola

Quel giorno, tra nuotate, merendine, frizzi e lazzi, nonché per alcuni, nonostante tutto, le prime scottature, fu praticamente scandito dalle note di "(I Can't Get No) Satisfaction" dei Rolling Stones, il cui disco appena uscito girava a tutto spiano in apposito apparecchio portatile. Con gran invidia di tutti, uno di quei turisti per caso annunciava che pochi giorni dopo sarebbe andato al concerto dei Beatles a Genova: si tratta della stessa persona che aveva girato un filmino di quella scampagnata, aspetto che è riemerso solo di recente, ma di cui non si ha ancora una versione digitalizzata visibile al meglio per tutti.
Adriano Maini