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venerdì 16 gennaio 2026

E Nico Orengo fece un'estate il pescatore

Bordighera (IM): uno scorcio del porto

Sembra di capire da amabili conversazioni che nella zona Bordighera-Ventimiglia la pratica (non gli esiti!) della pesca con barche in mare, sia essa professionale sia essa amatoriale, sia meno diffusa di un tempo, nonostante l'ormai lunga presenza di uno specifico spazio - e di battelli - in un piccolo porto, quello di Bordighera, appunto. Ma forse ci si sbaglia.
Nelle affabulazioni in materia emergono, altresì, ricordi ed incertezze circa le spiagge più usate negli anni alla richiamata bisogna. Risulta incontrovertibile in proposito la valenza storica di Arziglia in Bordighera, documentata oltrettutto da splendide fotografie del grande Alfred Noack. Per la città delle palme non andrà dimenticata "Bagnabraghe", appellativo inequivocabile che rimanda a quanto inevitabilmente capita a chi trascina dall'acqua all'asciutto i nostrani gozzi. Per Ventimiglia il relativo nome che balza alla memoria - ed al cuore! - di molte persone è Marina San Giuseppe.
Si potrebbe continuare con altri esempi riguardanti questi menzionati centri, senza dimenticare che qualcosina hanno anche rappresentato pure Camporosso e Vallecrosia: porterebbero soprattutto a storie - qui già parzialmente rimarcate - di contrabbandieri - in ogni epoca! -, di ebrei stranieri in fuga verso la Francia, di missioni alleate e di partigiani del Gruppo Sbarchi Vallecrosia durante la seconda guerra mondiale.
Conviene procedere con più singolari aneddoti.
Mario Armando aveva scritto in "Strana notte di lampara" per Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu” (Anno 5, novembre 2012) di una grande raccolta di aguglie - non proprio pesciolini! - compiuta da gente di Bordighera, tra cui lui sedicenne, ad ottobre 1945 nel golfo di Latte di Ventimiglia.
Nico Orengo raccontava in "Terre blu" che proprio andando da quella insenatura più a ponente aveva lavorato come pescatore un'estate come punizione per una bocciatura a scuola: da par suo non poteva mancare l'occasione di fare emergere la sua vena poetica già con la semplice evocazione dei punti di riferimento a terra.
Il quotidiano "l'Unità" il 22 giugno 1951 con un trafiletto informava che un feroce pescecane era stato preso "a dieci chilometri dalla spiaggia di Ventimiglia", aggiungendo i nomi dei coraggiosi che erano intervenuti, tra cui quello del capobarca, vera leggenda - qui si aggiunge - della città di confine. 
Sempre "l'Unità", ma il 4 luglio 1964, riportava che a Ventimiglia un immigrato calabrese aveva deciso di riprendere sul posto il suo antico mestiere di cacciatore di pesce spada, quando aveva capito che ne era assicurata la presenza anche nel Mar Ligure e dopo essersi dotato di un tipico barcone "passerella" costruito appositamente per lui a Bagnara Calabra: come in seguito questa attività sia diventata anche per pochi eletti del luogo un passatempo è cosa nota. 
Viene da chiedersi se la cattura di una tartaruga di mare "Caretta caretta" portata a riva tra Nervia e Via Dante di Ventimiglia alla fine degli anni Sessanta sia stato un fatto isolato o meno, sapendo che queste creature da queste parti non erano allora così diffuse come allo stato attuale a causa - come viene detto da più voci - dell'odierno riscaldamento globale.

Adriano Maini

venerdì 2 gennaio 2026

I gamberi di Sanremo


Il Porto Vecchio di Sanremo è affiancato a levante da decenni ormai dal nuovo scalo, Portosole.
L'approdo ha alle spalle una lunga storia, confermata anche dai ruderi di un molo di tanti secoli fa.
Durante l'ultima guerra in quello specchio d'acqua si sono svolte tante tragiche vicende, soprattutto affondamenti di mezzi, ma anche la fuga in battello verso la Toscana di partigiani ricercati dai nazifascisti.
Non è possibile seguire la storia in tutte le sue svolte: conviene attenersi ad aneddoti, se non a faccende minute.
 


Si affaccia su quell'approdo il lato orientale del Forte di Santa Tecla, oggi sede di eventi culturali, ma per tanti anni un carcere, che offriva troppo spesso il triste spettacolo di detenuti aggrappati alle sbarre.
 


Abbondano tutto intorno affollati pubblici esercizi.
Porterebbe lontano anche la ricerca dei personaggi illustri che sono approdati via mare in città, lasciato un po' più in là il classico yacht, con un natante più acconcio alla bisogna: in merito l'Archivio fotografico Moreschi presenta una notevole rassegna, di cui qui si indicano, a titolo di esempi, i casi di Greta Garbo e del Duca di Windsor e consorte, la famosa signora Wallis Simpson.
Forse tante persone hanno più presente nel tempo l'arrivo - e la conseguente temporanea permanenza al largo - di navi militari, anche statunitensi, formicolanti di marinai, i quali, trasportati da lance militari, non potevano non sciamare poi in città nelle loro divise per i borghesi sempre intriganti.
 


Da sempre meta di curiosi e di visitatori, oggi in alcuni punti forse ancor di più, le banchine sono inoltre luoghi ambiti per assistere ai fuochi d'artificio.
 


Ma non ci può dimenticare dei pescatori, il ruolo dei quali può anche essere sottolineato da rapidi accenni. 
Una ex staffetta partigiana conosceva i contatti e l'ora giusti per procacciarsi le migliori prede della notte e cucinare poi - adeguatamente assistito - nella cantina del vecchio comunista, già membro del locale CLN e compagno di Libero Alborno in altre avventure, in quel di Latte di Ventimiglia una deliziosa zuppa, per non dire una vera bouillabaisse, che entusiasmava tutti i loro ospiti: e tutto questo, certo, non solo una volta.
Ci si imbatte di tanto in tanto nella narrativa nei gamberi di Sanremo, come degustati ed apprezzati in ristoranti lontani dalla città dei fiori. Accade anche nel recente bel romanzo di Fulvio Damele, "La partita fantasma" (Leucotea, 2025), che si raccomanda alla lettura per svariati motivi, in particolare per il sapiente intreccio di situazioni.
Ma di sicuro nel passato erano una gioiosa attrattiva per gli occhi dei più piccini quei gamberi (ad onor del vero, piuttosto gamberoni; ma anche astici ed aragoste), quando prigionieri dei piccoli acquari dei ristoranti all'angolo di sud-ovest di quel sito.

Adriano Maini

giovedì 28 agosto 2025

Altri seguiti

Ventimiglia (IM): Punta Begliamino vista dalla Frazione Mortola

Arturo Viale sottolinea con amarezza che tante persone sono oggi use definire Baia dei Pescatori quella che si appoggia a Punta Begliamino, al margine di ponente della Frazione Latte di Ventimiglia, così che il continuo ricorso al termine "Beniamin" per una zona quasi di frontiera con la Francia non ingeneri più soverchie confusioni.
In ogni caso, nella citata spiaggia hanno la loro capanna, utile agli scopi, giovani pescatori - non professionisti, amatoriali, insomma, ma eccellenti come alcuni loro predecessori - che onorano la tradizione dei vari "Giuà de Canun", "i gemelli" e così via. E, per tanti inerenti racconti sentiti, non ci si può esimere dal fare un cenno alla persistenza di una pregressa, più o meno pubblica, diatriba circa la rispondenza - in ordine alle destinazioni d'uso - a criteri di legittimità amministrativa di tanti ricoveri sparsi in questa località come in quella menzionata del Darsenùn, dai più - come anticipato - ormai individuata come "Beniamin".

Mimmo, dalla Calabria, dove da alcuni anni è tornato dopo una vita passata nell'Imperiese, rimarca che ad una Festa de l'Unità di Arma di Taggia si era esibito, grazie all'impegno di un compagno albergatore del luogo, anche Francesco Guccini, di cui non ci sono tracce di concerti all'aperto in questa provincia, ma piuttosto di reiterate presenze a serate della Rassegna del Club Tenco, con immancabili simpatiche partecipazioni a momenti fuori palcoscenico, ogni tanto rievocate anche con corredo di fotografie da chi ebbe in sorte di prendervi parte.

Gabriella invita da Montecarlo ad approfondire la figura del cugino Pietro Ferrua, fine intellettuale, anarchico, pacifista, obiettore di coscienza, amico di Libereso Guglielmi: un uomo che ebbe anche il merito di illuminare aspetti inediti della attività partigiana di Italo Calvino.

Gianfranco Raimondo tramanda che il patriota antifascista Giacometti era perseguitato dagli sgherri del regime fascista ben prima del periodo Resistenziale, tanto é vero che, accompagnando il padre a caccia sulle alture che si affacciano sul centro urbano di Ventimiglia, assistette alle conseguenze, sotto forma di sedie ed altri mobili lasciati in ordine sparso all'aperto, di una perquisizione compiuta in una casa di Giacometti situata sulla collina delle Maule.

Leggendo su altro blog, collegato a questo, un vecchio articolo dove si parlava dell'esperienza di tre studenti delle superiori di questo ponente ligure, praticata nel 1966 nel campeggio con grandi tende molto confortevoli - a luglio quindici giorni di vacanza premio per meriti scolastici e sportivi (a dire il vero non sempre tali per tutti!) del Ministero della Pubblica Istruzione (vecchia denominazione!) in quel di Cappella, Frazione di Lavarone, in provincia di Trento, tramite una email un signore di Trieste aderisce allo spirito di quello scritto, rammentando brevemente la sua di similare esperienza, ma del 1964. Nell'incrocio della successiva corrispondenza emergono vari dettagli, tra i quali ne spicca uno che porta al suo tardivo riconoscimento, nella figura di un noto politico di Imperia, di un suo compagno di quella lontana avventura: il che, a ben vedere, induce a riflettere sul fatto che nei campionati studenteschi di questa provincia - atletica leggera, corsa campestre, pallavolo - nel tempo si alternarono futuri personaggi di spicco in vari campi della società.

Adriano Maini

sabato 3 maggio 2025

Di Bagnabraghe, di altre spiagge, di altri scogli

La spiaggia di Bagnabraghe, situata nella parte di levante di Bordighera, è stata a lungo il sito preferito dai pescatori del posto.
La denominazione è tutto un programma e si spiega, invero, da sola.
Anche di là partirono gozzi a remi e barche a motore per viaggi via mare verso la Costa Azzurra di ebrei stranieri in fuga dall'Italia a causa delle leggi antisemite del regime fascista.
 



Un bravo imprenditore edile racconta di tanto in tanto di quando da ragazzino fece l'apprendista (il "bocia") pescatore dell’unico equipaggio della città delle palme accettato come tale alla svolta degli anni Cinquanta a Marina San Giuseppe di Ventimiglia: forse salpando di là arrivavano a zone più ricche di prede, guidati da professionisti che ne sapevano più di loro.



Sarà pur vero che per uno strano fenomeno fisico sul mare o vicino ad una spiaggia le voci si trasmettono molto lontano ed in modo chiaro, ma un pescatore dilettante - in verità, provetto forse più di tanti professionisti - riusciva dal largo a farsi sentire con un poderoso fischio dai familiari in casa in Via Dante di Ventimiglia: con modulazioni in codici decifrabili solo dai suoi cari.
Del resto, se non era in mare, dove aveva insegnato a tante persone un po' dei suoi segreti, quell'ex ferroviere era una presenza costante, quasi un punto di riferimento per chi passava, su quella spiaggia prossima alla sua abitazione, tutto intento a rigovernare quanto attinente alla sua profonda passione.
Il figlio maschio, per nulla seguace del padre, ha amato il mare in modo diverso, al punto da rievocare oggi con toni lirici "meravigliose domeniche passate su quegli scogli chiamati 'le moese' per catturare le zigurelle, pesciottini coloratissimi e rimediare ustioni clamorose".
 
Adriano Maini

domenica 21 luglio 2024

Nico Orengo si complimentò anni fa con Arturo Viale

Una vista da Zona Ville di Ventimiglia (IM): a destra uno scorcio della Piana di Latte; al centro Punta Mortola; in fondo uno scorcio di Francia

Arturo Viale ha infine localizzato il terreno in cui venne introdotta - come racconta nel suo "Punti Cardinali. Da capo Mortola a capo Sant'Ampelio" (Edizioni Zem, 2022) - "a Latte, frazione di Ventimiglia, la coltivazione industriale dei fiori, producendo rose e garofani".
Spetta in modo evidente a lui rendere noto in dettaglio tale aspetto, eventualmente con un suo nuovo libro.

Archivio di Arturo Viale

Nico Orengo si complimentò anni fa con Arturo Viale per il suo "Quaranta e mezzo". Nel biglietto di congratulazioni lo scrittore si soffermò sulla "giuggiola dai Tremayne. Non ho più trovato quell’albero. Ce n’è ancora uno a Latte, all’inizio della via Romana, prima del cavalcavia. Caro Viale, il suo raccontare mi ha tenuto una affettuosa e sincera compagnia per una sera, tempo fa. Ma il ricordo è ancora vivo, le parole hanno ancora alone".
Si dà il caso che la citata pianta della Via Romana oggi non sia più visibile, perché attorniata da tanti altri alberi, ma quasi in compenso ci sono diverse piccole - larghe ciascuna più o meno un palmo - giuggiole sulla vecchia arteria, spuntate ai piedi del muraglione di sostegno della Via Aurelia.

Vladi Orengo, padre di Nico, fu anche un regista di documentari cinematografici. Nel 1955 gliene "bocciarono" alcuni. Tra questi, "Porta Canarda" (con un po' di fantasia anche sentinella di Latte in altura, da levante, in zona Ville), "inchiesta sul contrabbando in una zona nei pressi di Ventimiglia, al confine con la Francia. Le parole di protesta del regista, vittima di una vera e propria crociata da parte dei censori, erano le stesse di tutti coloro che credevano nel documentario e nella sua vocazione a trattare argomenti d’impegno civile, anche se scottanti. Contro quest’ambiziosa visione, però, si scontrava - e il più delle volte prevaleva - l’idea di chi relegava il documentario a sottoprodotto culturale, impedendogli di evolversi e di affermarsi autonomamente". Così recita un passo della Tesi di Dottorato di Mariangela Palmieri "La propagaganda della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano negli anni della guerra fredda attraverso i documentari cinematografici (Università degli Studi di Salerno, Anno accademico 2010-2011). Si aggiunge, per una migliore comprensione, che Vladi Orengo aveva affidato le sue critiche alla rivista «Cinema Nuovo» e che si può capire il senso dell'esclusione dal mercato delle menzionate pellicole ancora con il ricorso alle parole usate da Mariangela Palmieri: "tantissimi documentari d’indiscusso valore e pluripremiati in festival e rassegne sono stati costretti, praticamente, alla scomparsa definitiva dalla circolazione, poiché altre soluzioni di sopravvivenza, al di fuori dell’area del sostegno dello Stato, in Italia in quegli anni non ve n’erano".

Riaffiorano ancora, in questo lembo di ponente ligure, racconti di antiche vicende di pescatori contrabbandieri. Anche con la pronuncia di termini specifici, "fenicotteri", ad indicare le persone che si volevano trasportare via mare clandestinamente verso la Francia: vocaboli, nella storiografia e non solo, per lo più usati ad indicare i militanti comunisti che sotto il regime fascista facevano il percorso inverso, di ritorno in Italia, per ritessere contatti con la vecchia base, venendo quasi subito irrimediabilmente arrestati. Tornando ai pregressi avventurieri nostrani occorre aggiungere che a loro piaceva anche usare la parola "neri". Si tramanda che, sotto l'incombere del probabile intervento di poliziotti transalpini, talora venisse buttato a mare qualche passeggero. Che in rare occasioni questo accadesse per depredare le vittime. Non si sa, tuttavia, quanto di vero ci sia mai stato in questi racconti di frontiera.

Adriano Maini

lunedì 25 dicembre 2023

Reganta


Dove sorge in Lungomare Varaldo - incrocio con Via alla Spiaggia - zona Nervia di Ventimiglia un pubblico esercizio, c'era più o meno dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso una piccola costruzione quasi tutta in legno adibita a bar, meta d'estate di tanti bagnanti - compresi ragazzi del luogo -, ancora ricordata per il pane rustico farcito di pomodoro ed altri sapori (pan bagnau, puntualizzerebbe qualche pignolo; qualche altro tipo meticoloso sottolineerebbe la non grande igiene praticata, ma verrebbe subito zittito per la delizia di quelle merende).
Risuonano ancora da quel sito storie, alcune tremende, di pescatori contrabbandieri. 


Davanti c'era uno stretto sterrato - spesso chiuso a ponente con catene sì da renderlo in pratica un semplice accesso pedonale - che sbatteva al contrario a levante contro campagne e spiagge sassose dove si disperdeva ben prima di incrociare il torrente eponimo della regione.
Il fatto è che in tanti racconti quel ritrovo viene definito come baracca. Ma Baracca e Baracchetta sono termini spesso usati in senso quasi orgoglioso, tanto è vero che si sono anche visti locali - alcuni in muratura - con quel nome.


Su di un altro Lungomare, quello Argentina di Bordighera, si registrava una situazione quasi analoga, con una piccola capanna, poco più di una bancarella da mercante ambulante, miniera nella stagione balneare di mitici ghiaccioli per tante ragazzine e per tanti ragazzini. La denominazione era Caminito dato che il proprietario, un tipo mingherlino tutto nervi, grande attivista del partito comunista, amava esibirsi - per la legge del contrappasso! - in prodezze canore, soprattutto con la gran bella canzone tangüera resa immortale da Carlos Gardel. Non molto lontano, a Nervia di Ventimiglia, più o meno per gli stessi motivi un musicista amatoriale era stato ribattezzato Rosamunda. Si usava così, allora. 



Tornando agli episodi di Bordighera occorre precisare che anche da quelle parti a fianco della spiaggia a ponente del centro urbano c'era uno sterrato, ancora più martoriato di quello di Ventimiglia, che indirizzava verso il torrente Borghetto, in quel punto non ancora valicato da un ponte pedonale. E che si presenta in termini sostitutivi una sorta di casetta araba, adorna qua e là di piastrelle azzurre, sede sino a poco addietro di un ristorante dall'insegna singolare, più di recente un ritrovo musicale. Oggi è diventato invero un bistrò. Ma una volta lì sorgeva la baracchetta del mitico Caminito!


Ma Caminito è tornato in mente ripensando ad un buffo equivoco avvenuto proprio là davanti. Una ragazza in monopattino si fermava per consentire una fotografia, ma il fotografo stava in attesa di riprendere la brava sportiva in azione. Indugi del momento e scatti ritrovati in archivio hanno fatto il resto.


Non si può parlare di stabilimenti balneari situati sul litorale da Bordighera al confine con la Francia, perché sono sin troppi, ma di alcuni casi della vita riguardanti strutture similari forse sì.



Mitica, ad esempio, la costruzione di una casetta - ritenuta abusiva! - su di un terreno del principe di Monaco - si è ormai vicini alla frontiera! - affacciato su di una spiaggia invasa in permanenza da alghe trascinate dalle onde: una vicenda approdata anche sugli schermi televisivi nazionali. Poco lontano, dove la costa improvvisamente si alza quasi a picco, rimase a lungo incagliato a prua in su il relitto arrugginito di una piccola nave dallo scafo dipinto di rosso. Tutte zone raggiungibili per la via più breve solo parcheggiando le auto in modo non del tutto conforme al codice della strada.


Poco a ponente della Frazione Latte di Ventimiglia, vicino a Punta di Begliamino, una serie di baracche, nel tempo dotate di molti elementi di conforto così da apparire se non villette in miniatura almeno appropriati bungalow, ebbero l'iniziale funzione di ricoveri per barche di pescatori dilettanti. Si aggiravano laggiù persone già menzionate su questo blog, alle quali nell'occasione va aggiunto uno dei proprietari, valente pescatore, Reganta (rema!), così a volte, dal suo tipico intercalare, chiamato dagli interlocutori più stretti, un uomo che apriva il suo magazzino di Mortola a memorabili cene dove si comsumavano in abbondondanza le sue bottiglie di vino, in un libro, tuttavia, segnalato fugacemente con il vero soprannome dialettale da Arturo Viale, che se lo ricorda solo perché fornitore della vecchia locanda di famiglia.


Un imprenditore edile di Sanremo si vantava poco più di un decennio fa di poter godere tramite amicizie di belle giornate al mare usufruendo di una delle diverse casette - anche in questo caso all'inizio si parlava di pescatori! - situate poco prima del dirupo dove stava appoggiato l'ascensore, scomparso, dei Balzi Rossi.

Ed in alcune località della zona molti bungalow nelle stagioni morte a tutti gli effetti venivano affittati - probabilmente lo sono tuttora! - come pied-à-terre.

Adriano Maini