Sembra di capire da amabili conversazioni che nella zona Bordighera-Ventimiglia la pratica (non gli esiti!) della pesca con barche in mare, sia essa professionale sia essa amatoriale, sia meno diffusa di un tempo, nonostante l'ormai lunga presenza di uno specifico spazio - e di battelli - in un piccolo porto, quello di Bordighera, appunto. Ma forse ci si sbaglia.
Nelle affabulazioni in materia emergono, altresì, ricordi ed incertezze circa le spiagge più usate negli anni alla richiamata bisogna. Risulta incontrovertibile in proposito la valenza storica di Arziglia in Bordighera, documentata oltrettutto da splendide fotografie del grande Alfred Noack. Per la città delle palme non andrà dimenticata "Bagnabraghe", appellativo inequivocabile che rimanda a quanto inevitabilmente capita a chi trascina dall'acqua all'asciutto i nostrani gozzi. Per Ventimiglia il relativo nome che balza alla memoria - ed al cuore! - di molte persone è Marina San Giuseppe.
Si potrebbe continuare con altri esempi riguardanti questi menzionati centri, senza dimenticare che qualcosina hanno anche rappresentato pure Camporosso e Vallecrosia: porterebbero soprattutto a storie - qui già parzialmente rimarcate - di contrabbandieri - in ogni epoca! -, di ebrei stranieri in fuga verso la Francia, di missioni alleate e di partigiani del Gruppo Sbarchi Vallecrosia durante la seconda guerra mondiale.
Conviene procedere con più singolari aneddoti.
Mario Armando aveva scritto in "Strana notte di lampara" per Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu” (Anno 5, novembre 2012) di una grande raccolta di aguglie - non proprio pesciolini! - compiuta da gente di Bordighera, tra cui lui sedicenne, ad ottobre 1945 nel golfo di Latte di Ventimiglia.
Nico Orengo raccontava in "Terre blu" che proprio andando da quella insenatura più a ponente aveva lavorato come pescatore un'estate come punizione per una bocciatura a scuola: da par suo non poteva mancare l'occasione di fare emergere la sua vena poetica già con la semplice evocazione dei punti di riferimento a terra.
Il quotidiano "l'Unità" il 22 giugno 1951 con un trafiletto informava che un feroce pescecane era stato preso "a dieci chilometri dalla spiaggia di Ventimiglia", aggiungendo i nomi dei coraggiosi che erano intervenuti, tra cui quello del capobarca, vera leggenda - qui si aggiunge - della città di confine.
Sempre "l'Unità", ma il 4 luglio 1964, riportava che a Ventimiglia un immigrato calabrese aveva deciso di riprendere sul posto il suo antico mestiere di cacciatore di pesce spada, quando aveva capito che ne era assicurata la presenza anche nel Mar Ligure e dopo essersi dotato di un tipico barcone "passerella" costruito appositamente per lui a Bagnara Calabra: come in seguito questa attività sia diventata anche per pochi eletti del luogo un passatempo è cosa nota.
Viene da chiedersi se la cattura di una tartaruga di mare "Caretta caretta" portata a riva tra Nervia e Via Dante di Ventimiglia alla fine degli anni Sessanta sia stato un fatto isolato o meno, sapendo che queste creature da queste parti non erano allora così diffuse come allo stato attuale a causa - come viene detto da più voci - dell'odierno riscaldamento globale.
Adriano Maini
Nelle affabulazioni in materia emergono, altresì, ricordi ed incertezze circa le spiagge più usate negli anni alla richiamata bisogna. Risulta incontrovertibile in proposito la valenza storica di Arziglia in Bordighera, documentata oltrettutto da splendide fotografie del grande Alfred Noack. Per la città delle palme non andrà dimenticata "Bagnabraghe", appellativo inequivocabile che rimanda a quanto inevitabilmente capita a chi trascina dall'acqua all'asciutto i nostrani gozzi. Per Ventimiglia il relativo nome che balza alla memoria - ed al cuore! - di molte persone è Marina San Giuseppe.
Si potrebbe continuare con altri esempi riguardanti questi menzionati centri, senza dimenticare che qualcosina hanno anche rappresentato pure Camporosso e Vallecrosia: porterebbero soprattutto a storie - qui già parzialmente rimarcate - di contrabbandieri - in ogni epoca! -, di ebrei stranieri in fuga verso la Francia, di missioni alleate e di partigiani del Gruppo Sbarchi Vallecrosia durante la seconda guerra mondiale.
Conviene procedere con più singolari aneddoti.
Mario Armando aveva scritto in "Strana notte di lampara" per Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu” (Anno 5, novembre 2012) di una grande raccolta di aguglie - non proprio pesciolini! - compiuta da gente di Bordighera, tra cui lui sedicenne, ad ottobre 1945 nel golfo di Latte di Ventimiglia.
Nico Orengo raccontava in "Terre blu" che proprio andando da quella insenatura più a ponente aveva lavorato come pescatore un'estate come punizione per una bocciatura a scuola: da par suo non poteva mancare l'occasione di fare emergere la sua vena poetica già con la semplice evocazione dei punti di riferimento a terra.
Il quotidiano "l'Unità" il 22 giugno 1951 con un trafiletto informava che un feroce pescecane era stato preso "a dieci chilometri dalla spiaggia di Ventimiglia", aggiungendo i nomi dei coraggiosi che erano intervenuti, tra cui quello del capobarca, vera leggenda - qui si aggiunge - della città di confine.
Sempre "l'Unità", ma il 4 luglio 1964, riportava che a Ventimiglia un immigrato calabrese aveva deciso di riprendere sul posto il suo antico mestiere di cacciatore di pesce spada, quando aveva capito che ne era assicurata la presenza anche nel Mar Ligure e dopo essersi dotato di un tipico barcone "passerella" costruito appositamente per lui a Bagnara Calabra: come in seguito questa attività sia diventata anche per pochi eletti del luogo un passatempo è cosa nota.
Viene da chiedersi se la cattura di una tartaruga di mare "Caretta caretta" portata a riva tra Nervia e Via Dante di Ventimiglia alla fine degli anni Sessanta sia stato un fatto isolato o meno, sapendo che queste creature da queste parti non erano allora così diffuse come allo stato attuale a causa - come viene detto da più voci - dell'odierno riscaldamento globale.
Adriano Maini