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venerdì 17 luglio 2026

Fotografie made in USA

La passeggiata tra Bordighera e Vallecrosia al Mare

Ventenne comunista nei primi anni Cinquanta, il nostro personaggio partecipava con entusiasmo alle gite organizzate dal giovane prete di Camporosso, il quale era figlio del vecchio casellante ferroviario di Nervia: e qui varie vicende si incrociano, ma non è facile darne conto. Restando al primo punto, c'è da aggiungere che aveva conservato con cura diverse fotografie di gruppo fatte da quel religioso, ma non gli fu possibile trovarne una dove apparisse il futuro parroco di altre località della zona, cosa che avrebbe fatto contento un suo interlocutore. 
Il quadro delle conoscenze del nostro personaggio era ben presto destinato ad allargarsi in modo considerevole. Conservò sempre i rapporti con tanti compaesani, in modo particolare con chi con lui aveva sia condiviso - più banalmente - la visita di leva militare, sia - aspetto per lui decisamente più importante - la fede politica.
Un cruccio lo attanagliò sempre: non essere riuscito a convincere i fratelli partigiani Rondelli a rimanere con lui, allora tredicenne, in collina dove avevano girovagato alcuni giorni insieme alla ricerca di frutta ed ortaggi da mettere sotto i denti in quel periodo di grande penuria. Egli sapeva che avevano con sé un fucile che intendevano consegnare al più presto ai garibaldini: discesi a Dolceacqua, nonostante la sua premonizione da adolescente, fu proprio il possesso di quell'arma che sigillò definitivamente la triste sorte dei due ragazzi.
Serbava ammirata memoria di alcuni dirigenti comunisti del passato, in particolare di Libero Alborno, floricoltore come lui ma a Latte di Ventimiglia: Libero Alborno, membro del CLN della città di confine, dove fu anche per diversi anni capogruppo dell'opposizione ed infine anche assessore, dal 1956 alla data della sua prematura morte.
Il nostro personaggio conosceva tutti anche a Latte, ma non era questa la sua zona prediletta di frequentazioni.
La gestione di una campagna prossima a Selvadolce di Bordighera lo mise in contatto anche con notabili locali, di cui in seguito avrebbe saputo nelle sue affabulazioni dipingere sapidi ritratti.
In effetti, era molto appagante sentirlo rievocare aneddoti, vicende umane e situazioni, accaduti negli anni.
Ormai pensionato, impiegava molta parte del suo tempo libero in quasi tutte le stagioni in lunghe passeggiate - anzi, vere e proprie veloci camminate con fermate improvvise a suo insindacabile giudizio per conversare con qualcuno a sua scelta - lungo la strada a mare da Vallecrosia al Mare, all'altezza del Torrione, alla chiesa di Sant'Ampelio di Bordighera e ritorno. Così facendo accrebbe ancora il numero delle sue relazioni sociali; beninteso, sempre in base a sue improvvisazioni. Poteva discutere con giovani e vecchi, con donne e maschi, con abitanti del posto e quelli delle seconde case e così via. Lungo il percorso aveva stabilito un suo privilegiato punto di ristoro in un determinato stabilimento balneare aperto sempre - come tutti, del resto - almeno nella funzione di bar.
Per attingere alla sua memoria quasi prodigiosa occorreva, pertanto, accompagnarlo nelle sue escursioni, ma se ne ricavavano singolari chicche. E c'era chi, più prosaicamente, gli chiedeva consigli utili in campagna, soprattutto per la cura degli ulivi, altro aspetto in cui era ben ferrato.
In ogni caso, riusciva a mettere in contatto tra di loro molte delle sue conoscenze incontrate nelle sue pellegrinazioni, anzi, anche a contribuire indirettamente a creare delle nuove e vere amicizie. 
Guardava ormai con distacco la politica in quanto tale, ma affrontava i temi contemporanei con il cipiglio dell'uomo qualunque, corrucciato e perplesso. E forse per via di questa nuova propensione poteva parlare con un certo entusiasmo di un suo abbastanza recente viaggio fatto negli Stati Uniti d'America, durante il quale aveva scattato centinaia di fotografie - molte delle quali improntate ad un certo realismo sociale, si presume, invero, casuale - fotografie che mostrava - sempre scegliendo accuratamente gli interlocutori - con un discreto orgoglio sulla fotocamera compatta che di tanto in tanto si portava dietro.
Glissava quando gli si chiedeva di Luciano, il torinese dalla inconfondibile cantilena, e di Alberto, Alberto il sardo di Ventimiglia, entrambi molto presenti, invece a Latte nelle compagnie del posto. Uno dei due o tutti e due insieme lo avevano convinto a metà anni Ottanta a mettere a disposizione per un pranzo collettivo del Primo Maggio di un bel numero di invitati la sua dimora di campagna vicina ad un torrente di Val Nervia. La magione era capiente, nel camino scoppiettavano vari ceppi, il tavolo di ottimo legno lucidato accoglieva tutti: i cuochi ed i principali fornitori - bontà loro - erano i birboni, architetti dell'improvvisata. Parafrasando poi la canzone d'anteguerra, "la verdura era nell'orto", ma a quel punto era un di più. Trascurando di citare alcune significative presenze, si deve concludere che fu una giornata soddisfacente per tutti, in primo luogo per il padrone di casa, all'epoca ancora più aperto a socializzare che in seguito. 
Ci fu una replica di questo particolare convivio del Primo Maggio solo l'anno dopo, perché poi si perse, per motivi dimenticati, quella che sulla carta poteva aspirare a diventare una consolidata tradizione.
Rimane il dubbio che il nostro personaggio avesse avuto qualche sentore delle garbate prese in giro che alle spalle in quel di Latte gli riservavano Luciano ed Alberto, in particolare il primo, in proposito dei giudizi ingenui che una volta ad una cena espresse circa l'ex marito della sua nuova compagna.

Adriano Maini

giovedì 20 novembre 2025

Vecchie occhiate della CIA sul ponente ligure

Particolare di un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Libero Alborno

In una forma o nell'altra ogni tanto si scrive di spie nel ponente ligure prima, durante, e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Di una delle regine delle centrali di spionaggio, la CIA, si trovano documenti sul Web, che si riferiscono in qualche modo a questa zona ed ai quali in alcune occasioni qui si è già fatto riferimento.
In una carta degli spioni statunitensi datata 6 dicembre 1951 ci si diffondeva sulla figura di Libero Alborno, affermato floricoltore in Frazione Latte di Ventimiglia, già membro del CLN della città di confine, ma soprattutto esponente di spicco del Partito Comunista locale. Di Alborno si presumeva fosse responsabile di una organizzazione paramilitare: è appena il caso di sottolineare che all'epoca non solo la CIA, ma anche altre centrali, compresi la polizia segreta di Scelba e gli antesignani di Gladio in Italia, vedevano - inducendo ad assumere svariate inziative illegali di contrasto - pericoli rossi armati quantomeno nella nostra penisola, una tesi largamente smantellata da ripetuti recenti studi accademici.
Un'altra amenità attribuita ad Alborno era che fosse impegnato nel contrabbando: come se le campagne, che conduceva con grande profitto, e l'attività politica non gli occupassero a sufficienza tempo ed energie.
La CIA coglieva, invece, nel segno, attribuendo a Libero Alborno un forte ruolo nei transiti clandestini di persone attraverso la frontiera: non specificava, tuttavia, come è stato tramandato nella trasmissione orale da tanti uomini progressisti, che si trattava di aiutare oppositori politici del regime fascista di Franco in Spagna, fuorusciti in continua pericolosa fuga.
Nel rapporto americano venivano altresì riportati i nomi delle persone che di più appoggiavano Alborno - ma altre rimasero sconosciute agli spioni -  e nella ricostruzione - non si sa quanto verosimile - della trama ligure e di quella  nazionale intessute ai ventilati scopi dal Pci si accennava ai contatti con i comunisti francesi.
Sono, poi, confluiti nell'archivio della CIA atti recuperati tra gli interrogatori condotti davanti alla Corte d'Assise Straordinaria (per l'epurazione antifascista) di Sanremo, recuperati nel periodo, dopo lo scioglimento dell'Oss "di operatività del Central Intelligence Group (CIG), un organismo creato da Truman avvalendosi con disinvoltura di poteri presidenziali previsti per il tempo di guerra, quindi al di fuori dei casi consentiti. Esperti dell'amministrazione USA ritennero "illegale" tale situazione, poi sanata con l'istituzione dell'attuale CIA" nel 1947. 
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Ernest Schifferegger

Spiccano in tale contesto le affermazioni - protocollate il 12 giugno 1947 - di Ernest Schifferegger, già italiano altoatesino, che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. Nel documento che lo riguardava Schifferegger, pur con tutte le omissioni che un tipo del genere in tali occasioni non poteva non compiere, parlò di tante persone e di tanti avvenimenti, soprattutto di repressione antipartigiana. A titolo indicativo, spiccano i nomi dei nazisti dei vari servizi segreti di stanza a Sanremo e dei loro referenti repubblichini; l'eccidio dei partigiani rastrellati a San Romolo di Sanremo il 15 novembre 1944; l'eccidio compiuto il 24 novembre 1944 a Poggio di Sanremo dalla Wehrmacht, il cui comando locale era stato aiutato dai militi fascisti nella selezione delle vittime tra i prigionieri politici di Villa Auberg e del Castello Devachan; il sequestro degli appunti che un altro detenuto prima della loro esecuzione aveva preso sulle ultime parole - dedicate alle loro famiglie, ma contenenti anche informazioni militari - dei francesi Salusse e Santoni della rete Gallia sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya il 5 febbraio 1945 e fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile; il comportamento coraggioso durante la prigionia del tenente Antonio Capacchioni (Tonino) - già del gruppo Kahnemann - che aveva preceduto quale battistrada l'arrivo clandestino della missione del capitano britannico Robert Bentley quale ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria; i particolari degli arresti dei partigiani di Pigna fucilati a Latte il 20 marzo 1945.
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Karl Weilbacher

Nel fascicolo della CIA su Karl Weilbacher che Giorgio Caudano nel suo recente Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945 (con Paolo Veziano; Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024) ritiene a tutti gli effetti un vero agente dell'Abwehr tedesco si possono espungere fatti quali un suo primo contatto con quel servizio segreto a Bordighera nel 1934 o nel 1935; durante la guerra non solo sue ripetute permanenze nel Principato di Monaco, ma anche diversi viaggi a Marsiglia e a Parigi; la sua conoscenza di altri piccoli gerarchi nazisti, non solo stabili a Sanremo, ma o di transito nella città dei fiori o incontrati nei suoi continui spostamenti, comprensivi di Sesto Calende, Como e Milano.
Con i citati interessamenti la CIA, anzi, per meglio dire il CIG, cercava reclute per i suoi scopi anticomunisti. Non risulta che nel quadro qui tracciato avesse conseguito risultati positivi, fatto salvo forse un caso che sarebbe da esaminare a parte.

Adriano Maini 

sabato 8 novembre 2025

Ma un modesto arcobaleno...



Una lettrice occasionale chiede notizie storiche circa una bella villa della Via Romana di Bordighera, ma non si è in grado di rispondere salvo indicare in modo generico un'altra possibile fonte.
 


Una gentile signora ricerca una fotografia di Villa Cicalina ad Ospedaletti, dove Elsa De Giorgi ed Italo Calvino passarono a metà anni '50 un indimenticabile intermezzo estivo.
 



Un lettore, che pure conosce la zona, è interessato a capire come si accede a certe spiagge di Latte, Frazione del comune di Ventimiglia, per cui torna in mente che in proposito in archivio c'è anche un'immagine del passaggio dalla Via Romana ricavato su di un rio tutto cementato, il Botasso. 

Volendo di conseguenza mettere un po' di ordine tra informazioni varie derivanti da incontri casuali, telefonate, commenti ed email, emerge che anche a Ventimiglia aveva abitato un soldato della Legione Straniera che aveva combattuto nel 1954 a Điện Biên Phủ; che alcune persone in questi ultimi giorni in questo lembo di confine del ponente ligure hanno scambiato opinioni su Pierre Magnan; che altri abitanti di questi luoghi avevano lavorato all'estero nel settore costruzioni, in particolare padre e figlio - più a lungo il genitore - per molto tempo in Pakistan, in un'epoca in cui i venti di guerra si stavano già più che profilando. 


L'improvvisa apparizione di un modesto arcobaleno in direzione Costa Azzurra interrompe - solo per il momento? - questo lavorio.

Adriano Maini

giovedì 28 agosto 2025

Altri seguiti

Ventimiglia (IM): Punta Begliamino vista dalla Frazione Mortola

Arturo Viale sottolinea con amarezza che tante persone sono oggi use definire Baia dei Pescatori quella che si appoggia a Punta Begliamino, al margine di ponente della Frazione Latte di Ventimiglia, così che il continuo ricorso al termine "Beniamin" per una zona quasi di frontiera con la Francia non ingeneri più soverchie confusioni.
In ogni caso, nella citata spiaggia hanno la loro capanna, utile agli scopi, giovani pescatori - non professionisti, amatoriali, insomma, ma eccellenti come alcuni loro predecessori - che onorano la tradizione dei vari "Giuà de Canun", "i gemelli" e così via. E, per tanti inerenti racconti sentiti, non ci si può esimere dal fare un cenno alla persistenza di una pregressa, più o meno pubblica, diatriba circa la rispondenza - in ordine alle destinazioni d'uso - a criteri di legittimità amministrativa di tanti ricoveri sparsi in questa località come in quella menzionata del Darsenùn, dai più - come anticipato - ormai individuata come "Beniamin".

Mimmo, dalla Calabria, dove da alcuni anni è tornato dopo una vita passata nell'Imperiese, rimarca che ad una Festa de l'Unità di Arma di Taggia si era esibito, grazie all'impegno di un compagno albergatore del luogo, anche Francesco Guccini, di cui non ci sono tracce di concerti all'aperto in questa provincia, ma piuttosto di reiterate presenze a serate della Rassegna del Club Tenco, con immancabili simpatiche partecipazioni a momenti fuori palcoscenico, ogni tanto rievocate anche con corredo di fotografie da chi ebbe in sorte di prendervi parte.

Gabriella invita da Montecarlo ad approfondire la figura del cugino Pietro Ferrua, fine intellettuale, anarchico, pacifista, obiettore di coscienza, amico di Libereso Guglielmi: un uomo che ebbe anche il merito di illuminare aspetti inediti della attività partigiana di Italo Calvino.

Gianfranco Raimondo tramanda che il patriota antifascista Giacometti era perseguitato dagli sgherri del regime fascista ben prima del periodo Resistenziale, tanto é vero che, accompagnando il padre a caccia sulle alture che si affacciano sul centro urbano di Ventimiglia, assistette alle conseguenze, sotto forma di sedie ed altri mobili lasciati in ordine sparso all'aperto, di una perquisizione compiuta in una casa di Giacometti situata sulla collina delle Maule.

Leggendo su altro blog, collegato a questo, un vecchio articolo dove si parlava dell'esperienza di tre studenti delle superiori di questo ponente ligure, praticata nel 1966 nel campeggio con grandi tende molto confortevoli - a luglio quindici giorni di vacanza premio per meriti scolastici e sportivi (a dire il vero non sempre tali per tutti!) del Ministero della Pubblica Istruzione (vecchia denominazione!) in quel di Cappella, Frazione di Lavarone, in provincia di Trento, tramite una email un signore di Trieste aderisce allo spirito di quello scritto, rammentando brevemente la sua di similare esperienza, ma del 1964. Nell'incrocio della successiva corrispondenza emergono vari dettagli, tra i quali ne spicca uno che porta al suo tardivo riconoscimento, nella figura di un noto politico di Imperia, di un suo compagno di quella lontana avventura: il che, a ben vedere, induce a riflettere sul fatto che nei campionati studenteschi di questa provincia - atletica leggera, corsa campestre, pallavolo - nel tempo si alternarono futuri personaggi di spicco in vari campi della società.

Adriano Maini

mercoledì 9 luglio 2025

Ricordi da una notte di inizio estate

 
Questo è il racconto parziale di un incontro di qualche sera fa di sette persone, quattro delle quali dimorano tuttora nel centro storico di Ventimiglia Alta. Capitava al termine di un concerto lirico tenuto nella piccola arena del porto turistico della città di confine. Senonché l'apparizione qualche ora prima dell'arcobaleno, nunzio involontario dell'incombente notte, oltre che essersi manifestato come ormai tradizionale simbolo di pace, potrebbe avere assunto altri significati ed altre valenze, una strana e scombinata malia, insomma.
 



E così una delle signore, ragazza "padrona di casa" di una festa danzante di fine anni Sessanta nell'appartamento vicino all'uscita della Galleria degli Scoglietti su Marina San Giuseppe di Ventimiglia, proprio là dove oggi si affaccia lo scalo, abbina ancora, probabilmente perché presenti a quell'evento, il rampollo dell'illustre - ancor più, "notabile" - famiglia della città di confine e il giovanotto che arrivava da Nervia, da lei già conosciuto allo stabilimento balneare gestito dai genitori.
Furono partecipi anche due fratelli gemelli di Latte, floricoltori, ma ancor più valenti pescatori dilettanti. Anche il discendente di egregi lombi aveva insieme ai suoi campagne e villa in quella ridente frazione di ponente. Nessuno di loro conosceva ancora i versi della famosa canzone di Lucio Battisti "E la cantina buia...", ma se non era tale, perché situato al pianterreno, uno stanzone di un lungo edificio adibito a magazzini, a due passi dalla Via Aurelia in Latte, ospitava, intanto, altri pomeriggi danzanti, ai quali per paradosso partecipò con una qualche costanza solo il ragazzo di Nervia. Quest'ultimo, invero, a breve avrebbe ritrovato in uno di quei depositi i due germani in occasione di riunioni del Partito comunista, mentre avrebbe avuto altre possibilità per non perdere di vista il sodale benestante.
Rievocazioni strampalate, ancor più perché mutuate da esperienze condivise, a scalare, solo da tre fra i presenti. 
 


Potrebbe essersi aggiunta - in senso metaforico - la vigilanza effettuata dall'alto su quel sito dalle case e dai monumenti della città vecchia ad esercitare ulteriore influenza, per cui le affabulazioni di quel piccolo gruppo spaziarono su svariati temi, come quello attinente bambini che a metà anni Cinquanta si ritrovavano spesso per le chiacchiere tipiche di quell'età in uno o nell'altro negozio - guarda caso sempre di qualche genitore o parente di uno di loro - di Ventimiglia Alta. 
 


Sembrava a tutti singolare, comunque, la citazione di una particolare "inaugurazione" compiuta dal monello, che in seguito sarebbe andato ad abitare a Nervia, dell'edicola, per la quale sono stati appena celebrati dalla stampa i settant'anni di attività, "inaugurazione" consistente nella libertà concessa da benevoli proprietari di sfogliare - quel particolare cliente non sapeva ancora leggere, in attesa, com'era, di frequentare dalle Suore dell'Orto la "primina" - affascinanti fumetti a strisce, Capitan Miki, Il Grande Blek e così via.
 

Nessuno, forse, fece caso - ma spirava un forte vento di maestrale, che aveva in precedenza disturbato la soprano - al fatto se fosse già presente in cielo la luna piena, quella che di sicuro risplende in queste notti e che prima in forma non ancora compiuta, ed ancor più seminascosta dalle nuvole, riusciva, comunque, a mostrare all'incombere del nuovo dì tutta la bellezza del suo color rosso rame, affacciata sull'arco della vicina Costa Azzurra.

Adriano Maini

mercoledì 27 novembre 2024

Quei pomodori erano davvero deliziosi

Ventimiglia (IM): la Chiesa di San Michele

Di sicuro al primo anno di quella IV Ginnasio uno degli allievi abitava ancora a Ventimiglia Alta.
Nei pomeriggi di studio leggero poteva capitare che qualche compagno di classe lo andasse a trovare. Uscendo da quella casa, prossima alla Chiesa di San Michele, per fare qualche passo, si incontrava a volte Pietro Tartamella, sempre indaffarato, con il quale la breve conversazione concessa era già allora intrigante.
 
Ventimiglia (IM): Via Due Camini

Ventimiglia (IM): da sinistra Ventimiglia Alta, Castel d'Appio, crinale del Colle Magliocca; in primo piano, uno scorcio del centro urbano

Si procedeva talora per la soprastante Via Due Camini, il cui bar-trattoria fu meta piacevole per diverse generazioni di intemelii: quei ragazzotti sapevano soprattutto apprezzare i suoi formidabili panini imbottiti.
 
Ventimiglia (IM): l'area delle qui citate escursioni vista in lontananza dai "Frati Maristi"

In qualche occasione si proseguiva più in alto, landa del Colle Magliocca quasi dimenticata dal traffico.
Si registrò discreto stupore incrociando il loro ex insegnante di religione delle Medie, parroco da quelle parti, seguito da alcuni chierichetti: segno inconfondibile che si trattava della benedizione pasquale delle case.
 
Ventimiglia (IM): uno scorcio di Castel d'Appio

Ventimiglia (IM): Castel d'Appio guarda a ponente la Piana di Latte

Per fortuna nella seguente circostanza almeno un'automobile passava. Tre dei nostri personaggi si erano addentrati tra le rovine di Castel d'Appio, a quel tempo fruibili dal pubblico, punto panoramico di grande rilievo. Si erano appena seduti - e non solo per contemplare la maestosa cisterna del maniero, ormai vuota - quando una sventagliata di pallini di un fucile da caccia, il cui detentore aveva di tutta evidenza sparato senza una minima attenzione e di cui - anche per quello che seguì - non si seppe mai nulla, una sventagliata che, passando quasi sulle loro teste, indusse uno di loro, subito imitato dagli amici, a ridiscendere a precipizio il pendio di levante della collina: mise, però, un piede in fallo sino a procurarsi una frattura, più o meno lieve, come venne dopo constatato, ma, incrociando più o meno subito una vecchia e scalcinata auto "Giardinetta", il gentile conducente - una persona discretamente anziana agli occhi dei tre gitanti - caricava tutti tra ceste, ciuffi d'erba - forse destinati a suoi conigli - ed attrezzi vari per fare assistere il sinistrato all'ospedale di Nervia. Qualche ora dopo ai due compagni illesi spettava l'arduo compito di tentare di tranquillizzare la madre affannata, il cui figliolo era proprio destinato in gioventù ad incidenti vari, tanto è vero che l'anno seguente, quello in cui Gimondi aveva vinto il Tour de France, recatosi in spiaggia a Nervia, in prossimità della foce dell'omonimo torrente, con uno dei protagonisti delle trascorsa disavventura e con altri giovani più o meno coetanei, tra cui uno studente che era già passato a quel Liceo Classico, si tuffava subito in acqua, procurandosi una discreta ferita al petto - e, per fortuna, solo in quella parte del corpo! -, causata da un palo di ferro con la sommità sfrangiata, seminascosto dal leggero moto ondoso e posizionato in tal guisa per la discreta avanzata del mare (o corrispondente retrocessione dell'arenile!), dunque, non più utilizzabile dai pescatori, ma non ancora rimosso: non aveva dato modo con la sua precipitazione di essere avvisato, per cui gli spettò una volta di più di ricorrere - questa a volta a piedi, acclarata la vicinanza - alle prestazioni del nosocomio di zona.
Abitava prossimo al mare, quasi a Nervia, un altro allievo di quella classe, rimasto solo due o tre anni da queste parti, afflitto da quella epilessia che, manifestatasi una prima volta in aula con lo spavento dei compagni ignari, portò a creare ulteriore complicità nei suoi confronti: chi andava a trovarlo in quella villetta di due appartamenti su altrettanti piani non poteva non restare inebriato dall'odore di salsedine che colà si respirava, specie in inverno, stagione di burrasche.

Ventimiglia (IM): la spiaggia a Nervia, vicino alla foce del torrente

Ventimiglia (IM): uno scorcio della spiaggia di Nervia

Ventimiglia (IM): ancora la zona mare di Nervia


Accadeva anche che nella campagna ben curata di una delle ville storiche della Piana di Latte, due compagni di quella classe di Ginnasio passassero una giornata estiva, scorrazzando in bicicletta, ma con grande attenzione, lungo gli stretti passaggi tra le partizioni del grande orto coltivato con buona professione dallo zio di uno dei due, o facendo gran bagni di mare, che sbatte tuttora lungo il muro di recinzione meridionale di quel complesso, di sicuro oggi non più affittato ad un solerte contadino: i pomodori di quel campo erano, invero, deliziosi!
 
Ventimiglia (IM): in primo piano Punta Mortola e la Piana di Latte


La classe - una classe mista, è doveroso rammentarlo, tanto è vero che rispetto ai fatti della cronaca seguente si può estrapolare che una protagonista, ormai emigrata fuori Liguria, ebbe proprio da poco a confidare ad amici rivisti quasi per caso che fu tormentata per tutto quel tempo dai pizzicori procurati dal costume di lana! - la classe quasi al completo si ritrovò alla Pineta di Mortola a festeggiare la conclusione del loro Ginnasio. In tanti, specie sul posto, oggi lamentano che la successiva recinzione dei Giardini Hanbury abbia inibito la fruibilità di un posto incantevole sul mare, forse, per paradosso, in quel punto deturpandolo: passare liberamente dai bagni agli scogli, alle rocce, a brevi spiazzi sassosi, alla macchia mediterranea, quasi sempre all'ombra di quegli alberi superbi era una entusiasmante esperienza. 
 
Ventimiglia (IM): subito a ponente della Pineta di Mortola

Quel giorno, tra nuotate, merendine, frizzi e lazzi, nonché per alcuni, nonostante tutto, le prime scottature, fu praticamente scandito dalle note di "(I Can't Get No) Satisfaction" dei Rolling Stones, il cui disco appena uscito girava a tutto spiano in apposito apparecchio portatile. Con gran invidia di tutti, uno di quei turisti per caso annunciava che pochi giorni dopo sarebbe andato al concerto dei Beatles a Genova: si tratta della stessa persona che aveva girato un filmino di quella scampagnata, aspetto che è riemerso solo di recente, ma di cui non si ha ancora una versione digitalizzata visibile al meglio per tutti.
Adriano Maini

sabato 2 novembre 2024

C'era grande stima in Francesco Biamonti per Jean Giono

Ventimiglia (IM): uno scorcio della zona di Latte

Ne "La curva del Latte" di Nico Orengo - ma anche in altri suoi lavori - emergono alcuni personaggi riconoscibili, stante la trasfigurazione letteraria, solo a chi ha vissuto intensamente da queste parti di confine con le Alpi Marittime francesi - con la Costa Azzurra, se si vuole! -, così come alcune situazioni, diverse memorie storiche, il dopoguerra, la bellezza della natura e del paesaggio. L'incanto é tutto nelle vicende narrate con grande maestria dall'autore.
Nico Orengo - appare giusto sottolinearlo - é stato impegnato nella vita reale, e non solo con la testimonianza resa dalle sue opere, a difendere tanti luoghi belli di questa zona, la Piana di Latte a Ventimiglia, soprattutto, dall'assalto del cemento. Non sempre ci riuscì.
Questo scrittore ha narrato in altri romanzi altre trame di grande respiro, che hanno anche spaziato in tutto il Ponente Ligure, in Piemonte, in Francia. Difficilmente, tuttavia, se l'ambientazione non era in toto nella zona di Latte, ne trascurava almeno un accenno. Come nel caso di un agile librettino che ci porta con commossa partecipazione dalla Provenza degli impressionisti a posti magici che non ci sono più, con l'inserimento di ritratti di attori americani, passati dalla Riviera e che giustamente sono rimasti nell'animo popolare, e di tante altre belle storie: "Gli spiccioli di Montale".

C'era grande stima in Francesco Biamonti per Jean Giono, notevole scrittore della Provenza, sincero cantore della natura: certe luci, certi colori, certe montagne di Manosque (dove dimorava stabilmente Giono, che però ambientava le sue opere di autentico grande livello in altre parti della Provenza e non solo) che ricordano il nostro entroterra: e quella posizione geografica (solo per citare, la montagna della Lure, la Durance, la Bleone) trova in Pierre Magnan (forse per i più non eccelso autore, ma pur sempre amico di Giono) un sincero e convincente cantore. Su Giono si può aggiungere che con "L'affare Dominici" seppe condurre una coraggiosa inchiesta giornalistica dai toni elegiaci - purtroppo non coronata da successo - contro storture poliziesche e giudiziarie che si esercitavano proprio dalle sue parti, ma non si può neppure dimenticare l'umanità di certi suoi gendarmi di metà Ottocento, che si muovevano a cavallo in notti di tregenda a ponente del Rodano.

Molti di questi temi sono stati affrontati - come già, del resto, da Francesco Biamonti e da Nico Orengo, mossi dalle proprie personali poetiche - da Arturo Viale, che luoghi, fatti e persone di questo Ponente Ligure li descrive con appassionata vena, competenza e significativa scrittura: lo saranno di sicuro ancora nei suoi prossimi lavori.

Adriano Maini

martedì 13 agosto 2024

I partigiani gli avevano sequestrato dei beni

Isolabona (IM): uno scorcio del paese

Aveva un'amante piemontese il gerarchetto fascista che denunciava due camerati, i quali all'indomani della caduta del fascismo avevano esultato in piazza ad Imperia, e la coinvolse ben bene nelle sue mene, al punto da indurla al 25 aprile 1945 a fuggire nella colonna dei miliziani neri profughi in cui si trovava anche Maria Zucco, "la donna velata" di famigerata memoria, una presenza particolarmente inquietante per una giovane sballottata da eventi più grandi di lei e che aspirava solo a rientrare dalle sue parti.

L'uomo faceva il gioielliere in Via Stazione a Ventimiglia, ma era anche un agente segreto dell'U.P.I. della Repubblica di Salò. Ce ne erano diversi in provincia di Imperia di tali spioni, a quanto pare, perché la sigla assegnata il 17 febbraio 1944 al nostro conteneva il numero 38. Documenti concernenti i pesanti addebiti a suo carico vennero inviati in forma anonima alle autorità di epurazione. Curiosamente, risulta che durante il conflitto dai partigiani gli erano stati sequestrati dei beni in quel di Pigna. Il cognome è lo stesso di valenti operatori economici della zona intemelia, probi cittadini, ma allo stato non è possibile accertare se sussiste parentela. In ogni caso, la salma risulta sepolta nel cimitero di Valle Armea a Sanremo.
 
Il 10 settembre [1944] tre patrioti italiani arrivarono dall’area di Ventimiglia a 0645A [n.d.r.: si presume nome in codice di una spiaggia della Costa Azzurra occupata dagli alleati e prossima a St. Raphael] e furono raccolti da un PT. Furono interrogati a bordo dell’ammiraglia circa riscontrabili informazioni riguardanti disposizioni di truppe, posizioni di batterie nemiche, sedi di comando, posti di stivaggio di siluri umani [n.d.r.: i cosiddetti maiali] e sottolinearono il basso morale delle truppe tedesche della zona. Furono poi trasferiti a Nizza presso il comando dell’esercito per un ulteriore interrogatorio. Più tardi nostre navi spararono, con il supporto di aerei da ricognizione, su alcuni obiettivi indicati da questi patrioti italiani.
Rapporto di settore della Marina da guerra statunitense, operante nel teatro del Mediterraneo con base nel sud della Francia (U.S. Atlantic Fleet, Task Force 86 Operations and Action of the Support Force Eighth’ Fleet During Invasion Of Southern France).
Il sopra evidenziato rapporto della Marina statunitense coincide in pieno con il racconto dei fatti, tramandato a livello locale nella zona di Ventimiglia e plasticamente riportato in "Vite Parallele" del 2009 da Arturo Viale. I patrioti italiani coinvolti erano Elio Rosati, Memmo Miseria ed Ernani Boscaglia.
 
Ha un nome il maresciallo delle Brigate Nere che partecipò attivamente ai rastrellamenti - condotti dai tedeschi - di Castelvittorio, Pigna, Buggio, Isolabona, culminati con la fucilazione di otto partigiani ad Isolabona il 2 marzo 1945 e di quattordici partigiani a Latte di Ventimiglia il 20 (forse il 19) marzo 1945, ma che comportarono altre uccisioni. Alle torture efferate praticate su vasta scala partecipò anche questa camicia nera, che aggiunse ignominia ad ignominia trasmettendo i baci del figlio patriota ad una madre, lasciandole intendere che era ancora vivo quando invece era già stato giustiziato.

Adriano Maini

domenica 21 luglio 2024

Nico Orengo si complimentò anni fa con Arturo Viale

Una vista da Zona Ville di Ventimiglia (IM): a destra uno scorcio della Piana di Latte; al centro Punta Mortola; in fondo uno scorcio di Francia

Arturo Viale ha infine localizzato il terreno in cui venne introdotta - come racconta nel suo "Punti Cardinali. Da capo Mortola a capo Sant'Ampelio" (Edizioni Zem, 2022) - "a Latte, frazione di Ventimiglia, la coltivazione industriale dei fiori, producendo rose e garofani".
Spetta in modo evidente a lui rendere noto in dettaglio tale aspetto, eventualmente con un suo nuovo libro.

Archivio di Arturo Viale

Nico Orengo si complimentò anni fa con Arturo Viale per il suo "Quaranta e mezzo". Nel biglietto di congratulazioni lo scrittore si soffermò sulla "giuggiola dai Tremayne. Non ho più trovato quell’albero. Ce n’è ancora uno a Latte, all’inizio della via Romana, prima del cavalcavia. Caro Viale, il suo raccontare mi ha tenuto una affettuosa e sincera compagnia per una sera, tempo fa. Ma il ricordo è ancora vivo, le parole hanno ancora alone".
Si dà il caso che la citata pianta della Via Romana oggi non sia più visibile, perché attorniata da tanti altri alberi, ma quasi in compenso ci sono diverse piccole - larghe ciascuna più o meno un palmo - giuggiole sulla vecchia arteria, spuntate ai piedi del muraglione di sostegno della Via Aurelia.

Vladi Orengo, padre di Nico, fu anche un regista di documentari cinematografici. Nel 1955 gliene "bocciarono" alcuni. Tra questi, "Porta Canarda" (con un po' di fantasia anche sentinella di Latte in altura, da levante, in zona Ville), "inchiesta sul contrabbando in una zona nei pressi di Ventimiglia, al confine con la Francia. Le parole di protesta del regista, vittima di una vera e propria crociata da parte dei censori, erano le stesse di tutti coloro che credevano nel documentario e nella sua vocazione a trattare argomenti d’impegno civile, anche se scottanti. Contro quest’ambiziosa visione, però, si scontrava - e il più delle volte prevaleva - l’idea di chi relegava il documentario a sottoprodotto culturale, impedendogli di evolversi e di affermarsi autonomamente". Così recita un passo della Tesi di Dottorato di Mariangela Palmieri "La propagaganda della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano negli anni della guerra fredda attraverso i documentari cinematografici (Università degli Studi di Salerno, Anno accademico 2010-2011). Si aggiunge, per una migliore comprensione, che Vladi Orengo aveva affidato le sue critiche alla rivista «Cinema Nuovo» e che si può capire il senso dell'esclusione dal mercato delle menzionate pellicole ancora con il ricorso alle parole usate da Mariangela Palmieri: "tantissimi documentari d’indiscusso valore e pluripremiati in festival e rassegne sono stati costretti, praticamente, alla scomparsa definitiva dalla circolazione, poiché altre soluzioni di sopravvivenza, al di fuori dell’area del sostegno dello Stato, in Italia in quegli anni non ve n’erano".

Riaffiorano ancora, in questo lembo di ponente ligure, racconti di antiche vicende di pescatori contrabbandieri. Anche con la pronuncia di termini specifici, "fenicotteri", ad indicare le persone che si volevano trasportare via mare clandestinamente verso la Francia: vocaboli, nella storiografia e non solo, per lo più usati ad indicare i militanti comunisti che sotto il regime fascista facevano il percorso inverso, di ritorno in Italia, per ritessere contatti con la vecchia base, venendo quasi subito irrimediabilmente arrestati. Tornando ai pregressi avventurieri nostrani occorre aggiungere che a loro piaceva anche usare la parola "neri". Si tramanda che, sotto l'incombere del probabile intervento di poliziotti transalpini, talora venisse buttato a mare qualche passeggero. Che in rare occasioni questo accadesse per depredare le vittime. Non si sa, tuttavia, quanto di vero ci sia mai stato in questi racconti di frontiera.

Adriano Maini

lunedì 25 dicembre 2023

Reganta


Dove sorge in Lungomare Varaldo - incrocio con Via alla Spiaggia - zona Nervia di Ventimiglia un pubblico esercizio, c'era più o meno dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso una piccola costruzione quasi tutta in legno adibita a bar, meta d'estate di tanti bagnanti - compresi ragazzi del luogo -, ancora ricordata per il pane rustico farcito di pomodoro ed altri sapori (pan bagnau, puntualizzerebbe qualche pignolo; qualche altro tipo meticoloso sottolineerebbe la non grande igiene praticata, ma verrebbe subito zittito per la delizia di quelle merende).
Risuonano ancora da quel sito storie, alcune tremende, di pescatori contrabbandieri. 


Davanti c'era uno stretto sterrato - spesso chiuso a ponente con catene sì da renderlo in pratica un semplice accesso pedonale - che sbatteva al contrario a levante contro campagne e spiagge sassose dove si disperdeva ben prima di incrociare il torrente eponimo della regione.
Il fatto è che in tanti racconti quel ritrovo viene definito come baracca. Ma Baracca e Baracchetta sono termini spesso usati in senso quasi orgoglioso, tanto è vero che si sono anche visti locali - alcuni in muratura - con quel nome.


Su di un altro Lungomare, quello Argentina di Bordighera, si registrava una situazione quasi analoga, con una piccola capanna, poco più di una bancarella da mercante ambulante, miniera nella stagione balneare di mitici ghiaccioli per tante ragazzine e per tanti ragazzini. La denominazione era Caminito dato che il proprietario, un tipo mingherlino tutto nervi, grande attivista del partito comunista, amava esibirsi - per la legge del contrappasso! - in prodezze canore, soprattutto con la gran bella canzone tangüera resa immortale da Carlos Gardel. Non molto lontano, a Nervia di Ventimiglia, più o meno per gli stessi motivi un musicista amatoriale era stato ribattezzato Rosamunda. Si usava così, allora. 



Tornando agli episodi di Bordighera occorre precisare che anche da quelle parti a fianco della spiaggia a ponente del centro urbano c'era uno sterrato, ancora più martoriato di quello di Ventimiglia, che indirizzava verso il torrente Borghetto, in quel punto non ancora valicato da un ponte pedonale. E che si presenta in termini sostitutivi una sorta di casetta araba, adorna qua e là di piastrelle azzurre, sede sino a poco addietro di un ristorante dall'insegna singolare, più di recente un ritrovo musicale. Oggi è diventato invero un bistrò. Ma una volta lì sorgeva la baracchetta del mitico Caminito!


Ma Caminito è tornato in mente ripensando ad un buffo equivoco avvenuto proprio là davanti. Una ragazza in monopattino si fermava per consentire una fotografia, ma il fotografo stava in attesa di riprendere la brava sportiva in azione. Indugi del momento e scatti ritrovati in archivio hanno fatto il resto.


Non si può parlare di stabilimenti balneari situati sul litorale da Bordighera al confine con la Francia, perché sono sin troppi, ma di alcuni casi della vita riguardanti strutture similari forse sì.



Mitica, ad esempio, la costruzione di una casetta - ritenuta abusiva! - su di un terreno del principe di Monaco - si è ormai vicini alla frontiera! - affacciato su di una spiaggia invasa in permanenza da alghe trascinate dalle onde: una vicenda approdata anche sugli schermi televisivi nazionali. Poco lontano, dove la costa improvvisamente si alza quasi a picco, rimase a lungo incagliato a prua in su il relitto arrugginito di una piccola nave dallo scafo dipinto di rosso. Tutte zone raggiungibili per la via più breve solo parcheggiando le auto in modo non del tutto conforme al codice della strada.


Poco a ponente della Frazione Latte di Ventimiglia, vicino a Punta di Begliamino, una serie di baracche, nel tempo dotate di molti elementi di conforto così da apparire se non villette in miniatura almeno appropriati bungalow, ebbero l'iniziale funzione di ricoveri per barche di pescatori dilettanti. Si aggiravano laggiù persone già menzionate su questo blog, alle quali nell'occasione va aggiunto uno dei proprietari, valente pescatore, Reganta (rema!), così a volte, dal suo tipico intercalare, chiamato dagli interlocutori più stretti, un uomo che apriva il suo magazzino di Mortola a memorabili cene dove si comsumavano in abbondondanza le sue bottiglie di vino, in un libro, tuttavia, segnalato fugacemente con il vero soprannome dialettale da Arturo Viale, che se lo ricorda solo perché fornitore della vecchia locanda di famiglia.


Un imprenditore edile di Sanremo si vantava poco più di un decennio fa di poter godere tramite amicizie di belle giornate al mare usufruendo di una delle diverse casette - anche in questo caso all'inizio si parlava di pescatori! - situate poco prima del dirupo dove stava appoggiato l'ascensore, scomparso, dei Balzi Rossi.

Ed in alcune località della zona molti bungalow nelle stagioni morte a tutti gli effetti venivano affittati - probabilmente lo sono tuttora! - come pied-à-terre.

Adriano Maini

domenica 19 novembre 2023

C'é una Torre nella Piana di Latte...

Ventimiglia (IM): una vista parziale della Piana di Latte

Persiste un gran scrivere - per non dire un gran pontificare - sulle ville storiche di Latte, Frazione di ponente di Ventimiglia. E non solo su quelle - per lo più situate nella Piana -, ma anche su altre, non molto lontane.

Spiace solo che un bel dibattito non ci sia mai stato sui rischi corsi - ancora nel recente passato - di ulteriore cementificazione, né su ristrutturazioni, che almeno in un caso si dice sia consistita in uno sventramento completo con successiva ricostruzione. Come aveva paventato ne "Gli spiccioli di Montale" Nico Orengo, di cui non si sa se si sia mai rallegrato di qualche relativa salvaguardia pur conquistata in zona.


Conviene rifugiarsi nell'aneddotica.


C'è una Torre - una delle cinque, se non aggiuntiva, delle superstiti strutture di avvistamento, come da elenco stilato da competente persona del posto - adagiata al muro di cinta - lato di ponente, affacciato sulla foce del torrente Latte - del parco di una vestusta magione del novero di quelle già menzionate, una Torre che in una stanzetta al pianterreno negli anni - quelli Ottanta - di fulgore di sagre popolari e Feste de l'Unità - ma anche dell'Amicizia (Democrazia Cristiana) - ospitava materiali utili a tali accadimenti: a fianco, talora, all'aperto, si tenevano incontri conviviali, qualche volta rallegrati dal passaggio di qualche vispo porcospino. L'edificio oggi dovrebbe essere di proprietà diversa da quella dell'intero complesso padronale, ma, invero, questo aspetto risulta poco interessante.


La stretta Via Romana, infrastuttura di accesso a molte delle già dette dimore, attraversa la località da una parte parallela al mare, dall'altra alla ferrovia, prima in un senso, poi, in un altro, mediante un cavalcavia pedonale, sì da congegnare un'arteria carrozzabile strozzata quasi a metà. Allo stato attuale ci sono discreti parcheggi a ponente. All'epoca di tante feste popolari era uno spettacolo vedere invaso di automobili e di motocicli l'ampio greto del rio, compresi tratti del corso - asciutto d'estate! -. Per chi arrivava - ma anche adesso - sussisteva l'obbligo di prestare sempre attenzione al fatto che non ci sono quasi mai due sensi di marcia. 

Ventimiglia (IM): un classico tratto di levante della Via Romana a Latte

Una situazione che probabilmente disegna da sola tante storie.

Ad esempio, diversi anni fa Nico Orengo scrisse - dopo averne letto "Quaranta e mezzo" - un biglietto di congratulazioni ad Arturo Viale (che lo ha pubblicato nel suo ultimo "Punti Cardinali: da capo Mortola a capo Sant'Ampelio", Edizioni Zem, 2022), in cui, tra l'altro, menzionava l'albero di giuggiola presente prima del cavalcavia della Via Romana, aggiungendo: "Caro Viale, il suo raccontare mi ha tenuto una affettuosa e sincera compagnia per una sera, tempo fa...".

Ventimiglia (IM): il cavalcavia della Via Romana a Latte

Neanche a farlo apposta appena attraversata quella passerella - o poco prima, se si arriva da un'altra direzione - sorge Villa San Gaetano. Dalla fitta ringhiera sovrastante la ferrovia si intravvede a malapena l'abside della Chiesetta dallo stesso nome, che sorge di fronte: i colori sono belli ed intensi, mentre la facciata è grigia e smorta. A quella Cappella a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta erano usi recarsi per depositare fiori due ferrovieri in pensione, lieti di rendere in tale modo felice una signora più anziana di loro, impossibilitata a  muoversi. A Villa San Gaetano Maria Pia Urso ha dedicato un bel libro di memorie - sue e di famiglia -, uno spaccato di grande livello sociale e morale. "... l'intensa esperienza di vita, la gioventù spensierata al mare, gli ideali, i gusti culturali, le curiosità e le molteplici iniziative nella comunità", sottolineava una presentazione dell'opera (Maria Pia Urso, Villa San Gaetano, youcanprint, 2015).

Spostandosi verso ponente si possono scorgere la casa a lungo abitata ed i resti delle campagne per pari periodo coltivate a fiori - rose, soprattutto - con passione e competenza - il tutto rigorosamente in affitto - da Libero Alborno, il Libero de "La curva del Latte" e di altri romanzi di Nico Orengo.

Ventimiglia (IM): uno spazio verde a complemento di un parcheggio nella zona di ponente della Via Romana a Latte

Si narra, inoltre, di episodi - accaduti in qualche punto della Piana - di pura goliardia ai quali lo scrittore si sarebbe lasciato andare con compagni sì di modesta statura intellettuale, ma che si beavano contraccambiati della sua presenza e che non si sono mai sognati di dedicargli pensieri scritti.

Ventimiglia (IM): la zona di Latte, vista dalle vicinanze di Villa San Gaetano

Da quelle parti ha abitato a lungo un floricoltore, per nulla vanesio, ma del quale ancora oggi si raccontano da terze persone grandi avventure di pesca, vissute negli anni, da quella - ripetuta - al pescespada, affrontata sempre con un piccolo guscio, non con mezzi professionali, a quella - che si tramanda ancora - di una mirabolante imbarcata di bianchetti, che, forse, non era già del tutto lecita, stanti i divieti in materia. Il fratello, forse sodale, forse più pronto ad uscire in mare con altri, ridimensionava, invece, in una datata conversazione gli esiti di una ricerca di branzini, di cui si era, invece, tramandata una bella storia, storia, inoltre, costellata di riferimenti a inconsueti, di solito rocciosi, rialzi del fondale, al massimo a pelo d'acqua, teatri a volte, per i conoscitori di quegli arcani, di cospicui risultati e talora muti conservatori di relitti misteriosi, spesso piratescamente trafugati. Non sempre i gozzi sono partiti o tornati dalle spiagge della Piana di Latte, ma spesso, per un risvolto o l'altro, lì si torna. 

D'altronde, i racconti di pesca - anche di Nico Orengo - abbondano per tutto il ponente di Ventimiglia, da Punta della Rocca al confine con la Francia.

Adriano Maini