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domenica 12 luglio 2026

Rileggendo vecchi post...

Ventimiglia (IM): il Municipio

L'intenzione di rievocare qui l'esperienza di "Radio Squadra" a Ventimiglia nel marzo 1959, una trasmissione che coinvolse decine di scolari delle elementari, prese le mosse anni fa dalla lettura occasionale del testo della canzone in dialetto di Ventimiglia "Legenda ventemigliusa" (Leggenda ventimigliese), pubblicato con traduzione a fianco da una signora della città di confine su di un blog non ligure, che intende tuttora valorizzare la cultura popolare italiana. Lo spunto per addentrarsi in quella particolare "Radio Squadra" derivava dal vago ricordo di quella melodia intonata in coro nell'occasione dai bambini partecipanti. Ci volle del tempo per definire meglio su queste colonne quell'evento, che non si è mai prestato a particolari rievocazioni da parte di altre pubblicazioni locali.
Ha evitato in proposito il rischio di fare pensare a qualche parto della fantasia la abbastanza recente pubblicazione su Facebook da parte di terze persone di qualche loro fotografia, soprattutto una che ha immortalato davanti al Municipio tutto il gruppo coinvolto, compresi maestre e maestri che avevano accompagnato gli scolari dai rispettivi plessi.

Il passaggio del Rex davanti alla Riviera dei Fiori è tema che affiora tuttora di tanto in tanto. Qualche abitante fortunato del posto vi era anche salito a bordo come passeggero. Un pregresso racconto di memorie in proposito di ragazzini, i quali assistettero entusiasti a diversi passaggi di quel transatlantico davanti alla costa della Riviera dei Fiori, aveva suscitato il commento di chi era ancora in contatto con il nipote del comandante di quella superba nave in occasione delle prime traversate. Ed il dono da parte di Alfredo Moreschi di una fotografia del Rex fatta da suo padre Gianni.

Fonte: Archivio Moreschi

Moreschi ha consentito, poi, di far rivivere, con immagini inedite per gli stessi organizzatori, i momenti salienti di un'importante manifestazione sindacale avvenuta a Ventimiglia il 19 novembre 1969. Questo grazie al fatto che Moreschi ed altri amici erano in quel periodo impegnati a livello amatoriale in una sorta di ricerca sul campo di carattere neorealista.

Alfredo Moreschi ha, altresì, permesso di documentare la presenza a Sanremo in più occasioni di Ferenc Puskàs, il grande asso ungherese del calcio. E della partita Sanremese-Honved (4-7) del 2 gennaio 1957, un'amichevole giocata nella città dei fiori, alla quale, però, Puskàs fece da spettatore: era il periodo in cui i giocatori della squadra magiara, non ancora rientrati in patria dopo i tragici fatti del novembre 1956 che li aveva colti all'estero per una partita dell'allora Coppa dei Campioni, stavano ancora meditando sul loro avvenire (qualcuno ritornò poi a casa) o, se avevano già fatto la scelta di militare in un club spagnolo, come era per Puskàs, dovevano attendere lo scioglimento di taluni nodi burocratici. Anche se tuttora non se ne scrive nei libri dedicati a Bordighera, nei quali magari si indugia su altri fatti di carattere privato là vissuti da Puskàs, si può sottolineare che altre persone attestano di quando Puskàs si allenava (palleggiava sul Capo!) con i ragazzi della "Giovane Bordighera".


Non tutti i lettori hanno apprezzato i fumetti degli anni '50. Chi perché leggeva e conosceva solo giornalini quali il "Corriere dei Piccoli", chi per deliberata scelta personale. In ogni caso, per quelle strisce si è trattato di un singolare fatto di costume.

Su Collasgarba, collina di levante di Ventimiglia (e in parte di Camporosso) e la sua storia più recente in pratica si raccolgono, purtroppo, solo dei pettegolezzi.

Rileggendo, appunto, vecchi post...

Adriano Maini

giovedì 27 novembre 2025

Un viaggio in rapido da Milano

Ventimiglia (IM): l'angolo di Mortola ben noto a Nico Orengo

Rileggendo per caso - sfogliando, verrebbe da dire - vecchi articoli di questo blog, ci si accorge una volta di più di tanti aspetti dimenticati o sul momento trascurati.
Sui fumetti ad esempio, segnatamente per "intrepido", non è secondario sottolineare che il regista Gianni Amelio una dozzina d'anni fa si fosse esplicitamente  ispirato a quel giornalino per il suo film "L'intrepido" con interprete principale Antonio Albanese. In un'intervista di quel tempo Amelio, dopo aver sostenuto che "intrepido" é il protagonista, affermava: "un film con l'anelito al lieto fine, come nei fumetti dell'Intrepido, dove c'erano tante storie ambientate in tutti i mondi e le epoche possibili, ogni settimana si restava con il fiato sospeso, ma sapevi che 15 settimane dopo con la parola fine arrivava la felicità."
In quel periodo era anche appena uscita una storia dei fumetti comparsi in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale, di un autore titolare di cattedra di Letteratura per l'infanzia all'Università di Bologna, ma dalla intatta passione per le letture dell'infanzia e dell'adolescenza: forse aveva provato a salvarsi l'immagine di severo accademico costellando di ponderose note critiche il suo libro, come puntigliosamente rimarcava al giornalista che gli poneva le domande.
Un po' di tempo prima, anzi, quando Lucca Comics and Games si chiamava ancora  Salone Internazionale dei Comics un insigne collezionista di questa provincia, molto apprezzato alla rassegna della città toscana, sosteneva che erano ben altri i fumetti ricercati dagli intenditori. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. E non tutti. 
In pregressa corrispondenza con un'erudita blogger ci si imbatteva negli esiti di una sua paziente, sensibile ed intelligente ricerca sulla produzione letterara di Nico Orengo, da cui emergeva che questo scrittore, così legato a Mortola  di Ventimiglia, sapeva coniugare al meglio pagine improntate a robusto realismo con altre soffuse di delicato romanticismo, accompagnando il lettore, cui donava di tanto in tanto lampi di incantata magia, per ignoti ed impervi sentieri, per lo più corrispondenti a luoghi del Ponente Ligure.
Un viaggio in treno - un rapido - da Milano a Ventimiglia all'inizio di una ormai lontana estate. Nello scompartimento c'era Carlo Levi, che poi scese ad Alassio, dove, sulle alture, aveva casa e ricordi d'infanzia. Un distinto signore molto elegante nel suo abito di lino chiaro. Il vicino dirimpettaio insistette ingenuamente a dirgli che in quella cittadina era nata sua madre. Lo spessore umano di un personaggio che si lasciava tormentare dalle domande dello scocciatore. Entrambi reduci da una Conferenza sull'Emigrazione, svolta in una bella villa sul Lago di Como. Lui dirigente di quel sodalizio e grande relatore con un discorso intriso di splendide e commoventi immagini. L'altro semplice spettatore. In vettura Carlo Levi impartì all'altro una lezione di vita. E di autentica Storia. Non si lasciò andare ai ricordi di "Cristo si é fermato ad Eboli". Tutt'al più parlò delle sue prove artistiche di pittore. Fece toccare con mano con la sua narrazione di fatti apparentemente minuti il profondo significato di essere degni cittadini.

Adriano Maini

venerdì 19 settembre 2025

Il giornalino "intrepido", il ciclismo, la colonia estiva

La prima di copertina di un "intrepido" del 1955

Arnaldo Scotto ricorda sia i giornalini a fumetti "intrepido" di fine anni Cinquanta - e questo lo fa in buona compagnia, ancor più per quelli precedenti! -, sia le buste contenenti a sorpresa alcune copie di quel periodico messe successivamente in vendita nelle edicole.

Nell'estate del 1955, sotto il pergolato di uva americana del giardino di una casa dei Gallinai di Bordighera - di vicini ed amici della nonna materna - un bambino che non sapeva ancora leggere sfogliava avidamente - soffermandosi quasi esclusivamente sulle avventure di Buffalo Bill - decine di "intrepido" ed una mezza dozzina di albi di raccolta di numeri più vecchi del medesimo, che i figli di quei signori sapevano, invece, già apprezzare sino in fondo, poiché andavano già a scuola .

Alcuni birbantelli di Via Regina (come ancora oggi in tanti vogliono chiamare come ai vecchi tempi Via Dante) di Ventimiglia - e di quella zona - erano in quel periodo anche loro entusiasti di "intrepido", facendoselo girare l'un l'altro: uno della compagnia da grande sarebbe anche diventato collezionista di fumetti.
Ed alcuni, se non tutti, adesso rammentano come graditissima novità i regali pubblicitari che la carovana commerciale al seguito del Giro d'Italia di ciclismo il 16 maggio 1955 aveva lanciato al passaggio in Corso Genova all'altezza dell'incrocio con la loro strada.



Si dà il caso che venisse scattata una fotografia di Nino Defilippis già in fuga per andare a vincere nella città dei fiori quella tappa, la Cannes-Sanremo, nella discesa davanti al centro storico di Ventimiglia Alta, da parte del padre del bambino che amava tanto "intrepido", ma che non poteva ancora assaporarlo del tutto.


Ed a chiudere il cerchio si può sottolineare che alcuni discoletti dei Gallinai proprio in quell'epoca partecipavano ad una colonia di Triora, loro di Bordighera, una cittadina tuttora sede - con meno fasti del passato - di alcune postazioni ricreative estive per bambini e per ragazzi.

Adriano Maini

mercoledì 9 luglio 2025

Ricordi da una notte di inizio estate

 
Questo è il racconto parziale di un incontro di qualche sera fa di sette persone, quattro delle quali dimorano tuttora nel centro storico di Ventimiglia Alta. Capitava al termine di un concerto lirico tenuto nella piccola arena del porto turistico della città di confine. Senonché l'apparizione qualche ora prima dell'arcobaleno, nunzio involontario dell'incombente notte, oltre che essersi manifestato come ormai tradizionale simbolo di pace, potrebbe avere assunto altri significati ed altre valenze, una strana e scombinata malia, insomma.
 



E così una delle signore, ragazza "padrona di casa" di una festa danzante di fine anni Sessanta nell'appartamento vicino all'uscita della Galleria degli Scoglietti su Marina San Giuseppe di Ventimiglia, proprio là dove oggi si affaccia lo scalo, abbina ancora, probabilmente perché presenti a quell'evento, il rampollo dell'illustre - ancor più, "notabile" - famiglia della città di confine e il giovanotto che arrivava da Nervia, da lei già conosciuto allo stabilimento balneare gestito dai genitori.
Furono partecipi anche due fratelli gemelli di Latte, floricoltori, ma ancor più valenti pescatori dilettanti. Anche il discendente di egregi lombi aveva insieme ai suoi campagne e villa in quella ridente frazione di ponente. Nessuno di loro conosceva ancora i versi della famosa canzone di Lucio Battisti "E la cantina buia...", ma se non era tale, perché situato al pianterreno, uno stanzone di un lungo edificio adibito a magazzini, a due passi dalla Via Aurelia in Latte, ospitava, intanto, altri pomeriggi danzanti, ai quali per paradosso partecipò con una qualche costanza solo il ragazzo di Nervia. Quest'ultimo, invero, a breve avrebbe ritrovato in uno di quei depositi i due germani in occasione di riunioni del Partito comunista, mentre avrebbe avuto altre possibilità per non perdere di vista il sodale benestante.
Rievocazioni strampalate, ancor più perché mutuate da esperienze condivise, a scalare, solo da tre fra i presenti. 
 


Potrebbe essersi aggiunta - in senso metaforico - la vigilanza effettuata dall'alto su quel sito dalle case e dai monumenti della città vecchia ad esercitare ulteriore influenza, per cui le affabulazioni di quel piccolo gruppo spaziarono su svariati temi, come quello attinente bambini che a metà anni Cinquanta si ritrovavano spesso per le chiacchiere tipiche di quell'età in uno o nell'altro negozio - guarda caso sempre di qualche genitore o parente di uno di loro - di Ventimiglia Alta. 
 


Sembrava a tutti singolare, comunque, la citazione di una particolare "inaugurazione" compiuta dal monello, che in seguito sarebbe andato ad abitare a Nervia, dell'edicola, per la quale sono stati appena celebrati dalla stampa i settant'anni di attività, "inaugurazione" consistente nella libertà concessa da benevoli proprietari di sfogliare - quel particolare cliente non sapeva ancora leggere, in attesa, com'era, di frequentare dalle Suore dell'Orto la "primina" - affascinanti fumetti a strisce, Capitan Miki, Il Grande Blek e così via.
 

Nessuno, forse, fece caso - ma spirava un forte vento di maestrale, che aveva in precedenza disturbato la soprano - al fatto se fosse già presente in cielo la luna piena, quella che di sicuro risplende in queste notti e che prima in forma non ancora compiuta, ed ancor più seminascosta dalle nuvole, riusciva, comunque, a mostrare all'incombere del nuovo dì tutta la bellezza del suo color rosso rame, affacciata sull'arco della vicina Costa Azzurra.

Adriano Maini

mercoledì 25 settembre 2024

Bernardine


Ventimiglia (IM): Vico Arene

In Vico Arene a Ventimiglia una nonna canticchiava al nipotino qualche strofa di una canzone abbastanza recente, lanciata da Nilla Pizzi, "Papaveri e papere", insistendo con particolare accentuazione sulla "parola "piccolino": al che il bimbo - del resto, già allora di discreta statura - stizzito, pestando i piedi per terra, reagiva, non essendo ancora dotato di senso dell'umorismo, ancora meno di quello dell'autoironia, opponendosi a suo modo a quella scherzosa ed affettuosa allusione.

In un appartamento situato non lungi dalla Bigarella di Bordighera, non appena si diffuse dalla radio quella ballata in quella lingua inglese che non capivano, zia e nipotino, distogliendosi all'unisono dalle rispettive occupazioni (di svago - bien sure! - quella del bambino), ammiccando l'un l'altra, ridendo, si affibbiarono ripetutamente il titolo di quella composizione, "Bernardine", del resto reiterato in diversi passaggi, come se fosse un buffo, ma amichevole nomignolo da attribuirsi reciprocamente. Il nipote qualche anno dopo divenne, per ironia della sorte, un discreto ammiratore del cantante di quella melodia, un certo Pat Boone.
Doveva essere il 1958, quando un po' dappertutto si canticchiava o si fischiettava "Nel blu dipinto di blu", quasi un'attesa di sentire urlare in tanti angoli "Mi sono innamorato di Marina" di Rocco Granata, che come vinile doveva ancora essere stampato: due veri tormentoni dell'epoca.
 
Bordighera (IM): lo stato attuale del vecchio accesso a regione Cabane

Sempre in quella stagione, ma in regione Cabane di Bordighera, due scolari in vacanza si riposavano, dopo tanti giochi, in casa di uno dei due, anche ascoltando dischi a 75 giri con le famose etichette con il disegno del cane intento a sentire il suono di un grammofono, ma era un ripiego di cui oggi non ricordano più nulla, assorbiti come furono allora da piccoli lavori agricoli, da bagni fatti all'insaputa dei grandi (non sapevano ancora nuotare!) nella grande vasca di raccolta dell'acqua piovana di quella campagna, dalla lettura di fumetti che si intitolavano ancora "Nembo Kid" e da altre amenità del genere.

A marzo 1959 gli alunni delle elementari (di diversi plessi, anche se in maggioranza della sede di Via Vittorio Veneto) selezionati per partecipare alla tappa di Ventimiglia di Radio Squadra alla fine della trasmissione cantarono in coro almeno la parte iniziale della "Leggenda Ventimigliese", "Gh’eira ina vota ina figlia d’in Re / che mai a nu’ l’ava riüu ni’ cantau...", ma ancora oggi nessuno ricorda se si fossero mai fatte delle prove collettive per quel cimento.

Ventimiglia (IM): Corso Genova (Via Aurelia) nel tratto più a est, a Nervia

Verso la metà del 1963 un ragazzotto comunicò entusiasta in Nervia di Ventimiglia a qualche suo coetaneo la sua scoperta di avere sentito per radio (sempre questo benedetto apparecchio!) in un programma inglese certi sconosciuti "The Beatles" dei quali andava esaltando la bravura. Tra i suoi interlocutori c'era chi si era lì per lì dimenticato di avere ascoltato qualche mese prima in casa di un amico tedesco, appena arrivato dalla Germania, il disco di Tony Sheridan accompagnato dai Beatles (ma forse The Beat Brothers) contenente "My Bonnie" e "Ya Ya": brutti scherzi della memoria, ma mai come quelli giocati al figlio delle terre teutoniche perché ancora qualche tempo fa non sapeva di essere detentore di quel pezzo forse più unico che raro.

Adriano Maini

lunedì 29 luglio 2024

E "intrepido" introdusse il personaggio di Junior


Qualche anno fa Nello Pozzati vide che su un mio blog avevo scritto di quel vecchio fumetto, “intrepido”: mi mandò allora qualche immagine (qui la copertina del numero 15 dell’11 aprile 1961) da copie di quel giornalino. Insomma, rinverdii, di fatto, anche a lui, sopite passioni dell’infanzia. Mi corresse anche - nella email di accompagnamento - le date di sparizione dei mitici personaggi di quando eravamo bambini. 


Aggiungo anche la copertina di “intrepido” del 10 ottobre 1963. 


E l’inizio della puntata di “Buffalo Bill” su “intrepido” di quell’ottobre 1963. C’era ancora “Chiomadoro”, su quel giornalino, dove non rinvengo più a quella data, però, “Liberty Kid” e “Roland Eagle”, altri due eponimi. Sul termine anticipato delle avventure de “Il cavaliere ideale” sussiste tra i miei interlocutori, invece, pacifico consenso: avvenne molto prima di questo numero. 


Sempre nel 1963 é già presente su “intrepido” un nuovo protagonista, Junior, sulla cui figura ho anche ricevuto direttamente per email un nostalgico ritratto compiuto da un suo lettore d’antan. Così come, sempre sul tema “intrepido”, mi sono pervenuti nel tempo tanti commenti. Mi ero ripromesso di pubblicarli…

Adriano Maini

mercoledì 27 novembre 2019

Ancora di '"intrepido" e di altri fumetti d'antan


Riscontro di continuo che i fumetti, in particolare l'"intrepido", che leggevo con un po' di fortuna - come cercherò di spiegare più avanti - dalla metà circa degli anni 1950 in avanti, sino a quando sono uscito dall'adolescenza, piacevano a quel tempo a tanti amici e a tanti conoscenti.

Si conosceva meno, perché, come mi ripetono in tanti, era più caro degli altri, "Tex", il quale in quel periodo usciva ancora in formato piccolo.


I personaggi dell'"intrepido" che ricordo bene erano Buffalo Bill, a lungo il mio preferito, Roland Eagle (un giovane capitano di un veliero, anche a motore, che incappa in tante avventure nei Mari del Sud, ma in epoca contemporanea), Liberty Kid, altro eroe statunitense dell'Ottocento, il principe indiano Chiomadoro, che combatte anche contro i giapponesi nel secondo conflitto globale, ed un altro principe esotico che subito non mi piaceva molto. Comparivano tutti in storie a puntate de l"intrepido".



Esiste una discreta trama di valutazioni storico-critiche su l"intrepido", fondato nel 1930, pertanto in era fascista, quando ben presto  i fumetti d'importazione americana dovettero in fretta e furia italianizzare nomi e trame. Come per i celebri Cino e Franco (della Casa Nerbini). Alla faccia del copyright. E dello spessore delle storie. Con questo, però, sono entrato in un altro campo, affascinante, sì, ma su cui esistono molte pubblicazioni.


Cugini de l"intrepido" nella stessa Casa Editrice Universo nel periodo cui faccio riferimento io erano "Il Monello", edito sino al 1990, e "Albo dell'Intrepido", uscito, se non erro, abbastanza presto di scena. Mi interessa come aspetto singolare l'ultimo appena citato, specializzato in storie complete, in genere di guerra, ad uscita settimanale. E fu così che a metà anni '50 molti ragazzini e bambini italiani vennero a conoscere storie di soldati giapponesi nelle giungle, che non sapevano che il conflitto era già finito! De "Il Monello" vorrei solo ricordare il cowboy Rocky Ryder. Su tutti e tre comparivano, inoltre, di solito nella quarta di copertina brevi strip comiche, anche importanti, quali "Pedrito El Drito", di cui sono riuscito a reperire qualche anno fa una piccola ristampa, "La piccola Zoe", "Tarzanetto": non ricordo, però, in quale ordine.

L"intrepido" mi entrò in casa in modo casuale e sporadico. Al pari di Topolino, che è tutt'altra vicenda. Ebbi la possibilità di vederne (data l'età), prima, e, presto, di leggerne tanti. Non ricordo se richiesi in famiglia di poter leggere con costanza una copia settimanale tutta mia. Probabilmente sì, con esito negativo per le supreme ragioni educative di dover leggere "Il Corriere dei Piccoli", periodico che rammento con molto piacere e molto importante; ma i bambini, si sa, sono esigenti. E fu così che di molte storie (de l"intrepido"), le quali erano a puntate, o non ho visto le conclusioni o mi sono perso gran parte delle trame. Perché le mie letture dei fumetti erano soprattutto affidate ai prestiti di tanti compagni di giochi, specie di quelli che incontravo quando mi recavo dalla nonna materna a Bordighera (IM).



Erano già gli anni de "Il grande Blek" e di "Capitan Miki", tuttora "vivi e vegeti" - o almeno mi sembra di averli visti in edicola sino a qualche anno fa -, ma che adesso trovo di una ingenuità colossale. All'epoca furono importanti anche loro. Al pari di altri. Tutti scomparsi. Come Pecos Bill.


"Il Piccolo Sceriffo". O Kinowa. Sempre parlando di western. Forse il grande cinema americano di genere ispirava al meglio i loro autori. Come fu per Tex. Per il quale il debito d'origine verso i film di John Ford viene riconosciuto. Che a metà anni '50 conoscevamo. Ed apprezzavamo. Ma che costava, come ho già anticipato poco sopra, più caro degli altri. Anche nella versione originaria a strisce. Come aveva riconosciuto anche il compianto Sergio Bonelli, figlio e continuatore di chi aveva creato il personaggio. Per cui Tex non veniva letto molto. E poi i fumetti comici, che forse risentivano di tanto cinema italiano, Cucciolo, Tiramolla. Qualche tempo fa ancora presenti. Ed altri di derivazione, credo, americana, come Picchiarello.

In tanti, insomma, ci siamo cresciuti con quei fumetti. E non ce pentiamo affatto. Io, poi, che prediligevo quel Buffalo Bill, che nella memoria rivedo oggi reazionario come nella realtà storica, tenevo d'istinto per gli indiani anche nei giochi dell'infanzia. Crediamo di essere cresciuti bene. Solo che non è rimasta quasi traccia di alcuni di quei fumetti. Tante volte passando in Via Washington a Milano, dove, in uno slargo, ha - o vaeva, perché parlo di tanti anni fa, ormai - sede la Casa Universo, ho avuto la tentazione di tentazione di andare a vedere un po', ma mi ha trattenuto il pudore dell'adulto. C'è poco anche in termini di antiquariato, se ricordo bene. Che comunque dovrebbe avere un costo non indifferente. Agli albori dei Comics a Lucca, mi sembra di ricordare, un insigne collezionista mi disse che erano altri i fumetti ricercati. E ci credo. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. Comunque. Si ristampa di tutto, a prezzo più o meno accessibile, in Italia. Ma quei fumetti, no. Forse ci hanno provato circa trent'anni fa: trovai, infatti, una copia in reprint come inserto di un'altra pubblicazione. Poi, basta. A me per lungo tempo - avendo subito sui miei vent'anni in un trasloco, che mi vide assente, la perdita dei fumetti che a campione ero riuscito a conservare - sarebbe stato sufficiente rivederne qualche copia per capire meglio cosa mi entusiasmasse. Per mia fortuna, infine, grazie all'amico Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM) ci sono riuscito: trovo, invero, confermate in larga misura tutte le impressioni che sin qui ho dichiarato. 
 
Adriano Maini

mercoledì 11 settembre 2019

Fumetti...

Del 1963
Quando, qualche anno fa, cominciai a scrivere di fumetti, partendo da un personaggio del vecchio "intrepido", Roland Eagle, non avevo a disposizione immagini da pubblicare, essendomi dimenticato di avere a portata di mano una o due copie di vecchi "giornaletti", come quella che appare qui sopra, nonché di diversi numeri di Albi di "Tex" decisamente datati. 

Di lì a breve venni informato che l'amico Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM) era, come tuttora è, un valido collezionista. Con la sua collaborazione rimediai alle carenze indicate e mi inoltrai sempre di più sul sentiero dell'esplorazione dei vecchi fumetti, in particolare di quelli risalenti alla seconda metà degli anni 1950, oggetto del desiderio del bambino che allora ero. 

Nella presente occasione provo una volta di più a rimediare a quelle mie incertezze divulgando, invece, qualche immagine di copertine d'epoca, tutte di proprietà del citato amico, soprattutto spaziando ben prima del periodo della mia infanzia. 

Del 1937 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Come si può leggere, del 16 maggio 1937 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Del 1941 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 1940 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
Del maggio 1945, dunque, appena finito il secondo conflitto mondiale - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 1949 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
Del 1945 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)

Del 22 giugno 1948 - Collezione: Bruno Calatroni di Vallecrosia (IM)
 
Senza grandi pretese...
 
Adriano Maini