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venerdì 13 marzo 2026

Alla vigilia di Italia '61


C'è un gruppo su Facebook che, come dice il nome, Esposizione  Italia '61, vale a dire la Esposizione Internazionale del 1961 a Torino, si occupa assiduamente di quella rassegna, pubblicando notizie e soprattutto intriganti fotografie. Per chi fosse interessato a saperne di più quello è proprio lo spazio web adatto. Emergono tanti risvolti inediti o dimenticati.
Italia '61, la denominazione che più semplicemente a lungo è stata usata, era connessa al Centenario dell'Unità d'Italia, del resto celebrata in quel periodo in tante forme: nelle scuole con il donare a scolari e a studenti libri e librettini sul Risorgimento, aspetto questo più largamente tuttora ricordato.
E, tanto per divagare, tornano in mente altre connesse singolari vicende, come ad esempio che domenica 6 novembre 1960 tre persone di Nervia di Ventimiglia videro in modo curioso una parte dei cantieri o di quanto già realizzato a Torino per Italia '61. Si trattava di un baldo giovanotto sui trent'anni, di un ferroviere non ancora quarantenne e del figlio di quest'ultimo, ormai quasi undicenne: erano saliti in treno nella città subalpina (passando da Savona, perché la linea Ventimiglia-Cuneo non era ancora stata ricostruita) per assistere alla partita di calcio Juventus-Milan in programma allo Stadio Comunale, oggi, dopo adeguata ristrutturazione, Stadio Olimpico Grande Torino. 
Senonché, per consentire a chi non aveva diritto ai biglietti gratuiti - e per ironia della sorte forse era già addetto di una compagnia privata di pulitori, fattore che, comunque, non lo abilitava al privilegio - di usufruire dello sconto previsto in occasione del contemporaneo Salone dell'Automobile, il gruppetto si fece un bel giro nella metropoli per conseguire lo scopo. Ammirarono, pertanto, stupiti la monorotaia sopraelevata o un congruo tratto della medesima, infrastruttura che, al pari di altre costruzioni connesse ad Italia '61, venne abbastanza presto demolita, lasciando qua e là tracce di sé, puntualmente sottolineate dal menzionato gruppo di Facebook.
Per recarsi al Valentino o per portarsi in seguito all'arena del football i "nostri" quasi di sicuro usufruirono di un tram. A questo punto, la trama, però si ingarbuglia. Ancora di recente nel famoso borgo medievale ricostruito - stando ad internet - viene ubicato l'ufficio che consente agevolazioni sui biglietti del treno in occasione della sempiterna rassegna automobilistica, ma, a differenza di qualche anno fa, nulla più si dice di quanto fungibile in merito nel lontano 1960. Per cui adesso sorge qualche dubbio su quale tipo di facilitazione si fosse allora trattato. Ma i tre al Valentino c'erano stati e videro anche nei dintorni altre innovative costruzioni legate alla mostra.
Infine i "nervini" approdarono allo stadio. Ed anche sull'incontro cui assistettero ci sarebbero da sottolineare alcune singolarità, del resto evidenziate in diversi punti del web. Se ne estrapolano solo alcune. Nella Juventus esordiva Bruno Mora, grande ala destra, dalla carriera poi compromessa da un grave infortunio, che nella stagione successiva sarebbe passato proprio al Milan, in un discusso scambio con il difensore Salvadore. Fu la partita in cui Gianni Rivera segnò il suo primo goal con la maglia rossonera. Fu l'ultimo anno della carriera di Boniperti. E la partita finì 4-3 a favore del Milan, vincitore in trasferta, ma il campionato fu appannaggio della Juventus.
Correda questo articoletto di costume una fotografia scattata dal citato ferroviere, relativa all'ingresso in campo delle squadre, già pubblicata ed unica, per il momento, rinvenibile in archivio di una serie di almeno tre che erano state fatte. Sul retro del cartoncino il bambino aveva annotato per iscritto a memoria le due formazioni, saltando un po' lo schema classico della numerazione degli schieramenti da uno a undici: un rapido attuale riscontro certifica che non ci furono, però, errori di sorta.

Adriano Maini 

venerdì 9 luglio 2021

Uno sciopero storico, un corteo di provincia, alcuni attenti fotografi, un poderoso archivio

 
Gli scatti qui pubblicati sono riferiti al corteo sindacale unitario per lo sciopero generale nazionale sulla casa - un evento centrale di quell'Autunno Caldo, ormai entrato nella Storia - un corteo che ebbe luogo in Ventimiglia (IM) mercoledì 19 novembre 1969.


Le fotografie in questione provengono dal munitissimo archivio di Alfredo Moreschi, ma una loro ulteriore specificità viene illustrata più avanti.


In effetti, Moreschi non ricordava più in quale occasione fossero state fatte. La spiegazione è stata fornita da Lorenzo Trucchi, all'epoca Segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia, in seguito Segretario Provinciale della CGIL, dal 1985 consigliere regionale della Liguria per due legislature. 
Lorenzo Trucchi non appare in nessuno degli scatti repertoriati, anche perché si trovava in quell'occasione sulla FIAT 500 - la sua! - che apriva il corteo.

 
Lorenzo Trucchi sarebbe poi stato uno dei tre oratori del comizio conclusivo della manifestazione presso il Mercato dei Fiori - oggi Mercato Annonario - di Ventimiglia.



Risulta opportuno ripensare anche alle piccole fabbriche, i cui operai erano in gran parte presenti in quella mattinata autunnale a Ventimiglia, piccole fabbriche della nostra zona, piccole fabbriche ormai scomparse!



Si dà il caso che in quel torno di tempo un gruppo - qui sopra se ne riportano i nomi - di amici fotografi - e forse l'unico professionista era Moreschi - si cimentavano nella realizzazione di una documentazione che viene proprio da definire neorealista.
Sembra opportuno, allora, pubblicare - a titolo di esempio - qualche altro scatto di quel sodalizio, non solo, come per i primi, quelli riguardanti il citato evento della città di confine.





Alla faccia di un minimo di considerazione ecologica!


Una vista sulla piazza di Apricale.


Una Ceriana ormai d'epoca.



Ancora Ceriana.


Dolceacqua.

Ma l'archivio di Alfredo Moreschi è sterminato, composto com'è dalle fotografie fatte da suo padre, dal loro collaboratore, da Alfredo stesso, da quelle acquisite - ad esempio molte del grande Ezio Benigni di Bordighera - e così via.

Adriano Maini