Visualizzazione post con etichetta Perinaldo (IM). Mostra tutti i post
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giovedì 6 agosto 2026

Divagazioni sul vino Rossese di Curli

Perinaldo (IM): non lontano da Località Curli

Un ferroviere di Nervia, a Ventimiglia, verso la fine degli anni Sessanta, un po' prima di trasferirsi nel centro urbano con la famiglia, andava a sviluppare una certa dimestichezza con un nuovo residente, Ginetto, originario di Soldano, probabilmente perché l'uomo era il cognato di un suo vecchio amico, da sempre abitante in quella zona.
Le conversazioni tra i due erano varie ed articolate, simpatiche e briose al punto da interessare anche i figli del capotreno, quasi sempre condotte davanti a bicchieri di vino, di Barbera e non di Rossese, il tipico vino locale, che era il fiore all'occhiello del magazzino all'ingrosso che nel cortile dall'altra parte dell'imbocco della strada provinciale di vallata il nuovo arrivato intanto aveva aperto.
Nello scambio di notizie tra i due affabulatori non prevaleva tuttavia l'interesse per il prezioso e tipico prodotto - e connesse lavorazioni - delle vigne di Soldano, ma il rilievo dato ad abitanti di quel paese, colleghi del padrone di casa, uno dei quali in particolare in grande intimità ed uso a passare di persona al rientro dal lavoro a comunicare, se del caso, i cambiamenti nei turni di servizio.
A guardare bene, però, il Rossese di Ginetto non era di Soldano, ma di Località Curli di Perinaldo, nella quale ancora oggi si coltiva un tipo di uva da cui si produce un vino a suo tempo molto elogiato da Luigi "Gino" Veronelli e da Mario Soldati e curata da nuovi appassionati, che godono ancora di quella fama acquisita. L'intervento dei due famosi esperti era avvenuto quando il conduttore del fondo era Emilio Croesi, comunista e storico sindaco di Perinaldo: si asserisce in proposito che Veronelli e Soldati si fossero avventurati da quelle parti sulla base di qualche segnalazione, ma che, appena incontrato il vinicoltore ricercato, fossero costretti ad aspettare ed assistere alle particolari procedure di purificazione del mosto, imperniate sul passaggio tra strati sovrapposti di saggina del nuovo prodotto. Ed il buon nome del Rossese di Curli, quel Rossese di Curli, rimane tuttora garantito tra i veri intenditori, come attestato da vari articoli presenti sul web.
A Curli, quantomeno in quel lontano periodo, avevano campagne altri abitanti di Soldano, che per accedere ai loro poderi potevano utilizzare solo una faticosa mulattiera in salita.
La famiglia di Ginetto aveva anche gestito a Curli, prima di Emilio Croesi, la campagna di un certo "colonnello" non ben identificato, che aveva dimora nella vicina Suseneo, Frazione del comune di Perinaldo, ma un episodio curioso riconduce ad un loro lavorante ed a un loro mulo molto robusto, in grado di portare molti pesanti sacchi - ciascuno di 130 chili - di uva appena raccolta. Capitava una volta che, non volendo lasciare incustoditi di notte alcuni sacchi, di cui prima del buio ormai incombente non si era potuto caricare l'animale, si incaricassero dell'ultimo sforzo il bracciante e Ginetto: solo che il primo, arrivato in fondo alla discesa, risaliva e faceva in tempo a prendersi cura per una buona metà del tragitto anche del fardello del suo datore di lavoro.
Nei paesi sono questi i generi di narrazione che si tramandano con particolare attenzione. 

Adriano Maini

lunedì 23 febbraio 2026

Incontri


Si è già riferito in altra occasione che andando in giro a fare fotografie in posti un po' isolati può capitare di essere scambiati per ladri in ricognizione per successivi furti da compiere.
Succede anche che inquilini o condomini vicino o addirittura in centri urbani protestino per scatti a loro dire non legittimi, ancorché effettuati su arterie pubbliche.
Anche quando alla casa in questione ci si è magari avvicinati per uno scorcio panoramico visibile da un cancello, come ad esempio in una zona di Nervia di Ventimiglia per un'immagine poi persa per sbadataggine e qui allora sostituita da una vista più generale della regione.
Ma per fortuna non sempre è così. Si possono, anzi, fare nuove conoscenze, per non dire amicizie.
 

A titolo indicativo.

 



A San Biagio della Cima per riprendere più da vicino, ma comunque rimanendo su una strada, la Cappella (privata) della Madonna della Neve, per ridiscendere era quasi inevitabile fare manovra con l'auto sconfinando un po' nel vialetto d'accesso di una villetta: anziché essere "sgridati", si veniva invitati a bere un caffé...
 



A Cian de Ca' di Camporosso un gentile abitante, facendo da cicerone per vari aspetti, suggeriva inoltre che là si poteva arrivare anche passando - nella buona stagione - nel letto asciutto del Nervia, per un guado posto qualche chilometro a valle, a fianco del centro urbano, per ammirare così anche quel lato della sponda sinistra del torrente.
 



A Massabò di Perinaldo si veniva condotti a visitare gli interni di un vecchio frantoio ormai in disuso.
 


Se poi si incontrano persone già note le trame di possibili racconti si infittiscono, come nel caso accaduto in un punto imprecisato in altura tra Soldano e Perinaldo, da cui sono derivate diverse successive minute vicende - sempre connesse alla fotografia amatoriale - che possono essere riportate altre volte.

Adriano Maini
 

mercoledì 7 maggio 2025

La giovane Adelina Pilastri collaborò con il martire antifascista Ettore Renacci


Un recente libro, Protagoniste. Storie di donne e Resistenza nel Ponente ligure (Isrecim - Regione Liguria - Fusta Editore, 2025), scritto da Daniela Cassini, Gabriella Badano e Sarah Clarke Loiacono, costituisce una mole straordinaria di emozionante documentazione.
È più che doveroso sottolineare il ruolo determinante - troppo a lungo misconosciuto - ricoperto dalle donne nella lotta di Liberazione.
È impossibile - ma non è neppure giusto - riassumere in poche righe il contenuto del menzionato lavoro.
Ed anche citare, a titolo meramente indicativo, alcuni minuti aspetti, radicati nella zona di Ventimiglia, qui di seguito riportati, non aiuta a comprendere la complessità dei temi trattati.
Brigida Rondelli, nata a Camporosso nel 1905, era sorella di altri tre partigiani, di Andreina, dunque, e dei più giovani Fulvio (Lilli) ed Eliano Vicàri. Fulvio cadde in Valle Argentina a marzo 1945: alla sua memoria venne concessa (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) la medaglia d'argento. Diverse persone ricordano ancora Brigida, detta "Bigìn", iscritta al Partito comunista e abitante, qualche decennio fa, in Via Dante di Ventimiglia lato mare. 

Bordighera (IM): il Municipio

Adelina Pilastri, giovane impiegata del comune di Bordighera, poco dopo l'8 settembre 1943 portava notizie ai militari sbandati, riuniti nei pressi di Rocchetta Nervina; ebbe la possibilità di avvisare del pericolo di arresto diversi renitenti alla leva fascista, consentendo loro di cavarsela; collaborò con Ettore Renacci, uno dei 67 prigionieri politici del campo di transito di Fossoli, trucidati (tra di loro anche il ferroviere ventimigliese Giuseppe Palmero) il 12 luglio 1944 al poligono di tiro di Cibeno per una rappresaglia dalle motivazioni mai chiarite: proprio nei giorni scorsi è stata posta in Bordighera nei pressi di quella che fu la sua abitazione una pietra d'inciampo alla memoria di Renacci. Nel suo memoriale Adelina Pilastri tenne a sottolineare che Renacci, nonostante le torture subite, non fece mai il suo nome. La ragazza dovette salire poi in montagna con i partigiani, assumendo il nome di battaglia di "Sascia", con il quale aveva già dato un epico resoconto in L'epopea dell'esercito scalzo (Mario Mascia, 1946, due più recenti ristampe di Isrecim) delle traversie passate sulle nevi del Mongioie nel tentativo riuscito di salvare mezzi di sussistenza.

La zona Nervia di Ventimiglia fotografata dalla collina di Collasgarba qualche giorno dopo il bombardamento del 10 dicembre 1943 - Fonte: Silvana Maccario

Ventimiglia (IM): Villa Olga qualche anno fa

Emilia Giacometti aveva dodici anni da compiere alla fine della guerra, ma affrontò in quel periodo con i genitori traversie incredibili vissute tra Sanremo ed il confine. Figlia di Pietro (che alcuni giornalisti chiamano, invece, inopinatamente Dino), il suo diario, anche se redatto ad anni di distanza dagli eventi, ha il merito di fare piena luce sul grande contributo del padre alla lotta antifascista, al di là di quanto avesse riferito nel suo memoriale - non molto noto, invero - l'amico Giuseppe Porcheddu. Occorre subito aggiungere che Emilia, ormai stabilita in Roma, mantenne sino all'ultimo i contatti con Lina Meiffret, dalla quale, anzi, ricevette gran parte dell'archivio personale. Dalla narrazione degli anni trascorsi a Ventimiglia da Emilia Giacometti non si può fare a meno di espungere la testimonianza sui tragici bombardamenti aerei di Nervia del 10 dicembre 1943 e la conferma che l'abitazione di proprietà della famiglia fosse all'epoca Villa Olga.
Il libro Protagoniste offre anche il destro per qualche riflessione attinente la discordanza delle fonti.
Irene Anselmi di Vallecrosia, ad esempio, fornisce una versione diversa da quella ampiamente assodata del tragitto clandestino, compiuto, tra lo sbarco ed il balzo finale verso la I^ Zona Operativa Liguria, dal capitano Robert Bentley, del britannico SOE, per svolgere le mansioni di ufficiale di collegamento tra gli alleati e i partigiani dell'estremo ponente ligure. Non è secondario rimarcare che Irene Anselmi era nipote di Giuseppe Anselmi, suo zio, membro del C.L.N. di Sanremo, fucilato per rappresaglia ad Imperia il 6 novembre 1944 insieme ad Armando Denza e Luigi Novella, ma che nella sua relazione non fa nessun cenno sul suo ruolo - ancorché forse inconsapevole - avuto nell'agguato nazifascista da cui conseguì il grave ferimento del comandante partigiano Stefano Carabalona (Leo).

Perinaldo (IM)

Emma Borgogno di Perinaldo collocava un altro grave ferimento, quello del partigiano Adler, come avvenuto vicino al paese (questa, almeno, è l'impressione ricavata), mentre, ad esempio, Angelo Mariani in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia (Isrecim, 2007), lo riferiva in connessione con l'attacco al campo di concentramento di Vallecrosia dei primi di settembre del 1944. Entrambi sottolinearono come Adler venisse curato e salvato: nelle parole di Mariani "Quando fu ferito la madre contattò l’ufficiale tedesco che lo aveva catturato, diede false generalità e spiegò che lei ed il figlio erano solo degli sfollati e che non avevano niente a che fare con i partigiani. L’ufficiale si convinse ed autorizzò il ricovero di Adler all’ospedale di Sanremo, dove fu trasportato su un carretto da alcuni contadini di Perinaldo. Su disposizione del CLN portai personalmente alla mamma di Adler, all’ospedale di Sanremo, 5.000 lire di allora...". Va da sè che quella di Emma è un'altra preziosa testimonianza, perché presenta pagine inedite sulla Resistenza a Perinaldo.

Adriano Maini

giovedì 20 marzo 2025

L'orologiaio di Olivetta San Michele aveva un viso aguzzo




Uno spazio attrezzato come quello della Piazza Erio Tripodi in Vallecrosia avrebbe fatto comodo anni fa per lo svolgimento di una Festa de l'Unità, che, in effetti, ebbe luogo tante volte in quell'area, dove non era ancora stato eretto il Memoriale dedicato ai detenuti del campo di transito per ebrei e prigionieri politici, aperto dalle autorità fasciste della Repubblica di Salò per diversi mesi del 1944, e dove il bar in concessione pubblica era situato in una posizione più defilata.

L'argomento "Feste de l'Unità", oggi molto rare, a prescindere da altri rivoli di possibili racconti, può essere un appiglio - ma ce ne sono altri - per rivisitare aspetti minuti e in larga misura diversi della politica di un tempo.

Ad Airole. Fonte: Lorenzo Rossi

Ancora ad Airole. Fonte: Salvatore Alfano

Non sarà inusuale che un sindaco, presente o futuro, o un assessore o un semplice consigliere comunale partecipi direttamente ad eventi sportivi, anzi, forse appariva più strano decenni fa.

Fioccavano, nella zona tra Bordighera e Ventimiglia e relativo entroterra, i soprannomi: i sindaci "Pippo" e "Miliu", il referente comunista "quello del bue" e così via, in un'allegra confusione di parole e suoni dialettali.

Olivetta San Michele (IM)

L'orologiaio di Olivetta San Michele aveva un viso aguzzo con baffi sottili, quasi un sosia di Sergio Tofano, quest'ultimo creatore per il Corriere dei Piccoli delle avventure del Signor Bonaventura, attore, uomo di teatro, regista, scrittore, che qualcuno ricorderà, dotato di barba e capelli bianchi fluenti, intrigante interprete dell'abate Faria nella molto datata riduzione televisiva de "Il Conte di Montecristo".
L'artigiano in questione, già anziano, provvedeva in loco al tesseramento del Partito comunista, concernente ben poche persone, alla presenza alle riunioni tenute nel bar trattoria del paese eponimo ed ai comizi, a poco altro ancora: una situazione diffusa, prima dei successi elettorali comunisti del 1975 e del 1976, in tanti borghi di valle, di collina e di bassa montagna, della zona di frontiera - con la grande eccezione di Perinaldo -, per non aggiungere di tutto l'Imperiese.
Tornando direttamente al personaggio, viene da supporre, ad usare un eufemismo, che, pur essendo conosciuto e stimato, come si vide in occasione del suo funerale, non avesse, appiedato com'era e data la discreta estensione territoriale di quel comune, soverchie occasioni di fare attività nelle frazioni di Fanghetto e di San Michele in Val Roia né in quella e nelle case sparse di Val Bevera. E, con ogni probabilità, date le citate premesse, neppure tanti clienti.

A Dolceacqua (IM). Archivio Moreschi

A Dolceacqua (IM). Archivio Moreschi

In sostanza, una situazione tipica, allora, di tanti paesi, in quanto negli anni Settanta erano retti tutti, con l'esclusione già vista di Perinaldo e della vicina Soldano, dove il sindaco era socialdemocratico, da primi cittadini democristiani, ancorché eletti in liste civiche, indubitabili protagonisti di svariate cerimonie, come quelle fotografate intorno al 1969 da un gruppo di amici di Sanremo, ricercatori di realismo e conservate da Alfredo Moreschi.

In quel periodo un assessore democristiano di Ventimiglia, quando si recava a Roma per compiti istituzionali, non mancava di procurarsi un appuntamento con il suo vecchio compagno di scuola Angelo Oliva, all'epoca vice responsabile della Sezione Esteri del Partito comunista, il quale fece conoscere all'amico tutti i migliori ristoranti della Suburra e diversi risvolti, anche confidenziali, ma non troppo, della sua attività in giro per il mondo.

Adriano Maini

venerdì 31 gennaio 2025

Non proprio "Good Morning Babilonia"

Bordighera (IM): poco a levante di Villa Cava

Nel film "Good Morning Babilonia" dei fratelli Taviani, i protagonisti, emigrati negli Stati Uniti, dove lavorarono anche come scenografi per la realizzazione del famoso kolossal "Intolerance" del regista David Griffith, tornarono per combattere nella Grande guerra, nel corso della quale rimasero uccisi.


Una vicenda similare, ma a lieto fine, accadde - come su questo blog si è già riferito - ad un abitante di Seborga, che, tuttavia, terminata l'immane carneficina, lasciò in Liguria la famiglia che a suo tempo aveva già formato, per tornarsene in America da quella nuova.

Una parte del territorio comunale di Perinaldo (IM). Dietro il primo abitato, il borgo di Baiardo

Un cittadino della vicina Perinaldo aveva fatto anch'egli fortuna, una grande fortuna, negli States, ma l'unica sua famiglia, poco prima del mentovato conflitto, la voleva proprio portare con sé nella sua nuova nazione. In attesa di rientrare, un giorno pensò di sistemare una campagna prossima alla strada per Baiardo, forse per togliere un fastidio a chi l'avrebbe lasciata. Sistemata una mina sotto un tratto roccioso che andava eliminato, diede fuoco alla miccia. Passavano i minuti, ma non succedeva niente. Dopo un lungo lasso di tempo si avvicinò all'esplosivo, che proprio in quel momento andò a deflagrare. Il malcapitato, prima di spirare, visse ancora alcuni giorni di agonia.
Dei suoi cari nessuno all'epoca vide l'America.

Due bambini sloveni videro la Grande guerra sulle porte di casa, case sparse a pochi chilometri di distanza, sul fronte dell'Isonzo. Crescendo, si sarebbero sposati e sarebbero arrivati sino a Bordighera.

A Bordighera, quasi al confine con Vallecrosia, abitava in una bella campagna vicina a Villa Cava un veterano della Grande guerra, della quale amava parlare con tutte le persone che incontrava: solo una banale caduta gli impedì di continuare a farlo da ultracentenario.
 


Qualche lettera dal fronte di un antenato, in qualche caso poi caduto, qualche documento in qualche modo attinente la Grande guerra, qualche foglio di congedo, qualche fotografia anche di gruppo, qualche attestato e qualche medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto, qualche Croce di Guerra: ebbene, qualche testimonianza di tale fatta è ancora conservata in diverse famiglie.


Da Sanremo a Ventimiglia come immigrati giunsero via via altri reduci della Grande guerra: non tutti vollero raccontare le esperienze attraversate, ma qualcuno sì, come Badin a Coldirodi di Sanremo, che lo fece con Dantilio Bruno, il quale trascrisse quelle vicende dando loro uno spessore romanzesco, e, involontariamente, un procaccia delle poste di Ventimiglia.

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti

In tutti i paesi e in tutte le cittadine della zona intemelia i Monumenti ai Caduti attestano tuttora le cifre paurose degli stermini causati dalla Grande guerra, anche in quelli della parte di Val Roia diventata francese.

Adriano Maini

sabato 21 dicembre 2024

Anticlericali di un tempo che fu in quel di Perinaldo

Perinaldo (IM): Via del Popolo (salita alla Parrocchia ed al vecchio Municipio)

Emilio Croesi fu lo storico sindaco di Perinaldo, ridente (aggettivo scontato nelle cronache, ma in questo caso davvero pertinente) paese situato ad oltre 500 metri di altezza, per la precisione 572, con buona vista sia sul mare che su una parte delle Alpi Marittime. Era un comunista, come, anche per le elezioni politiche, la maggioranza degli elettori, compresi tanti abitanti emigrati nella vicina Costa Azzurra, i quali, tuttavia, in massa tornavano a votare nel borgo natio quasi solo per l'indiretta conferma, tramite le amministrative, del loro beneamato primo cittadino.
Era una situazione che durò a lungo, dal secondo dopoguerra sino a poco dopo la morte del Croesi, in pratica sino all'avvento della cosiddetta Seconda Repubblica.
Al personaggio in questione ha dedicato alcune righe anche Arturo Viale nel suo "Vite Parallele", mutuando ricordi di un suo amabile interlocutore. Emerge così non solo la figura di un caparbio amministratore, ma anche quella del produttore di un Rossese, un vino, il suo, apprezzato anche da fini intenditori quali Veronelli e Mario Soldati. Viale coglie l'occasione per non trascurarne neppure i discreti trascorsi di ciclista professionista vissuti in gioventù nell'anteguerra.
A vivacizzare il sommario ritratto di Viale contribuisce la dialettica tra il puro e duro comunista e l'anarchico, genuino artefice della narrazione, che abitava lassù in collina, e quella, talora, con i parroci, che portò all'installazione sul Municipio di una sirena "laica" - tuttora in funzione - atta a scandire i tempi di lavoro e di riposo dei contadini nei campi in diretta concorrenza con analoga funzione svolta dalle campane della limitrofa parrocchia.
Dalle affabulazioni raccolte non emergerebbero, tuttavia, contrapposizioni come tra un Peppone e un Don Camillo nostrani, anche perché i parroci a Perinaldo si sono succeduti in diversi e qualcuno appare anche sorridente in vecchie fotografie insieme al sindaco, in occasione, ad esempio, della premiazione di alcuni bambini.
Senonché, indagando di più su di una certa tradizione orale, adesso viene fuori che almeno nel caso proprio del parroco citato da Viale, ma che tale non era ancora, sussisteva qualche affinità con il prete di Brescello inventato da Giovanni Guareschi - e interpretato al cinema dal grande Fernandel -, perché questo religioso (non proprio casto, ma questo aspetto lo riporta anche Viale) procedeva immancabilmente, indisturbato, a staccare i manifestini, veri e propri gazebo ante litteram, "contenenti attacchi velenosi contro il parroco ed il curato" del paese, affissi da militanti comunisti nei pressi della Fontana ai piedi della salita che porta alla chiesa: staccava, leggeva e metteva in tasca. Di questo futuro parroco di Perinaldo si può ancora sottottolineare che "i chierichetti erano solo vittime delle sue sberle, quando li trovava a chiacchierare, perché faceva tutto da solo: provvedeva direttamente a passare il messale da una parte all'altra dell'altare e si serviva da solo nel versare acqua e vino nel calice".
Non solo. La vulgata tramanda pure che, a detta di un altro prelato, a Perinaldo un tempo c'erano tanti comunisti perché gli abitanti erano soprattutto anticlericali...
 
Adriano Maini

giovedì 25 luglio 2019

Un ciclista di Perinaldo in Germania alla fine degli anni ‘30


Perinaldo (IM)

Alberto di Vallebona racconta di come aveva conosciuto Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo, alla cui figura qui è già stato dedicato questo post
Circa cinquant'anni fa Alberto era salito a quel borgo per una partita amatoriale di pallone elastico (o palla pugno o "balun"), disciplina a quel tempo dalle parti dell'estremo ponente ligure molto più praticata e molto più seguita dal pubblico di quanto succeda adesso. Sembra che la squadra di Alberto avesse nell'occasione sconfitto quella del posto. Finita la competizione, Croesi, pur essendo molto tifoso dei suoi compaesani, aveva cercato e fatto cercare a lungo Alberto per complimentarsi con lui per come aveva giocato bene. E fargli assaggiare il suo ottimo vino Rossese. Non ci fu nessuna degustazione quella volta per Alberto, una volta scovato, perché aveva già troppo indugiato in alcune cantine di suoi conoscenti, ma iniziò un suo rapporto con Croesi, che ebbe un discreto seguito. 
Alberto ne ricava diversi aneddoti, da cui si può trarre a titolo indicativo anche un solo semplice ricordo, relativo alla sua carriera di corridore ciclista professionista di Croesi, mentre in diversi si era pensato che Emilio fosse stato solo un corridore dilettante. Nella narrazione di Croesi - come riferita da Alberto - sembra proprio di vederlo quel viale alberato in Germania dove si concludeva una certa gara. Forse si trattava - notizia rilevata da una ricerca sul Web - della 9^ tappa del Giro di Germania del 1938, allorquando Emilio si piazzò al terzo posto. Per combinazione quell'anno aveva gareggiato sia per la francese Urago-Wolber che per la tedesca Wanderer. Sempre che le informazioni siano giuste, perché sembra di scorgere qualche contraddizione. Come nel caso del piazzamento al 58° posto di Croesi nella Milano-Sanremo del 1937, anno in cui pare essere stato in gara per una terza squadra addirittura. Si aggiunga, a titolo di cronaca, un terzo posto di Croesi al Grand Prix d'Antibes del 1938. Mentre in una lista di circa 80 ciclisti italiani non accasati per il 1939 Emilio Croesi risulta in compagnia anche di un certo... Fausto Coppi.
L'amico Gianfranco Raimondo scriveva qualche anno fa su di una pagina Facebook l'avventura quasi picaresca di un pittoresco personaggio di Ventimiglia, Armando Lissa, che si era recato in bicicletta nel capoluogo lombardo insieme ad un certo Croesi di Pigna per partecipare il giorno dopo, da indipendenti, alla Milano-Sanremo: i due dormirono in stazione ferroviaria, "disturbati" inoltre dalla polizia, e gareggiarono, ma, sia per la fatica pregressa che per le loro deboli doti, arrivarono buoni ultimi fuori tempo massimo. Nei commenti che seguirono alle righe dedicate da Gianfranco all'episodio, ne venne fuori uno che attribuiva in modo perentorio quell'esperienza ad Emilio Croesi, così che Gianfranco fu costretto a prenderne atto. Subito Alberto riferiva che in effetti un Croesi ciclista di Pigna c'era pur stato. Altri interlocutori, sempre in quel periodo, aggiunsero, proprio per non sminuire il rilievo del nostro Croesi, che Emilio aveva addirittura preso parte - da indipendente! - ad un Tour de France. Gianfranco, debitamente informato, riprecisò il suo tiro, escludendo, dunque, per Emilio Croesi una strampalata presenza alla Milano-Sanremo, ma attribuendogli una partecipazione ad una qualche edizione del Tour de France, della quale, invero, non si scorge sul web traccia alcuna.

Si può affermare in ogni caso che anche nel ciclismo Emilio Croesi è stato davvero una piccola gloria locale!

Adriano Maini

martedì 14 maggio 2019

Miliu


Fonte: www.soudan.it
 
A Soldano, in Val Verbone, immediato retroterra dell'estremo ponente ligure, era soprannominato Miliu. Si tratta di Emilio Croesi, contrassegnato con il numero "2" nella soprastante fotografia, che lo ritrae a Soldano, Soudan in dialetto, per l'appunto. Era nato nel 1912 a Perinaldo, dove morì nel 1986.

Ci sarebbe tanto da scrivere su questo personaggio.
In questa occasione ci si limita ad un breve ritratto.
 
Cercando sul Web immagini e documentazione relative alla vita pubblica di Croesi, si trova soprattutto altro, ma Emilio Croesi è stato sindaco comunista di Perinaldo per oltre quarant'anni, in pratica dalla Liberazione sino al suo decesso.




Ad entrare in casa sua si scorgeva subito una fotografia, che lo ritraeva giovane ciclista. Di solito la sua risposta a chi chiedeva in merito delucidazioni era che aveva fatto qualche gara in Costa Azzurra. Invece, si era trattato di qualcosa di più: un vero vanto, per una zona piccola come quella tra Ventimiglia e Bordighera, per giunta di frontiera.
 
Si possono aggiungere altri aneddoti. Ancora adesso si conferma in paese che Miliu aveva introdotto abbastanza presto l'utilizzo, di una sirena del Municipio per annunciare il mezzogiorno a chi lavorava nei campi: una risposta... laica alle campane della Chiesa.

Forse era una visita a sorpresa, ma una volta Miliu fece attendere senza tanti riguardi Mario Soldati e Luigi "Gino" Veronelli, che avevano sentito parlare del suo vino: il Rossese, da tempo Rossese di Dolceacqua, dal 1972 a Denominazione di Origine Controllata. Un vino di qualità, insomma. Quello di Croesi, ancora di più, come si cercherà di dimostrare tra breve. Quella volta Emilio era impegnato a travasare il suo pregevole prodotto, facendolo passare attraverso una semplice, ma efficace attrezzatura, nella quale il filtraggio era assicurato dalla saggina. I due personaggi davanti a quell'operazione rimasero incantati. Iniziò una loro feconda collaborazione e frequentazione con Croesi.
 
Fonte: vivino.com

Non rimane che aggiungere qualche citazione, di recente rinvenuta, sulla qualità del Rossese di Emilio Croesi:

Siamo dalla parte di Soldano, dalla parte di Perinaldo, non da quella di Dolceacqua, siamo dalla parte dove Gino Veronelli individuò la Romanèe Conti Italiana, quella piccola vigna di Rossese che negli anni 70-80 raggiunse fama internazionale per le riuscitissime vinificazioni confidenziali  del vulcanico sindaco di Perinaldo, Emilio Croesi. Durante un intervista in video di qualche anno fa, Gino Veronelli tirò in piedi una bottiglia di vino rosso e la definì: “uno dei più grandi vini della mia vita” e ancora “vino nato da una parcella di vigna che è la Romanèe Italiana... Leggo altrove una definizione: “Il colore è rubino carico con netti sentori di selvatico, spezie e frutti di macchia mediterranea. Il corpo è pieno con sensazioni aromatiche prolungate. E vino di impensabile longevità... Si tratta del Rossese Vigneto Curli 1978 di Emilio Croesi, leggendario sindaco di Perinaldo. Non so il 1978, ancora esistente in cantine private degli eredi Croesi, ma il 1982 l’ho provato un paio di volte, la seconda da lacrime.
Guardiano del Faro, ottobre 2008, su Luciano Pignataro

Doc primaria per la Liguria, dal 1972, ebbe notorietà e rilievo grazie alla lungimiranza di Gino Veronelli, che si innamorò di questo vino negli anni 70, e nel dettaglio , della micro produzione di Emilio Croesi da Perinaldo, mitico sindaco per quarantenni del comune che diede i natali all’astronomo Cassini, che riuscì a produrre un vino talmente convincente da forzare il sentimento di Veronelli, fino a paragoni lusinghieri con le produzioni più nobili di Borgogna... Paragone che ho avuto modo di verificare quest’anno, ritrovando quei vini di Croesi, e bevendoli con enorme piacere. La longevità del Rossese, per alcuni un vinello da bere giovane, è un ulteriore aspetto su cui ragionare, in rapporto alle recenti degustazioni di vini prodotti negli anni 70-80. Ma difficili da replicare proprio per l’esiguità delle bottiglie prodotte, e spesso consumate giornalmente in loco, in famiglia o per la ristorazione. I lotti di vini di qualità, ricavati dalle migliori annate, sono pressoché confidenziali. Quantità irrisorie , che possono far la felicità di qualche attento conoscitore, che con pazienza e umiltà, si recasse in zona alla ricerca di un vino affascinante , che non è neppure costoso.
ancora Guardiano del Faro, 10 dicembre 2008, su Sorgente del Vino
 
Il ricordo che alimento con più devozione è stato un invito a pranzo a Bergamo, a casa sua, nel 1997. In quell’occasione Veronelli stappò generosamente una bottiglia di Rossese di Dolceacqua vigneto Curli 1978 di Emilio Croesi. Un rosso unico, di particolare finezza aromatica e dal tocco al palato soffuso, impalpabile, delicatissimo: un soffio. Un rosso che Veronelli definiva “la Romanée Conti d’Italia” [ Romanée Conti, in Borgogna, è il vino più raro e pregiato del pianeta Terra]. E in effetti la qualità del vino di quella vigna, Curli, è sorprendente... Alterne e avverse vicende hanno portato a un progressivo abbandono del prezioso pezzo di terra, ridotto per molto tempo a una superficie incolta, invasa dalle erbacce. Da qualche anno Giovanna Maccario, ispirata produttrice del posto, ha ripreso pazientemente in mano le sorti dello storico appezzamento. E oggi è per fortuna in grado di riproporne agli appassionati nuove versioni. Nuove e scintillanti, direi: il 2013, da poco in commercio, è buonissimo, mentre il 2014, assaggiato poche settimane fa, è - senza mezzi termini - prodigioso per maturità del frutto, purezza dei profumi, sottigliezza puntiforme dei tannini. Poche bottiglie, purtroppo, che valgono la pena della ricerca.  
di Fabio Rizzari, 17 novembre 2015

Adriano Maini