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giovedì 6 agosto 2026

Divagazioni sul vino Rossese di Curli

Perinaldo (IM): non lontano da Località Curli

Un ferroviere di Nervia, a Ventimiglia, verso la fine degli anni Sessanta, un po' prima di trasferirsi nel centro urbano con la famiglia, andava a sviluppare una certa dimestichezza con un nuovo residente, Ginetto, originario di Soldano, probabilmente perché l'uomo era il cognato di un suo vecchio amico, da sempre abitante in quella zona.
Le conversazioni tra i due erano varie ed articolate, simpatiche e briose al punto da interessare anche i figli del capotreno, quasi sempre condotte davanti a bicchieri di vino, di Barbera e non di Rossese, il tipico vino locale, che era il fiore all'occhiello del magazzino all'ingrosso che nel cortile dall'altra parte dell'imbocco della strada provinciale di vallata il nuovo arrivato intanto aveva aperto.
Nello scambio di notizie tra i due affabulatori non prevaleva tuttavia l'interesse per il prezioso e tipico prodotto - e connesse lavorazioni - delle vigne di Soldano, ma il rilievo dato ad abitanti di quel paese, colleghi del padrone di casa, uno dei quali in particolare in grande intimità ed uso a passare di persona al rientro dal lavoro a comunicare, se del caso, i cambiamenti nei turni di servizio.
A guardare bene, però, il Rossese di Ginetto non era di Soldano, ma di Località Curli di Perinaldo, nella quale ancora oggi si coltiva un tipo di uva da cui si produce un vino a suo tempo molto elogiato da Luigi "Gino" Veronelli e da Mario Soldati e curata da nuovi appassionati, che godono ancora di quella fama acquisita. L'intervento dei due famosi esperti era avvenuto quando il conduttore del fondo era Emilio Croesi, comunista e storico sindaco di Perinaldo: si asserisce in proposito che Veronelli e Soldati si fossero avventurati da quelle parti sulla base di qualche segnalazione, ma che, appena incontrato il vinicoltore ricercato, fossero costretti ad aspettare ed assistere alle particolari procedure di purificazione del mosto, imperniate sul passaggio tra strati sovrapposti di saggina del nuovo prodotto. Ed il buon nome del Rossese di Curli, quel Rossese di Curli, rimane tuttora garantito tra i veri intenditori, come attestato da vari articoli presenti sul web.
A Curli, quantomeno in quel lontano periodo, avevano campagne altri abitanti di Soldano, che per accedere ai loro poderi potevano utilizzare solo una faticosa mulattiera in salita.
La famiglia di Ginetto aveva anche gestito a Curli, prima di Emilio Croesi, la campagna di un certo "colonnello" non ben identificato, che aveva dimora nella vicina Suseneo, Frazione del comune di Perinaldo, ma un episodio curioso riconduce ad un loro lavorante ed a un loro mulo molto robusto, in grado di portare molti pesanti sacchi - ciascuno di 130 chili - di uva appena raccolta. Capitava una volta che, non volendo lasciare incustoditi di notte alcuni sacchi, di cui prima del buio ormai incombente non si era potuto caricare l'animale, si incaricassero dell'ultimo sforzo il bracciante e Ginetto: solo che il primo, arrivato in fondo alla discesa, risaliva e faceva in tempo a prendersi cura per una buona metà del tragitto anche del fardello del suo datore di lavoro.
Nei paesi sono questi i generi di narrazione che si tramandano con particolare attenzione. 

Adriano Maini

sabato 21 dicembre 2024

Anticlericali di un tempo che fu in quel di Perinaldo

Perinaldo (IM): Via del Popolo (salita alla Parrocchia ed al vecchio Municipio)

Emilio Croesi fu lo storico sindaco di Perinaldo, ridente (aggettivo scontato nelle cronache, ma in questo caso davvero pertinente) paese situato ad oltre 500 metri di altezza, per la precisione 572, con buona vista sia sul mare che su una parte delle Alpi Marittime. Era un comunista, come, anche per le elezioni politiche, la maggioranza degli elettori, compresi tanti abitanti emigrati nella vicina Costa Azzurra, i quali, tuttavia, in massa tornavano a votare nel borgo natio quasi solo per l'indiretta conferma, tramite le amministrative, del loro beneamato primo cittadino.
Era una situazione che durò a lungo, dal secondo dopoguerra sino a poco dopo la morte del Croesi, in pratica sino all'avvento della cosiddetta Seconda Repubblica.
Al personaggio in questione ha dedicato alcune righe anche Arturo Viale nel suo "Vite Parallele", mutuando ricordi di un suo amabile interlocutore. Emerge così non solo la figura di un caparbio amministratore, ma anche quella del produttore di un Rossese, un vino, il suo, apprezzato anche da fini intenditori quali Veronelli e Mario Soldati. Viale coglie l'occasione per non trascurarne neppure i discreti trascorsi di ciclista professionista vissuti in gioventù nell'anteguerra.
A vivacizzare il sommario ritratto di Viale contribuisce la dialettica tra il puro e duro comunista e l'anarchico, genuino artefice della narrazione, che abitava lassù in collina, e quella, talora, con i parroci, che portò all'installazione sul Municipio di una sirena "laica" - tuttora in funzione - atta a scandire i tempi di lavoro e di riposo dei contadini nei campi in diretta concorrenza con analoga funzione svolta dalle campane della limitrofa parrocchia.
Dalle affabulazioni raccolte non emergerebbero, tuttavia, contrapposizioni come tra un Peppone e un Don Camillo nostrani, anche perché i parroci a Perinaldo si sono succeduti in diversi e qualcuno appare anche sorridente in vecchie fotografie insieme al sindaco, in occasione, ad esempio, della premiazione di alcuni bambini.
Senonché, indagando di più su di una certa tradizione orale, adesso viene fuori che almeno nel caso proprio del parroco citato da Viale, ma che tale non era ancora, sussisteva qualche affinità con il prete di Brescello inventato da Giovanni Guareschi - e interpretato al cinema dal grande Fernandel -, perché questo religioso (non proprio casto, ma questo aspetto lo riporta anche Viale) procedeva immancabilmente, indisturbato, a staccare i manifestini, veri e propri gazebo ante litteram, "contenenti attacchi velenosi contro il parroco ed il curato" del paese, affissi da militanti comunisti nei pressi della Fontana ai piedi della salita che porta alla chiesa: staccava, leggeva e metteva in tasca. Di questo futuro parroco di Perinaldo si può ancora sottottolineare che "i chierichetti erano solo vittime delle sue sberle, quando li trovava a chiacchierare, perché faceva tutto da solo: provvedeva direttamente a passare il messale da una parte all'altra dell'altare e si serviva da solo nel versare acqua e vino nel calice".
Non solo. La vulgata tramanda pure che, a detta di un altro prelato, a Perinaldo un tempo c'erano tanti comunisti perché gli abitanti erano soprattutto anticlericali...
 
Adriano Maini

giovedì 25 luglio 2019

Un ciclista di Perinaldo in Germania alla fine degli anni ‘30


Perinaldo (IM)

Alberto di Vallebona racconta di come aveva conosciuto Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo, alla cui figura qui è già stato dedicato questo post
Circa cinquant'anni fa Alberto era salito a quel borgo per una partita amatoriale di pallone elastico (o palla pugno o "balun"), disciplina a quel tempo dalle parti dell'estremo ponente ligure molto più praticata e molto più seguita dal pubblico di quanto succeda adesso. Sembra che la squadra di Alberto avesse nell'occasione sconfitto quella del posto. Finita la competizione, Croesi, pur essendo molto tifoso dei suoi compaesani, aveva cercato e fatto cercare a lungo Alberto per complimentarsi con lui per come aveva giocato bene. E fargli assaggiare il suo ottimo vino Rossese. Non ci fu nessuna degustazione quella volta per Alberto, una volta scovato, perché aveva già troppo indugiato in alcune cantine di suoi conoscenti, ma iniziò un suo rapporto con Croesi, che ebbe un discreto seguito. 
Alberto ne ricava diversi aneddoti, da cui si può trarre a titolo indicativo anche un solo semplice ricordo, relativo alla sua carriera di corridore ciclista professionista di Croesi, mentre in diversi si era pensato che Emilio fosse stato solo un corridore dilettante. Nella narrazione di Croesi - come riferita da Alberto - sembra proprio di vederlo quel viale alberato in Germania dove si concludeva una certa gara. Forse si trattava - notizia rilevata da una ricerca sul Web - della 9^ tappa del Giro di Germania del 1938, allorquando Emilio si piazzò al terzo posto. Per combinazione quell'anno aveva gareggiato sia per la francese Urago-Wolber che per la tedesca Wanderer. Sempre che le informazioni siano giuste, perché sembra di scorgere qualche contraddizione. Come nel caso del piazzamento al 58° posto di Croesi nella Milano-Sanremo del 1937, anno in cui pare essere stato in gara per una terza squadra addirittura. Si aggiunga, a titolo di cronaca, un terzo posto di Croesi al Grand Prix d'Antibes del 1938. Mentre in una lista di circa 80 ciclisti italiani non accasati per il 1939 Emilio Croesi risulta in compagnia anche di un certo... Fausto Coppi.
L'amico Gianfranco Raimondo scriveva qualche anno fa su di una pagina Facebook l'avventura quasi picaresca di un pittoresco personaggio di Ventimiglia, Armando Lissa, che si era recato in bicicletta nel capoluogo lombardo insieme ad un certo Croesi di Pigna per partecipare il giorno dopo, da indipendenti, alla Milano-Sanremo: i due dormirono in stazione ferroviaria, "disturbati" inoltre dalla polizia, e gareggiarono, ma, sia per la fatica pregressa che per le loro deboli doti, arrivarono buoni ultimi fuori tempo massimo. Nei commenti che seguirono alle righe dedicate da Gianfranco all'episodio, ne venne fuori uno che attribuiva in modo perentorio quell'esperienza ad Emilio Croesi, così che Gianfranco fu costretto a prenderne atto. Subito Alberto riferiva che in effetti un Croesi ciclista di Pigna c'era pur stato. Altri interlocutori, sempre in quel periodo, aggiunsero, proprio per non sminuire il rilievo del nostro Croesi, che Emilio aveva addirittura preso parte - da indipendente! - ad un Tour de France. Gianfranco, debitamente informato, riprecisò il suo tiro, escludendo, dunque, per Emilio Croesi una strampalata presenza alla Milano-Sanremo, ma attribuendogli una partecipazione ad una qualche edizione del Tour de France, della quale, invero, non si scorge sul web traccia alcuna.

Si può affermare in ogni caso che anche nel ciclismo Emilio Croesi è stato davvero una piccola gloria locale!

Adriano Maini

martedì 14 maggio 2019

Miliu


Fonte: www.soudan.it
 
A Soldano, in Val Verbone, immediato retroterra dell'estremo ponente ligure, era soprannominato Miliu. Si tratta di Emilio Croesi, contrassegnato con il numero "2" nella soprastante fotografia, che lo ritrae a Soldano, Soudan in dialetto, per l'appunto. Era nato nel 1912 a Perinaldo, dove morì nel 1986.

Ci sarebbe tanto da scrivere su questo personaggio.
In questa occasione ci si limita ad un breve ritratto.
 
Cercando sul Web immagini e documentazione relative alla vita pubblica di Croesi, si trova soprattutto altro, ma Emilio Croesi è stato sindaco comunista di Perinaldo per oltre quarant'anni, in pratica dalla Liberazione sino al suo decesso.




Ad entrare in casa sua si scorgeva subito una fotografia, che lo ritraeva giovane ciclista. Di solito la sua risposta a chi chiedeva in merito delucidazioni era che aveva fatto qualche gara in Costa Azzurra. Invece, si era trattato di qualcosa di più: un vero vanto, per una zona piccola come quella tra Ventimiglia e Bordighera, per giunta di frontiera.
 
Si possono aggiungere altri aneddoti. Ancora adesso si conferma in paese che Miliu aveva introdotto abbastanza presto l'utilizzo, di una sirena del Municipio per annunciare il mezzogiorno a chi lavorava nei campi: una risposta... laica alle campane della Chiesa.

Forse era una visita a sorpresa, ma una volta Miliu fece attendere senza tanti riguardi Mario Soldati e Luigi "Gino" Veronelli, che avevano sentito parlare del suo vino: il Rossese, da tempo Rossese di Dolceacqua, dal 1972 a Denominazione di Origine Controllata. Un vino di qualità, insomma. Quello di Croesi, ancora di più, come si cercherà di dimostrare tra breve. Quella volta Emilio era impegnato a travasare il suo pregevole prodotto, facendolo passare attraverso una semplice, ma efficace attrezzatura, nella quale il filtraggio era assicurato dalla saggina. I due personaggi davanti a quell'operazione rimasero incantati. Iniziò una loro feconda collaborazione e frequentazione con Croesi.
 
Fonte: vivino.com

Non rimane che aggiungere qualche citazione, di recente rinvenuta, sulla qualità del Rossese di Emilio Croesi:

Siamo dalla parte di Soldano, dalla parte di Perinaldo, non da quella di Dolceacqua, siamo dalla parte dove Gino Veronelli individuò la Romanèe Conti Italiana, quella piccola vigna di Rossese che negli anni 70-80 raggiunse fama internazionale per le riuscitissime vinificazioni confidenziali  del vulcanico sindaco di Perinaldo, Emilio Croesi. Durante un intervista in video di qualche anno fa, Gino Veronelli tirò in piedi una bottiglia di vino rosso e la definì: “uno dei più grandi vini della mia vita” e ancora “vino nato da una parcella di vigna che è la Romanèe Italiana... Leggo altrove una definizione: “Il colore è rubino carico con netti sentori di selvatico, spezie e frutti di macchia mediterranea. Il corpo è pieno con sensazioni aromatiche prolungate. E vino di impensabile longevità... Si tratta del Rossese Vigneto Curli 1978 di Emilio Croesi, leggendario sindaco di Perinaldo. Non so il 1978, ancora esistente in cantine private degli eredi Croesi, ma il 1982 l’ho provato un paio di volte, la seconda da lacrime.
Guardiano del Faro, ottobre 2008, su Luciano Pignataro

Doc primaria per la Liguria, dal 1972, ebbe notorietà e rilievo grazie alla lungimiranza di Gino Veronelli, che si innamorò di questo vino negli anni 70, e nel dettaglio , della micro produzione di Emilio Croesi da Perinaldo, mitico sindaco per quarantenni del comune che diede i natali all’astronomo Cassini, che riuscì a produrre un vino talmente convincente da forzare il sentimento di Veronelli, fino a paragoni lusinghieri con le produzioni più nobili di Borgogna... Paragone che ho avuto modo di verificare quest’anno, ritrovando quei vini di Croesi, e bevendoli con enorme piacere. La longevità del Rossese, per alcuni un vinello da bere giovane, è un ulteriore aspetto su cui ragionare, in rapporto alle recenti degustazioni di vini prodotti negli anni 70-80. Ma difficili da replicare proprio per l’esiguità delle bottiglie prodotte, e spesso consumate giornalmente in loco, in famiglia o per la ristorazione. I lotti di vini di qualità, ricavati dalle migliori annate, sono pressoché confidenziali. Quantità irrisorie , che possono far la felicità di qualche attento conoscitore, che con pazienza e umiltà, si recasse in zona alla ricerca di un vino affascinante , che non è neppure costoso.
ancora Guardiano del Faro, 10 dicembre 2008, su Sorgente del Vino
 
Il ricordo che alimento con più devozione è stato un invito a pranzo a Bergamo, a casa sua, nel 1997. In quell’occasione Veronelli stappò generosamente una bottiglia di Rossese di Dolceacqua vigneto Curli 1978 di Emilio Croesi. Un rosso unico, di particolare finezza aromatica e dal tocco al palato soffuso, impalpabile, delicatissimo: un soffio. Un rosso che Veronelli definiva “la Romanée Conti d’Italia” [ Romanée Conti, in Borgogna, è il vino più raro e pregiato del pianeta Terra]. E in effetti la qualità del vino di quella vigna, Curli, è sorprendente... Alterne e avverse vicende hanno portato a un progressivo abbandono del prezioso pezzo di terra, ridotto per molto tempo a una superficie incolta, invasa dalle erbacce. Da qualche anno Giovanna Maccario, ispirata produttrice del posto, ha ripreso pazientemente in mano le sorti dello storico appezzamento. E oggi è per fortuna in grado di riproporne agli appassionati nuove versioni. Nuove e scintillanti, direi: il 2013, da poco in commercio, è buonissimo, mentre il 2014, assaggiato poche settimane fa, è - senza mezzi termini - prodigioso per maturità del frutto, purezza dei profumi, sottigliezza puntiforme dei tannini. Poche bottiglie, purtroppo, che valgono la pena della ricerca.  
di Fabio Rizzari, 17 novembre 2015

Adriano Maini