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venerdì 31 gennaio 2025

Non proprio "Good Morning Babilonia"

Bordighera (IM): poco a levante di Villa Cava

Nel film "Good Morning Babilonia" dei fratelli Taviani, i protagonisti, emigrati negli Stati Uniti, dove lavorarono anche come scenografi per la realizzazione del famoso kolossal "Intolerance" del regista David Griffith, tornarono per combattere nella Grande guerra, nel corso della quale rimasero uccisi.


Una vicenda similare, ma a lieto fine, accadde - come su questo blog si è già riferito - ad un abitante di Seborga, che, tuttavia, terminata l'immane carneficina, lasciò in Liguria la famiglia che a suo tempo aveva già formato, per tornarsene in America da quella nuova.

Una parte del territorio comunale di Perinaldo (IM). Dietro il primo abitato, il borgo di Baiardo

Un cittadino della vicina Perinaldo aveva fatto anch'egli fortuna, una grande fortuna, negli States, ma l'unica sua famiglia, poco prima del mentovato conflitto, la voleva proprio portare con sé nella sua nuova nazione. In attesa di rientrare, un giorno pensò di sistemare una campagna prossima alla strada per Baiardo, forse per togliere un fastidio a chi l'avrebbe lasciata. Sistemata una mina sotto un tratto roccioso che andava eliminato, diede fuoco alla miccia. Passavano i minuti, ma non succedeva niente. Dopo un lungo lasso di tempo si avvicinò all'esplosivo, che proprio in quel momento andò a deflagrare. Il malcapitato, prima di spirare, visse ancora alcuni giorni di agonia.
Dei suoi cari nessuno all'epoca vide l'America.

Due bambini sloveni videro la Grande guerra sulle porte di casa, case sparse a pochi chilometri di distanza, sul fronte dell'Isonzo. Crescendo, si sarebbero sposati e sarebbero arrivati sino a Bordighera.

A Bordighera, quasi al confine con Vallecrosia, abitava in una bella campagna vicina a Villa Cava un veterano della Grande guerra, della quale amava parlare con tutte le persone che incontrava: solo una banale caduta gli impedì di continuare a farlo da ultracentenario.
 


Qualche lettera dal fronte di un antenato, in qualche caso poi caduto, qualche documento in qualche modo attinente la Grande guerra, qualche foglio di congedo, qualche fotografia anche di gruppo, qualche attestato e qualche medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto, qualche Croce di Guerra: ebbene, qualche testimonianza di tale fatta è ancora conservata in diverse famiglie.


Da Sanremo a Ventimiglia come immigrati giunsero via via altri reduci della Grande guerra: non tutti vollero raccontare le esperienze attraversate, ma qualcuno sì, come Badin a Coldirodi di Sanremo, che lo fece con Dantilio Bruno, il quale trascrisse quelle vicende dando loro uno spessore romanzesco, e, involontariamente, un procaccia delle poste di Ventimiglia.

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti

In tutti i paesi e in tutte le cittadine della zona intemelia i Monumenti ai Caduti attestano tuttora le cifre paurose degli stermini causati dalla Grande guerra, anche in quelli della parte di Val Roia diventata francese.

Adriano Maini

martedì 3 settembre 2024

Quell'uomo stava guardando una partita di calcio dei dilettanti





Alla svolta degli anni '60 guardava in tribuna, nel vecchio campo di Piazza d'Armi a Camporosso, una partita (di calcio, serie Dilettanti o giù di lì) in casa della Ventimigliese un signore ormai anziano, alto, robusto e dalla voce tonante, all'epoca forse ancora "procaccia" di Poste Italiane.
 
Gli si avvicinò un autista in livrea che gli disse che il suo titolare, assiso in autovettura, avrebbe desiderato parlargli: al che l'omone rispose che prima avrebbe guardato finire la gara.
 
Fu grande il suo stupore di ritrovare infine ad attenderlo pazientemente l'ufficiale, al quale aveva salvato la vita durante la Grande Guerra, ancor di più nel riscontrare che era ormai un famoso magnate italiano dell'industria. Il personaggio in questione intendeva ringraziare ancora l'antico subordinato.
 
E quell'avvistamento a distanza forse sarà stato possibile per via di quel vecchio muro basso, solo sormontato da un'alta rete per trattenere le pallonate... Anche se, invero, l'anonimo cronista della vicenda non ha tramandato se per caso il beneficato non avesse effettuato preventive ricerche da cui evincere dove potesse quel giorno rinvenire il suo vecchio angelo custode...

Adriano Maini

sabato 1 ottobre 2022

Tanti immigrati alla costruzione delle strade militari nell'estremo ponente ligure

Magauda, Frazione del comune di Camporosso (IM) affacciata sulla Val Roia: una zona circondata da ex strade militari

Come è ben noto, durante la Grande guerra a Ventimiglia vennero adibiti a ospedali militari l'Orfanotrofio San Secondo e l'Ospizio di Latte; a Bordighera vennero adattati a simile scopo il nuovo Casinò e diverse ville private, anzi, fu persino impiantato un nosocomio attendato; e così via. Del personale inglese (infermiere, ufficiali, soldati) passato in zona si conoscono alcune vicende di battaglia, ma poco risulta scritto dei fatti d'arme che coinvolsero uomini di questa zona del ponente ligure (da segnalare nel contesto il bel lavoro di Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019, ma, trattandosi di una rassegna di quasi tutti i combattenti della zona intemelia partiti all'epoca per il fronte, le relative informazioni per forza di cose, fatte salve alcune eccezioni, sono necessariamente molto sintetiche), per cui in proposito nel secolo più o meno appena trascorso sono girati alcuni racconti orali, all'apparenza scarni ed imprecisi, anche quelli compiuti da successivi immigrati.

Alla metà degli anni Trenta - ed ancora poco prima - alla costruzione delle strade militari, che sarebbero dovute servire da rete infrastrutturale alla cosiddetta (e presunta) linea Maginot fascista delle Alpi Marittime, parteciparono in prevalenza come operai e manovali tanti e tanti immigrati - non tutti provvisori - da altre parti d'Italia. Dovette occuparsene anche il poeta Salvatore Quasimodo, allora quadro del Genio Civile di Imperia.

Scoppiato il secondo conflitto mondiale, il regime pensò di prodursi in un altro gesto di propaganda dei suoi, facendo (obbligando a) rientrare tredicimila tra bambini e ragazzini, figli di connazionali trapiantati in Libia, da far vivere poi tra edifici di colonie estive, alberghi, costruzioni varie (in genere pertinenze della Gioventù Italiana del Littorio, la G.I.L.). Secondo il compianto presidente dell'ANPI di Bordighera, Vincenzo Ridi, che nel 2013 ne promosse la memoria, ben quattromila dimorarono a Bordighera. Diversi anche nella vicina Sanremo, ma è difficile trovare cifre precise in merito. In ogni caso, su questa drammatica vicenda, poiché si trattava di piccoli lontani dalle famiglie, dei quali molti perirono sul suolo nazionale e tanti altri non rividero più i loro cari, ha ben scritto da adulta una protagonista, Grazia Arnese Grimaldi, nel suo I tredicimila ragazzi italo-libici dimenticati dalla storia (Marco Sabatelli Editore, Savona, 2012).

In alcuni diari di nostalgici, in genere bersaglieri repubblichini, dai loro trascorsi di guerra nei pressi di questo confine con la Francia, emergono memorie goliardiche, ed anche sporadiche retoriche commemorazioni di camerati caduti, non solo non emergono mai parole di pietà per le loro vittime, ma neppure sporadiche attestazioni di solidarietà per le tribolazioni della popolazione civile in genere.


Esempi di documentazione statunitense, oggi in N.A.R.A. Fonte: Web

Non saranno tutti così i documenti pertinenti in materia, contenuti negli archivi statunitensi, i N.A.R.A., ma da quello che si rinviene desegretato dalla CIA in Rete, tra interrogatori in italiano condotti - si presume - per le Corti d'Assise Straordinarie (C.A.S.) del secondo dopoguerra, confluiti in atti di servizi segreti americani immediatamente antesignani della CIA, tutti afferenti in qualche modo la provincia di Imperia, non difettano, accanto alle certificazioni di efferatezze nazifasciste, aspetti secondari che sconfinano nel pettegolezzo: non solo la presenza ridondante di amanti donne, cui si è fatto già cenno altra volta, ma anche azioni da profittatori di guerra, coinvolgimento in trame di contrabbando e di borsa nera di alcuni commercianti di fiori, incombenze pressoché usuali di domestici, albergatori ed autisti (con viaggi a destra e a manca, soprattutto attraverso il confine con la Francia, sinché non divenne il fronte, con meta prevalente - guarda caso! - Montecarlo), quasi a dimostrazione del fatto che da accusati e testimoni non si intendesse ricavare molto di più.

Adriano Maini

lunedì 17 maggio 2021

Good Morning Babilonia


"[...] uno scrittore messicano, Federico Campbell, mi ha dato la risposta: ricordare è lo stesso che immaginare. Non sono capace di scrivere romanzi, ma c'è forse qualcosa di più fantastico della realtà?" così si è espresso Federico Scianna, valente fotografo e grande amico di Leonardo Sciascia, con Michele Smargiassi, che ha riportato la frase nel suo articolo Scianna. Scrivere, che bella visione, apparso su il venerdì di Repubblica, n° 1730, dello scorso 14 maggio.

Si tratta di un'espressione che spinge per l'ennesima volta ad attingere ai ricordi di racconti uditi in questo lembo di ponente ligure che va da Bordighera al confine con la Francia e comprensivo dell'entroterra: fatti non necessariamente accaduti da queste parti, ma in ogni caso rammentati da chi in questa terra era nato o era venuto ad abitare.

Piccole cose - ben inteso - ma anche inediti più o meno singolari.

Riemerge, in tale contesto, la spinta a proclamare - con alquanta spavalderia! - che la storia si compone di mosaici realizzati con tante minuscole tessere. A prescindere - logicamente - da attestazioni di ordine letterario o di afflato lirico.

Qualche esempio, allora, magari abborracciato.

La fuga di una coppia di giovani, poco più che adolescenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento, da un paesello arroccato in altura per coronare un contrastato sogno d'amore. L'idillio finito. Un paio di figli in collegio ad Alassio. La fuga di lui negli Stati Uniti. Il suo ritorno per partecipare alla Grande guerra. Un altro viaggio, definitivo, oltre oceano. Quali intermezzi, alti e bassi di carattere economico. Una nuova famiglia negli States. Fratellastri e loro discendenti che tempo dopo si conoscono. Un trama degna, anche se più leggera, di Good Morning Babilonia dei fratelli Taviani.

Gli eventi di un bersagliere, non più di leva, di un altro nostro piccolo borgo. Ad iniziare dall'obbligo che più di un secolo fa questi soldati avevano di svolgere, una volta conclusa la ferma, ulteriori periodici addestramenti. Fu così che ebbe occasione di conoscere o di vedere da vicino i protagonisti del famoso caso della contessa Tiepolo. Nel grande conflitto portò in salvo sulle spalle il compaesano gravemente ferito della vicina vallata, il quale serbò sempre grata memoria anche ai suoi discendenti. Ebbe a compiere qualcosa del genere anche con un suo ufficiale a cui, quando presente al soggiorno militare in Sanremo, in seguito con una figlia faceva spesso visita, recando modesti doni prodotti nella sua campagna: seppe, poi, che da generale fu uno degli eroi tra gli italiani che si opposero ai tedeschi in Corsica dopo l'8 settembre 1943.

Cugini che durante la Grande guerra si ritrovarono insieme - come attesta la fotografia qui pubblicata (si vedano le crocette da loro, o da qualche loro familiare, apposte a ricordo!) - nella stessa truppa specializzata e che riuscirono a tornare indenni in questa Riviera: uno dei due si spostò poi a ponente di qualche chilometro per emigrare in modo definitivo a Nizza. 

Sono ben tristi, a fare pochi esempi, altri aspetti del conflitto 1915-'18, quali le vicende di bambini sloveni trattenuti sulle linee del fronte dell'Isonzo al pari di donne ed anziani, feroce anticipo italiano delle persecuzioni e dei campi di concentramento, per non dire di sterminio, loro riservati vent'anni dopo, durante la seconda guerra mondiale. Bambini in allora obbligati a sentire le grida di agonia dei feriti italiani gravi, abbandonati tra i reticolati delle trincee. Anziani autoctoni considerati spie e trattati di conseguenza, salvati solo all'ultimo minuto dall'esecuzione. Stupri o tentativi di stupro a danno di ragazze di quei villaggi.

Adriano Maini