sabato 5 ottobre 2019

Non solo vendemmie, in Costa Azzurra

Uno scorcio di Val Roia francese
Senza essere mai stato un frontaliere, in certi periodi ho frequentato abbastanza il Nizzardo e la Costa Azzurra nella parte più vicina alla frontiera. Del resto, ho sempre abitato o a Ventimiglia (IM) o a Bordighera. E ho lavorato a lungo, sino al mio pensionamento, a Sanremo: un'attività che comportò per me anche specifici contatti oltre confine, da cui ho riportato vive memorie di relazioni umane, su cui tenterò di tornare con altri articoli. Del resto, già in precedenza non mi erano mancate aderenze in proposito.

A prescindere dalle escursioni in Francia compiute da bambino ed in giovane età con familiari, mi risultano significative le prime gite scolastiche, di cui sottolineo, quali esempi, alcune tappe. Alto sul mare Eze Village, di cui avevo già capito allora che era un villaggio ricostruito. La parte di Val Roia transalpina, nella quale scorsi la vecchia ferrovia Ventimiglia-Cuneo ancora in disarmo con i suoi arditi ponti crollati, con i binari interrotti, con una malconcia segnaletica d'anteguerra. Due o tre cose sulla Valle delle Meraviglie, invece, le scriverò in prosieguo.

Ho partecipato, più per ate in compagnia di amici dell'epoca che altro, a due vendemmie a Les Arcs, nel 1968 e nel 1969. Per l'esattezza a Les Arcs-sur-Argens, dipartimento del Var. 
Poco lontano dall'uscita di quello svincolo autostradale il mio illustre ospite nella tarda primavera del 1983 mi indicò il ristorante dove fermarci prima di ripartire per Marsiglia. Intuivo vagamente che per lui si trattava di una fermata in una sorta di rivisitazione di luoghi ben noti. Rammento di avere in quell'occasione degustato un prelibato prosciutto d'anatra. Lo scrivo come nota di costume. Rammento di più che anche a quella tavola (in quel momento forse aveva ragione lui!), come del resto per quel viaggio e per la nostra transitoria frequentazione, quel personaggio divagò sempre rispetto alle mie domande circa la sua attività politica clandestina in loco durante la guerra, descritte in un vecchio libro ormai introvabile se non in qualche biblioteca pubblica. Di recente Rodolfo, che per motivi professionali aveva avuto una ben forte consuetudine con quell'uomo, mi ha detto che quelle specifiche confidenze erano state negate pure a lui.

Torno brevemente a quelle due esperienze di vendemmia. Dal treno, ammirai l'incanto delle rocce rosse sul mare (come feci, del resto, quando andai a Parigi). In talune pause guidai, autorizzato, per divertimento il trattore solo usando la frizione: procurai giusto danni lievissimi alle vigne! Una domenica (nella banda c'erano una o due auto di ventimigliesi arrivati dopo e ripartiti prima) ci recammo tutti o quasi a Saint-Tropez. La strada in collina non finiva mai. Probabilmente si trattava dell'altura dei Mori (Les Maures). Quella - credo - che chiude l'orizzonte, nelle belle giornate, dall'Italia. 

Tanti, tanti anni dopo mi intestardii a capire dove sia di preciso quella che da lontano, cioè da qui in Riviera, sembra una gobba di dromedario. Nella vulgata popolare, del cammello. Secondo me Les Maures, per l'appunto. Mi capitò di andare a Frejus e rompere le scatole su quella ricerca per tutto il tragitto a chi mi stava dando quel passaggio. E di chiedere per un certo lasso inutilmente a regatanti nostrani. Fatta una volta di più quell'ipotesi guardando le cartine, me la vidi, infine, confermare da un velista rinsavito, ma non sono ancora del tutto sicuro di questo responso...