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giovedì 27 agosto 2026

Tram di Milano, ciclisti a Nizza ed un vecchio settimanale sportivo


Su Facebook vengono sovente pubblicate fotografie attuali di tram di Milano, in particolare di mezzi anche anzianotti, che, sottoposti ad attente manutenzioni, continuano a circolare in servizio: in effetti, hanno tutti un loro fascino. Del resto ancora oggi i bambini, soprattutto quelli in visita in quella metropoli, sono molto attratti dai tram, dai vecchi tram in particolare, con le loro panchine di legno allineate sotto i finestrini: un aspetto curiosamente ripreso talora in recente letteratura.
L'Azienda Trasporti (ATM) meneghina da decenni ha fatto costruire a Bordighera in Località Selvadolce una casa di soggiorno turistico o centro climatico per i suoi dipendenti, una casa vacanze, realizzata nel 1961, progettata dall'architetto Giancarlo De Carlo: uno studio destinato ad essere elogiato dagli specialisti di settore ed un aspetto forse non del tutto noto in provincia di Imperia.
I primi dirigenti di quella struttura furono poi sindacalisti lombardi sperimentati che diedero il loro contributo anche nel ponente ligure: ma questo discorso porta lontano.

Su "Nice vitrine du mond", sempre di Facebook, fra tante menzioni di storia anche antica e di illustri personaggi, è spuntato poco tempo fa un piccolo ritratto del ciclista Jean, soprannome Apo, Lazaridès (leva 1925), di famiglia greca immigrata: il fratello maggiore Lucien (leva 1922), anche lui corridore, era ancora nato in Attica. Una circostanza singolare è che dei due fratelli si era parlato su questo blog, sottolineando che il maggiore era stato brevemente compagno di classe di un futuro ferroviere di Ventimiglia, che, come tale, li aveva poi incontrati diverse volte, per cui divulgava volentieri le loro imprese agonistiche, in particolare che Jean-Apôtre Lazaridès aveva vinto il piccolo Tour de France del 1946, di sole cinque tappe, perché destinato solo a rimpiazzare la grande competizione non ancora ripristinata dopo la guerra: avessero rifatto per intero la gara già quell'anno Apo sarebbe stato il più giovane vincitore in maglia gialla, anche rispetto al grande campione di adesso Tadej Pogačar.
E in proposito di assi del ciclismo, ma del passato, viene da sottolineare che proprio a Nizza cominciò la sua carriera - ed a vincere - Alfredo Binda, che in Costa Azzurra dopo la Grande guerra si era trasferito per fare lo stuccatore.
In tale contesto si apprende pure che a Nizza ci furono quattro velodromi, l'ultimo chiuso nel 1956, ma i primi due per anzianità erano quasi a fare da contraltare a quello di Sanremo, di cui si conservano preziose immagini nel munito Archivio Moreschi.

Sul ciclismo negli anni Cinquanta le pubblicazioni erano alquanto diverse da quelle odierne. Prima di entrare in qualche particolare, è d'uopo rammentare che almeno per l'edizione 1957 del Tour de France, il primo vinto da Anquetil, il quotidiano sportivo L'Équipe, forse in Europa antesignano nell'uso di allegati, aveva stampato un dovizioso inserto corredato da svariate fotografie anche a colori, che documentava tutte le tappe di quella corsa: i nomi dei vincitori e delle sedi di giornata suonavano se non musicali, quasi esotici: Darrigade, Geminiani, Stablinski, Bauvin, Privat... Caen, Rouen, Cannes, Alès, Saint-Gaudens, Pau, Libourne ...
In Italia, invece, dal 1952 al 1966 venne edito il settimanale "Il Calcio e il Ciclismo Illustrato", su carta verdina ma stampato in bianco e nero. I riparatori di biciclette, numerosi all'epoca, appendevano sui muri e dove capitava nelle loro botteghe copie di quella rivista: si può rammentare il simpatico artigiano di Nervia di Ventimiglia, che utilizzava per la sua professione anche una baracca all'angolo di levante della strada provinciale di valle con la statale Aurelia, come persona che consentiva ai bambini del posto, anche se non sempre e sempre brontolando, di sfogliare quelle pagine allora molto attraenti.

Adriano Maini

lunedì 5 agosto 2024

Quella casa in pietra che non c'è più!







Sino a pochi anni si presentava in Bordighera, in Via Genova - una traversa di Via Pasteur - una casa in pietra che aveva una sua dignità. Voci di popolo dicono che il proprietario avrebbe voluta mantenerla nello stato vigente. Senonché l'amministrazione comunale - con gli adempimenti del caso (si suppone!) - procedette alla demolizione del vetusto edificio per realizzare un marciapiedi. Opera molto utile, quest'ultima. Si dà il caso, però, che esisteva già dietro lo spiazzo risultante dall'abbattimento un comodo passaggio pedonale. Forse si è pensato che quest'ultimo da un lato fosse meglio lasciarlo in uso agli abitanti del piccolo rione e che dall'altro risultasse impopolare costringere i passanti a compiere, ancorché indicata da acconcia segnaletica, un piccolo aggiramento dell'ostacolo che constasse di qualche decina di metri...

Adriano Maini 

venerdì 9 luglio 2021

Uno sciopero storico, un corteo di provincia, alcuni attenti fotografi, un poderoso archivio

 
Gli scatti qui pubblicati sono riferiti al corteo sindacale unitario per lo sciopero generale nazionale sulla casa - un evento centrale di quell'Autunno Caldo, ormai entrato nella Storia - un corteo che ebbe luogo in Ventimiglia (IM) mercoledì 19 novembre 1969.


Le fotografie in questione provengono dal munitissimo archivio di Alfredo Moreschi, ma una loro ulteriore specificità viene illustrata più avanti.


In effetti, Moreschi non ricordava più in quale occasione fossero state fatte. La spiegazione è stata fornita da Lorenzo Trucchi, all'epoca Segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia, in seguito Segretario Provinciale della CGIL, dal 1985 consigliere regionale della Liguria per due legislature. 
Lorenzo Trucchi non appare in nessuno degli scatti repertoriati, anche perché si trovava in quell'occasione sulla FIAT 500 - la sua! - che apriva il corteo.

 
Lorenzo Trucchi sarebbe poi stato uno dei tre oratori del comizio conclusivo della manifestazione presso il Mercato dei Fiori - oggi Mercato Annonario - di Ventimiglia.



Risulta opportuno ripensare anche alle piccole fabbriche, i cui operai erano in gran parte presenti in quella mattinata autunnale a Ventimiglia, piccole fabbriche della nostra zona, piccole fabbriche ormai scomparse!



Si dà il caso che in quel torno di tempo un gruppo - qui sopra se ne riportano i nomi - di amici fotografi - e forse l'unico professionista era Moreschi - si cimentavano nella realizzazione di una documentazione che viene proprio da definire neorealista.
Sembra opportuno, allora, pubblicare - a titolo di esempio - qualche altro scatto di quel sodalizio, non solo, come per i primi, quelli riguardanti il citato evento della città di confine.





Alla faccia di un minimo di considerazione ecologica!


Una vista sulla piazza di Apricale.


Una Ceriana ormai d'epoca.



Ancora Ceriana.


Dolceacqua.

Ma l'archivio di Alfredo Moreschi è sterminato, composto com'è dalle fotografie fatte da suo padre, dal loro collaboratore, da Alfredo stesso, da quelle acquisite - ad esempio molte del grande Ezio Benigni di Bordighera - e così via.

Adriano Maini