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domenica 30 marzo 2025

A cavallo del confine ligure con la Francia ottantasei anni fa

Ventimiglia (IM): la stazione ferroviaria

A lungo nel 1939 un uomo, nella bella stagione vestito con un abito di lino chiaro, sostava sull'ingresso dell'albergo dove alloggiava, posto davanti alla stazione ferroviaria di Ventimiglia.
La tradizione orale lo ha identificato con una delle persone che organizzavano a pagamento in quel periodo - ma costui con maggiore energia, perché per lo più con una piccola flottiglia di barche a motore appositamente allestita - viaggi clandestini verso la Francia di ebrei stranieri, cacciati dall'Italia dalle leggi "razziali" del regime fascista, il quale spesso tollerava tali fughe: questi fatti sono stati puntualmente rievocati da Paolo Veziano sia in "Ombre di confine: l'emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei fiori verso la Costa Azzurra. 1938-1940 (Alzani, 2001) che in "Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli Ebrei dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra. 1938-1940" (Fusta, 2014).

Nei primi mesi del 1939 Rachele Zitomirski, di famiglia ebrea russa, ricevette l'abilitazione ad esercitare la professione di farmacista, come il padre, che da tempo la farmacia l'aveva aperta in Vallecrosia.

Zitomirski padre, lo scienziato Serge Voronoff da Grimaldi e il commerciante Ettore Bassi da Ventimiglia centro, tutti ebrei, erano molto attivi, sostenendole anche con contributi in danaro, con le organizzazioni di soccorso ai profughi ebrei Delasem (Delegazione assistenza emigranti) ed il precedente Comasebit, poi sciolto d'autorità.

Francesco Biamonti, ancora bambino, se non li vide, in quell'anno, sentì parlare di ebrei fuggiaschi in transito dalla zona intemelia, ma ne fece con i fratelli esperienza diretta in collina sopra San Biagio della Cima, il loro paese, negli anni ancora più tremendi della seconda guerra mondiale: avrebbe poi scolpito nei suoi romanzi quelle tragiche vicende con parole memorabili.

Nel 1939 continuavano a passare la frontiera di Ventimiglia con la Francia, in una direzione e nell'altra, anche esuli politici o loro familiari, seppure in numero ridotto rispetto agli anni precedenti. Non sempre in regola con i documenti, anche tra di loro furono numerosi i fermi e gli arresti. A prescindere - va da sé - dai clandestini per necessità.

Viene festeggiata l'elezione a deputato di Virgile Barel: Victoire du Front Populaire: défilé du Parti Communiste, section Nice-Saint-Roch. Laugier Charles. Reporter-Photographe, 8 avenue Félix-Faure, Nice (1936). Archives Nice Côte d’Azur, 3 Fi 9

L'8 ottobre 1939 veniva arrestato a Nizza nella sua abitazione di Piazza Saluzzo, in conseguenza - con lo scoppio della seconda guerra mondiale - della messa fuori legge del suo partito, il deputato comunista Virgile Barel, già impegnato nell'assistenza ai fuggiaschi ebrei riusciti ad arrivare nel dipartimento con la sezione locale del Comitato denominato in acronimo CAR (sulla cui ampiezza in territorio nazionale si potrebbe leggere, in francese, di Vicki Caron "Les politiques de la frustration: le renouveau de l’effort juif de secours. 1936-1940)": si ha contezza di questo per uno dei paradossi della storia, in base al quale una lettera di questo sodalizio datata 5 dicembre 1939, pubblicata dal citato "Ombre di confine" di Paolo Veziano, annoverava ancora Barel nel Comitato d'Onore allorquando era già incarcerato. Si può annotare brevemente a margine che Barel fu maestro elementare - che seguiva una pedagogia innovativa e progressista - del futuro comandante partigiano imperiese Giuseppe Vittorio Guglielmo (Vittò), che non ne dimenticò mai gli insegnamenti morali; che fu alla fine degli anni Venti diffusore de "La Riscossa", periodico in lingua italiana, che i nostri emigrati comunisti non distribuivano più per non incappare, loro stranieri, nei controlli di polizia; che il figlio Max Barel, cui è intestata una piazza a Nizza, quella d'arrivo dalla Moyenne Corniche, cadde da partigiano nel centro della Francia; che Barel tornò nel dopoguerra alcune volte all'Assemblea Nazionale, tanto da esserne definito il decano; che Barel già nel 1971 chiedeva nel massimo consesso l'attivazione per l'estradizione del criminale nazista Klaus Barbie.

Nel 1939 cospiravano contro il regime fascista a Bordighera Guido Seborga, che era in contatto con altri antifascisti a Torino, Renato Brunati, destinato ad essere fucilato nella strage del Turchino a maggio 1944, Lina Meiffret, che riuscì a tornare viva dalla deportazione in Germania e Giuseppe Porcheddu, che nella città delle palme era appena arrivato forse per essere più vicino al fratello avvocato. Altri antifascisti della cittadina non si erano ancora messi in contatto con i primi.

Nel 1939 vennero raggiunti dai genitori, sempre a Bordighera, i fratelli Asiani, torchiati, finita la guerra, da agenti del servizio segreto statunitense, probabilmente per essere indotti a diventare spie al loro seguito, non tanto per malefatte compiute, come in altri casi,  ma per la comprovata conoscenza del territorio a cavallo del confine ligure con la Francia.

Secondo il figlio, che oggi ricerca informazioni e documenti in merito, il padre, Nathan Schmierer, nato a Schaje Podowzyka il 13 ottobre 1907, si trovava già a Sanremo nel 1939. Il mentovato e la moglie Anny Riendl risultavano ebrei stranieri il 24 aprile 1940 per il Ministero degli Interni come da comunicazione che mandava alla Prefettura di Imperia: sussistono ancora sue tracce di internamento a Padova per l'arco aprile-agosto 1943.

A dicembre 1939 Dora Kellner, partita da Sanremo, incontrava in una stazione ferroviaria di Parigi l'ex marito Walter Benjamin. I due grandi intellettuali ebrei - lei, ingiustamente, molto meno nota - non si rividero più; loro figlio Stefan era già in salvo a Londra; la pensione nella città dei fiori, Villa Verde, da cui erano passati tanti loro parenti, amici e conoscenti, ormai gestita - data la normativa antiebraica - in modo surrettizio dalla donna, che se ne era occupata in quei tristi momenti di persecuzioni per meri motivi di sostentamento economico, era ormai in procinto di subire un fallimento, dopo il quale anche Dora passò oltre Manica abbandonando per sempre la Riviera, a differenza del figlio che visitò la vecchia casa nel 1958, venendo nell'occasione fotografato da Alfredo Moreschi.

Adriano Maini

venerdì 21 agosto 2020

Ancora Garibaldini di Spagna

Scrivevo  a questo link qualcosa sui Garibaldini di Spagna  e l'amico Alfredo Moreschi  subito mi inviava delle fotografie, attinte dal suo poderoso archivio, immagini che si commentano da sole.
Alfredo Moreschi aveva effettuato in merito una ricerca per un libro di memorie di un suo conoscente.

Ma anche miei corrispondenti e miei altri amici avevano notato e commentato quel mio articolo.

In particolare ci furono parole molte commosse di una cara persona, soprattutto su Cesare Menarini, che forse dalle nostre parti ha fatto in tempo ad essere più conosciuto di Giuseppe Mosca. In ogni caso, di questi due generosi uomini, Menarini e Mosca, in genere avevamo saputo solo in termini generici della loro partecipazione alla guerra per la difesa della Spagna Repubblicana ed Antifascista.

E l'argomento della difesa della Repubblica Spagnola mi è stato di recente sollevato da chi, pur conoscendo meglio di me, in quanto vi è anche iscritto, l'AICVAS, l'Associazione Italiani Volontari Combattenti Antifascisti di Spagna, leggendo quel mio modesto contributo di qualche mese fa, ha potuto osservare ed apprezzare le figure di Menarini e Mosca.

Senonchè, questo nuovo intervento mi ha fatto, per associazione di idee, riandare con la memoria, come specifico dopo, al professore Raffaello Monti, dato che il mio nuovo interlocutore aveva avuto frequentazioni di famiglia con Monti.

Io del professore Monti avevo tracciato un breve profilo con questo mio post, al quale mi viene spontaneo rimandare.
Ad usare un eufemismo, aggiungo che mi lascia perplesso il fatto che della presenza almeno politica di Raffaello Monti alla guerra di Spagna abbia parlato con forza solo Nino De Andreis in una sua lettera a "l'Unità", scritta dopo la morte del professore, una missiva per fortuna pubblicata, di modo che si può attestare che già all'epoca si denunciavano (da parte di De Andreis) sin troppe aporie intorno agli impegni pacifisti, antifascisti e progressisti di Monti.

Almeno David Ross (figlio di Michael Ross, nipote di Giuseppe Porcheddu), come da email del 22 agosto 2020, una memoria, foriera di inserimento in una prossima pubblicazione in Gran Bretagna, a Monti la dedica: " Le idee antifasciste di Beppe [Porcheddu] vennero ben presto note in Torino per cui decise di agire prima di incorrere in inevitabili conseguenze. Decise di raggiungerre un suo caro amico italiano, il Professore Raffaello Monti, anch'egli antifascista, il quale si era temporaneamente trasferito a Tolosa per sfuggire all'atmosfera ormai tossica che aleggiava in Italia. Nel 1936 Beppe e tutta la sua famiglia andarono a Tolosa per vivere con Monti e la famiglia di questi". 
 
Adriano Maini

giovedì 25 luglio 2019

Un ciclista di Perinaldo in Germania alla fine degli anni ‘30


Perinaldo (IM)

Alberto di Vallebona racconta di come aveva conosciuto Emilio Croesi, storico sindaco di Perinaldo, alla cui figura qui è già stato dedicato questo post. 
Circa cinquant'anni fa Alberto era salito a quel borgo per una partita amatoriale di pallone elastico (o palla pugno o "balun"), disciplina a quel tempo dalle parti dell'estremo ponente ligure molto più praticata e molto più seguita dal pubblico di quanto succeda adesso. Sembra che la squadra di Alberto avesse nell'occasione sconfitto quella del posto. Finita la competizione, Croesi, pur essendo molto tifoso dei suoi compaesani, aveva cercato e fatto cercare a lungo Alberto per complimentarsi con lui per come aveva giocato bene. E fargli assaggiare il suo ottimo vino Rossese. Non ci fu nessuna degustazione quella volta per Alberto, una volta scovato, perché aveva già troppo indugiato in alcune cantine di suoi conoscenti, ma iniziò un suo rapporto con Croesi, che ebbe un discreto seguito. 
Alberto ne ricava diversi aneddoti, da cui si può trarre a titolo indicativo anche un solo semplice ricordo, relativo alla sua carriera di corridore ciclista professionista di Croesi, mentre in diversi si era pensato che Emilio fosse stato solo un corridore dilettante. Nella narrazione di Croesi - come riferita da Alberto - sembra proprio di vederlo quel viale alberato in Germania dove si concludeva una certa gara. Forse si trattava - notizia rilevata da una ricerca sul Web - della 9^ tappa del Giro di Germania del 1938, allorquando Emilio si piazzò al terzo posto. Per combinazione quell'anno aveva gareggiato sia per la francese Urago-Wolber che per la tedesca Wanderer. Sempre che le informazioni siano giuste, perché sembra di scorgere qualche contraddizione. Come nel caso del piazzamento al 58° posto di Croesi nella Milano-Sanremo del 1937, anno in cui pare essere stato in gara per una terza squadra addirittura. Si aggiunga, a titolo di cronaca, un terzo posto di Croesi al Grand Prix d'Antibes del 1938. Mentre in una lista di circa 80 ciclisti italiani non accasati per il 1939 Emilio Croesi risulta in compagnia anche di un certo... Fausto Coppi.
L'amico Gianfranco Raimondo scriveva qualche anno fa su di una pagina Facebook l'avventura quasi picaresca di un pittoresco personaggio di Ventimiglia, Armando Lissa, che si era recato in bicicletta nel capoluogo lombardo insieme ad un certo Croesi di Pigna per partecipare il giorno dopo, da indipendenti, alla Milano-Sanremo: i due dormirono in stazione ferroviaria, "disturbati" inoltre dalla polizia, e gareggiarono, ma, sia per la fatica pregressa che per le loro deboli doti, arrivarono buoni ultimi fuori tempo massimo. Nei commenti che seguirono alle righe dedicate da Gianfranco all'episodio, ne venne fuori uno che attribuiva in modo perentorio quell'esperienza ad Emilio Croesi, così che Gianfranco fu costretto a prenderne atto. Subito Alberto riferiva che in effetti un Croesi ciclista di Pigna c'era pur stato. Altri interlocutori, sempre in quel periodo, aggiunsero, proprio per non sminuire il rilievo del nostro Croesi, che Emilio aveva addirittura preso parte - da indipendente! - ad un Tour de France. Gianfranco, debitamente informato, riprecisò il suo tiro, escludendo, dunque, per Emilio Croesi una strampalata presenza alla Milano-Sanremo, ma attribuendogli una partecipazione ad una qualche edizione del Tour de France, della quale, invero, non si scorge sul web traccia alcuna.

Si può affermare in ogni caso che anche nel ciclismo Emilio Croesi è stato davvero una piccola gloria locale!

Adriano Maini