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giovedì 18 giugno 2026

Alcuni radioamatori, un vecchio collegio e...


Conversare e scambiare messaggi con Gianni comporta un ritmo accentuato di cambiamento di temi, per cui farne solo qualche esempio comporterà un'accentuazione di esposizione a casaccio.
C'è da dire, intanto, che Gianni, affascinato dai racconti di carattere locale di Gianfranco Raimondo, lo vuole a tutti i costi conoscere di persona, il che forse lo si sta riuscendo ad organizzare.
Emergendo in un recente comune incontro con Giampiero la pregressa passione da radioamatore di quest'ultimo, si era arrivati a parlare del passato da radiotelegrafista del padre di Gianni, incombenza militare del tempo di guerra che fece mettere radici al genitore in quel di Ventimiglia.
Da un lato sono tornate in mente le esperienze da radioamatore di un ferroviere di Nervia di Ventimiglia, osservate già negli anni Cinquanta, e le altre, non così vecchie, di Arturo Viale, che ne ha scritto in almeno un suo libriccino. 
Da un altro versante, invece, riferendo questi specifici ad altra persona, ne é derivata l'inopinata comparsa di una fotografia di soldati di una Compagnia Marconisti, presente a Palermo a febbraio 1943, fotografia in cui appare un militare di leva di Bordighera.
 




Gianni e Giampiero - chi per tutto il ciclo, chi per minore tempo - negli anni Cinquanta avevano frequentato le elementari di Nervia, nell'edificio davanti al quale tuttora campeggiano due alberi di Acacia visco. Gianni ad un certo punto ritrovò in classe anche il fratello minore, un "reduce" della primina di Ventimiglia Alta.
Un aspetto curioso è che tutti e tre questi bambini per adempiere l'obbligo scolastico fossero ospiti del collegio - già una volta qui menzionato - situato al primo piano della palazzina delle scuole primarie.
Ancora più singolari sono alcuni ricordi di Gianni e di Giampiero, come quello relativo al fatto che più o meno due volte all’anno le suore del collegio organizzavano ad uso interno spettacoli teatrali recitati dai pensionanti più grandicelli. Anzi, anche da bambine, perché c’era un’ala appositamente riservato a loro.  
Impressiona, in effetti, che all'epoca fosse un uso abbastanza diffuso, anche nella zona, nonostante le condizioni materiali per lo più non eccelse, mandare figli in collegio. Accadeva in genere quando entrambi i genitori operavano nel lavoro autonomo, una situazione che non consentiva molto tempo da dedicare ai figli. In quel collegio, poi, erano ospiti anche bambini di varie località del Piemonte (a titolo indicativo qui si vuole rammentare Casale Monferrato) per i quali per motivi di salute erano necessari cambiamenti d’aria: sopperivano alle spese del caso le forme organizzate di mutualità sociale (più o meno le stesse che intervenivano per le tante colonie di vacanze estive) esistenti in quel periodo.
 


Gianni ha, poi, forti reminiscenze della zona Ville e della Frazione San Lorenzo di Ventimiglia - e su questo ha altre affinità con Arturo Viale - perché là, dove la famiglia aveva campagne, ha abitato a lungo prima di trasferirsi a Mentone.

Adriano Maini

giovedì 22 agosto 2019

Rosamunda, ma non solo


Michele racconta che, quando frequentava le scuole elementari (seconda metà degli anni Cinquanta) a Nervia di Ventimiglia ogni tanto, soprattutto dopo la mensa, saliva al primo piano a recare scompiglio nel collegio, in particolare buttando all'aria letti appena fatti, con disperazione delle suore dai larghi cappelli. In effetti, il particolare dei copricapi l'ha rimarcato anche Franco, che un anno in quell'istituto l'aveva pur trascorso. 

Ci sono tante altre cose da scrivere su quel collegio, ma è meglio rimandare in attesa di acquisire altre informazioni, tali da completare al meglio il quadro.

Una strana sorte, poi, quella della palazzina in questione nell'arco di poco più di un secolo: da collegio femminile a clinica, a scuola pubblica con soprastante già mentovato collegio privato, ad ospedale, a semplice presidio sanitario.

Sì, perché le stesse scuole elementari con l’anno scolastico 1961-1962 (o forse quello dopo) erano già state trasferite in Via Nervia nel nuovo edificio non molto lontano, dove erano ubicate anche le medie inferiori. 



Bruno parla invece circa Nervia di locali al pianterreno di una casa all'angolo di levante all'inizio della strada provinciale di vallata, quella che porta sino a Pigna ed oltre. A quei tempi, quelli già indicati, era ancora un appartamento privato. Vi si riunivano quattro amici a fare musica. D'estate di sicuro. A fineste e porte aperte si sentiva tutto quel liscio. Lo ascoltavano in tanti. Un po' dopo si apprese che uno di quei musicanti, addetto alla fisarmonica, veniva soprannominato, dal titolo di una nota, vecchia canzone, Rosamunda. Era ironia o invidia? Bruno aggiunge che, in effetti, la famiglia di quegli inquilini era di persone impegnate in orchestrine. Qualcuno ancora attivo in quel campo, se non ora, certo di recente. Per combinazione in televisione un documentario sulla seconda guerra mondiale fa proprio ascoltare Rosamunda messa come accompagnamento alle immagini che sottolineano momenti della tenacia di resistenza e della voglia di vivere degli inglesi nel periodo dei più duri bombardamenti aerei tedeschi.


Soffermandosi ancora sugli ultimi anni Cinquanta, si può aggiungere che al mare i bambini - fatte salve rare eccezioni - andavano ancora accompagnati dai grandi, più spesso in sponda sinistra del torrente Nervia, dunque, in territorio di Camporosso. In merito le cronache storie più singolari sono forse quelle posteriori, ancora da scrivere. 
 

Nervia allora vedeva anche il passaggio - per la partecipazione all'evento - dei carri della Battaglia di Fiori di Ventimiglia, costruiti a Camporosso, Vallecrosia e Bordighera.

Quella Nervia fa, invero, tornare in mente tanti aneddoti, su cui in seguito approfondire: anche là in quel periodo si sono visti, come si suol dire, tanti cambiamenti di costume e di civiltà materiale, ma il fatto che sia da sempre un crocevia per la Val Nervia ha reso singolare il numero e la qualità di tante piccole storie ancora da raccontare.
 
Adriano Maini