Sino a qualche anno fa più o meno in questi giorni apriva a Sanremo il MOAC, rassegna dell'artigianato, ma a tutti gli effetti un variopinto mercato, forse come tale già autorizzato dai primi atti amministrativi in proposito.
Annunciato sin quasi alle ultime edizioni da intriganti manifesti e locandine presenti in tutta la provincia, l'evento attirava moltitudini di visitatori-clienti, comprese tante persone con la puzza sotto il naso.
Per decenni ospitato nel vecchio Palafiori di Corso Garibaldi, poi nella struttura analoga di Valle Armea, il MOAC si caratterizzava altresì in ogni sede per il tremendo caldo canicolare che faceva soffrire ai partecipanti: un fenomeno forse più patito dagli espositori meno scafati che dai potenziali acquirenti.
Sarebbe noioso affrontare il tema delle autorizzazioni e delle competenze comunali in materia - del resto materia astrusa - ma sarà sufficiente rimarcare che per un periodo molto lungo il MOAC fu organizzato da una ditta, il cui titolare, il signor Covatta, sapeva in effetti attirare artigiani e commercianti singolari da tutta Italia, realizzare iniziative di spettacolo di contorno (si potrebbe qui celiare, se non difetta la memoria, ancora una volta di concorsi di bellezza) e a anticipare a selezionati invitati, tra i quali non mancavano i politici di turno, i contenuti della fiera con speciali appuntamenti, di solito cene all'aperto, in un caso un ricco buffet su una motonave, di solito adibita alla ricerca della vista per i passeggeri dei mammiferi marini, sul tragitto Sanremo-Montecarlo e ritorno.
I personaggi appena citati tornavano quasi tutti per le successive inaugurazioni, le quali, però, attiravano in particolare vere folle di semplici curiosi, a creare anche tanta allegra confusione: non tutti seguivano la processione ufficiale che si snodava tra gli stand, molti dei quali non ancora pronti del tutto, con disappunto del patron, ma in ogni caso la scena era sul serio da vedere. Non sempre il sindaco di turno era presente al taglio del nastro, delegando per lo più alla bisogna l'assessore competente. La stessa cosa capitava per il Vescovo di Ventimiglia, ma se ne può ricordare uno che a metà anni Novanta indugiava tanto tra i banchi, dispensando sorrisi a destra e a sinistra e rallentando una sfilata che alcuni partecipanti non vedevano l'ora che finisse.
A cura di un'associazione di categoria si fecero al MOAC anche i primi esperimenti circa il web, inizialmente con simulazioni da computer, ma presto con vere connessioni, indotte da una nuova ditta non lontana da Corso Garibaldi.
Si fecero logicamente tante fotografie al MOAC, amatoriali e professionali. Una via di mezzo erano quelle di Alfredo Moreschi, consegnate agli archivi della sua associazione, tuttora non presenti sul sito dal nome di questa famiglia di illustri e capaci artigiani. Senonché, proprio alla chiusura dell'edizione 2019 del MOAC - l'ultima - ci fu un grande tributo all'attività di Alfredo Moreschi.
Adriano Maini
Annunciato sin quasi alle ultime edizioni da intriganti manifesti e locandine presenti in tutta la provincia, l'evento attirava moltitudini di visitatori-clienti, comprese tante persone con la puzza sotto il naso.
Per decenni ospitato nel vecchio Palafiori di Corso Garibaldi, poi nella struttura analoga di Valle Armea, il MOAC si caratterizzava altresì in ogni sede per il tremendo caldo canicolare che faceva soffrire ai partecipanti: un fenomeno forse più patito dagli espositori meno scafati che dai potenziali acquirenti.
Sarebbe noioso affrontare il tema delle autorizzazioni e delle competenze comunali in materia - del resto materia astrusa - ma sarà sufficiente rimarcare che per un periodo molto lungo il MOAC fu organizzato da una ditta, il cui titolare, il signor Covatta, sapeva in effetti attirare artigiani e commercianti singolari da tutta Italia, realizzare iniziative di spettacolo di contorno (si potrebbe qui celiare, se non difetta la memoria, ancora una volta di concorsi di bellezza) e a anticipare a selezionati invitati, tra i quali non mancavano i politici di turno, i contenuti della fiera con speciali appuntamenti, di solito cene all'aperto, in un caso un ricco buffet su una motonave, di solito adibita alla ricerca della vista per i passeggeri dei mammiferi marini, sul tragitto Sanremo-Montecarlo e ritorno.
I personaggi appena citati tornavano quasi tutti per le successive inaugurazioni, le quali, però, attiravano in particolare vere folle di semplici curiosi, a creare anche tanta allegra confusione: non tutti seguivano la processione ufficiale che si snodava tra gli stand, molti dei quali non ancora pronti del tutto, con disappunto del patron, ma in ogni caso la scena era sul serio da vedere. Non sempre il sindaco di turno era presente al taglio del nastro, delegando per lo più alla bisogna l'assessore competente. La stessa cosa capitava per il Vescovo di Ventimiglia, ma se ne può ricordare uno che a metà anni Novanta indugiava tanto tra i banchi, dispensando sorrisi a destra e a sinistra e rallentando una sfilata che alcuni partecipanti non vedevano l'ora che finisse.
A cura di un'associazione di categoria si fecero al MOAC anche i primi esperimenti circa il web, inizialmente con simulazioni da computer, ma presto con vere connessioni, indotte da una nuova ditta non lontana da Corso Garibaldi.
Si fecero logicamente tante fotografie al MOAC, amatoriali e professionali. Una via di mezzo erano quelle di Alfredo Moreschi, consegnate agli archivi della sua associazione, tuttora non presenti sul sito dal nome di questa famiglia di illustri e capaci artigiani. Senonché, proprio alla chiusura dell'edizione 2019 del MOAC - l'ultima - ci fu un grande tributo all'attività di Alfredo Moreschi.
Adriano Maini