giovedì 25 luglio 2024

Costa Azzurra e ... dintorni: memorie minime e nient'affatto serie



L'irresistibile impulso a ripetersi. Sulla Costa Azzurra. Riprendere cose già scritte e trascurarne altre, inedite. Fermarsi molto indietro nel tempo. Con qualche domanda retorica iniziale. Partire dai soliti platani? Dai profumi di Grasse? Che qualcuno deve avere odorato in loco quando aveva cinque anni? A dire il vero, non facili da ricordare: susssitono di più nella memoria, anzi, quasi nel naso, le fragranze delle vecchie distillerie di Bordighera e del Prino di Imperia. Il cioccolato, allora. Quello nero, fondente, ottimo, dalla marca che non si va a declinare, anche se non c’é più. Si trovava solo nei negozi di là dalla frontiera. Fantastico per fare le castagnole, il dolce tipico di Ventimiglia. Almeno, lo usava una signora di Nervia e castagnole così buone nessuno ne ha più mangiate. Neanche adesso che la leccornia ha il marchio di origine comunale. Vatti a fidare dell’ufficialità! Certo che, a quei tempi, che tre tavolette o giù di lì facessero già contrabbando! Come le banane. Pure quelle piccole, del Senegal: mai più viste! Gite scolastiche e non. La Valle Roja nella parte francese. Fuori mano? Va bene, ma ditelo ai francesi, che te la segnalano già da Cannes. La vecchia ferrovia Ventimiglia-Cuneo ancora in disarmo: ponti crollati, binari interrotti, malconcia segnaletica d’anteguerra. La Valle delle Meraviglie per salire a Monte Bego. Il primo laghetto. Pic-nic. Filmino, se c’é ancora. Non pervenuto se riversato in dvd. E, dall’altra parte, verso il mare, l’Acquario di Monaco, quello che sembra di toccare con mano in una giornata con buona luce naturale dai piani alti dei condomini del centro urbano di Ventimiglia. E Monaco é Costa Azzurra? Sì, pare si dica di sì. Il Trofeo d’Augusto a La Turbie. Eze Village, il nido d’aquila de la Côte: giusto, ma che era tutto ricostruito lo capivano già allora, a metà anni Sessanta, i ragazzini, sempre in escursione didattica integrativa in torpedone. A Nizza, ancora, il monumento a Garibaldi. In quella piazza soprattutto la farinata. Socca, come la chiamano sul posto. Sospel. Bella cittadina! Se si accantona per un momento la memoria della feroce strage nazista. Sospel bella come la sottostante parte alta della Val Bevera. Il Festival del Cinema a Cannes, l’anno della contestazione generale. Città vuota, cartelloni sì. A qualcuno può sovvenire quello di “Grazie, zia”? Lisa Gastoni callipigia nature? Subito dopo, due vendemmie a Les Arcs-sur-Argens, dipartimento del Var (nella foto quella del 1969). Ma altri adolescenti e giovanotti dell'estremo ponente ligure a tagliare o a portare in apposite ceste da spalla grappoli anche più vicino alla frontiera, tipo Frejus. Tutto questo al netto di considerazioni storiche sulle tante trasferte stagionali di tanti abitanti imperiesi per tanti lavori agricoli, non solo quelli della raccolta dell'uva. Dal treno, l’incanto delle rocce rosse sul mare. Sul primo sito anche chi si poteva divertire a guidare, debitamente autorizzato, anzi, invogliato, il trattore solo usando la frizione: danni lievissimi alle vigne! Una domenica (nella banda c’erano una o due auto di ventimigliesi arrivati dopo e ripartiti prima) tutti o quasi a Saint-Tropez. La strada in collina non finiva mai. Saltare qualche intermezzo. Ancora due gite in pullman. Vence o Saint Paul de Vence? Sono vicine. Museo d’arte moderna. Tabula rasa per quanto attiene il ricordo di quanto si possa aver visto. Però, Grasse, sì. Ma per cosa? Nipotini che, accompagnati dai genitori, vanno a salutare a settembre 1955 lo zio materno che giocava quell'anno nella squadra dilettanti del luogo, ma che forse sbarcava il lunario come cameriere giù a Cannes, occupazione temporanea procurata di tutta evidenza dai dirigenti di quella compagine. Per un altra corriera di gitanti che arrivava lassù, passando sotto gli allora immancabili platini a settembre 1970. Con fermata prima o dopo a Nizza. Perché quel mercato dei fiori di “Caccia al ladro” (magistrale pellicola di Alfred Hitchcock) c’era ancora. Dove Cary Grant finisce tra le ceste. Ed assaporare “54” dei Wu Ming che ricostruiscono quel parziale backstage. E tanto altro ancora...

Adriano Maini