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| Ventimiglia (IM): uno scorcio della stazione ferroviaria |
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| Ventimiglia (IM): l'incrocio a Nervia della Via Aurelia con la provinciale per Camporosso ed oltre |
Quell'ormai maturo ferroviere, in quel primo quarto degli anni Sessanta, nel suo recarsi e tornare in bicicletta dal lavoro dalla stazione di Ventimiglia, essendo di Camporosso, non poteva non passare davanti, appena imboccato il rettilineo dell'ultima strada che aveva da percorrere, la
provinciale di Val Nervia, all'abitazione di un suo collega appena un po' più giovane. Questi, a quel tempo, usava ancora per prendere servizio analogo mezzo meccanico, anzi, similare, del vecchio tipo in dotazione ai bersaglieri.
Il fatto curioso era che molte persone, soprattutto quando pedalavano sulle due ruote, scambiavano spesso una delle due citate persone con l'altra, tanto era grande la loro somiglianza fisica.
Va da sé che in diverse occasioni il primo personaggio si fermava davanti al cortiletto del secondo, sia per un cordiale saluto, sia per comunicazioni del loro
Deposito Viaggiante, sempre da concludere con un'allegra bicchierata all'interno dell'appartamento.
Ad entrambi questi uomini poteva talora capitare di salutare all'incrocio della svolta della Via Aurelia l'edicolante-idraulico che arrivava in austero, ma meno imponente, velocipede da Camporosso, bensì dall'altro lato del torrente.
In quel periodo - ed ancora per un po' - alla signora Clementina dei
Gallinai di Bordighera, la quale, quando si trasferì, lo fece appena al di là dell'adiacente rio Borghetto, poteva occorrere di lasciare per qualche giorno la sua bicicletta da donna, ma di aspetto severo, in un apposito ricovero del piccolo spiazzo di Nervia, di cui si è appena detto: ingannava l'attesa della corriera che l'avrebbe portata in vallata in un paesino, di cui si è perso il nome, in amabile conversazione con i suoi custodi, specie con la donna, una casalinga, quindi sempre presente, la cui madre era vicina di rione della donna in trasferta.
Certamente anche in quei Gallinai erano in circolazione altre biciclette, ma, mentre un molto professionale imbianchino, ne sfoggiava spavaldo, quando non inforcava un superbo scooter ancora oggi molto noto, una veramente da corsa, spiccava nell'andare e venire su di un'altra, dall'aspetto serio d'anteguerra, un'imponente e severa matrona vicentina.
Tornando al cortiletto di Nervia, separato dall'arteria di valle solo da un basso muretto e da un semplice cancelletto, occorre aggiungere che altre donne in bicicletta gradivano soffermarsi là per affabili chiaccherate con la padrona di casa, una simpatica abitudine protratta nel tempo.
Il marito, invece, di lì a poco sarebbe ricorso ad un ciclomotore, sia per andare a lavorare che per continuare ad accompagnare diversi adolescenti della zona in
escursioni sulle due ruote anche più in su di Camporosso.
Adriano Maini