Capita che a pubblicare fotografie sui social - ma anche su questo blog - si possa incappare in qualche inconveniente, tipo non saper rispondere - e neppure sapere indicare altre fonti sicure - a domande di ordine storico avanzate da lettori rispetto ai soggetti inquadrati. E così forse è meglio non corredare questo breve scritto con scatti di sorta, se non con uno qualsiasi, scelto a caso.
Talora è andata meglio se lo spunto era venuto da notizie magari celate tra le righe, ma basate su documenti certi.
Tuttora in casuali conversazioni alcune persone parlano ancora del Bar Irene di Ventimiglia, magari in qualità di ex giovani avventori un po' vitelloni, ma che ammiravano i clienti più "impegnati". Eppure, a pensarci bene, il ragazzo, che a Ventimiglia fu antesignano con i primi dischi di Fabrizio De André, non frequentava quell'esercizio pubblico, ma, non disdegnando attività profane, il suo ritrovo preferito era quello di Via Regina.
Gianfranco Raimondo, quando nei suoi racconti indugia sui suoi trascorsi teatrali, sottolinea che le prove fatte a Nervia a metà anni Cinquanta, alle quali partecipavano anche il giovane pulitore dei treni, già qui visto come tifoso del Milan, ed un futuro assessore democristiano della città di confine, rimasero sempre tali, senza mai incontrare il brivido assicurato da un pubblico; quasi per contrappasso - e si pensa, per reconditi indizi, per breve tempo - nei veri spettacoli andati in scena poco dopo nella zona di Ventimiglia recitava anche un giovane funzionario comunista, divenuto in seguito segretario provinciale del Pci a Padova e senatore del medesimo partito, Antonio Papalia, uomo sempre largamente stimato a Ventimiglia, ma anche più volte presente in specifiche trascrizioni di Arturo Viale.
Sempre Gianfranco Raimondo aiuta a ricordare che il lungo va e vieni di tanti pedoni nella vecchia Nervia di Ventimiglia non era legato solo alle velleità balneari, bensì anche - quanto meno in precedenza, sempre in quella metà degli anni Cinquanta - alla prosaica esigenza di recarsi in un bar che offriva da quelle parti la televisione in prima assoluta. Gianfranco riporta anche che a mezzo di quel circuito c'era anche una stalla, presso la quale diverse persone si recavano direttamente, senza aspettare il fornitore a casa, per procurarsi il latte fresco, l'unico concesso - e forse oltre la provincia di Imperia - perché quello pastorizzato o non era ancora in vendita o non era conosciuto.
Viene poi il dubbio che in proposito di Nizza e di Costa Azzurra su queste colonne si siano tralasciati un po' troppi punti, probabilmente da coprire una volta di più con le memorie di Gianfranco e di Arturo Viale.
Talora è andata meglio se lo spunto era venuto da notizie magari celate tra le righe, ma basate su documenti certi.
Tuttora in casuali conversazioni alcune persone parlano ancora del Bar Irene di Ventimiglia, magari in qualità di ex giovani avventori un po' vitelloni, ma che ammiravano i clienti più "impegnati". Eppure, a pensarci bene, il ragazzo, che a Ventimiglia fu antesignano con i primi dischi di Fabrizio De André, non frequentava quell'esercizio pubblico, ma, non disdegnando attività profane, il suo ritrovo preferito era quello di Via Regina.
Gianfranco Raimondo, quando nei suoi racconti indugia sui suoi trascorsi teatrali, sottolinea che le prove fatte a Nervia a metà anni Cinquanta, alle quali partecipavano anche il giovane pulitore dei treni, già qui visto come tifoso del Milan, ed un futuro assessore democristiano della città di confine, rimasero sempre tali, senza mai incontrare il brivido assicurato da un pubblico; quasi per contrappasso - e si pensa, per reconditi indizi, per breve tempo - nei veri spettacoli andati in scena poco dopo nella zona di Ventimiglia recitava anche un giovane funzionario comunista, divenuto in seguito segretario provinciale del Pci a Padova e senatore del medesimo partito, Antonio Papalia, uomo sempre largamente stimato a Ventimiglia, ma anche più volte presente in specifiche trascrizioni di Arturo Viale.
Sempre Gianfranco Raimondo aiuta a ricordare che il lungo va e vieni di tanti pedoni nella vecchia Nervia di Ventimiglia non era legato solo alle velleità balneari, bensì anche - quanto meno in precedenza, sempre in quella metà degli anni Cinquanta - alla prosaica esigenza di recarsi in un bar che offriva da quelle parti la televisione in prima assoluta. Gianfranco riporta anche che a mezzo di quel circuito c'era anche una stalla, presso la quale diverse persone si recavano direttamente, senza aspettare il fornitore a casa, per procurarsi il latte fresco, l'unico concesso - e forse oltre la provincia di Imperia - perché quello pastorizzato o non era ancora in vendita o non era conosciuto.
Viene poi il dubbio che in proposito di Nizza e di Costa Azzurra su queste colonne si siano tralasciati un po' troppi punti, probabilmente da coprire una volta di più con le memorie di Gianfranco e di Arturo Viale.
Adriano Maini