lunedì 2 febbraio 2026

Gli spiccioli di Nico

Ventimiglia (IM): un tratto di mare di fronte a Mortola

Roberto Rovelli procedeva di recente ad una plastica narrazione delle esperienze da pescatore compiute in una ormai lontana estate dal suo vecchio amico Nico Orengo, il ben noto scrittore, poeta e critico letterario. Lo faceva perché aveva letto su questo blog un rapido accenno a quella avventura desunto da una lettura di un testo dell'intellettuale torinese che aveva tanto cara Mortola di Ventimiglia, dove aveva ben salde radici di famiglia.
Non era la prima volta che Rovelli, da decenni emigrato in Florida, si cimentava in una rievocazione dei suoi trascorsi con Nico. Sono emersi dai suoi racconti tanti simpatici aneddoti e tanti dettagli di vita sociale. Risulta significativa in questa sua piccola antologia la storia di quando lui e Nico si misero a stampare un giornale, ancor più per il fatto che lo fecero per impulso di don Bruno Corti, parroco di Mortola che fu anche insegnante di storia e di filosofia ed al quale è intestata la via del Liceo Scientifico di Ventimiglia. 
 

Ventimiglia (IM), casa Orengo a Mortola ed il Brachychiton

Del resto Rovelli è sempre stato così attento a quanto attinente il suo vecchio compagno al punto da puntualizzare a chi, inconsapevole, ne aveva pubblicato una fotografia la presenza di un Brachychiton, noto anche come Albero Fiamma, nel giardino di casa Orengo a Mortola.
Il valore dell'opera complessiva di Nico Orengo è talmente fuori discussione per cui ci si può esimere dal tentare qui velleitarie recensioni, ma nell'occasione va almeno sottolineato che fu Orengo a scoprire Francesco Biamonti, altro uomo di questa terra, come grande romanziere.
Risulta più agevole indugiare su aspetti singolari. Del biglietto di congratulazioni inviato da Orengo a Arturo Viale qui si è già detto, ma va sottolineato che entrambi sono accomunati dalla rievocazione di altre figure di questa zona, specie quella più prossima alla frontiera con la Francia. Orengo indubbiamente era andato ben oltre. Nel suo libro "Gli spiccioli di Montale", ma anche in altri suoi scritti, si possono, ad esempio, trarre spunti per cercare nell'Archivio fotografico di Alfredo Moreschi a Sanremo sia immagini relative ad attori citati - Ava Gardner, Rita Hayworth, Charlie Chaplin (ritratto proprio a Mortola) - che ai Giardini Hanbury tanto cari a Nico. Altri lavori di Orengo hanno reso riconoscibili altre persone, come Libero Alborno, personaggio principale nella fantasia dello scrittore de "la curva del Latte", nella realtà storica protagonista della vita politica e sociale della Ventimiglia dell'ultimo dopoguerra. 
 

Isolabona (IM), 23 luglio 2011

In questo quadro si può anche rammentare la rappresentazione dal vivo di alcune pagine di "Islabonita" di Nico Orengo del 23 luglio 2011 ad Isolabona, cittadina nella quale Orengo aveva partecipato con i suoi amici del posto a diverse iniziative, tra cui la rievocazione de "Il barone rampante" di Italo Calvino.

Adriano Maini

martedì 27 gennaio 2026

Sarà capitato anche a voi


Pensando ad archivi di vecchie fotografie, viene talora da chiedersi "Sarà capitato anche a voi", ma non "di avere una musica in testa", come nella simpatica canzonetta, sigla - se la memoria non inganna - di una pregressa trasmissione televisiva, bensì di non poter decifrare uno o più aspetti di alcuni dei "pezzi" collezionati.
Si possono illustrare tali evenienze procedendo a campione.
La prima immagine che qui viene pubblicata, ad esempio, riguarda - come è evidente - bambini dell'asilo, impegnati in moderati (si spera ancora adesso) esercizi ginnici sulla terrazza di Villa Palmizi di Bordighera tra (sulla base di vaghi indizi) il 1936 ed il 1940: nulla di più in proposito. Senonché, questo scatto rimanda - se si vuole fuori tema rispetto all'assunto di questo articolo - ad un altro tipo di fatto curioso: restaurato come gli fu possibile - in quanto una sorellina o un fratellino aveva al tempo ben pensato di fare là sopra qualche scarabocchio - da Alfredo Moreschi e pubblicata qualche anno fa sul web non si sa più dove, venne "carpita" da una disinvolta signora - si presume della città delle palme - la quale a sua volta procedette ad esibire spavalda su internet la sua "preda".
Si può procedere, sempre a titolo indicativo, con altre controverse piccole questioni, similari - si reputa - a quelle di tante altre persone.
 


Una ragazza di Bordighera - di sicuro cittadina italiana alla nascita - con una cugina slovena in una campagna nei dintorni di Gorizia. In questo caso - sempre sulla base di labili interpretazioni - la data dovrebbe collocarsi tra il 1944 ed il 1947: al primo estremo temporale viene da chiedersi con quale coraggio ci si muovesse in tempo di guerra, all'altro con quale blandizia fosse stata fatta convinta l'occhiuta sorveglianza titina dei confini.
 


Per paradosso in un piccolo gruppo posizionato in altura (forse case Želinje nell'attuale comune di Canale d'Isonzo, ai tempi del fascismo Salona d'Isonzo) - appurato in qualche modo un precedente periodo - una zia acquisita delle predette fanciulle viene riconosciuta oggi come propria nonna materna da una nipote che abita nel lontano Bariloche argentino. 
 


Fascinoso il "fiorame" - si presume sempre sloveno - su degli scogli, ma mancano - tanto per cambiare - il quando e il dove.

Rimane il dubbio se slovene e sloveni sin qui in esame siano stati tutti (si tralascia di entrare nei dettagli della geopolitica) italiani e per quale durata.
 


Il 20 settembre 1924 venivano per così dire immortalati a Torino alcuni carabinieri, che probabilmente dirigevano un corso allievi: e di tanto ci si deve accontentare.
 


Chi sarà mai stato il giovanotto in borghese a sinistra (per chi guarda) di due camerieri a Bolzano nell'ottobre 1940? Un collega in un giorno di riposo? Di un personaggio si sa: ma degli altri due cosa sarà stato durante il seguito dell'immane conflitto mondiale?

Adriano Maini

venerdì 16 gennaio 2026

E Nico Orengo fece un'estate il pescatore

Bordighera (IM): uno scorcio del porto

Sembra di capire da amabili conversazioni che nella zona Bordighera-Ventimiglia la pratica (non gli esiti!) della pesca con barche in mare, sia essa professionale sia essa amatoriale, sia meno diffusa di un tempo, nonostante l'ormai lunga presenza di uno specifico spazio - e di battelli - in un piccolo porto, quello di Bordighera, appunto. Ma forse ci si sbaglia.
Nelle affabulazioni in materia emergono, altresì, ricordi ed incertezze circa le spiagge più usate negli anni alla richiamata bisogna. Risulta incontrovertibile in proposito la valenza storica di Arziglia in Bordighera, documentata oltrettutto da splendide fotografie del grande Alfred Noack. Per la città delle palme non andrà dimenticata "Bagnabraghe", appellativo inequivocabile che rimanda a quanto inevitabilmente capita a chi trascina dall'acqua all'asciutto i nostrani gozzi. Per Ventimiglia il relativo nome che balza alla memoria - ed al cuore! - di molte persone è Marina San Giuseppe.
Si potrebbe continuare con altri esempi riguardanti questi menzionati centri, senza dimenticare che qualcosina hanno anche rappresentato pure Camporosso e Vallecrosia: porterebbero soprattutto a storie - qui già parzialmente rimarcate - di contrabbandieri - in ogni epoca! -, di ebrei stranieri in fuga verso la Francia, di missioni alleate e di partigiani del Gruppo Sbarchi Vallecrosia durante la seconda guerra mondiale.
Conviene procedere con più singolari aneddoti.
Mario Armando aveva scritto in "Strana notte di lampara" per Paize Autu, Periodico dell’Associazione “U Risveiu Burdigotu” (Anno 5, novembre 2012) di una grande raccolta di aguglie - non proprio pesciolini! - compiuta da gente di Bordighera, tra cui lui sedicenne, ad ottobre 1945 nel golfo di Latte di Ventimiglia.
Nico Orengo raccontava in "Terre blu" che proprio andando da quella insenatura più a ponente aveva lavorato come pescatore un'estate come punizione per una bocciatura a scuola: da par suo non poteva mancare l'occasione di fare emergere la sua vena poetica già con la semplice evocazione dei punti di riferimento a terra.
Il quotidiano "l'Unità" il 22 giugno 1951 con un trafiletto informava che un feroce pescecane era stato preso "a dieci chilometri dalla spiaggia di Ventimiglia", aggiungendo i nomi dei coraggiosi che erano intervenuti, tra cui quello del capobarca, vera leggenda - qui si aggiunge - della città di confine. 
Sempre "l'Unità", ma il 4 luglio 1964, riportava che a Ventimiglia un immigrato calabrese aveva deciso di riprendere sul posto il suo antico mestiere di cacciatore di pesce spada, quando aveva capito che ne era assicurata la presenza anche nel Mar Ligure e dopo essersi dotato di un tipico barcone "passerella" costruito appositamente per lui a Bagnara Calabra: come in seguito questa attività sia diventata anche per pochi eletti del luogo un passatempo è cosa nota. 
Viene da chiedersi se la cattura di una tartaruga di mare "Caretta caretta" portata a riva tra Nervia e Via Dante di Ventimiglia alla fine degli anni Sessanta sia stato un fatto isolato o meno, sapendo che queste creature da queste parti non erano allora così diffuse come allo stato attuale a causa - come viene detto da più voci - dell'odierno riscaldamento globale.

Adriano Maini

sabato 10 gennaio 2026

Spie e non spie, da documenti Cas ed altri, invece


Da documenti finiti in qualche modo nelle mani della CIA, da verbali di vario genere attinenti le procedure delle Corti d'Assise Straordinarie (per l'epurazione antifascista; in sigla Cas), da missive dei partigiani, da relazioni poliziesche della Repubblica Sociale fascista - tutte carte più volte menzionate su questo blog - emerge anche, a ben guardare, per la provincia di Imperia il quadro contraddittorio di errori di valutazione compiuti da varie spie nazifasciste - oltrettutto, specialiste nel millantare pericoli inesistenti -, di pesanti sottovalutazioni commesse dai servizi di informazione alleati e di altre "sviste" sul fronte antifascista.

Qualche esempio in proposito.

Ernest Schifferegger, già SS ed interprete, un losco individuo già più volte rammentato su queste colonne, tentava di attribuire pregressi contatti con diversi partigiani di montagna ad Antonio Capacchioni (Nino), il quale, invece, era stato sfortunatamente e casualmente arrestato subito dopo aver rimesso piede in altura, dove era sempre rimasto poco per via delle missioni che doveva seguire, la Kanhemann e quella che portò (a seguito dello sbarco avvenuto nella notte tra l'8 ed il 9 gennaio 1945 a Vallecrosia con il fondamentale contributo del locale Gruppo Sbarchi) tra i partigiani della I^ Zona Liguria l'ufficiale alleato di collegamento, il capitano Robert C. Bentley dell'organizzazione britannica SOE: chissà che l'imputato non pensasse in tal modo di sottrasi a domande per lui più scottanti. In ogni caso, Schifferegger rese onore al coraggio di Nino, rimarcando più volte che, nonostante le ripetute violenze subite ad opera del SD nazista, Capacchioni non fece mai rivelazioni di sorta.

Il responsabile dell'antenna OSS (antesignana della CIA) di Nizza non si accorgeva che erano falsi - e ne derivarono diverse nefaste conseguenze - i messaggi che venivano trasmessi dal suo radiotelegrafista in terrritorio imperiese, che non poteva fare altro, una volta catturato dai servizi tedeschi, perché non debitamente munito del canonico codice d'allarme da mettere in onda: tutto questo a seguito dell'inopinata uccisione del capitano Gino Punzi, in missione per conto dell'OSS, e della trappola in cui caddero a Ventimiglia i collaboratori - ritardatari - che lui aspettava, tra cui, per l'appunto, l'esperto delle messe in onda.

Il capo della Sezione della Polizia Ferroviaria della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) di Ventimiglia l'11 maggio 1944, in riferimento alle indagini - scaturite da vergognose delazioni - che avrebbero portato entro poco più di dodici giorni all'arresto dei patrioti ferrovieri e della Giovane Italia, quasi tutti destinati ad una tragica fine, scriveva ai superiori che nella città di confine erano in contatto con alcuni sospettati cinque o sei persone in precedenza sbarcate a Genova da un sommergibile e che a Sanremo - quindi, aggiungendo notizie fuori dalla sua stretta competenza - doveva avvenire da parte di apparecchi nemici un lancio di armi e di denaro per alcuni sovversivi, non effettuato perché i destinatari erano stati momentaneamente arrestati: due sottolineature di cui non si ravvisa alcuna traccia in qualsiasi altra fonte storica.

Il comandante delle SAP di Sanremo ed il responsabile del CLN della stessa città ascrivevano ancora in un loro rapporto, a guerra già finita, le attività del Gruppo Sbarchi Vallecrosia alle SAP di Bordighera, quando già da tempo esistevano quelle di Vallecrosia, forse confondendosi con la dipendenza di tutti questi organismi dal CLN di Bordighera.

Adriano Maini 

venerdì 2 gennaio 2026

I gamberi di Sanremo


Il Porto Vecchio di Sanremo è affiancato a levante da decenni ormai dal nuovo scalo, Portosole.
L'approdo ha alle spalle una lunga storia, confermata anche dai ruderi di un molo di tanti secoli fa.
Durante l'ultima guerra in quello specchio d'acqua si sono svolte tante tragiche vicende, soprattutto affondamenti di mezzi, ma anche la fuga in battello verso la Toscana di partigiani ricercati dai nazifascisti.
Non è possibile seguire la storia in tutte le sue svolte: conviene attenersi ad aneddoti, se non a faccende minute.
 


Si affaccia su quell'approdo il lato orientale del Forte di Santa Tecla, oggi sede di eventi culturali, ma per tanti anni un carcere, che offriva troppo spesso il triste spettacolo di detenuti aggrappati alle sbarre.
 


Abbondano tutto intorno affollati pubblici esercizi.
Porterebbe lontano anche la ricerca dei personaggi illustri che sono approdati via mare in città, lasciato un po' più in là il classico yacht, con un natante più acconcio alla bisogna: in merito l'Archivio fotografico Moreschi presenta una notevole rassegna, di cui qui si indicano, a titolo di esempi, i casi di Greta Garbo e del Duca di Windsor e consorte, la famosa signora Wallis Simpson.
Forse tante persone hanno più presente nel tempo l'arrivo - e la conseguente temporanea permanenza al largo - di navi militari, anche statunitensi, formicolanti di marinai, i quali, trasportati da lance militari, non potevano non sciamare poi in città nelle loro divise per i borghesi sempre intriganti.
 


Da sempre meta di curiosi e di visitatori, oggi in alcuni punti forse ancor di più, le banchine sono inoltre luoghi ambiti per assistere ai fuochi d'artificio.
 


Ma non ci può dimenticare dei pescatori, il ruolo dei quali può anche essere sottolineato da rapidi accenni. 
Una ex staffetta partigiana conosceva i contatti e l'ora giusti per procacciarsi le migliori prede della notte e cucinare poi - adeguatamente assistito - nella cantina del vecchio comunista, già membro del locale CLN e compagno di Libero Alborno in altre avventure, in quel di Latte di Ventimiglia una deliziosa zuppa, per non dire una vera bouillabaisse, che entusiasmava tutti i loro ospiti: e tutto questo, certo, non solo una volta.
Ci si imbatte di tanto in tanto nella narrativa nei gamberi di Sanremo, come degustati ed apprezzati in ristoranti lontani dalla città dei fiori. Accade anche nel recente bel romanzo di Fulvio Damele, "La partita fantasma" (Leucotea, 2025), che si raccomanda alla lettura per svariati motivi, in particolare per il sapiente intreccio di situazioni.
Ma di sicuro nel passato erano una gioiosa attrattiva per gli occhi dei più piccini quei gamberi (ad onor del vero, piuttosto gamberoni; ma anche astici ed aragoste), quando prigionieri dei piccoli acquari dei ristoranti all'angolo di sud-ovest di quel sito.

Adriano Maini

sabato 20 dicembre 2025

A Roma in questi giorni

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Recenti articoli di giornale hanno riferito che a Roma per gli scavi della nuova metropolitana è stato adottato il sistema di smontare i reperti archeologici e di riposizionarli in loco, una volta finiti i lavori, rendendoli visibili ai viaggiatori nelle stazioni sia attraverso acconce vetrate sia direttamente, come nel caso, qui messo in evidenza, di quella del Colosseo.
Viene da dire "meglio tardi che mai", se si pensa a sconci non poi tanto remoti, come, a fare un solo esempio, per la rapida ricopertura dei resti della villa appartenuta al generale di Marco Aurelio, che si dice avesse ispirato la figura del protagonista del famoso film "Il gladiatore".
In materia, certo le problematiche sono vaste, ma con un po' di intelligenza e con un po' di pazienza, qualcosa di positivo può essere - come si vede - realizzato.
Intanto, sempre più persone possono ammirare, se vogliono, testimonianze di case di età tardo repubblicana dell'antica Roma che, collocate tra le pendici della Velia e del Colle Oppio, erano già state sepolte al momento della costruzione - voluta da Mussolini - di Via dei Fori Imperiali.

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Un'altra buona notizia proveniente dalla capitale è la sempre più diffusa apertura del Palazzo del Quirinale - i cui tesori artistici non necessitano di spiegazioni - e dei suoi giardini ad un largo pubblico.

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Molto bene, quindi, per i romani e per i turisti appassionati di storia e di cultura.

Adriano Maini

mercoledì 17 dicembre 2025

La signora Clementina lasciava la bicicletta a Nervia

Ventimiglia (IM): uno scorcio della stazione ferroviaria

Ventimiglia (IM): l'incrocio a Nervia della Via Aurelia con la provinciale per Camporosso ed oltre

Quell'ormai maturo ferroviere, in quel primo quarto degli anni Sessanta, nel suo recarsi e tornare in bicicletta dal lavoro dalla stazione di Ventimiglia, essendo di Camporosso, non poteva non passare davanti, appena imboccato il rettilineo dell'ultima strada che aveva da percorrere, la provinciale di Val Nervia, all'abitazione di un suo collega appena un po' più giovane. Questi, a quel tempo, usava ancora per prendere servizio analogo mezzo meccanico, anzi, similare, del vecchio tipo in dotazione ai bersaglieri.
Il fatto curioso era che molte persone, soprattutto quando pedalavano sulle due ruote, scambiavano spesso una delle due citate persone con l'altra, tanto era grande la loro somiglianza fisica.
Va da sé che in diverse occasioni il primo personaggio si fermava davanti al cortiletto del secondo, sia per un cordiale saluto, sia per comunicazioni del loro Deposito Viaggiante, sempre da concludere con un'allegra bicchierata all'interno dell'appartamento.
Ad entrambi questi uomini poteva talora capitare di salutare all'incrocio della svolta della Via Aurelia l'edicolante-idraulico che arrivava in austero, ma meno imponente, velocipede da Camporosso, bensì dall'altro lato del torrente.
In quel periodo - ed ancora per un po' - alla signora Clementina dei Gallinai di Bordighera, la quale, quando si trasferì, lo fece appena al di là dell'adiacente rio Borghetto, poteva occorrere di lasciare per qualche giorno la sua bicicletta da donna, ma di aspetto severo, in un apposito ricovero del piccolo spiazzo di Nervia, di cui si è appena detto: ingannava l'attesa della corriera che l'avrebbe portata in vallata in un paesino, di cui si è perso il nome, in amabile conversazione con i suoi custodi, specie con la donna, una casalinga, quindi sempre presente, la cui madre era vicina di rione della donna in trasferta.
Certamente anche in quei Gallinai erano in circolazione altre biciclette, ma, mentre un molto professionale imbianchino, ne sfoggiava spavaldo, quando non inforcava un superbo scooter ancora oggi molto noto, una veramente da corsa, spiccava nell'andare e venire su di un'altra, dall'aspetto serio d'anteguerra, un'imponente e severa matrona vicentina.
Tornando al cortiletto di Nervia, separato dall'arteria di valle solo da un basso muretto e da un semplice cancelletto, occorre aggiungere che altre donne in bicicletta gradivano soffermarsi là per affabili chiaccherate con la padrona di casa, una simpatica abitudine protratta nel tempo.
Il marito, invece, di lì a poco sarebbe ricorso ad un ciclomotore, sia per andare a lavorare che per continuare ad accompagnare diversi adolescenti della zona in escursioni sulle due ruote anche più in su di Camporosso.

Adriano Maini