venerdì 2 gennaio 2026

I gamberi di Sanremo


Il Porto Vecchio di Sanremo è affiancato a levante da decenni ormai dal nuovo scalo, Portosole.
L'approdo ha alle spalle una lunga storia, confermata anche dai ruderi di un molo di tanti secoli fa.
Durante l'ultima guerra in quello specchio d'acqua si sono svolte tante tragiche vicende, soprattutto affondamenti di mezzi, ma anche la fuga in battello verso la Toscana di partigiani ricercati dai nazifascisti.
Non è possibile seguire la storia in tutte le sue svolte: conviene attenersi ad aneddoti, se non a faccende minute.
 


Si affaccia su quell'approdo il lato orientale del Forte di Santa Tecla, oggi sede di eventi culturali, ma per tanti anni un carcere, che offriva troppo spesso il triste spettacolo di detenuti aggrappati alle sbarre.
 


Abbondano tutto intorno affollati pubblici esercizi.
Porterebbe lontano anche la ricerca dei personaggi illustri che sono approdati via mare in città, lasciato un po' più in là il classico yacht, con un natante più acconcio alla bisogna: in merito l'Archivio fotografico Moreschi presenta una notevole rassegna, di cui qui si indicano, a titolo di esempi, i casi di Greta Garbo e del Duca di Windsor e consorte, la famosa signora Wallis Simpson.
Forse tante persone hanno più presente nel tempo l'arrivo - e la conseguente temporanea permanenza al largo - di navi militari, anche statunitensi, formicolanti di marinai, i quali, trasportati da lance militari, non potevano non sciamare poi in città nelle loro divise per i borghesi sempre intriganti.
 


Da sempre meta di curiosi e di visitatori, oggi in alcuni punti forse ancor di più, le banchine sono inoltre luoghi ambiti per assistere ai fuochi d'artificio.
 


Ma non ci può dimenticare dei pescatori, il ruolo dei quali può anche essere sottolineato da rapidi accenni. 
Una ex staffetta partigiana conosceva i contatti e l'ora giusti per procacciarsi le migliori prede della notte e cucinare poi - adeguatamente assistito - nella cantina del vecchio comunista, già membro del locale CLN e compagno di Libero Alborno in altre avventure, in quel di Latte di Ventimiglia una deliziosa zuppa, per non dire una vera bouillabaisse, che entusiasmava tutti i loro ospiti: e tutto questo, certo, non solo una volta.
Ci si imbatte di tanto in tanto nella narrativa nei gamberi di Sanremo, come degustati ed apprezzati in ristoranti lontani dalla città dei fiori. Accade anche nel recente bel romanzo di Fulvio Damele, "La partita fantasma" (Leucotea, 2025), che si raccomanda alla lettura per svariati motivi, in particolare per il sapiente intreccio di situazioni.
Ma di sicuro nel passato erano una gioiosa attrattiva per gli occhi dei più piccini quei gamberi (ad onor del vero, piuttosto gamberoni; ma anche astici ed aragoste), quando prigionieri dei piccoli acquari dei ristoranti all'angolo di sud-ovest di quel sito.

Adriano Maini

sabato 20 dicembre 2025

A Roma in questi giorni

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Recenti articoli di giornale hanno riferito che a Roma per gli scavi della nuova metropolitana è stato adottato il sistema di smontare i reperti archeologici e di riposizionarli in loco, una volta finiti i lavori, rendendoli visibili ai viaggiatori nelle stazioni sia attraverso acconce vetrate sia direttamente, come nel caso, qui messo in evidenza, di quella del Colosseo.
Viene da dire "meglio tardi che mai", se si pensa a sconci non poi tanto remoti, come, a fare un solo esempio, per la rapida ricopertura dei resti della villa appartenuta al generale di Marco Aurelio, che si dice avesse ispirato la figura del protagonista del famoso film "Il gladiatore".
In materia, certo le problematiche sono vaste, ma con un po' di intelligenza e con un po' di pazienza, qualcosa di positivo può essere - come si vede - realizzato.
Intanto, sempre più persone possono ammirare, se vogliono, testimonianze di case di età tardo repubblicana dell'antica Roma che, collocate tra le pendici della Velia e del Colle Oppio, erano già state sepolte al momento della costruzione - voluta da Mussolini - di Via dei Fori Imperiali.

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Un'altra buona notizia proveniente dalla capitale è la sempre più diffusa apertura del Palazzo del Quirinale - i cui tesori artistici non necessitano di spiegazioni - e dei suoi giardini ad un largo pubblico.

Foto: Gian Maria Lojacono

Foto: Gian Maria Lojacono

Molto bene, quindi, per i romani e per i turisti appassionati di storia e di cultura.

Adriano Maini

mercoledì 17 dicembre 2025

Persone d'antan in bicicletta

Ventimiglia (IM): uno scorcio della stazione ferroviaria

Ventimiglia (IM): l'incrocio a Nervia della Via Aurelia con la provinciale per Camporosso ed oltre

Quell'ormai maturo ferroviere, in quel primo quarto degli anni Sessanta, nel suo recarsi e tornare in bicicletta dal lavoro dalla stazione di Ventimiglia, essendo di Camporosso, non poteva non passare davanti, appena imboccato il rettilineo dell'ultima strada che aveva da percorrere, la provinciale di Val Nervia, all'abitazione di un suo collega appena un po' più giovane. Questi, a quel tempo, usava ancora per prendere servizio analogo mezzo meccanico, anzi, similare, del vecchio tipo in dotazione ai bersaglieri.
Il fatto curioso era che molte persone, soprattutto quando pedalavano sulle due ruote, scambiavano spesso una delle due citate persone con l'altra, tanto era grande la loro somiglianza fisica.
Va da sé che in diverse occasioni il primo personaggio si fermava davanti al cortiletto del secondo, sia per un cordiale saluto, sia per comunicazioni del loro Deposito Viaggiante, sempre da concludere con un'allegra bicchierata all'interno dell'appartamento.
Ad entrambi questi uomini poteva talora capitare di salutare all'incrocio della svolta della Via Aurelia l'edicolante-idraulico che arrivava in austero, ma meno imponente, velocipede da Camporosso, bensì dall'altro lato del torrente.
In quel periodo - ed ancora per un po' - alla signora Clementina dei Gallinai di Bordighera, la quale, quando si trasferì, lo fece appena al di là dell'adiacente rio Borghetto, poteva occorrere di lasciare per qualche giorno la sua bicicletta da donna, ma di aspetto severo, in un apposito ricovero del piccolo spiazzo di Nervia, di cui si è appena detto: ingannava l'attesa della corriera che l'avrebbe portata in vallata in un paesino, di cui si è perso il nome, in amabile conversazione con i suoi custodi, specie con la donna, una casalinga, quindi sempre presente, la cui madre era vicina di rione della donna in trasferta.
Certamente anche in quei Gallinai erano in circolazione altre biciclette, ma, mentre un molto professionale imbianchino, ne sfoggiava spavaldo, quando non inforcava un superbo scooter ancora oggi molto noto, una veramente da corsa, spiccava nell'andare e venire su di un'altra, dall'aspetto serio d'anteguerra, un'imponente e severa matrona vicentina.
Tornando al cortiletto di Nervia, separato dall'arteria di valle solo da un basso muretto e da un semplice cancelletto, occorre aggiungere che altre donne in bicicletta gradivano soffermarsi là per affabili chiaccherate con la padrona di casa, una simpatica abitudine protratta nel tempo.
Il marito, invece, di lì a poco sarebbe ricorso ad un ciclomotore, sia per andare a lavorare che per continuare ad accompagnare diversi adolescenti della zona in escursioni sulle due ruote anche più in su di Camporosso.

Adriano Maini

giovedì 11 dicembre 2025

E, poi, i blog

Ventimiglia (IM): particolare degli scavi delle terme di Albintimilium a Nervia

Poi ci sono i blog. Come questo. Ed i blogger, che ne sono gli autori.
Ma in tempi come questi dove i fruitori del web sembrano essere in prevalenza dediti ai cosiddetti social tramite le altrettanto cosiddette applicazioni la materia si presta a qualche considerazione anche un po' scherzosa. Come si è fatto rievocando vecchi sistemi telematici - BBS, Minitel - e gli esordi di Internet in Italia - ftp, telnet, ecc -, occasione con cui , però, poi si è tralasciato di citare gli antiquati gruppi di discussione o le mailing list.
Ad escludere queste pagine e quelle alle medesime collegate, nella zona tra Ventimiglia e Bordighera, sembrano oggi sussistere cinque, sei blog al massimo, forse neppure così tanti. Siccome "Nessuno è perfetto!", come da battuta finale del famoso film diretto da Billy Wilder, ci può essere in questa affermazione qualche margine di errore, perché magari si è fatta confusione con portalini e siti veri e propri.
In ogni caso, è doveroso citare - o produrre qualche esempio in merito - chi si cimenta da queste parti nella menzionata sfera di azione, ma a ben guardare diverse situazioni sono sospese o addirittura sparite, per cui ci si limita ad indicare "Liguria in versi" di Pia Viale.
Il discorso cambia se si fa riferimento a blog più lontani nello spazio, che si siano talora soffermati su aspetti dell'estremo ponente ligure o delle sue vicinanze.
Nel lungo periodo, ad esempio, si possono in tal senso riscontrare - sempre escludendo dal novero Sanremo, perché città sin troppo famosa per via di tanti avvenimenti, soprattutto musicali -, considerazioni interessanti su Francesco Biamonti, Nico Orengo e Guido Seborga, autori tutti legati a questa dimensione locale; resoconti turistici su Nizza e sulla Costa Azzurra; presentazione dettagliata del Museo dei Balzi Rossi di Ventimiglia; illuminazioni sugli stati degli scavi archeologici dell'Albintimilium romana a Nervia, sempre a Ventimiglia.
Si è tenuto sinora fuori campo il blog di Chiara Salvini - impressionante come mole di documentazione -, bensì lo si indica in conclusione, perché a scavare bene là si possono rinvenire non solo tante notizie sulla provincia di Imperia, ma anche sul territorio intemelio.

Adriano Maini 

domenica 7 dicembre 2025

Ma il Maxxi no

Interno del Maxxi a Roma. Foto: Gian Maria Lojacono

Il bel volto nobile e serio di una persona molto alta spiccava sotto la pioggia tra la folla: era Vittorio Gassman in Piazza del Popolo a Roma il 28 novembre 1971 nel corso della manifestazione nazionale unitaria antifascista, che vide la presenza di 300.000 partecipanti.

Sempre in quell'anno riusciva facile ad alcuni studenti di un discretamente lungo corso del Partito comunista, tenuto alle cosiddette Frattocchie sui Colli Albani, trovare parcheggio per le auto in centro città e consentire loro di entrare con comodo tra la folla del comizio del Primo Maggio sindacale in Piazza San Giovanni, certo non gremita come per le attuali kermesse musicali di pari data.
Non era la prima volta in quel periodo che a quei ragazzotti capitava di trovare acconcia sistemazione per la vettura, se decidevano di scendere di sera a Roma per vedere un film, magari dopo avere assaggiato robuste porzioni di buona pochetta arrosto: ma ben presto, a quanto risulta, il traffico capitolino sarebbe ben impazzito come una maionese non riuscita.

Nei primi anni Novanta ad una cena preparata alla buona all'aperto davanti a riadattate scuderie di una Villa sul Gianicolo, già teatro degli scontri del 1849 contro le truppe francesi dei volontari guidati da Garibaldi a difesa della Repubblica Romana, un commensale parlava agli ospiti imperiesi, improvvisati dell'ultimo minuto, di sue ormai lontane, ma per lui noiose vacanze estive a Perinaldo: preferiva località più frequentate, per non dire più mondane, il figlio dello storico dirigente comunista, che il 16 settembre 1944 durante un comizio a Villalba, feudo di don Calò Vizzini, aveva subito un attentato di Cosa Nostra, e di cui si tramanda ancora con simpatia la presenza nel ridente villaggio in altura quasi al confine con la Francia.
La padrona di casa, invece, aveva già incaricato i due liguri di trasmettere i suoi affettuosi saluti ad Angelo Oliva, che non vedeva ormai più da quasi due decenni.

I due, spesso a Roma perchè dirigenti a diverso titolo della loro Associazione di categoria, soggiornavano in genere nei pressi della Stazione Termini: i tempi, al netto di congressi e di convegni, erano per loro stretti, ma un salto al vicino Museo Nazionale Romano nelle Terme di Diocleziano o ad una non lontana Galleria di Arte Moderna, che pure si erano ripromessi di visitare, non riuscirono mai a farlo, o probabilmente furono in proposito negligenti. No, non c'era ancora il Maxxi, ben piazzato in un'altra zona.
Non furono così ignavi, invece, nel gironzolare nei dopocena ad esempio a Trastevere, dove almeno in un'occasione poterono assistere divertiti al fitto scambio di battute di tre avventori di un pubblico esercizio, dignitosi emuli - a dire il vero - di un certo Petrolini.
Grande soddisfazione trovarono, inoltre, con una trasferta in pullman per una manifestazione nazionale, perché, ritrovandosi al termine del corteo con gli altri imperiesi ad una rapida colazione con vista sui Fori Imperiali, ebbero agio di trasmettere le loro esperienze in loco, interrotti di frequente, tuttavia, da tante domande, coordinate da un buontempone capotavola e fatte a chi inopitamente stava passando per essere un buon cicerone della città eterna: il tutto in grande allegria.

Adriano Maini 

giovedì 27 novembre 2025

Un viaggio in rapido da Milano

Ventimiglia (IM): l'angolo di Mortola ben noto a Nico Orengo

Rileggendo per caso - sfogliando, verrebbe da dire - vecchi articoli di questo blog, ci si accorge una volta di più di tanti aspetti dimenticati o sul momento trascurati.
Sui fumetti ad esempio, segnatamente per "intrepido", non è secondario sottolineare che il regista Gianni Amelio una dozzina d'anni fa si fosse esplicitamente  ispirato a quel giornalino per il suo film "L'intrepido" con interprete principale Antonio Albanese. In un'intervista di quel tempo Amelio, dopo aver sostenuto che "intrepido" é il protagonista, affermava: "un film con l'anelito al lieto fine, come nei fumetti dell'Intrepido, dove c'erano tante storie ambientate in tutti i mondi e le epoche possibili, ogni settimana si restava con il fiato sospeso, ma sapevi che 15 settimane dopo con la parola fine arrivava la felicità."
In quel periodo era anche appena uscita una storia dei fumetti comparsi in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale, di un autore titolare di cattedra di Letteratura per l'infanzia all'Università di Bologna, ma dalla intatta passione per le letture dell'infanzia e dell'adolescenza: forse aveva provato a salvarsi l'immagine di severo accademico costellando di ponderose note critiche il suo libro, come puntigliosamente rimarcava al giornalista che gli poneva le domande.
Un po' di tempo prima, anzi, quando Lucca Comics and Games si chiamava ancora  Salone Internazionale dei Comics un insigne collezionista di questa provincia, molto apprezzato alla rassegna della città toscana, sosteneva che erano ben altri i fumetti ricercati dagli intenditori. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. E non tutti. 
In pregressa corrispondenza con un'erudita blogger ci si imbatteva negli esiti di una sua paziente, sensibile ed intelligente ricerca sulla produzione letterara di Nico Orengo, da cui emergeva che questo scrittore, così legato a Mortola  di Ventimiglia, sapeva coniugare al meglio pagine improntate a robusto realismo con altre soffuse di delicato romanticismo, accompagnando il lettore, cui donava di tanto in tanto lampi di incantata magia, per ignoti ed impervi sentieri, per lo più corrispondenti a luoghi del Ponente Ligure.
Un viaggio in treno - un rapido - da Milano a Ventimiglia all'inizio di una ormai lontana estate. Nello scompartimento c'era Carlo Levi, che poi scese ad Alassio, dove, sulle alture, aveva casa e ricordi d'infanzia. Un distinto signore molto elegante nel suo abito di lino chiaro. Il vicino dirimpettaio insistette ingenuamente a dirgli che in quella cittadina era nata sua madre. Lo spessore umano di un personaggio che si lasciava tormentare dalle domande dello scocciatore. Entrambi reduci da una Conferenza sull'Emigrazione, svolta in una bella villa sul Lago di Como. Lui dirigente di quel sodalizio e grande relatore con un discorso intriso di splendide e commoventi immagini. L'altro semplice spettatore. In vettura Carlo Levi impartì all'altro una lezione di vita. E di autentica Storia. Non si lasciò andare ai ricordi di "Cristo si é fermato ad Eboli". Tutt'al più parlò delle sue prove artistiche di pittore. Fece toccare con mano con la sua narrazione di fatti apparentemente minuti il profondo significato di essere degni cittadini.

Adriano Maini

giovedì 20 novembre 2025

Vecchie occhiate della CIA sul ponente ligure

Particolare di un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Libero Alborno

In una forma o nell'altra ogni tanto si scrive di spie nel ponente ligure prima, durante, e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Di una delle regine delle centrali di spionaggio, la CIA, si trovano documenti sul Web, che si riferiscono in qualche modo a questa zona ed ai quali in alcune occasioni qui si è già fatto riferimento.
In una carta degli spioni statunitensi datata 6 dicembre 1951 ci si diffondeva sulla figura di Libero Alborno, affermato floricoltore in Frazione Latte di Ventimiglia, già membro del CLN della città di confine, ma soprattutto esponente di spicco del Partito Comunista locale. Di Alborno si presumeva fosse responsabile di una organizzazione paramilitare: è appena il caso di sottolineare che all'epoca non solo la CIA, ma anche altre centrali, compresi la polizia segreta di Scelba e gli antesignani di Gladio in Italia, vedevano - inducendo ad assumere svariate inziative illegali di contrasto - pericoli rossi armati quantomeno nella nostra penisola, una tesi largamente smantellata da ripetuti recenti studi accademici.
Un'altra amenità attribuita ad Alborno era che fosse impegnato nel contrabbando: come se le campagne, che conduceva con grande profitto, e l'attività politica non gli occupassero a sufficienza tempo ed energie.
La CIA coglieva, invece, nel segno, attribuendo a Libero Alborno un forte ruolo nei transiti clandestini di persone attraverso la frontiera: non specificava, tuttavia, come è stato tramandato nella trasmissione orale da tanti uomini progressisti, che si trattava di aiutare oppositori politici del regime fascista di Franco in Spagna, fuorusciti in continua pericolosa fuga.
Nel rapporto americano venivano altresì riportati i nomi delle persone che di più appoggiavano Alborno - ma altre rimasero sconosciute agli spioni -  e nella ricostruzione - non si sa quanto verosimile - della trama ligure e di quella  nazionale intessute ai ventilati scopi dal Pci si accennava ai contatti con i comunisti francesi.
Sono, poi, confluiti nell'archivio della CIA atti recuperati tra gli interrogatori condotti davanti alla Corte d'Assise Straordinaria (per l'epurazione antifascista) di Sanremo, recuperati nel periodo, dopo lo scioglimento dell'Oss "di operatività del Central Intelligence Group (CIG), un organismo creato da Truman avvalendosi con disinvoltura di poteri presidenziali previsti per il tempo di guerra, quindi al di fuori dei casi consentiti. Esperti dell'amministrazione USA ritennero "illegale" tale situazione, poi sanata con l'istituzione dell'attuale CIA" nel 1947. 
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Ernest Schifferegger

Spiccano in tale contesto le affermazioni - protocollate il 12 giugno 1947 - di Ernest Schifferegger, già italiano altoatesino, che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. Nel documento che lo riguardava Schifferegger, pur con tutte le omissioni che un tipo del genere in tali occasioni non poteva non compiere, parlò di tante persone e di tanti avvenimenti, soprattutto di repressione antipartigiana. A titolo indicativo, spiccano i nomi dei nazisti dei vari servizi segreti di stanza a Sanremo e dei loro referenti repubblichini; l'eccidio dei partigiani rastrellati a San Romolo di Sanremo il 15 novembre 1944; l'eccidio compiuto il 24 novembre 1944 a Poggio di Sanremo dalla Wehrmacht, il cui comando locale era stato aiutato dai militi fascisti nella selezione delle vittime tra i prigionieri politici di Villa Auberg e del Castello Devachan; il sequestro degli appunti che un altro detenuto prima della loro esecuzione aveva preso sulle ultime parole - dedicate alle loro famiglie, ma contenenti anche informazioni militari - dei francesi Salusse e Santoni della rete Gallia sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya il 5 febbraio 1945 e fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile; il comportamento coraggioso durante la prigionia del tenente Antonio Capacchioni (Tonino) - già del gruppo Kahnemann - che aveva preceduto quale battistrada l'arrivo clandestino della missione del capitano britannico Robert Bentley quale ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria; i particolari degli arresti dei partigiani di Pigna fucilati a Latte il 20 marzo 1945.
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Karl Weilbacher

Nel fascicolo della CIA su Karl Weilbacher che Giorgio Caudano nel suo recente Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945 (con Paolo Veziano; Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024) ritiene a tutti gli effetti un vero agente dell'Abwehr tedesco si possono espungere fatti quali un suo primo contatto con quel servizio segreto a Bordighera nel 1934 o nel 1935; durante la guerra non solo sue ripetute permanenze nel Principato di Monaco, ma anche diversi viaggi a Marsiglia e a Parigi; la sua conoscenza di altri piccoli gerarchi nazisti, non solo stabili a Sanremo, ma o di transito nella città dei fiori o incontrati nei suoi continui spostamenti, comprensivi di Sesto Calende, Como e Milano.
Con i citati interessamenti la CIA, anzi, per meglio dire il CIG, cercava reclute per i suoi scopi anticomunisti. Non risulta che nel quadro qui tracciato avesse conseguito risultati positivi, fatto salvo forse un caso qui indirettamente evocato.

Adriano Maini