Sui fumetti ad esempio, segnatamente per "intrepido", non è secondario sottolineare che il regista Gianni Amelio una dozzina d'anni fa si fosse esplicitamente ispirato a quel giornalino per il suo film "L'intrepido" con interprete principale Antonio Albanese. In un'intervista di quel tempo Amelio, dopo aver sostenuto che "intrepido" é il protagonista, affermava: "un film con l'anelito al lieto fine, come nei fumetti dell'Intrepido, dove c'erano tante storie ambientate in tutti i mondi e le epoche possibili, ogni settimana si restava con il fiato sospeso, ma sapevi che 15 settimane dopo con la parola fine arrivava la felicità."
In quel periodo era anche appena uscita una storia dei fumetti comparsi in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale, di un autore titolare di cattedra di Letteratura per l'infanzia all'Università di Bologna, ma dalla intatta passione per le letture dell'infanzia e dell'adolescenza: forse aveva provato a salvarsi l'immagine di severo accademico costellando di ponderose note critiche il suo libro, come puntigliosamente rimarcava al giornalista che gli poneva le domande.
Un po' di tempo prima, anzi, quando Lucca Comics and Games si chiamava ancora Salone Internazionale dei Comics un insigne collezionista di questa provincia, molto apprezzato alla rassegna della città toscana, sosteneva che erano ben altri i fumetti ricercati dagli intenditori. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. E non tutti.
In pregressa corrispondenza con un'erudita blogger ci si imbatteva negli esiti di una sua paziente, sensibile ed intelligente ricerca sulla produzione letterara di Nico Orengo, da cui emergeva che questo scrittore, così legato a Mortola di Ventimiglia, sapeva coniugare al meglio pagine improntate a robusto realismo con altre soffuse di delicato romanticismo, accompagnando il lettore, cui donava di tanto in tanto lampi di incantata magia, per ignoti ed impervi sentieri, per lo più corrispondenti a luoghi del Ponente Ligure.
Un viaggio in treno - un rapido - da Milano a Ventimiglia all'inizio di una ormai lontana estate. Nello scompartimento c'era Carlo Levi, che poi scese ad Alassio, dove, sulle alture, aveva casa e ricordi d'infanzia. Un distinto signore molto elegante nel suo abito di lino chiaro. Il vicino dirimpettaio insistette ingenuamente a dirgli che in quella cittadina era nata sua madre. Lo spessore umano di un personaggio che si lasciava tormentare dalle domande dello scocciatore. Entrambi reduci da una Conferenza sull'Emigrazione, svolta in una bella villa sul Lago di Como. Lui dirigente di quel sodalizio e grande relatore con un discorso intriso di splendide e commoventi immagini. L'altro semplice spettatore. In vettura Carlo Levi impartì all'altro una lezione di vita. E di autentica Storia. Non si lasciò andare ai ricordi di "Cristo si é fermato ad Eboli". Tutt'al più parlò delle sue prove artistiche di pittore. Fece toccare con mano con la sua narrazione di fatti apparentemente minuti il profondo significato di essere degni cittadini.
Adriano Maini















