giovedì 27 novembre 2025

Un viaggio in rapido da Milano

Ventimiglia (IM): l'angolo di Mortola ben noto a Nico Orengo

Rileggendo per caso - sfogliando, verrebbe da dire - vecchi articoli di questo blog, ci si accorge una volta di più di tanti aspetti dimenticati o sul momento trascurati.
Sui fumetti ad esempio, segnatamente per "intrepido", non è secondario sottolineare che il regista Gianni Amelio una dozzina d'anni fa si fosse esplicitamente  ispirato a quel giornalino per il suo film "L'intrepido" con interprete principale Antonio Albanese. In un'intervista di quel tempo Amelio, dopo aver sostenuto che "intrepido" é il protagonista, affermava: "un film con l'anelito al lieto fine, come nei fumetti dell'Intrepido, dove c'erano tante storie ambientate in tutti i mondi e le epoche possibili, ogni settimana si restava con il fiato sospeso, ma sapevi che 15 settimane dopo con la parola fine arrivava la felicità."
In quel periodo era anche appena uscita una storia dei fumetti comparsi in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale, di un autore titolare di cattedra di Letteratura per l'infanzia all'Università di Bologna, ma dalla intatta passione per le letture dell'infanzia e dell'adolescenza: forse aveva provato a salvarsi l'immagine di severo accademico costellando di ponderose note critiche il suo libro, come puntigliosamente rimarcava al giornalista che gli poneva le domande.
Un po' di tempo prima, anzi, quando Lucca Comics and Games si chiamava ancora  Salone Internazionale dei Comics un insigne collezionista di questa provincia, molto apprezzato alla rassegna della città toscana, sosteneva che erano ben altri i fumetti ricercati dagli intenditori. Quelli anteguerra. E quelli subito dopo la guerra. E non tutti. 
In pregressa corrispondenza con un'erudita blogger ci si imbatteva negli esiti di una sua paziente, sensibile ed intelligente ricerca sulla produzione letterara di Nico Orengo, da cui emergeva che questo scrittore, così legato a Mortola  di Ventimiglia, sapeva coniugare al meglio pagine improntate a robusto realismo con altre soffuse di delicato romanticismo, accompagnando il lettore, cui donava di tanto in tanto lampi di incantata magia, per ignoti ed impervi sentieri, per lo più corrispondenti a luoghi del Ponente Ligure.
Un viaggio in treno - un rapido - da Milano a Ventimiglia all'inizio di una ormai lontana estate. Nello scompartimento c'era Carlo Levi, che poi scese ad Alassio, dove, sulle alture, aveva casa e ricordi d'infanzia. Un distinto signore molto elegante nel suo abito di lino chiaro. Il vicino dirimpettaio insistette ingenuamente a dirgli che in quella cittadina era nata sua madre. Lo spessore umano di un personaggio che si lasciava tormentare dalle domande dello scocciatore. Entrambi reduci da una Conferenza sull'Emigrazione, svolta in una bella villa sul Lago di Como. Lui dirigente di quel sodalizio e grande relatore con un discorso intriso di splendide e commoventi immagini. L'altro semplice spettatore. In vettura Carlo Levi impartì all'altro una lezione di vita. E di autentica Storia. Non si lasciò andare ai ricordi di "Cristo si é fermato ad Eboli". Tutt'al più parlò delle sue prove artistiche di pittore. Fece toccare con mano con la sua narrazione di fatti apparentemente minuti il profondo significato di essere degni cittadini.

Adriano Maini

giovedì 20 novembre 2025

Vecchie occhiate della CIA sul ponente ligure

Particolare di un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Libero Alborno

In una forma o nell'altra ogni tanto si scrive di spie nel ponente ligure prima, durante, e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Di una delle regine delle centrali di spionaggio, la CIA, si trovano documenti sul Web, che si riferiscono in qualche modo a questa zona ed ai quali in alcune occasioni qui si è già fatto riferimento.
In una carta degli spioni statunitensi datata 6 dicembre 1951 ci si diffondeva sulla figura di Libero Alborno, affermato floricoltore in Frazione Latte di Ventimiglia, già membro del CLN della città di confine, ma soprattutto esponente di spicco del Partito Comunista locale. Di Alborno si presumeva fosse responsabile di una organizzazione paramilitare: è appena il caso di sottolineare che all'epoca non solo la CIA, ma anche altre centrali, compresi la polizia segreta di Scelba e gli antesignani di Gladio in Italia, vedevano - inducendo ad assumere svariate inziative illegali di contrasto - pericoli rossi armati quantomeno nella nostra penisola, una tesi largamente smantellata da ripetuti recenti studi accademici.
Un'altra amenità attribuita ad Alborno era che fosse impegnato nel contrabbando: come se le campagne, che conduceva con grande profitto, e l'attività politica non gli occupassero a sufficienza tempo ed energie.
La CIA coglieva, invece, nel segno, attribuendo a Libero Alborno un forte ruolo nei transiti clandestini di persone attraverso la frontiera: non specificava, tuttavia, come è stato tramandato nella trasmissione orale da tanti uomini progressisti, che si trattava di aiutare oppositori politici del regime fascista di Franco in Spagna, fuorusciti in continua pericolosa fuga.
Nel rapporto americano venivano altresì riportati i nomi delle persone che di più appoggiavano Alborno - ma altre rimasero sconosciute agli spioni -  e nella ricostruzione - non si sa quanto verosimile - della trama ligure e di quella  nazionale intessute ai ventilati scopi dal Pci si accennava ai contatti con i comunisti francesi.
Sono, poi, confluiti nell'archivio della CIA atti recuperati tra gli interrogatori condotti davanti alla Corte d'Assise Straordinaria (per l'epurazione antifascista) di Sanremo, recuperati nel periodo, dopo lo scioglimento dell'Oss "di operatività del Central Intelligence Group (CIG), un organismo creato da Truman avvalendosi con disinvoltura di poteri presidenziali previsti per il tempo di guerra, quindi al di fuori dei casi consentiti. Esperti dell'amministrazione USA ritennero "illegale" tale situazione, poi sanata con l'istituzione dell'attuale CIA" nel 1947. 
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Ernest Schifferegger

Spiccano in tale contesto le affermazioni - protocollate il 12 giugno 1947 - di Ernest Schifferegger, già italiano altoatesino, che in occasione del referendum del 1939 aveva optato, come tutti i membri della sua numerosa famiglia, per la nazionalità tedesca. Entrato nelle SS, operò - a suo dire - solo nella logistica, su diversi punti del fronte occidentale. Era, tuttavia, a Roma come interprete, quando partecipò al prelievo di un gruppo 25 prigionieri politici italiani condotti a morte nella strage delle Fosse Ardeatine. Fece in seguito l’interprete per i nazisti anche a Sanremo. Il suo grado era quello di maresciallo. Nel documento che lo riguardava Schifferegger, pur con tutte le omissioni che un tipo del genere in tali occasioni non poteva non compiere, parlò di tante persone e di tanti avvenimenti, soprattutto di repressione antipartigiana. A titolo indicativo, spiccano i nomi dei nazisti dei vari servizi segreti di stanza a Sanremo e dei loro referenti repubblichini; l'eccidio dei partigiani rastrellati a San Romolo di Sanremo il 15 novembre 1944; l'eccidio compiuto il 24 novembre 1944 a Poggio di Sanremo dalla Wehrmacht, il cui comando locale era stato aiutato dai militi fascisti nella selezione delle vittime tra i prigionieri politici di Villa Auberg e del Castello Devachan; il sequestro degli appunti che un altro detenuto prima della loro esecuzione aveva preso sulle ultime parole - dedicate alle loro famiglie, ma contenenti anche informazioni militari - dei francesi Salusse e Santoni della rete Gallia sorpresi e catturati vicino a Breil-sur-Roya il 5 febbraio 1945 e fucilati a Pieve di Teco il 4 aprile; il comportamento coraggioso durante la prigionia del tenente Antonio Capacchioni (Tonino) - già del gruppo Kahnemann - che aveva preceduto quale battistrada l'arrivo clandestino della missione del capitano britannico Robert Bentley quale ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria; i particolari degli arresti dei partigiani di Pigna fucilati a Latte il 20 marzo 1945.
 

Da un documento - cit. infra - desegretato della CIA su Karl Weilbacher

Nel fascicolo della CIA su Karl Weilbacher che Giorgio Caudano nel suo recente Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945 (con Paolo Veziano; Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024) ritiene a tutti gli effetti un vero agente dell'Abwehr tedesco si possono espungere fatti quali un suo primo contatto con quel servizio segreto a Bordighera nel 1934 o nel 1935; durante la guerra non solo sue ripetute permanenze nel Principato di Monaco, ma anche diversi viaggi a Marsiglia e a Parigi; la sua conoscenza di altri piccoli gerarchi nazisti, non solo stabili a Sanremo, ma o di transito nella città dei fiori o incontrati nei suoi continui spostamenti, comprensivi di Sesto Calende, Como e Milano.
Con i citati interessamenti la CIA, anzi, per meglio dire il CIG, cercava reclute per i suoi scopi anticomunisti. Non risulta che nel quadro qui tracciato avesse conseguito risultati positivi, fatto salvo forse un caso qui indirettamente evocato.

Adriano Maini 

mercoledì 12 novembre 2025

Appunti sparsi

Airole (IM)

Sotto Airole d'estate capita spesso di sentire voci gioiose di bambini, giovani virgulti, felici di fare il bagno nel più tranquillo stagno (o comunque lo si intenda chiamare) colà formato dal fiume Roia.
Anche a Torri di Ventimiglia, a ridosso di una bella spiaggetta, ci si può talora imbattere in simile visione.
Per le nuotate in acqua dolce nell'estremo ponente ligure é di sicuro più noto il rio Barbaira, con i suoi laghetti a monte di Rocchetta Nervina, su cui si sono sentiti negli anni racconti affascinanti, di sicuro tali anche perché attraversano diverse generazioni.
E sono diversi i punti del finitimo torrente Nervia - forse almeno uno anche nel rio di Vallebona - dove si compiono simili esperienze, le quali certamente non sono limitate ai più piccoli, ma, anzi, vedono in prevalenza ragazzi, adulti, anziani.

Chi scrive di Ventimiglia di solito non può prescindere dal mare. Dalle piccole baie, dalle calette, dalle rocce, sempre più numerose verso la frontiera. E c'è, tra gli scrittori, chi ha sottolineato che, a esplorare e vivere questi paesaggi, e questo ambiente, una vera barriera con la Francia non vi sia mai stata.

A Ventimiglia Via Due Camini fu meta tradizionale per tanti anni di gite fuori porta, rimaste nel vissuto popolare, anche perché quell'esercizio da tempo è chiuso. Per varie associazioni di idee a qualcuno può riemergere viva nella mente una giovanile serata di fine estate, fatta quasi di niente, se non del discorrere allegramente in compagnia salendo e ridiscendendo, dopo breve ristoro lassù, in centro città: molti adolescenti erano inconsapevoli che l'età della spensieratezza stava finendo.

Sempre a Ventimiglia il maestoso arenile delle Calandre si é nel tempo drasticamente ridotto. Si sostiene in conseguenza della realizzazione - in particolare più a ponente - di opere a difesa del bastione della linea ferroviaria. Calandre. Un sito caro a tutti nella città di confine e in prossimità. A tanti villeggianti. Un luogo di memorie, inoltre.

Si diceva andare al Torrione di Vallecrosia per definire la frequentazione della scuola dei Salesiani o per tentare di giocare nel campo cementato (oggi anche in erba sintetica) di calcio di quell'oratorio o per la visione di un film al cinema annesso. Poco lontano, lungo il mare, linea di confine con Bordighera, Via Rattaconigli, il cui nome sembra tratto da una favola, mentre corrisponde alla tombinatura di un piccolo rio, che a monte anni fa con la sua esondazione si é dimostrato alquanto pericoloso. Il relativo sottopassaggio vedeva spesso sul finire dell'ultima guerra muoversi in ore antelucane uomini del Gruppo Sbarchi della Resistenza, che conoscevano una strettoia sicura tra le mine disseminate sulle spiagge.

A Bordighera un tempo si accedeva (come amano raccontare persone che abitano tuttora nei pressi), a meno di fare un giro largo, solo attraverso il greto del torrente Borghetto - non ancora cementificato - alla spiaggia a ponente di quella foce, una striminzita striscia di sassi che si appoggiava alla massicciata della ferrovia: ripascimenti ed opere pubbliche hanno poi creato ampi spazi nuovi.

Adriano Maini

sabato 8 novembre 2025

Ma un modesto arcobaleno...



Una lettrice occasionale - con tutta probabilità di un altro blog, ma collegato a questo - chiede notizie storiche circa una bella villa della Via Romana di Bordighera, ma non si è in grado di rispondere salvo indicare in modo generico un'altra possibile fonte.
 


Una gentile signora ricerca una fotografia di Villa Cicalina ad Ospedaletti, dove Elsa De Giorgi ed Italo Calvino passarono a metà anni '50 un indimenticabile intermezzo estivo.
 



Un lettore, che pure conosce la zona, è interessato a capire come si accede a certe spiagge di Latte, Frazione del comune di Ventimiglia, per cui torna in mente che in proposito in archivio c'è anche un'immagine del passaggio dalla Via Romana ricavato su di un rio tutto cementato. 

Volendo di conseguenza mettere un po' di ordine tra informazioni varie derivanti da incontri casuali, telefonate, commenti ed email, emerge che anche a Ventimiglia aveva abitato un soldato della Legione Straniera che aveva combattuto nel 1954 a Điện Biên Phủ; che alcune persone in questi ultimi giorni in questo lemdo di confine del ponente ligure hanno scambiato opinioni su Pierre Magnan; che altri abitanti di questi luoghi avevano lavorato all'estero nel settore costruzioni, in particolare padre e figlio - più a lungo il genitore - per molto tempo in Pakistan, in un'epoca in cui i venti di guerra si stavano già più che profilando. 


L'improvvisa apparizione di un modesto arcobaleno in direzione Costa Azzurra interrompe - solo per il momento? - questo lavorio.

Adriano Maini

domenica 2 novembre 2025

E la Genova-Nizza a Bordighera...


Proprio per l'arrivo del Giro d'Italia di ciclismo professionistico a Bordighera il 24 maggio 1953 "l'Unità" dedicava una vignetta al vincitore di tappa, Oreste Conte: da un rapido controllo a campione si deduce che l'umorista di quel quotidiano non si applicava tutti i giorni a quella manifestazione, per cui il disegno fatto per l'evento nella città delle palme potrebbe essere stato l'unico per quell'edizione della corsa diretta da Vincenzo Torriani.
 


Il 2 marzo dell'anno prima un certo rilievo era già stato assegnato dal quotidiano "La Stampa" al Circuito degli Assi di Bordighera.
Il 16 maggio 1955 Nino Defilippis  - già in fuga da prima di Ventimiglia - sfrecciava solitario in Bordighera per andare a vincere la tappa Cannes-Sanremo del Giro d'Italia.
 


L'11 marzo 1959 la Parigi-Roma ripartiva da Ventimiglia, dove il giorno avanti si erano piazzati ai primi tre posti tre francesi, Saint, Bobet - già vincitore di tre Tour de France - e Rivière - il campione dalla carriera stroncata dalla caduta al Tour del 1960 - e quei baldi pedalatori (nella foto il gruppo sul cavalcavia di Nervia a Ventimiglia) non potevano non essere ammirati anche in Bordighera. 
 


"La Stampa Sera" annunciava il 13 marzo 1961 la "Due giorni" di ciclismo di Bordighera.
 


Ebbe la sua ultima edizione nel 1975 la Genova-Nizza di ciclismo, nata nel 1910. Negli anni 1958, 1960, 1962, 1964, 1967 e 1973 era stata, invece, una Nizza-Genova. In ogni caso al passaggio per Bordighera della Genova-Nizza del 16 marzo 1961 si distingueva per il suo entusiasmo tra gli spettatori appassionati il cameriere di un bar, in divisa, come diffusamente di rigore all'epoca.
E si videro a Bordighera in seguito altre gare di ciclismo professionistico: a titolo indicativo, sempre circa il Giro d'Italia, la tappa Torino-Sanremo del 21 maggio 1961 e quella Alba-Imperia del 18 maggio 1998.

Adriano Maini

domenica 26 ottobre 2025

Erano appena iniziati gli anni Trenta


Una persona spediva a Bordighera da Alassio il 23 giugno 1931 una fotografia, sul cui retro è rimasto scritto che il destinatario era atteso per una visita in quella cittadina e che gli uomini ritratti nella richiamata immagine davanti al Monumento ai Caduti in guerra di Cuneo erano impiegati della nota località balneare, i quali erano stati proprio quell'anno in visita al capoluogo della Provincia Granda.
Chi ricevette la missiva era stato, invero, giardiniere ad Alassio, ma a quella data lavorava - od era in procinto di farlo - come vigile urbano nella città delle palme: questo, benché fosse uno sloveno, nato sotto l'Impero Austro-Ungarico; in ogni caso subì l'italianizzazione forzata del cognome. Di lì a breve sarebbe anche andato ad abitare con la sua famiglia ai Gallinai.
Era un periodo, quello, di prime immigrazioni nella Riviera dei Fiori, venute da lontano, alcune anche attinenti la storia ed alcuni personaggi di rilievo, la maggior parte concernenti vicende minute, quali quelle qui menzionate.


Uno scatto dello Studio Mariani, che riprende una manifestazione motoristica nei Giardini Pubblici di Ventimiglia, donato - perché lei era presente - da una ragazza ai cugini, compendia un aspetto del discorso: la signorina non era domiciliata da molto nella città di confine, ma i suoi genitori ed i fratelli maschi erano già stati in grado di dare indicazioni utili per alloggio e lavoro agli altri richiamati parenti, anche loro arrivati nel 1932, dopo un breve esperienza nel Nizzardo, dalla  provincia di Parma.


Uno dei cuginetti, prima di affrontare il viaggio, aveva fatto in tempo il 29 luglio 1931 a lasciarsi ritrarre - dopo ripetute insistenze della madre - nei luoghi natii in sella ad un cavallo, che lo faceva apparire ancora più piccolo.
E, se tali animali, superbi o meno che fossero, erano allora adibiti in prevalenza alle fatiche dei campi, non può non fare sorridere che a distanza di più di novant'anni in questa zona di stabilimento definitivo di quegli emiliani non siano attualmente in proporzione davvero pochi i maneggi di equitazione.

Adriano Maini

lunedì 20 ottobre 2025

La signora tornò indietro di corsa per recuperare il fiaschetto di vino


C'é ancora - presso il cancello d'ingresso - sull'inferriata del giardino della sede, in una di queste cittadine liguri di frontiera con la Francia, di una Associazione di categoria la targa, realizzata - come si può notare in piccolo in un angolo - da una ditta di Nizza, relativa ad un pregresso progetto di cooperazione transfrontaliera, condotto insieme ad un Ente dello stesso settore, ma del dipartimento delle Alpi Marittime. Dati i cambi di indizzi di alcuni uffici - a loro volta coinvolti nella detta operazione - dell'organizzazione italiana, può anche darsi che quel piccolo rettangolo color blu sia oggi l'unico direttamente visibile al pubblico.
Così come sono ormai passate nel dimenticatoio le tante belle fotografie scattate sulla Costa Azzurra in varie connesse occasioni da Alfredo Moreschi, una volta pubblicate anche sul web, ma che nella versione aggiornata del sito professionale della compagine in questione non appaiono più.
Non capitarono solo fatti importanti, ma anche episodi curiosi, alcuni qui già riferiti: di altri si potrà sempre dire in prossime puntate.

Un recente romanzo poliziesco di un autore italiano di successo ambienta lo scioglimento di uno dei nodi della complessa trama tra Nizza - e non è il primo né sarà l'ultimo libro di un connazionale a farlo! - ed Eze: non potevano mancare una descrizione - questa, non usuale, invero! - della principale stazione ferroviaria del capoluogo, una rapida scorsa a Nizza Vecchia ed una scena in cui tre protagonisti assaggiano con gusto la socca, la spessa farinata - definizione qui fornita con buona approssimazione! - tipica da quelle parti.

Notizie recenti parlano dell'ennesimo infortunio occorso ad un calciatore francese ormai dal grande passato e dalle tante vicende travagliate, anche private, già nazionale dei galletti, oggi in forza al Monaco. E certo appaiono lontani i tempi in cui la squadra del Principato si esibiva in uno stadio a dimensione - si potrebbe azzardare - familiare, tanto è vero che si racconta ancora il fatto singolare per cui, avendo chi di competenza lasciato avanzare qualche decina di spettatori in occasione di un Monaco-Reims del settembre 1960 sul prato retrostante sin quasi ad una delle porte, si potè assistere alla rapida corsa all'indietro di una signora - che ai bambini presenti poco lontano appariva già ben anziana - per recuperare il fiaschetto di vino - sembrava quello classico della Toscana - che aveva dimenticato sul posto in gradinata appena lasciato e del conseguente rientro sulla nuova posizione della soddisfatta intenditrice delle delizie di Bacco.

Niente altro che ulteriori sfumature di azzurro...

Adriano Maini

giovedì 16 ottobre 2025

Castagne d'India


In questo periodo sulla Riviera ligure affacciata sulla Costa Azzurra si iniziano a vedere dei gran bei tramonti.
E c'è chi realizza - non qui - degli scatti di tutto rilievo. 




I migliori tramonti - giudizio soggettivo - sono, tuttavia, quelli invernali, quindi, ancora da venire.
 



Si va ancora, abbastanza numerosi, al mare.


Anche se, su certe spiagge, occorre fare attenzione agli escavatori utilizzati per lavori probabilmente rinviati nella bella stagione.





Sulla passeggiata - e sulla pista ciclabile - le scene sono sempre quelle, più o meno, di tutti i giorni.



È da un po' che cadono le castagne d'India, ma rappresentano sempre di meno - rispetto ad un tempo - un'attrattiva di gioco per i bambini.


D'altronde, se non vanno ancora a scuola, sussiste pure la formidabile concorrenza del mare.



In Via Vittorio Veneto a Bordighera il mini oleandro che spunta tuttora da un tombino perdeva (?) in pochi giorni ai primi dello scorso mese di agosto il suo unico fiore.


E la luna ha deciso di spostarsi un po' più a nord, sì che, se la si riprende, capita di ammirare anche Grimaldi Superiore, discosta frazione di Ventimiglia.

Adriano Maini

mercoledì 8 ottobre 2025

Cinema, un'altra passione d'antan

Fonte: Milano manifesti

Capitava alla fine degli anni Sessanta che in un tardo pomeriggio festivo in periodo ormai invernale nel cinema teatro di Sanremo, da decenni molto noto per lo svolgimento del Festival della Canzone, decine e decine di persone assistessero in piedi per ore, perché in platea ed in galleria non c'erano più posti a sedere, alla proiezione di "Via col vento", film del 1939, ma uscito in Italia, date le precedenti restrizioni imposte dal regime fascista, solo nel secondo dopoguerra. Probabilmente i ranghi del pubblico erano stati infoltiti da tanti turisti come sempre è in Riviera anche nelle brutte stagioni, ma l'effetto certo non cambiava.
Alla luce di varie cronache del tempo, ma anche posteriori, l'episodio di per sé non sarebbe stato né sarebbe tuttora da considerare singolare, ma solo se si dimenticasse la vetustà della richiamata pellicola, la quale, ad onor del vero, alla data citata era già tornata nelle sale italiane svariate volte rispetto alle prime occasioni. E già era diffusamente successo che nonne, zie e mamme, molto sensibili alle vicende dei vari Rossella O'Hara, Rhett Butler, Ashley Wilkes, Melania Hamilton, comunicassero ai piccoli di famiglia il loro entusiasmo per quella trama ambientata in quel vecchio sud degli Stati Uniti, confederato e razzista, i cui specifici connotati in larga misura non vengono percepiti neppure al giorno d'oggi.
Sì, perché, come da tempo si può constatare, la continua riproposta sugli schermi televisivi di "Via col vento" risulta adesso una costante.
Un po' come accade tuttora per "Quo Vadis" del 1951, fedele compagno di tante serate nel periodo di Pasqua. In proposito si può annotare un'altra circostanza curiosa, sempre di carattere nostrano, anche se meno grandiosa di quella menzionata circa la città delle palme per il film di Victor Fleming: agli inizi degli anni Sessanta una domenica davanti ad un cinema di Oneglia per il primo spettacolo del drammone con Licia, Marco Vinicio, Ursus, Nerone, San Pietro e tanti altri personaggi più o meno storici, si era già formata in attesa di entrare una discreta folla, nella quale erano presenti diversi cittadini di altre località della provincia di Imperia.
Erano ancora diffuse in quella fase in grandi capoluoghi, come qui si è già rammentato, sale cinematografiche in cui in pomeriggi feriali al prezzo di un biglietto si vedevano di seguito due distinte pellicole, va da sé non proprio di produzione molto recente, ma in questo novero erano piuttosto rari i titoli marcatamente vecchiotti, di quelli - per intendersi - che solo di recente sono stati doppiati in italiano ad uso di vendita di dischetti o di piattafome in streaming. E, tornando al vissuto di questi luoghi, appaiono ormai remoti i pregressi racconti di nostri spettatori pendolari riferiti a nativi americani come Caldaia Nera o a un Gary Cooper più o meno trentenne impegnato in una commedia molto brillante, se non addirittura comica. 

Adriano Maini


lunedì 6 ottobre 2025

Il giovane commissario Montalbano leggeva Pierre Magnan


Pierre Magnan, scrittore francese in primis di polizieschi, è stato un autore con tanta attenzione per la vita sociale, il costume, i poveracci, i notabili, le persone avide, temi sempre di attualità. Nel suo caso per quasi duecento anni di storia francese, poi. Neanche a farlo apposta un notabile di Ventimiglia, di madre transalpina, quando era giovane riferiva con sicurezza che i francesi avessero sempre amato tenersi i risparmi (l'espressione puntuale erano "le monete d'oro") sotto i materassi.
Ad un primo approccio ai lavori di Magnan marcatamente di investigazione si resta magari perplessi sulle trame, ma non si potrebbe fare a meno di ritrovarcisi per intero se si ha una personale idea geo-fisica di Francia, quella dei viali di platani, delle piazzette alberate e di certe locande d'entroterra, per intenderci. 
Questo autore, tuttavia, è stato apprezzato anche da Andrea Camilleri, che in un racconto della serie "gli esordi di Montalbano" fa dire al suo personaggio che forse era il caso, nonostante vari impegni come sempre incombenti, di cercare l'occasione di continuare la lettura di un libro di Magnan.
Sussistono varie testimonianze della pregressa civiltà materiale disseminate nei libri di Pierre Magnan, quali divise di portalettere modellate su quelle dei soldati di Napoleone, divise dei ferrovieri, tele cerate, cappellini antiquati, calendari delle Poste dalla ricca iconografia, tamburi sgargianti, polveri (di insetti) fortemente afrodisiache, attrezzi inconsueti (dei falegnami, dei maniscalchi, dei carbonai, dei tartufai, degli apicoltori), macchinari complicati tutti in legno per i molini ad acqua, tipiche costruzioni agricole provenzali dalle circoscritte destinazioni d'uso, arredamenti maestosi e severi degli studi dei notari, destinati a sfidare le guerre ed i decenni.
Su tutte queste storie, o quasi, incombe la natura con il vento impetuoso che scende dalle montagne, ma di questo si è già scritto qui.
In questa occasione è più opportuno specificare che la maggior parte dei romanzi di Magnan hanno come protagonista il commissario Laviolette, che qualcuno ha voluto definire il Maigret delle Basse Alpi (come più o meno si chiamava una volta quel dipartimento con capoluogo Digne), ma che differisce molto dal commissario parigino, non solo perché é uno scapolo che si concede qualche rara avventura sentimentale, bensì per il suo profondo radicamento nel territorio in cui é nato ed opera (e troviamo lì già suo nonno e suo padre entrambi graduati, il secondo di sicuro brigadiere, della Gendarmeria) e per un accentuato senso di tolleranza per le debolezze umane. Non poteva, forse, essere diversamente, poiché é stato partigiano su quelle montagne come il suo autore. Da un lato, tutto questo aiuta a capire la larga visione del protagonista a fronte di tante (anche se spesso pittoresche) miserie umane, dall'altro contribuisce ad inquadrare l'arco temporale (principalmente gli anni '80) della sua azione, che lo vede ad un certo punto coinvolto in indagini, ancorché ormai pensionato.
Il riferimento alla Resistenza é importante, anche per il contributo sotto veste romanzesca a dissipare luci ed ombre umane di quell'eroico periodo, che non poteva essere esente da micidiali provocazioni del nemico e da tradimenti.
Con l'artificio, poi, di antefatti che risalgono nel tempo o dei racconti del nonno o della narrazione di vicende del padre vissute o viste da bambino, Laviolette porta talora il lettore anche oltre gli inizi del '900, con pagine in cui sembra proprio di respirare la storia, proprio perché, essendo storia minore, emergono personaggi, riferimenti, vicende, fatti, veri o verisimili, largamente misconosciuti, anche in Francia: non per niente Magnan ha conseguito diverse attestazioni ministeriali transalpine per il suo meritorio impegno di divulgazione storica.
Pierre Magnan - che del resto fu amico di Jean Giono - non scrisse solo dei gialli (in proposito per fare solo qualche esempio ci si limita ad indicare "I carbonai della morte", "Il sangue degli Atridi", "La tomba di Hélios", "Il segreto dei vicoli oscuri"), per cui vanno ancora almeno citati i suoi romanzi storici "Il Casino Forcalquier", "La casa assassinata" e "Il periplo del capodoglio", i primi due in ogni caso anche decisamente noir.
Adriano Maini

martedì 30 settembre 2025

Battaglia di Fiori che passione

Il carro "Barone di Münchhausen" della compagnia "A Mar Parà" nel 1967

Ventimiglia (IM): lo slargo dove veniva costruito il carro della compagnia "A Mar Parà"

Gianfranco Raimondo ha visto gran parte, se non tutte, le Battaglie di Fiori di Ventimiglia del dopoguerra. Valido presentatore amatoriale di diversi tipi di spettacoli, specie musicali, nel 1961, poiché il Comitato Organizzatore aveva esaurito i fondi, da un dirigente venne convinto per spirito di appartenenza a fare gratuitamente lo speaker della manifestazione, tutto sommato cavandosela anche bene.
Sul tema di recente in uno dei suoi tanti articoli si è soffermato piuttosto su di una vecchia compagnia di carristi, quella denominata "A Mar Parà" (Alla mal parata), che conseguì diversi successi nelle edizioni degli anni Sessanta, trovando sempre una degna rivale ne "I Galli del Villaggio" di Bordighera, per i quali fu a lungo progettista - come già qui messo in evidenza in una precedente occasione - un noto e simpatico geometra della città di confine.
Il gruppo in questione allestiva il capannone in un cortile situato in posizione abbastanza intermedia tra la zona Nervia ed il centro urbano, comunque più prossimo a Via Dante, alias Via Regina, un'arteria lungo la quale venivano preparati invero altri carri ancora.
Una nota di costume che dagli appunti di Gianfranco si può far derivare é che come nel caso di "A Mar Parà" operavano persone di Nervia, dove era invece presente la "Cheli de Nervia", anche per altre compagnie era molto differenziata la provenienza di costruttori, saldatori, infioratori e carristi, perché la festa era... la festa.

Arturo Viale, in vista della stesura di un suo prossimo libro, ha chiesto informazioni sui carri vincitori della Battaglia di Fiori del 1950, quasi per paradosso su questo blog già menzionata per un pittoresco articolo d'epoca di un giornalista de "l'Unità". Un altro aspetto singolare che salta di conseguenza agli occhi é che quell'anno ai fini delle premiazioni vennero previste cinque categorie di carri (forse il numero massimo mai stabilito: già l'anno dopo solo tre; ma in seguito ci furono altre variazioni): qui si riportano solo, come esempi, "Ode al fiore" di "Cumpagnia d'i Ventemigliusi", vincitore tra i carri grandi, e "La stella di Bagdad" di "E Spine", primo tra i carri medi.

Facendo ricerche, per quel periodo e quello subito successivo si possono notare altre circostanze curiose. A titolo semplicemente indicativo in proposito si può rimarcare che per lungo tempo i carri usufruirono di trazione animale; che nel 1949 operava già una compagnia riconducibile ad iniziative del Partito comunista, come più avanti sarebbe stato per i gruppi "Rinascita" e "Nuova Generazione"; che nello stesso anno apparvero anche le Ferrovie francesi, forse per un carro preparato da ventimigliesi con un minimo di compartecipazione di qualche cheminot; che erano ancora tanti i gruppi riconosciuti con i cognomi di singole persone e diversi quelli di Sanremo.

Per molte delle notizie qui riportate è stata indispensabile la consultazione del libro "Battaglia dei Fiori" di Danilo Gnech, Franco Miseria e Renzo Villa (Dopolavoro Ferroviario di Ventimiglia, Cumpagnia d'i Ventemigliusi, Civica Biblioteca Aprosiana - 1987).

Adriano Maini

giovedì 25 settembre 2025

Giocando a nascondino con alcune vecchie fotografie

Sanremo (IM): la ex casa delle Monache Turchine

Come è ben noto, Italo Calvino frequentò a Sanremo il Liceo Classico "G.D. Cassini", allora ubicato nella vecchia casa delle Monache Turchine, mentre da decenni quella sede ospita alcuni Istituti tecnici, tra cui quello frequentato da Marco Innocenti, che là ebbe come insegnante, che andò a stigmatizzare in seguito in un suo libello, una ex compagna di classe dello scrittore delle "Lezioni americane".
Una fotografia del 1941 riprese Calvino, tutti o quasi (ci sono sempre delle assenze in tali occasioni) i suoi compagni ed alcuni insegnanti. Venne scattata da Gianni Moreschi, padre a sua volta di un altro grande fotografo, Alfredo. Ne venne divulgata una copia - con tanto di didascalia - su di una pregressa pubblicazione locale. Se ne ha in dotazione una versione digitalizzata, che qui per discrezione non viene mostrata, al pari di altre successivamente evocate. 
In effetti, una targa visibile alle spalle delle persone ritratte, la quale sembra indicare la fascistissima Milizia Volontaria della Sicurezza Nazionale, porta a pensare che gli astanti fossero quel giorno in trasferta, ma tant'è.
Nella predetta immagine non poteva mancare Eugenio Scalfari, una presenza ormai conosciuta anche dai sassi. 
Di vari e ribaditi amici di Calvino, preme rimarcare, invece, Francesco Kahnemann, futuro partigiano e fratello di Eugenio, responsabile della missione della Resistenza Imperiese presso gli alleati a Nizza denominata con il loro cognome. E di altri ragazzi dell'epoca il futuro ingegnere Elio Riello, che, da patriota antifascista operante a Ventimiglia, venne arrestato il 21 maggio 1944 per essere deportato, dopo l'immancabile detenzione nel campo di transito di Fossoli, a Peggau, una delle sottosezioni del lager di Mauthausen, da cui riuscì fortunatamente a tornare vivo.
Ed ancora, o assenti in quell'occasione o già usciti dai ranghi per altri motivi, sembra doveroso citare tra i compagni di scuola di Calvino almeno la futura staffetta partigiana Angela Maria Calvi - fidanzata e poi consorte del tenente Alfonso Testaverde, arrestato perché partecipe dei primi tentativi di costituire il CLN a Sanremo, quindi rilasciato, e, prima di riprendere servizio nell'esercito, ancora militante nella Brigata Giustizia e Libertà della città dei fiori - e Pierfranco Gavagnin, il quale sarà capo del personale del comune di Sanremo e poi storico direttore di Porto Sole, ma soprattutto mentore delle ricerche di Paolo Veziano sugli ebrei, soprattutto stranieri, presenti nel ponente ligure, ricerche dalle quali sono derivati alcuni importanti libri.

C'è un esercizio pubblico in Bordighera, i cui locali alla fine degli anni Quaranta avevano come destinazione d'uso una chiesa, che vide ad esempio celebrare - come da documentazione iconografica qui, come già anticipato, volontariamente preclusa - diversi matrimoni. Vale la pena aggiungere che prima di trovare da qualche decennio stabile collocazione il tempio in questione - attualmente Santuario di Sant'Antonio da Padova - ebbe modo di compiere un ulteriore trasloco.

C'era una classe - una sezione della leva del 1950 - delle scuole elementari di Ventimiglia Centro, i cui componenti da adulti almeno una volta - più di trent'anni dopo aver concluso quel ciclo di base - presero la simpatica iniziativa di riunirsi con il loro ex maestro, ormai novantenne, in un amabile incontro conviviale: ne diede notizia anche la stampa locale, che non mancò di riferire la provenienza da lontano - addirittura Cosenza e Nuoro - di alcuni partecipanti. 

Adriano Maini

venerdì 19 settembre 2025

Il giornalino "intrepido", il ciclismo, la colonia estiva

La prima di copertina di un "intrepido" del 1955

Arnaldo Scotto ricorda sia i giornalini a fumetti "intrepido" di fine anni Cinquanta - e questo lo fa in buona compagnia, ancor più per quelli precedenti! -, sia le buste contenenti a sorpresa alcune copie di quel periodico messe successivamente in vendita nelle edicole.

Nell'estate del 1955, sotto il pergolato di uva americana del giardino di una casa dei Gallinai di Bordighera - di vicini ed amici della nonna materna - un bambino che non sapeva ancora leggere sfogliava avidamente - soffermandosi quasi esclusivamente sulle avventure di Buffalo Bill - decine di "intrepido" ed una mezza dozzina di albi di raccolta di numeri più vecchi del medesimo, che i figli di quei signori sapevano, invece, già apprezzare sino in fondo, poiché andavano già a scuola .

Alcuni birbantelli di Via Regina (come ancora oggi in tanti vogliono chiamare come ai vecchi tempi Via Dante) di Ventimiglia - e di quella zona - erano in quel periodo anche loro entusiasti di "intrepido", facendoselo girare l'un l'altro: uno della compagnia da grande sarebbe anche diventato collezionista di fumetti.
Ed alcuni, se non tutti, adesso rammentano come graditissima novità i regali pubblicitari che la carovana commerciale al seguito del Giro d'Italia di ciclismo il 16 maggio 1955 aveva lanciato al passaggio in Corso Genova all'altezza dell'incrocio con la loro strada.



Si dà il caso che venisse scattata una fotografia di Nino Defilippis già in fuga per andare a vincere nella città dei fiori quella tappa, la Cannes-Sanremo, nella discesa davanti al centro storico di Ventimiglia Alta, da parte del padre del bambino che amava tanto "intrepido", ma che non poteva ancora assaporarlo del tutto.


Ed a chiudere il cerchio si può sottolineare che alcuni discoletti dei Gallinai proprio in quell'epoca partecipavano ad una colonia di Triora, loro di Bordighera, una cittadina tuttora sede - con meno fasti del passato - di alcune postazioni ricreative estive per bambini e per ragazzi.

Adriano Maini

martedì 16 settembre 2025

Pipistrelli, ragni ed altro ancora del ponente imperiese

La zona di Triora (IM). Foto: Alessandro Spataro

Proposte per la conservazione degli habitat di caccia dei pipistrelli di Baiardo, Badalucco, Molini di Triora, Bruzzi-Creppo di Triora, nonché nelle vicine località delle Alpi Marittime in Piemonte di Andonno, Bagnasco e Perdioni: non suona esattamente così il titolo del documento - sono più scientifici i termini spesi e ne ricorre un altro qui non riferito - ma sembra proprio una ricerca singolare.

Si dà il caso che, rinvenendo sul web tesi di laurea o di dottorato, scorrendone i testi ci si può imbattere in vari aspetti e situazioni della provincia di Imperia, perlomeno della sua parte più occidentale, non proprio tipici di conversazioni quotidiane.

Come ancora nel caso di uno studio del sovrapascolo sulle araneocenosi del Parco Regionale naturale delle Alpi Marittime: in genere, in effetti, le persone comuni non pensano affatto ai ragni in connessione con le radure erbose delle nostre montagne.

Lo stesso si ritiene possa valere per chi si imbattesse nelle pagine di "Biostratigrafia a macroforaminiferi della sezione stratigrafica di Capo Mortola".

Forse anche per il titolo "Contributo alla ricostruzione delle identità regionali e della differenziazione sociale presso i gruppi di cacciatori-raccoglitori paleo-mesolitici. Studio della ritualità funeraria in Italia e Francia e analisi degli isotopi stabili sul campione umano del versante alpino sud-orientale", che pure conduce ad ampie considerazioni sulle grotte preistoriche e sull'insieme dei Balzi Rossi di Grimaldi di Ventimiglia.

Ci sono, del resto, tesi, sempre pertinenti la Riviera dei Fiori, nelle quali si scovano informazioni più interessanti per il largo pubblico.

Adriano Maini

mercoledì 10 settembre 2025

Marinai francesi favorirono imbarchi clandestini verso la costa ligure

Una vista da Roquebrune Cap Martin sino a Bordighera

Dal luglio all'8 settembre 1943, vennero preparate evasioni e assicurata protezione a soldati italiani da parte di gruppi partigiani francesi di Joseph le Fou (Joseph Manzone) e dalle popolazioni di Nizza, Cannes e Monaco. 
Marinai francesi favorirono imbarchi clandestini verso la costa ligure. 
Dopo l'8 settembre alcune guide alpine francesi presero in consegna gruppi di militari sbandati della disciolta IV Armata italiana, dando loro cibo e vestiario e conducendoli poi nel rifugio Nizza al colle di Tenda. Lì venivano presi in consegna dai resistenti italiani che lavoravano in piena sintonia con i francesi, cercando di convincerli ad aggregarsi a formazioni partigiane alpine o costiere, in previsione di uno sbarco delle truppe alleate. 
Un episodio che favorì le relazioni italo-francesi accadde l'8 settembre 1943 nella stazione di Nizza, importante nodo ferroviario per il transito dei convogli che riportavano in Italia i reparti della IV armata, configurando, altresì, in ordine cronologico - la sera stessa dell'annuncio dell'armistizio - il primo atto ufficiale di lotta armata della Resistenza Italiana, compiuto dal sottotenente siciliano Salvatore Bono, che rimase gravemente ferito, ma che in seguito potè di persona essere insignito della medaglia d’oro al valor militare.

Alipio Amalberti, nato a Soldano l’11 febbraio 1901, zio materno di Pietro Gerolamo Marcenaro e di Sergio Marcenaro, giovanissima staffetta partigiana, già nelle giornate che seguirono l’8 settembre metteva in piedi un’organizzazione per finanziare ed armare i gruppi che si stavano formando in montagna a Baiardo (IM) insieme a Renato Brunati di Bordighera, fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino e Lina Meiffret, proprietaria di una villa poco fuori Baiardo, punto di riferimento e talora rifugio di quella piccola banda, che, catturata insieme al fidanzato Brunati, venne deportata in un campo di concentramento in Germania, da cui tornò fortemente provata, ma salva. 
Arrestato il 24 maggio 1944 a Vallecrosia e tenuto come ostaggio, in quanto segnalato più volte come sovversivo, Alipio Amalberti venne fucilato a Badalucco il 5 giugno 1944 come ritorsione ad un’azione del distaccamento di “Artù”, Arturo Secondo, compiuta il 31 maggio. 

Pietro Gerolamo Marcenaro, in seguito colonna della SAP e del Gruppo Sbarchi (i Partigiani del Mare) di Vallecrosia risultava latitante già nel verbale della Questura (fascista) di Imperia del 15 giugno 1944, riferito alle indagini ed agli arresti effettuati verso la fine di maggio 1944 nella zona di Ventimiglia e di Bordighera a danno del costituendo CLN di Ventimiglia, del già esistente CLN di Bordighera, del gruppo antifascista “Giovane Italia” e di altri patrioti collegati.

Un ex milite della Brigata Nera di Bordighera, imputato davanti alla Corte d'Assise Straordinaria, in un tentativo di autodifesa, asseriva di avere preavvisato a suo tempo il maggiore Raimondo, ricercato dalle SS tedesche, di porsi in salvo. Il Raimondo in questione era Luigi Raimondo, maggiore degli alpini a riposo, che si incontra attivo nella Resistenza sia in occasione della Missione Flap, quando aveva aiutato - insieme al figlio Mario - Pietro Loi, guida di quella squadra della Missione Flap, che aveva scelto di rientrare tra le fila alleate in Costa Azzurra via mare da Ventimiglia, sia per la prima Missione Corsaro. 
Raimondo lasciò scritto un appunto in cui asseriva di essere stato incaricato dal capitano Gino Punzi di portare una radio ricetrasmittente a Vallecrosia, ma si può presumere che si trattasse di Bordighera, dove sia Giuseppe Porcheddu in Arziglia sia i Chiappa, padre e figli, sempre in Bordighera, nel loro garage situato quasi in centro città, risultano da diverse fonti essere stati coinvolti nella vicenda testè richiamata. 
Nel memoriale di Paolo Loi, fratello del citato Pietro Loi, nella parte relativa al suo ritorno dalla Francia ad aprile 1945, con uno sbarco a Vallecrosia e prosecuzione dell'incarico - affidato al suo gruppo dagli alleati - di portare materiale ai garibaldini in montagna - si viene a sapere del suo incontro dalle parti della Valle Argentina con il maggiore Raimondo ormai costretto alla fuga perchè ricercato dai nazifascisti. 
Per la registrazione dell’atto di morte (una pratica ingarbugliata) del capitano Punzi presso il comune di Ventimiglia comparvero come testimoni Luigi Raimondo ed il figlio Mario. Mario Raimondo "Mariun" si era a suo tempo speso, oltre che con il padre, nella raccolta di informazioni militari anche con Albino Machnich e con Efisio "Mare" Loi, a sua volta genitore dei mentovati Paolo Loi e Pietro Loi, quest'ultimo coinvolto - oltre che nella Missione Flap  - in altre operazioni con gli alleati.

Adriano Maini 

lunedì 1 settembre 2025

Guarda che luna!


Una gentile lettrice invia la fotografia di una luna dal colore molto rosso, apparsa pochi anni fa sopra Bordighera, immagine, a quanto pare, pubblicata in qualche derivazione di questo blog. La signora lo ha fatto in costanza della variabile presenza negli orari - di tragitti e di tinta (bianco, giallo, rame) - nei primi giorni di agosto dell'acclamato satellite, perché la pregressa immagine rappresenta forse un unicum. In ogni caso, è stato uno spettacolo ammirare circa un mese fa - come molte persone hanno fatto, non risparmiando pertinenti scatti - i migliori aspetti della luna in punti differenti e in momenti diversi della sera e della notte. Eppure, sembra irripetibile una certa scena di un anno fa, quando gli arabeschi disegnati da Selene, stelle, luci di barche sul mare (e qualche occasionale segnale di un aereoplano) sembravano invero originali. Senonché, proprio l'altro giorno ed ancora ieri, chi da queste parti avesse alzato gli occhi all'aperto avrebbe potuto scorgere una luna crescente pennellata di oro infuocato, quando per un passaggio più lungo intorno alla 23, quando per un passaggio più breve un po' più tardi, ma sempre sotto l'incombere di nuvole che avranno pure condizionato il fenomeno.

E si metta nel contesto, sia pure "fuori sacco", il grandioso arcobaleno apparso poco fa in direzione Francia a sovrastare l'intera zona intemelia!


Ogni tanto qualcuno saluta ancora per strada Salvatore con il nomignolo "Acapulco", a lui affibbiato non si sa più se per ammirazione o per ironia - comunque, con un richiamo alla nota località del Messico, dove, come visto in alcune pellicole, le altezze per tali prodezze sono senza paragone ben maggiori - quando si esibiva in plastici tuffi dagli scogli di Sant'Ampelio di Bordighera, quelli tanto amati dallo scrittore, poeta ed artista Guido Seborga.


Più facile notare adesso, specie nella brutta stagione, gite romantiche in quel sito molto caro agli abitanti della città delle palme.

Per non ricorrere all'espressione forse in oggi non molto corretta "i vecchi definivano" si userà la perifrasi "molte persone una volta chiamavano gobba del cammello" - quando, invece, il paragone sarebbe stato più giusto con il dromedario - un punto preciso della Costa Azzurra molto visibile dall'estremo ponente ligure, che per molti sedentari è sempre stato l'orlo occidentale della catena dell'Esterel, che da alcuni velisti non è mai stato preso in considerazione e che, in genere, non viene ormai più neanche notato: secondo un diligente fotografo amatoriale ed escursionista nostrano si tratta di una altura nelle vicinanze di sud-est di Frejus.

Adriano Maini